Studio sulla Declaratio di Benedetto XVI. Parte Prima.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Sergio Russo, a cui va il nostro grazie il primo capitolo di uno studio compiuto sulla Declaratio di Benedetto XVI. Buona lettura e meditazione.

§§§

LA DECISIO (DECLARATIO) DI BENEDETTO XVI

È L’ATTO ESCATOLOGICO PIÙ GRANDE

MAI COMPIUTO NELLA CHIESA

DAI TEMPI DELLA REDENZIONE DEL CRISTO…

E VI SPIEGHIAMO IL PERCHÉ – 1ª

È venuto il tempo – ed è questo – in cui finalmente deve essere aperto lo “scrigno” della Declaratio, emanata da Benedetto XVI, affinché se ne possa apprezzare tutto il meraviglioso tesoro, cogliendone i suoi riverberi giuridici, spirituali ed escatologici, che questo Santo Pontefice ha reso pubblica (in totale libertà e nella pienezza del suo potere spirituale di “sciogliere e legare”) e ha lasciato alla Chiesa e al mondo, essendo egli l’“ultimo papa e il nuovo papa di un mondo nuovo, che in realtà non è ancora cominciato.” (P. Seewald, Benedetto XVI. Una vita., Garzanti 2020), e così noi, i fedeli, saremo in grado di essere vigili e pronti per entrare in quella era – stupenda ed inimmaginabile – che è il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria!

Le riflessioni che seguiranno hanno preso spunto da uno studio dell’avvocato Costanza Settesoldi, che ha affrontato la tematica sulla comprensione dei testi giuridici ecclesiastici seguendo il metodo indicato da Benedetto XVI, quando parlò alla Sacra Rota (di cui alcuni punti salienti sono riportati più avanti). Ogni parola è stata studiata nel suo significato canonico e teologico. Tale studio sarà allegato al termine del lavoro.

La Declaratio infatti, può essere considerata come un prisma: ogni faccia ci restituisce una luce particolare… la prima è quella testuale, che potremmo definire come la struttura corporale di essa, l’approfondimento di tale livello, con la comprensione di ogni parola, ci introduce al livello successivo, che è quello giuridico, e da questo l’anima si eleva al senso spirituale/teologico, alla comprensione sapienziale e profetica di esso.

E, proprio come la persona è l’unione di Spirito, Anima e Corpo, così anche la legge possiede uno spirito, un’anima ed un corpo: tutti e tre inscindibilmente e coerentemente legati fra loro.

Appunto perché, qualsiasi testo giuridico – che nello specifico nostro è la Declaratio – si compone di un formato corporeo, letterale, fatto di articoli e canoni, organizzati in una certa successione tra di loro. Contiene una disciplina, ovverosia un pondus huius actus, che sono poi le sue ricadute giuridiche. Ed infine possiede una ratio, vi è cioè una logica sottesa, che ne percorre sotto traccia tutto il contenuto.

Ogni parola va letta dentro la Chiesa, ossia dentro il suo sistema codificato linguistico (che ne rappresenta il corpo), giuridico (che ne è l’anima) e teologico (che ci restituisce questo evento nella sua portata scritturale e profetica).

La parte escatologica è come l’ultimo aspetto, in esso si realizza il trascendimento della parola che, dal livello linguistico è passata al vaglio del giudizio giuridico, assieme alla sua “cascata” consequenziale, per infine approdare al senso teologico e spirituale.

E, proprio di tale percorso interpretativo, Benedetto XVI parla ai giudici del Supremo Tribunale della Sacra Rota (in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, il 21 gennaio 2012), quando afferma che: “L’uso dei mezzi interpretativi, previsti dal Codice di Diritto Canonico nel canone 17, a cominciare dal ‘significato proprio delle parole, considerato nel testo e nel contesto,’ non è più un mero esercizio logico… [poiché] ‘il trascendimento della lettera ha reso credibile la lettera stessa’;… la maturità cristiana conduce ad amare sempre più la legge e a volerla comprendere ed applicare con fedeltà… occorre spirito di docilità per accogliere le leggi, cercando di studiare con onestà e dedizione la tradizione giuridica della Chiesa, per potersi identificare con essa…

Pertanto la metodologia, che lo studio in commento è andato ad applicare, ha seguito queste linee guida, appena sopra esposte.

Col risultato che, giunti al termine di questo lavoro di “frazione” dello spettro di luce, in ciascun colore primario, saremo quindi capaci di coglierne di nuovo la luce originaria, nella sua integrità e perfezione, perfettamente comprensibile nei tre livelli.

A questo punto però, occorre mettere in evidenza alcuni punti chiave, imprescindibili:

  1. Il Papa è lo sposo della Chiesa. (A tal proposito, il parere giuridico/canonistico del cardinale Vincenzo Fagiolo, nel 1994, analizzava tale consistenza, concludendo che un papa non può dimettersi a motivo dell’età!).

  2. Il Papa è altresì il “rappresentante legale” della Chiesa, della Sposa: parla ed agisce per essa e per il suo bene, pro-ecclesiae-vita, persino quando esercita la potestà punitiva. Il pontificato e la Chiesa si giovano del reciproco aiuto e, di conseguenza, il mancare delle forze dell’uno è il mancare delle forze dell’altra, e viceversa… Le forze che vengono a mancare poi, sono da intendersi quelle dell’anima e del corpo, ossia della teologia ecclesiale, che insegue la moda del momento… e, per il “corpo”, della disciplina artefatta nella pastorale: ideologie e teologie erronee generano pastorali ambigue, producendo uno scollamento della vera dottrina dalla prassi, con un popolo alla deriva. Ne consegue che: la Sede destinata a rimanere vuota indica proprio il Pontificato!

  3. Pertanto, ciò che nel profilo giuridico occorre tenere a mente è la natura istituzionale del suo discorso: in veste di Pontefice della Chiesa universale, Benedetto non parla delle proprie forze umane, biologiche… ma di quelle ecclesiali!

  4. Lo scontro drammatico inizia già con l’elezione di Ratzinger a papa, nel 2005: questa stessa finalizzata, non alla permanenza, ma alla deposizione (ita ut sedes vacet), nonché alla sostituzione “da parte di costoro cui si addice un atto di tal fatta” e ai quali si applica anche tutta la portata giuridica della Declaratio (Canone 1329: § 1. Coloro che di comune accordo concorrono nel delitto, e non vengono espressamente nominati dalla legge o dal precetto, se sono stabilite pene ferendae sententiae [pena che dev’essere inflitta dal giudice o dal superiore] contro l’autore principale, sono soggetti alle stesse pene o ad altre di pari o minore gravità. § 2. Incorrono nella pena latae sententiae [la pena così congiunta alla legge, o al precetto, che vi si incorre per il fatto stesso di averli trasgrediti] annessa al delitto i complici non nominati dalla legge o dal precetto, se senza la loro opera il delitto non sarebbe stato commesso e la pena sia di tal natura che possa essere loro applicata, altrimenti possono essere puniti con pene ferendae sententiae.).

  5. Il giorno della sua elezione Ratzinger diventa Benedetto XVI, conseguentemente successore di Benedetto XV, il papa durante il cui pontificato si erano verificati gli eventi di Fatima e, proprio a Benedetto XVI… tocca adesso viverli!

  6. La Decisio è un decreto che il Pontefice emette nella sua piena potestà e per il bene della Chiesa. La Decisio appartiene al potere penale del Pontefice, esercitabile in forma extraprocessuale, e proprio per i delitti maggiori contro la Fede, che sono l’eresia, l’apostasia e lo scisma. (Le Normae de Delictis Congregationi pro Dottrina Fidei reservatis, art. 26, stabilisce appunto il potere di avocazione e giudizio pontificio.).

  7. Il decreto del Papa è inappellabile: la sua unica condizione di validità è che sia libero. E i delitti oggetto di giudizio portano con sé la scomunica latae sententiae, per coloro che li hanno commessi. Il verbo con cui vengono comminate le pene, già applicabili in sé, è proprio declaro, che si può tradurre come: accertamento, dichiarazione pubblica di ciò che appartiene già all’ordine delle cose, che è già così, e che viene semplicemente riconosciuto pubblicamente, ufficialmente, dichiarato per quello che è in modo inappellabile, in maniera che la sfera soggettiva e privata di esso diventa altresì oggettiva e pubblica. Tuttavia il declaro non aggiunge nulla all’ordine delle cose, semplicemente le riconosce con valore pubblico, incontrovertibile, per quello che sono. Ed infatti, per i partecipanti a queste condotte contro la Fede la pena è la scomunica. Nel linguaggio giuridico l’attività di preparazione di un delitto si definisce attentato, l’attentato poi, diventa delitto consumato, quando esso giunge a compimento.

  8. Nella Declaratio il delitto consumato all’epoca della pronuncia è quello di impedimento del governo, il delitto annunciato è lo svuotamento totale della sede con la nomina di un nuovo pontefice. Si tratta dell’assalto al Pontificato: la sede di Roma, la sede di San Pietro è il Pontificato, appunto la definizione giuridica di Pontificato. Il canone 1404 definisce il Pontificato prima sedes, e dunque: la Sede apostolica è il Pontificato. Lo stemma della Sede è lo stesso dei Pontefici. La legislazione canonica (canone 361, CJC) e non ultima la Universi Dominici Gregis (UDG, art. 1-2-3) definiscono il Pontificato con la parola Sedes.

  9. Il Papato è il Kathekon, e deve essere tolto di mezzo, altrimenti il mistero di iniquità non può emergere. Dal punto di vista profetico già dalle Apparizioni di La Salette si sapeva che Roma sarebbe diventata la sede dell’Anticristo. La risposta allora, fu la definizione del Primato Petrino, durante il Concilio Vaticano I: occorreva dire che il primato di giurisdizione è derivato, è applicativo della Legge di Dio, privo di una potestà legislativa originaria e propria e che, nel proprio mantenersi in tale essenza ontologica, è infallibile. Al contempo ne derivava che un papa eretico è contro l’essenza stessa del pontificato. E quindi, siccome tale dogma non può essere messo in dubbio, un papa eretico potrà soltanto dimostrare di non essere papa, poiché è questo un “papa”, oltre e contro la propria essenza, contro la propria natura, quindi… non/papa! Proprio questa fu dunque la risposta canonica nei riguardi dell’emergenza che scaturiva da La Salette.

Storicamente parlando, già durante i moti rivoluzionari del 1848-49 il Papa dovette fuggire a Gaeta e, con la breccia di Porta Pia, coeva a tale Concilio Vaticano I, perse il potere temporale e tutti i territori: la Sede petrina, in senso fisico, fu resa vuota ed il papa, di fatto, captivus Vaticani, si dichiarò prigioniero.

In seguito ci fu Leone XIII, che ebbe la visione della Sede del beato Pietro come luogo dell’abominio, affinché “colpito il pastore fossero disperse le pecore.”

Tutto ciò accadeva il 13 ottobre 1884: papa Leone XIII si trovava presso l’altare, allorché ebbe una visione profetica terribile: “Ho visto i demoni e ho sentito i loro bisbiglii, le loro blasfemie, le loro denigrazioni. Ho sentito la voce raccapricciante di satana sfidare Dio, dicendo che poteva distruggere la Chiesa e portare tutto il mondo all’inferno, se gli si dava abbastanza tempo e potere. Satana ha chiesto a Dio il permesso di avere cent’anni per influenzare il mondo, come mai era riuscito a fare prima.

Leone XIII compose dunque un esorcismo, in cui era contenuto questo passaggio: “Nemici molto furbi hanno messo le loro mani empie su tutto quello che la Chiesa, sposa dell’Agnello immolato, ha di più prezioso e l’hanno saturata di amarezza. Là, dove si stabilirono la Sede del beato Pietro e il Pulpito della Verità per la luce delle nazioni, là hanno posto il trono dell’abominio, della loro empietà; così che colpendo il pastore, possano disperdere il gregge. Sii dunque presente San Michele Arcangelo, capo invincibile presso il popolo di Dio, contro gli assalti delle forze spirituali del male e dà loro la vittoria! Sei tu che la Santa Chiesa venera come suo custode e padrone. Tu che la Chiesa si glorifica di avere come difensore contro le potenze criminali della terra e dell’inferno”.

Il suddetto testo quindi, pone come oggetto il Pulpito della Verità, la Sede del beato Pietro… ma non si tratta più della sede fisica, dei territori, dei palazzi apostolici, bensì della Sede della Verità. Con Leone XIII la territorialità statuale del Papato era già oramai compromessa, ai nemici restava ora solo l’attacco definitivo alla sua autorità, come pastore di anime…

Tale passaggio è di fondamentale importanza, poiché chiarisce il concetto di Sede, appunto il medesimo usato da Benedetto XVI nella locuzione “ita ut sedes vacet”.

E la data della visione, 13 ottobre, lo riannoda a Fatima, che si concluse appunto il 13 ottobre, proprio come il nome di Benedetto XVI, lo lega a Benedetto XV, che è il papa di Fatima.

Nel frattempo l’11 febbraio 1929 – da notare la data: 11 febbraio! – ci furono i Patti Lateranensi: fu riconosciuto il Regno del Vaticano, ed il papa tornò ad essere Re, ciò nonostante si era ormai capito che l’attacco sarebbe stato, non tanto nei confronti della territorialità statuale, del tutto limitata, quanto piuttosto verso lo stesso Pontefice, o meglio, contro il Pontificato, in quanto tale.

Ed infatti, non sarebbe stata più la Sede, intesa non in senso fisico e nemmeno di potere temporale, il bersaglio dell’assalto finale dei nemici di Dio e della Chiesa ma, col passare del tempo, si sarebbe capito che anche la persona del papa sarebbe stato come un obiettivo, diciamo così, a metà, poiché avrebbe lasciato intatta la sua autorità istituzionale, il suo primato, e dunque, l’effettivo campo di battaglia d’ora innanzi, sarebbe stato sì, ancora il Papato, ma quale Cattedra della Verità,

Vero è che avevano attentato alla vita (fisica) dei Pontefici, come per esempio per Paolo VI e Giovanni Paolo II ma, come si suol dire, “morto un papa se ne fa un altro”… pertanto un piano molto più sofisticato si andava ora delineando: svuotare il Pontificato dal di dentro, ossia dalla Chiesa, che è il suo corpo e la sua anima terrena: proprio ciò avrebbe dovuto adesso essere l’obiettivo dell’ultimo e definitivo assalto, lasciare cioè, sì il pontificato, vale a dire la sede esistente, ma svuotata di contenuto, anzi addirittura penetrabile da ben altri contenuti, intramondani… E tuttavia “Dio aveva altri progetti!” (B. Anna Caterina Emmerich).

Cosicché, tolto di mezzo il Kathekon, il mistero di iniquità avrebbe avuto campo libero…

Sergio Russo

(1. continua…)

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30 commenti su “Studio sulla Declaratio di Benedetto XVI. Parte Prima.”

  1. Simone Torreggiani

    @ Don Pietro Paolo
    Glie l’ho già spiegato più e più volte, ma ribadisco: come sarebbe assurdo accettare il munus petrino in una tal data ma con validità solo ‘a partire da una certa data successiva’, altrettanto assurdo sarebbe rinunciarvi l’11 febbraio 2013 ma con validità ‘a partire dal 28 febbraio 2013′ senza che nella data posteriore avvenga effettivamente l’elezione o la rinuncia vera e propria.
    Lei continua a confondere volutamente l’ *annuncio* della rinuncia con la rinuncia stessa. Dato che ad oggi non vi sono evidenze della rinuncia vera e propria lei finge che l’annuncio sia la rinuncia, il che è molto comodo ma anche falso e molto fuorviante.
    La formula sarebbe sbagliata (‘dichiaro di rinunciare’ giuridicamente non equivale a ‘rinuncio’), mancherebbe l’oggetto corretto della rinuncia (‘ministerium’ non equivale a ‘munus’, ossia l’ufficio vero e proprio); ma ancora più assurda e fuori luogo sarebbe una rinuncia ‘a scoppio ritardato’: rinuncio oggi ma in modo che, dalla tal data, la Sede resterà vacante, senza fare null’altro…

    Il Papa non è il Padreterno, che può decretare già oggi quello che inevitabilmente avverrà in una data futura…

    Tornando quaggiù sulla terra, la rinuncia rientra tra gli atti giuridicamente puri, che non ammettono qualsivoglia elementi accidentali come la dilazione. Come non ci si può sposare con qualcuno oggi ma con efficacia ‘a partire dalla tal data’, così non si può abdicare oggi ma con efficacia a partire da una data successiva.

    Ma non lo volete capire, non lo volete ammettere… la verità vi scandalizza: ne avete orrore! Solo la menzogna vi offre una parvenza di legalità e vi consente il quieto vivere, quindi aderite pacificamente e universalmente alla menzogna, proprio come vi ha insegnato a fare la comodissima ma falsa chiesa sinodale del vostro patriarca Bergoglio, per cui se una vasta maggioranza la pensa in un certo modo, certamente essa dev’essere nel giusto.
    Viva la democrazia!
    Peccato che la Chiesa vera sia una monarchia…
    Una stragrande maggioranza del ‘popolo eletto’ (di cui la Chiesa afferma di essere legittima erede) pure aderì alle false accuse contro Gesù e urlò a Pilato: ‘Crocifiggilo!’

    È questa la chiesa che volete a tutti i costi tenere unita e a cui volete tenervi uniti?
    Anche da anonimi state difendendo con tutte le vostre forze questa impostura ripetendo bugie e mezze verità per dare credito a un manipolo di impostori golpisti: vuol dire che vi riconoscete pienamente in essa. Uniti nel nascondere la verità, uniti al seguito del vostro falso profeta Bergoglio, uniti per far credere ai fedeli che bisogna mandar giù il male e rigettare la verità per poter tirare avanti tranquilli e sereni…

    Dio vi saprà compensare adeguatamente sulla base della vostra fedeltà a Cristo e alla Sua Chiesa: quella edificata sul Suo legittimo Vicario: e nessun altro!

  2. Bello ma mi sembra che ci sia una dimenticanza. Non è che per questa analisi è partito dalla traduzione del Professor Corrias?

  3. Siamo alle solite, caro Sergio, la tua prolusione non mi convince per la semplice ragione che adesso abbiamo un buon Papa che è stato eletto da un collegio cardinalizio in gran parte di nomina “francescana”. Confidiamo nel nuovo corso, testimoniato dalle seguenti parole: “Nessuno distrugga irresponsabilmente i beni naturali, né tanto meno, si sottometta a essi come schiavo o adoratore della natura” (Leone XIV ai vescovi brasiliani). Tira un’aria nuova, più salubre. Ne convieni?

  4. Buongiorno dottor Tosatti. Mi permetto di esprimere delle perplessità sul punto 9 dello studio, dove è scritto

    “definizione del Primato Petrino, durante il Concilio Vaticano I … ne derivava che un papa eretico è contro l’essenza stessa del pontificato. E quindi, siccome tale dogma non può essere messo in dubbio, un papa eretico potrà soltanto dimostrare di non essere papa”

    Le mie perplessità sorgono dal fatto che il dogma della Pastor Aeternus non asserisce affatto l’impossibilità o la decadenza automatica del papa eretico. Voler vedere tale contenuto nel dogma è un non sequitur. Questo può essere agevolmente confermato dalla lettura dei lavori conciliari di redazione della bolla dogmatica: rispondendo a una domanda dei padri conciliari, il segretario dei lavori mons. Vinzer Gasser dichiarava testualmente che la bolla non stava dogmatizzando la tesi di Albert Pigge (per cui il papa non può peccare in materia di fede). Gasser la definiva una pia opinione ma non una certezza dottrinale. La bolla Pastor Aeternus non dice che non può esistere un Papa eretico: dice invece che il Papa insegna infallibilmente quando si esprime nell’ esercizio delle sue funzioni in materia di fede e morale con una sentenza che sia esplicitamente e definitivamente vincolante.

    Quando ciò non accade (e nel pontificato di Francesco non è mai accaduto), il Papa non è infallibile dunque, sì, potrebbe anche sostenere errori teologici. Come peraltro già accaduto in passato (Onorio, Giovanni XXII).

  5. Don Pietro Paolo

    Caro sig. Russo,

    il suo lungo scritto è un intreccio di citazioni decontestualizzate, fantasie escatologiche e distorsioni del diritto canonico. Le rispondo schematicamente:
    1. “Il Papa sposo della Chiesa, quindi non può dimettersi.”
    La sponsalità, propria anche del vescovo, è un’immagine teologica, non un vincolo giuridico. Il can. 332 §2 stabilisce che il Papa può rinunciare. E Benedetto lo ha fatto. Tirare fuori un parere di Fagiolo del 1994 non abroga il Codice di Diritto Canonico.
    2. “Il Papa parlava delle forze ecclesiali, non personali.”
    No. Benedetto ha detto e ripetuto che non aveva più le forze fisiche e spirituali per governare. È lui stesso a spiegarlo, non lei. Pretendere di saperne più del Papa sulle sue intenzioni è arroganza, non fedeltà.
    3. “La Declaratio è un atto penale, una Decisio.”
    Falso. La Declaratio non contiene accuse, non commina pene, non menziona delitti. È un atto personale di rinuncia. Usare il verbo declaro per inventarsi processi e scomuniche è manipolazione linguistica.
    4. “Conclave del 2005 finalizzato alla deposizione, applicabile il can. 1329.”
    Accusa gravissima e ridicola: nessun “delitto”, nessun “complice”. È puro complottismo. Il conclave è stato valido, e parlare di “cospirazione per deporre Ratzinger” è diffamatorio.
    5. “Ratzinger successore di Benedetto XV, quindi legato a Fatima.”
    Ogni Papa è il successore di Pietro e non il successore di un Papa in particolare. Il nome pontificale non crea legami escatologici. Questo è cabalismo da numerologi, non dottrina cattolica.
    6. “Decisio penale per delitti contro la fede.”
    Ancora falso. La Declaratio non è un decreto punitivo. Lei legge il Codice come un manuale di enigmistica, piegando i canoni a fantasie personali.
    7. “Declaro = dichiarazione di pene latae sententiae.”
    No. Declaro significa “dichiaro di rinunciare”, non “vi scomunico tutti”. Il latino va letto nel suo senso proprio, non secondo la fantasia dei complottisti.
    8. “Delitto consumato = impedimento del governo, sede vacante svuotata.”
    Benedetto non è mai stato in sede impedita, ha governato fino al giorno della rinuncia. Parlare di “assalto al Pontificato” è narrativa da romanzo, non realtà storica.
    9. “Il Papa è il Kathekon, tolto il quale emerge l’Anticristo.”

    Questa è un’identificazione arbitraria e mai approvata dalla Chiesa. Le profezie private (come La Salette – che fra l’altro parla di Roma che perde la fede, non di un Papa anticristo – o la visione di Leone XIII) non fondano il diritto canonico né possono delegittimare papi legittimi.

    Sostenere che un “papa eretico” non sia Papa non è dottrina cattolica, ma un’opinione teologica discussa da autori come Bellarmino, mai definita dalla Chiesa. Oggi è diventata la tesi tipica del sedevacantismo, già condannato come posizione scismatica.

    Il Concilio Vaticano I insegna che il Papa mantiene la sua autorità fino alla morte o a una rinuncia valida. Anche se un Papa peccasse personalmente o esprimesse opinioni erronee, finché non rinuncia o muore egli rimane Papa. Inoltre, «la Prima Sede non è giudicata da nessuno» (can. 1404): neppure i cardinali né un concilio possono “detronizzare” un Pontefice vivo, perché la sua autorità suprema viene da Cristo stesso.

    E se Cristo ha promesso che «le porte degli inferi non prevarranno» (Mt 16,18), significa che nessun errore personale di un Pontefice potrà mai distruggere la Chiesa.

    In sintesi: lei prende un testo chiarissimo — la rinuncia libera e valida di Benedetto XVI — e lo stravolge in chiave apocalittica per concludere che Francesco non è Papa. Ma questa non è fede cattolica, è dietrologia. La Chiesa ha accettato la rinuncia, ha celebrato il conclave, ha riconosciuto il nuovo Papa. Continuare a negarlo significa solo porsi fuori dalla comunione.

    1. E alla fine del pistolotto tetragono a ogni costo ecco rispuntare l’APU… accettazione pacifica universale.
      Altra ciofeca irreale e senza validità di legge. Una sorta di democraticismo, per cui se la maggioranza accettasse la liceità di un delitto, il delitto sarebbe lecito. Senza dimenticare che di Pacifico e di universale con Bergoglio non c’è stato nulla. Nel terrore rivoluzionario non c’è solo la ghigliottina materiale.

      1. Benedetto XVI non è la serratura dal cui buco spiare cercando di vedere oltre la porta. Lui è la chiave per aprirla. La manipolazione della declaratio (lo scritto latino differisce dalle parole registrate e la traduzione in tedesco manipola i termini) non è dubitabile.
        Volete sotterrarla? Non si può.
        Non si può sotterrare il pasticcio del blocco bancario del Vaticano risolto istantaneamente dopo la declaratio. Etc. Sono fatti.
        Più si negano i fatti e più si diventa sospetti.
        La Chiesa deve affrontare lo snodo: i cristiani capiranno, come fu capito il pianto di Pietro.
        Preoccupante l’agire umbratile patteggiando restituzioni con i crocefissori. Giuda si impicca e a chi lo pago’ i suoi denari non interessano.
        Meglio ammettere l’errore, rimanendo rattristati se il Signore chiede tre volte se ci sia davvero amore o meglio sorvolare su certi atti di amore?
        Il perdono non nega l’accaduto.
        Chi perdona lo fa anche prima del pentimento.
        Ma chi si pente davvero non si suicida e nemmeno pensa che sia sciocco chi lo perdona.

        1. La declaratio non è stata manipolata, questa è una fandonia messa in giro da Cionci.

          Anche a voler criticare la traduzione italiana sul sito del Vaticano, è disponibile l’originale latino, nel quale testualmente Benedetto dice di non aver più le forze per esercitare il munus.

          Ratzinger ha detto diverse volte che l’unico pontefice era Papa Francesco (nelle interviste con Seewald, nel libro scritto con il card. Sarah, etc). Ma Cionci ha fatto il lavaggio del cervello a decine di disperati e li ha convinti che “Benedetto dice che c’è un solo papa ma non dice mai chi”. Una fandonia, ma avendola ripetuta 100 volte, è riuscito a convincere i suoi adepti che sia vera.

    2. D. Pier Paolo, già il difendere il suo antipapa Bergoglio massone luterano fin da “vescovo”, sostenendo che un “papa può essere eretico”, lei stesso si dimostra eretico e scomunicato = fuori della Chiesa Cattolica, perché lei nega il DOGMA dell’infallibilità di Pietro.

      Catechismo Maggiore di s Pio X:

      201 D. Per qual fine Dio ha concesso al Papa il dono della infallibilità?
      R. Dio ha concesso al Papa il dono della infallibilità affinché tutti siamo certi e sicuri della verità che la Chiesa insegna.

      (un vero cristiano non può riconoscere papa il luterano JMB che ha negato pubblicamente il DOGMA dell’immacolata Concezione e la grande VERITÀ di fede su Maria CORREDENTRICE? E la divinità di Cristo affermando che nelle sue vene scorreva sangue pagano.)

      203. la Chiesa nel definire che il Papa è “INFALLIBILE” non ha stabilito una nuova verità di fede, ma solo, per opporsi a nuovi errori, ha definito che l’INFALLIBILITA’ del Papa, contenuta già nella Sacra Scrittura e nella Tradizione, È UNA VERITÀ RIVELATA da Dio, e quindi da credersi come DOGMA o ARTICOLO di FEDE.

      202. e se alcuno pre­sumesse di contraddire a questa definizione sarebbe ERETICO e SCOMUNICATO.

      E pertanto J.M.Bergoglio non solo era un ANTIPAPA per le elezioni invalidate da papa BXVI che non ha rinunciato al Munus Petrino:

      “declare me “MINISTERIO” Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV “commissum” renuntiare”.

      Ma, essendo già scomunicato fin da vescovo perché seguace di Lutero, per il decreto di papa Leone X: “Decet Romanum Pontificem”, Bergoglio non poteva essere eletto papa, anche per il decreto sancito da papa Paolo IV attraverso la bolla CUM EX APOSTOLATUS OFFICIO – NULLITÀ DELLA GIURISDIZIONE PONTIFICALE DI TUTTI GLI ERETICI”:

      _ 6…. se mai dovesse accadere in qualche tempo che un vescovo… “PRIMA” della sua elevazione a Romano Pontefice, avesse deviato dalla fede cattolica o fosse caduto in qualche eresia.. SIA NULLA, NON VALIDA e SENZA ALCUN VALORE, LA SUA PROMOZIONE OD ELEVAZIONE, ANCHE SE AVVENUTA CON LA CONCORDANZA E L’UNANIME CONSENSO DI TUTTI I CARDINALI;…

      Bergoglio infatti, prima delle sue elezioni a pontefice, non solo era iscritto all’associazione filo-massonica Rotary Club dal 1999, ma già professava la dottrina eretica di Lutero.
      E infatti, di fronte ai numerosi miracoli Eucaristici avvenuti nella sua diocesi di Buonos Aires e nella sua stessa chiesa di S. Maria, anziché esporLi all’adorazione perpetua dei fedeli, nonostante le prove scientifiche lo ha fatto murare dietro un muro.
      Un oltraggio che dimostra la mancanza di rispetto e di fede nella presenza reale e sostanziale del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo vero Dio nella Sacra Eucaristia (eresia luterana).
      (le prove documentali si trovano nel libro del giornalista Maurizio Blondet)
      https://www.lafeltrinelli.it/cuore-per-vita-eterna-fatto-libro-maurizio-blondet/e/9788885223738
      (Video testimonianza sul Cuore Eucastistico e sanguinante di Gesù nascosto da JMB dietro un muro)
      https://youtu.be/RC8QCtkAF7E

      Ma di fronte ad un antipapa, la S Madre Chiesa “impone” ai Suoi figli di “DISCONOSCERE” il falso papa e di disubbidire a lui e a tutti i vescovi e sacerdoti a lui uniti:

      _7. LA LICEITÀ DELLE PERSONE SUBORDINATE DI RECEDERE IMPUNEMENTE DALL’OBBEDIENZA E DEVOZIONE ALLE AUTORITÀ DEVIATE DALLA FEDE.
      …. E sia lecito (liceat) ritenersi in qualsiasi tempo ed impunemente liberati dalla obbedienza e devozione verso quelli in tal modo promossi ed elevati, evitandoli quali maghi, pagani, pubblicani ed eresiarchi, fermo tuttavia da parte di queste medesime persone sottoposte, l’obbligo di fedeltà e di obbedienza da prestarsi ai futuri vescovi, arcivescovi, patriarchi, primati, cardinali e ROMANO PONTEFICE CANONICAMENTE SUBENTRANTI [ai deviati].
      https://www.exsurgatdeus.org/2017/01/29/cum-ex-apostolatus-officio-una-bolla-di-paolo-iv-e-la-tirannia-pontificale/

      Altro che condividerne la dottrina etetica e venerarne la salma come sta facendo il suo successore Prevost invalidamente eletto da cardinali illegittimi una cum antipapa Bergoglio
      Quando invece per essere legittimi elettori i cardinali pre-2013 sanno vene che prima del conclave devono riconoscere ufficialmente BXVI quale ultimo legittimo Papa stabilito da Cristo e che mai ha abdicato:

      https://youtu.be/tqrEqx8bfL4?si=Zg4gq469WuWK4J5R

      1. Don Pietro Paolo

        Quanta — e quanto brutta — è l’ignoranza!
        Giuseppe, o Gabriela che tu sia, dopo accurate ricerche, rispondo punto per punto: coi fatti.

        1) “Chi dice che un papa può sbagliare è eretico perché nega l’infallibilità.”
        No. L’infallibilità vale solo quando il Papa definisce ex cathedra materie di fede e morale; non significa che ogni sua opinione o atto sia infallibile. Questo è precisamente ciò che definisce Pastor aeternus del Vaticano I.
        Il Catechismo (CCC 892) spiega anche l’adesione “religiosa” al magistero ordinario, distinta dall’atto di fede dovuto alle definizioni infallibili. Dire che un papa può sbagliare fuori da questi casi non è eresia: è dottrina cattolica.

        2) Benedetto XVI non ha rinunciato al munus, solo al ministerium.”
        Testo latino ufficiale: Benedetto XVI dichiara la rinuncia e afferma che “a die 28 februarii… sedes Sancti Petri vacet et Conclave… convocandum esse”. Se la Sede è vacante e si convoca un Conclave, la rinuncia è piena e valida ai sensi del can. 332 §2: libera e debitamente manifestata. Fine.

        Tutto questo è stato ribadito dallo stesso Benedetto nella lettera a mons. Bux, che conferma la chiarezza e la validità dell’atto. Tutto il resto è fuffa cionciana buona giusto a far ridere i polli e a nutrire blog complottisti.

        3) “La bolla Cum ex apostolatus officio rende nulla l’elezione di un eretico.”
        Quella bolla (1559) è norma penale storica e non è più in vigore: la materia è stata riorganizzata dal Codice del 1917 e poi dal Codice del 1983, che abroga le precedenti leggi penali non riprese. Oggi valgono il CIC/1983 e la costituzione Universi Dominici Gregis (UDG) sul Conclave.
        UDG dice chiarissimo: nessun cardinale elettore può essere escluso per “qualunque motivo o pretesto” (anche se colpito da censure) e perfino la simonia non invalida l’elezione. Quindi niente “nullità automatica”.

        4) “Bergoglio massone/luterano: ha negato Immacolata, Corredentrice, divinità di Cristo (‘sangue pagano’).”
        – Immacolata Concezione: Francesco l’ha affermata e predicata (Angelus 8 dicembre 2015, ecc.). Altro che negarla.
        –Quanto al titolo di “Corredentrice”, papa Francesco non ha negato Maria né la sua singolare cooperazione all’opera della salvezza; ha semplicemente ritenuto non opportuno definirlo dogmaticamente. Ha anzi ribadito che Cristo è l’unico Redentore.

        Questa posizione non è eresia, ma piena continuità con il Magistero. Il Concilio Vaticano II (Lumen Gentium, 62) insegna che la cooperazione di Maria è “tutta subordinata” a Cristo e non oscura in alcun modo l’unicità del Redentore. Lo stesso hanno affermato san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e il Catechismo della Chiesa Cattolica, usando formule analoghe.

        Non c’è dunque nulla di nuovo né di scandaloso: è dottrina cattolica che, così come la maternità spirituale di Maria — il suo essere Madre dei credenti e Madre della Chiesa — è interamente derivata da Cristo e subordinata a Lui, mai parallela o in concorrenza con la sua unica opera redentrice, allo stesso modo anche il titolo di Corredentrice va inteso in senso subordinato e partecipato, mai autonomo rispetto all’unica Redenzione compiuta da Cristo: Gesù Cristo è l’unico Redentore.

        Già Pio XII, san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno impiegato il termine “Corredentrice” in senso teologico (non dogmatico), per sottolineare la partecipazione unica di Maria alla Redenzione. E il Concilio Vaticano II, in Lumen Gentium 62, afferma che “questa maternità di Maria nell’economia della grazia perdura senza soste… fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti”, precisando che la mediazione mariana “non toglie e non aggiunge nulla alla dignità e all’efficacia di Cristo unico Mediatore”.
        La Chiesa, dunque, mantiene un equilibrio essenziale:
        • da un lato, Cristo unico Redentore e Mediatore;
        • dall’altro, Maria Madre e Corredentrice in senso subordinato e partecipato, inseparabile dall’opera del Figlio.

        –Quanto alla frase sul cosiddetto “sangue pagano”, non c’è nessuna negazione della divinità di Cristo. È stata un’espressione diciamo infelice, con cui Francesco ha voluto sottolineare che nella genealogia di Gesù – come ricordano i Vangeli stessi (Mt 1 e Lc 3) – ci sono anche antenati pagani entrati nel popolo d’Israele (Ruth la moabita, Rahab la cananea, Betsabea, ecc.), senza contare gli antenati pre-abramitici.
        Il senso era quindi sottolineare l’universalità dell’incarnazione: il Figlio di Dio ha assunto una carne che porta in sé tutta l’umanità, e per questo tutti – ebrei e pagani – trovano in Lui la salvezza.

        Al contrario, Francesco ha ripetutamente proclamato la fede nel Sangue di Cristo come prezzo della nostra redenzione, mai il contrario.

        5) “Rotary = massoneria; Bergoglio iscritto nel 1999.”
        In Argentina accettò un onorariato Rotary (1999). Questo non lo rende massone, né esiste oggi un divieto universale per i laici. Anzi, San Giovanni Paolo II rivolse parole di stima ai Rotariani (1979) e migliaia di Rotariani furono ricevuti in Vaticano nel 2016. Il sillogismo “Rotary → massone” è propaganda, non diritto canonico.

        6) “A Buenos Aires murò un miracolo eucaristico dietro un muro.”
        Diceria di Minutella, che la dice lunga. esiste un video polemico che parla di un ‘muro’, ma le fonti ufficiali della parrocchia e le ricostruzioni serie non lo confermano. La versione documentata parla di custodia dell’ostia, fotografie e analisi, non di occultamento. Finché non ci sono atti diocesani che attestino altro, mi attengo alla versione ufficiale della Parrocchia Santa María.”
        Quindi, Non c’è alcuna fonte autorevole che provi questa storia. Sui fatti del 1996, da fonti cattoliche si ricava che l’allora vescovo Bergoglio fece documentare e sottoporre ad analisi il fenomeno; nessun “muro”.

        7) “Bisogna disconoscere l’‘antipapa’ e i vescovi a lui uniti.”
        Questa è ricetta di scisma. In diritto vigente l’elezione è regolata da UDG e accertata dalla ricezione pacifica e universale della Chiesa: un papa così accettato è moralmente certo come papa. Sostenere il contrario sulla base di leggi abrogate o d’opinioni personali spinge fuori dalla comunione.

        8) “Trump ha staccato 14+1 miliardi al Vaticano.”

        Tanto meglio — se fosse vero! Ma in realtà è solo una favola virale. I media seri hanno riportato la sua presenza al funerale, non assegni colossali. Un bonifico da 15 miliardi avrebbe fatto il giro del mondo con titoloni e comunicati ufficiali, che semplicemente non esistono.
        Non I numeri reali delle finanze vaticane raccontano tutt’altro:
        • Deficit annuo nell’ordine delle decine di milioni di euro, non miliardi.
        • Un disavanzo a lungo termine del fondo pensioni stimato in 1–2 miliardi, non un buco immediato di cassa.
        • Nel 2024 APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica) ha registrato un utile di circa 62 milioni di euro, di cui 46 destinati al sostegno della Curia.
        Dati pubblici, verificabili e resi noti da fonti ufficiali come Vatican News, oltre che da agenzie come AP e da analisi economiche internazionali.
        Conclusione: niente assegni miracolosi, niente “compera del papato”. Solo le solite difficoltà economiche concrete, ma nell’ordine delle decine di milioni, non di miliardi.

        9). Prevost (Leo XIV) eletto invalidamente da cardinali illegittimi.”
        Favole da baraccone in salsa Minutella-Cionci. Universi Dominici Gregis è chiarissima: nessun cardinale elettore può essere escluso “per qualunque motivo o pretesto”, e l’elezione resta valida anche se ci fossero state irregolarità.

        Chi dice che Leo XIV è invalido, invalidi solo la propria intelligenza.”
        I conclavi li fa la Chiesa, non i blog di Cionci e i video di Minutella.”
        Chi grida all’“invalidità” fa solo chiacchiere da comari di sacrestia.

        Conclusione: allora, chi è l’eretico: io o tu? Le tue affermazioni sono un cocktail di norme ormai superate, citazioni stravolte, propaganda maligna e voci indimostrate. Se davvero vuoi discutere, porta testi ufficiali e attuali; altrimenti smetti di confondere i fedeli.

        1. Simone Torreggiani

          Can. 332 – §1. Il Romano Pontefice ottiene la potestà piena e suprema sulla Chiesa con *l’elezione legittima*, da lui accettata, insieme con la consacrazione episcopale. […]

          §2. Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, *si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata*, non si richiede invece che qualcuno la accetti.

          Fonte: https://www.vatican.va/archive/cod-iuris-canonici/ita/documents/cic_libroII_331-335_it.html#Articolo_1

          Dunque: perché l’elezione sia legittima è essenziale che la rinuncia sia valida. Perché la rinuncia sia valida dev’essere debitamente manifestata.

          Ora la situazione è questa.
          Benedetto XVI l’11 febbraio 2013 annuncia pubblicamente la sua intenzione di rinunciare al ministero petrino: non seduta stante, ma…
          “in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.”

          Fonte: https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2013/february/documents/hf_ben-xvi_spe_20130211_declaratio.html

          Benissimo.
          Quindi la rinuncia vera e propria DOVRÀ, per forza di cose, avvenire tra le 19:00 e le 20:00 del 28 febbraio 2013.
          Logicamente soltanto chi vi assisterà potrà testimoniare che la rinuncia è avvenuta con tutti i crismi.

          Can. 189 – §1. La rinuncia, perché abbia valore, *sia che necessiti di accettazione o no*, deve essere fatta all’autorità alla quale appartiene la provvisione dell’ufficio di cui si tratta, e precisamente per iscritto oppure oralmente di fronte a due testimoni.

          Fonte: https://www.vatican.va/archive/cod-iuris-canonici/ita/documents/cic_libroI_187-189_it.html#Articolo_1__

          Dove sta l’atto di rinuncia di Benedetto XVI in data 28/02/2013?

          Ad oggi di questo atto manca un pubblico registro.

          Dove stanno i due testimoni che confermino che la rinuncia è avvenuta con tutti i crismi?

          Ad oggi nessuno ha dato testimonianza della rinuncia del 28 febbraio 2013, con la parziale eccezione di mons. Gänswein, che pur senza fornire evidenze di sorta ha affermato genericamente che la rinuncia fu valida ma che su di essa fu apposto il sigillo del segreto pontificio…

          Di fronte a questa situazione ‘indefinita’, non sarebbe stato doveroso, da parte dell’allora Cardinal Decano Angelo Sodano, esigere l’atto di rinuncia e/o il resoconto di due testimoni PRIMA di dichiarare la Sede vacante?

          https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2013/03/01/0134/00351.html

          La declaratio specifica che il Conclave dovrà essere convocato ‘da coloro a cui compete’: ma per avere tale ‘competenza’, non sarà prima necessario verificare che la rinuncia sia avvenuta con tutti i crismi?

          Di questa verifica, essenziale per la validità della dichiarazione della Sede vacante, non vi è traccia da nessuna parte; ergo il Card. Sodano deve aver convocato il conclave 2013 senza avere in realtà la piena ‘competenza’ per farlo. Rimane dunque un dubbio fondamentale sulla validità del conclave che seguì…

          In seguito, nel 2014, Benedetto XVI confermò pubblicamente la validità della sua rinuncia:

          “Non c’è il minimo dubbio – scrive Benedetto XVI al quotidiano torinese – circa la validità della mia rinuncia al ministero petrino”. Poi sottolinea che “unica condizione della validità è la piena libertà della decisione. Speculazioni circa la invalidità della rinuncia sono semplicemente assurde”.

          Fonte: https://www.rainews.it/archivio-rainews/articoli/Benedetto-XVI-rinuncia-valida-nessun-dubbio-lettera-stampa-308a5bdb-44aa-4ddc-9f8a-4a788cde3d07.html?refresh_ce

          Tuttavia tali affermazioni di Benedetto XVI non furono suffragate né dall’atto di rinuncia vero e proprio né dal resoconto di due testimoni…

          Quindi io CREDO che la rinuncia sia valida, perché mi fido di Benedetto XVI; tuttavia (ad oggi) non posso *considerarla* valida a norma del Codice di Diritto Canonico, perché mancano alcuni elementi essenziali per la validità.

          È una situazione che oggettivamente ancora necessita di chiarimento, al di là delle speculazioni sul perché Benedetto XVI abbia optato per mantenere questa ambiguità di fondo.

          1. Con quale coraggio anche lei, signor Simone, impugna la DECLARATIO UFFICIALE di Papa Benedetto XVI che non l’ha fatta il 28,
            ma l’11 feffraio 2013 in latino? :
            “declare me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commissum renuntiare”.

            E il 27 febbraio in italiano:
            https://youtu.be/tqrEqx8bfL4?si=Zg4gq469WuWK4J5R

            dichiarando ufficialmente di rinunciare solo all’ “ESERCIZIO” (ministerium), ma non al “MINISTERO” (Munus Petrinum), così come invece previsto obbligatoriamente dal Codex Iuris Canonici.
            «Can. 332 § 2. Si contingat ut Romanus Pontifex “MUNERI” suo renuntiet, ad validitatem requiritur ut renuntiatio libere fiat et rite manifestetur, non vero ut a quopiam acceptetur.»

            Attenti voi, perché nominare invano colui che rappresenta Cristo in terra è un peccato grave contro il secondo comandamento, oltre che di scandalo ai lettori.

          2. Don Pietro Paolo

            Caro Simone,
            comprendo le sue osservazioni, ma occorre fare chiarezza su alcuni punti fondamentali.

            Il can. 332 §2 stabilisce che, per la validità della rinuncia, sono necessarie due sole condizioni: che sia fatta liberamente e che sia debitamente manifestata. Benedetto XVI, l’11 febbraio 2013, dichiarò pubblicamente davanti al Collegio cardinalizio e al mondo intero la sua decisione, fissando con precisione il momento in cui la sede sarebbe divenuta vacante. Tale dichiarazione, resa pubblicamente e registrata ufficialmente negli Atti della Sede Apostolica, soddisfa pienamente il requisito della “debita manifestazione”. Non è previsto che la rinuncia debba essere rinnovata o ribadita il 28 febbraio, né che vi debbano essere due testimoni formali: la norma del can. 189 riguarda gli uffici ecclesiastici in generale, non la suprema autorità del Romano Pontefice, che non ha superiore né richiede accettazione.

            Il Card. Sodano, come Decano, non doveva chiedere ulteriori atti o testimoni, perché la rinuncia era stata resa nota coram Ecclesia e resa pubblica dalla Sala Stampa vaticana e negli atti ufficiali. La Sede fu quindi dichiarata vacante con piena competenza.

            Quanto alle dichiarazioni successive di Benedetto XVI, esse confermano ciò che il diritto stesso già attestava: non si trattò di un gesto imposto, ma di una decisione presa liberamente. La sua stessa parola, resa pubblica più volte, fugava ogni ipotesi di invalidità.

            Pertanto, non sussiste alcuna ambiguità canonica. Il fatto che non si trovi un “atto” in data 28 febbraio non inficia la validità della rinuncia: quell’atto era già stato posto l’11 febbraio, con valore giuridico e canonico, e non necessitava di ulteriori forme.

            Le speculazioni che circolano sul punto, dunque, non hanno base né giuridica né teologica. Come scrisse lo stesso Benedetto XVI: “Speculazioni circa l’invalidità della rinuncia sono semplicemente assurde.”

            Con stima,
            don Pietro Paolo

          3. Don Pietro Paolo

            Giuseppe (alias Gabriela,)

            la sede di Pietro diventa vacante non perché un Papa “sospende l’esercizio”, ma perché rinuncia al papato stesso. E Benedetto XVI lo ha dichiarato esplicitamente: dal 28 febbraio 2013 la sede sarebbe stata vacante e bisognava convocare il conclave. Se avesse voluto conservare il munus, non avrebbe mai parlato di sede vacante né di nuovo conclave. È evidente, quindi, che nel suo linguaggio ministerium coincideva con il ministero petrino nella sua interezza. Non a caso, lo stesso Benedetto definì “assurde” le speculazioni sull’invalidità della sua rinuncia. Insistere su questo equivoco non significa difendere Benedetto, ma contraddirlo apertamente.

  6. Carissimo Sergio, il mio 10 e lode a questa vostra encomiabile introduzione alla “MAGNA QUAESTIO” con cui (ad ora) concordo pienamente.

    Ma, se mi permetti vorrei ricordare ai cardinali anziani pre 2013 che, di fronte a tale impostura religiosa, è loro primo dovere prendere in seria considerazione l’unica RISOLUZIONE indicata sempre da papa Leone XIII in Satis Cognitum:
    “La Salute della Chiesa dipende dalla DIGNITÀ che si dà al Sommo Pontefice.”

    Dunque, che aspettano questi cardinali a salvare la Chiesa da tale impostura religiosa RI-DADANDO LA DIGNITÀ RUBATA AL LEGITTIMO ULTIMO PIETRO (Benedetto XVI)?
    Dichiarando formalmente: ” VERE PAPA BXVI MORTUUS EST ?
    Ed indicendo un nuovo Valido Conclave, laddove Cristo stesso stabilirà l’ultimo Petrus Romanus suo legittimo successore ?

    E questo in umile “obbedienza” alle nuove leggi emanate da S. GPII in UDG, come unico procedimento “neccessario” per ridare a Gesù Cristo il diritto di tornare a governare la Sua Chiesa attraverso il legittimo successone di Pietro BXVI da Lui stabilito:

    9. Le Congregazioni generali dei Cardinali si terranno nel Palazzo Apostolico Vaticano o, SE LE CIRCOSTANZE LO RICHIEDANO, IN ALTRO LUOGO PIÙ OPPORTUNO a giudizio degli stessi Cardinali.

    Ad esse presiede il Decano del Collegio o, nel caso sia egli assente o legittimamente impedito, il Sottodecano. CHE SE uno dei due od AMBEDUE NON GODDESSERO PIÙ, A NORMA DEL n. 33 di questa COSTITUZIONE, DEL DIRITTO DI ELEGGERE il PONTEFICE, ALL’ASSEMBLEA dei Cardinali elettori PRESIEDERÀ IL CARDINALE ELETTORE (una cum BXVI) PIÙ ANZIANO, secondo l’ordine consueto di precedenza.

    Piu chiaro di cosi.

    Che ne dici Sergio?

    1. Don Pietr Paolo

      Cara Gabriella,
      Per fare chiarezza,
      Ma lei non è forse quella che chiama santi Giovanni Paolo II e Paolo VI? e fa bene: la Chiesa li ha canonizzati. Ma forse le sfugge un piccolo dettaglio, non irrilevante: a canonizzarli è stato proprio papa Francesco, quello che lei si ostina a non riconoscere. Dunque, se accetta i santi, deve accettare anche l’autorità di chi li ha proclamati; altrimenti la sua posizione crolla per manifesta incoerenza e ridicolaggine .

      Quanto poi al suo appello ai “cardinali anziani pre-2013” che dovrebbero “ridare dignità” a Benedetto XVI, qui siamo al romanzo di fantapolitica ecclesiastica. Benedetto non ha subito nessuna usurpazione: ha rinunciato liberamente, in piena coscienza, e fino alla sua morte ha riconosciuto Francesco come unico successore. Continuare a parlare di “dignità rubata” è semplicemente un’offesa alla verità storica e alla memoria di Benedetto stesso.

      Citare la Satis cognitum di Leone XIII come se fosse un manifesto contro Francesco è grottesco: quell’enciclica difende il primato del Papa e l’obbedienza al suo magistero, non le fantasticherie di chi si inventa antipapi o conclavi fai-da-te. E quanto alla Universi Dominici Gregis, basta leggerla senza forzature: regola il conclave dopo la morte o rinuncia del Pontefice. Punto. È stata seguita alla lettera nel 2013, da cui è uscito il Papa chiamato Francesco.

      Insomma, cara Gabriella, non continui a confondere la teologia con i romanzi di Cionci. Lui almeno ci ha guadagnato scrivendo libri; chi lo segue, invece, ci rimette la fede cattolica. E mi creda: non c’è rivelazione privata che possa salvare chi non si affida alla Parola di Dio.

      1. Simone Torreggiani

        Non dimentichiamo che alla cerimonia di canonizzazione di Giovanni Paolo II concelebrò lo stesso Papa emerito Benedetto XVI, che pure aveva concesso la dispensa dei 5 anni per la causa di beatificazione, già conclusasi favorevolmente durante il suo pontificato regolare. ‘Papa’ Bergoglio si limitò quindi ad assecondare un processo già chiaramente avviato dall’ultimo legittimo Papa visibile (che in veste di emerito ‘rappresentava’ il suo legittimo successore — tuttora ‘invisibile’ — di cui sappiamo solo il nome pontificale: Papa Francesco).
        Al processo di beatificazione e canonizzazione di Paolo VI invece presiedette il solo ‘Papa’ Bergoglio, senza la partecipazione del Papa emerito. Dunque il ‘San’, in questo caso, sarà da confermare (o meno) dal Papa legittimo (quello che ‘condivise’, in un certo senso, un ‘pontificato allargato’ con quel Papa emerito che gli trasmise direttamente il munus; anche se, come ben sappiamo, il Papa è uno solo: il legittimo successore di Papa Benedetto XVI).
        Nel caso di Giovanni XXIII il processo di beatificazione si concluse favorevolmente su iniziativa di Giovanni Paolo II e il Papa emerito concelebrò alla cerimonia di canonizzazione. Dunque è molto probabile che sarà confermato santo, a suo tempo, da Papa Francesco (quello vero).
        Sottolineo anche il fatto che, per un antipapa come Bergoglio, uno dei modi migliori per cercare di legittimarsi agli occhi dei fedeli e del mondo fu proprio quello di riconoscere come santi alcuni tra i legittimi predecessori.
        Similmente capita spesso che, ai funerali di Stato di un martire per la giustizia, partecipino i suoi stessi carnefici, che ipocritamente ne fanno l’elogio funebre per poi magari assegnargli una bella medaglia facendone un eroe nazionale.
        Eventuali insinceri e strumentali ‘ossequi postumi’ non ci distolgano quindi dalla verità.

        1. Don Pietro Paolo

          Gentile Simone,

          il suo ragionamento è un intreccio di suggestioni e deduzioni arbitrarie che non hanno fondamento né canonico né ecclesiale.
          1. Canonizzazioni – Una canonizzazione non ha bisogno di “conferme” da un futuro Papa legittimo: è un atto solenne del Magistero pontificio, irreformabile e definitivo. Affermare che alcune canonizzazioni sarebbero “da confermare” e altre no significa negare la dottrina cattolica sul valore infallibile delle canonizzazioni.
          2. Ruolo del Papa emerito – La presenza o assenza di Benedetto XVI a una cerimonia non aggiunge né toglie nulla alla validità di un atto pontificio. Egli stesso volle presentarsi come Papa emerito, senza alcuna funzione di co-reggenza o di “pontificato allargato”. Ogni ipotesi di “successione invisibile” è una costruzione ideologica priva di appoggio nella realtà.
          3. Il “munus” – Non esiste alcuna trasmissione “diretta” del munus da Benedetto a Francesco. Il munus non si passa da persona a persona come un’eredità, ma viene conferito da Cristo attraverso l’elezione legittima e l’accettazione canonica. È esattamente ciò che è avvenuto con l’elezione di Papa Francesco nel 2013.
          4. Accuse di “antipapa” – Definire antipapa Francesco significa non solo contraddire il diritto canonico e il fatto stesso del Conclave, ma anche contraddire lo stesso Benedetto XVI, che più volte ha riconosciuto Francesco come suo unico legittimo successore.

          Il paragone finale con i carnefici che elogiano la vittima è offensivo e improprio: la Chiesa non è un teatro di ipocrisie politiche, ma la custode dei sacramenti e della comunione. Continuare a insinuare dubbi su atti solenni del Papa e sulla legittimità del suo ministero non difende la fede, ma la corrompe.

          Con chiarezza e senza ambiguità: dopo la rinuncia di Benedetto il Papa è stato Francesco e solo Francesco. Le canonizzazioni da lui compiute sono autentiche e definitive. Benedetto XVI stesso lo ha riconosciuto più volte. Il resto sono solo illazioni che generano confusione e scandalo.

          don Pietro Paolo

          1. Simone Torreggiani

            1 Una canonizzazione avvenuta su iniziativa e per volontà di un Papa legittimo è legittima e ‘infallibile’, altrimenti non lo è. Se un antipapa regnante (come ce ne sono stati almeno una quarantina nella storia della Chiesa) di sua iniziativa decide di fare santo qualcuno (o di creare cardinali ecc.), ciò potrebbe essere coerente (o meno) con la volontà del Papa legittimo. In questo senso ho parlato di ‘conferma’.

            2 Mi faccia un singolo esempio di un Papa che, dopo aver rinunciato al ministero petrino, continuò a vestirsi di bianco, conservò il nome pontificale, continuò ad impartire la ‘sua’ benedizione apostolica, ecc. Se si trattò di una semplice rinuncia al pontificato, come si spiega tutto questo? Snobismo da parte di Benedetto, o cosa? Tale comportamento apparentemente ‘stravagante’ sarebbe invece perfettamente coerente con un ‘ruolo di rappresentanza’ della legittima autorità vicaria di Cristo in un tempo di confusione e usurpazione nella Chiesa.

            3 Nella Universi Dominici Gregis è chiaramente specificato che il Conclave non è l’unica via per eleggere un legittimo Pontefice. Dunque il ‘munus’ in realtà può benissimo essere ‘trasmesso’, su iniziativa del legittimo Papa, per eleggere un legittimo successore. Il detentore del munus dispone per altro della piena facoltà di modificare le modalità di elezione del Romano Pontefice. Non è matematicamente certo (con tanto di evidenze alla mano) che proprio questo sia avvenuto, ma è certamente molto, molto, molto plausibile (praticamente inevitabile…) che le cose siano andate proprio così. Non vi è infatti un altro modo per dare coerenza e senso a tutta la vicenda.

            4 Di conseguenza ‘Francesco’ (che le piaccia o no) passerà alla storia sia come il nome di un Papa (ossia il legittimo successore di Papa Benedetto: quello che il Papa emerito ‘rappresentò’) sia come il nome di un antipapa (nella persona di Jorge Mario Bergoglio).

            Le ‘ipocrisie politiche’ sono frutto della presenza, nella Chiesa, di ‘lupi in veste di agnello’. Lo scandalo vero è che tali ipocrisie vengano ostinatamente negate dagli ecclesiastici, nonostante siano evidentissime a tutti, in nome di uno scriteriato ‘campanilismo’ incapace di autocritica ed equo giudizio.

            Chi rifiuta di vedere il male (nella Chiesa e nel mondo, dentro e fuori di sé) resta impotente di fronte a satana!

            Bergoglio e soci, nel corso degli anni, han dato ampie prove di infedeltà al magistero della Chiesa (intronizzazione idolatrica della pachamama in Vaticano, benedizione della coppie omosessuali, comunione ai divorziati risposati, retorica moralista del ‘vaccino atto d’amore’, quadretti blasfemi nella residenza personale dell’antipapa, nomine di abortisti e atei a capo di accademie e dicasteri, restrizioni alla messa in latino contraddicendo specifiche disposizioni lasciate da Benedetto XVI, ecc. ecc.)
            Bergoglio è una stato sciagura e una vergogna per la Chiesa, non chi denunciò e tuttora denuncia queste palesi derive!

            Conformarsi’ al male in nome di un’obbedienza cieca e acritica a una gerarchia corrotta e illegittima è un grave peccato!

            Chi, pur consapevole di simili derive, nonostante tutto continua a difendere a spada tratta lo status quo in nome dell’unità della Chiesa (ma ‘ubi Petrus ibi Ecclesia’: se ‘Petrus’ non è autentico, la ‘Ecclesia’ dove sta, di grazia?!) diventa sempre più complice dei tanti abusi commessi da chi ne ha usurpato i vertici!

            Si faccia un bell’esame di coscienza poi mi dica…

            Alla luce dei FATTI lei è assolutamente certo che Bergoglio sia stato un pontefice legittimo?

            Ci rifletta bene, perché dalla risposta a questa domanda dipende il destino della sua anima…

    2. Don Pietro Paolo

      Cara Gabriella,
      Per fare vera chiarezza
      Ma lei non è forse quella che chiama santi Giovanni Paolo II e Paolo VI? e fa bene: la Chiesa li ha canonizzati. Ma forse le sfugge un piccolo dettaglio, non irrilevante: a canonizzarli è stato proprio papa Francesco, quello che lei si ostina a non riconoscere. Dunque, se accetta i santi, deve accettare anche l’autorità di chi li ha proclamati; altrimenti la sua posizione crolla per manifesta incoerenza e ridicolaggine .

      Quanto poi al suo appello ai “cardinali anziani pre-2013” che dovrebbero “ridare dignità” a Benedetto XVI, qui siamo al romanzo di fantapolitica ecclesiastica. Benedetto non ha subito nessuna usurpazione: ha rinunciato liberamente, in piena coscienza, e fino alla sua morte ha riconosciuto Francesco come unico successore. Continuare a parlare di “dignità rubata” è semplicemente un’offesa alla verità storica e alla memoria di Benedetto stesso.

      Citare la Satis cognitum di Leone XIII come se fosse un manifesto contro Francesco è grottesco: quell’enciclica difende il primato del Papa e l’obbedienza al suo magistero, non le fantasticherie di chi si inventa antipapi o conclavi fai-da-te. E quanto alla Universi Dominici Gregis, basta leggerla senza forzature: regola il conclave dopo la morte o rinuncia del Pontefice. Punto. È stata seguita alla lettera nel 2013, da cui è uscito il Papa chiamato Francesco.

      Insomma, cara Gabriella, non continui a confondere la teologia con i romanzi di Cionci. Lui almeno ci ha guadagnato scrivendo libri; chi lo segue, invece, ci rimette la fede cattolica. E mi creda: non c’è rivelazione privata che possa salvare chi non si affida alla Parola di Dio.

    3. Simone Torreggiani

      Come Benedetto XVI non ‘prese mai il toro per le corna’ per fugare ogni dubbio sull’identità del legittimo Papa, a maggior ragione deve aver disposto che pure i Vescovi e i Cardinali rimasti a lui fedeli mantengano un ‘basso profilo’ fintanto che le circostanze (nella Chiesa e nel mondo) non saranno propizie per ‘uscire allo scoperto’ e fare chiarezza.
      Perché non lo fanno ora?
      Logicamente non lo fanno ora per obbedienza al Romano Pontefice, a cui continuano a riconoscere piena DIGNITÀ (nonostante tutto) proprio mantenendo inviolato il sigillo del segreto pontificio apposto da Benedetto XVI per segretare ‘qualche cosa di grosso’ pertinente la sua rinuncia…
      La Chiesa, pur sotto usurpazione, resta sempre Chiesa. Vi sono quindi i ministri fedeli e quelli infedeli al legittimo Vicario di Cristo che, in qualche maniera, ‘convivono’, per ora, all’interno della stessa istituzione.
      C’è una stagione in cui il buon grano deve crescere assieme alla zizzania, perché se uno volesse coglierlo prima del tempo esso non arriverebbe mai a maturazione; e se uno volesse rimuovere la zizzania prima del tempo rischierebbe di danneggiare il grano.
      Tuttavia, secondo le profezie di Garabandal e altre, non manca molto al tempo della mietitura…

      1. Ratzinger prese eccome il toro per le corna, ha detto e ripetuto svariate volte “il Papa è Francesco”.

        Ma gli adepti di Cionci e Minutella non se ne vogliono fare una ragione, negano anche l’evidenza. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

        Ovvio che a una certa Ratzinger si è scocciato , “essi non crederebbero neanche se tornasse uno dai morti”.

        1. Simone Torreggiani

          Lei afferma che Benedetto XVI avrebbe detto e ripetuto svariate volte “il Papa è Francesco”.

          A me non risulta: me ne citi una!

          Ma che sia una citazione autentica e testuale: di suo pugno o di sua bocca, non una qualche strampalata ‘interpretazione’ o ‘semplificazione’ giornalistica.

          A me risulta che disse svariate volte: “Il Papa è uno solo”, ma senza mai specificare con chiarezza chi fosse questo solo e unico Papa legittimo…

          Tuttavia se anche avesse detto “il Papa è Francesco” ciò non mi creerebbe problemi di sorta, dato che ne sono convinto anch’io:

          https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome

          Se invece avesse detto “il Papa è Bergoglio” una tale affermazione sarebbe del tutto incoerente con la mia comprensione della ‘magna quaestio’.

          1. Legga l’introduzione del libro scritto con il cardinale Sarah “Dal profondo del nostro cuore”. Oggetto del libro era la difesa del celibato apostolico. Ratzinger scriveva nell’introduzione: “Presentiamo quindi fraternamente queste riflessioni al popolo di Dio e, naturalmente, in atteggiamento di filiale obbedienza, a Papa Francesco.”

  7. Mi compiaccio con l’autore dell’articolo (attendo il seguito) e con Marco Tosatti che gli concede risalto.

    Nel mio piccolo avevo scritto un commento che reputo pertinente al tema, ispirato a un precedente post su SC.
    https://marcotosatti.com/2025/08/14/la-lettera-di-bxvi-a-bux-il-commento-di-mons-vigano-su-il-papato-scomposto/#comments

    Il Papato è il luogo teologico dello scontro definitivo tra la Verità e Bontà di Dio e lo spirito ribelle. Non c’è modo di nasconderlo o di nascondersi. Si sta, quanto ci spetta.

    1. Don Pietro Paolo

      Caro “Miserere Mei”,

      il Papato è davvero il punto nevralgico della storia della Chiesa: non un “luogo di scontro” in senso dualista, come se fosse semplicemente teatro di forze contrapposte, ma il fondamento visibile dell’unità voluto da Cristo stesso. Il Signore ha detto: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le potenze degli inferi non prevarranno» (Mt 16,18).

      Per questo, lottare contro il Papa non significa partecipare a una battaglia per la verità, ma piuttosto porsi in contrasto con il segno sacramentale scelto da Cristo per custodire la verità e l’unità della Chiesa. Il vero conflitto non è tra il Papa e la “vera Chiesa”, ma tra chi si fida della promessa di Cristo e chi, invece, insinua che la Chiesa possa tradire la sua missione.
      Se dunque il Papato è il luogo dello scontro, lo è perché lì Satana colpisce con maggiore violenza. Per questo i fedeli non devono smontarlo o dividerlo, ma pregare e restare saldi nell’obbedienza e nella comunione, certi che Cristo non abbandonerà mai la sua Chiesa.

      Il nemico oggi tenta di frantumare la Roccia su cui Cristo ha edificato la Chiesa, e lo fa servendosi proprio di quei “cristiani” che si proclamano più fedeli di tutti, ma che in realtà, disprezzando e attaccando il Papa, diventano inconsapevoli strumenti di Satana.

      1. Benedetto in sede impedita = nullità pontificato Bergoglio e roccia molto ma molto più salda.
        Figuraccia? La fece anche San Pietro e laChiesa c’è lo stesso. Giuda, piuttosto, secondo lei sarebbe in paradiso?

I commenti sono chiusi.

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