Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, ecco a voi la terza puntata del saggio di Sergio Russo a cui va il nostro grazie sulla Declaratio di benedetto XVI. Le puntate precedenti le trovate a questo collegamento e a questo. Buona lettura e diffusione.
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LA DECISIO (DECLARATIO) DI BENEDETTO XVI È L’ATTO ESCATOLOGICO PIÙ GRANDE MAI COMPIUTO NELLA CHIESA DAI TEMPI DELLA REDENZIONE DEL CRISTO…E VI SPIEGHIAMO IL PERCHÉ – 3ª PUNTATA.
Devo confessare che scrivendo questi articoli anch’io cresco con essi, addentrandomi sempre più nella Scienza della Croce.
Dicevamo, nella scorsa puntata – ma tutto ciò è nel progetto di Dio, secondo quanto affermato dal CCC al n. 677 – che la Chiesa deve assolutamente “seguire il suo Signore nella sua morte e Resurrezione.”
Ergo, se siamo quindi nel tempo della Passione della Chiesa, con la Declaratio di Benedetto XVI, i cardinali (non tutti ovviamente), scelgono di liberare il Mercenario, a cui non importa delle pecore, e di far arrestare il “dolce Cristo in terra”, come amava definirlo santa Caterina da Siena.
E che la Declaratio/Decisio non sia – soltanto! – una semplice dichiarazione di sede impedita, bensì molto, ma molto di più, è confermato anche dal fatto (uno fra gli altri, come vedremo) che Benedetto XVI, diciamo così, ormai libero di “sfogarsi” a tutto campo col suo biografo di fiducia, Peter Seewald, nel libro “Ultime Conversazioni” (2016), nella quarta di copertina dice che egli “ha compiuto un gesto senza precedenti, destinato a cambiare per sempre il corso della storia.” (!)
E come se ciò non bastasse egli lo ripete ancora, nel libro “Benedetto XVI. Una vita” (2021), dicendo che quella delle “dimissioni”, vale a dire la sua Declaratio/Decisio, “è una scelta senza precedenti.” (!)
È cosa nota che Joseph Ratzinger avesse una cultura immensa, e pertanto non difettava nemmeno nell’ambito di Storia della Chiesa… Ma allora perché – siamo ora a domandarci – lui afferma che, con le sue “dimissioni” egli sta compiendo un gesto senza precedenti, in grado di cambiare addirittura il corso della storia, sia nella Chiesa, come nel mondo?
Eppure egli era ben a conoscenza che la sua “rinuncia”, se fosse stata tale, sarebbe comunque conteggiata come la settima, in ordine di tempo, nella lunga storia del Papato… un evento molto raro, siamo d’accordo, però tale davvero da giustificare che essa si ponga come un fatto senza precedenti? Ciò vuol dire che nessun accadimento avvenuto prima, e neanche dopo, può reggere al confronto di quello!
Lo studio a cui sto attingendo, quello dell’avvocato Costanza Settesoldi, è un corposo trattato di oltre 120 pagine e che scende nei minimi dettagli, anche per quanto riguarda la traduzione in italiano della Declaratio, come pure affronta ciascuna tematica ad essa traduzione collegata, e tuttavia io ho il compito divulgativo di semplificare la narrazione. Lascio ad una prossima pubblicazione lo svolgimento del suddetto tema in tutta la sua interezza e complessità, mentre in questa sede tratterò soltanto i punti salienti, a dimostrazione della tesi che, sin dall’inizio, compare nel titolo del presente articolo…
INTERPRETAZIONE GIURIDICA DEL TESTO ORIGINALE
«Cominciando adesso ci poniamo la domanda su quale testo faccia fede, sia cioè fidefacente, e del perché vi siano più versioni.
E quindi, al fine di comprendere quale sia il testo fidefacente e a quale funzione rispondano le varie versioni della Declaratio, di cui parleremo, dobbiamo fissare alcuni passaggi fondamentali:
- I)Il 24 aprile 2012 si insedia la Commissione Herranz per indagare sulla fuga di notizie in Vaticano, di cui era stato vittima lo stesso Benedetto XVI. In questa commissione vengono compiuti atti di indagine ad opera del promotore di giustizia, il cardinale Julian Herranz. Si legge su Avvenire:
“Sua Santità – prosegue il testo – ha chiamato a far parte della suddetta commissione cardinalizia, che agirà in forza del mandato pontificio a tutti i livelli i cardinali Juliàn Herranz, il quale è stato designato a presiederla, Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi. La Commissione Cardinalizia si è insediata il 24 aprile corrente per stabilire metodo e calendario dei lavori”.
Tale commissione comunica gli esiti dell’indagine con un corposo fascicolo, con acquisizione di testimonianze e ricostruzione dei fatti. Sono i tre cardinali della stessa commissione a recarsi personalmente da Papa Benedetto XVI il 17 dicembre 2012 per riferirgli del loro lavoro: emergono responsabilità curiali, emerge un quadro che, sebbene segreto, appare a tutti come problematico e conflittuale.
Si noti che i fatti di Cuba risalgono al 26-27 marzo 2012. I fatti di Cuba, giova ricordarlo, consistono in un verosimile attentato o avvertimento con narcosi del Pontefice. La Commissione Herranz è immediatamente successiva. Ufficialmente prende spunto da Vatileaks, ossia dal trafugamento di carte, in seguito pubblicate dal giornalista Gianluigi Nuzzi. In realtà la commissione Herranz fungeva da promotore di giustizia ed aveva i più ampi poteri di indagine, tutti sotto segreto istruttorio. È il fascicolo contenuto in uno scatolone bianco, che Benedetto XVI notifica al neoeletto Francesco. È il famoso “passaggio di consegne” e, al suo interno, è contenuto verosimilmente il “tutto”.
Il soprannominato MordKomplott, già “spifferato” nel febbraio 2012, dal quotidiano Il Fatto Quotidiano, è riferito al medesimo arco temporale.
La Commissione funge da promotore di giustizia. Gli atti di indagine sono secretati e ciò risponde alla delicatezza della tematica, ma anche al principio di carità che tutela l’onore delle persone e delle cariche ecclesiastiche.
La comunicazione degli atti di indagine vale in ogni caso come notifica, quale conclusione della fase istruttoria e, il decisore, cioè il giudice, è lo stesso Papa Benedetto, anche perché vi sono coinvolti dei cardinali. Per i delitti dei cardinali infatti, la competenza penale del Pontefice è esclusiva ed è sancita dall’art. 1405 del CJC.
Il 17 dicembre 2012 dunque, il fascicolo Herranz viene consegnato a Benedetto XVI: è il Pontefice che detiene lo ius agendi, ossia la potestà di giurisdizione in sommo grado, ed è sempre lui la sola autorità competente a giudicare dei delitti dei cardinali (come abbiamo già visto, nel canone 1405).
Il giudizio del papa deve garantire il diritto di difesa, e deve essere “giusto”, nel senso che deve essere sorretto dalla coscienza morale della giustezza della decisione (cognitionem certam).
La giurisdizione del papa infatti, conosce solo questi limiti procedurali e sostanziali: il rispetto del diritto di difesa e la pienezza degli elementi cognitivi su cui fondare il proprio giudizio. Pertanto, dati questi elementi ineludibili, il suo decreto, la sua decisione è degiurisdizionalizzata, nel senso che non necessita di svolgersi dentro una sede processuale, ma può essere resa in forma amministrativa. Si noti pure che: il termine generale per emettere un provvedimento amministrativo, anche afflittivo (decisio), è di tre mesi.
E adesso… papa Benedetto ha tutti gli elementi per le proprie decisioni! Ed ha inoltre il dovere di rispondere alla consegna del fascicolo Herranz, che lo interpella in veste di Suprema Autorità Decisoria.
Ricevuto quindi tale fascicolo, Benedetto doveva per forza decidersi… poiché lasciarlo lì sarebbe equivalso ad una grave omissione dei propri doveri: non solo di fronte a Dio, ma anche davanti agli uomini.
Persino la potestà penale è stata pensata, nei confronti del reo, in una dimensione che non è meramente retributiva, ma anche, in ottica di fede, espiatoria in terra, al fine che l’anima del reo possa essere corretta e giungere purificata in Cielo: esentarsi dal punire significava quindi privare il reo di una opportunità di salvezza per la propria anima!»
[…] « Benedetto XVI decide e dichiara che, per l’esito a cui è giunta l’istruttoria, è pervenuto alla certezza morale che il pontificato non ha più forze e che, sebbene il munus sia intangibile nella sua essenza spirituale, e consista nel perseguire penalmente (exequi), con il diritto di azione (agendo, ossia esercitando la lex agendi) e la pronuncia della sentenza (loquendo), e con il patire ed il pregare (attendere l’emendamento, sacrificandosi e pregando), tuttavia il governo della nave di Pietro, l’esecuzione della pena e della correzione, con l’annuncio del Vangelo, richiedono stabilità, cioè una disciplina di anima (le forze ideative e volitive delle gerarchie ecclesiastiche) e del corpo ecclesiale (l’azione pastorale e la prassi di fede del popolo dei cattolici, oramai ingurgitati dal secolarismo e che sono divenute insufficienti): la convinzione è che tale deprecabile e deludente situazione ecclesiale sia ormai insufficiente a fronteggiare il tempo presente, così sferzato dalla tempesta di un mondo soggetto alla “rivoluzione permanente”, la quale produce rapide e repentine “trasformazioni” ed in cui le rivendicazioni teologiche (quaestiones) sono esse capaci persino di mettere sottosopra i concetti della Dottrina, e di rovesciarli, ossia di arrivare a chiamare bene il male, e viceversa…
È giunta dunque la grande ora della Chiesa (magnum momentum), essendo questa decretata (decisio magni momenti pro Ecclesiae vita).
Benedetto dichiara che è in atto lo svuotamento del pontificato e che esso è arrivato al punto apicale, nel quale la sede sarà svuotata ed un conclave – non canonicamente convocato, stante la non abdicazione effettiva – eleggerà un altro (nuovo!) pontefice.
Abbiamo già detto che la potestà penale del pontefice è degiurisdizionalizzata, nel senso che può svolgersi al di fuori del contesto processuale, però essa ha un limite di procedura, che consiste nel rispetto del diritto di difesa del reo, il quale dunque deve essere portato a conoscenza del libello di accusa.
Il passaggio tecnico curiale del 7 febbraio 2013 potrebbe aver avuto appunto tale funzione di garanzia.
E mons. Ganswein, il segretario di Benedetto XVI, pubblico ufficiale a tutti gli effetti, testimonia proprio il passaggio curiale in forma sigillata della Declaratio.» […]
- II)«In data 7 febbraio 2013 mons. Ganswein ha pertanto personalmente portato il testo della Declaratio sigillata in Segreteria di Stato. Si tratta di un testo scritto, e non di un supporto informatico: esso è proprio un foglio cartaceo, che va consegnato da persona a persona: non è una mail, e nemmeno un documento informatico.
La sua fedele pubblicazione avrebbe dunque richiesto che fosse scannerizzato.
E se, come ipotizzato, è una notifica, significa che essa consiste in un documento cartaceo, in doppio originale, di cui uno sottoscritto dall’autore, controfirmato dal pubblico ufficiale addetto alla notifica, mentre l’altro è per il ricevente, e resta in mano al ricevente. In ogni caso si tratta di un documento ufficiale sottoscritto…
Tale Declaratio ha dunque una consistenza documentale cartacea, non informatica, come abbiamo già appurato: è un foglio sigillato che contiene una dichiarazione sottoscritta, sia dal notificante che dal ricevente. Ed esso in teoria può essere fotografato e scannerizzato, pur tuttavia, essendo questo sigillato, ne sarebbe in ogni caso stata vietata la riproduzione…
III) Dal punto di vista procedurale è dunque da chiedersi se tale passaggio curiale sia stato un passaggio tecnico finalizzato a garantire il diritto di difesa. Tale consistenza legittima l’apposizione del sigillo di segretezza.
- IV)A questo punto notiamo che le regole saltano:
- il sigillo salta, poiché l’atto viene ricopiato e rieditato con una data: 10 febbraio 2013, che non è più quella della notifica, perdendo inoltre la consistenza cartacea sua propria, e diventa un vero e proprio documento informatico nativo, nel quale compaiono adesso errori di battitura: hora 29;
- un solecismo: pro Ecclesiae vitae;
- una data improbabile: 10 febbraio 2013;
- un altro solecismo: ministerio commissum,invece che: ministerio commisso.
Di cosa si tratta?
Della pubblicazione ad opera della cancelleria? No, perché essa reca una data diversa dall’atto originale, che è del 7 febbraio 2013, oltreché una data diversa, pure da quella della futura pronuncia pubblica in concistoro.
Tale pubblicazione non allega né la copia notificata né l’originale, che rimane evidentemente sigillato, non suscettibile di ostensione pubblica, e neppure il video della pronuncia pubblica: si tratta a tutti gli effetti di una pubblicazione senza documento originale, il che lo rende qualcosa di estremamente diverso…
- V)Se si trattava di una decisio sarebbe anche stato necessario predisporre una linea difensiva.
In che modo?
Quando l’affrontarne il merito, ossia il contenuto, significa amplificarlo e, alla fine, perdere perché si ha torto: le tecniche difensive consistono nel depistaggio!
In cosa consiste il depistaggio?
Pur non essendo esperti di tecniche militari di alto livello, poiché esiste una vera e propria scienza, anche della gestione emotiva delle masse, mi limito a fare riferimento ad alcune datate tecniche basilari, utilizzate frequentemente e che possono anche essere usate tutte contemporaneamente, e consistono in:
- a)delegittimare moralmente l’autore(gli errori di ortografia, che avallavano la tesi dell’indebolimento psichico). Stupisce il fatto che nei commenti agli “errori” di diritto, per la sola rinuncia al ministerium, che sarebbe contro il diritto canonico, molti si siano interrogati se Benedetto avesse competenze di diritto canonico! Era stato Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, che è un tribunale a tutti gli effetti, vale a dire quel Tribunale che, come la Corte Costituzionale Italiana, è garante della coerenza di sistema. Dubitare quindi delle competenze canonistiche di Benedetto XVI sarebbe come dubitare della competenza del presidente Mattarella, già professore universitario e giudice della Corte Costituzionale…
- b)la seconda tecnica è costruire una realtà parallela, come per esempio un’altra declaratio, e rispondere poi a questa nuova declaratio, costruire un’altra storia, cioè… e, per questa operazione, ci si avvale anche dell’appoggio fornito dai mass media.
E sappiamo anche che tutto questo si opera a livello di “servizi” e che, in alcuni ambienti, Benedetto XVI, stante la sua inflessibilità sui temi etici, era considerato il “terrorista bianco”…
E molti nemici, esterni ed interni, dovevano ora convergere, perché l’uomo più potente al mondo, sotto il profilo della autorevolezza morale, potesse essere lasciato solo da tutti.
Come abbiamo detto, sulla stampa fu subito accolta l’ipotesi narrativa di una possibile fine del pontificato di Benedetto XVI, già in qualche modo anticipata dalla notizia del mordkomplott…
Riporto l’articolo “Complotto contro Benedetto XVI, entro 12 mesi morirà.”
(https://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/10/complotto-di-morte-benedetto-xvi/190221/).
L’articolo è datato10 febbraio 2012 (si noti il tempismo!), ma riferito a fatti dichiarati a dicembre 2011.
Dunque, prima che Benedetto XVI promuovesse la scoperta della verità dei fatti storici, gli “spifferi” lo avevano già dato per finito!
Sono due movimenti diametralmente opposti: l’uno è teso a far chiarezza, l’altro indica la direzione per sopprimere l’autore della volontà di giustizia.
La narrazione nazional popolare tuttavia si prepara nel tempo… Dunque, mentre la commissione Herranz lavora, al contempo è già in essere la voce delle imminenti dimissioni di Benedetto XVI, oltre a quella del MordKomplott.
I giornali si interrogano. E persino Bertone dirà che Benedetto, di ritorno dal viaggio a Cuba, avrebbe maturato il proposito dimissionario. Antonio Socci ne avrebbe parlato per primo, già dal 2011. Ma ciò lo diciamo perché questa sarà esattamente la strategia difensiva dei cospiratori, notificati presso la Segreteria di Stato i quali, messi di fronte alle proprie responsabilità, attingeranno a questo sedimento già depositato nell’informazione del mainstream…
La “rinuncia” per Benedetto è una Decisio, cioè un giudizio penale sulle cause del fatto, viceversa, per gli altri è una semplice abdicazione…
Per Benedetto le forze che mancano sono quelle del pontificato e del corpo ecclesiale, mentre per i congiurati sono quelle biologiche di Joseph Ratzinger…
E così Il Fatto Quotidiano, del 12 febbraio 2013, ricordando l’articolo di un anno prima, faceva capire che il MordKomplott avrebbe avuto per oggetto non tanto la morte fisica, ma la fine del pontificato, voluta dallo stesso Pontefice: il cardinale Romeo – confidente di Papa Benedetto – sarebbe stato frainteso dal cardinale Castrillon!
Il resoconto in tedesco delle parole di Romeo (pubblicato dal Fatto) era corretto nel testo, ma errato nell’interpretazione datagli da Castrillon: dopo un anno Benedetto XVI non sarebbe più stato il Papa… e Romeo diceva il vero!
Ma nessuno vuole ucciderlo. A fornire la prima interpretazione autentica, tre giorni dopo la pubblicazione dell’articolo, è il Vescovo emerito di Ivrea, monsignor Luigi Bettazzi. Ai microfoni della trasmissione radio ‘Un giorno da pecora’ – fra la distrazione generale, con una Paola Concia che lo interrompe e il conduttore che scherza – egli spiega il vero senso di quel documento: “Il Papa si sente molto stanco e, di fronte alle tensioni che ci sono nella Curia, potrebbe pensare alle dimissioni.”
Sembra una battuta, e tuttavia la possibilità di un simile epilogo del Pontificato era già stata anticipata da Antonio Socci, su Libero, nel settembre 2011.
Ed invece l’attentato alla sua vita vi era stato, quello sì… e per davvero! A riferirlo è lo stesso Benedetto, descrivendolo a Peter Seewald, in una lettera in cui attribuisce le cause delle dimissioni all’insonnia, originatasi – guarda caso! – nel 2005, ossia con l’inizio del Pontificato.
L’insonnia avrebbe richiesto cure farmacologiche eccessive, fino ai limiti consentiti e lo avrebbe esposto a un sovradosaggio anomalo, durante il viaggio a Cuba.
E tale “narcosi” gli procurò una violenta caduta, in stato di incoscienza o semicoscienza, dando al contempo al Pontefice un avvertimento sulla propria vulnerabilità, unita al consiglio sanitario di ridurre gli impegni e, implicitamente, di delegare, in particolare nelle missioni all’estero!
La prospettiva che aveva davanti era dunque ora quella di essere utilizzato come un “figurante”, sotto narcotici, sostituito da altri…
Pertanto, la via di fuga per sottrarre sé stesso, ossia il Pontificato, a questa inattesa “eterodirezione”, era rendere lo svuotamento della Sede, dichiarata e denunciata pubblicamente in modo inappellabile e, al medesimo tempo, prestarsi a porre il munus al riparo, rendendolo irraggiungibile.
A conferma di ciò: nel Libro dell’Apocalisse, al capitolo 12, la donna, cioè la Chiesa, viene portata nel deserto, ove viene protetta e nutrita, e dove essa è irraggiungibile…
Benedetto, dai fatti di Cuba, capì subito che avrebbero potuto gestirlo “farmacologicamente”, sostituendolo nello svolgimento delle attività correnti…
E l’obiettivo che adesso i nemici avevano di mira nella Chiesa Cattolica, era ancora quello di un papato sì, quale forma esteriore, ma svuotato di contenuto. E, per raggiungere tale diabolico fine costoro avevano dunque necessità che non ci fosse un papa con il “sigillo di Dio”, poiché sarebbe stato garanzia di infallibilità, ma avevano bisogno di un “altro” pontefice, specularmente identico al vero Santo Padre: desideravano cioè un semplice Vescovo vestito di bianco, del tutto simile a un Santo Padre… proprio come viene descritto nell’Apocalisse: un agnello con due corna (la mitria dei vescovi, appunto con “due corna”, simbolo del Sacerdozio), ma che parlasse come un Drago, cioè come il suo padrone: Gesù fa lo scemo, in lui scorre sangue pagano, si è fatto serpente, diavolo…
Già dai tempi dell’attentato a Giovanni Paolo II i nemici avevano capito che la strategia di uccidere il papa era troppo grossolana ed esplicita: il Pontefice avrebbe dovuto esserci, come figura apicale, ma senza poteri di fatto, con un corpo ecclesiale che sarebbe andato invece in direzione opposta…
A tal proposito, il libro di Malachi Martin, La Casa Spazzata dal Vento (qui), si occupa proprio di descrivere, sotto forma di romanzo, queste oscure trame ai danni del pontificato, nonché dello svuotamento del contenuto dottrinale della Chiesa, appunto dello “svuotamento” dall’interno, tuttavia…».
Sergio Russo
(3. continua…)
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27 commenti su “Studio sulla Declaratio di BXVI. Parte Terza. Sergio Russo.”
Nom a caso il nostro ultimo Sommo Pontefice Benedetto XVI diceva che il peccato contro la vita e quello impuro contro natura sono segni dell’ANTICRISTO!
E pertanto, bene ha fatto don Leonardo Maria Pompei ad uscire dalla falsa chiesa di Jmb-Prevost che non è quella di Cristo, ma quella massonica di lucifero, costituita da adulteri, da omosessuali sacrileghi e blasfemi e da vescovi persecutori dei veri sacerdoti cristiani”, così come ribadito dallo stesso Bergoglio: https://www.sabinopaciolla.com/papa-francesco-i-blasfemi-gli-apostati-e-i-persecutori-dei-cristiani-fanno-parte-della-comunione-dei-santi
In effetti, nella chiesa di Prevost non sono ammessi i veri sacerdoti cristiani come don Leonardo Maria Pompei o tanti altri scomunicati per la loro fedelta al Vangelo di Cristo.
Nella chiesa di Jmb-Prevost sono ammessi solo vescovi massoni o Lgbtq come p. James Martin o mons. Savino che insegnano un vangelo contrario a quello di Cristo, celebrano le messe pro-lgbt e distribuiscono sacrilegalmente l’eucaristia agli omosessuali impenitenti.
https://gloria.tv/post/qZY7YTNK1J9z4SnMeYuvNnrNq
Davvero spero tanto che l’esempio coraggioso di Don Leonardo Maria Pompei, incoraggi altri sacerdori ad uscire da Babilonia prima che su di essa scenda il grande castigo predetto da S. Giovanni in Apocalisse 18:
2. L’ angelo gridò a gran voce:
‘E’ caduta, è caduta
Babilonia la grande
ed è diventata covo di demòni,
carcere di ogni spirito immondo…
Poi udii un’altra voce dal cielo:
“USCITE, POPOLO MIO, DA BABILONIA
PER NON ASSOCIARVI AI SUOI PECCATI
E NON RICEVERE PARTE DEI SUOI FLAGELLI.
Perché i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo e Dio si è ricordato delle sue iniquità…
per questo, in un sol giorno, verranno su di lei questi flagelli: morte, lutto e fame;
sarà bruciata col FUOCO poiché potente Signore è Dio che l’ha condannata”.
Ma come siamo messi male? Siamo tutti messi contro i preti digitali, è la A.P.U. che universalmente attesta che lei non da buon esempio di sè; deve accettarlo, è dottrina della chiesa della banana, la sua…
Quello di Memento (…e lei sa bene cosa si deve ricordare) è un commento basato sui fatti, indiscutibile!
Anche io ho notato moltissime discrasie, praticamente in ogni commento del “curato digitale”. Ma ciò che lo svergogna come consacrato, non è la sua scelta di stare con lo scisma, o l’abuso della I.A. specie in temi canonici di cui pecca in competenza, ma per la sua cattiveria, palese nelle sue affermazioni, ora fa offese personali su noi lettori. Cattiveria dentro parole che tendono a dividerci.
Egli accusa di Sincretismo!! E invece di vederlo senza dubbio alcuno nella sua cerchia (obiettivo di Bergoglio, e ora di Prevost) lo vedrebbe qui, perseguito dal Matto, Adriana o altri che esprimono -come tutti- convinzioni e opinioni. Al contrario di don Pietro Paolo, che ha messo tutto sotto il tappeto, loro e noi tutti rispondiamo alla nostra coscienza in una sincera e libera espressione di pensieri e non vogliamo offendere o irritare, ma esprimerci e con carte alla mano: e invece da lui offesi e irritati, prima siamo tacciati di errore e ora di sincretismo! Da chi poi? … da un prete della falsa chiesa, armato non di raziocinio o capace di analisi dei temi proposti, ma di un legalismo esasperato, sterile per una discussione onesta fra lettori. E fa finta di non sentire!! Continua a glissare.
Lo scopo di don pipì, come detto bene da Memento, è solo di confondere ed ingannarci: siamo un target da colpire su commissione prezzolata da una gerarchia marcia, quella che muove i vari don Pietri Paoli, tenendoli stretti per le gonadi da tempo atrofizzate.
Attenti alla prostata, anche la vescica ha il suo limite!
Cara “Signora di tutti i Popoli”,
Capisco la sua paura e quindi le sue false invettive su dime.
lei non si smentisce mai: più che una lettrice attenta appare come una caricatura di sé stessa. Grida allo “scandalo”, ma in realtà si rifugia dietro insulti sguaiati e volgarità da taverna. Questo sarebbe il suo “libero pensiero”? La verità non si misura con le parolacce né con le caricature, ma con i fatti e con la dottrina.
Mi accusa di “legalismo sterile”: in realtà si tratta di fedeltà alla Chiesa e al Vangelo, che non mutano al variare degli umori del momento. Se le dà fastidio essere smascherata nei suoi sofismi, non è colpa mia: «Dai loro frutti li riconoscerete» (Mt 7,16).
È davvero sconcertante che chi si nasconde dietro un titolo mariano usi un linguaggio così triviale e dissacrante. Appare più simile a un pescivendolo da mercato o a un becero garzone di piazza – se non addirittura a una “signora” di infimi postriboli o a una guardiana voyeur di orinatoi maschili. Il sospetto, tuttavia, rimane: dalla sua foga sembra quasi il maestro della nuova setta, camuffato. Del resto «anche satana si traveste da angelo di luce, ma dai suoi frutti si riconosce» (cf. 2Cor 11,14).
E se non fosse il guru propagandato, ma soltanto una sua zelante adepta, basterebbero i suoi toni a rivelare la stoffa dell’“esercito” del grande prelato. Lei parla di “coscienza libera”, ma dimentica che una coscienza senza verità non è libertà, bensì arbitrio. Se il suo scopo è screditare chi difende la fede cattolica, continuerò volentieri a “glissare” sulle sue provocazioni: il Vangelo non si difende con le ingiurie, ma con la coerenza.
Quanto infine alla sua caduta di stile, riducendo il confronto a “gonadi atrofizzate e prostata”, le lascio volentieri il primato di tanta singolare eleganza.
A ben pensarci, il fatto stesso che abbiate dedicato un intero intervento esclusivamente a me, con accuse sterili e infondate, è segno che siete davvero messi male.
Se foste davvero sicuri della solidità delle vostre affermazioni, non avreste bisogno di scagliarvi contro quella che voi definite “intelligenza non umana”, per di più impossibilitata — secondo la vostra stessa logica — a ragionare. La vostra intelligenza, se fosse coerente, dovrebbe confutare nel merito ciò che vi contrasta. E invece? Non potendo contrastare la sostanza — che è la verità della dottrina cattolica — vi limitate a screditarla dicendo che proviene dall’IA. Ridicolo!
Ma ditemi: che cosa vi lega, Danieli, Signora dei popoli, Miserere, Russo e…, che pure vi presentate come cattolici (?), con il Matto, Adriana e i loro affini dalle evidenti idee shintō-buddhiste e sincretiste? Vi rispondo con le parole di alcuni Padri, per non citarne tanti, che valgono più di mille sofismi:
• Sant’Agostino: “Inter se saepe discordes, sed adversus Christum semper concordes.”
(“Tra loro spesso sono discordi, ma contro Cristo sono sempre concordi.” – Enarrationes in Psalmos 55,15)
• San Giovanni Crisostomo: “I demoni tra loro combattono, ma quando appare Cristo, dimenticano le contese e si armano tutti insieme contro di Lui.” (Homiliae in Matthaeum 42,1).
Ecco la differenza tra voi e me: io amo la Chiesa di Cristo. Pur riconoscendo, a mie spese,che non tutto in essa brilla di santità, e che talvolta alcuni ministri la insozzano con comportamenti scandalosi o insegnamenti devianti, io rimango fedele a Cristo nella Chiesa, che Egli ha voluto indefettibile, gerarchica, fondata sul ministero di Pietro, vescovo di Roma.
Voi, invece, con le vostre grida scomposte, non state difendendo la Chiesa ma tentando di distruggerla.
Se Cristo ha costruito la sua Chiesa su Pietro, e voi sostenete che è impossibile che oggi ci sia un Papa legittimo, che cosa ne consegue? Che la Chiesa, contro la volontà di Cristo, potrebbe vivere per sempre senza un Papa? Davvero si può legittimamente pensare che Roma sia senza vescovo da dodici anni? E dove sta la promessa di Cristo? È una pretesa assurda, contraria a ogni evidenza.
E perché? Perché un fanatico sacerdote, esaltato e seguito da una marmaglia pompata e indottrinata dal suo “profeta” — il quale si è arricchito scrivendo un romanzo — si erge a paladino dell’ortodossia e pretende di stabilire lui chi è e chi non è il Papa. Lo fa arrampicandosi sul Codice di Diritto Canonico per dire che il Papa non è vero Papa: voglio proprio vedere su quale articolo del CIC si baserà quando deciderà di proclamare il “vero Papa”, magari auto-proclamandosi tale. Non escludo che tirerà fuori qualcuna delle sue pseudo-visioni mistiche per dare verosimiglianza alle sue pretese.
Forse mi direte che scrivo troppo. Ma ditemi: non è forse necessario chiarire le cose fino in fondo?
Il mio Signore Gesù Cristo mi ha insegnato a restare fedele al suo Vangelo, ad amare la Chiesa così come Lui l’ha amata e fondata, a non essere profeta di divisione. Se nel campo cresce anche la zizzania, non spetta a me strapparla, perché sarà Lui, alla fine dei tempi, a inviare i suoi angeli per separarla dal buon grano.
Io non voglio essere zizzania: mi sforzo di essere buon grano.
Voi, invece, scegliete di essere erbaccia che soffoca e divide. È proprio vero: invece di onorare la Chiesa, vi comportate come chi vi minge sopra.”
Padre carissimo,
al di là della fonte, resta una notiziola – fatti recenti – passata in sordina. Chissà perché…
Eccola:
https://www.uccronline.it/2025/06/30/minutella-si-autoproclama-grande-prelato-inviato-da-dio/
Dio la benedica e protegga sempre, e, la prego, benedica le tante povere anime autocentrate che qui – e altrove – vanno perdendosi dietro a diaboliche chimere.
Caro “Occhi aperti”,
confermo pienamente quanto ha scritto e mi permetto di rafforzarlo con alcuni versetti significativi della Scrittura:
• «Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete»
(Mt 7,15-16)
• «Sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e prodigi, da ingannare, se possibile, anche gli eletti»
(Mt 24,24)
• «Tali uomini sono falsi apostoli, operai fraudolenti, che si mascherano da apostoli di Cristo. Non c’è da meravigliarsene, perché anche satana si maschera da angelo di luce»
(2Cor 11,13-14)
• «Ci furono anche falsi profeti fra il popolo, come pure ci saranno tra voi falsi maestri, che introdurranno eresie perniciose…»
(2Pt 2,1)
• «Carissimi, non prestate fede a ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti per vedere se provengono da Dio, perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo»
(1Gv 4,1)
• «Non ascoltate le parole dei profeti che vi profetizzano; vi illudono: raccontano visioni del loro cuore, non ciò che viene dalla bocca del Signore»
(Ger 23,16)
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Testimonianza dei mistici e dei Padri
• San Giovanni della Croce:
«Il demonio si compiace quando l’anima si lascia guidare da spiriti e visioni non verificate, perché così può ingannarla con l’apparenza del bene.» (Salita del Monte Carmelo)
• Santa Teresa d’Avila:
«Quando il demonio si traveste da angelo di luce, l’anima deve guardarsi bene dal seguire ogni ispirazione senza il consiglio di chi vive secondo la legge di Dio.» (Libro della Vita, 25)
• San Giovanni Crisostomo:
«Nulla è più pericoloso dei lupi vestiti da pastori: ingannano più facilmente perché si presentano come maestri.»
Verità incontestabili, carissimo don Pietro Paolo.
La Parola di Dio, predicata e vissuta nell’unità della Chiesa cattolica e nella comunione dei Santi, non è opinabile e non la si può manipolare senza rimanerne, prima o poi, stritolati…
Chi oggi costituisce scandalo – beninteso: sia nella Chiesa istituzionale che nelle molte, troppe frange scismatiche od eretiche – si sfracellerà sulla sempiterna Roccia, che è Cristo, nostro Signore. Per questo, e molto altro, è sulla fedeltà alla Parola di Dio che sempre si decidono le sorti di ognuno…
Con profonda gratitudine e stima.
Ho ripetutamente usato la A.I. di Google negli ultimi mesi, proponendo una per volta, domande tratte da vari temi presi dagli articoli o da commenti di una certa valenza (Adriana, Matto, Torregiani, Danieli, Signora dei popoli, Miserere, Russo, ecc.). Le risposte di don pipì sono praticamente simili a quelle fornitemi dalla I.A., sintetizzate in uno stile identico.
Quello che fa il “don pipì digitale” è porre le domande mentre uno dei gestori della cricca, un uomo, adatta senza grandi cambiamenti (per ignoranza delle materie specifiche) le risposte IA al testo complessivo che poi sottoscriverà con una sigla sacerdotale, vecchia tecnica psicologica per sviare il pensiero dall’autore, aggiungendo una firma falsa che sembri vera e rispettabile. In psicologia corrisponde al liguaggio dei gesti quando qualcuno pone la mano sul cuore quando parla. Risposte quindi complesse ma date senza tempi di attesa, risposte che chiunque (compresi giuristi e canonici) impiegherebbe ore per metterle assieme, ma così in 10-15 minuti sono pronte per imbonirci.
Ora voi direte l’importante è che le risposte siano giuste. No, innanzitutto ci svelano un (falso) super-prete che fra molti articoli del Blog riesce a scriverne di lunghissime, catatoniche in numero di 40-50 min. alla settimana. Ma se si esaminano le risposte, non sono affatto giuste, sono un fritto misto: vero + falso, + a volte “fuori tema”. Il lettore Fritz due mesi fa fece notare che don pipì chiamò Prevost “cardinale” e non “santo padre”: possibile che nessun altro si sia accorto di altri banali errori di copiatura da siti web?
Siamo tutti capaci di usare la I.A. e sappiamo che è piena di contraddizioni e che pesca informazioni anche erronee da siti non validati nè controllati, allora cosa serve questa broda lunghissima che un “prete digitale” somministra senza sosta sul blog?
Le risposte del don pipì sono spesso imprecise perchè prese a caso fra le fonti che non sono controllate sia per il tempo che il controllo richiede sia perchè chi gestisce la truffa vaticana crede che i lettori siano stupidi. Ci sono davvero molti esempi di riporti errati di don pipi, tipo l’affermazione che “l’APU fa parte della Dottrina della Chiesa”, segno che non è stato fatto un controllo o che non si conosce la Dottrina! Ma ora ne cito una recentissima: il falso blogger don pipì (link: https://marcotosatti.com/2025/08/25/studio-sulla-declaratio-di-bxvi-parte-seconda-sergio-russo/#comment-267186) in data 25.8, afferma che il testo probatorio della Declaratio è desunto dal documento scritto: “Il documento di Benedetto si intitola e rimane una Declaratio. In esso egli afferma: «declaro me… renuntiare… ita ut… sedes… vacet et Conclave… convocandum esse» (“dichiaro di rinunciare… cosicché la Sede sia vacante e si debba convocare il Conclave”). È il testo latino ufficiale, non un’interpretazione”.
Mentre poi su questa stessa pagina (in data 03.9) dice invece il contrario: “Risposta: il testo che fa fede è quello pubblicamente pronunciato l’11 febbraio e pubblicato negli Acta Apostolicae Sedis.”
È chiaro che la risposta (parzialmente) giusta è quest’ultima, poichè testi e bozze preliminari della declaratoria furono mandati all’ufficio vaticano da Benedetto per il controllo grammaticale e ortografico non certo delle sue intenzioni, neanche espresse secondo l’art.332 CIC, che prevede solo l’abdicazione. Dunque al contrario quello che dicono alcuni studiosi, la declaratio non può essere disciplinata ma neanche abbinata al 332 cit. La “dichiarazione” è una manifestazione della sua volontà, un atto amministrativo, sicuramente penale (decisio) che non è MAI stata espressa come dimissione dal Munus: la declaratio venne espressa infatti verbalmente e ciò che conta è quello che fu pronunciato con la bocca e gli ACTA teoricamente possono essere stati adulterati (infatti lo sono! Vedasi commisso /commissum) o contenere refusi.
Lo scopo di questa invasione digitale NON UMANA (gestita però da uomini) ce lo dice candidamente don pipì, che cerca di fare i coperchi ma non riesce neanche con le pentole: se non può smentire la indubbia verità dei numerosi commentatori spera di salvare (=ingannare) con la sua falsa verità i lettori che non commentano.
Le mie affermazioni e citazioni sono verificabili e vere, quelli di “don digitale” sono false come il papa della cricca umana.
Un contributo veramente degno di “minzione”!
Bravo.
Finalmente una conferma a quello che (non solo io) ho notato e che spero apra gli occhi a chi in buona fede legga il blog, inconscio del plagio sistematico che sistematicamente opera sotto il nome utente di un fantomatico ‘don Pietro Paolo’. Ora non voglio evidenziare, ma è chiaro a tutti, che il ‘don pipì digitale’ in parola ha sempre approvate le sue prolisse risposte in difesa delle azioni di Bergoglio e Prevost contro i giusti e argomentati commenti dei lettori, nè evidenziare che invece una certa censura colpisca sempre più frequentemente ospiti storici di Stilum Curiae, come apprendo dalle lamentele degli stessi su altri siti. Però lamento questa invasione, invasione è dir poco, della I.A. non tanto per la sua inattendibilità ma per i fini distruttivi delle anime che una mano umana occulta cerca di raggiungere con essa.
Probabilmente il suo vero fastidio nasce dal fatto che quello che lei – che è quello che veramente deve dire memento mingere – chiama con disprezzo “don pipì”, in realtà demolisce le fantasie su Benedetto XVI. Per questo si rifugia nella teoria del “prete digitale”, così da screditare l’interlocutore senza entrare nel merito.
Quanto alle accuse:
1. “Prete digitale che copia l’IA” – la sua è solo una congettura: grazie se lei ritiene che il mio stile ordinato e la chiarezza di scrittura possano somigliare all’IA. Ma come può dimostrare che un autore concreto stia usando questo sistema? La sua è soltanto un’ipotesi senza prove.
2. Errori e contraddizioni – refusi capitano a chiunque scriva molto, magari a lei no perché si crede infallibile. Anche studiosi di altissimo livello pubblicano imprecisioni. Non bastano per parlare di “truffa”. Sulla Declaratio non c’è contraddizione, ma distinzione fra testo preparatorio e testo definitivo.
3. Testi lunghi e troppo veloci – il suo è un argomento debole: c’è chi scrive velocemente perché è preparato e ha già raccolto materiali. Non serve un’IA.
4. “Broda lunghissima” – giudizio soggettivo, non prova di falsità.
5. Inganno e manipolazione – finché uno scrive con il proprio nome o con uno pseudonimo e altri possono replicare, è normale dialettica, non truffa.
In sintesi: accuse fragili, basate più su impressioni e antipatia che su fatti concreti. Quando non si riesce a confutare la sostanza, si attacca la forma.
E mi lasci chiudere con una stoccata: da chi scrive dossier fantasiosi su Ratzinger o gli va appresso come a un oracolo, non c’è da stupirsi se escono certe sparate.
Ora beccati questa… e, già che siamo, mi dica: anche tutto quello che ha scritto lei l’ha forse dettato l’IA? Perché, a leggere certe righe, sembra piuttosto che lei minga davvero… ma fuori dall’orinale.
(Vedi mio precedente commento) sono completamente smentite dal contesto le accuse di non aver nominato il dr Cionci poiché, viceversa:
Il dr Cionci è stato ampiamente citato, lodato e ringraziato, e ciò è tanto vero che è stato il medesimo, visto il tenore di insistente rinvio al suo contributo veritativo, ad avere sentito la necessità di sottolineare la propria distanza dal presente studio!!!
Tratto dalla seconda puntata dello studio sulla Declaratio, pubblicata il 25 agosto:
“Dopo aver capito, con l’accurata disamina del dr. Cionci, che la rinuncia sarebbe un atto invalido, e dopo aver compreso che la Declaratio non è una rinuncia, occorre adesso chiedersi allora che cosa essa sia realmente.
Il dr. Cionci ha lodevolmente iniziato, ed anzi portato a termine l’opera di demolizione della stessa come rinuncia, ma poi ha anche illustrato, per mezzo dell’analisi giuridica, che si tratterebbe invero di una Decisio.”
…
“A questo punto è bene fare una doverosa precisazione: questi articoli costituiscono una riflessione di tipo profetico-teologico, che prende anima sia dall’analisi fatta dal dr. Cionci, traendo spunto sì da questa, però costituendone al contempo un ulteriore passaggio, al fine di raggiungere il livello teologico; come pure dallo studio, personale e privato, dell’avvocato Costanza Settesoldi, dal quale attinge a piene mani, studio che sarà reso disponibile alla fine del presente lavoro, segnalando al contempo l’uscita di un libro di prossima pubblicazione.
Ed aggiungo ancora che io stesso, già nel “lontano” Gennaio 2018 avevo pubblicato un libro intitolato “Sei tu quello, o dobbiamo aspettarne un altro? L’ultimo ‘tassello’ mancante alla celebre profezia di Fatima” (qui), dove affrontavo la “questione dei due papi” (in cui ovviamente, soltanto uno poteva essere tale!), precedendo così altri studi e ricerche che sarebbero venuti in seguito, sempre sulla medesima “questione”…”
…
“Come il dr. Cionci ha già dimostrato, con riguardo alla traduzione di munus e ministerium, le versioni nelle varie lingue sono state infedeli, oltre ad esserlo addirittura nella traduzione del termine commissum.”
Strano che non si citi mai Andrea Cionci, che da cinque anni studia la Declaratio. Scoperte cruciali come la sede impedita e l’attentato sono sue, eppure sembra che siano tutte vostre. Questo è scorretto e dimostra quanto l’etica professionale venga oggi trascurata.
Sulla presunta etica professionale di Andrea Cionci avrei qualche COSINA da eccepire:
https://sfero.me/article/riemergono-messaggi-perduti-cionci-dopo-podcast
Le sue palesi scorrettezze nei miei confronti e la conseguente presa di distanze che seguì tuttavia mi fu di grande aiuto per aprirmi a una comprensione molto più profonda, razionale e intrinsecamente coerente di tutta la ‘magna quaestio’:
https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome
Per questo (piuttosto che i colpi bassi di Andrea…) ringrazio la Divina Provvidenza.
Purtroppo l’imposizione della sua ‘finestra di Overton’ e il conseguente rifiuto categorico di confrontarsi apertamente e onestamente con i ‘non blasonati disallineati’ come lo scrivente han fatto dirottare un’indagine che, nel complesso, presenta molti contenuti apprezzabili e (almeno in parte) condivisibili.
Il mio bilancio (ad oggi): un 5 al lavoro e un 4 in condotta, ma con ampi margini di miglioramento
Risposte riferite al commento di Miserere mei
Grazie!
Trovo corretto comunque rendere merito anche al Dr. Cionci del lavoro svolto. Non si tratta di stabilire chi è più meritevole, ma di non indebolire un impianto che renderebbe giustizia a un uomo di Dio come Benedetto XVI, detestato da modernisti e tradizionalisti.
Avrà commesso errori, come tutti, ma la sua decisione costituisce un’eccezionalita’ apparentemente deprecabile nell’immediato, ma riconoscibile profetica e fruttuosa in seguito. Vale per Benedetto XVI e la sua sofferenza incompresa, come per Mons. Lefebvre e la sua scomunica che lo associa a tanti bravi sacerdoti che stanno soffrendo: i frati francescani dell’Immacolata, don Leonardo Pompei, don Cornet , padre Fare’ e altri sacerdoti ritiratosi sui monti… storie diversissime tra loro, scelte dagli esiti incerti, ma tanto amore per Cristo e la Chiesa mentre chi se ne infischia tiene insieme bellamente il martirio del Battista e Amoris laetitia etc
Risposta dell’avvocato Costanza Settesoldi (a cura di Sergio Russo):
Avvocatessa Costanza Settesoldi Laghetto:
Un esemplare della cosiddetta “gestione farmacologica “ di personaggi apparentemente potenti l’abbiamo vista di recente con Joe Biden.
Benedetto XVI capisce prima dove vogliono andare a parare e agisce di conseguenza, mettendo in cassaforte il munus.
Può aver fatto tutto questo da solo? Risposta:
Insieme a coloro che erano vincolati al segreto, primo tra tutti Mons Ganswein che conosce il vero testo, avendolo notificato in qualità di Segretario particolare del Pontefice e di pubblico ufficiale.
Di chi poteva ancora fidarsi? Risposta:
Ut supra di Mons Ganswein.
È verosimile che i cardinali dei dubia siano rimasti fedeli, ma non ha potuto dare loro spiegazioni dirette. Ha dovuto aspettare che capissero.
2) Ammesso che la ricostruzione sia veritiera si tratta di una questione importante, perché soprattutto dopo la morte di Benedetto XVI (e forse già nel 2022 al suo approssimarsi) queste persone potrebbero aver discretamente palesato la realtà agli ignari. Risposta:
Sì non solo è verosimile, ma è accertato da quanto Lei stessa dice infra.
L’ultima fase del pontificato di Bergoglio vive di fasti mediatici, ma anche di crescenti delegittimazioni man mano che venivano meno alcuni potentissimi “garanti”. Lei condivide questa sensazione?
Sì era questa spoliazione una forma di resistenza interna. La spoliazione è la prova della esistenza di questa resistenza, che il dr Cionci, chiama reggenza, e anche della sua organizzazione.
Ultima domanda: adesso la situazione permane magmatica, stante lo scontro violento necessario per raddrizzare la barca senza rompere tutto. Leone XIV ovviamente sa tutto (del terzo segreto di Fatima, della declaratio e del bauletto bianco della commissione Herranz). Potrebbe servire ancora qualche mese per uscire allo scoperto evitando di buttare il bambino con l’acqua sporca?
Risposta:
È Benedetto che ha deciso anche di pronunciare pubblicamente la decisione. Il suo vero significato, la verità, è già tra noi anche se non lo comprendiamo, non dipende dalla percezione ma dal contenuto.
Davvero imbarazzante, ma non si vergogna? Approppriarsi delle originali SCOPERTE documentate del dott. Cav. Andrea Cionci senza mai CITARLO NEL TESTO E NELLA BIBLIOGRAFIA. È uno sfacciato atto di plagio senza precedenti.
Un esempio emblematico tra tutti ? La scoperta del dott. Cionci relativa al tentativo di omicidio di Sua Santità Benedetto XVI subito a Cuba, a suo tempo gia’ trasmessa, ampiamente documentata, al Tribunale penale Vaticano.
Non ci sono parole atte a definire l’arrogante sfrontato comportamento.
Dubito che questo mio commento venga pubblicato, in ogni caso lo fotografo, per documentare la memoria di quanto accade su questo blog.
Francesca Calderoni (gia’ bannata sul Canale Stilum Curiae Telegram )
Minutelliani,
1) “Gesto senza precedenti” = prova che non è una rinuncia
• Tesi: se Benedetto parla di “gesto senza precedenti”, non può trattarsi di una semplice rinuncia.
• Risposta: Quando Benedetto parla di “gesto senza precedenti”, non intende dire che la sua non sia stata una vera rinuncia, ma che essa sia stata inedita nel modo e nelle forme: prima volta in epoca contemporanea, annunciata pubblicamente in concistoro, seguita dall’istituzione del titolo inedito di Papa emerito, dalla scelta dell’abito bianco, dalla residenza in Vaticano. Tutti elementi mai visti prima, che la rendono “senza precedenti” sul piano storico e simbolico.
Sul piano giuridico, invece, la rinuncia resta quella prevista dal can. 332 §2: valida se libera e debitamente manifestata. “Emerito” significa proprio che non si è più titolari dell’ufficio (come per i vescovi emeriti).
In breve: senza precedenti nelle forme, non nella sostanza giuridica.
2) “Decisio” penale vs rinuncia (can. 1405)
• Tesi: la Declaratio sarebbe una decisio penale del Papa-giudice (competenza sui cardinali) e non una rinuncia.
• Risposta: una rinuncia non è un atto penale, non presuppone indagine, capi d’accusa, diritto di difesa o “sentenza”. È un atto amministrativo personale e unilaterale del Romano Pontefice (can. 332 §2). La competenza penale del can. 1405 riguarda altri procedimenti; non trasforma la rinuncia in “processo”.
3) “Munus vs ministerium”: parola magica?
• Tesi: avendo scritto “ministerium” non ha rinunciato al “munus”.
• Risposta: il diritto non è un testo ad incastro di parole magiche. Il can. 332 §2 non richiede formule né il lemma “munus”. Benedetto ha dichiarato esplicitamente l’effetto giuridico: “Sedes… vacet” a una certa data e “conclave… convocandum esse”. Chi vuole la vacanza della Sede e convoca il conclave rinuncia all’ufficio: l’effetto è dirimente, non il sinonimo scelto. (Lo stesso Benedetto da “Papa emerito” ha detto: “Il Papa è uno”, e se lui è emerito il Papa non poteva essere che Francesco)
4) “Sede impedita” mascherata
• Tesi: non è rinuncia ma dichiarazione di sede impedita / “svuotamento del pontificato”.
• Risposta: la sede impedita (can. 335) è situazione di impossibilità di governo per impedimento esterno; non produce vacanza né conclave. La Declaratio stabilisce una vacanza programmata: è l’opposto di una sede impedita.
5) Commissione Herranz = obbligo di giudicare e punire
• Tesi: il dossier Herranz imporrebbe al Papa una “decisio” penale con effetti sulla forma della Declaratio.
• Risposta: il Papa può agire penalmente, ma non è obbligato e, soprattutto, ciò non condiziona né trasforma la natura della rinuncia. Mischiare un’eventuale istruttoria con la rinuncia è un accostamento narrativo, non giuridico.
6) “Termine di tre mesi” per la decisio
• Tesi: esisterebbe un termine generale di tre mesi per la “decisio” amministrativa/penale del Papa.
• Risposta: irrilevante e non dimostrato. La rinuncia del Papa non dipende da simili termini; è valida nell’istante in cui è debitamente manifestata e secondo la data indicata.
7) Il “foglio sigillato” del 7 febbraio 2013
• Tesi: un originale cartaceo sigillato (7/2/2013) farebbe fede; il testo poi diffuso sarebbe “alterato”.
• Risposta: il testo che fa fede è quello pubblicamente pronunciato l’11 febbraio e pubblicato negli Acta Apostolicae Sedis. Bozze, depositi o consegne interne non scavalcano l’atto pubblico né il suo effetto giuridico. Anche se esistesse una bozza, non cambia nulla.
8) Refusi latini (“hora 29”, pro Ecclesiae vitae, ministerium commissum)
• Tesi: gli errori dimostrerebbero manipolazioni/invalidità.
• Risposta: eventuali refusi redazionali in versioni web non inficiano un atto quando intento ed effetto giuridico sono chiari (favor actus). Fa fede il testo ufficiale (AAS) e la pronuncia in concistoro.
9) “Conclave non canonicamente convocato”
• Tesi: se non c’è vera abdicazione, il conclave del 2013 sarebbe nullo.
• Risposta: la Sede è dichiarata vacante dal Papa; il Collegio convoca e celebra. La Chiesa universale ha riconosciuto l’elezione; Benedetto stesso ha attestato l’unicità del Papa, che non ha mai detto di essere lui. In diritto canonico, l’accettazione pacifica universale dell’elezione è segno giuridico fortissimo di legittimità.
10) “Ha tenuto il munus al sicuro nel deserto” (Ap 12)
• Tesi: simbolismo apocalittico per dire che il munus resta a Benedetto.
• Risposta: fantasticherie. le metafore bibliche non creano effetti giuridici. Il diritto esige atti e formule efficaci; qui l’effetto dichiarato è la vacanza e il conclave: fine.
11) “Narcosi a Cuba / mordkomplott” ⇒ rinuncia non libera
• Tesi: tentativi/avvertimenti avrebbero reso la rinuncia non libera.
• Risposta: per invalidare servirebbe provare violenza o timore grave che vizino la volontà (can. 188). Benedetto ha ripetutamente attestato la libertà della sua decisione; nessuna autorità competente ha mai rilevato vizio. Le congetture non valgono come prova canonica.
12) Gänswein “testimone” di passaggi segreti
• Tesi: il ruolo di Gänswein avvalorerebbe la tesi “decisio/bozza segreta”.
• Risposta: anche se ci fossero passaggi preparatori, la natura dell’atto non cambia: renuntiatio validamente manifestata, con effetti giuridici posti in essere (sede vacante, conclave, accettazione della Chiesa).
**13) “Rinuncia solo al ministerium, non al munus” = pontificato sdoppiato
• Risposta: concetto teologicamente infelice e giuridicamente inesistente. Nel diritto, o si è titolari dell’ufficio o non lo si è. Dopo il 28/02/2013, Benedetto non ha più governato, ha assunto titolo emerito (titolo deferente, non un secondo papato) ed ha riconosciuto il successore.
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Sintesi finale
• La Declaratio soddisfa il can. 332 §2: atto libero e debitamente manifestato; vacanza della Sede dichiarata; conclave convocato.
• Refusi, dossier, ipotesi di “decisio penale”, metafore apocalittiche, “munus nel deserto”, Mordkomplott & co. sono ornamenti narrativi che non toccano la validità dell’atto.
• La prassi della Chiesa (conclave, accettazione universale, dichiarazioni dello stesso Benedetto) chiude la questione: il Papa è uno solo. Non hai detto fosse lui il Papa , ma di lui diceva di essere stato Papa, quindi “Papa emerito “ cioè ex
Esagerato…
Risponda solo a questo: la declaratio letta differisce o no dallo scritto pubblicato? La traduzione in tedesco inverte o no i termini munus e ministerium?
Si si, no no: tutto il resto si sa da chi viene…
Niente di esagerato.
Caro Miserere mei, ecco la
Mia risposta:
1) Quale testo “fa legge”?
• In diritto canonico fa fede solo il testo latino promulgato; le traduzioni servono alla comprensione ma non hanno valore giuridico. Can. 7–8 stabiliscono la promulgazione (Acta Apostolicae Sedis) e Can. 16–17 regolano interpretazione e senso proprio delle parole.
• La Declaratio è pubblicata in latino sul sito della Santa Sede; le versioni in altre lingue sono affiancate, ma il “testo originale: Latino” è indicato anche nel bollettino della Sala Stampa.
2) Lettura vs. scritto: differiscono?
• No. La declaratio letta da Benedetto e quella pubblicata in latino coincidono nella sostanza giuridica: «declaro me… ministerio… renuntiare… ita ut… sedes… vacet et Conclave… convocandum esse». Questo è ciò che conta ai fini del can. 332 §2 (libera e debitamente manifestata).
3) La traduzione tedesca ha invertito i termini?
• Sì. Nella pagina tedesca si legge «… erkläre ich … auf das Amt des Bischofs von Rom … zu verzichten» (rinuncio all’ufficio), usando Amt dove il latino ha ministerium (“ministerio Episcopi Romae… renuntiare”). È una resa infelice perché Amt in tedesco corrisponde di solito a munus/officium. Ma non ha effetti giuridici: fa fede il latino.
4) Che cosa richiede la legge per la validità?
• Can. 332 §2: per la validità basta che il Papa rinunci liberamente e che l’atto sia debitamente manifestato; non è richiesto l’uso della parola munus, né l’accettazione da parte di alcuno. La Declaratio soddisfa queste condizioni (fissa anche la vacanza della Sede e la convocazione del Conclave).
5) Nota decisiva (aggiornamento recente)
• È emersa nel 2025 una lettera inedita di Benedetto XVI che definisce «contraria alla dottrina dogmatico-canonica» l’idea che avrebbe rinunciato solo al ministerium conservando il munus, ribadendo che la rinuncia è stata piena e valida. Questo conferma definitivamente la lettura giuridica sopra esposta.
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“Sì sì, no no”
• La declaratio letta differisce dallo scritto? No.
• La traduzione tedesca inverte munus/ministerium? Sì (usa Amt per ministerium), ma non conta giuridicamente: vale solo il latino.
O non ci sente, o non sa leggere o è tonto o è in malafede…
Senza dubbio dalla sbrodolata risposta alle domande secche si evince solo che o non ci sente, o non sa leggere o è tonto o è in malafede… Tonto no, per leggere direi che legge benissimo, ne restano due.
Non è questione di udito né di lettura: la malafede è solo dalla sua parte. Io porto testi e canoni, lei insulti ed etichette.
Quattro domande a Sergio Russo dopo una premessa.
Un esemplare della cosiddetta “gestione farmacologica “ di personaggi apparentemente potenti l’abbiamo vista di recente con Joe Biden.
Benedetto XVI capisce prima dove vogliono andare a parare e agisce di conseguenza, mettendo in cassaforte il munus.
Può aver fatto tutto questo da solo?
Di chi poteva ancora fidarsi?
Ammesso che la ricostruzione sia veritiera su tratta di una questione importante, perché soprattutto dopo la morte di Benedetto XVI (e forse già nel 2022 al suo approssimarsi) queste persone potrebbero aver discretamente palesato la realtà agli ignari.
L’ultima fase del pontificato di Bergoglio vive di fasti mediatici, ma anche di crescenti delegittimazioni man mano che venivano meno alcuni potentissimi “garanti”. Lei condivide questa sensazione?
Ultima domanda: adesso la situazione permane magmatica, stante lo scontro violento necessario per raddrizzare la barca senza rompere tutto. Leone XIV ovviamente sa tutto (del terzo segreto di Fatima, della declaratio e del bauletto bianco della commissione Herranz). Potrebbe servire ancora qualche mese per uscire allo scoperto evitando di buttare il bambino con l’acqua sporca?
Grazie per l’attenzione e per questo studio.
Sempre a proposito di ‘Sleepy Joe’ (ossia il ‘Sonnacchioso’ Joe Biden; il nomignolo è piuttosto calzante)…
Durante il pontificato di Benedetto sono circolate molte voci (corroborate anche da un ‘simbolico’ blocco del Vaticano dal sistema SWIFT, avvenuto poche ore prima della declaratio… quasi una ‘firma’ per vantarsi di un’intimidazione che ha ottenuto lo scopo) che la stessa amministrazione Obama (il cui Vicepresidente allora era proprio Joe Biden) condividesse l’obiettivo di un imminente ‘regime change’ (sovvertimento) nella Chiesa Cattolica Romana.
Una conferma di una fondamentale ‘discordia’ ce la fornisce la quanto mai singolare decisione di Benedetto XVI di escludere il cattolico Joe Biden (che era Presidente USA all’inizio del 2023) dai suoi funerali — una sorta di implicita scomunica:
https://www.nicolaporro.it/lultima-sberla-di-benedetto-xvi-niente-biden-ai-funerali/
Non dimentichiamo inoltre che alla PSYOP COVID (a cui Bergoglio diede ampio sostegno, facendo dell’aderenza alla scienza falsificata una questione morale e dogmatica) Bill Gates già lavorava almeno dal 2010.
Il ‘dialogo tra fede e scienza’ promosso da Benedetto XVI (che vedeva nella scienza autentica una vera e propria ‘ricerca della verità’ nell’ambito delle cose di questo mondo) stava agli antipodi rispetto all’uso strumentale di una pseudo-scienza funzionale agli obiettivi di depopolamento del ‘filantropo’ e di tutto il ‘deep state’ che l’ha sostenuto e ancora lo sostiene:
https://www.youtube.com/watch?v=JaF-fq2Zn7I
Dal video dello ‘Zio Bill’ (l’erede ‘farmaceutico’ dello ‘Zio Sam’) ecco (4′ 40”) una frase molto significativa:
“Ora, se facciamo un ottimo lavoro con nuovi vaccini, sanità, salute riproduttiva, possiamo forse ridurlo del 10-15%.” [Quel ‘ridurlo’ si riferisce al ‘fattore P’ della sua equazione, che rappresenta la popolazione mondiale].
Un altro ‘complotto alla luce del sole’ (ossia un vero e proprio piano di sterminio) che molti hanno strenuamente negato e che continuano a negare contro ogni evidenza, dato che in pratica tutto l’establishment (divenuto ‘bestia del mare’) collaborando (più o meno consapevolmente con la ‘bestia della terra’):
https://sfero.me/article/apocalisse-punto-siamo-cosa-sta-accadere-1749645515994
di fatto ne è divenuto complice.
I vari ‘Don Pietro Paolo’ si straccino pure le vesti!
La verità emergerà comunque.
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