Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo articolo di mons. Marian Eleganti, che ringraziamo di cuore. Buona lettura e diffusione.
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Nessun segnale chiaro da Roma
In un’intervista con Diane Montagna del 20 gennaio 2026 [1] , il vescovo Athanasius Schneider richiama l’attenzione su alcuni fatti storici sulla riforma liturgica dopo il Concilio Vaticano II, che la maggior parte dei vescovi e dei cardinali ignora o non conosce più:
La costituzione liturgica Sacrosanctum Concilium fu adottata il 4 dicembre 1963 e fornì linee guida per la riforma della Messa e degli altri riti liturgici. Conteneva principi teologici e pastorali. L’effettiva attuazione fu responsabilità della Pontificia Commissione (Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia). Il 27 gennaio 1965, sotto la direzione del Consilium, fu pubblicata una versione riveduta dell’ordinario della Messa: Ordo Missae. Ritus servandus in celebratione missae… Editio typica 1965. Questo Ordo Missae sostituì legalmente alcune parti del Missale Romanum del 1962 e introdusse le prime modifiche.
Nell’ottobre del 1967, a Roma fu celebrata una nuova Messa sperimentale (Missa normativa), decisa dalla commissione. Si trattava di un’altra bozza che non modificava più solo leggermente il rito del 1962. Questa versione fu presentata da Bugnini al primo sinodo dei vescovi postconciliare, ma incontrò pareri contrastanti:
Circa 71 vescovi hanno votato a favore (“placet”)
43 erano contrari (“non placet”)
62 lo vedevano solo come base di discussione
Ciò significa che questa bozza non fu accettata come vincolante. Si può affermare che la maggioranza dei Padri sinodali respinse la “Missa normativa” in questa forma e non diede un chiaro mandato per adottare o proseguire questa versione (molti erano contrari o volevano modifiche). Ciononostante, il processo non fu interrotto; i lavori sul nuovo messale proseguirono nonostante le risposte divise. Nel corso di diversi anni, i testi e la struttura furono rivisti, con la partecipazione dello stesso Papa Paolo VI. Il 3 aprile 1969, il nuovo messale fu promulgato con la Costituzione Apostolica Missale Romanum e fu introdotto in modo vincolante la prima domenica di Avvento (30 novembre 1969). Questo messale del 1969 è la cosiddetta Messa secondo Paolo VI (nel linguaggio ecclesiastico, il “Novus Ordo Missae”). Differisce notevolmente dall’Editio typica del 1965, che era già stata celebrata dai Padri conciliari e non incontrò alcun rifiuto tra di loro. Il cambiamento di direzione della celebrazione e dell’altare del popolo non erano stati previsti dal Concilio.
Riassumendo:
1965: Viene pubblicata una versione riveduta dell’Ordo Missae, una versione transitoria della vecchia Messa basata sugli impulsi inizialidel Consiglio.
1967: Vi fu una bozza sperimentale (Missa normativa), che non fu confermata.
1969: Viene promulgato il nuovo messale (Missale Romanum), oggi noto come Messa secondo Paolo VI(spesso chiamato “Novus Ordo Missae”). Esso attua cambiamenti che sono stati respinti dalla maggioranza del Sinodo deiVescovi nel 1967.
Come osservò con lucidità Josef Ratzinger a metà degli anni Settanta, il Novus Ordo Missae del 1969 rompe con la tradizione piuttosto che rappresentare uno sviluppo organico. Athanasius Schneider cita dalla sua lettera (1976) al Prof. Wolfgang Waldstein:
«Il problema del nuovo Messale, d’altra parte, è che rompe con questa storia continuata prima e dopo Pio V e crea un libro completamente nuovo, la cui comparsa è accompagnata da una sorta di proibizione del precedente che è del tutto estranea alla storia giuridica e liturgica ecclesiastica. Dalla mia conoscenza dei dibattiti conciliari e dalla rilettura dei discorsi pronunciati dai Padri conciliari in quel momento, posso dire con certezza che questa non era l’intenzione». [2]
Al contrario, leggiamo in SC 23: «Non si introducano innovazioni se non quando lo richieda una vera e certa utilità della Chiesa. Bisogna però avere cura che le nuove forme scaturiscano organicamente da quelle già esistenti» (Sacrosanctum Concilium, n. 23).
Il prossimo concistoro cardinalizio, previsto per giugno di quest’anno, dovrà affrontare questi dettagli storici con onestà e informazione adeguata e riflettere sulla riforma liturgica.
La perdita della sacralità e della verticalità della liturgia in molte funzioni religiose, la mancanza di centralità di Dio e il predominio dell’assemblea, una certa banalizzazione del sacro, dello spazio liturgico e dei paramenti liturgici (o la loro assenza, ad esempio durante la distribuzione della Santa Comunione), la marginalizzazione del tabernacolo, l’enfasi unilaterale sul carattere del pasto e sull’assemblea come soggetto della liturgia: tutto questo deve essere ripensato! Lo scrittore Martin Mosebach ha parlato eloquentemente di un’“eresia dell’informe” nel Novus Ordo – e di questo si tratta in molti luoghi. I modelli di comportamento osservabili ovunque sono coerenti con questo.
Ogni vescovo ha sufficienti esempi di questo nella propria diocesi (cfr. liturgie tematiche a mosaico, in cui il centro è noi stessi piuttosto che Dio o Cristo). La via per la guarigione risiede nella corretta diagnosi e nel riconoscimento della malattia.
Papa Leone XIV farebbe bene a portare i cardinali al necessario livello di conoscenza storica prima del prossimo concistoro, che affronterà la questione liturgica, prima che si decidano su questioni di cui conoscono troppo poco nei dettagli le origini. Questi dettagli, tuttavia, sono estremamente rivelatori: tra questi, il ruolo di Annibale Bugnini e l’influenza protestante nella riprogettazione del Novus Ordo in vista dell’armonizzazione ecumenica (cfr. il santuario nella parrocchia di Heilig Geist, Zurigo-Höngg, dove la cosiddetta mensa della Parola si trova accanto alla cosiddetta mensa del pane sull’isola dell’altare, ma non è più un altare).
Il vescovo Atanasio sottolinea inoltre che SC 4 sosteneva l’uguaglianza dei riti stabiliti nella Chiesa cattolica:
“Fedele alla tradizione, il Santo Concilio dichiara infine che la Santa Madre Chiesa riconosce tutti i riti legalmente riconosciuti come aventi uguali diritti e uguale onore. È sua volontà che tali riti siano conservati e promossi in ogni modo in futuro.”
Speriamo in una comprensione da parte del Papa e dei cardinali. A Roma, ascoltano da anni e stanno preparando la Chiesa universale a questo. Ma cosa stiano ascoltando esattamente rimane poco chiaro. Nelle questioni scottanti, non si sa ancora in che direzione stiano andando le cose.
[1] https://dianemontagna.substack.com/p/bishop-schneider-cardinal-roches
[2] Ivi.
Verità scomode e trascurate
La relativizzazione del ruolo di mediazione di GESÙ CRISTO è un fenomeno diffuso e preoccupante anche all’interno della Chiesa cattolica. Il principio di “extra ecclesia nulla salus” (nessuna salvezza al di fuori della Chiesa) è stato fortemente relativizzato ai nostri tempi. È vero che DIO può condurre alla salvezza persone innocenti che hanno deviato (la coscienza) in modi noti solo a Lui. DIO offre la salvezza a ogni essere umano e desidera che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. Le persone che non hanno mai sentito parlare di CRISTO o che non Lo conoscono veramente per qualsiasi motivo non formano semplicemente una “massa damnata” (una massa di persone che non raggiungerà mai la salvezza eterna). Dobbiamo anche pensare agli innumerevoli bambini innocenti che vengono uccisi nel grembo materno. Tuttavia, tutte le distinzioni necessarie a questo riguardo non relativizzano l’assoluta necessità della mediazione di GESÙ CRISTO e del Suo strumento di salvezza per eccellenza: la Chiesa o il battesimo! Poiché non vi è altro nome dato agli uomini mediante il quale possano essere salvati se non il nome di GESÙ, davanti al quale ogni ginocchio si piegherà (nei cieli, sulla terra e sotto terra). E la Chiesa è il Suo fondamento e il Suo mezzo nel tempo per raggiungere le persone e camminare attraverso la storia.
La volontà universale e inclusiva di DIO di salvare ogni essere umano e condurlo alla conoscenza della verità è quindi anche connessa con l’ indispensabile mandato missionario della Chiesa. La Chiesa non ha bisogno di imparare dalle altre religioni, ma deve insegnare ciò che ha ricevuto da CRISTO. In altre parole, deve procedere secondo il mandato missionario del Risorto e fare di tutte le nazioni suoi discepoli e battezzarli. Questa è la parola di DIO! La Chiesa è “Mater et Magistra”/”Madre e Maestra” delle nazioni. Essa custodisce la rivelazione data da DIO nel tempo e la porta inalterata a tutti gli uomini. I suoi sacramenti sono la fonte soprannaturale di vita da cui ogni essere umano dovrebbe essere guarito. Nella Santa Eucaristia, l’amore di CRISTO ci colpisce direttamente e riceviamo la vita divina. Cosa potrebbe esserci di più grande dell’unione eucaristica con LUI? Forme alternative di culto (servizi della parola) non possono in alcun modo sostituire la Santa Messa (“fonte e culmine della vita della Chiesa”). Guai a chi cerca di farlo per sottolineare l’importanza dei laici nella Chiesa. La clericalizzazione dei laici e la desacralizzazione del sacerdote sono molto dannose per la Chiesa. Questo sta accadendo in molti luoghi. Il processo di sostituzione dei sacerdoti con laici è osservabile in molti luoghi. Coloro che originariamente avrebbero dovuto assistere il sacerdote (l’assistente pastorale è stata la realizzazione postconciliare per eccellenza degli anni ’70) non vogliono essergli subordinati o assegnati, ma sostituirlo. Tuttavia, rimane vero: senza il sacerdote, non ci sarà Chiesa. Dove scompare o viene emarginato, la Chiesa è alla sua fase finale. Ciò è legato alla centralità della Santa Eucaristia, che non esiste senza il sacerdote.
Nella sua tradizione, la Chiesa ha preservato e trasmesso la fede inalterata. E continua a farlo ancora oggi. Il punto di riferimento rimane il Catechismo della Chiesa Cattolica, redatto dai vescovi della Chiesa universale con un sorprendente processo redazionale e autorizzato dal Papa (Giovanni Paolo II). La Chiesa non ha bisogno di interpreti che vogliano riscrivere la Sacra Scrittura in riferimento a “nuove” scoperte delle scienze umane, cosiddette scoperte scientifiche che saranno nuovamente riviste domani. La Rivelazione non può essere falsificata come le scoperte scientifiche. Quando persino le affermazioni di Gesù vengono considerate vincolate al tempo e bisognose di correzione, la soglia del dolore è stata definitivamente raggiunta.
Il Battesimo e la fede della Chiesa sono necessari per la salvezza. Attraverso di essi siamo resi capaci di essere figli di DIO. Questo significa anche che non lo siamo automaticamente e naturalmente. Come possono coloro che espressamente rifiutano e combattono contro la divinità di GESÙ avere il PADRE? Come possono essere “figli di DIO” nel pieno senso della parola, mentre combattono contro la Sua auto-rivelazione nel Suo FIGLIO?
Secondo le parole di GESÙ, solo chi ha il FIGLIO ha il PADRE, e viceversa. Quindi non c’è via per arrivare a DIO se non attraverso GESÙ. In LUI, con LUI e per mezzo di LUI siamo figli di DIO. Per mezzo di LUI, con LUI e in LUI ci rivolgiamo al PADRE. LUI ci ha dato il potere di essere figli di Dio, come scrive Giovanni nel prologo del suo Vangelo. Le relativizzazioni non sono appropriate qui e paralizzano lo zelo missionario della Chiesa. Sono un’eresia. Missionari come San Francesco Saverio fecero incredibili sacrifici personali per salvare le persone per la vita eterna attraverso la fede e il battesimo. Non erano sulla strada sbagliata, ma lo siamo noi se pensiamo di poter scendere a compromessi e rinunciare a questo, poiché presumibilmente ognuno può essere salvato attraverso la propria religione. Perché DIO si è fatto uomo? Perché si è rivelato in Suo FIGLIO e ci ha rivelato in LUI la piena verità su di Sé? Perché ha fondato una Chiesa? Affinché i pagani potessero rimanere nella loro socializzazione religiosa tradizionale? GESÙ non è forse una singolarità assoluta perché è il FIGLIO di DIO incarnato, che esiste una sola volta e riguarda tutti gli uomini? Non porta forse un guadagno nella conoscenza di DIO rispetto ad altre religioni, qualunque sia il loro nome? “Filippo, chi vede ME vede il PADRE!”
Sì, DIO è misericordioso, ma anche vero e giusto. GESÙ ne parla in molte parabole sul giudizio. Non c’è paradiso senza passare per la porta stretta. Chi non supera la prova (come in aeroporto con i metal detector) viene respinto. Deve rimuovere o sbarazzarsi degli ostacoli che impediscono loro di attraversarla. Un termine per questa realtà nell’insegnamento della Chiesa è il cosiddetto “purgatorio”, un “luogo” della misericordia divina. E poi, secondo la testimonianza della Sacra Scrittura, ci sono anche coloro che perdono la loro salvezza. In ogni caso, il Signore parla di una divisione nell’esito del giudizio ed esorta i suoi discepoli: “Sforzatevi con tutte le vostre forze di entrare!”. Questo sforzo include l’impegno della Chiesa di portare il Vangelo e i sacramenti della salvezza a tutti! Nient’altro è la sua missione prioritaria, non l’assistenza sociale, non importa quanto abbia sempre fatto quest’ultima. Il peccato è reale e le sue conseguenze per la nostra vita in DIO sono ostacolanti e spiritualmente mortali. Se non ci si pente, portano alla perdita della grazia e della salvezza eterna. Dovremmo imparare di nuovo ad aborrire il peccato. In nessuna circostanza dovremmo prendere il peccato alla leggera, anche se la misericordia di DIO è più grande del peccato in ogni caso. Il peccatore deve riconoscerlo e pentirsi per ricevere la misericordia di DIO con tutti i suoi effetti curativi. Questo è anche ciò che Gesù intende con “rinascita” dall’alto, dall’acqua e dallo SPIRITO.
C’è una sola verità. A volte viene chiamata la “dura verità” perché non tiene conto dei nostri sentimenti. Si applica a prescindere. Rimane anche immutabile come verità, indipendentemente dal succedersi delle generazioni e dalle loro false opinioni. Il nostro tempo ha perso il suo senso di oggettività. Ognuno crea il proprio mondo, la propria “verità”, che è “vera” solo per lui, ma non è riconosciuta da DIO. Se qualcosa è vero, rimane vero per tutti per definizione, altrimenti non è verità. Parte di questa verità rivelata è che DIO ha creato gli esseri umani come maschio e femmina, e il corpo ci definisce come tali. Oggi domina una sorta di “religione emozionale”: ciò che sento è vero. Tutt’altro! L’unità è emotivamente simulata, ma non esiste in una verità comunemente riconosciuta.
Quanto più il Vangelo e la fede della Chiesa ci sfidano a trascendere la nostra mentalità, tanto meglio. La fede della Chiesa non si riferisce a opinioni personali che esprimiamo in una determinata occasione, ma a ciò che la Chiesa ha insegnato fin dall’inizio e preservato per tutte le generazioni. La verità, o le parole di Gesù, sono inconfutabili e, secondo la sua stessa testimonianza, rimarranno per sempre. La durezza della verità non proviene da coloro che sostengono e insegnano la verità della fede. La durezza deriva dalla chiusura del cuore su cui cade la verità. Lo stesso vale per la divisione degli spiriti per amore della verità. In questo contesto, Gesù parlò di una spada che avrebbe diviso le famiglie per amore suo. Questo aspetto non deve essere omesso nell’annuncio. Non si può addolcire la verità senza distorcerla. GESÙ rimane la verità esigente e situazionalmente scomoda senza compromessi. Questo vale anche per la fede della Chiesa. È sbagliato pensare di poter impedire la polarizzazione. La verità polarizza. Rivela il modo in cui gli individui si relazionano ad essa. In altre parole, divide le opinioni. Nemmeno il Papa può ricondurre tutte le opinioni a un denominatore comune. È importante difendere la verità e proclamarla, a prescindere da ciò che sia conveniente o meno. La Chiesa possiede questa verità. Non ha bisogno di cercarla e ridefinirla costantemente in un processo sinodale quando si tratta di questioni esistenziali di salvezza. Come affermano le tavole rotonde, la Chiesa ruota attorno a se stessa in questo processo. Queste tavole ci impediscono di uscire e parlare di CRISTO.
GESÙ CRISTO è la VIA, la VERITÀ e la VITA. È lo stesso ieri, oggi e domani. In questo senso, non può esserci alcun cambiamento di paradigma nella Chiesa che conosce lo Sposo, nessun nuovo insegnamento, nessuna illuminazione che superi o oscuri ogni conoscenza precedente. Non ci sono intuizioni rivoluzionarie in questo senso che siano ancora in sospeso o recenti. Né esiste una Chiesa nuova e diversa nel senso di: “Il primo è passato; il nuovo è nato: sinodalità!”. Finora si parlava di “discernimento dello Spirito” per riconoscere la volontà di Dio. Tutto ciò che va oltre è una parola in codice (sinodalità) usata per avviare processi revisionisti e raggiungere gli obiettivi desiderati: il cambiamento delle posizioni morali e dogmatiche in linea con lo spirito dei tempi e una democratizzazione della leadership della Chiesa attraverso comitati egualitari (cattolicesimo dei comitati). Nel suo discorso di tre minuti al concistoro, il cardinale Zen ha definito ridicola, persino blasfema, l’invocazione continua dello Spirito Santo, in particolare quando il proprio spirito si identifica con lo Spirito Santo. Secondo lui, il metodo della tavola rotonda serve a orientare il processo nella direzione desiderata. Neutralizza voti che dovrebbero essere ascoltati da tutti, ma che con questo metodo non possono più essere ascoltati da tutti.
Oggi non conosciamo GESÙ meglio dei credenti che ci hanno preceduto. Oggi non abbiamo una comprensione della verità soprannaturale più profonda di quella dei santi dei tempi passati o della Chiesa degli Apostoli. Il progresso tecnologico non ci ha elevato a un livello morale più elevato. Filosoficamente e moralmente parlando, siamo persino degli ignoranti e dei diseredati rispetto alle generazioni precedenti. In ogni caso, la fede della Chiesa non ha bisogno di essere rivista. Noi sì. Ed è questo che il Concilio voleva: la nostra chiamata generale alla santità!

2 commenti su “Nessun Segnale Chiaro da Roma. Verità Scomode e Trascurate sulla Messa. Mons. Marian Eleganti.”
Rimando con correzione per la pubblicazione. Grazie.
Non so quale parte dello scritto del mons. Eleganti mi ha fatto venire questi pensieri, ma prima che si perdessero e sperando che siano di interesse, li ho messi per iscritto e ora qui li riporto ampliati e che cosí riassumo:
” Andate in tutto il mondo e disevangelizzate ogni creatura.” (contrario di Mc 16, 15).
Se non l´ha detto Dio, Chi l´avrá mai detto?
Guardando un poco il tutto con distacco, mi par di notare che i cattolici (semplificando) siano attualmente divisi in due parti: la prima, che é la piú numerosa, pratica un cattolicesimo fluido ed in ordine e direzione sparso, ai cui componenti (e che io chiamo qui i “fluidi”) é permesso di fare quello che piú gli aggrada. Proprio per questo motivo, ritengo che questo sia un tipo di cattolicesimo che pur nella sua varietá costitutiva, riconosce senza molti problemi l´attuale papa in quanto viene ritenuto di fronte a Dio il garante spirituale della misericordia e del perdono che comunque é sempre garantito a tutti (beh … quasi) ed é pure a penitenza zero.
Qui, sempre cosí mi pare, non ci sono problemi rilevanti di disunitá con il capo della chiesa. Infatti la sua politica nominale mi sembra essere, cosí come quella di papa Francesco, quella del “tutti, tutti, tutti” e perció non ha nessun motivo per reprimere/iintervenire per correggere le persone che appartengono a questo gruppo: il fatto che lo riconoscano come “capo” forse giá gli basta; se poi ognuno la pensa diversamente su alcuni punti di fede, non vi é alcun problema: il meccanismo é pressoché uguale a quanto hanno escogitato i protestanti, con la differenza di non poco conto che almeno questi (forse tutti o, cosí come per i cattolici, ormai solo i protestanti tradizionalisti?) si sentono vincolati dalla letteralitá delle frasi bibliche. I primi invece le interpretano come meglio é funzionale ai propri interessi materiali … “ma é cosí che deve andare il mondo … e poiché ormai siamo anche Noi del mondo … che vadano pure avanti che Noi seguiamo e poi normalizziamo” mi par di sentire dai vertici della chiesa cattolica.
E poi vi é la seconda parte, minoritaria tradizionalista che é rigida ed piú uniforme nei suoi modi di pensare perché si orienta sempre non solo verso la Bibbia, ma anche la Tradizione, il Magistero, ecc. E poiché questo modo di pensare mi pare che contrasti con le decisioni del CVII (che in alcuni tratti, quelli che contano, sembrano essere incompatibili con lo “Spirito” della Bibbia, la Tradizione e altro), ecco che si ricorre, in maniera contraddittoria qualcuno potrebbe pensare, ai metodi che sono appunto un frutto della Tradizione, ecc.: quello di invocare con il massimo rigore l´unitá della Chiesa e l´assoggettamento del cattolico “deviato dalla tradizione” all´autoritá papale. Qui quella assoluta libertá di pensiero e di comportamento riconosciuta ai “fluidi” non si applica piú … insomma … la severitá del pensiero del papa del momento e il dogma dell´indefettibilitá della Chiesa cattolica lo esige.
Ma qui mi sorgono altri ulteriori pensieri … perché qui mi pare che vengano applicati due metri e due misure.
Infatti i “fluidi”, cosí mi pare, non solo possono sempre piú pensare ed agire nella chiesa come meglio gli aggrada, ma addirittura, e qua l´ecumenismo portato agli estremi li giustificherebbe ampiamente, potrebbero ben farsi una visita alla fiera delle religioni e, cosí come si fa con un vestito, potrebbero buttare via il vecchio ed indossare il nuovo: si getta via quello cattolico e si puó indossare a scelta quello che piú piace al momento: ebraico, protestante, islamico, pachamamico, ecc. E quindi, in casi come questi, quel dovere di obbedienza al papa che la Tradizione ed altro gli ha assegnato appunto per prevenire dei casi come questi, attraverso l´ecumenismo, di fatto viene svuotato (cosí mi pare; sbaglio?). Ed anzi … proprio perché ormai si appartiene al mondo c´é da aspettarsi nel futuro che chi compia atti come questo non si becchi una scomunica o venga indicato come un apostata. No! … un tale individuo costruisce dei “ponti” fra le religioni e come tale va lodato.
Ma il discorso é totalmente diverso se si cerca di rimanere ancorati alla Tradizione: lá subito si proclama a suon di trombe l´obbligo di obbedienza al papa, che é molto severo a questo riguardo, ed eventualmente si sanziona seriamente.
E quindi io vedo in atto due strategie differenti a secondo del gruppo che si intende influenzare:
con i “fluidi” (a farli diventare “fluidi” ci ha pensato principalmente il mondo, non la chiesa) la “chiesa”, qualora in buona fede (cosa che assolutamente non credo), ha decisamente rinunciato alla loro evangelizzazione o anche, se in mala fede (cosa che credo), sta facendo quanto piú possibile per tenerli lontani dall´evangelizzazione cosí come intesa da Gesú; e questo rafforzandoli nella convinzione che quello che fanno é sempre giusto agli occhi di Dio.
Mentre la diversa strategia con i tradizionalisti, cosí mi pare, é quella di velatamente disevagelizzarli con lo scopo di far diventare fluidi anche loro, per poi far loro accettare tutte le dottrine non cattoliche del caso (un esempio per me é la nuova messa che é un´offesa costante a Dio) e questo, per i tradizionalisti riottosi, usando come manganello l´obbedienza al papa e l´unitá della Chiesa cattolica; per poi, in un successivo momento, qualora questa imposizione sia accettata, di lasciare ognuno di loro libero di scegliersi tutte le dottrine non cattoliche del caso (che é la strategia applicata al primo gruppo).
Quindi in definitiva … o si rientra nel primo gruppo con appiccicati addosso l´etichetta (da me inventata) di “cattolico fluido”, oppure si é liberi di trasmigrare presso un´altra religione: rimanere tradizionalisti é vietato.
E qui, con in mente la frase “Il (mal) fine giustifica l´inganno”.: “, tiro una prima parziale conclusione: e cioé che mi pare che l´attuale missione principale che si é data la chiesa non sia piú quella di salvare le creature ma di disevagelizzarle. E cioé il suo contrario.
Ma ora si presenta alla mia mente un grossissimo “MA ….”, e questo “MA” é proprio causato dall´ecumenismo, portato avanti da papa Francesco ed ora papa Leone, il quale fu stato sanzionato positivamente dal CVII. Ed infatti la domanda che mi balza in testa é: “Ma se ognuno venisse lasciato libero di scegliere la religione che vuole (tanto … tutte portano a Dio, secondo papa Francesco … ed anche papa Leone ha le stesse idee al riguardo, vero?) cosa succederebbe se tutti ulizzassero questa possibilitá?” La risposta sarebbe facilissima: “In un caso estremo come questo, la Chiesa cattolica cesserebbe di esistere per mancanza di fedeli. E se non subito, con il tempo … in quanto non vi sarebbero piú vocazioni”.
Ed é esattamente quello che sta succedendo, ma non so quanto l´ecumenismo possa essere una causa/concausa. E qui mi viene di forza il pensiero che forse é proprio per impedire la propria scomparsa che si sta ricorrendo al sinodalismo laico e magari anche interconfessionale: per riempire i posti vacanti a causa della crisi di vocazioni (provocata da chi?) con i laici che ancora si riescono a trovare in abbondanza sulla strada.
E qui qualcuno potrebbe ipotizzare che il sinodalismo in realtá non sia la reazione di un sano clero per il superamento del “clericalismo”, né che abbia a che fare con il fine dichiarato di voler istituire una chiesa partecipativa e missionaria ed altre beatitudini simili, ma che sia una mossa disperata proprio del “clericalismo” per riuscire a tenere in vita una struttura di potere che possa ancora operare sotto il nome di “chiesa cattolica” e per cosí mantenere il comando delle leve dell´enorme potere che hanno acquistato da sessanta anni a questa parte con il CVII: quindi quello che sta sucedendo potrebbe non aver a che fare nulla con la Caritá cristiana ma esclusivamente con logiche materiali.
E riprendendo la prima ipotesi ( e cioé che tutti i “fluidi” emigrino presso altre religioni), poiché mi pare che il tutto non sarebbe confinato nel campo dell´iimpossibile ma del possibile, ció avrebbe la conseguenza logica che la promessa dell´arcangelo Gabriele a Maria, futura Corredentrice, e di Gesú stesso, secondo cui il Regno di Gesú durerá in eterno, sarebbero messe in seria discussione: un Regno senza sudditi non é un regno, ed un re senza regno ha solo uno scettro in mano e niente di piú. E l´ecumenismo portato avanti prima da papa Francesco e ora da papa Leone, cosí mi sembra, aprirebbe le porte a questa remota possibilitá (ma giá il fatto che sia teoricamente realizzabile, basterebbe a mettere in dubbio la promessa di Gesú).
Quindi, cosí mi pare di capire, quando fa comodo la superiore gerarchia cattolica invoca contro i tradizionalisti il dogma dell´indefettibilitá della Chiesa cattolica; quando peró non fa piú comodo ecco che il “dogma” é di intralcio e viene buttato alle ortiche.
Ma sappiamo per fede e per certezza secolare che Gesú é Re divino e che quindi il Suo Regno non avrá mai fine: nessun dubbio al riguardo é ammesso.
E allora, secondo me, due sono le cose: o Gesú é un bugiardo e quindi non é Dio e questo mi pare che sia il pensiero di fondo dall´ecumenismo portato ai suoi estremi e che finora é stato tenuto ben nascosto; oppure il CVII (e tutti quelli che gli stanno dando attuazione), oltre a ribadire, per fini di inganno, dei punti ben saldi della Tradizione al fine di ottenere la fiducia del popolo di Dio … e che solo fino a quel punto si puó considerare “santo”, vi ha introdotto delle menzogne occultate in maniere difficili da individuare e che a chiamarle eresie si corre il pericolo di farle apparire troppo innocenti.
L´ecumenismo é secondo me una di queste e qui credo di averne appena data una dimostrazione teologica abbastanza solida (e il sinodalismo é secondo me una sua conseguenza necessaria).
Conclusione (riguardo al CVII): le recenti parole del mons. Viganó sul CVII (“Sinodalitá e vigile attesa”), mi hanno subito fatto venire in mente le parole dei politici nostrani venduti, con le quali promisero di arginare la psico-pandemia: “Vigile attesa e tachipirina”. E poiché, secondo me, il modo di operare di moltissima dell´attuale superiore gerarchia cattolicha non differisce in nulla a quello di quei traditori, eccetto per il fatto che vestono una tonaca, ecco che ipotizzo che i “doni” spirituali del Concilio Vaticano II che i vertici della chiesa cattolica stanno somministrando ai fedeli ed ai tradizionalisti con l´indicazione che é necessario assumerne sempre di piú per finalmente vedere un giorno i favolosi risultati promessi… da pillole indigeste stiano diventando sempre piú delle supposte velenose.
Per cui mi permetto di concludere dando questa indicazione a chi é determinato a partecipare alla realizzazione sulla terra delle promesse del Concilio Vaticano II:
“Sinodalitá, vigile attesa e … tantissima vaselina”.
Cosí vedo io le cose al momento, per cui … ognuno si cauteli.
Durante la Santa Messa i fedeli sono (dovrebbero essere) coinvolti nel mistero divino.
Il protagonista è Nostro Signore Gesù Cristo, Verbo incarnato, vero uomo e vero Dio.
E’ lì mentre la celebrazione ripresenta il sacrificio di croce che ha redento l’umanità e il cosmo, la creazione intera.
Il mistero della fede spazia dall’immersione battesimale (nella morte e resurrezione) a quello (trascurato?) del ritorno di Cristo.
Lasciamo perdere se in molte liturgie tutto questo sia difficilmente percepibile. Stiamo al mistero.
Perchè è così importante il tema del ritorno per collegarsi al mistero eucaristico pasquale e al battesimo?
Chi può aiutarci a tenere insieme tutto, facendo leva sulla Tradizione e sulla Parola?
Chi ci affranca da pericolosi scivolamenti in un antropocentrismo che dissolve il mistero?
L’Agnello di Dio.
L’Agnello di Dio ci riporta alla fondazione del mondo, creato per mezzo del Verbo incarnato, il Figlio (Ap 13,8 e 1 Pt 1, 18-20).
Agnello di Dio è l’appellativo con cui San Giovanni Evangelista riferisce che San Giovanni il Battista chiamò Gesù al Giordano.
Ma San Giovanni l’Evangelista, autore del prologo che echeggia in Colossesi (1, 15-20), è autore del libro dell’Apocalisse.
La Rivelazione cristiana ci tuffa nel mistero della creazione per farci partecipare alla Messa da redenti e volgerci alle Nozze dell’Agnello.
Il pane/vino che si mangia/beve è Cristo e Cristo è l’Agnello, immolato il 14 di nisan all’ora degli agnelli sacrificali.
La Santa Messa non è una mensa/cena (l’ultima…), ma quel Sacrificio che trasforma la morte in vita e la vita in eterna.
L’agnello di Dio prende su di sé i peccati del mondo per ricapitolare in sé ogni cosa e aprire la storia di Babilonia alla Gerusalemme celeste.
Dal Natale di Gesù (nato agnello tra gli agnelli) si va nell’Epifania, sovra-manifestazione dell’unione nuziale tra Cristo e la Chiesa. Nella liturgia del tempo natalizio, l’accorrere dei Magi si accompagna al battesimo nel Giordano di colui che è l’Agnello di Dio.
Nell’eucaristia ci introduciamo con le parole dell’angelo in Apocalisse 19,9 : “Beati gli invitati al banchetto di nozze dell’Agnello”.
Baptizat miles Regem, servus Dominum suum, Ioannes Salvatorem. Aqua Iordanis stupuit, columba protestatur, paterna vox audita est : “Filius meus hic est, in quo bene complacui, ipsum audite”.
Il soldato battezza il Re, il servo il suo Signore, Giovanni il Salvatore. L’acqua del Giordano è stupita, la colomba testimonia, si ode la voce del Padre : “Questi è il Figlio mio, in cui ho posto il mio compiacimento, ascoltatelo”.
In questa nuova vita, verso queste nozze, siamo attratti per metterci in comunione, da subito e per sempre.
E’ la nostra fede battesimale nella redenzione dal peccato, nella divinità di Cristo e nella nascita a creatura nuova.
L’agnello di Dio indica la Pasqua, il mistero dell’Eucaristia, e il il mistero del Battesimo.
Siamo nel mistero, non nella pretesa di possedere ogni contezza, facendone un prodotto del nostro fare (liturgico).
In un’omelia inedita di Benedetto XVI comparsa qualche tempo fa su Messa in latino e ripresa da Sandro Magister leggiamo queste perle:
… “agnello”, nella Sacra Scrittura è una parola fondamentale : la troviamo dalla Genesi fino all’Apocalisse, anzi è la parola centrale dell’Apocalisse, poiché qui per ben 28 volte Gesù appare come agnello e centro della storia del mondo.
… un primo accenno, una prima previsione, nella storia di Abramo : l’immolazione di Isacco (cfr. Gen 22)… nel momento in cui vuole uccidere il figlio, passando dall’atto fondamentale del cuore all’atto del sacrificio esterno, Dio interviene, lo impedisce, e Abramo stesso trova e vede, impigliato nel cespuglio, un agnello, e capisce : “Dio stesso mi provvede il dono”. Dio non vuole la nostra morte, ma la nostra vita, e noi possiamo dare a Dio solo dei doni dati da Lui stesso, come diciamo nella prima Preghiera eucaristica : Dio stesso mi dà quanto io posso dare, quanto io do è sempre dono suo, Dio dà se stesso.
Nel Vangelo di san Giovanni – al capitolo ottavo – c’è un testo sorprendente, dove Gesù dice : “Abramo vide il mio giorno e si rallegrava” (Gv 8,56). Non sappiamo a che cosa accenni l’Evangelista, non sappiamo come e quando Abramo abbia visto il giorno di Dio per rallegrarsi ; ma forse possiamo pensare chiaramente a questo momento nel quale vede l’agnello e così, da lontano, vede il vero agnello, il Dio che si fa agnello, il Dio che dona se stesso nel Figlio, e vedendo questa grandezza dell’amore di Dio, che dà se stesso facendosi agnello, gioisce, capisce tutta la bellezza della sua fede, la grandezza, la bontà e l’amore di Dio.
… Isaia, in un duplice senso, il Servo appare come agnello ; viene detto : “Si comporta come un agnello, come una pecora che viene guidata all’uccisione, non apre più la bocca”, si fa uccidere senza opporsi. Ma, oltre al fatto che il Servo si comporta come agnello destinato alla morte, c’è una cosa più profonda, ed è che la parola “Servo” (taljā’ in aramaico) può anche essere interpretata come “agnello”, cioè il Servo stesso è l’agnello, nel Servo si realizza la sorte dell’agnello, egli diventa l’agnello per noi tutti.
Il testo dell’Esodo è l’istituzione della Pasqua. Come sappiamo, è la notte della liberazione dall’Egitto e il sangue dell’agnello difende Israele contro la morte, e nello stesso tempo apre la porta alla libertà ; è notte della liberazione, notte della vittoria sulla morte, notte della libertà : il tutto centrato sul sangue dell’agnello.
Perciò è così importante che, nel capitolo 19 del suo Vangelo, san Giovanni ci comunichi che Gesù è stato trafitto dal soldato romano proprio nel momento in cui nel tempio si uccidono gli agnelli pasquali. Questa identificazione, questa contemporaneità al minuto, ci dice : “Il vero agnello è Gesù”. L’animale agnello non può liberare, non può difenderci davanti alla morte ; l’agnello è solo un segno, un segno di aspettativa. Il vero agnello muore in quel momento: Gesù è l’agnello pasquale e così comincia la vera Pasqua, la liberazione dalla morte, l’uscita nella libertà dei figli di Dio.
… l’angelo di Dio riconosce gli amici di Dio dal sangue dell’agnello messo sull’architrave delle porte. Il sangue dell’agnello è segno degli amici di Dio. Adesso, come potremmo noi essere segnati così ? L’architrave della porta del mio essere come può essere segnata dal sangue dell’agnello che Dio riconosce ? Questo è un mistero.
… cantiamo tre volte l’“Agnello di Dio”, che è nello stesso tempo un canto pasquale, sulla passione di Cristo e sulla vittoria di Cristo ; ed è un canto nuziale, perché questa comunione è anche sposalizio : Cristo si dà a noi, si unisce con noi e così realizza realmente le nozze dell’umanità con Dio, ci fa entrare nelle sue nozze. La parola con la quale, secondo la nuova liturgia, il sacerdote invita alla comunione : “Beati gli invitati alla cena del Signore”, nell’originale dell’Apocalisse suona : “Beati gli invitati alla cena delle nozze dell’agnello”. Così appare tutto il mistero dell’Eucaristia – nozze dell’agnello, cena delle nozze dell’agnello –, che è entrare in questo grande avvenimento, che supera la nostra comprensione, la nostra intelligenza ; tuttavia possiamo indovinare la grandezza dell’amore di Dio, che si unisce a noi, che ci chiama nelle nozze dell’unità nuziale nella sua bontà, nel suo amore.
… Come ho detto, nell’Apocalisse l’agnello appare 28 volte : è il centro della storia dell’universo ; l’universo e la storia si inchinano davanti all’agnello (cfr. Ap 5,5 – 14). Entriamo in questo gesto della liturgia cosmica, della liturgia universale, inchiniamoci davanti a questo mistero e preghiamo il Signore che ci illumini, ci trasformi, ci renda partecipi di questo amore, di queste nozze dell’Agnello. Amen !
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