Studio sulla Declaratio di BXVI. Parte Seconda. Sergio Russo.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Sergio Russo offre alla vostra attenzione la seconda puntata del suo studio sulla Declaratio di Benedetto XVI. La prima puntata la trovate a questo collegamento. Buona lettura e meditazione.

§§§

LA DECISIO (DECLARATIO) DI BENEDETTO XVI

È L’ATTO ESCATOLOGICO PIÙ GRANDE

MAI COMPIUTO NELLA CHIESA

DAI TEMPI DELLA REDENZIONE DEL CRISTO…

E VI SPIEGHIAMO IL PERCHÉ – 2ª

 

«Cosicché, tolto di mezzo il Kathechon, il mistero di iniquità avrebbe avuto campo libero…»

Terminava con tali parole la prima puntata di questo studio inedito, che si è proposto di interpretare le parole di Benedetto XVI nel loro esatto significato.

Dopo aver capito, con l’accurata disamina del dr. Cionci, che la rinuncia sarebbe un atto invalido, e dopo aver compreso che la Declaratio non è una rinuncia, occorre adesso chiedersi allora che cosa essa sia realmente.

Il dr. Cionci ha lodevolmente iniziato, ed anzi portato a termine l’opera di demolizione della stessa come rinuncia, ma poi ha anche illustrato, per mezzo dell’analisi giuridica, che si tratterebbe invero di una Decisio.

E una “decisio, in ambito ecclesiastico, si riferisce a una deliberazione, una decisione o un giudizio preso da un’autorità ecclesiastica.

Ed in questo caso essa promana direttamente dal Papa, che è la massima autorità nella Chiesa, e “verte proprio su questioni di fede, morale o disciplina della Chiesa, talché essa costituisce una formale pronuncia che stabilisce una verità, una norma o un orientamento vincolante per tutti i fedeli.

È proprio il ristabilimento della Verità nella Chiesa (e, di conseguenza, anche nel mondo), il compito a cui ci sentiamo adesso chiamati, per un debito di vera e propria riconoscenza e obbedienza nei riguardi di un atto vincolante di un grandissimo Pontefice, a cui storia e destino hanno riservato di essere proprio lui quel Pietro che “quando era più giovane si cingeva la veste da solo, e andava dove voleva; ma quando sarà vecchio [l’ultimo pontificato prima del cosiddetto “avvertimento”, uno degli step escatologici ineludibili] tenderà le sue mani, e un altro gli cingerà la veste e lo porterà dove egli non vuole.”

 

A questo punto è bene fare una doverosa precisazione: questi articoli costituiscono una riflessione di tipo profetico-teologico, che prende anima sia dall’analisi fatta dal dr. Cionci, traendo spunto sì da questa, però costituendone al contempo un ulteriore passaggio, al fine di raggiungere il livello teologico; come pure dallo studio, personale e privato, dell’avvocato Costanza Settesoldi, dal quale attinge a piene mani, studio che sarà reso disponibile alla fine del presente lavoro, segnalando al contempo l’uscita di un libro di prossima pubblicazione.

Ed aggiungo ancora che io stesso, già nel “lontano” Gennaio 2018 avevo pubblicato un libro intitolato “Sei tu quello, o dobbiamo aspettarne un altro? L’ultimo ‘tassello’ mancante alla celebre profezia di Fatima” (qui), dove affrontavo la “questione dei due papi” (in cui ovviamente, soltanto uno poteva essere tale!), precedendo così altri studi e ricerche che sarebbero venuti in seguito, sempre sulla medesima “questione”…

 

Pertanto, rientrando appunto nel merito della questione: non vi paia ora troppo azzardata l’affermazione che la Declaratio di Benedetto XVI, sin dal suo primo comparire, venne manipolata e “corretta” (oltreché nel renderla pubblica), con modifiche apparentemente non significative, ma che invece in seguito si sono rivelate determinanti, ossia tali da cambiarne la sostanza e alterarne la natura stessa, appunto della Declaratio in questione.

Come il dr. Cionci ha già dimostrato, con riguardo alla traduzione di munus e ministerium, le versioni nelle varie lingue sono state infedeli, oltre ad esserlo addirittura nella traduzione del termine commissum.

 

Giustamente il Lettore si potrebbe adesso domandare: “ma chi ha potuto fare questo?”

Ed ecco la risposta, pur se solo accennata, al momento (poiché vi è da proseguire nel già difficile impegno di restituire “giustizia” alla Declaratio di Benedetto XVI): “la massoneria ecclesiastica, presente all’interno della Chiesa, ha potuto operare tutto ciò…” Ed in questo noi la pensiamo come Don Stefano Gobbi, le cui locuzioni interiori sono riportate nel noto Libro Azzurro, approvato – in maniera informale – da centinaia di Vescovi e migliaia di Sacerdoti.

 

È cosa nota che, dopo l’affermazione di una data tesi, se un qualsivoglia lavoro vuol essere davvero serio e professionale, occorre che metta, a conferma e a sostegno, delle prove documentali: eccone dunque una, fra le molteplici, nel suo genere eclatante però, che portiamo quindi ad esempio di quanto andiamo sostenendo…

Nel sito ufficiale vaticano è riportata la Declaratio di Benedetto XVI (qui), in cui, nella versione latina si legge: “… mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commisso renuntiare ita ut…”. (E questo atto è datato 10 febbraio 2013).

Nel video originale del discorso pronunciato da Benedetto, quell’11 febbraio 2013 – video oramai introvabile negli archivi vaticani… guarda caso! – si può distintamente udire il Pontefice dire invece: “… mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commissum renuntiare ita ut…” (qui, al minuto 1,28); (qui, al minuto 0,10); (qui, al minuto 1,30).

La prova regina inoltre, è l’ostensione della Declaratio, consegnata sotto sigillo da monsignor Ganswein alla Segreteria di Stato.

E tale prova, già richiesta a suo tempo dal dr. Cionci, è rimasta però senza esito…

 

Appena più sopra parlavamo di kathechon (quel famoso “ostacolo” che, secondo San Paolo, nella sua Seconda Lettera ai Tessalonicesi: 2,5-12), ritarda la manifestazione dell’uomo iniquo, vale a dire dell’anticristo

Ebbene, nel parere di diversi autorevoli teologi (fra gli altri: san Gregorio Magno e Hans Urs von Balthasar, nei tempi moderni), il kathechon appunto, andrebbe individuato proprio nella figura del papa, o comunque nel papato in quanto tale: uno dei tre “punti bianchi”, secondo San Giovanni Bosco.

Ergo, la Sede deve rimanere vuota… perché il papa è il kathechon!

 

Nella sua graduale e faticosa “conversione” Simone di Giovanni si sforza di lasciare sempre più spazio a Cefa/Pietro, una conversione che richiede di accettare la storia qual essa è, mano a mano che questa si presenta dinanzi a lui e si avvicina alla Croce: tale storia non la si cambia, anzi la si vive, e così vivendola, essa si trasfigura, e persino si sublima, mediante il perdono…

Ed infatti, nel racconto evangelico, troviamo Pietro che, di fronte alla prospettiva della Croce dice: non sia mai! E quindi, sfoderando la sua spada, egli taglia l’orecchio a Malco, un servo del sommo sacerdote, oltreché membro della marmaglia venuta ad arrestare Gesù…

Ma poi Pietro fugge, e dopo si pente, piangendo amaramente…

Però Gesù ha pregato per lui, ed egli, una volta convertito, dovrà confermare i fratelli nella fede…

Due magistrali catechesi di Benedetto XVI ci fanno capire che pure lui stesso, egualmente come Pietro il pescatore, aveva dovuto far retrocedere la propria volontà, rispetto ai piani di Dio, e comprendere che il perdono appunto, non cancella la storia, ma la trasforma, la sublima, la purifica…

Che resta allora? Non rimane che la perfetta imitazione di Cristo…

E tuttavia Benedetto XVI lo sapeva sin dall’inizio, da quella famosa richiesta del “pregate per me, perché non fugga di fronte ai lupi.”

Ma adesso per Benedetto, il fuggire dalla propria Croce, non era ormai più contemplato: aveva solo bisogno della forza per affrontarla… E ciò lo aveva ben chiaro fin da subito: solamente Gesù era il modello da imitare…

E cosa fa il Signore durante l’Ultima Cena? Dice a tutti i suoi apostoli ciò che sta per accadere, al contempo avvertendo Giuda, mettendolo in guardia su sé stesso: «Uno di voi mi tradirà… Sono forse io?… Tu l’hai detto!…».

Il Maestro allora fa compiere a tutti i suoi apostoli, ma a Giuda in particolare, una sorta di esame di coscienza, al fine che essi riflettano ed il reo si ravveda, ma… ahimè, egli va incontro al suo destino con piena coscienza… e totale avvertenza…

Il Signore allora emette quasi un flebile lamento, uno sconsolato sussurro: «… Meglio sarebbe stato per lui, non essere mai nato…».

 

E Benedetto, al pari del suo Maestro, di cui calca le orme, fa altrettanto… cosicché quando egli, nella sua Declaratio dice che: commissum renuntiare ita ut… sedes Sancti Petri vacet et Conclave ad eligendum novum Summum Pontificem ab his quibus competit convocandum esse, significa che rivela proprio quel “compito” che hanno voluto assegnargli, e cioè che la Sede (vale a dire: il Pontificato) debba essere svuotata (rimanere senza forze), e che sia da convocarsi un conclave, per eleggere un nuovo… “tipo” di papa! Soltanto che il “nuovo pontefice” adesso non aveva bisogno del sostegno divino, ma agiva con le sue sole forze umane…

E il “compito” del “vecchio” (ma vero ed unico!) pontefice – adesso rivelato chiaramente – è rimesso appunto al suo ministerio, ossia non più al suo parlare, ma ora alla sua attuazione: è nella sua disponibilità infatti – poiché è lui il papa – e, teologicamente parlando, il pontefice deve pronunciare il suo FIAT, non solo a nome proprio, ma a nome di tutta la Chiesa.

È giunto dunque il momento – magni momenti! – il grande momento, la grande ora: «Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre.» E, “magni momenti”, ha proprio tale significato…

Tutto ciò si realizzerà – in una sede completamente detronizzata – dal Venerdì primo Marzo, alle ore 13, allorché il conclave era già stato indetto poiché, come già annunciato, esso avrebbe avuto luogo col fine di eleggere “un papa senza munus”, che è appunto quel “nuovo” tipo di pontefice, come dicevamo…

 

Tutto questo è presente nella visione di La Salette (che tanti impedimenti e ostacoli ha dovuto subire prima di essere rivelata), nella visione di Leone XIII (che, per grazia di Dio essendo egli un papa, l’ha potuta rendere pubblica lui stesso), nel Terzo Segreto di Fatima (di cui tutti sappiamo le vicissitudini e le procrastinazioni di tempo che ha dovuto patire prima di essere divulgato pubblicamente): tutto ciò rappresenta quindi la consegna profetica e pratica, che gli proviene dai pontefici che lo hanno preceduto, ma che sta a lui rivelare (è questo il vero significato di renuntiare!), e proprio nel senso di annunciare ed anche, al medesimo tempo, di attuare (ministerio), vivendola nella propria vita, in quanto egli stesso, e la Chiesa con lui, sono chiamati a viverla e ad attuarla…

 

«Dichiaro di rivelare il “compito” assegnato il 19 aprile 2005, per mano di cardinali, all’attuazione del Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me, che la sede di Roma, la sede di San Pietro sia vuota dal 28 febbraio 2013, ora vigesima, e che debba essere convocato un conclave per l’elezione di un “nuovo” Sommo Pontefice, da parte di questi a cui compete.»

[Si noti che il Vescovo di Roma, il Successore di San Pietro e lui stesso, sono la medesima persona. E questa perfetta identificazione di Benedetto XVI, nel suo essere appunto Vescovo di Roma e Successore di San Pietro, è proprio la chiave di volta per capire l’uso grammaticale della prima persona singolare nella Declaratio: quando parla delle “proprie forze, che vengono a mancare, e della propria inadeguatezza”, in realtà non si sta riferendo alle sue proprie forze, fisiche e biologiche, bensì a quelle istituzionali della Sede!].

 

Quel “piano” dunque, viene annunciato come già preparato, già noto fin dal primo giorno, nonché di prossima attuazione…

Pertanto, la convocazione/celebrazione del conclave abusivo, che eleggerà un “nuovo” papa non è soltanto un “occasionale antipapato”, ma è molto più grave, poiché esso farà seguito allo svuotamento illegale, programmato fin dall’inizio, della Sede Petrina, alla consumazione totale del Pontificato e della Chiesa: esso sarà cioè un “nuovo pontificato”, parallelo… esso sarà il pontificato dell’anomìa!

 

Qui è opportuna una breve specificazione: la superbia de “l’uomo fattosi dio” è ora riuscita ad insinuarsi nel “nuovo” pontificato. Cosicché, tale “nuovo pontificato” vuole reclamare anch’esso una potestà divina…

E tuttavia, non lo fa dicendo esplicitamente “io sono Dio”, bensì lo realizza “copiando” Gesù, come Lui si relazionava con i Giudei: tale “pontificato” lo fa implicitamente, reclamando anch’esso di essere come un divino legislatore, appunto come Gesù…

 

Per rendere meglio l’idea: il Cristo diceva: «è stato detto, ma io vi dico»; ma adesso un “altro” cristo, che si pone in antitesi (ed anche ora notiamo le stesse antinomie) dice:

«è stato detto: crescete e moltiplicatevi, ma io vi dico: non fate figli come conigli… [la frase “non fate figli come conigli” fu pronunciata da Bergoglio nel 2015, durante un’omelia per il battesimo di 28 neonati];

è stato detto: non separi l’uomo ciò che Dio ha congiunto, ma io vi dico: date pure la Comunione anche in corso di adulterio… [qui tutta la nota vicenda intorno alla “comunione ai divorziati risposati”, che ha diviso e compromesso, nella differente ricezione da parte delle varie conferenze episcopali, l’unità della Chiesa];

è stato detto: nessun adultero o sodomita entrerà nel Regno dei Cieli, ma io vi dico: benedite le coppie unite (di qualsiasi genere), ma non sposate… [vedi lo scritto “Fiducia supplicans”].

 

Di fatto vi sarà adesso un “nuovo pontefice”, al di fuori di ogni regola, anche elettiva, ossia da eleggersi ad opera di un conclave convocato in difetto di rinuncia (poiché renuntiare, assieme all’accusativo commissum, come spiegheremo più in dettaglio nella parte specificatamente giuridica, significa appunto: rivelare il compito).

Tale denuncia (con conseguente progressione escatologica) viene confermata dal saluto che Benedetto rivolge ai Cardinali presenti in Roma il 28 febbraio 2013:

 

  1. I)Egli dichiara che l’eligendoè nel collegio cardinalizio, e così dicendo il papa sta denunciando che (ogni nuovo pontefice, a regola, potrebbe anche essere scelto al di fuori del collegio cardinalizio, potendo egli essere un qualunque chierico o battezzato, non necessariamente un vescovo), e quindi Benedetto XVI mostra di essere già al corrente dei giochi in atto e delle manovre elettorali, per cui se ne sa già il nome, tanto da potersi indicare con certezza che questi si trova fra i cardinali, ed anzi persino, molto verosimilmente, tra quei cardinali non presenti il 28 febbraio… ed infatti, Benedetto XVI, dopo aver detto “tra di voi” (quelli presenti in Roma a cui è rivolto il saluto), allarga il campo visivo, precisando che il futuro papa si trova sì, più precisamente nel collegio cardinalizio, pur se non fra quelli presenti quel giorno…

 

  1. II)Egli, promettendo sottomissione prima dell’elezione, sta a significare che… di fatto è già prigioniero prima dell’elezione! Ovviamente tale “promessa” è contra ius, in quanto la stessa promessa di obbedienza e riverenza si fa in conclave, ma solo dopo l’elezione e conseguente accettazione del neo eletto. E questa obbedienza è sempre un atto successivo all’elezione, ma mai preventivo, e per di più non da un papa… ancora regnante!

In questo caso Benedetto cita sì le norme, ed anzi quasi le storpia, ma solamente per far comprendere il clima di illegalità che già regna, e che si va via via consumando…

 

Subito dopo Benedetto si reca a Castel Gandolfo, e si pone sotto il grande orologio, come a far capire che è venuto il tempo di regolare le lancette dell’orologio profetico, poiché è giunto quel Magnum Momentum, e saluta dicendo che, come un pellegrino si avvia verso l’ultimo tratto del suo viaggio, ossia della sua vita, ed egli va verso il Calvario, dove lo aspetta la Croce, e lì lo attende il supremo sacrificio, perché anch’egli “si è fatto obbediente fino alla morte, e alla morte di croce”, ciò nonostante augura a tutti una buona notte, poiché lui è sereno, circondato e immerso nella Divina Volontà…

È l’anno della Fede, e pur tuttavia stiamo entrando nella notte della fede…

Buonanotte…

Tutto è compiuto: si è compiuto lo svuotamento, adesso verrà chi va ad occupare la Cattedra della Verità, ma… attenzione perché, come ci ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica:

 

«Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il “mistero di iniquità” sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla Verità.

La Chiesa non entrerà nella gloria del Regno che attraverso quest’ultima pasqua, nella quale seguirà il suo Signore nella sua morte e risurrezione

 

Nella prossima puntata cominceremo ad esaminare nel dettaglio la “INTERPRETAZIONE GIURIDICA DEL TESTO ORIGINALE”.

Sergio Russo

(2. continua…)

 

P.S. Il libro “La casa spazzata dal vento” (qui) di Malachi Martin, uno dei pochissimi ad aver letto integralmente il Terzo Segreto di Fatima, narra concretamente, pur se sotto la forma di romanzo, la ribellione dei Vescovi al Pontefice, inizio dello “svuotamento” del Papato…

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50 commenti su “Studio sulla Declaratio di BXVI. Parte Seconda. Sergio Russo.”

  1. Simone Torreggiani

    @ Don Pietro Paolo
    Tanto per cambiare ha omesso una parte fondamentale dalla sua citazione evangelica, stravolgendone il senso:

    “Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto e…”
    “… il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Matteo 6, 6)

    La ‘virtù del nascondimento’ si riferisce alla preghiera, alle opere di carità e alle elemosine (Matteo 6, 1-6), non alla proclamazione della verità.

    Quando si tratta di rivelare le verità nascoste o chiarire una questione importante citazioni evangeliche pertinenti sono le seguenti:

    “Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso [anonimato] o la pone sotto il letto; la pone invece su un lampadario [ossia ben esposta], perché chi entra veda la luce. Non c’è nulla di nascosto che non debba essere manifestato, nulla di segreto che non debba essere conosciuto e venire in piena luce.” (Luca 8, 16-17)

    E ancora:

    “Non li temete dunque [si riferisce ai persecutori, ai satanisti], poiché non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate nell’orecchio predicatelo sui tetti.” (Matteo 10, 26, 27)

    ‘Ditelo nella luce’ e ‘predicatelo sui tetti’ mal si conciliano con il comodo ‘anonimato qualificato’ a lei tanto caro.

    Arriverà un santo giorno in cui i ‘giochi di ruolo’ dovranno lasciare spazio alla ricerca della Verità…

    Fin tanto che ci si compiace di finzioni la Verità (e la salvezza) resteranno ‘sigillate’ — come pure gli occhi, gli orecchi e i cuori di coloro che ‘si fanno’ figli del padre della menzogna (Giovanni 8, 44).

  2. 13 commenti interminabili, per non parlar della loro inconsistenza in un legalismo ipocrita del cappellano del blog Pietro e Paolo. Quanti sono stati censurati più giusti ed intelligenti? In questo mondo bisogna ringraziare tante persone e non si può dire di no, ma mi pare che gli amici dovrebbero essere più che soddisfatti di aver impedita ogni umana conversazione degli ultimi 6 mesi.
    Perchè non facciamo una colletta e gli regaliamo un blog tutto suo così fa i commenti e se li contesta tutto da solo?

    1. Don Pietro Paolo

      Cara Cristiana — forse solo di nome — non è “legalismo ipocrita” ribadire ciò che la Chiesa insegna. È piuttosto comodo bollare come noiosa la dottrina quando non si hanno argomenti. Io non impedisco e non censuro nessuno di parlare: semplicemente non lascio passare errori per verità. Se questo disturba, il problema non è mio.
      Quanto al “regalarmi un blog tutto mio”, grazie del suggerimento, ma resto volentieri qui a confrontarmi: non per farmi un monologo, ma perché la Verità non si zittisce.

      1. Simone Torreggiani

        La Chiesa vera non insegna a difendere le imposture con la martellante ripetizione di menzogne e mezze verità (per altro lanciando il sasso ma nascondendo la mano).
        Solidi argomenti che mostrano i suoi errori le sono stati più volte esposti: inizialmente con pazienza, gentilezza e molta chiarezza; ma lei di fronte ad obiezioni circostanziate ha fatto orecchie da mercante, salvo poi ripetere imperterrito la solita sequela di errori come se fossero sacri dogmi solo per ostentare sicurezza, fingendo di avere tutto sotto controllo quando in realtà i suoi castelli pseudo-dottrinali sono senza fondamenta.
        Per altro si presenta come ‘autorità ecclesiastica’ parlando ‘a nome della Chiesa’… ma senza neppure il coraggio di usare il suo vero nome!
        Questo ‘anonimato qualificato’ è molto comodo: fintanto che l’usurpazione reggerà il ‘don leone da tastiera’ potrà supportarla fingendo (ma senza mai esporsi…) di rappresentare ‘la’ voce ufficiale della Chiesa; quando non reggerà più il pavido leone potrà abbandonare la barca sinodale che affonda e cercare di riciclarsi senza assumersi la responsabilità del falso paradigma da lui ostinatamente difeso (ignorando, negando, ridicolizzando e/o distorcendo le verità incompatibili con la falsa chiesa golpista di cui si era fatto indefesso zelota).
        Se lei è davvero un sacerdote ed è sincero non abbia timore alcuno: ci renda noto il suo nome, cognome e la sua parrocchia! Che di ‘San Pietro e Paolo’ ce ne sono tante qui in Italia.
        Si dice: ‘Male non fare, paura non avere’.
        Se la chiesa edificata su Bergoglio e il suo successore è la vera Chiesa lei non ha nulla da temere a difenderla (anche in questa sede) ‘a viso scoperto’.
        Si tolga la mascherina, di grazia!

        1. Caro Torreggiani,

          lei scrive con toni da tribunale universale, ma le sue frasi restano un vuoto sloganario: “castelli pseudo-dottrinali”, “falsa chiesa golpista”, “don leone da tastiera”… roba da striscione da curva sud, non da confronto teologico.

          Parla di “anonimato qualificato”: davvero divertente, visto che anche lei qui si firma con un cognome che potrebbe essere reale come inventato. Forse crede che la verità del Vangelo dipenda dalla carta d’identità? Allora la sua fede è ridotta a burocrazia anagrafica.

          Lei accusa un sacerdote di parlare “a nome della Chiesa”: ma è esattamente ciò che deve fare! Un prete non è un libero battitore che proclama sé stesso, ma un ministro che annuncia ciò che la Chiesa insegna ufficialmente. Se questo le dà fastidio, il problema non è del sacerdote, ma del suo rapporto con la Chiesa.

          Quanto al suo proclamar continuamente chi sia o non sia la “vera Chiesa”, non faccia l’arbitro: la Chiesa non è il suo club privato, né un partito da votare. È quella fondata da Cristo, assistita dallo Spirito Santo, e guidata dal Papa legittimo. Punto. Tutto il resto è fumo settario.

          Non ho risposto alle sue esternazioni, caro Torreggiani, perché fanno già da sole il lavoro migliore: si rendono ridicole senza bisogno di aiuti esterni. A volte il silenzio è la confutazione più elegante.

          Infine, il proverbio che lei cita — “Male non fare, paura non avere” — sarebbe ottimo, se lo applicasse a sé stesso: meno proclami roboanti, meno teorie da blog complottista, e un po’ più di umiltà davanti a ciò che la Chiesa insegna da duemila anni.

          1. Simone Torreggiani

            Simone Torreggiani, nato a Sassuolo il 02/03/1981, residente a Maranello in via Zozi 218, tel. 0536/580798, indirizzo email: ‘sim8@protonmail.com’.
            Sulla mia obsoleta pagina Facebook potrà trovare, tra le altre, una vecchia foto di classe del liceo (sono il tizio con la maglietta rossa):
            https://www.facebook.com/simone.torreggiani.3/photos_of
            Se passa da queste parti potremo pure farci una bella chiacchierata di persona, che forse sarebbe la soluzione migliore per (volendo…) chiarire ogni dubbio.
            Io non accuso nessuno; mi limito a constatare che, per quanto ne sappiamo, al di là delle arie che si dà, lei potrebbe essere chiunque, perché finora non ha reso noto ‘da che pulpito viene la predica’. Senza un’adeguata presentazione lei rimane (che le piaccia o no) un anonimo che dimostra una certa dimestichezza in ‘legalismo’ ecclesiastico a sostegno dello status quo (che dottrinalmente e giuridicamente è incompatibile con la tradizione millenaria che lei pretende di rappresentare, come le è stato già più volte dimostrato, anche se non lo vuole ammettere).
            È francamente ridicolo che un sacerdote non abbia il coraggio di presentarsi con il suo vero nome nell’apologia del governo dell’istituzione di cui è membro e per la quale vorrebbe pure accaparrarsi il ruolo di ‘voce ufficiale’.
            In generale, da che mondo è mondo, gli autentici servi di Dio manifestano ‘a viso scoperto’ la propria fede, anche a rischio della vita, mentre molti tra i nemici della Chiesa privilegiano l’anonimato, per non assumersi la piena responsabilità delle proprie azioni e/o affermazioni davanti alla comunità umana. Alcune validissime eccezioni a questa regola esistono, ovviamente, ma nel suo caso non riesco a trovare una valida ragione per giustificare questo stretto ‘riserbo’, se non quella poco nobile che le ho già esposto.

          2. Don Pietro Paolo

            Caro Torreggiani,
            Sono un vero sacerdote in piena e felice attività pastorale. Ma
            più che insistere sulla mia persona, credo sia utile guardare alla sostanza: mi dica, con chiarezza, dove avrei scritto qualcosa di diverso da ciò che la Chiesa proclama. Questo, in fondo, se questo è ilcompito di ogni cattolico lo è a maggior ragione per un prete: verificare la propria fede sulla base del Vangelo e del Magistero, e aiutare gli altri a fare lo stesso.

            Se uso solo il mio nome, non è per paura — davvero non ne vedo il motivo. È piuttosto una scelta di semplicità: preferisco non mettermi in mostra, né davanti a chi concorda né davanti a chi dissente. Come insegna il Vangelo, “il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Mt 6,4).

            Venire di persona da quelle parti, per ora, mi riesce difficile; ma la Provvidenza può sempre sorprendere, e nulla è impossibile a Dio.

            Le auguro ogni bene, e soprattutto le auguro di continuare ad amare la Chiesa, con le sue fragilità e i suoi limiti umani, ma pur sempre fondata da Cristo sul povero e difettoso Pietro.

            Dio la benedica di cuore.

  3. Don Pietro Paolo

    Caro Cliges,
    lei ha perfettamente ragione, ma io scrivo qui non per fare polemica, che non amo, bensì per un motivo ben preciso: evitare che idee strampalate, assurde, eretiche e demolitrici della Chiesa vengano spacciate come verità o addirittura come Vangelo, sviando così la buona fede di tanti che, pur non scrivendo, leggono.

    È vero che chi insegue fantasmi allucinatori difficilmente ascolterà parole di buonsenso: non hanno dato ascolto neppure a Benedetto XVI quando affermava chiaramente di essere “in filiale obbedienza a Papa Francesco”, e continuano a inseguire codici segreti, teorie complottistiche, petizioni senza risposta e guru da YouTube.

    Ma proprio perché il terreno è così inquinato, ritengo un dovere — non tanto verso chi si ostina nell’errore, quanto verso chi legge in silenzio — ribadire la verità della fede cattolica, fondata non su illazioni ma sulla Parola di Dio e sul Magistero vivo della Chiesa.

    Non mi illudo di convertire chi si è ormai rinchiuso nel proprio schema mentale, ma sento la responsabilità di difendere la comunione ecclesiale e la fede dei semplici, che non devono essere confusi da chi, con tono sicuro, spaccia per rivelazione le proprie fantasie.

    In fondo, non si tratta di vincere discussioni, ma di custodire il gregge che il Signore ci ha affidato.
    Con cordialità

    1. JMBergoglio:
      “La mia “chiesa” è costituita da blasfemi, apostati e persecutori dei cristiani.”
      https://www.sabinopaciolla.com/papa-francesco-i-blasfemi-gli-apostati-e-i-persecutori-dei-cristiani-fanno-parte-della-comunione-dei-santi/

      Una voce dal cielo grida:
      ‘USCITE, POPOLO MIO DA BABILONIA
      PER NON ASSOCIARVI AI SUOI PECCATI
      E NON RICEVERE PARTE DEI SUOI FLAGELLI.
      Perché i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo
      e Dio si è ricordato delle sue iniquità…

      _ Gesù:
      Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte: Benedetto era colui che è venuto nel nome del Signore!».
      https://youtu.be/d0u3Sc34mj8

    2. Simone Torreggiani

      Mi duole contraddirla di nuovo, signor ‘Don Pietro Paolo’ (che accusa altri di nascondersi dietro pseudonimi quando lei stesso ne usa uno…), ma lei sta facendo un uso strumentale di affermazioni fuori contesto, di psudo-diritto canonico per dare una parvenza di legalità ad abusi e a palesi derive dottrinali, di rassicurazioni basate sulla negazione e/o la distorsione dei fatti incoerenti con la sua comoda visione ‘benpensante’ della realtà, di banalità e di generiche accuse di ‘complottismo’ anche quando (nella fattispecie) ad autodenuciarsi con orgoglio furono gli stessi alti prelati che ordirono il complotto, che quindi è logicamente innegabile.
      Più che a quello di un autentico servo di Dio il suo modus operandi mi pare simile a quello degli influencer prezzolati che, durante la pseudo-pandemia, usavano affermazioni pseudo-scientifiche, citazioni di dati ufficiali ‘politicizzati’, rassicuranti frasi ad effetto tipo ‘sicuri ed efficaci’, irrisioni della verità scientifica negata, affermazioni apodittiche ecc. per convincere quanta più gente possibile a inocularsi quello che poi si è rivelato essere un siero genico sperimentale altamente tossico (per altro ‘santificato’ dal suo patriarca Bergoglio).
      Le sue mezze verità spacciate come voce ufficiale dell’autorità ecclesiastica (ma di quale chiesa stiamo parlando, di grazia? Quella che deve far uso di ingannevoli espedienti per tirare avanti per fingere che va tutto bene?) non cambiano la realtà dei fatti, anche se possono ‘cullare’ persone impreparate in una rassicurante accettazione dell’impostura in atto nella Chiesa, quella ‘nuova normalità’ sinodale che secondo lei ‘bisogna mandar giù’ per rimanere cattolici in nome della ‘democrazia’ (in barba alla Chiesa monarchica edificata su Pietro voluta da Gesù…) che voi neo-sinodali sdoganate con il termine di ‘accettazione pacifica universale’, che non esiste nel diritto canonico e che poi davvero ‘universale’ chiaramente non è, dato che diverse voci ‘fuori dal coro’ esistono eccome, sia dentro che fuori la Chiesa istituzionale… ma queste le denigrate e/o le ‘scomunicate’ all’occorrenza per non fare i conti con la realtà.

      Chi rifiuta pervicacemente di ammettere i peccati nella Chiesa ostacola coloro che vogliono purificarla dai tanti mali che la affliggono.

      Come ho già spiegato a Cliges lo ribadisco anche qui: proprio la difesa del celibato ecclesiastico (che chiaramente Bergoglio e soci stavano cercando di ‘annacquare’ per poi abolirlo del tutto) è una prova che la ‘filiale obbedienza’ da lei citata a sproposito era nei confronti del VERO Papa Francesco:

      https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome

      ossia l’autentico successore di Benedetto XVI — e non dell’antipapa Bergoglio, che stava remando nella direzione diametralmente opposta…
      Ma la logica elementare, la ricerca della verità e il buon senso lei li bolla sbrigativamente come ‘complottismo’ che minerebbe l’unità della Chiesa.

      Che i fedeli continuino pure (ma con discernimento…) a frequentare le celebrazioni della Santa Messa, a ricevere i sacramenti, a digiunare e a pregare pure per Leone XIV che, pur essendo un antipapa, porta una grande responsabilità e rappresenta (a tutt’oggi) l’unità della Chiesa Cattolica Romana.

      Che però questa partecipazione alla vita ecclesiastica ‘di sempre’ non divenga un comodo pretesto per chiudere gli occhi e far finta che va tutto bene, rinunciando così alla verità tutta intera.
      Cristo ha dato la vita per testimoniare la Verità del Suo Amore per noi. Per dirci cristiani dobbiamo essere disposti ad accogliere le verità e la Verità; ma per fare questo è necessario aprire gli occhi (e i cuori) e tenerli ben aperti!

  4. Caro Sergio, grazie per questi tuoi articoli che, ad ora, mettono in luce la volontà di NON rinunciare al munus ma solo al ministerium, sapendo che, per il can 126, tale atto compiuto volutamente per ERRORE, doveva dar luogo all’azione RESCISSORIA a norma del diritto, rendendolo NULLO.

    Permettimi di aggiungere queste testimonianze a sostegno della verità da te ribadita.
    ◾Mons. Negri:
    Bergoglio è stato eletto dalla massoneria
    https://youtu.be/4hu9DgtxOPY

    ◾Il dott. José Galad pres. dell’Università della Gran Colombia spiega come il gruppo dei cardinali cospiratori (Mafia S Gallo) ha destituito il papa legittimo per sostituirlo con l’antipapa Bergoglio e ne fa l’elenco.
    https://youtu.be/P6yyndTZksU

    Godfried Danneels ammette pubblicamente che le elezioni di Bergoglio furono programmate in anticipo “assieme” ai cardinali cospiratori della Mafia S Gallo, di cui lui faceva parte. (art. 79-81 UDG)
    https://youtu.be/NuzV4zdAgpU

    ◾Mons Antonio Livi:
    La mafia s Gallo ha stabilito in anticipo le elezioni di Bergoglio per portare avanti la riforma luterana.
    https://youtu.be/dgcIxD6Y6O0

    ◾Distribuzione sacrilega della s. Eucaristia da parte di Bergoglio vescovo ⬇️
    https://youtu.be/UVUkMLUEeLs?si=Rgq73FjrUSrkyRAr

    ◾E poi da anti-papa a Manila nelle Filippine ⬇️
    https://youtu.be/RUFCjszPcLI?si=k-dxD_Tz9SsV8mXY

    ◾Ulteriore prova che Bergoglio era seguace di Lutero fin da vescovo, questo incontro di preghiera assieme agli Evangelici protestanti (CRECES) da lui patrocinato il 22 giugno 2006, presso lo stadio Luna Park di Buenos Aires:
    Video documentale ⬇️
    https://youtu.be/f68E5b8V_0M?si=lS80zhw7sksQanuA

  5. Caro Sergio, grazie per questi tuoi articoli che, ad ora, mettono in luce la volontà di rinunciare al munus ma solo al ministerium, sapendo che, per il can 126, tale atto compiuto volutamente per ERRORE, doveva dar luogo all’azione RESCISSORIA a norma del diritto, rendendolo NULLO.

    Permettimi di aggiungere queste testimonianze a sostegno della verità da te ribadita.
    ◾Mons. Negri:
    Bergoglio è stato eletto dalla massoneria
    https://youtu.be/4hu9DgtxOPY

    ◾Il dott. José Galad pres. dell’Università della Gran Colombia spiega come il gruppo dei cardinali cospiratori (Mafia S Gallo) ha destituito il papa legittimo per sostituirlo con l’antipapa Bergoglio e ne fa l’elenco.
    https://youtu.be/P6yyndTZksU

    Godfried Danneels ammette pubblicamente che le elezioni di Bergoglio furono programmate in anticipo “assieme” ai cardinali cospiratori della Mafia S Gallo, di cui lui faceva parte. (art. 79-81 UDG)
    https://youtu.be/NuzV4zdAgpU

    ◾Mons Antonio Livi:
    La mafia s Gallo ha stabilito in anticipo le elezioni di Bergoglio per portare avanti la riforma luterana.
    https://youtu.be/dgcIxD6Y6O0

    ◾Distribuzione sacrilega della s. Eucaristia da parte di Bergoglio vescovo ⬇️
    https://youtu.be/UVUkMLUEeLs?si=Rgq73FjrUSrkyRAr

    ◾E poi da anti-papa a Manila nelle Filippine ⬇️
    https://youtu.be/RUFCjszPcLI?si=k-dxD_Tz9SsV8mXY

    ◾Ulteriore prova che Bergoglio era seguace di Lutero fin da vescovo, questo incontro di preghiera assieme agli Evangelici protestanti (CRECES) da lui patrocinato il 22 giugno 2006, presso lo stadio Luna Park di Buenos Aires:
    Video documentale ⬇️
    https://youtu.be/f68E5b8V_0M?si=lS80zhw7sksQanuA

  6. Restando nel merito, la chiave di volta dell’intera vicenda riguarda l’invalidita’ della rinuncia di Benedetto XVI.

    Perché l’atto di Benedetto XVI sarebbe invalido?

    Non perché egli non l’abbia voluto dichiarare liberamente (l’ha pensato, ci ha riflettuto, l’ha voluto così come l’ha deciso), ma in quanto l’atto configura una situazione canonicamente irregolare.

    Si tratta di una decisione liberamente disposta che è indizio di una condizione di emergenza: il dispositivo non è frutto del pasticcio di un pasticcione un tantino confuso e ignorantello in latino e in diritto canonico.

    Il dispositivo è sapientemente fondato sul diritto canonico tanto quanto ne rappresenta l’improprieta’ : il Papa è uno, lui al munus non rinuncia, lascia il ministerium, munus e ministerium NON sono la stessa cosa, ma non esiste che essi siano separati.

    Come è possibile allora?

    Succede nel caso di Sede impedita.

    Il successivo conclave consegna alla storia un nuovo incaricato al soglio petrino mentre il precedente c’è ancora, proprio perché si è posto visibilmente dove prima sapeva di essere (impedito) ma ancora tentava di governare la barca nel suo ministerium. Tuttavia la sua autorità terminava all’uscio dell’ufficio.

    Merita attenzione il termine “impedito”.
    Etimologicamente c’è il prefisso in e poi il piede.
    La parola è associata al laccio, al ceppo, alla pastoia.
    Benedetto XVI ha il munus, ma ha i ceppi ai piedi e il suo ministerium è impedito.

    Non è stato interdetto (che sarebbe una proibizione di autorità), ma l’hanno intralciato e con la faccenda del blocco dei conti anche virtualmente incatenato.

    Lui non ha fatto saltare il banco, ma ha voluto bene anche agli avversari. Li ha lasciati liberi di capire e di agire. Potevano fare altrimenti. E invece hanno addirittura mescolato le carte, facendo passare una verità addomesticata.

    Si sono messi da soli platealmente dalla parte sbagliata.

    Anche in fisica l’impedenza misura l’opposizione al passaggio di corrente elettrica alternata in un circuito, come rapporto tra tensione e intensità.

    Il detentore del munus, da impedito, ha esercitato la sua impedenza e così nel campo elettrico si è visto che non c’è luce. Quella di Cristo… mentre quella del mondo pareva brillare sotto i riflettori.

    Bergoglio non è mai stato Papa.

    Leone XIV potrebbe esserlo, perché i cardinali hanno capito e rimediato. Però non si scappa, con tutta la delicatezza del caso, dal dire la verità con carità. La Chiesa capirà. Chi ha paura vuole una chiesa strana.

  7. Simone Torreggiani

    Spesso le spiegazioni più semplici, pragmatiche e coerenti sono anche le migliori:

    https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome

    Assicurare una legittima successione petrina è una prerogativa e un preciso dovere del Romano Pontefice.
    Se vi fosse stato anche solo il fondato sospetto della presenza di una agguerrita ‘compagine’ di cardinali altamente ‘politicizzati’:

    https://www.youtube.com/watch?v=NuzV4zdAgpU

    con una vasta influenza sul Collegio Cardinalizio, sarebbe stato opportuno e doveroso, per il Pontefice regnante, eleggere un successore senza servirsi del tradizionale mezzo (ossia il Conclave), ma provvedere alla trasmissione del munus in un altro modo, anche servendosi del sigillo del segreto pontificio, sigillo da mantenere intatto fino al tempo in cui risulterà ‘politicamente accettabile’ il governo del legittimo Vicario di Cristo scelto secondo le modalità stabilite da Benedetto.

    Vista l’attuale situazione mondiale a un Papa autentico inviso ai ‘poteri forti’ non sarebbe infatti ‘consentito’ il governo della Chiesa Cattolica Romana, come lo stesso Benedetto XVI sperimentò sulla sua pelle, dato che prima lo minacciarono di morte, dandogli 12 mesi di vita:

    https://www.corrierece.it/notizie-cronaca/2012/02/11/speciale-vaticano-il-complotto-di-morte.html

    poi lo ridussero letteralmente in fin di vita:

    https://www.youtube.com/watch?v=yG9buScubUE

    durante il suo viaggio apostolico in Messico e a Cuba:

    https://www.youtube.com/watch?v=Tl44S8TIeVI

    Dopo quell’esperienza Benedetto comprese chiaramente che (in un modo o nell’altro…) il suo pontificato non sarebbe durato a lungo.
    Viste le circostanze avrebbe dovuto fare del suo meglio per assicurare alla Chiesa una successione legittima, ma senza eleggere il suo successore solo per consegnarlo direttamente nelle mani di quei poteri oscuri che già avevano plausibilmente attentato alla sua vita…
    Com’era possibile?
    Trasferendogli il munus dopo una valida rinuncia ma coprendo il tutto sotto il sigillo del segreto pontificio.

    Questa era la sola cosa da fare, viste le circostanze.
    Ogni apparente ‘stranezza’ e incoerenza nelle parole, nei gesti e nei comportamenti del ‘Papa emerito’ trova facile spiegazione da questa prospettiva.

  8. Don Pietro Paolo

    Illustre signor Russo,

    la sua costruzione «escatologica» si regge su sofismi e sospetti; i testi ufficiali, invece, parlano chiaro. Mi permetta, dunque, di risponderle punto per punto alla sua lunga e inaccettabile disamina:

    1. “Non rinuncia ma decisio; atto escatologico”
    – Il documento di Benedetto si intitola e rimane una Declaratio. In esso egli afferma: «declaro me… renuntiare… ita ut… sedes… vacet et Conclave… convocandum esse» (“dichiaro di rinunciare… cosicché la Sede sia vacante e si debba convocare il Conclave”). È il testo latino ufficiale, non un’interpretazione.
    – Il Codice di Diritto Canonico richiede, per la validità, che il Papa rinunci liberamente e che ciò sia debitamente manifestato (can. 332 §2). La Declaratio fa precisamente questo e ne enuncia gli effetti (sede vacante e conclave).
    2. “manipolazioni: commissum vs commisso”
    – Il latino ufficiale dice mihi… commisso renuntiare (“rinuncio al ministero affidatomi”), dove commisso concorda correttamente con ministerio; commissum sarebbe un caso diverso e non concorderebbe. Inoltre il Rogito posto nella tomba di Benedetto riporta lo stesso testo latino con commisso e l’esplicita conseguenza «sedes… vacet… Conclave… convocandum». Non c’è “correzione a posteriori”: c’è coerenza testuale.
    3. “munus vs ministerium: rinuncia invalida”
    – Il can. 332 §2 non richiede formule magiche né il lemma “munus”: richiede la sostanza della rinuncia al papato, liberamente e pubblicamente manifestata. La formula di Benedetto, che dichiara l’effetto giuridico (sede vacante e conclave), soddisfa la norma. La dottrina canonistica maggioritaria lo ha ribadito; v. anche che l’elezione seguente è avvenuta secondo Universi Dominici Gregis.
    – In teologia dogmatica vale inoltre il principio della pacifica e universale accettazione del Papa da parte della Chiesa come “fatto dogmatico”: l’accettazione di Francesco da parte dell’episcopato e del popolo di Dio rende certa la legittimità.
    4. “Benedetto ‘vero Papa’; il successore ‘senza munus’ ”
    – Benedetto stesso ha dichiarato: «Il Papa è uno solo, Francesco» (intervista riportata da Corriere/AMERICA e ripresa da Vatican News), e in lettere private ha difeso la validità della propria rinuncia e il titolo di “Papa emerito”.
    – Perfino l’atto ufficiale funebre (Rogito) sintetizza il suo pontificato terminato il 28 febbraio 2013.
    5. “Il kathechon è il papa; la Sede deve restare vuota”
    – Che il kathechon (2Ts 2) sia il papa è ipotesi teologica, non dottrina definita. Il Catechismo parla della prova finale (CCC 675-677), ma non autorizza scenari che sovvertano il diritto della Chiesa o impongano “vacanze” programmate della Sede.
    6. “Prove da rivelazioni private: La Salette, Leone XIII, Gobbi”
    – Le rivelazioni private non possono mai correggere o scavalcare il diritto e il Magistero. La Salette è approvata nell’apparizione, non nelle versioni apocalittiche successive (quelle del 1879 furono condannate dal Sant’Uffizio nel 1923). Le “locuzioni” di p. Gobbi non hanno approvazione della Santa Sede. Prudenza, dunque.
    7. “Massoneria ecclesiastica” che manipola i testi
    – Accuse gravissime richiedono prove verificabili, non link sparsi o supposizioni. I testi ufficiali (Declaratio, UDG, Rogito) sono pubblici e concordi; le tesi complottistiche non li smentiscono.
    8. “Decisio vincolante su fede e morale”
    – Una decisio in senso generico non trasforma una dichiarazione d’atto personale in definizione dottrinale. La Declaratio del 2013 è un atto di governo (come ha ricordato anche Papa Francesco), non una definizione di fede.

    In sintesi: l’argomentazione “benevacantista/escatologica” costruita su giochi di casi latini, complotti e rivelazioni private non regge davanti ai testi normativi e agli atti pubblici: Benedetto ha rinunciato, la Sede è stata vacante, il Conclave è stato legittimamente convocato ed è stato universalmente accettato. Lo ha riconosciuto Benedetto stesso

    1. Don Pietro Paolo, lei si agita! Come mai?
      Più allunga il testo e meno risponde nel merito.
      Lei sa solo negare gli argomenti altrui, ma non li affronta nel merito. Non si fa così, dai…

      1. Don Pietro Paolo

        Caro Miserere,

        non mi agito affatto. Se avessi voluto agitarmi, avrei usato ben altri toni: invece ho scelto la via più chiara, cioè rispondere punto per punto a quanto il sig. Russo ha scritto.

        Lei dice che “più allungo il testo e meno rispondo nel merito”: eppure ho citato i testi ufficiali (Declaratio, Codice di diritto canonico, Rogito, Universi Dominici Gregis), riportato i passi in latino, richiamato il principio canonico della pacifica e universale accettazione. Tutto questo non è “negare”: è entrare nel merito con gli strumenti della Chiesa, non con supposizioni.

        Capisco che possa non piacere a chi preferisce suggestioni apocalittiche o complottistiche, ma il dato di fatto è uno:
        • Benedetto ha scritto e pubblicato una Declaratio di rinuncia;
        • la Sede si è dichiarata vacante;
        • il Conclave si è svolto legittimamente;
        • Francesco è stato eletto e accettato pacificamente come Papa da tutta la Chiesa;
        • lo stesso Benedetto ha riconosciuto Francesco come unico Papa.

        Se questo non è “rispondere nel merito”, allora mi dica lei che cos’è. Forse “rispondere nel merito” significherebbe piegare i testi alle proprie fantasie?

        Io, invece, resto fedele a ciò che la Chiesa ha proclamato, e non agli scenari che circolano sui blog.

        don Pietro Paolo

    2. Massimo trevia

      Don Pietro paolo,senza sperare in una sua risposta:
      1″ed e’ francesco “e’ appurato che lo aggiunse Massimo Franco.
      2 se cambiarono nel 1983 la formula della rinuncia si deve specificare munus,,mentre prima si diceva rinuncio al ministero papale,che comprende munus e ministerium.in una sola parola che ne comprende 2,munus e ministerium,nella parola ministero.quindi perché Ratzinger non lo ha detto,munus?veniva richiesto e allora o hanno cambiato senza ragione la formula o lui per sbaglio avrebbe rinunciato con la vecchia e non più valida formula! Non bisogna essere teologi come lei per capirlo!

      1. Don Pietro Paolo

        Caro Massimo,

        la ringrazio del suo intervento, ma le sue osservazioni partono da alcune imprecisioni.
        1. «Il Papa è uno solo, Francesco»
        È falso dire che questa frase l’abbia “aggiunta Massimo Franco”. Essa è riportata in più occasioni da Benedetto stesso: in interviste, lettere private e documenti, egli ha riconosciuto la validità della sua rinuncia e il fatto che il Papa regnante fosse Francesco. Non è un’aggiunta giornalistica, ma un dato attestato.
        2. La formula della rinuncia e il “munus”
        Il can. 332 §2 (Codice del 1983) non richiede parole magiche né un “lessico obbligatorio”. Esso dice semplicemente che il Papa deve rinunciare al suo ufficio (muneri suo in latino), in modo libero e debitamente manifestato.
        – È vero che nella tradizione anteriore a volte si usava la formula “ministerio”, che aveva un valore inclusivo. Ma nella lingua canonistica “ministerium” può includere la totalità dell’esercizio del papato.
        – Benedetto nella sua Declaratio non solo ha detto «renuntiare ministerio», ma ha esplicitato gli effetti giuridici: «ita ut… sedes vacet et Conclave convocandum esse» (“cosicché la Sede sia vacante e si debba convocare il Conclave”). Questo è decisivo: perché il Papa non deve solo pronunciare la parola “munus”, deve causare la vacanza della Sede. Ed è esattamente ciò che ha fatto.
        3. Validità della formula
        Il diritto canonico non ha cambiato nel 1983 la formula della rinuncia: non esiste un formulario da recitare, ma solo le condizioni di validità (libertà e manifestazione).
        – Se Benedetto avesse davvero sbagliato formula, il Collegio dei Cardinali (compresi canonisti esperti), il Papa emerito stesso, i suoi collaboratori più stretti, e tutta la Chiesa universale non avrebbero potuto ignorarlo per oltre dieci anni.
        – La prova che l’atto fu valido sta nella pacifica e universale accettazione di Francesco come Papa, che in teologia dogmatica è considerata un fatto dogmatico: la Chiesa non può errare tutta insieme nel riconoscere chi è il suo legittimo Pastore.

        In conclusione: non serve essere teologi per capire che non bastano giochi di parole tra munus e ministerium per invalidare un atto solenne, pubblico e universalmente accolto. Benedetto ha voluto e dichiarato la rinuncia, la Chiesa intera l’ha riconosciuta, e lui stesso fino alla morte l’ha confermata.

        don Pietro Paolo

        1. Nella sua chiesa verbosa le bugie sono ancora un peccato? Amoris laetitia c’entra con il martirio del Battista? Fiducia supplicans si concilia con i peccati che gridano al cielo? L’idolatria paciamamica somiglia al cantico delle creature del santo di Assisi? Fratelli tutti sta tranquillamente insieme a Dominus Iesus? Lutero è un eretico o va accolto in pompa magna? La Messa antica la impediamo per legge?
          I Frati Francescani dell’Immacolata li sciogliamo come nemici e invece la lavanda e le lavanderie le promuoviamo?

          Accettazione pacifica universale vuol forse dire che se siete d’accordo lei e quelli come lei allora possiamo bandire il catechismo?

          1. Don Pietro Paolo

            Caro “Miserere”,
            lei esordisce dicendo «nella sua chiesa»: ma le chiedo, a quale Chiesa appartiene lei? Alla Chiesa cattolica, fondata da Cristo sugli Apostoli e oggi guidata da Pietro e dai suoi successori, oppure a qualche altra realtà che si auto-proclama “più pura” e “più fedele”, staccandosi dall’unità? È bene chiarirlo, perché dal modo in cui scrive sembra che la sua non sia una domanda in cerca di luce, ma una presa di distanza polemica da ciò che la Chiesa cattolica è.

            Mi scusi, sig. “Miserere”, ma finora lei ha insistito sul tema se Francesco sia o non sia un vero Papa; adesso, invece, sembra voler passare a discutere non più della validità del suo pontificato, ma dei singoli atti e documenti da lui emanati.

            Ecco il punto: sono due questioni diverse.
            • Una cosa è contestare la legittimità del Papa (tesi che la Chiesa non ha mai accolto e che rimane priva di fondamento: cf. Lumen gentium 22-23).
            • Altra cosa, ben diversa, è discutere o criticare le scelte pastorali, gli stili di governo o i linguaggi di Francesco. Su questo si può legittimamente avere perplessità, purché resti ferma la comunione ecclesiale e il riconoscimento della sua autorità.

            Confondere i due piani significa alimentare solo polemiche sterili. Se vogliamo un dibattito serio, occorre prima riconoscere chi è il Papa, e solo dopo valutare ciò che dice o fa.


            Chiarisco: Non sono stato tanto tenero con Papa Francesco, ma era il Papa e al Papa gli si da coscientemente obbedienza e rispetto.

            I punti controversi

            – Amoris laetitia
            Non ha nulla a che vedere con il martirio del Battista. Giovanni è morto per la verità sul matrimonio (cf. Mc 6,17-29); Amoris laetitia, pur con passaggi controversi, non abolisce la dottrina, ma propone vie pastorali. Lo stesso Pontefice ha chiarito che non è un documento dogmatico, ma parte del magistero ordinario (cf. Francesco, intervista su Amoris laetitia, 2016), e che va letto sempre alla luce della Tradizione viva della Chiesa (cf. Dei Verbum 10).

            – Fiducia supplicans
            Ha creato disorientamento e persino reazioni critiche da parte di intere conferenze episcopali, pur senza rompere la comunione ecclesiale. Lo stesso Pontefice ha ribadito più volte che «non si deve benedire il peccato, ma le persone» (cf. Francesco, intervista ad Associated Press, 24 gennaio 2023). Il documento, nonostante le ambiguità, non cambia la dottrina sul matrimonio né sui peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio (cf. CCC 1867): resta fermo che il male non può essere legittimato.

            – Pachamama
            L’episodio è stato certamente oggettivamente imprudente, e per molti cattolici anche scandaloso; ma non ha nulla a che vedere con il Cantico delle Creature di san Francesco, che è una lode limpida al Creatore, non alle creature. Soggettivamente, solo Dio conosce ciò che il Papa aveva in mente: se si trattasse di un gesto volutamente anticristiano o piuttosto di un segno maldestro per avvicinare popolazioni pagane. San Giovanni Bosco diceva che, pur di strappare un’anima al demonio, sarebbe stato disposto a togliersi il cappello davanti a lui. Dobbiamo forse concludere che san Giovanni Bosco fosse un eretico per questo (cf. Memorie biografiche, vol. IX, p. 100)?

            – Fratelli tutti
            È un’enciclica sociale. Alcune perplessità sono state espresse, ma lo stesso Papa ha chiarito, anche in dialogo con mons. Schneider, che il testo non intende annullare l’identità cristiana: va interpretato nella continuità della Tradizione e in armonia con la Dominus Iesus (2000), che resta pienamente valida nel ribadire l’unicità di Cristo e della Chiesa.
            M
            Sebbene non sia stata una replica esplicita al testo dell’enciclica, è chiaramente una risposta al senso generale della critica: il Papa, ad Astana, ha infatti dichiarato:

            «Il dialogo non è mai una perdita d’identità, ma un’opportunità per annunciare con chiarezza la propria fede e testimoniarla nell’apertura e nel rispetto degli altri»
            (Discorso al Congresso dei leader religiosi mondiali e tradizionali, Nur-Sultan/Astana, 15 settembre 2022).

            Con queste parole Francesco ha confermato che il cristiano può impegnarsi nel dialogo interreligioso senza rinunciare alla centralità di Cristo, ma anzi testimoniandola con coraggio e umiltà, in piena continuità con quanto insegna la Dominus Iesus (2000), che ribadisce l’unicità di Cristo e della Chiesa.

            Lo stesso chiarimento Francesco lo diede a proposito del Documento di Abu Dhabi (2019), criticato da alcuni come relativista: nell’Udienza generale del 3 aprile 2019 spiegò infatti:

            «Perché Dio ha voluto permettere che ci siano tante religioni? Dio ha voluto permettere questo: i teologi della scolastica dicevano: De voluntate permissiva Dei. Ha voluto permettere questa realtà. Ma ci sono tante religioni, alcune nascono dalla cultura, ma sempre guardano al cielo, guardano a Dio».

            E aggiunse che tale diversità non contraddice l’unicità di Cristo:

            «Cristo è la nostra pace, è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini (cf. 1Tm 2,5). Non ci può essere relativismo, ma rispetto e dialogo»
            (Udienza generale, 3 aprile 2019, Vatican.va).

            – Lutero

            Lutero
            Resta un eretico: la Chiesa lo ha sempre considerato tale (cf. Concilio di Trento, DS 1559ss.) e non lo ha mai canonizzato. Tuttavia, oggi si possono evidenziare alcuni aspetti del suo pensiero che non vanno confusi con il protestantesimo moderno.

            In particolare, sulla Vergine Maria, Lutero mantenne affermazioni che la teologia protestante successiva ha spesso abbandonato. Scriveva:
            • «Maria è la Madre di Dio» (Commento al Magnificat, 1521).
            • «Crediamo che Maria, la Madre di Dio, è rimasta vergine e pura dopo la nascita del suo Figlio» (Sermone del 25 marzo 1529).
            • «Non può essere onorata abbastanza la beata Vergine. Noi dobbiamo onorarla perché Dio stesso l’ha onorata sopra ogni creatura» (Prediche sul Magnificat, 1521).

            Quanto a Cristo, Lutero ribadiva con forza la centralità della fede nell’unico Salvatore:
            • «Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, è il solo Salvatore e Redentore» (Confessione di Augusta, art. III, approvata da Lutero).

            Questi accenti cristologici e mariologici mostrano che, pur nell’eresia e nella rottura con Roma, Lutero conservava convinzioni che lo distinguono nettamente dal protestantesimo moderno, dove spesso la mariologia è quasi scomparsa e la stessa fede nella divinità di Cristo viene relativizzata o annacquata.

            – Messa antica e Frati Francescani dell’Immacolata
            Si possono muovere critiche severe alle scelte concrete, ma si tratta di decisioni disciplinari e pastorali, non dogmatiche (cf. Summorum Pontificum 2007 e Traditionis custodes 2021).

            Sul Catechismo e sul Magistero

            Quanto al Catechismo della Chiesa Cattolica, non è stato abolito né mai potrà esserlo. Rimane il riferimento certo per ogni cattolico (cf. Giovanni Paolo II, Fidei depositum, 1992).

            Nota storica

            Non è la prima volta che papi sono stati accusati di espressioni non ortodosse o di formule ambigue.
            • Onorio I († 638) fu condannato postumo per aver favorito il monotelismo, ma senza aver mai definito dogmaticamente un’eresia.
            • Giovanni XXII († 1334) sostenne in alcune prediche che i giusti non godono della visione beatifica fino al giudizio finale: opinione errata, poi ritrattata.

            Eppure la Chiesa non li ha mai riconosciuti come eretici formali, proprio perché l’assistenza dello Spirito Santo impedisce che il Papa definisca solennemente un’eresia (cf. CCC 891).

            Conclusione

            Ecco perché, anche oggi, si può discutere di scelte pastorali, di linguaggi e di prudenza; ma la sostanza della fede cattolica non è stata toccata. E a questa fede, che è quella della Chiesa, io rimango ancorato.

    3. Se va a leggere bene quanto da lei citato al punto 4, vedrà che nel titolo, in maniera molto scorretta, viene riportato virgolettato ciò che nel corpo dell’articolo non compare affatto, cioè il nome di Francesco. Benedetto ha sì detto che il papa è solo uno, ma non ha mai detto che è Francesco. Che poi la ricostruzione di Russo non sia convincente è un altro discorso.

      1. Don Pietro Paolo

        È vero, le parole testuali di Benedetto sono” il Papa è uno solo”, mentre le attribuzioni giornalistiche, “il Papa è uno solo: Francesco”. Si tenga presente che nelle varie interviste, Ratzinger si presenta come “Papa emerito “, per cui non ci vuole un acume speciale per desumere che quando lui asserisce che di Papa ce n’è uno solo non si riferisca a lui.

        1. Non è mia intenzione replicare nel merito, in quanto è perfettamente inutile, e questo vale anche per CLIGES. La frecciatina sull’acume la rinvio al mittente. Sicuro di essere così intelligente? Fossi in lei mi asterrei dal far passare come verità inoppugnabili quelle che sono solo le sue convinzioni. Non si sa mai che qualcuno possa trarne le logiche conseguenze e pensare di poter agire legittimamente in maniera sbagliata.

          1. Non è sua intenzione replicare, perché non ne è in grado.

            Le ho citato una prova inoppugnabile che confuta le panzane inventate da Cionci. Ma lei preferisce credere a quelle panzane a costo di negare l’evidenza.

            Il Signore giudicherà se questo atteggiamento è degno di un fedele di colui che ha detto Io sono la Verità.

      2. Ratzinger ha detto ripetutamente “il Papa è Francesco”.

        Vada leggere il libro Dal profondo del nostro cuore che scrisse con il cardinale Sarah per difendere il celibato. Nella prefazione del libro, firmata dai due autori, essi scrivevano testualmente “offriamo questo libro in filiale obbedienza a Papa Francesco”.

        “Dice che c’è un solo papa ma non dice mai chi” è una panzana che si è inventato Cionci.

        1. Simone Torreggiani

          Proprio la difesa del celibato ecclesiastico (che chiaramente Bergoglio e soci stavano cercando di ‘annacquare’ per poi abolirlo del tutto) è una prova che la ‘filiale obbedienza’ era nei confronti del VERO Papa Francesco, l’autentico successore di Benedetto XVI — e non dell’antipapa Bergoglio, che stava remando nella direzione diametralmente opposta…

          1. Ma per favore. Esisteva un altro Papa Francesco oltre a Bergoglio? E chi era?

            Ma perché dovete negare l’evidenza pur di perseverare in queste allucinazioni?

        2. Punto 1. Non credo a quelle che lei definisce panzane di Cionci.
          Punto 2. Se lei non è in grado di comprendere che differenza c’è tra il chiamare uno papa e poi stop, e chiamare uno papa affermando allo stesso tempo che esiste un solo papa e continuando a definire se stesso papa, non ci posso fare niente.
          Punto 3. Legga quanto ha scritto la prof.ssa Boni in merito all’appellativo di “papa emerito”. Glielo sintetizzo cortesemente, anche se non se lo merita: non può esistere un papa emerito. Il papa che rinuncia non è più papa in alcun senso e non può farsi chiamare papa; si possono aggiungere tutti gli aggettivi che vuole, ma è il sostantivo che ha la prevalenza. Non è come un vescovo emerito che rimane vescovo, o un professore emerito che rimane professore in qualche modo. Poi oggi c’è l’andazzo di definire emeriti tutti, invece di definirli come di faceva prima correttamente, ex presidente, ex quello che vuole. Della professoressa Boni, che non è Cionci travestito, si fida? E allora, siccome noi abbiamo avuto per circa nove anni un uomo che si definiva papa, ancorché emerito, si vestiva e si comportava da papa, è rimasto “nel recinto di San Pietro” invece di ritirarsi da qualunque altra parte, tutto ciò che cosa vuol dire? Che avrebbero dovuto mandare qualcuno per un TSO urgente al “Mater Ecclesiae”? Si dia la risposta che vuole. Ma non venga a pontificare dicendo che è tutto chiaro con annessi giudizi poco lusinghieri su chi non la pensa come lei.

          1. – Ratzinger non ha fatto “stop”. Ha detto testualmente di professare filiale obbedienza a Papa Francesco. Le ho portato la prova.
            – Ratzinger dopo il 28 febbraio non ha più detto “io sono il Papa”. Non si inventi le cose.
            – idem, non dica “si comportava da papa” perché è una bugia. Non scriveva encicliche, non faceva l’angelus, non governava.
            – la professoressa Boni può avere la sua opinione sul papato emerito, ma io do maggiore peso all’opinione di Ratzinger, che si faceva chiamare papa emerito nel senso preciso della parola: uno che è stato papa ma non è più papa.

            Basta con queste ostinate negazioni della realtà.

    4. Giovanni Esposti Apiccino

      Sia Lodato Gesù Cristo!
      Don Pietro Paolo vedo che il suo commento è pieno di inesattezze e falsità, mi perdoni se sono così diretto!
      Intanto nel video dove si vede e sente Sua Santità Benedetto XVI leggere la Declaratio si notano incongruenze tra quanto letto dal Santo Padre e quanto sta scritto nel testo in Latino. Come mai?
      Oltre a ciò sin dopo la lettura della Declaratio vi fu chi disse che Sua Santità Benedetto XVI NON aveva abdicato al papato, come richiesto dal diktat di Papa Bonifacio VIII e nemmeno aveva rinunciato al Munus Petrus come richiede il Codice di Diritto Canonico del 1983 al Canone 332.2 che lei cita in modo illecito.
      A scrivere ciò subito dopo la lettura della Declaratio fu don Stefano Violi che a quel tempo era docente di Diritto Canonico all’università pontificia di Modena e Lugano, se ricordo bene, proprio sulla esclusiva rivista Teologica di Lugano.
      Don Stefano Violi scrisse chiaramente che Sua Santità Benedetto XVI rinunciò al Ministerium e cioè all’atto pratico di fare il Papa e questo è impossibile e quindi rende tale atto, la Declaratio appunto, un atto nullo/invalido.
      Lei cita l’accettazione pacifica universale in modo fasullo perché non tutti hanno accettato Bergoglio come Papa ed infatti tra i tanti che sollevarono dubbi sulla sua elezione vi furono anche i Vescovi Mons. Lenga, Mons. Gracida, Mons. Negri e Mons. Livi oltre a diversi sacerdoti tra cui cito quelli che per primi si accorsero delle Eresie di Bergoglio scritte nella Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium al punto 247 dove Bergoglio va apertamente e palesemente contro il Dogma Cattolico che dichiara revocata/abrogata l’Antica Alleanza, che è l’Alleanza Mosaica, che fu sostituita dalla Nuova ed Eterna Alleanza nel Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Parlo di padre Paul Kramer e del defunto padre Nicholas Gruner conosciuto anche come il Sacerdote di Fatima.
      La Bolla Pontificia Cum Ex Apostolatus Officio di Papa Paolo IV insegna che se anche vi è una “accettazione pacifica universale”, come lei falsamente scrive, questa è nulla nel momento in cui il soggetto chiamato a guidare la Chiesa Cattolica dimostra palesemente di essere Eretico e quindi incapace di adempiere ai doveri di un Papa e cioè confermare i fratelli nella Fede Cattolica.
      De facto la religione di Jorge Mario Bergoglio è una religione pagana Massonica della peggiore specie come egli stesso ha persino dimostrato già nel libro pubblicato nel 2010 dal titolo Sobre el cielo y la Tierra (la traduzione in italiano è del 2013 dal titolo il Cielo e la Terra).
      Proprio i Vescovi sopra citati lamentarono che in Vaticano vi sono moltissimi prelati senza Fede Cattolica ed i risultati si vedono perché si è permesso ad un Apostata, Bergoglio, di sedere sul Trono di Pietro ed andare palesemente contro il Vangelo.

      Convertitevi nel Nome di Nostro Signore Gesù Cristo!

      1. Don Pietro Paolo

        Illustre signor Appiccino,
        Sia lodato Gesù Cristo.

        Lei parla di “inesattezze e falsità” nella mia risposta, ma ciò che espone è una miscela di equivoci e citazioni parziali che meritano di essere chiarite.

        1. Differenza tra testo letto e testo scritto
        Nel video della Declaratio si nota che Benedetto legge a fatica: la voce è incerta e l’eloquio interrotto. Ma il testo ufficiale resta quello consegnato agli atti in latino e poi pubblicato dalla Sala Stampa vaticana. In diritto, ciò che conta è l’atto scritto e promulgato, non eventuali incertezze di lettura.

        2. Violi e la distinzione ministerium/munus
        Anche se ritengo che, per il Papa, munus e ministerium coincidano e non possano essere separati — e tanto meno un Papa possa “concedere” a un altro ciò che è prerogativa solo di Dio — preciso che don Stefano Violi, nel suo articolo su Quaderni di diritto ecclesiale (2013), non ha mai sostenuto l’invalidità della rinuncia. Egli ha interpretato la scelta di Benedetto come una rinuncia all’esercizio del ministerium, distinguendolo teologicamente dal munus; ma ha concluso che l’atto era valido e conforme al canone 332 §2. Non si usi dunque Violi per sostenere l’invalidità: sarebbe il contrario di ciò che egli ha scritto.

        3. Il canone 332 §2
        Il canone non obbliga a usare la parola munus, ma richiede che la volontà di rinunciare sia libera e debitamente manifestata. Benedetto afferma: «declaro me… renuntiare… ita ut sedes vacet». Se la Sede “vacet”, significa che ha rinunciato al papato. Non si tratta di sofismi grammaticali, ma di sostanza giuridica.

        4. Accettazione pacifica e universale
        Il principio del fatto dogmatico non significa che nessun individuo possa dissentire, ma che la Chiesa universale — vescovi e fedeli in comunione col Papa — abbia riconosciuto Francesco. La presenza di pochi oppositori (per quanto illustri) non annulla l’accettazione universale. Così insegna la dottrina cattolica (cfr. Bellarmine, Journet).

        5. La bolla Cum ex Apostolatus officio
        Il documento di Paolo IV (1559) riguarda le elezioni cardinalizie e non ha valore di norma permanente: è stato superato dal Codice di Diritto Canonico. Applicarlo al 2013 è anacronistico e giuridicamente infondato.

        6. Accuse di eresia a papa Francesco
        La valutazione della ortodossia del Papa non spetta a singoli sacerdoti o gruppi, ma al collegio dei vescovi e, in ultima istanza, a un concilio o al suo successore. La Evangelii Gaudium non afferma che l’Antica Alleanza sia “revocata”, ma che conserva un suo valore misterioso in rapporto alla Nuova. È lo stesso che insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 121-123).

        7. Conclusione
        La fede cattolica non si costruisce su sospetti, video rallentati, articoli estrapolati o rivelazioni private non riconosciute. Si fonda sul Magistero vivo della Chiesa e sulla sua unità visibile attorno al successore di Pietro. Benedetto ha rinunciato, la Sede è stata dichiarata vacante, il Conclave si è svolto secondo norma, Francesco è stato universalmente riconosciuto. Questi sono i fatti giuridici e teologici.

        Le sue affermazioni su massoneria, apostasia e falsità non aiutano la fede del popolo semplice, che ha bisogno di certezze, non di sospetti.

        Restiamo fedeli a Cristo e alla sua Chiesa, che non è nostra ma Sua, e che Egli guida anche attraverso fragilità umane.

        In Domino,
        don Pietro Paolo

        1. Simone Torreggiani

          Ipotesi: un conclave legittimo elegge con maggioranza qualificata il Cardinal Rimando; questi accetta l’ufficio ma stabilisce anche che esso sarà effettivo a partire da due mesi dopo l’elezione, perché al momento Sua Eminenza il Card. Rimando ha ancora altre questioni da sbrigare.
          La Santa Sede resterà quindi vacante ancora per due mesi ma ‘prenotata’ già da oggi.
          Quindi al posto del classico ‘habemus Papam’ (abbiamo il Papa) questo sarà un ‘habebimus Papam’ (avremo il Papa).
          Nessuno membro del collegio cardinalizio ha alcunché da obiettare.
          Lei riconoscerebbe come legittimo Papa Rimando (passati i due mesi…) o avrebbe qualche cosa da obiettare?

    5. giuseppina, quella vera

      “Ogni regno diviso contro se stesso va in rovina; e ogni città o casa divisa contro se stessa non potrà reggere. Se Satana scaccia Satana, egli è diviso contro se stesso; come dunque potrà reggere il suo regno?”
      Nessuno si è mai chiesto perchè don P.P. non difende mai la Verità ma ne appoggia in ogni modo il contrario?
      Ci risponde il Vangelo di Matteo 12 in epigrafe.
      Dunque questo dimostra chi è il vero dio per il nostro clero generico medio ma soprattutto ci conferma la forza spaventosa e la coerenza del Male negli uomini che lo abbracciano, uomini che smentiscono piuttosto la Verità ma non la menzogna.

      1. Don Pietro Paolo

        Signora Giuseppina (o chiunque si nasconda dietro questo pseudonimo),

        lei cita il Vangelo ma lo piega a proprio comodo. Gesù ammonisce contro la divisione del regno di Satana, non contro l’unità della Chiesa. Chi bestemmia chiamando “male” un sacerdote che difende la Chiesa e le sue leggi non parla per lo Spirito Santo ma contro di Lui.

        «Ha occhi e non vede, ha orecchi e non vuole sentire» (cf. Ger 5,21): è esattamente la condizione di chi, accecato da ideologie settarie e da sedicenti profeti da web, si erge a giudice della Chiesa di Cristo e dei suoi ministri.

        Che cosa intende con “clero medio”? È la solita invenzione dei minutelliani (se non dello stesso Minutella), che pensano di incarnare da soli la “vera Chiesa” e trattano tutti gli altri sacerdoti come traditori. Questa è la divisione che il Vangelo condanna.

        Io non “abbraccio il male”: io abbraccio la Chiesa che Cristo ha fondato e che lo Spirito Santo assiste, nonostante i peccati degli uomini. Voi invece, accusando i sacerdoti di menzogna e apostasia, finite per bestemmiare contro lo Spirito Santo, che guida la Chiesa e santifica i suoi sacramenti.

        Chi vuole davvero difendere la Verità non semina sospetti né condanna i fratelli, ma rimane unito al Successore di Pietro, anche quando non ne condivide lo stile. Fuori da questa comunione c’è solo divisione, non il Vangelo.

        In Domino,
        don Pietro Paolo

        Cara “Giuseppina, quella vera” (ma a me pare più un Minutella travestito),

        lei si mette il manto della santità, ma il Vangelo che cita lo usa contro la Chiesa invece che per capirla. “Ogni regno diviso contro se stesso va in rovina”: e allora? Chi divide la Chiesa oggi se non i profeti da tastiera che urlano “apostasia” e “male” contro i sacerdoti rimasti fedeli al loro ministero?

        H Cara “Giuseppina, quella vera” (ma a me pare più un Minutella travestito),

        lei si mette il manto della santità, ma il Vangelo che cita lo usa contro la Chiesa invece che per capirla. “Ogni regno diviso contro se stesso va in rovina”: e allora? Chi divide la Chiesa oggi se non i profeti da tastiera che urlano “apostasia” e “male” contro i sacerdoti rimasti fedeli al loro ministero?

        Lei Ha occhi e non vede, ha orecchi e non vuole sentire: Ma mi dica: di quali menzogne mi accusa? O è solo la solita litania dei “puri” che si ergono a giudici di tutti?
        Quale dottrina ho contraddetto? Quale eresia ho sostenuto? Se non sa rispondere, allora il suo è solo un insulto travestito da profezia. Io difendo la Chiesa cattolica, i suoi sacramenti e il suo diritto. Se questo, ai suoi occhi, significa “abbracciare il male”, allora il problema non è mio: è la sua lente deformata, che trasforma i sacerdoti fedeli in nemici e i guru scomunicati in profeti. Cosa intende con il suo “clero medio”? Forse tutti i preti che non si sono messi al seguito del guru scomunicato? Allora sì, sono un prete medio, perché preferisco stare nella comunione cattolica piuttosto che nell’eresia della setta.
        Arriva persino a bestemmiare contro lo Spirito Santo, dicendo che un sacerdote che difende la Chiesa e le leggi evangeliche “abbraccia il male” e “dice menzogne”. Ma lei chi è per giudicare così? San Paolo ammonisce: “Chi sei tu che giudichi il servo di un altro?” (Rm 14,4).

        La Verità non si difende con gli slogan e gli insulti, ma con la fedeltà alla Chiesa. E questa fedeltà voi non la volete: preferite immaginare una Chiesa parallela, guidata da rabbia e sospetto. Ma quella non è la Chiesa di Cristo: è solo l’ennesima setta che passerà, lasciando macerie spirituali.

        Chi vuole davvero difendere la Verità non semina sospetti né condanna i fratelli, ma rimane unito al Successore di Pietro, anche quando non ne condivide lo stile. Fuori da questa comunione c’è solo divisione, non il Vangelo.

        In Domino,
        don Pietro Paolo

          1. Don Pietro Paolo

            Caro “amico” Fritz,
            se per te il “Domino” è Satana, allora capisco la correzione. Si dà il caso, invece, che il mio Signore è Gesù Cristo, il Figlio del Dio vivente, che amo e servo. La tua, purtroppo, non è semplice ironia: è bestemmia contro lo Spirito Santo. Ti condanni da te stesso

        1. giuseppina, quella vera

          Caro don PP, lei è modesto e schivo ma se non lo fosse ci direbbe che è gratificante, appagante, essere trovato sempre obbediente alla sua illuminata cerchia: la mia citazione è stata una semplice constatazione che si appoggia sul Vangelo e lei lo sa, è veritiero fino in fondo. Lì, proprio laggiù, si hanno infatti costanti esempi di fedeltà, coerenza e solidarietà che proprio nell’iniquità degli intenti il Principe sarà sempre fedelmente seguìto, senza esitazione o ripensamenti. Non saprei dopo la vita, ma sicuramente ora deve essere contento esser stato trovato ligio, ubbidiente e fedele ai rappresentanti dell’antipapato e sicuramente avrà ogni meritato rendiconto.

          1. Don Pietro Paolo

            Giuseppina che si definisce “quella vera”, magari fosse anche veritiera:
            più che la verità sembra cercare il gusto di etichettare e condannare. Io da quasi quarant’anni servo il Signore nella Chiesa di Cristo, dove sono stato rigenerato dall’acqua e dallo Spirito e dove sono diventato ministro. Non ho spaccato la Chiesa: ho lavorato sempre alla luce del Vangelo. Non ho da compiacere “cerchie illuminate” né “antipapati”: mi basta seguire Cristo e la sua Chiesa. Tutto il resto è un copione inventato, che forse diverte chi lo scrive, ma non ha nulla a che vedere con il Vangelo.

    6. Don Pietro, lei ha ragione, ma temo siano parole al vento.

      Chi insegue questi fantasmi allucinatori non sentirà nessuna parola di buonsenso.
      Non hanno ascoltato neppure Ratzinger in persona quando ha detto “sono in filiale obbedienza a Papa Francesco”.
      Continueranno a vagheggiare di messaggi in codice, petizioni senza risposta, guru da YouTube e via strologando. Non vedo speranza umana.

    7. Roberto di Francia

      Don Pietro Paolo,

      prendo atto con rispetto delle sue repliche, ma al di là di tutto vorrei chiederle qual è la sua posizione su Papa Francesco: come è possibile che un romano pontefice, assistito dallo Spirito Santo, possa macchiarsi di tali e tante affermazioni problematiche, quando non apertamente eretiche o blasfeme? (non faccio la lista, ricordo solo la Madonna “che si è sentita ingannata”).

      Come è possibile che si sia reso corresponsabile del più orrendo attentato all’integrità fisica degli essere umani nella storia (parlo, se non fosse chiaro, della promozione degli “atti d’amore”).

      Perché è questo il nerbo del problema. Un giorno io dovrò spiegare alle mie figlie che il capo della religione nella quale mi sarò sforzato di educarle, vicario su Terra di quel Dio al quale spero che crederanno, si è macchiato di un delitto orrendo contro tutto il genere umano. E tremo a quel pensiero.

      1. Don Pietro Paolo

        Caro “Miserere”,
        lei esordisce dicendo «nella sua chiesa»: ma le chiedo, a quale Chiesa appartiene lei? Alla Chiesa cattolica, fondata da Cristo sugli Apostoli e oggi guidata da Pietro e dai suoi successori, oppure a qualche altra realtà che si auto-proclama “più pura” e “più fedele”, staccandosi dall’unità? È bene chiarirlo, perché dal modo in cui scrive sembra che la sua non sia una domanda in cerca di luce, ma una presa di distanza polemica da ciò che la Chiesa cattolica è.

        Mi scusi, sig. “Miserere”, ma finora lei ha insistito sul tema se Francesco sia o non sia un vero Papa; adesso, invece, sembra voler passare a discutere non più della validità del suo pontificato, ma dei singoli atti e documenti da lui emanati.

        Ecco il punto: sono due questioni diverse.
        • Una cosa è contestare la legittimità del Papa (tesi che la Chiesa non ha mai accolto e che rimane priva di fondamento: cf. Lumen gentium 22-23).
        • Altra cosa, ben diversa, è discutere o criticare le scelte pastorali, gli stili di governo o i linguaggi di Francesco. Su questo si può legittimamente avere perplessità, purché resti ferma la comunione ecclesiale e il riconoscimento della sua autorità.

        Confondere i due piani significa alimentare solo polemiche sterili. Se vogliamo un dibattito serio, occorre prima riconoscere chi è il Papa, e solo dopo valutare ciò che dice o fa.


        Chiarisco: Non sono stato tanto tenero con Papa Francesco, ma era il Papa e al Papa gli si da coscientemente obbedienza e rispetto.

        I punti controversi

        – Amoris laetitia
        Non ha nulla a che vedere con il martirio del Battista. Giovanni è morto per la verità sul matrimonio (cf. Mc 6,17-29); Amoris laetitia, pur con passaggi controversi, non abolisce la dottrina, ma propone vie pastorali. Lo stesso Pontefice ha chiarito che non è un documento dogmatico, ma parte del magistero ordinario (cf. Francesco, intervista su Amoris laetitia, 2016), e che va letto sempre alla luce della Tradizione viva della Chiesa (cf. Dei Verbum 10).

        – Fiducia supplicans
        Ha creato disorientamento e persino reazioni critiche da parte di intere conferenze episcopali, pur senza rompere la comunione ecclesiale. Lo stesso Pontefice ha ribadito più volte che «non si deve benedire il peccato, ma le persone» (cf. Francesco, intervista ad Associated Press, 24 gennaio 2023). Il documento, nonostante le ambiguità, non cambia la dottrina sul matrimonio né sui peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio (cf. CCC 1867): resta fermo che il male non può essere legittimato.

        – Pachamama
        L’episodio è stato certamente oggettivamente imprudente, e per molti cattolici anche scandaloso; ma non ha nulla a che vedere con il Cantico delle Creature di san Francesco, che è una lode limpida al Creatore, non alle creature. Soggettivamente, solo Dio conosce ciò che il Papa aveva in mente: se si trattasse di un gesto volutamente anticristiano o piuttosto di un segno maldestro per avvicinare popolazioni pagane. San Giovanni Bosco diceva che, pur di strappare un’anima al demonio, sarebbe stato disposto a togliersi il cappello davanti a lui. Dobbiamo forse concludere che san Giovanni Bosco fosse un eretico per questo (cf. Memorie biografiche, vol. IX, p. 100)?

        – Fratelli tutti
        È un’enciclica sociale. Alcune perplessità sono state espresse, ma lo stesso Papa ha chiarito, anche in dialogo con mons. Schneider, che il testo non intende annullare l’identità cristiana: va interpretato nella continuità della Tradizione e in armonia con la Dominus Iesus (2000), che resta pienamente valida nel ribadire l’unicità di Cristo e della Chiesa.
        M
        Sebbene non sia stata una replica esplicita al testo dell’enciclica, è chiaramente una risposta al senso generale della critica: il Papa, ad Astana, ha infatti dichiarato:

        «Il dialogo non è mai una perdita d’identità, ma un’opportunità per annunciare con chiarezza la propria fede e testimoniarla nell’apertura e nel rispetto degli altri»
        (Discorso al Congresso dei leader religiosi mondiali e tradizionali, Nur-Sultan/Astana, 15 settembre 2022).

        Con queste parole Francesco ha confermato che il cristiano può impegnarsi nel dialogo interreligioso senza rinunciare alla centralità di Cristo, ma anzi testimoniandola con coraggio e umiltà, in piena continuità con quanto insegna la Dominus Iesus (2000), che ribadisce l’unicità di Cristo e della Chiesa.

        Lo stesso chiarimento Francesco lo diede a proposito del Documento di Abu Dhabi (2019), criticato da alcuni come relativista: nell’Udienza generale del 3 aprile 2019 spiegò infatti:

        «Perché Dio ha voluto permettere che ci siano tante religioni? Dio ha voluto permettere questo: i teologi della scolastica dicevano: De voluntate permissiva Dei. Ha voluto permettere questa realtà. Ma ci sono tante religioni, alcune nascono dalla cultura, ma sempre guardano al cielo, guardano a Dio».

        E aggiunse che tale diversità non contraddice l’unicità di Cristo:

        «Cristo è la nostra pace, è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini (cf. 1Tm 2,5). Non ci può essere relativismo, ma rispetto e dialogo»
        (Udienza generale, 3 aprile 2019, Vatican.va).

        – Lutero

        Lutero
        Resta un eretico: la Chiesa lo ha sempre considerato tale (cf. Concilio di Trento, DS 1559ss.) e non lo ha mai canonizzato. Tuttavia, oggi si possono evidenziare alcuni aspetti del suo pensiero che non vanno confusi con il protestantesimo moderno.

        In particolare, sulla Vergine Maria, Lutero mantenne affermazioni che la teologia protestante successiva ha spesso abbandonato. Scriveva:
        • «Maria è la Madre di Dio» (Commento al Magnificat, 1521).
        • «Crediamo che Maria, la Madre di Dio, è rimasta vergine e pura dopo la nascita del suo Figlio» (Sermone del 25 marzo 1529).
        • «Non può essere onorata abbastanza la beata Vergine. Noi dobbiamo onorarla perché Dio stesso l’ha onorata sopra ogni creatura» (Prediche sul Magnificat, 1521).

        Quanto a Cristo, Lutero ribadiva con forza la centralità della fede nell’unico Salvatore:
        • «Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, è il solo Salvatore e Redentore» (Confessione di Augusta, art. III, approvata da Lutero).

        Questi accenti cristologici e mariologici mostrano che, pur nell’eresia e nella rottura con Roma, Lutero conservava convinzioni che lo distinguono nettamente dal protestantesimo moderno, dove spesso la mariologia è quasi scomparsa e la stessa fede nella divinità di Cristo viene relativizzata o annacquata.

        – Messa antica e Frati Francescani dell’Immacolata
        Si possono muovere critiche severe alle scelte concrete, ma si tratta di decisioni disciplinari e pastorali, non dogmatiche (cf. Summorum Pontificum 2007 e Traditionis custodes 2021).

        Sul Catechismo e sul Magistero

        Quanto al Catechismo della Chiesa Cattolica, non è stato abolito né mai potrà esserlo. Rimane il riferimento certo per ogni cattolico (cf. Giovanni Paolo II, Fidei depositum, 1992).

        Nota storica

        Non è la prima volta che papi sono stati accusati di espressioni non ortodosse o di formule ambigue.
        • Onorio I († 638) fu condannato postumo per aver favorito il monotelismo, ma senza aver mai definito dogmaticamente un’eresia.
        • Giovanni XXII († 1334) sostenne in alcune prediche che i giusti non godono della visione beatifica fino al giudizio finale: opinione errata, poi ritrattata.

        Eppure la Chiesa non li ha mai riconosciuti come eretici formali, proprio perché l’assistenza dello Spirito Santo impedisce che il Papa definisca solennemente un’eresia (cf. CCC 891).

        Conclusione

        Ecco perché, anche oggi, si può discutere di scelte pastorali, di linguaggi e di prudenza; ma la sostanza della fede cattolica non è stata toccata. E a questa fede, che è quella della Chiesa, io rimango ancorato.

        1. Qua siamo sul “sublime” della eresia, sostanziale o formale. Non me ne importa nulla caro don. A me importa avere la conferma dell’ukase vaccinista di Bergoglio sull'”atto d’amore”, che- da buon religioso grimpé alla carica di Papa-, ha ovviamente “confuso” con un atto di passiva obbedienza alla sua suprema autorità-. A proposito…a che scopo tanta obbedienza? Per guadagnarsi un buon posto in Paradiso, dopo numerose sofferenze vaccinali sulla terra? Credevo che l’Amor Dei, fosse un’altra cosa. Lo credeva anche Meister Eckhart, che la morte salvò in corner dalla scomunica, dato che all’Istituzione piaceva assai poco. La medesima Istituzione che- ieri sull’obbedienza e i sovrani e principi- e oggi -sull’obbedienza e i vaccini- ce la vuol cantare e suonare come Draghi, come il WEF e come il pres. della Repubblica. Viola, viola da gamba, viola d’amore: un concertino di musica affascinante per la Morgue.

      2. Don Pietro Paolo

        Caro Roberto,
        ho già risposto a queste obiezioni scrivendo a “Miserere”, ma poiché non vedo ancora pubblicata quella replica, la ripropongo qui, aggiungendo un chiarimento sul tema della Madonna “ingannata”.

        Credo fermamente che la Madonna non si è mai sentita ingannata. Certo, la TENTAZIONE di sentirsi tale può essere passata nel cuore nell’“ora delle tenebre”, quando tutto sembrava smentire la promessa. L’angelo Gabriele le aveva annunciato che il Figlio avrebbe avuto il trono di Davide e un regno senza fine. Ma Maria, ai piedi della Croce, vide come trono una croce e come regno l’umiliazione e il dolore E la morte. Eppure non vacillò: stava lì, forte e fedele, credendo oltre ogni speranza. Proprio qui la Vergine diventa grandissima, acquistando meriti su meriti: quando tutto sembrava perduto, non smise di credere.

        Perciò il Papa non ha detto una “corbelleria”: ha espresso in modo imperfetto un mistero profondo, senza spiegarsi a dovere. Il limite non è nella verità, ma nel parlare “a braccio” che può lasciare spazio a fraintendimenti. Fra l’altro è nota la devozione di Francesco alla Madonna

        Quanto alle altre accuse, rimando a quanto già scritto: il Papa, assistito dallo Spirito Santo, può avere difetti personali, espressioni infelici e decisioni discutibili; ma ciò non annulla né la sua missione né la promessa di Cristo: «Le potenze degli inferi non prevarranno» (Mt 16,18). Il problema non è salvare l’immagine del Papa, ma non perdere la fiducia nella Chiesa che Cristo ha fondato e nella sua guida provvidenziale.

  9. Massimo trevia

    Io ho sentito “commisso”…..non commissum!misfatto da me subito.e dal video che c’era!

  10. Massimo De Carli

    Gentile dr Tosatti, grazie infinite per aver pubblicato questo articolo!
    Alla luce di questo interessantissimo, bellissimo (e anche sconvolgente) studio la pregherei di valutare attentamente anche quanto emerso dai libri di don Ferdinando Maria Cornet e dagli studi di padre Giorgio Maria Farè. Forse la narrativa ufficiale sulla Declaratio di papa BXVI sta pian piano sgretolandosi

    1. Condivido in pieno!
      Aggiungerei anche gli studi di don Maria Alessandro Minutella, fondamentali per avere uno sgauradio sinottico sulla questio.
      Francesco

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