Elezioni Prossime Venture in Israele (Ottobre 2026). Una Storia di Padelle e di Braci? Matteo Castagna.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sull elezioni di quest’anno in Israele, che potrebbero provocare grandi rivolgimenti politici. Buona lettura e condivisione.

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di Matteo Castagna

Secondo la legge israeliana, le elezioni si svolgono ogni quattro anni, e le prossime si terranno il 27 ottobre 2026, quindi tra quasi sei mesi. Se il governo cade prima, le elezioni si tengono in genere circa tre mesi dopo.

La maggior parte dei governi crolla prematuramente, a causa dello scioglimento della Knesset, del fallimento di una votazione sul bilancio, dell’approvazione di una mozione di sfiducia o della morte o delle dimissioni del primo ministro.

Nonostante le crisi degli anni successivi alle ultime elezioni del 2022, l’attuale governo israeliano si è dimostrato relativamente stabile rispetto agli standard recenti. Questo periodo, insolitamente turbolento, ha visto Israele tenere cinque elezioni per la Knesset in soli tre anni e mezzo: aprile 2019, settembre 2019, marzo 2020, marzo 2021 e novembre 2022.

Il nucleo del blocco di destra è il Likud, guidato dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu, che è stata la forza politica dominante in Israele per gran parte degli ultimi due decenni, ottenendo il maggior numero di voti, in sei delle ultime otto elezioni. Il Likud si basa in larga misura sui partiti ultraortodossi: Shas, guidato da Arye Dery, e Giudaismo Unito della Torah, guidato da Yitzchak Goldknopf, che si concentrano principalmente sulla tutela degli interessi delle loro comunità, ad esempio attraverso l’esenzione dalla leva militare.

All’ala destra del Likud si trovano l’ultranazionalista Otzma Yehudit, guidato dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, e il Sionismo religioso, guidato dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. Questi due partiti di estrema destra condividono posizioni intransigenti in materia di sicurezza e di espansione degli insediamenti in Cisgiordania e sembrano coloro che hanno maggiormente condizionato la politica del Primo Ministro degli ultimi anni, almeno dal noto 7 ottobre 2023.

A opporsi a Netanyahu c’è un blocco di partiti di centro e di centro-destra, uniti principalmente dal rifiuto di collaborare con lui, piuttosto che da un’unica piattaforma ideologica. A fine aprile, Yair Lapid, leader di Yesh Atid e attuale capo dell’opposizione, nonché primo ministro nella seconda metà del 2022, e l’ex primo ministro Naftali Bennett hanno annunciato la fusione dei loro partiti per formare Beyahad. Il loro obiettivo esplicito è quello di spodestare il primo ministro Netanyahu.

Come Beyahad, anche il partito Blu e Bianco – Unità Nazionale di Benny Gantz si è precedentemente impegnato a non fare affidamento su partiti arabi o di estrema destra in vista delle elezioni, auspicando un “governo di accordo nazionale”.

Pochi sanno che in Israele esiste anche il partito Yisrael Beitenu di Avigdor Lieberman, che trae gran parte del suo sostegno dagli elettori di lingua russa, adotta posizioni intransigenti in materia di sicurezza e si scontra spesso con i partiti ultraortodossi. L’ex capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), Gadi Eisenkot, ha fondato Yashar, affermando che è necessario un partito che si impegni a preservare Israele come stato ebraico e democratico.

A sinistra, il partito Democratici – nato dalla fusione tra Laburisti e Meretz e guidato dall’ex vice capo delle Forze di Difesa Israeliane Yair Golan – si presenta con lo slogan “sicurezza, uguaglianza, speranza” e si descrive come “la casa politica del campo liberaldemocratico in Israele”.

Il quotidiano di Tel Aviv Haaretz spiega che i partiti a maggioranza araba non sono generalmente considerati partner naturali da nessuno dei due blocchi ebraici e, pertanto, vengono conteggiati separatamente nei sondaggi anziché all’interno del quadro di coalizione-opposizione. Nel gennaio 2026, Hadash, Ta’al, la Lista Araba Unita e Balad hanno annunciato l’intenzione di presentarsi in una lista comune per massimizzare il loro potenziale.

Hadash-Ta’al unisce il partito arabo-ebraico Hadash, attualmente guidato da Ayman Odeh, e il partito Ta’al di Ahmad Tibi. La Lista Araba Unita, guidata da Mansour Abbas, ha rotto gli schemi nel 2021 appoggiando la coalizione Bennett-Lapid. Balad, un partito nazionalista palestinese guidato da Sami Abu Shehadeh, ha costantemente rifiutato di partecipare a coalizioni di governo e non è riuscito a superare la soglia elettorale alle ultime elezioni.

In vista delle elezioni per la Knesset israeliana, i partiti arabi Lista Araba Unita, Hadash, Ta’al e Balad hanno promesso di formare una lista comune, con l’obiettivo di incrementare la partecipazione al voto degli arabi e sfidare la coalizione di estrema destra del Primo Ministro Netanyahu. Sebbene la loro unione sia caratterizzata da divisioni ideologiche, i cittadini arabi appoggiano in larga misura l’iniziativa. I partiti arabi mirano a promuovere gli interessi della propria comunità, in un contesto di crescente sentimento anti-palestinese, tentativi del governo di squalificarli e livelli di criminalità senza precedenti nelle città arabe.

La fusione dell’ex primo ministro israeliano Naftali Bennett con il partito Yesh Atid di Yair Lapid, attuale leader dell’opposizione, ha consolidato la posizione di Bennett come principale candidato alla carica di primo ministro nelle elezioni di quest’anno, almeno per ora.
Bennett è il favorito in questa trattativa, un riconoscimento del fatto che potrebbe essere la figura perfetta per un Paese che da anni invoca a gran voce l'”unità”: un ponte ideologico simbolico tra coloro che desiderano estromettere Benjamin Netanyahu, provenienti da destra, centro e sinistra.

Bennett proviene dall’ala più conservatrice della destra; ebreo osservante, è entrato in politica come leader del partito Casa Ebraica, in rappresentanza dei sionisti religiosi e della comunità dei coloni; prima di ciò, è stato a capo del Consiglio degli insediamenti di Yesha. Il centro israeliano e gran parte della sinistra lo hanno poi accolto a braccia aperte per aver contribuito a spezzare la presa di Netanyahu sul paese nel 2021, per aver portato un partito arabo in quella coalizione e per aver affermato di aver moderato le sue precedenti posizioni intransigenti (guadagnandosi l’ira permanente del campo dei fedelissimi di Netanyahu, che chiaramente non si aspetta di conquistare).

Sempre secondo Haaretz, “se dovesse diventare il prossimo leader di Israele, Bennett assomiglierebbe più a un ponte sospeso tra destra e sinistra, corroso e privo di pilastri di sostegno. Guiderebbe una costruzione ideologica e politica fittizia, pronta a crollare sotto il peso delle sue contraddizioni”.

Bennett ha questa possibilità: prima delle elezioni, gli elettori proiettano le proprie speranze e i propri sogni sui candidati, pur sapendo benissimo che i politici non saranno mai all’altezza delle loro promesse. Ma durante la campagna elettorale, i nazionalisti di destra, stanchi di Bibi, possono sostenere Bennett perché crede nell’esistenza dell’intero territorio di Israele. Annunciando la fusione con Lapid, Bennett ha promesso che non cederà “nemmeno un centimetro al nemico “. Ha anche promesso di escludere i partiti arabi da una futura coalizione. Gli elettori di destra ricorderanno che il suo partito guidò l’attacco alla magistratura israeliana a metà degli anni 2010, un programma di riforme che, rispetto alle politiche distruttive dell’attuale governo nei confronti della magistratura, appare come un’azione responsabile (ma non lo è).

I centristi e i sionisti di sinistra moderati che potrebbero votare per “Beyahad” – “Insieme” – il nome della nuova lista, si rassicureranno sapendo che Bennett ha recentemente espresso il suo sostegno al matrimonio civile, prova della sua posizione più moderata, e spereranno che la presenza di Lapid mantenga vivi i valori liberali.

La sostanza è fatta di equilibri che alla gente comune sfuggono, ma che poi subiscono. In questo contesto, infatti, Bennet rischia di vincere perché si presenta più moderato di Bibi, ma nei fatti dovrà condurre la stessa politica estera, facendo cadere il Paese dalla padella alla brace.

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