Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da don Francesco D’Erasmo, che ringraziamo di cuore. Buona lettura e diffusione.
§§§
Il grande inganno
Pochi giorni fa parlando con un ecclesiastico di rilievo, sono rimasto davvero senza parole.
Ancora oggi, anche sacerdoti e vescovi, e purtroppo perfino cardinali, pur avendo studiato, alcuni addirittura fino al dottorato, alcuni ricoprono o hanno ricoperto gli incarichi più delicati nella Chiesa, eppur ignorano – o fingono di ignorare, loro lo sanno, io no-, le cose più elementari che io, già giovane seminarista, non potevo ignorare.
E su questa “ignoranza”, che a sua volta viene insegnata, come errore, vengono costruite opinioni che si diffondono capillarmente in tutto il corpo ecclesiale, e vengono di fatto trasformate in dogmi, perché chi non le ripete pedissequamente viene perseguitato come nemico della Chiesa e del papa.
Tali errori grossolani e gravi, voglio qui denunciare, perché se li tacessi me ne farei complice.
1 – La Messa di Paolo VI (promulgata il 3 aprile 1969) sarebbe la Messa del Concilio Vaticano II (d’ora in avanti CVII).
Non c’è niente di più falso!
La Costituzione Sacrosantum Concilium del Concilio Vaticano II infatti si limita a dare delle indicazioni. Il concilio si è concluso nel 1965, e i Padri Conciliari non hanno promulgato alcun Messale!
Ci sono studi molto approfonditi sulle problematiche della Messa di Paolo VI, ma la questione fondamentale è proprio questa: che non è la Messa del Concilio, è la Messa di Paolo VI !
Le famose critiche di Ottaviani e Bacci mettono in evidenza alcuni problemi oggettivi della nuova versione della Messa di Rito Latino.
Gli studi di molteplici autori evidenziano le problematiche della Commissione Bugnini, e l’azione perversa di costui nel manipolare la Commissione e il Papa, prima che la Messa fosse promulgata.
Ma ripeto, e non sarà mai abbastanza: la Messa di Paolo VI semplicemente non è stata promulgata dal Concilio Vaticano II, ma da un papa, successivamente.
Da questa menzognera identificazione vengono poi tratte altrettanto erronee e menzognere nefaste conclusioni: la più evidente è che, chi osserva aspetti problematici del nuovo Rito della Messa, sarebbe automaticamente per ciò stesso critico nei confronti del CVII.
Anche questo è una colossale menzogna, basata appunto sulla tale falsa premessa.
E qui vediamo il grande paradosso. Tanto la Fraternità San Pio X (FSSPX) – che si presenta come l’unica difensora della tradizione-, come i suoi nemici, cadono nella stessa diabolica identificazione.
Gli uni per accusare il Concilio Vaticano II di ogni male che essi vedono nella Chiesa, e particolarmente nella forma in cui la Santa Messa viene celebrata. Gli altri nel ritenere che chi preferisce celebrare il Rito Apostolico come è sempre stato celebrato nella Chiesa Latina sia automaticamente un ribelle nemico del Concilio Vaticano II.
Rimango veramente allibito dal fatto che anche un cardinale che difende la celebrazione della Santa Messa Apostolica afferma che sia auspicabile tornare al “Summorum Pontificum” chiedendo che coloro che celebrano la Santa Messa nel Rito Apostolico siano chiamati a giurare una accettazione del CVII.
Ciò è abominevole per due motivi: uno, che così si trasforma il CVII in un Superdogma, facendo della sua accettazionne supina la condizione unica della appartenenza alla Chiesa Cattolica (e perché allora è stato ripudiato il giuramento antimodernista per iniziare il CVII?). Il secondo motivo è che con questa condizione premessa alla possibilità di celebrare il Sacro Rito come la Santa Chiesa lo ha sempre celebrato, si abolisce il contenuto stesso di Summorum Pontificum, che mette in evidenza che tale rito non può essere mai da nessuno messo “fuori legge”, e si afferma come implicazione indiretta e necessaria che la sua celebrazione sarebbe da sola un atto di rifiuto del CVII.
La seconda grande menzogna che attanaglia ecclesiastici anche molto formati e investiti delle più alte cariche, è che la Messa di Paolo VI giustificherebbe e promuoverebbe per se stessa gli abusi che molti commettono nel celebrarla, e le successive innovazioni “liturgiche” ad essa aggiunte posteriormente.
Anche qui noi vediamo che nella struttura stessa della Messa, e nelle norme con cui è stata promulgata, oltre che nelle decisive precisazioni fatte ufficialmente dalla Santa Sede, specialmente nella Istruzione Redemptionis Sacramentum del 23 aprile 2004, tali identificazioni vengono esplicitamente smentite.
Non è vero che la distribuzione della Comunione sulla Mano, la distribuzione della Comunione da parte di laici, o peggio di laiche, la presenza di ministri liturgici laici, o addirittura donne, l’introduzione di musiche diverse dal gregoriano, la banalizzazione della Messa, la trasformazione dell’altare in una mensa, la direzione della Messa verso il popolo, e tanti altri abominii appartengano di per sé alla Messa di Paolo VI. Non c’è usa sola prova del contrario!
Anche da questa abominevole menzogna viene tratta una serie di conseguenze altrettanto abominevoli e ingannevoli: prima fra tutte che chi si oppone a tutte queste forme di profanazione del Santo Sacrificio sarebbe per se stesso contrario alla Messa di Paolo VI.
No!
Chi si oppone alle profanazioni non è contrario alla Messa di Paolo VI, ma è a favore del Sacro Rispetto e della giusta e doverosa Adorazione di Dio, presente veramente e realmente nel Santo Sacrificio e nelle Sacre Specie!
Se qualcuno per strada aggredisce una mamma, e il figlio presente si scaglia contro l’aggressore, forse qualcuno è così pazzo da accusare il figlio di aver aggredito tale aggressore?
Perché allora ci si scandalizza dei cattolici che si scagliano contro chi manca di rispetto o addirittura profana il Santo Sacrificio e le Sacre Specie, accusandolo di mancare di rispetto ai Ministri Sacri, se sono questi ultimi che commettono questi abomini o li favoriscono?
Dobbiamo ripetere forse la domanda di Gesù: “È più grande l’offerta, o l’altare che rende sacra l’offerta?” (Mt 23, 19ss)
È più degno di rispetto il Signore Dio, presente sull’altare, o il ministro che gli deve rendere culto?
E vorrei, di tutte le cose citate velocemente, ricordare la norma esplicita ribadita da Redeptionis Sacramentum: “Se c’è pericolo di profanazione non sia distribuita la Comunione sulla mano dei fedeli” (RS 92). Essendo il celebrante l’unico responsabile della Santa Comunione durante la Celebrazione della Santa Messa, è totalmente falso che il sacerdote sia sempre obbligato a dare la Comunione sulla mano a chi la richiede!
Oltretutto è ricordato evidentemente in tale documento e in tutta la tradizione della Chiesa che il sacerdote non è obbligato a dare la Comunione a chi vive in una situazione di contraddizione con la fede cattolica pubblicamente nota.
Che la Santissima Vergine, sposa dello Spirito Santo, possa far sì che questo testo aiuti coloro che senza colpa a causa di questi errori “erano tenuti in schiavitù” (Eb 2,15), specialmente quando sono sacerdoti, tenuti lontano, da una formazione deformante, dalla verità del Sacro Magistero.
Amen.
Don Francesco d’Erasmo, Sacerdote Cattolico
Fatima, 7 agosto 2026, san Gaetano Confessore.
Seguimi anche su Telegram.
§§§
Aiutate Stilum Curiae
IBAN: IT79N0200805319000400690898
BIC/SWIFT: UNCRITM1E35
***
Stilum Curiae lo trovate anche qui:
https://www.instagram.com/sanpietrotos/
https://www.facebook.com/marco.tosatti/
https://www.facebook.com/profile.php?id=100063593462822
www.linkedin.com/in/marco-tosatti-77b42a21
***

