Contro la Guerra le Parole Giuste di Leone XIV. Pace Disarmata e Disarmante. Tommaso Montanari.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo commento di Tommaso Montanari pubblicato da Infosannio, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.

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Di infosannio il 4 novembre 2026

Nel “breviario leoniano della pace” si trovano le formule efficaci per opporsi a questo periodo bellicista: il rifiuto di un vocabolario militarizzato, che limita il sapere e la libertà di espressione
(estr. di Tomaso Montanari – ilfattoquotidiano.it) – […] Disarmata e disarmante. È la pace per papa Leone, fin dal suo affacciarsi dalla Loggia delle benedizioni.
Ed è anche il titolo del provvidenziale ‘breviario leoniano della pace’ che Alessandro Banfi ha appena allestito per la Libreria Editrice Vaticana: una raccolta ragionata, e particolarmente godibile anche nel montaggio, di tutti gli interventi del pontefice per la pace, e contro la guerra.
[…] L’immagine di Dio offerta da Leone al mondo rompe radicalmente con il Signore degli eserciti inteso in senso mondano. È il Dio incarnato del Nuovo Testamento, quello fatto di carne, che rinuncia a dodici legioni di angeli per la sua legittima difesa, e fa riporre la spada di Pietro nel fodero. È, scrive Leone, “un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: ‘Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue’ (Is 1,15)”. Altro che benedire bandiere e cannoni. Altro che guerra di civiltà per difendere le radici cristiane. La scomunica della strumentalizzazione militarista di Dio non potrebbe essere più sonora.
Il papa è perfettamente consapevole che il problema è innanzitutto culturale: “La guerra – dice – è tornata di moda, e un fervore bellico sta dilagando”. Dilagando innanzitutto nelle parole delle élite occidentali, mai così biograficamente lontane da esperienze belliche dirette, mai così vicine alla guerra come prospettiva possibile. E allora bisogna ripartite dalle parole, dalla cultura, dalla comunicazione “il modo in cui comunichiamo è di fondamentale importanza – argomenta il pontefice – dobbiamo dire ‘no’ alla guerra delle parole e delle immagini, dobbiamo respingere il paradigma della guerra. Permettetemi allora di ribadire oggi la solidarietà della Chiesa ai giornalisti incarcerati per aver cercato di raccontare la verità, e con queste parole anche chiedere la liberazione di questi giornalisti incarcerati. La Chiesa riconosce in questi testimoni – penso a coloro che raccontano la guerra anche a costo della vita – il coraggio di chi difende la dignità, la giustizia e il diritto dei popoli a essere informati, perché solo i popoli informati possono fare scelte libere”.
Con un paradosso sempre più frequente, a difendere un’informazione davvero libera è il capo di una teocrazia assoluta: che ha parole più esplicite e dure di quelle di tanti capi di Stati costituzionali, ben attenti a non disturbare il potere dell’economia della guerra. E questo è pericoloso perché – dice il papa con parole che faranno inorridire gli atei devoti fanatici dell’Occidente – “duole, invece, constatare come, specialmente in Occidente, si vadano sempre più riducendo gli spazi per l’autentica libertà di espressione, mentre va sviluppandosi un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano”. Accanto all’informazione, l’università e la ricerca. Il papa parla chiaro: non possono essere neutrali. La scienza non è mai neutrale, gli scienziati devono prendere posizione: “Una responsabilità particolare grava su chi opera nel mondo della ricerca. (…) Quando ci si limita a guardare solo al proprio settore, ci si illude di svolgere un compito moralmente neutro e si evitano le domande sugli scopi ultimi che orientano determinate sperimentazioni: così si rischia di cooperare, magari senza volerlo, a progetti oscuri che alimentano nuove forme di violenza, manipolazione e dominio”.
Parole preziose per ogni idea di università non ombelicale e non autoreferenziale: parole che svelano il fatto che ‘neutralità’ è il nome di comodo di ‘complicità’, che si tratti di ingegneria o di archeologia, di fisica o di relazioni internazionali. Chi studia deve prendere parte: dalla parte della pace, cioè dell’umanità tutta intera. Informazione e scienza hanno in comune la ricerca della verità. E, dice papa Prevost, “soprattutto nell’era atomica, l’affermazione della verità deve farsi strada: non sono le armi atomiche che generano la pace, ma il disarmo”. Ecco un punto cardine del libro, e della dottrina degli ultimi pontificati: chi dice che la pace si costruisce con armi e deterrenza, sta mentendo. La realtà è l’opposto: come diceva papa Francesco, “le armi non servono a fare le guerre, sono le guerre che servono a fare le armi”. E Leone oggi dice: “Non possiamo ignorare gli enormi interessi economici che stanno dietro alla guerra. Le industrie degli armamenti e i Paesi che forniscono armi traggono profitto da un mercato che prospera proprio grazie ai conflitti”. Parole che andrebbero incise sulla facciata di Leonardo, capofila di Stato dell’economia italiana della guerra.
 
Non importa quanto sia moderato, cristiano, apparentemente affidabile: fosse anche il presidente della Repubblica, chi chiama ‘difesa’ il riarmo ci sta ingannando: “Nell’ultimo anno – dice il papa, con eccezionale coraggio – la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”. Chi predica l’aumento della spesa militare, per Leone, prepara la guerra, distrugge lo Stato sociale, stronca la diplomazia, foraggia un sistema di potere che pensa a tutto tranne che alla pace. Non si chiami ‘della difesa’, potremmo dire parafrasando il papa, un ministero che attui l’articolo 11 attraverso il riarmo: si chiami della ‘guerra’, seguendo l’esempio (qui almeno franco) di Donald Trump.
Lascio alla fine le preziosissime parole che confortano quanti, partecipando al discorso pubblico dalla parte della pace, si sentono dare dei ‘putiniani’, ‘amici degli ayatollah’, ‘amici di Hamas’ e così via. Chi si sente marginalizzato, espulso, preso in giro come un’anima bella: “Chi oggi crede alla pace e ha scelto la via disarmata di Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici”. È bello sapere che la luce di papa Francesco non si è spenta: nella diversità di carismi, lo Spirito continua a soffiare. E certo soffia nella preghiera nuova che il papa offre alla Chiesa e al mondo: “Signore, illumina i leader delle nazioni, affinché abbiano il coraggio di abbandonare i progetti di morte, fermare la corsa agli armamenti e mettere al centro la vita dei più vulnerabili. Fa’ che la minaccia nucleare non condizioni mai più il futuro dell’umanità”. Così sia.

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