Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sui bambini, la loro presenza, una volta, la loro scarsità adesso, in questo livido secolo che si è aperto. Buona lettura e diffusione.
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Nel mio Romaamor, cioè nella casa di sopra e di sotto, eravamo in dieci, dieci bambini in un grande giardino che aveva per sentinelle le verdi capigliature dei pini a ombrello. Cinque erano anche i miei cugini dalla parte di mio padre che vedevamo solo a volte per una strana distanza che non mi sono spiegata mai o forse sì e ne taccio per dispiacere. Dalla parte di mia madre c’erano altre famiglie numerose di fratelli e sorelline e insieme, per Pasqua, quando la primavera ingentiliva i prati con la sua nuvola di pratoline e di nontiscordardime, eccoci schierati nel terrazzo di ciottoli bianchi tutti quanti, fratelli e cugini di primo, secondo terzo grado, una fila di riccioli biondi e bruni, tanti occhietti appuntiti, dei bebè e un affresco di infanzia color seppia…
Sì l’Italia era il Paese delle creature, dei tanti bimbi che se c’è da mangiar per cinque ce n’é anche per il sesto. E la gelosia, almeno mi pareva, non era di casa perché papà e mamma erano due solamente e non si poteva, come insegna Re Salomone, dividerli a metà, a spicchi o a quadratini. Questa era la mia Italia, gremita di piccolini e fino agli anni Duemila. Ricordo, e apro gli occhi del cuore, il paesino allegro di Monte Santa Maria, in Sabina, ancora al principio di questo livido, nuovo secolo, tutto un gridio infantile e colpi di pallone e urli e pacche e non ci sto e corse a perdifiato sul selciato a tortolini, avanti e indietro. Ora, deserta è la piazzetta dei caduti e vi pascolano solo gatti pigri e a volte un tasso.
Ho pensato a tutto questo leggendo le stupende pagine di Edmondo De Amicis (sì l’autore di Cuore) nei suoi ricordi di scuola nei quali, in uno splendido amarcord letterario, prima racconta delle sue birbonate, dei vezzi dei professori, dei compagni ruba-merende, e poi, tutt’immerso nella sua nuova figura d’adulto e di maestro (credo) racconta in presa diretta una visita a una scuola materna incontrando i più diversi tipetti di bambini. E sono bozzetti di allegria pura, come quando la suora (maestra buona) invita la più brava della classe a far bella figura con il signore importante (cioè Mondino, così lo chiamavano in famiglia) e lei, tutta compunta: “Mio padre si è tagliato i capelli”.
Era un’Italia forse in bianco e nero, senza social e internet e intelligenza artificiale, ma piena di innocenza e ricca di candore. I bambini erano visti come angeli non come accade adesso che li si dipinge, fin da subito, già pieni di livore e cattivissimi. E tutti a citarmi il libro orrido “Il signore delle mosche”. E io: “Appunto è un libro! Non la verità!”.
Il nostro De Amicis sa bene che i bambini sono poesia pura, allegria, sono la speranza. Viviamo in un mondo senza purezza, i bambini sono pochissimi e tanti troppi i cani che li sostituiscono fin nel passeggino. Oh quanto vorrei, caro Mondino, rivedere l’Italia che hai veduto e raccontato tu. Sospiro e mi par di veder viva e vera, qui davanti, una bambina che al mattino presto la mamma trascina a fare jogging in riva al mare. Lei si ferma, protesta la stanchezza, si siede a contare i sassolini, a guardare le conchiglie, vorrebbe raccogliere i suoi tesorucci e non correre, correre, correre, verso dove non si sa. Ma la mamma la sprona e l’incita e io, quando mi sfreccia davanti, con i ricciolini al vento, e il vestitino a fiori rosa che in nulla somiglia alla tuta attillata della madre, batto le mani, le sorrido e dico: “Bravissima!” e lei corre più forte e con la manina mi fa ciao.
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3 commenti su “I Bambini. Sostituiti dai Cani anche nei Passeggini. Flash da un Paese Moribondo. Benedetta De Vito.”
Cani, gatti e tutto il resto animale è infinitamente meno impegnativo dei bambini. La mancanza di impegno, sacrificio, generosità e la distruzione dei valori Cristiani hanno prodotto questo mostro di società. Gravissima l’ interruzione della successione storica delle generazioni. Accumulano inutilmente, lasceranno ad altri ogni cosa.
L’assenza di figli è chiaro sintomo di una società in disfacimento. L’Eutanasia sta vincendo sulla Vita, in tutte le sue manifestazioni. Da parte mia dubito che ciò si traduca in una migliore “qualità della vita”, anche per chi compie queste (non) scelte che talvolta agisce per paura, più spesso per l’illusione di essere “deus ex machina” del proprio destino.
“I bambini erano visti come angeli non come accade adesso che li si dipinge, fin da subito, già pieni di livore e cattivissimi. E tutti a citarmi il libro orrido “Il signore delle mosche”. E io: “Appunto è un libro! Non la verità!”.”
I bambini sono pieni di livore e cattivissimi perché i genitori non hanno Cristo né glielo trasmettono. Al Suo posto, televisione, internet, smartphone, giochi violenti, esempio cattivo da parte degli adulti tutti (genitori, educatori vari, compresi i catechisti). Con questo panorama, è già un miracolo come vengono su.
Ai nostri tempi si insegnavano i comandamenti e la “buona educazione” almeno, entrambi svaniti dall’orizzonte ormai da molti anni, tranne eccezioni. C’è poi il problema della scarsa conoscenza della realtà da parte dei bambini (ma non solo loro) con conseguente immersione in una realtà virtuale stupenda ma illusoria, e con un inevitabile e doloroso scontro del velleitarismo con la vita reale, prima o poi.
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