Il Creatore ha Scelto un solo Popolo? Agostino Nobile.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Agostino Nobile, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla questione, da sempre controversa, del popolo eletto. Buona lettura e diffusione.

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Il Creatore ha scelto un solo popolo?

Dopo l’uccisione di Charlie Kirk nel settembre 2025, il commentatore e giornalista indipendente Tucker Carlson, insieme ad altri blogger, affronta spesso la questione del “chosen people”, del popolo eletto. Per quello che ho potuto ascoltare, nessuno di loro cerca di spiegare, da un punto di vista storico, le ragioni per cui gli ebrei si considerano il popolo scelto da Dio e di avere il diritto divino di guidare tutti i popoli del mondo. Questa forma di megalomia – difficile da digerire – mi ha spinto a fare una breve ricerca consultando, tra l’altro, la Bibbia ebraica.

Ben presto mi sono reso conto di essermi calato in un ginepraio difficile da gestire. Solo confrontando diversi articoli scritti dai diretti interessati ebrei ho potuto chiarire alcuni aspetti, per me decisivi, che riporto di seguito.

Perché tutt’oggi si continua a chiamare Dio di Israele e non Dio? Come abbiamo visto in un mio articolo precedente https://www.marcotosatti.com/2026/02/02/zoroastrismo-ebraismo-cristianesimo-agostino-nobile/ in secoli in cui ogni comunità possedeva un dio proprio, i dotti israeliti chiamarono YHWH il dio della propria nazione.

Però. L’archeologia e la critica biblica dimostrano che la religione dell’antico Israele non nacque come monoteismo assoluto, ma si evolse nel tempo attraversando fasi di politeismo e monolatria (culto di un solo Dio senza negare l’esistenza degli altri).

Gli antichi israeliti condividevano la cultura e il pantheon della terra di Canaan. Il capo supremo del pantheon era il dio El, sposato con la grande dea madre Asherah del mondo cananeo. Gli israeliti adoravano varie divinità regionali, tra cui il dio Baal. Nel testo biblico (ad esempio nel libro di Geremia e nei Re), i profeti condannano duramente gli israeliti che si erano lasciati sviare dai culti cananei, accusandoli di “far passare i propri figli per il fuoco” (sacrifici di bambini) in onore di Baal e di Moloch presso i loro santuari.

YHWH (Yahweh) era inizialmente una divinità distinta, originaria del sud (Madian/Edom), poi assimilata a El. Con l’ascesa della monarchia, YHWH divenne il dio nazionale di Israele e Giuda. In questa fase non si negava l’esistenza degli dèi dei popoli vicini (come Kemosh dei Moabiti o Milkom degli Ammoniti), ma si pretendeva che gli israeliti adorassero esclusivamente YHWH, considerato (modestamente) il più potente del cosiddetto “concilio divino”.

Il monoteismo nacque solo durante e dopo l’esilio in Babilonia (586 a.C.), codificato in testi come il Secondo Isaia per spiegare la distruzione di Gerusalemme non come una sconfitta di YHWH, ma come un suo disegno universale.

Nel primo versetto del Salmo 82, troviamo scritto: “Dio si alza nell’assemblea divina, e in mezzo agli dèi giudica.” È, dunque, un Consiglio di divinità. La parola ebraica per “dio” è Elohim, e la versione dell’AT ebraico è stata corretta: “Numero degli dèi” è diventato “numero dei figli d’Israele.” Nella Bibbia CEI – tradotta più correttamente – troviamo “Dio presiede l’assemblea divina, giudica in mezzo agli dèi”.

Molti cristiani, soprattutto evangelici, ritengono che lo Stato sionista d’Israele, e perfino chiunque oggi si definisca ebreo, occupi un posto speciale nel cuore di Dio e che, di conseguenza, i non ebrei devono benedire e onorare queste persone più di ogni altra; altrimenti Dio li maledirà o li priverà delle sue benedizioni. Ammesso e non concesso che Dio abbia tali preferenze, una delle ragioni per cui questa idea potrebbe apparire plausibile è la convinzione che gli ebrei di oggi siano discendenti diretti di Abramo. Ma Abramo non era ebreo né israelita, nacque a Ur (Mesopotania, attuale Iraq meridionale).

Nella Jewish Almanac, 1980, p. 3, troviamo: «A rigore, è scorretto chiamare “ebreo” un antico israelita, così come è scorretto chiamare “israelita” o “ebreo” un ebreo contemporaneo.» Ad Abramo non fu promessa una discendenza israelita, ma composta da molte nazioni (Gen. 22:18 – Galati 3:14). Inoltre, come nel caso del primo versetto del Salmo 82, consapevoli che non esistono testi sacri o profani che rispettino fedelmente gli originali, non sappiamo quanti passi dell’AT siano stati alterati.

Agostino Nobile

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2 commenti su “Il Creatore ha Scelto un solo Popolo? Agostino Nobile.”

  1. Don Pietro Paolo

    L’articolo solleva questioni storiche e critiche interessanti, ma dal punto di vista cristiano la domanda decisiva non è come si sia sviluppata storicamente la coscienza religiosa di Israele, bensì quale sia la rivelazione definitiva di Dio in Gesù Cristo.

    L’Antico Testamento testimonia un cammino pedagogico con cui Dio si è progressivamente rivelato al suo popolo. Anche se gli studiosi discutono sull’evoluzione della religione d’Israele, per la fede biblica JHWH non è uno dei tanti dèi del Vicino Oriente né il più potente di un pantheon. È l’unico vero Dio, il Creatore del cielo e della terra, colui che nel roveto ardente rivela il suo Nome: «Io sono colui che sono» (Es 3,14). Tutta la rivelazione biblica conduce progressivamente a questa professione di fede: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo» (Dt 6,4). Gli altri dèi, secondo la Sacra Scrittura, non sono vere divinità.

    Dio ha realmente scelto Israele, non perché fosse un popolo superiore agli altri, ma per pura grazia e in vista di una missione: preparare la venuta del Messia, attraverso il quale sarebbero state benedette tutte le nazioni. L’elezione non è mai stata un privilegio etnico, ma una chiamata al servizio del disegno di salvezza.

    San Paolo è chiarissimo: «Dio ha forse ripudiato il suo popolo? No certamente!» (Rm 11,1). E aggiunge: «I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili» (Rm 11,29). Tuttavia, con la venuta di Cristo, l’Antica Alleanza raggiunge il suo compimento. Da quel momento il popolo di Dio non è più definito dall’appartenenza etnica, ma dalla fede in Gesù Cristo. «Non tutti i discendenti d’Israele sono Israele» (Rm 9,6), e «se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo ed eredi secondo la promessa» (Gal 3,29).

    Per questo la Chiesa non insegna che Dio abbia rigettato Israele, ma neppure che esista un popolo che, in forza della propria etnia, conservi un diritto esclusivo o una superiorità davanti a Dio. Il nuovo Popolo dell’Alleanza è la Chiesa, nella quale ebrei e pagani sono chiamati a diventare un solo corpo in Cristo.

    Alla luce del Vangelo, quindi, ogni pretesa di supremazia religiosa o politica fondata sull’elezione divina è estranea al cristianesimo. L’elezione di Israele trova il suo significato pieno in Cristo, unico Salvatore del mondo, nel quale tutte le promesse di Dio trovano il loro compimento e sono aperte a tutti i popoli senza distinzione.

  2. Cosa sarebbe il cattolicesimo senza la componente giudea?
    Ed il cattolicesimo non ha ereditato da Israele la pretesa del “popolo eletto”?
    In realtà ciò che ha sempre dominato è il giudeo-cristianesimo,
    che poi si è voluto nomare cattolicesimo.
    La discendenza promessa ad Abramo è quella giudeo-cristiana,
    una “accoppiata” difficile da estirpare.
    E poi la domanda: “Dio ha scelto un solo popolo?”
    è ben più universale del solo ambito giudeo-cristiano.
    E questo è un argomento rovente.

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