Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da don Francesco D’Erasmo, che ringraziamo di cuore. Buona lettura e diffusione.
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Il grande inganno
Pochi giorni fa parlando con un ecclesiastico di rilievo, sono rimasto davvero senza parole.
Ancora oggi, anche sacerdoti e vescovi, e purtroppo perfino cardinali, pur avendo studiato, alcuni addirittura fino al dottorato, alcuni ricoprono o hanno ricoperto gli incarichi più delicati nella Chiesa, eppur ignorano – o fingono di ignorare, loro lo sanno, io no-, le cose più elementari che io, già giovane seminarista, non potevo ignorare.
E su questa “ignoranza”, che a sua volta viene insegnata, come errore, vengono costruite opinioni che si diffondono capillarmente in tutto il corpo ecclesiale, e vengono di fatto trasformate in dogmi, perché chi non le ripete pedissequamente viene perseguitato come nemico della Chiesa e del papa.
Tali errori grossolani e gravi, voglio qui denunciare, perché se li tacessi me ne farei complice.
1 – La Messa di Paolo VI (promulgata il 3 aprile 1969) sarebbe la Messa del Concilio Vaticano II (d’ora in avanti CVII).
Non c’è niente di più falso!
La Costituzione Sacrosantum Concilium del Concilio Vaticano II infatti si limita a dare delle indicazioni. Il concilio si è concluso nel 1965, e i Padri Conciliari non hanno promulgato alcun Messale!
Ci sono studi molto approfonditi sulle problematiche della Messa di Paolo VI, ma la questione fondamentale è proprio questa: che non è la Messa del Concilio, è la Messa di Paolo VI !
Le famose critiche di Ottaviani e Bacci mettono in evidenza alcuni problemi oggettivi della nuova versione della Messa di Rito Latino.
Gli studi di molteplici autori evidenziano le problematiche della Commissione Bugnini, e l’azione perversa di costui nel manipolare la Commissione e il Papa, prima che la Messa fosse promulgata.
Ma ripeto, e non sarà mai abbastanza: la Messa di Paolo VI semplicemente non è stata promulgata dal Concilio Vaticano II, ma da un papa, successivamente.
Da questa menzognera identificazione vengono poi tratte altrettanto erronee e menzognere nefaste conclusioni: la più evidente è che, chi osserva aspetti problematici del nuovo Rito della Messa, sarebbe automaticamente per ciò stesso critico nei confronti del CVII.
Anche questo è una colossale menzogna, basata appunto sulla tale falsa premessa.
E qui vediamo il grande paradosso. Tanto la Fraternità San Pio X (FSSPX) – che si presenta come l’unica difensora della tradizione-, come i suoi nemici, cadono nella stessa diabolica identificazione.
Gli uni per accusare il Concilio Vaticano II di ogni male che essi vedono nella Chiesa, e particolarmente nella forma in cui la Santa Messa viene celebrata. Gli altri nel ritenere che chi preferisce celebrare il Rito Apostolico come è sempre stato celebrato nella Chiesa Latina sia automaticamente un ribelle nemico del Concilio Vaticano II.
Rimango veramente allibito dal fatto che anche un cardinale che difende la celebrazione della Santa Messa Apostolica afferma che sia auspicabile tornare al “Summorum Pontificum” chiedendo che coloro che celebrano la Santa Messa nel Rito Apostolico siano chiamati a giurare una accettazione del CVII.
Ciò è abominevole per due motivi: uno, che così si trasforma il CVII in un Superdogma, facendo della sua accettazionne supina la condizione unica della appartenenza alla Chiesa Cattolica (e perché allora è stato ripudiato il giuramento antimodernista per iniziare il CVII?). Il secondo motivo è che con questa condizione premessa alla possibilità di celebrare il Sacro Rito come la Santa Chiesa lo ha sempre celebrato, si abolisce il contenuto stesso di Summorum Pontificum, che mette in evidenza che tale rito non può essere mai da nessuno messo “fuori legge”, e si afferma come implicazione indiretta e necessaria che la sua celebrazione sarebbe da sola un atto di rifiuto del CVII.
La seconda grande menzogna che attanaglia ecclesiastici anche molto formati e investiti delle più alte cariche, è che la Messa di Paolo VI giustificherebbe e promuoverebbe per se stessa gli abusi che molti commettono nel celebrarla, e le successive innovazioni “liturgiche” ad essa aggiunte posteriormente.
Anche qui noi vediamo che nella struttura stessa della Messa, e nelle norme con cui è stata promulgata, oltre che nelle decisive precisazioni fatte ufficialmente dalla Santa Sede, specialmente nella Istruzione Redemptionis Sacramentum del 23 aprile 2004, tali identificazioni vengono esplicitamente smentite.
Non è vero che la distribuzione della Comunione sulla Mano, la distribuzione della Comunione da parte di laici, o peggio di laiche, la presenza di ministri liturgici laici, o addirittura donne, l’introduzione di musiche diverse dal gregoriano, la banalizzazione della Messa, la trasformazione dell’altare in una mensa, la direzione della Messa verso il popolo, e tanti altri abominii appartengano di per sé alla Messa di Paolo VI. Non c’è usa sola prova del contrario!
Anche da questa abominevole menzogna viene tratta una serie di conseguenze altrettanto abominevoli e ingannevoli: prima fra tutte che chi si oppone a tutte queste forme di profanazione del Santo Sacrificio sarebbe per se stesso contrario alla Messa di Paolo VI.
No!
Chi si oppone alle profanazioni non è contrario alla Messa di Paolo VI, ma è a favore del Sacro Rispetto e della giusta e doverosa Adorazione di Dio, presente veramente e realmente nel Santo Sacrificio e nelle Sacre Specie!
Se qualcuno per strada aggredisce una mamma, e il figlio presente si scaglia contro l’aggressore, forse qualcuno è così pazzo da accusare il figlio di aver aggredito tale aggressore?
Perché allora ci si scandalizza dei cattolici che si scagliano contro chi manca di rispetto o addirittura profana il Santo Sacrificio e le Sacre Specie, accusandolo di mancare di rispetto ai Ministri Sacri, se sono questi ultimi che commettono questi abomini o li favoriscono?
Dobbiamo ripetere forse la domanda di Gesù: “È più grande l’offerta, o l’altare che rende sacra l’offerta?” (Mt 23, 19ss)
È più degno di rispetto il Signore Dio, presente sull’altare, o il ministro che gli deve rendere culto?
E vorrei, di tutte le cose citate velocemente, ricordare la norma esplicita ribadita da Redeptionis Sacramentum: “Se c’è pericolo di profanazione non sia distribuita la Comunione sulla mano dei fedeli” (RS 92). Essendo il celebrante l’unico responsabile della Santa Comunione durante la Celebrazione della Santa Messa, è totalmente falso che il sacerdote sia sempre obbligato a dare la Comunione sulla mano a chi la richiede!
Oltretutto è ricordato evidentemente in tale documento e in tutta la tradizione della Chiesa che il sacerdote non è obbligato a dare la Comunione a chi vive in una situazione di contraddizione con la fede cattolica pubblicamente nota.
Che la Santissima Vergine, sposa dello Spirito Santo, possa far sì che questo testo aiuti coloro che senza colpa a causa di questi errori “erano tenuti in schiavitù” (Eb 2,15), specialmente quando sono sacerdoti, tenuti lontano, da una formazione deformante, dalla verità del Sacro Magistero.
Amen.
Don Francesco d’Erasmo, Sacerdote Cattolico
Fatima, 7 agosto 2026, san Gaetano Confessore.
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16 commenti su “Il Grande Inganno. Novus Ordo, non la “Messa del Concilio”, ma di Paolo VI. Don Francesco D’Erasmo.”
Bravissimo, signor Fiorito!
I suoi argomenti non fanno una piega.
Ma la Trad. Inc. non può rassegnarsi alla logica. Se no, dovrebbe rinunciare alla sua missione di “accompagnare ” la Rivoluzione.
Sempre criticandola, s’intende!
Io credo sia giusto mettere in evidenza che a nessuno al mondo (né tanto meno agli pseudo-tradizionalisti) è lecito accusare i papi conciliari di essere i responsabili delle sempre più numerose profanazioni alla S. messa e alla S Eucarista.
Infatti, tutti i legittimi papi conciliari fino all’ultimo BXVI, hanno sempre raccomandato il rispetto al carattere sacro del S. Sacrificio e l’osservanza della tradizionale norma della comunione in ginocchio e sulla lingua.
Se le profanazioni avvengono è per l’obbedienza ai vescovi massoni come Bugnini e adesso agli antipapi massoni progay Bergoglio e Prevost e ai vescovi e sacerdoti a lui uniti.
▪️Ma quanti Sacerdoti modernisti o tradizionalisti si rendono conto che il sacrilegio più grande lo compiono loro quando offrono il S. Sacrificio di Cristo in comunione con l’anticristo pro-gay, pro-aborto, pro-invasione islamica Prevost e con la sua chiesa massonica ?
E che il “SACRUM” del miracolo Eucaristico “CESSA” di fronte alla più piccola “PROFANAZIONE” lo insegna San Giovanni Paolo II in “DOMENICAE CENAE”:
…” Il Sacerdote-celebrante, compiendo il santissimo Sacrificio e agendo “in persona Christi”, viene, in modo SACRAMENTALE e insieme ineffabile, introdotto ed inserito in quello strettissimo “SACRUM», nel quale egli a sua volta associa spiritualmente tutti i participanti all’assemblea eucaristica.
▪️ Quel “SACRO” non può nemmeno essere strumentalizzato per altri fini.
▪️ IL MISTERO EUCARISTICO, SEPARATO dalla sua propria natura sacrificale e sacramentale, semplicemente “CESSA” DI ESSERE TALE.
▪️ ESSO NON AMMETTE ALCUNA IMITAZIONE «PROFANA» che diventerebbe assai facilmente una PROFANAZIONE (!)
▪️Bisogna ricordarlo sempre, e forse soprattutto nel nostro tempo, nel quale osserviamo una tendenza a cancellare la distinzione tra “SACRUM” e “PROFANUM”, data la generale diffusa tendenza alla DISSACRAZIONE di ogni cosa.
In tale realtà la Chiesa ha il particolare DOVERE di assicurare e custodire il “SACRUM” dell’EUCARISTIA.
E io aggiungo: vietando ai sacerdoti scismatici di celebrare sacrilegalmente la S. Eucaristia invalida in comunione con l’attuale antipapa Prevost e con la sua setta .
https://youtube.com/shorts/mDc_WITAJbQ?si=kvN_l5U8U8PMFPmg
Don Francesco d’Erasmo distribuisce con grande generosità patenti d’ignoranza a sacerdoti, vescovi e cardinali. Qualche precisazione, però, forse gioverebbe anche a lui.
1. La Messa di Paolo VI non sarebbe la Messa del Vaticano II.
È vero che il Messale non fu materialmente redatto dai Padri conciliari, ma Sacrosanctum Concilium 50 dispose esplicitamente che «l’ordinamento rituale della Messa sia riveduto». Paolo VI, legittimo Pontefice, attuò e promulgò la riforma. Del resto, neppure il Messale detto tridentino fu promulgato dal Concilio di Trento: il Concilio terminò nel 1563, san Pio V lo promulgò nel 1570. Seguendo il ragionamento di don d’Erasmo, neppure quello sarebbe dunque “la Messa di Trento”.
Un sacerdote cattolico dovrebbe inoltre sapere che la disciplina liturgica compete alla Sede Apostolica (SC 22). Già Pio XII, nella Mediator Dei, riconosceva al Papa la potestà di introdurre e modificare i riti. Si può discutere sulla prudenza di alcune scelte di Paolo VI; non sulla legittimità della sua potestà di promulgarle.
2. Chiamare il Messale del 1962 «Rito Apostolico» è storicamente improprio.
Gli Apostoli non conobbero né il Messale del 1962 né quello del 1570. Il rito romano si è sviluppato nei secoli. Benedetto XVI parlava di due usi dell’unico Rito Romano, non di un presunto «Rito Apostolico» contrapposto a un altro che, per insinuazione, sarebbe meno apostolico.
3. Abusi e Messale non sono la stessa cosa.
Qui don d’Erasmo dice una cosa giusta, salvo poi chiamare «abomini» anche pratiche consentite dalla Chiesa. Un abuso è ciò che viola le norme liturgiche, non ciò che non corrisponde ai propri gusti. Sciatteria, spettacolarizzazione, musiche indegne, arbitrii del celebrante e banalizzazione dell’Eucaristia vanno certamente combattuti; ma sono abusi degli uomini, non conseguenze necessarie del Messale di Paolo VI. E la stravaganza umana, purtroppo, riesce a manifestarsi con qualsiasi Messale.
4. Anche sulla musica occorre precisione.
Il Vaticano II assegna al gregoriano il posto principale, ma Sacrosanctum Concilium 116 aggiunge immediatamente che gli altri generi di musica sacra «non si escludono affatto». Dunque non-gregoriano non significa automaticamente profano.
5. Comunione sulla mano.
Redemptionis Sacramentum 92 stabilisce che, «se c’è pericolo di profanazione», la Comunione non sia distribuita sulla mano. Certamente. Ma si tratta di un pericolo concreto, non della mera possibilità astratta: altrimenti, poiché un sacrilegio è possibile anche dopo aver ricevuto l’Ostia sulla lingua, bisognerebbe vietare anche quella modalità. La norma va applicata per ciò che dice, non trasformata in ciò che si vorrebbe dicesse.
6. «O peggio di laiche».
Questo inciso è davvero singolare. Se la Chiesa consente che, nei casi previsti, un fedele laico sia ministro straordinario della Comunione, sarebbe interessante conoscere il documento magisteriale secondo cui una donna sarebbe liturgicamente «peggio» di un uomo. Se non esiste, siamo davanti a un’opinione personale trasformata abusivamente in dottrina.
7. Vaticano II come “Superdogma”.
Accettare un Concilio ecumenico legittimamente celebrato e promulgato non significa affermare che ogni sua frase sia un dogma infallibile. Ma neppure significa poterlo rigettare globalmente come fosse un convegno facoltativo di teologi. Tra il «Superdogma» e il “superoptional” esiste la buona teologia cattolica.
Concludendo: siamo perfettamente d’accordo nel combattere i veri abusi e nel recuperare sacralità, adorazione, silenzio e rispetto dell’Eucaristia. Ma proprio per questo bisogna distinguere il Messale dagli abusi, la Tradizione dalle preferenze personali e la disciplina della Chiesa dalle proprie interpretazioni.
Prima dunque di stupirsi dell’«ignoranza» di sacerdoti, vescovi e cardinali, don d’Erasmo potrebbe ricordare una delle prime cose che insegnavano anche a noi in seminario: distinguere.
Perché, nel tentativo di abbattere i presunti «superdogmi» altrui, si rischia di fabbricarne di propri.
Lo Struzzo di Utopia non smette di salire in cattedra nei confronti dei confratelli,
rilevandone puntualmente l’incompetenza (secondo lui).
E’ davvero appiccicoso.
Be’, è organico a quel che secondo il grande Jackson è la “Trad.Inc. “. Criticano, stigmatizzano; ma rimangono, nei fatti, fiancheggiatori degli apostati di Roma.
Devo dire che mi sono sempre chiesto perchè conservare l’anonimato… Cosa succede di “criminoso” per impedire a dei sacerdoti di usare il proprio nome e il proprio “munus”, anche sulla rete… è una domanda che,per me, rimarrà senza risposta..
1. La Messa (e i libri liturgici) non dovrebbero essere di nessun Papa… Quello che fa il Papa è promulgare, non creare. Questo è capitato a quella che impropriamente è chiamata Messa di San Pio V. San Pio V non creò la Messa. La canonizzò. La Messa non fu creata dal Concilio di Trento, il Messale di San Pio V…non era di San Pio V, era della Chiesa. Mentre, a detta di Ratzinger, il Messale e i Sacramenti promulgati da Paolo VI, non sono stati solo promulgati ma creati ex novo, facendo a pezzi (…facendo a pezzi) l’edificio in essere e creandone un altro, con alcuni pezzi della precedente costruzione. Il Vaticano II ha sicuramente una responsabilità diretta in questa “creazione ex novo”, perchè ha chiesto che i riti venissero rivisti, non semplicemente riformati, come sempre fatto (cfr. SC n.4). E’ anche vero che però il Vaticano II non ha chiesto che venissero creati diversi e nuovi libri liturgici, come poi è stato fatto. Questo problema percorre tutti i documenti del Concilio, ed è il problema principale. Il modo di parlare non è netto, chiaro, ed inequivocabile. Ci si può appellare al Concilio, sia per distruggere, che per mantenere. Questo, sempre Ratzinger, nel suo discorso alla Curia del 2005, lo chiamò … “equilibrio fra continuità e discontinuità”, senza peraltro dimostrare che effettivamente di equilibrio si trattava. Un Sacerdote cattolico dovrebbe inoltre sapere che la Chiesa non è padrona, ma Serva di Dio. E che ciò che è formalmente legittimo, ciò che formalmente le compete, non può essere trasformato in una tirannide, come è capitato. La Chiesa legittimamente promulga e attua. Ma non può, come poi ha fatto, imporre LA SUA idea.
2. Come già detto, Benedetto XVI ha specificato, senza ombra di dubbio, che il “nuovo” Rito, e tutti i sacramenti “nuovi”, non ha nulla di “apostolico”, ma tutto di inventato, facendo a pezzi (…di nuovo: facendo a pezzi) ciò che esisteva. La Messa celebrata da San Gregorio Magno ha tutto il diritto di esser definita “apostolica”, perchè la Chiesa ha sempre custodito e tramandato solo ciò che aveva una chiara rispondenza nella Tradizione Apostolica. La Messa celebrata nel 1962 aveva la stessa forma di quella celebrata dal Papa Gregorio? No, perchè i libri liturgici sono stati organicamente riformati, in tutti i tempi della Chiesa. Ma non sono stati MAI cambiati, come avvenuto con il NOM
3.Il Messale Nuovo, favorisce in ogni modo possibile gli abusi
4.Il Canto Liturgico è uno soltanto. Sicuramente il non-gregoriano non è automaticamente profano, ma lo è in potenza, e, sempre grazie al NOM, quasi sempre ammesso. Anche qui, la Chiesa è Serva, non padrona. Il fatto che legittimamente possa esercitare la sua autorità, non consente che lo faccia come un tiranno
5.Qui si dovrebbe sapere, visto che sono Sacerdoti che scrivono (o per lo meno così dicono) che la Comunione sulla mano crea di per sè il rischio di profanazione. Lo crea in sè, non è un problema generico che può crearsi sempre ed i ogni caso. Se un ladro può entrare dentro casa anche con la porta blindata, perchè non ci sarà mai una condizione si sicurezza assoluta, lasciare la porta aperta, forse, dico forse eh, genera un invito a delinquere. Questo è quello che viene fatto con il presunto indulto a ricevere le Sacre Specie in Mano. Prassi, peraltro, totalmente INVENTATA da Liturgisti protestanti, e che non ha NULLA di Apostolico (sempre nel senso di cui sorpa)
6. E dagli… ” se la Chiesa consente”. La Chiesa NON PUO’ operare come un Tiranno. Non può.
7.”….il Novus Ordo Missæ, considerati gli elementi nuovi, suscettibili di pur diversa valutazione, che vi appaiono sottesi ed implicati, rappresenta, sia nel suo insieme come nei particolari, un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Santa Messa….”
Il Messale Nuovo è esso stesso un problema. Giustamente, i cardinali Bacci e Ottaviani evidenziarono che esso stesso sarebbe stato causa di Divisione e di rottura. Ratzinger affermò che il Vaticano II è un “contro-sillabo”. Come è possibile che la Chiesa, esercitando legittimamente la sua Autorità, abbia potuto usarla per definire “pastoralmente” un “contro-sillabo”, quando non è possibile, materialmente, andare contro il Sillabo.
Dal Vaticano II in poi, si è incistata nella Chiesa non più la Sana Autorità, ma l’autoritarismo. E’ così, punto. “Ma veramente qui avete cambiato, perchè?”. ” Se ti sta bene, bene. Altrimenti: fuori”!
Ho letto e riletto tutto il discorso del rev. d’Erasmo, ma probabilmente la mia pochezza mi impedisce di entrare a pieno nella questione. Mi chiedo infatti come Paolo VI avrebbe potuto ideare la riforma della messa, se non ci fosse stato dietro un Concilio carico di tutte le premesse e -aggiungo- di tutte le esigenze per la realizzazione di una tale rivoluzione. Dunque, a mio parere, la distinzione fra messa del CVII e messa di Paolo VI è puramente formale.
Prima profanazione di suddetta Messa… avvenuta a danno di orecchie di malcapitati fedeli… da oltre cinquant’anni riempite a dismisura di immondizia musicale varia… un’autentica gara tendente al peggio del peggio tesa a dissacrare più che ad… ascendere!
Successivamente al mio precedente commento, mi è capitato di leggere questo SPLENDIDO saggio di Van Zyl, che risulta di una logica e di una lucidità semplicemente abbaglianti.
Questo sì, che serve a spazzare via la confusione!
Suggerirei a Tosatti di pubblicarlo…
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Don Antônio de Pádua Sousa : scomunicato dal suo vescovo, che lo ha accusato di essere scismatico, avendo dichiarato pubblicamente la sua adesione alla Fraternità Sacerdotale San Pio X. Don Antonio ha coraggiosamente replicato, dicendosi certo che le sanzioni a lui inflitte siano nulle e prive di effetto, perché “descrivono l’ingiustizia di perseguitare chi custodisce la Fede”; ciò è stato possibile a causa dell’ascesa al potere, fin dai tempi di Giovanni XXIII, dei nemici interni della Chiesa – nemici di cui parlava già San Pio X all’inizio del XX secolo; nella Chiesa è in corso una diffusa crisi di fede, innescata dal Concilio Vaticano II e dal periodo post-conciliare, colpevoli di aver cambiato la fede cattolica. “O i Papi da San Pietro al 1960 hanno torto, o hanno torto i Papi di oggi, perché gli insegnamenti non coincidono”, ha concluso.
Troppa, troppa confusione. Fatto sta che non si rispetta più niente e, visto con i miei occhi un paio di ore fa durante una messa con amministrazione delle cresime, ecco cosa c’ era: padrini conviventi, genitori divorziati e risposati in fila per la comunione, sposati civilmente lo stesso, donne scollacciate con vestitini tipo prendisole e amenità del genere. Il tutto con un celebrante del quale ultimamente si è parlato abbastanza da molte parti e di cui ho già raccontato avvilita in qualche altro mio commento…
Che tristezza!
Confusione su confusione.
Ammettiamo pure che la Messa protestantizzata del massone Bugnini non sia uscita dal concilio; e con ciò? È del tutto evidente che Paolo VI non avrebbe mai potuto introdurla senza il famoso “spirito del concilio”!
Poi. ” il sacerdote non è obbligato a dare la Comunione a chi vive in una situazione di contraddizione con la fede cattolica pubblicamente nota”. Davvero? Io direi che il sacerdote cattolico è obbligato a NON darla!
Di altra confusione non abbiamo bisogno.
Gianfranco,
E perché Paolo VI non avrebbe potuto introdurla? In base a quale principio teologico? Lei, proclamandosi cattolico tradizionalista, finisce per rifiutare proprio la Tradizione cattolica, che riconosce al Romano Pontefice l’autorità di disciplinare e riformare la liturgia della Chiesa. Si può discutere sull’opportunità di una riforma; non si può però negare al Papa l’autorità di promulgarla soltanto perché il risultato non piace. E l’abusata formula «spirito del Concilio» non è una prova: è uno slogan buono per attribuire al Concilio anche ciò che non ha stabilito.
Quanto alla Comunione, la precisione non è confusione. Il sacerdote deve negarla quando ricorrono le condizioni previste dal can. 915: peccato grave manifesto e perseveranza ostinata. Non basta una generica «situazione di contraddizione», né un sospetto o un giudizio privato del celebrante. La disciplina della Chiesa si applica secondo criteri oggettivi, non secondo il gusto del singolo sacerdote.
Di confusione, infatti, non abbiamo bisogno; ma neppure di trasformare le proprie opinioni in dogmi e gli slogan polemici in argomenti teologici.
Caro Don Pietro Paolo, San Pio V, nell’approvare formalmente il canone della messa vetus Ordo, stabilì che la stessa non dovesse subire modifiche. Eppure le modifiche ci sono state, e che modifiche. Può spiegarmi il perchè ed il come? Come ha potuto un concilio “pastorale” modificare un documento avente validità canonica? PS La Messa non è solo la Messa, è l’ancora che che tiene, anzi ha tenuto ferma la nave. Tolta quell’ancora tutto è divenuto in movimento e tutto diventa discutibile e modificabile, persino il Padre Nostro. Eppure nella lettera ai Galati c’è scritto: “Chi vi annuncia un Vangelo diverso da quanto vi è stato annunciato sia anatema”.
Caro Davide Scarano,
procediamo schematicamente, perché su questo punto occorre distinguere bene i diversi piani.
1. San Pio V non rese il Messale immutabile per sempre.
La Quo primum (1570) impose il Messale romano e vietò modifiche arbitrarie da parte di autorità inferiori. Non poteva però impedire ai successivi Pontefici di intervenire sulla disciplina liturgica. Un Papa non può privare i suoi successori della potestà che egli stesso possiede.
2. La prova è nella storia.
Faccia una ricerca storica.
Il Messale successivo a san Pio V fu modificato più volte:
– Clemente VIII, nel 1604;
– Urbano VIII, nel 1634;
– san Pio X intervenne ampiamente sull’ordinamento liturgico;
– Pio XII riformò profondamente la Settimana Santa;
– Giovanni XXIII modificò ancora il Messale e nel 1962 introdusse san Giuseppe nel Canone romano.
Dunque, se Quo primum avesse proibito qualsiasi modifica futura, dovremmo accusare di averla violata anche questi Pontefici.
3. Non fu un Concilio “pastorale” a promulgare il Messale di Paolo VI.
Il Vaticano II, con la Sacrosanctum Concilium, indicò i principi della riforma liturgica; ma Paolo VI non aveva bisogno del Concilio per avere l’autorità di riformare il Messale. Tale potestà gli apparteneva già in quanto Romano Pontefice.
Avrebbe quindi potuto intervenire sulla disciplina liturgica anche se la Sacrosanctum Concilium non fosse mai esistita, così come altri Papi avevano riformato la liturgia prima del Vaticano II.
La Sacrosanctum Concilium spiega dunque il contesto e gli orientamenti di quella particolare riforma; non è la fonte dell’autorità giuridica del Papa per compierla.
Del resto, se san Pio V aveva l’autorità di promulgare un Messale, Pio XII di riformare la Settimana Santa e Giovanni XXIII di modificare il Messale romano, non si comprende in base a quale principio cattolico Paolo VI sarebbe stato privo della medesima potestà.
4. Paolo VI aveva la stessa potestà di san Pio V.
Questo è il punto decisivo. Se san Pio V aveva l’autorità di disciplinare e riformare la liturgia romana, quella stessa autorità apparteneva ai suoi successori. Altrimenti dovremmo sostenere che san Pio V possedesse un’autorità superiore a quella dei Papi venuti dopo di lui: tesi certamente non cattolica.
5. Galati 1,8 non riguarda l’immutabilità del Messale.
Quando san Paolo dice: «Se qualcuno vi annuncia un Vangelo diverso… sia anatema», parla dell’immutabilità della fede apostolica, non dell’immutabilità delle forme liturgiche. Il Vangelo non può essere sostituito; i libri e le discipline liturgiche, invece, possono essere legittimamente riformati dall’autorità della Chiesa.
6. Infine, l’ancora.
Condivido che la Santa Messa sia il cuore della vita della Chiesa. Ma, se vogliamo essere teologicamente precisi, l’ancora della Chiesa è Cristo, non un’edizione del Messale, per quanto venerabile.
Il Vetus Ordo è un immenso tesoro della tradizione liturgica cattolica. Ma proprio per difendere la Tradizione non possiamo trasformare un Messale in qualcosa che la Chiesa non ha mai considerato: una legge superiore all’autorità dei successori di Pietro.
Altrimenti si arriva a un singolare paradosso: nel nome della Tradizione si finisce per negare una delle realtà più tradizionali della Chiesa cattolica, l’autorità del Romano Pontefice sulla disciplina liturgica.
1. San Pio V non rese il Messale immutabile. Lo rese non abrogabile, valido SEMPRE, e lo rese impossibile da modificare nel suo ordinamento e nella sua identità. Basta leggere il numero 6 della Costituzione in oggetto. Il Papa non priva gli altri Papi della loro facoltà, uguale alla sua. Ma “Canonizza” (sua facoltà) libri liturgici (anche il breviario) secondo la “regola della Fede”. Questo, similmente ai Dogmi definiti, non permette, pena la “contraddizione che nol consente”, agli altri Papi di negare quello che precedentemente è stato affermato. Questa continuità è esistita sempre, mai rotta…fino ad oggi.
2. Il Messale, obbedendo scrupolosamente al numero 6, non è mai stato cambiato, non sono mai state aggiunte cerimonie o riti o preghiere che ne cambiassero l’identità propria. Questo emerge proprio dall’indagine storica. L’arricchimento non è cambiamento. La chiarificazione non è mutazione. I Libri Liturgici della Chiesa sono stati abrogati, e questo non era possibile. Questo dichiarò anche Benedetto XVI
3.A Paolo VI (e ad ogni Papa) appartiene la potestà di riformare. Non di abrogare, contraddire e imporre
4.San Pio V esercitò giustamente la sua Autorità. NON SI INVENTO’ NULLA, ma ri-ordinò, e riformò la Chiesa, senza creare nulla ex novo, senza inventarsi nulla, senza cambiare nulla, senza modificare nulla. San Pio V agì come un Papa deve agire
5. Non capisco perchè lei continui a dire cosa giuste, applicandole a cose ingiuste. La Chiesa, col Vaticano II non ha riformato, ha abrogato, eliminato e inventato. E’ stato FATTO A PEZZI (forse non è abbastanza chiaro cosa significhi questa frase, e che gravità rivesta) l’edificio. L’edificio è stato FATTO A PEZZI. A pezzi.
6. Il Messale e Gesù Cristo che relazione hanno?
Il Romano Pontefice non è il Padrone della Chiesa, ne è Servo. I Libri Liturgici della Chiesa non sono “della Chiesa”, sono di Dio, e la Chiesa li usa per applicare il Culto Logico, necessario per trasmettere la Salvezza ai Fedeli. Non sono un semplice “mezzo”, sono uno “Strumento di Salvezza” e come tale vanno trattati.
Giusto Padre?