Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il nostro Matto, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla salvezza, e chi essa comprende. Buona lettura e diffusione.
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AFFINCHÉ POCHI SIANO UNO

Gregorio e Mattia Preti, Cristo guarisce l’idropico, 1630 ca.
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L’impiego di “pochi” invece di “tutti” nel titolo del presente articolo non è arbitraria; al contrario, è giustificata da quanto afferma la Parola stessa nell’ispirato Giovanni:
«Non soltanto per questi io prego ma anche per quelli che, attraverso la loro parola, crederanno in me, che tutti siano una cosa sola (ut omnes unum sint)».
Com’è palese, qui c’è l’idea – inconfutabile – di selezione, dunque di élite: quel «tutti» (omnes) non significa tutti, bensì soltanto quelli che crederanno nella Parola.
Ecco quindi porsi il tema piuttosto scottante dei TUTTI, dei MOLTI e dei POCHI riguardante la Chiesa che si professa cattolica, cioè universale.
A proposito del Sangue:
Nell’ispirato Matteo: «bevetene tutti … versato per molti».
Nell’ispirato Marco: «ne bevvero tutti … versato per molti».
Nell’ispirato Luca: «versato per voi».
Nell’ispirato Paolo: (in riferimento al Corpo): «per voi».
Nel Canone del Vetus Ordo: «versato per voi e per la moltitudine».
Nel Canone del Novus Ordo: «versato per voi e per tutti».
Negli Evangelisti fra di loro e con Paolo non c’è coincidenza: in Matteo e Marco figurano antiteticamente i tutti che ne bevono e i molti che non sono tutti. In Luca e Paolo figura soltanto «per voi», che si riferisce evidentemente ai presenti e, selettivamente, ai molti, non tutti, che li seguiranno, com’è scritto in Giovanni.
Inoltre, mentre il Canone del Vetus Ordo recita con formula integrante gli Evangelisti e Paolo: «per voi e per la moltitudine», traduzione di “multis”, termine, di nuovo, selettivo, il Canone del Novus ordo recita, in contrasto col Vetus, «per voi e per tutti», con palese eliminazione della selezione in favore dell’inclusione … sottile, insinuante preparazione paolosestina, iniziata nel 1969, al «todos todos» bergogliano e quidi alla chiesa sinodale prevostiana che normalizza la Zuppa Inclusiva, manco a dirlo, dell’orgoglio omosessuale in san Pietro, dell’ordinazione delle donne e della liturgia tradizionale.
Ma, trattandosi di Mistero, non finisce qui.
La Parola pronuncia le seguenti parole: «chi ha orecchi per intendere, intenda», ove quel «chi» risulta inequivocabilmnte selettivo-elitario, dato che non tutti hanno orecchie per intendere, qui ponendosi, tra l’altro, l’interrogativo: chi stabilisce chi ha orecchie per intendere? Il Magistero o il Potere? oppure il Magistero del Potere? Oppure il Potere del Magistero? Non un argomento di poco conto e la risposta non è affatto scontata.
Se poi si considera che la Parola è «segno di contraddizione» ed è venuta con «la spada» per «la divisione», la faccenda diventa ancor più complessa, poiché, stando a quanto è scritto per ispirazione divina, ci si trova di fronte un Salvatore nient’affatto ben disposto verso tutti, dunque tutt’altro che inclusivo. E infatti c’è la conferma: «molti i chiamati, pochi gli eletti», quindi non soltanto i chiamati non sono tutti ma soltanto molti, ma tra i i molti gli eletti sono pochi: AFFINCHÉ POCHI SIANO UNO.
La selezione dell’élite è confermata dall’ispirato Paolo a proposito della corona incorrutibile da conquistare:
«Non sapete che coloro i quali corrono nello stadio corrono tutti, ma un solo ottiene il premio?».
Non troppo incoraggiante: si perde pur mettendocela tutta e si resta fra i tutti o fra i molti. Gli eletti sono una casta a parte.
Ogni eventuale dubbio residuo sulla valenza ossimorica selettivo-elitaria dell’Universalismo o Cattolicismo che dir si voglia, sparisce di fronte alla Parola che senza mezzi termini ammonisce:
«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno […] Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».
Qui addirittura sparisce il “tutti” e restano i “molti” che però si affaticheranno invano poiché si tratta di un messaggio universale per pochi.
Perciò nessun Cattolico può tranquillamente ritenersi un prescelto soltanto perché è battezzato, cresimato, va a messa la domenica, sgrana rosari, si abbandona a raffinate e contorte esegesi, discetta di Diritto canonico e spacca il capello in quattro valendosi della Somma Teologica (come avranno fatto i Cristiani senza di essa per 1.250 anni?).
La Parola dice di una «strada angusta» e di una «porta stretta» attraverso cui occorre passare. Quindi tutti i Cattolici partecipano alla selezione, ma soltanto da molti di essi – prima selezione – si distinguerà l’élite dei pochi. Esito che nessuno può davvero conoscere finché calca questa terra.
Si tratta, come lo scritto ispirato mostra, di un’élite di eunuchi:
«Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono resi eunuchi per il Regno dei cieli. Chi può capire, capisca».
Se ci fosse ancora qualche dubbio su AFFINCHÉ POCHI SIANO UNO, riecco quel «chi» selettivo riguardo al capire: non tutti capiscono, e nemmeno molti. Il capire è di pochi eletti, secondo il già citato ossimoro dell’Universalismo selettivo.
Vi è da precisare che non sempre, anzi quasi mai, la Grazia opera gratuitamente senza il concorso del fedele. Sarebbe troppo facile: uno si aggiusta nel proprio orticello, tanto prima o poi interviene la Grazia. Infatti è scritto addirittura che:
«Il Regno dei cieli subisce violenza e i violenti sene impadroniscono».
L’evangelico idropico, il tronfio e gonfio di sé, oberato dai sette liquidi del proprio ego – i sette vizi capitali – è figura perfetta di chi è impedito a percorrere la «strada angusta» e ancor di più a passare attravero la «porta stretta».
Quindi la guarigione dell’idropico operata dal Cristo non è, come potrebbe sembrare, gratuita: occorre il contributo personale del malato che vuole guarire, ovvero che si rende eunuco. Occorre che con volontà personale il fedele espella i sette liquidi per uniformarsi alla Volontà divina. Insomma, la Grazia la si deve meritare. Se così non fosse, vorrebbe dire che la volontà personale conta quanto il due di briscola (quindi non si capirebbe perché se ne sia dotati), e che i pochi che costituiranno il definitivo “popolo eletto” passante per la porta stretta se li sceglie il Padreterno per conto suo, evidentemente ab aeterno. E questa si chiamerebbe predestinazione.
Tra l’altro, a proposito della Grazia, ritorna qui il succitato tema circa chi stabilisce chi ha orecchie per intendere e che inevitabilmente riguarda anche la Grazia. Chi “gestisce” la Grazia? Il Magistero o il Potere? oppure il Magistero del Potere? Oppure il Potere del Magistero?
In ogni caso, resta innegabile la natura elitaria del Cattolicesimo evincentesi chiarissimamente dalle ispirate Scritture.
E che ne sarà della stragrande maggioranza dei non eletti, compresi ovviamente quelli delle altre religioni? Ma è chiarissimo! Tutti all’inferno!
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14 commenti su “Affinché Pochi Siano Uno…Il Matto.”
Chicca mattutina:
Così presto passa
tutto quanto passa!
Muore così giovane, davanti
agli dèi, tutto quanto
muore!
Tutto è così poco!
Niente si sa, tutto s’immagina.
Circondati di rose, ama, bevi,
e taci. Il resto è niente.
Ricardo Reis
👌👍👋Caro il Matto,
Caro Il Matto,
sono, le tue, tutte ragioni ragionevolissime che con la follia- lasciamelo dire- non hanno nulla a che fare.
Mi pare che le numerose contraddizioni rilevabili nei testi evangelici rispecchino non tanto la credenza nelle Verità insegnate dal Maestro, quanto i differenti modi di interpretare e di credere alla verità, peculiari di gruppi “gesuani” diversi tra loro sia per ubicazione, cultura e provenienza, sia per la scansione cronologica di quelle stesure che divennero ufficiali.
Inoltre, bisogna tener conto della difficoltà di scelta interpretativa tra le circa 5.000 versioni greche dei Vangeli e le circa 10.000 in latino che ci sono giunte con le annesse varianti. ###
“Liberi non sarèm se non siam uni” scrisse don Lisander con il verso più brutto del “Proclama di Rimini” del 1815. Bisogna perdonarlo: era alle sue prime prove poetiche. Questo: “esser uni” lo trovo assai difficile, date le tonnellate di scritti sulle “Scritture” accumulatesi nel corso di 2000 anni, senza rappresentare mai un autentico, generale accordo “ubi consistere”. ###
Di conseguenza si giustificò il principio di una Rivelazione da rivelarsi “in progress”, tanto è vero che, dai Papi del CVII in avanti questo, è diventato un concetto “provvidenziale” ecclesiastico molto diffuso e frequentato anche dai laici.
### Continuo domani, mi si chiude il riquadro, un affettuoso saluto, Adriana.
Mia cara,
a parte che i folli sono tali agli occhi di coloro che si reputano – come fanno? – Sani di mente, si comprende che chi osa mettere il dito nel bimillenario statu quo ufficiale istituzionalizzato, che è come dire granificato (alfabetizzato, direbbe Bergamìn), appaiano come untori e quindi vadano fatti arrosto come in un orrendo passato, oppure emarginati e dileggiati. Del resto, non è la prima volta che anche tu, pericolosa untrice – dunque folle – ti metti a sfruculiare con dovizia di particolari oggettivi il suddetto statu quo, suscitando indifferenza o reazioni granificate, alla faccia dello Spirito che soffia dove vuole.
Insomma, pure tu sei una … Matta!🤣🤣🤣
Caro il Matto,
volentieri accetto- e pure rivendico- la tua catalogazione di nobilissima origine erasmiana…
Per arrivare alla “quiddità”, prima che la cornicetta mi si chiuda (sopraffatta,
-forse- dalle argomentazioni), passo all’irrisolto problema della Grazia. Ed è “patetico” notare quanti si diano da fare su questo problema ancora oggi, dopo quasi 5 secoli dai dibattiti sulla “questione di fatto” e di “diritto”, sulla “Grazia efficace” e la “Predestinazione”. Niente di strano che anche lo storico e presbitero gesuita contemporaneo- Giacomo Martina (1924-2012)- sia giunto ad ammettere: ” Di fronte ad un Dio, arbitro assoluto della nostra sorte, che elegge a piacere un piccolo numero di eletti e muore soltanto per essi, l’atteggiamento spontaneo non è l’Amore, ma il Timore.” ###
Quindi, la faccenda non è risolta, nonostante le storiche diatribe a Port Royal des Champs cui parteciparono nomi illustri: Saint Cyran, Antoine Arnauld, Pascal medesimo. Bisognava sempre scegliere tra Agostino 1, 2 e 3; se preferire quello più “integralista” o quello più “morbido”. Se la Grazia (gratis data) non è prevedibile né meritabile, ma “donata” nel rispetto del libero arbitrio umano, oppure senza che tale libero arbitrio abbia la facoltà di inficiare una superiore Volontà Onnipotente. Bernardo di Chiaravalle si sforzò di attenuare l’irresistibilità della Grazia, introducendo il principio del “consenso umano”, sufficiente a non chiuderLe la porta- una volta che Lei fosse entrata, nel cuore o nella mente o nell’anima-. Concetti strani e parole ancora più strane da parte di umani che, per antica tradizione abramitica, dell’Infinita Potenza e Volontà divina nulla possono discernere, ( ma che, invece, dei sistemi per soggiogare i propri simili conoscono parecchio).
Per me, pretendere di avere certezze su questo argomento significa immaginare che il Creatore abbia indotto l’uomo a duellare contro tutta la propria Potenza, non senza averlo dotato di uno spadino di latta,- per estrema lusinga, pomposamente chiamato: “libero arbitrio” (neanche fosse dotata dei poteri della Durlindana)- ma che di libero non ha proprio nulla, visto che, se l’uomo perde insistendo a credere nel generoso “dono” dell’arbitrio- e in tale impari confronto non può che perdere- finisce ignominiosamente a bollire per l’Eternità.
I tuoi due interventi mi hanno fatto venire in mente un … panzer. E che fa un panzer quando avanza? Abbatte tutto quello che si trova davanti. E che si trova davanti? La giungla di elucubrazioni umane che volendo sistemare la faccenda in questione (ma non solo) finiscono per complicarla ancora di più.
Da Matto, mi sbellico dalle risate di fronte ai tentativi, falliti in partenza, di coloro che pretendono di stabilire “come stanno le cose” … una volta per tutte 😲
La nuda e cruda verità è che (a partire da me) nessuno sa niente di niente, e molti, se non tutti, cercano di turare la falla con sillogismi dilaganti, contraddittori e inconcludenti . E questo potrebbe aprire un discorso da Matti che … non servirebbe a niente 😉
Molto cordialmente e follemente.🤡
🙏👌👏
E.C., “dotato”.
Conosciamo il tentativo di Benedetto XVI di far tradurre “pro multis” con “per molti”, frustrato dalla CEI(p) ; ignoro le scelte di altre Conferenze episcopali alloglotte. Il dubbio, e la domanda, è : il Novus Ordo Missae ha una editio typica in latino, dalla quale tutte le traduzioni in volgare derivano ? In tale Editio Typica, come è scritto ? Pro multis, oppure pro omnibus ?
Speriamo che un esperto le (ci) risponda.
Caro Matto,
fatta una piccola ricerca. In rete trovi: L’Editio Typica del Novus Ordo Missae. Numerosi sono gli articoli ad essa dedicati. Pare proprio che l’originale latino sia “pro multis”. ( Klaus Gamber, il più esperto dei liturgisti segnala-comunque- l’esistenza di più di 80 differenti formule di consacrazione: nessuna eguale alle altre ).
Cari saluti. A.
🙏
80 differenti formule. Per esercizio ascetico, mi taccio.
Il cattolico è secondo l’intero (kata holos).
L’universale è tale perché ha un unico verso.
L’intero è molto più del tutto dato che non è solo la somma delle parti, ma anche ogni relazione tra ognuna delle parti.
In Cristo tutte le cose sono create e tutte sussistono in Lui.
Nella rivelazione cristiana è necessariamente ricompreso tutto.
Anche adesso l’intera creazione geme per le doglie del parto, in attesa della sua ricapitolazione in Cristo, alfa e omega.
Nel vangelo è fortemente rimproverato dare dello stupido a qualcuno e anche dargli del matto (Mt 5,22).
Però c’è la possibilità che uno si dia del matto da solo e quindi…
La rivelazione cattolica è inevitabilmente per tutti.
Tuttavia ci sono quelli che hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non… Il Salmo 114(115), il vangelo (Mt 13) illustrano il caso.
A costoro “non è dato” accesso al mistero del regno dei cieli.
Dunque è inutile cincischiare con improbabili incoerenze o contraddizioni di Dio e della sua rivelazione.
Certo che c’è separazione: capri e pecore, destra e sinistra, grano e zizzania, giustificati e ingiustificati…
Il problema è che la giustizia di Dio si fa beffe delle nostre ovvietà, ma c’è.
Il sole si alza uguale sui malvagi e sui buoni, così come piove ugualmente su tutti.
Il problema non è quello di credersi migliori di qualcuno, ma di santificarci.
Il problema non è il saliscendi su una scala, ma sapere che sulla scala ci viene incontro Dio per santificare il saliscendi.
Allora il “per tutti” è una possibilità che non si nega a nessuno, il “per molti” la realtà.
Ancora una volta il problema è di trasformare la possibilità in diritto e la realtà in un’idea in cui Dio è una comparsa.
Tutto sussiste in Cristo: sussistere è diverso da esistere. Stare fermi, fare, su di Lui è inevitabile.
Chi non ci sta non scompare. Resta, ma dove è giusto che stia.
L’inferno c’è e non è vuoto.
Chi ci va l’ha scelto.
“Però c’è la possibilità che uno si dia del matto da solo e quindi…” chi crede di essere sano di mente vada per la sua strada come il matto va per la sua.
Il giudizio su quale strada sia quella giusta non spetta né al sano di mente né al matto.
All’inferno ci va chi l’ha scelto o, piuttosto, c’è qualche congrega di terrestri che si arroga il diritto di stabilirlo a priori?
“La rivelazione cattolica è inevitabilmente per tutti”: questa è un’illazione che non risulta dagli scritti ispirati. Non per tutti e neanche per molti. Ma soltanto per pochi.
I commenti sono chiusi.