Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, padre Joachim Heimerl, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul pontificato. Buona lettura e diffusione.
§§§
Tra contraddizione e superstizione: sulla Chiesa e i Papi nel nostro tempo.
Di P. Joachim Heimerl von Heimthal
In Germania, le contraddizioni intrinseche della Chiesa sono accettate come ovvie; ad esempio, ci si considera “cattolici” solo se si paga la cosiddetta “tassa ecclesiastica”. In caso contrario, si è “esclusi” dalla Chiesa. Battesimo e Cresima non contano più; ricevere i sacramenti è “proibito”. In breve: la tassa ecclesiastica determina chi è “cattolico”.
Sebbene questo sistema abbia avuto origine con Hitler, è generalmente accettato in Germania. I più affezionati, ovviamente, sono i vescovi politicamente attivi contro la “destra” e che beneficiano della tassa ecclesiastica imposta da Hitler. Uno strano modo di essere “credibili”, eppure in Germania questa contraddizione non desta più sospetti.
Purtroppo l’incoerenza non è una peculiarità dei tedeschi, bensì il segno distintivo della Chiesa del nostro tempo; ne è diventata la forma fondamentale e gli ultimi due papi lo dimostrano; la loro venerazione esagerata dimostra quanto sia fraintesa la funzione del Papa e in quali contraddizioni si impigli.
Ricordo che un prelato mi disse di vedere San Pietro in ogni papa, ognuno in una veste diversa. Sembra molto pio e quasi poetico, ma purtroppo è terribilmente sbagliato, e purtroppo questo equivoco ha una lunga tradizione: seguire Pietro riguarda l’ufficio, mai la persona; qualsiasi forma di culto della personalità papale è quindi offensiva e non cattolica, soprattutto non quella fanatica glorificazione dei papi comunemente chiamata “iperpapalismo”, che probabilmente punta nella stessa direzione del prelato.
Ma anche la concezione del papato è cambiata nel tempo: nell’Alto Medioevo, il vicario dell’apostolo Pietro (che non è Pietro stesso!) divenne improvvisamente, per ragioni di potere politico, il vicario di Cristo (che non è Cristo stesso!). Nella credenza popolare, questo si è rapidamente evoluto in una sorta di “Dio in Terra”, mentre oggi il Papa è visto più come un leader globale che guida la Chiesa nella “sua” direzione personale.
Che tali opinioni popolari siano sbagliate è perfettamente chiaro secondo il dogma. Tuttavia, il dogma non si cura della superstizione che ha invaso il papato.
Ciò include anche l’idea popolare che il Papa sia qualcuno scelto da Dio e, naturalmente, qualcuno la cui santità personale corrisponde alla santità del suo ufficio.
Esistono molti controesempi, ma questa contraddizione è generalmente tollerata. Nell’ultimo secolo, la canonizzazione canonica dei papi è diventata così comune che non viene fatta alcuna distinzione, né tra i fedeli comuni né tra la maggior parte del clero. Di norma, un papa diventa “santo subito” dopo la sua morte.
Finché uomini pii venivano elevati al rango di papa, questo non costituiva un problema: la santità ufficiale e la santità personale sembravano corrispondere naturalmente; nessuno avrebbe mai pensato che un papa potesse essere contrario alla fede della Chiesa.
Con Francesco, la situazione cambiò inaspettatamente: il concetto teologico di un papa eretico prese improvvisamente forma, e tutto ciò che sfidava dogma e superstizione divenne realtà. Un papa poteva proclamare errori, o gli errori potevano essere trasformati in (nuove) verità dal papa?
La fede cattolica è stata sconvolta da Francesco e solo la superstizione della dimensione “divina” del suo ufficio riuscì a risolvere la contraddizione.
Naturalmente, vennero fatti sforzi ufficiali per inquadrare l’antipapa come “cattolico”: doveva essere inteso come un “riformatore pastorale”, come un papa della “misericordia” che era felice di chiudere un occhio, ma era vero il contrario: Francesco si presentava sempre più come un despota irascibile, come qualcuno che metteva il suo marchio sulla Chiesa e ammetteva indirettamente ciò che era stato a lungo tenuto segreto: la Chiesa non era stata “rinnovata” dopo il Concilio Vaticano II, ma sostituita da una “nuova” Chiesa, che aveva abbandonato molto di ciò che era stato cattolico nel corso dei secoli.
La tenace lotta del Papa contro la liturgia tradizionale ha reso tutto ciò dolorosamente ovvio; ma è anche diventato chiaro che la Chiesa aveva perso il suo equilibrio nella propria tradizione e il suo sostegno tra il clero, che, composto da valorosi carrieristi, preferiva seguire Francesco piuttosto che la Chiesa.
Un esercito di apologeti tentò di giustificare ciò che prima non aveva mai richiesto giustificazione: il Papa doveva rimanere “cattolico” e, di conseguenza, la fede cattolica si adattava alle sue opinioni su punti cruciali. Rimasi sbalordito da quanti confratelli sacerdoti improvvisamente predicassero l’opposto di quella che in precedenza era considerata una verità “immutabile”; alla fine, arrivarono persino a “benedire” le coppie omosessuali, sostenendo che ciò fosse “cattolico”.
Visto in questa luce, un papa eretico come Francesco era la conseguenza di quello sviluppo disastroso che Paolo VI aveva evocato sulla scia del Concilio Vaticano II e di cui in seguito si era lamentato: il “fumo di Satana”, come lui stesso lo definì, era penetrato nel cuore della Chiesa e, sotto Francesco, aveva rivelato il suo potere distruttivo. Nel 2019, il papa ha permesso la venerazione di un idolo “indigeno” in Vaticano e, nello stesso anno, ha negato l’universalità salvifica del sacrificio di Gesù Cristo nel documento di Abu Dhabi. Ciononostante, la superstizione “cattolica” persisteva; dopotutto, il papa era ancora “il papa” e poteva dire ciò che voleva. Quasi nessuno osava contraddirlo, men che meno il clero, che era vincolato dalla verità. Che vergogna!
È improbabile che tutto questo cambi sotto Leone XIV, nonostante egli venga descritto fin dall’inizio come un papa “santo”, come colui che riconcilia la Chiesa internamente, come un “costruttore di ponti”, un “portatore di speranza” e altre simili affermazioni insensate.
Il messaggio secondo cui Francesco è stato davvero un “disastro”, come ha affermato con tanta lungimiranza il cardinale Pell, è ovviamente implicito indirettamente.
Tuttavia, non credo che Leone sia stato eletto come “anti-Francesco”; al contrario: il partito dei “Bergogliani” ha fatto breccia con lui, e i cardinali ortodossi sono stati troppo facilmente ingannati da Leone.
Finora, nulla fa pensare che Leone stia cambiando la rotta del suo predecessore. Il fatto che indossi i paramenti papali e si comporti meglio è pura facciata.
In realtà, sta continuando il pontificato del suo predecessore e, se mai professa qualcosa, professa solo fedeltà al Concilio Vaticano II. Questa confessione è diventata una formula vuota e standardizzata che dice poco eppure è altamente significativa. Soprattutto, manca di una cosa: l’impegno verso ciò che definiva la Chiesa prima del “Concilio”. Ma Leone non ne fa menzione; quando parla di “continuità” o dei suoi “predecessori”, di solito si riferisce a Francesco.
Che Leone canonizzi Francesco è del tutto prevedibile: questa manovra legittimerà il “cammino sinodale” del suo predecessore con la stessa “divina” con cui il Concilio Vaticano II ha “canonizzato” i papi conciliari. Un cinico potrebbe vedere qualcosa di sinistro in questo. Ma Dio non può essere ingannato, nemmeno dai papi, e nessuno può ingannarlo. Egli conosce i frutti marci del Concilio e del “cammino sinodale” e li sradicherà secondo le parole del Vangelo se Leone – come presumo – fallirà in questo compito.
Non voglio condannare Leone prematuramente, ma una delle sue decisioni mi sembra significativa: è il primo papa ad aver privato la Beata Vergine di un titolo importante. Mi riferisco al titolo di “Corredentrice” e “Mediatrice di tutte le Grazie”, che da tempo faceva parte della fede. Quale figlio di Maria avrebbe fatto una cosa del genere? Innumerevoli papi e santi hanno onorato la Beata Vergine con questo titolo, almeno fino all’ascesa di Leone alla Santa Sede.
È interessante notare che egli ha proceduto nello stesso modo in cui Francesco aveva già limitato la Messa tradizionale: sono state fabbricate false accuse, inventati vaghi abusi e poi fu lanciato un attacco mirato contro la Beata Vergine, che è stata infine ridotta a “Madre dei fedeli” in un documento fiorito. Senza dubbio, si trattò di un evento senza precedenti, pieno di menzogne.
Lo scandalo che ne seguì fu enorme e danneggiò fin dall’inizio il pontificato di Leone.
Era quindi necessario un capro espiatorio per scagionare i fedeli dalla “santità” di Leone, ovvero il controverso prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il cardinale Fernandez.
Ricordiamolo: Fernandez è un eretico purissimo, e Francesco lo nominò proprio per questo motivo; tuttavia, la responsabilità del declassamento della Beata Vergine in ultima analisi non ricadeva su di lui, ma unicamente su Leone. Solo lui poteva autorizzare il documento in questione, e fu lui a firmarlo! Fernandez si era limitato a redigerlo. Se Leone fosse stato un vero devoto della Beata Vergine, avrebbe detto la sua al suo “Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede”.
Da allora, l’immagine di Leone ha giustamente subito un duro colpo, ma i cattolici tradizionali continuano a riporre fiducia in lui: dopotutto, il Papa è di nuovo “il Papa” e deve essere un “Santo Padre” a tutti i costi, soprattutto dopo la “scivolata” con Francesco. Laddove la fede in Cristo si trasforma in superstizione nei confronti del Papa, le contraddizioni apparentemente non sono un problema per i cattolici; nemmeno quando viene profanato l’onore della Beata Vergine. Questo è davvero un “disastro”!
Nessuno può dire per quanto tempo la Chiesa sopravviverà in questa situazione ambivalente. Che si trovi di fronte a uno scisma finale è considerato certo. Verità e contraddizione alla fine prendono strade separate, e il grande compito dei papi avrebbe dovuto essere quello di impedirlo all’indomani del Concilio Vaticano II. La Chiesa soffre ancora di questo fallimento storico, eppure continua a tacere, a sua stessa rovina.
Nessuno di noi, però, può seguire Cristo, che è «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6), se allo stesso tempo segue le deviazioni di una Chiesa «postconciliare» e «sinodale» che si è staccata dalla verità della rivelazione divina e della tradizione ecclesiastica e inventa le proprie «verità».
La “benedizione” delle coppie omosessuali, istituita da Francesco, o la sua persecuzione della Messa tradizionale, sono stati un segno cristallino: nessun papa è al di sopra di Gesù Cristo! Nessun papa può sovvertire gli insegnamenti della Chiesa o dettarne la liturgia! Nessun papa è “signore” della Chiesa, e NESSUNO è tenuto a credere alle contraddizioni e agli errori proclamati da un papa. Nessun papa è DIO!
Questo vale sia per Francesco che per Leone XIV, perché siamo tutti obbligati solo a Gesù Cristo e non a un papa o all’altro. Al contrario: Leone, come Francesco, è vincolato dalla rivelazione e dagli insegnamenti tradizionali della Chiesa; laddove lui si sente libero da essi, noi non siamo obbligati a seguirlo.
Per questo motivo, desidero professare con tutto il cuore la mia fede nella Beata Vergine come Corredentrice e Mediatrice di tutte le Grazie e raccomandarla ai miei stimati lettori.
Riguardo a Papa Leone XIV, al Cardinale Fernandez e al loro documento mariano, ho solo le seguenti parole, che sembrano ancora più appropriate per un Papa americano, con tutto il rispetto: “Vergognati, Santo Padre!”
A volte è molto meglio per il proprio benessere mentale dire la verità piuttosto che glorificare eccessivamente e ingenuamente i papi.
§§§
Aiutate Stilum Curiae
IBAN: IT79N0200805319000400690898
BIC/SWIFT: UNCRITM1E35
***


17 commenti su “Tra Contraddizione e Superstizione: sulla Chiesa e i Papi nel nostro Tempo. Joachim Heimerl.”
“Magna quaedam, mihi crede, magna, sed sine ulla mole de animo cogitanda sunt”
-Dell’animo bisogna pensare cose grandi, credimi, “grandi”, ma senza massa alcuna.-
(Agostino. AN. QUANT. XIV, 24).
Bisogna temere non chi uccide il corpo, ma chi uccide l’animo, insegna Gesù.
Chè, se non è possibile sottomettere le profondità dell’animo con l’addomesticamento, basta toglierne la vita al corpo.
Ma era un animo diabolico quello!
Quale?
L’errore fondamentale di questo articolo sta nel dare per scontato che Bergoglio/Francesco e Prevost/Leone XIV siano papi legittimi, quando invece non lo sono affatto:
https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome
Nessun ‘Santo Padre’ si deve quindi ‘vergognare’ di alcunché…
Il problema reale è che la Chiesa Cattolica Romana sta attraversando un ‘periodo di eccezione’: in questo contesto all’autentico Papa non è ‘concessa’, dai cosiddetti ‘poteri forti’, la facoltà di governo (ministerium). La Sede Apostolica risulta quindi, al momento, totalmente impedita e l’autorità legittima è soppiantata da una gestione politica pseudo-sinodale che comporta squallidi compromessi, la diffusione più o meno strisciante di eresie, l’assegnazione di importanti incarichi a personaggi di dubbia moralità ecc.
Questo ‘passa il convento’ ora… e purtroppo al momento l’unica via praticabile è quella del discernimento: separare la verità dalla menzogna e fare ciascuno del proprio meglio per contenere i danni, in attesa che la situazione mondiale permetta alle verità nascoste di manifestarsi in tutta la loro portata rivoluzionaria.
Al Concilio Vaticano II non sono imputabili le attuali derive, come alla tutela (reale) dell’ambiente non è imputabile un certo ambientalismo distorto (in particolare quello che identifica nella popolazione un nemico da ridurre e controllare).
Attenzione quindi, perché nel ‘fumo di satana’ è facile confondersi, scambiando gli alleati per nemici e viceversa…
“nessun papa è al di sopra di Gesù Cristo! Nessun papa può sovvertire gli insegnamenti della Chiesa o dettarne la liturgia! Nessun papa è “signore” della Chiesa, e NESSUNO è tenuto a credere alle contraddizioni e agli errori proclamati da un papa. Nessun papa è DIO!”
Tutti peŕò sono liberi di cambiare pensiero secondo anche una antichissima legge stabilita dalla chiesa romana e denominata “Indiculus”.
È una chiesa che piange: “tota Aecclesia ingemiscente” che si basa su questa norma: “LEX ORANDI STATUAT LEGEM CREDENDI”.
È il modo di pregare che stabilisce del contenuto del credo.
Come si prega così si crede e spera.
Articolo di una chiarezza esemplare.
PAROLE SANTE!
Gianfranco, ich danke Ihnen. Es war tatsächlich meine Absicht, klare Worte zu finden.
Dabei ist es nie meine Absicht, “theologische” Artikel zu verfassen, die niemand versteht
(das machen Geistliche meistens), sondern die Dinge essayistsch runterzubrechen,
nicht für Theologen, sondern für ein “normales” Publikum, das ich erreichen möchte und
das “normal” katholisch denkt, ohne sich von den Theologen beirren zu lassen, die alles
für alle passend machen wollen und heute dieses behaupten und morgen jenes und
doch nur sich selbst im Blick haben.
Ich danke Ihnen und bitte Sie und alle Leser, die mir gewogen sind, um Ihr Gebet.
Gott segne Sie!
Ihr P. Joachim Heimerl v. Heimthal
Non intendo difendere Papa Francesco, né indulgere in una retorica consolatoria sul presente ecclesiale. Molte ferite sono reali, molte confusioni oggettive, molte scelte discutibili. Tuttavia, proprio perché la situazione è grave, è necessario dirlo con chiarezza: questo articolo non è una critica cattolica, ma una demolizione ideologica che finisce per colpire la fede stessa della Chiesa.
Il problema principale non è che cosa l’autore critica, ma come lo fa e dove conduce il suo ragionamento.
⸻
1. Una falsa alternativa: o superstizione papale o delegittimazione del papato
È vero: il Papa non è Dio, non è impeccabile, non è santo “per ufficio”. Su questo la dottrina cattolica è limpida. Ma l’articolo costruisce una falsa alternativa: o l’iperpapalismo superstizioso, oppure la radicale delegittimazione del Papa come figura ecclesiale assistita dallo Spirito Santo.
Questa alternativa è estranea al cattolicesimo. La fede della Chiesa ha sempre tenuto insieme due verità:
• il Papa è un uomo fallibile;
• l’ufficio petrino non è una funzione puramente umana, né un ruolo politico revocabile a piacere.
Qui, invece, si passa senza soluzione di continuità dalla critica dell’iperpapalismo a una visione di fatto protestante, nella quale il Papa diventa un soggetto sospetto per principio, giudicabile unilateralmente come eretico da un singolo sacerdote, con conseguente sospensione dell’obbedienza ecclesiale. Questo non è discernimento: è rottura.
⸻
2. L’“iperpapalismo” rovesciato: il Papa come demiurgo del male
L’autore accusa giustamente una certa glorificazione ingenua dei papi, ma poi cade nello stesso errore in forma speculare. A Papa Francesco viene attribuito un potere smisurato: avrebbe “sostituito la Chiesa”, “cambiato la fede”, “negato l’universalità salvifica di Cristo”. A Leone XIV viene imputata una continuità programmata, quasi cospirativa, prima ancora che i fatti lo dimostrino.
Questo è iperpapalismo negativo: se prima il Papa era visto come quasi divino, ora viene dipinto come quasi diabolico. In entrambi i casi, il risultato è lo stesso: Cristo scompare dalla scena, e tutto ruota ossessivamente intorno al Papa, nel bene o nel male.
⸻
3. Abuso teologico della questione del “papa eretico”
La possibilità teorica di un papa eretico è una quaestio disputata nella teologia cattolica, mai definita dogmaticamente e sempre trattata con estrema prudenza dai grandi teologi (Bellarmino, Suarez, Caietano). Nell’articolo, invece, essa diventa un fatto acquisito, applicato senza mediazioni, senza autorità competente, senza distinzione tra errore pastorale, ambiguità dottrinale ed eresia formale.
Questo non è rigore dottrinale: è abuso della teologia per giustificare una posizione già decisa in partenza.
⸻
4. La Madonna ridotta a strumento polemico
Il passaggio sui titoli mariani (Corredentrice, Mediatrice di tutte le Grazie) è particolarmente rivelatore. Tali titoli, venerabili e diffusi nella pietà cattolica, NON SONO DOGMI DEFINITI e non hanno mai costituito una condizione di ortodossia. Nessun papa, nemmeno il più tradizionale, è obbligato a promuoverli come dottrina vincolante.
Presentare una diversa formulazione mariana come un “attacco alla Beata Vergine” o come una “privazione di titoli che facevano parte della fede” è teologicamente scorretto e spiritualmente manipolatorio. Maria non viene difesa: viene usata come clava ideologica.
⸻
5. Il linguaggio come rivelatore dello spirito
Un ultimo elemento non secondario: il linguaggio. L’articolo è attraversato da espressioni come “disastro”, “vergogna”, “idolo”, “Chiesa sostituita”, “scisma certo”. Questo non è il linguaggio della profezia biblica, che chiama alla conversione restando dentro il popolo di Dio; è il linguaggio della teologia del risentimento, che prepara la separazione mentre pretende di denunciare l’errore.
⸻
Conclusione
Non occorre difendere Papa Francesco ( e non è per niente mia intenzione) per affermare che questo articolo è teologicamente scorretto, ecclesialmente distruttivo e spiritualmente pericoloso. Parte da problemi reali, ma li assolutizza fino a dissolvere la fiducia nella Chiesa come luogo concreto della presenza di Cristo.
La fede cattolica non consiste nello scegliere tra Cristo e la Chiesa, tra il Vangelo e la comunione ecclesiale. Consiste nel seguire Cristo nella Chiesa, anche quando essa è ferita, confusa, peccatrice. La critica è necessaria; la demolizione no. Il discernimento è doveroso; la delegittimazione sistematica no.
La Tradizione non si difende spezzando il Corpo ecclesiale, ma custodendo la verità senza idolatrie e senza scismi interiori. Questa è la via più difficile, ma è l’unica davvero cattolica.
Quando non ero rientrato nella Chiesa cattolica, un Maestro Venerabile della Massoneria maceratese mi dette da leggere materiali Rosacroce. Ero al settimo cielo per le nuove conoscenze che non trovavo con al religione di Scientology, che era stato il mio primo approccio con un pensiero occulto dopo la militanza materialista nel PCI. Un giorno un 33° Grado della Massoneria mi chiese cosa ne pensassi dei materiali Rosacroce che stavo studiando. Gli espressi tutta la mia gioia. “Pensi – mi rispose quello – lei sta studiando ciò che è ha studiato Papa Giovanni XXIII, che è un 18° Grado della Massoneria”. Mi esaltai ancora di più: accidenti, ho le “conoscenze” di un Papa… Poi, ripensandoci, mi dissi: se quel Papa è un 18° Grado allora vuol dire che è un Massone… Infatti, mi era stato pure detto che quel Papa era stato “iniziato” quando era Nunzio Apostolico” in Bulgaria… Tenni sempre per me questa notizia. Che poi lessi alcuni anni fa su Chiesa Viva.
Nessuno proibisce la “conoscenza” di “materiali” contrari alla Chiesa cattolica. Ma è diverso se si è degli “iniziati”. Una “iniziazione” impegna l’individuo a livello spirituale e non si possono avere due “padroni”. Per come si comportano uomini di Chiesa ciò non mi meraviglia affatto, dato che non è solo il “fumo di Satana” ad essere entrato nella Chiesa, ma è la stessa Chiesa che sembra essere diventata l’antro di Lucifero e di Arimane; ossia dei “due” che “entrano nei sette centri di forza dell’aura degli individui, chiamati “chakra”, influenzando i pensieri e le azioni (adulterandole) degli uomini di Chiesa, dal più Basso al più Alto. Se nella Bibbia illustrata edita dai Gesuiti con tanto di imprimatur dell’allora Cardinale Martini, che in Teosofia qualcuno diceva che sarebbe diventato l’Ultimo Papa, dalla Trasfigurazione è stata cancellata la parte finale che dice che Giovanni Battista era stato quel profeta Elia, che sarebbe venuto prima del Messia, e che ne avevano fatto ciò che “hanno voluto”, come svelava il Cristo ai tre Apostoli della Trasfigurazione, non mi meraviglierei se nei nuovi Vangeli togliessero il versetto del Sangue di Cristo versato per “molti”, mettendoci quel “per tutti”, vanificando così la Forza dell’Eucaristia. Non c’è “supplet ecclesia” che tenga, valido per i sacerdoti disattenti, o ignoranti, quando le “formule” della Magia cristiana (perché le regole dei Sacramenti nelle forme “parlate” e nei gesti altro non sono che “tecniche” che permettono alla Magia cristiana – al Miracolo – di compiersi). E che dire di quei battesimi, presenti su Google, e che avvengono nelle nostre chiese, quando non viene versata l’acqua battesimale per tre volte – e contemporaneamente alla formula – sulla sommità del cranio, dove c’è il Settimo “chakra” con cui si ha il contatto con il vasto mondo spirituale, e che in questo caso viene aperto affinché il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo entrino nel catecumeno, e vi restino, sigillati dal Sacro Crisma. Osservando le mostruose aberrazioni teologiche e personali nella gran parte del clero, nella battaglia impari con questo potere satanico diffuso, altro non mi resta che credere che le Potenze Metafisiche che sovrastano l’umanità intervengano a rimettere le cose nel loro ordine mentale naturale e spirituale.
Che si sia nella esaltazione della Fede, o nella “notte oscura dell’anima”, l’unica via percorribile è quella data dal nostro Maestro Gesù, detto il Cristo, e allo Spirito Santo, a cui dovremmo chiedere di guidarci sulla Sua vera via, prendendosi parte del giogo che opprime la nostra mente umana.
A ciascuno il suo: a noi fedeli, tra il “molti”, di essere fedeli aggrappati al Cristo, allo Spirito Santo, a Dio, a Maria; per la nostra parte. E sulle cose superiori il compito alle Potenze Metafisiche di intervenire – e interverranno – contro i nemici cosmici che ci vogliono schiavi del peccato, e senza misericordia, per riempire il loro pianeta, definito “inferno”.
Non dimentichiamo mai che noi abbiamo avuto la Conoscenza del Bene e del Male. E quindi siamo in grado di discernere il Bene dal Male, confrontando le nostre azioni con – ad esempio – i Dieci Comandamenti, ormai dimenticati nelle omelie dei sacerdoti.
Sì, il sangue di Cristo è stato versato per noi peccatori, affinché si diventi come vuole la Trinità. Poiché non è automatica la salvezza con il Sangue del Cristo, sempre e comunque, chiediamo onestamente di essere guidati dai “Nostri Salvatori” e non dal Satana degli altri..
Dio si è rivelato “in schriptis et non schriptis traditionibus”.
Per gli scritti ha usato tre lingue: ebraico/aramaico,
greco,
latino.
Poi, uomini han scelto e stabilito quali fossero quelli “autentici” e quindi canonici.
Sono le traduzioni in tutte le altre lingue, quelle attualmente in uso, che vengono cambiate a piacere pastorale in base alle mai sopite divergenze di traduzione.
Tradurre implica spesso un favorevole tradimento.
Vedi quello della preghiera insegnata da Gesù, già non proprio identica in tutti i suoi versetti/richieste fin dalle basi pervenuteci.
Giorgio,
nel suo intervento convivono elementi veri, intuizioni comprensibili e gravi confusioni dottrinali che vanno chiarite, non assecondate.
⸻
1. Conoscenza, iniziazione, fede
Lei dice una cosa corretta: non è la stessa cosa conoscere e iniziarsi.
La Chiesa non ha mai proibito lo studio di testi errati o persino avversi, ma ha sempre condannato l’iniziazione esoterica, perché comporta un vincolo spirituale incompatibile con la fede cristiana. Su questo punto la dottrina cattolica è limpida.
Ma proprio per questo non si può insinuare, senza prove storiche serie, che papi o vescovi siano stati “iniziati” a società segrete.
Le voci su Giovanni XXIII massone o rosacrociano sono tesi complottistiche smentite dagli storici seri, nate in ambienti polemici e mai dimostrate. Ripeterle non rafforza la fede: la indebolisce, perché la sposta dal terreno della verità a quello del sospetto permanente.
⸻
2. La Chiesa non è un covo di Lucifero
Qui occorre essere molto netti:
dire che “la Chiesa è diventata l’antro di Lucifero e di Arimane” non è linguaggio cristiano, ma gnostico ed esoterico.
La Chiesa:
• può essere ferita,
• può essere infedele nei suoi membri,
• può attraversare crisi gravissime,
ma non cessa mai di essere la Chiesa di Cristo.
Altrimenti Cristo avrebbe mentito quando ha promesso: “le porte degli inferi non prevarranno”.
Il male agisce nella Chiesa, non al posto della Chiesa.
Confondere le due cose è precisamente l’errore che porta allo scisma o alla disperazione spirituale.
⸻
3. Chakra, aura, “magia cristiana”: qui il confine è superato
Con rispetto ma con chiarezza:
quando lei parla di:
• chakra,
• aura,
• energie,
• “magia cristiana”,
• tecniche sacramentali come atti magici,
non sta più parlando da cattolico, ma da sincretista.
I sacramenti non funzionano per energie, né per tecniche occulte.
Agiscono ex opere operato, per volontà di Cristo, non per automatismi cosmici o punti energetici del corpo.
Il Battesimo non apre il “settimo chakra”:
rigenera l’uomo nello Spirito Santo.
Ridurre i sacramenti a meccanismi energetici significa svuotarli della grazia e ricondurli alla magia, cosa che la Chiesa ha sempre condannato.
⸻
4. “Per molti” e “per tutti”
Lei tocca un tema reale, ma lo interpreta in modo errato.
Il sacrificio di Cristo è sufficiente per tutti, ma efficace per molti:
questa è la dottrina cattolica di sempre.
Dire “per tutti” non annulla l’Eucaristia, né la trasforma in magia inefficace.
Il problema non è la formula isolata, ma la fede della Chiesa che celebra.
Qui serve sobrietà teologica, non allarmismo apocalittico.
⸻
5. Martini, “ultimo papa”, profezie
Le voci su Carlo Maria Martini come “ultimo papa” appartengono alla letteratura esoterica e teosofica, non alla fede cattolica.
Riprenderle significa lasciar entrare nella lettura cristiana categorie che non vengono dal Vangelo, ma da correnti estranee – e spesso ostili – al cristianesimo.
⸻
6. Dove ha ragione
Lei ha ragione quando dice:
• che non esiste salvezza automatica,
• che il discernimento del bene e del male è necessario,
• che i Dieci Comandamenti non possono essere rimossi,
• che la fedeltà a Cristo è l’unica via.
Ma tutto questo non ha bisogno di potenze metafisiche impersonali, né di battaglie cosmiche gnostiche.
Ha bisogno di Cristo, della Chiesa, dei sacramenti e della grazia.
⸻
7. Conclusione
La fede cattolica non si difende:
• sostituendo la Chiesa con “potenze superiori”,
• trasformando i sacramenti in rituali energetici,
• leggendo la storia come una cospirazione permanente.
Si difende restando nella Chiesa, anche quando è ferita, e purificando la fede da ogni infiltrazione esoterica, anche quando sembra “spiegare tutto”.
Lei conclude bene quando dice di voler restare aggrappato a Cristo.
Il passo ulteriore è questo:
restarvi con la fede della Chiesa, non con categorie che vengono da altrove.
Su questo terreno – e solo su questo – il discernimento diventa davvero cristiano.
Il continuo perenne equivoco tra la Chiesa, Sposa immacolata senza rughe e senza macchia, del Cristo e quella costuituita da uomini peccatori.
Uomini santi, guide spirituali cui troppi cervelli adbicando la fatica di pensare, hanno preferito la quieta sottomissione diventando anche aggressivi e violenti.
Come ben ha spiegato il Nobel Rita Levi Montalcini.
Se oggi ci si lamenta di un simile comportamento da parte dei nemici della Chiesa supposta “di sempre” , altro non hanno da fare i suoi granitici difensori che un esame di coscienza e ripetere e fare quanto la preghiera, gemito del cuore insegna: rimetti a noi le nostre colpe così come noi le perdoniamo a loro!
Infatti la “verità” non ha bisogno di difensori ad hoc! Si difende da sè, anche se sepolta sotto tre metri di terra in un cimitero, come dice Shakespeare, torna in superfice. La verità è inesorabilmente lenta, i suoi tempi sono i tempi evolutivi e l’uomo preferisce abdicare alla propria ragione a favore dell’effetto placebo dei tempi delle gratificanti metafisiche teologiche, consultabili nelle dottrine illustrate dai “legittimi” pastori.
Caro Rolando,
egocentrismo e relativismo che mi ricordano la recente “giustificata” indignazione del ladro fratello del ladro
( fatto fuori dal derubato minacciato di morte nella propria casa ):
” Ucciso mentre stava svolgendo il suo lavoro! ”
Ciao.
Carissima Adriana 1.
Mors tua, vita mea.
Non c’è giustificazione che tenga, anche se il più furbo ha la sua.
Quanto al papa agostiniano Leone, che non vuol sentir parlare di Corredentrice, di motivazioni ne ha certamente molte, a cominciare dal suo stesso fondatore Agostino che fondò la redenzione su un biblico inesistente Peccato originale che ci destina a “massa dannata” destinando l’amore di Dio a questo specifico disegno redentivo, come se il suo amore infinito non avesse potuto assolutamente conosce mai altre possibilità.
Io, questa la chiamo gestione dell’amor Dei da parte dell’umano meschino potere del più furbo, cioè del più penoso. Moktheròs.
Caro Rolando,
passa il tempo ma l’indole provocatoria ti rimane che per essere feconda deve poggiarsi su basi corrette . Scusami la battuta.
Attribuire a sant’Agostino l’invenzione di un “peccato originale biblicamente inesistente” è storicamente e teologicamente scorretto. Agostino non inventa il peccato originale: egli tenta di pensare fino in fondo, con le categorie del suo tempo, ciò che la Scrittura già afferma in modo inequivocabile (Gen 3; Rm 5; 1Cor 15). Che la sua elaborazione sia segnata da un forte accento drammatico sulla condizione umana è vero; che alcune sue formulazioni siano state poi corrette, precisate o riequilibrate dalla tradizione successiva è altrettanto vero. Ma ridurre Agostino a un ideologo di una “massa dannata” è una semplificazione che non regge né alla lettura dei testi né alla storia del dogma.
La Chiesa, infatti, non ha mai canonizzato il sistema agostiniano nella sua forma più dura, ma lo ha recepito criticamente, purificandolo. Il peccato originale, nella fede cattolica, non è una “condanna preventiva”, ma una ferita reale della libertà umana che rende la redenzione necessaria, non arbitraria. Dire che l’amore di Dio “avrebbe potuto scegliere altre possibilità” è una speculazione legittima sul piano filosofico, ma non autorizza a svuotare la Croce del suo significato storico e salvifico.
Quanto al titolo di Corredentrice, il punto decisivo non è Agostino né un presunto “agostinismo” di Leone XIV. Il punto è che la Chiesa non ha mai definito dogmaticamente quel titolo, pur riconoscendo senza ambiguità il ruolo unico e singolare di Maria nella storia della salvezza. Rifiutare una definizione o un linguaggio non equivale a negare la verità che quel linguaggio cerca di esprimere. Confondere i due piani significa fare della teologia una battaglia simbolica, non un servizio alla verità.
Infine, parlare di “gestione dell’amor Dei da parte del potere umano” rovescia il problema. Il rischio reale oggi non è che Dio venga difeso troppo poco, ma che l’uomo si arroghi il diritto di giudicare dall’alto ciò che Dio avrebbe dovuto fare o non fare. Questa non è liberazione dalla teologia, ma una sua sostituzione con l’antropologia del sospetto.
La redenzione cristiana non nasce da un Dio meschino né da un progetto penoso, ma da un amore che prende sul serio il male del mondo fino a caricarselo addosso. Se si toglie questo, non si libera l’amore di Dio: lo si rende superfluo.
Carissimo DON PIETRO PAOLO, ti ringrazio per questo fiorellino tuo:
“ma l’indole provocatoria ti rimane che per essere feconda deve poggiarsi su basi corrette”.
E dove stanno mai “le basi corrette”?
E meno male che ti esprimi col plurale!
Pensa un po’ se tu avessi scritto “su base corretta”!
Lo so bene che non è pensiero del tutto originario di Agostino.
Paolo, supposto ispirato da Dio, scrive lapidariamente che “A causa di un solo uomo, Adamo, è venuto nel mondo il Peccato” e tutti hanno peccato in lui!
Qui, a me interessa osservare una cosa ben più mastodontica: Eva è qui esonerata dal Peccato originale in quanto donna, femmina. Irredemibile quindi, come ben sostiene Wagner nella figura di Kundry nella sua famosa opera Parsifal.
Eppure è la prima a disobbedire a ELOHIM!
E perchè mai?
Perchè secondo la bibbia e la menttalità del tempo, a trasmettere la vita, cioè il piccolo uomo, l’omunculo, era solo il seme maschile prodotto dal maschio. Nessana parte aveva la donna. La donna covava, ne accresceva la massa corporea, già tutta ben presente nel seme maschile e solo in questo.
Su questa base culturale Paolo esclude Eva dalla colpa originale. Come se Adamo stesso avesse generato Eva.
E si può dire che in qualche modo ELOHIM ha tolto Eva dal corpo di Adamo.
Quindi solo da Adamo, per Paolo, origina un originale male per tutti. Non da Eva.
Ma la bibbia ebraica non conosce questa colpa come peccato primo e originale.
Le cose poi si complicano con la traduzione latina della Vulgata per via di quell'”ipsa conteret” in traduzione.
Tu mi parli di “basi corrette”?
E sia! Da tutto si può apprendere tutto.
Stammi bene.
Oggi è Sant’Agnese. Qui da queste parti si dice: A sant’Agnese le lusèrtole nele sèse. E domani, se ricordo bene, santa Emerenziana, la pietosa matrona romana….
Quanto poi, caro DON PIETRO PAOLO, all’ “antropologia del sospetto”, mille volte umanamente meglio questa, secondo me, che la teologia tappabuco fin da quando (e certamente prima) Crizia ne aveva capito politicamente l’importanza. Quella importanza che Gesù ebreo vanifica in un solo umano insegnamento riportato in Mt 25, 31-46.
Quando un umano sa d’aver agito in conformità, è già salvo. Ha già ricevuto la salvezza. Non serve teologia, quella vera, corretta, ma umana compassione e generosità di perdono, consci, a propria volta, del suo bisogno.
Mi limito a questa conclusione dell’autore:
“A volte è molto meglio per il proprio benessere mentale dire la verità piuttosto che glorificare eccessivamente e ingenuamente i papi.”
La verità non è in relazione al benessere mentale del cervello umano perchè è una realtà che non può essere contenuta tutta intera, compresa/compressa, nella memoria di nessun cervello umano.
Lo insegna la stessa semantica della parola greca alètheia documentata da Giovanni e messa in bocca a Gesù nel processo davanti a Pilato.
Pertanto se un tipo di verità soddisfa il proprio benessere altro non è che banale egocentrismo dottrinale di tipo teologico.
La ricerca, poi, di conferma in altri è chiara prova di relativismo.
I commenti sono chiusi.