Il Pio Pellicano e il Corpus Domini: il Dogma dei Dogmi. Don Giuseppe M. Alleati dell’Eucarestia.

Marco Tosatti

 

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato dagli Alleati dell’Eucarestia e del Vangelo, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.

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Il Pio Pellicano e il Corpus Domini: il Dogma dei Dogmi. Don Giuseppe M.

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a cura di Veronica Cireneo 

Tanto significativa quanto poco conosciuta è l’antica immagine del pio Pellicano utilizzata dalla tradizione cristiana per rappresentare il Senso Vero e il Fine ultimo dell’ Eucarestia: il dono di se stesso per la vita dei figli. La rilanciamo oggi nel giorno della Solennità del Corpus Domini, Dogma dei Dogmi, perché giunga a credenti e miscredenti, in questi tempi indefinibili e paradossali in cui l’Ostia in certi luoghi  si preferisce darLa ai cani  ed in altri negarLa processionalmente  alla vista degli umani, Miserere. Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia. Buona lettura e condivisione.

(Si rende noto che l’articolo è udibile. Basta cliccare sul triangolino in alto a destra. Qui più dettagliate istruzioni https://t.me/alleanza3/6931)

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Il Pio Pellicano e il Pane della Vita
Tra le immagini più antiche e suggestive che la tradizione cristiana ha utilizzato per contemplare il Mistero dell’Eucaristia vi è quella del pio pellicano.

Ancora oggi lo si trova scolpito sugli altari, dipinto nei tabernacoli, ricamato sui paramenti sacri: un pellicano che apre il proprio petto per nutrire i suoi piccoli con il proprio sangue.

L’immagine nasce da un’antica leggenda riportata nel Fisiologo, secondo la quale il pellicano, nei tempi di carestia, si ferisce il petto per dare il proprio sangue ai figli e salvarli dalla morte.

Per questo i cristiani videro in quell’uccello una figura di Gesù Cristo, il quale non si limita a donare qualcosa di Sé, ma dona Sé stesso.

Nessun simbolo sembra così vicino alle parole pronunciate dal Signore nel capitolo 6 del Vangelo di San Giovanni.

«Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita»… (Gv 6,53).

E ancora:
«La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda» (Gv 6,55).

Sono parole che non ammettono riduzioni simboliche.
Per questo molti rimangono scandalizzati.

«Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?» (Gv 6,60).

Da quel momento numerosi discepoli si allontanano e non camminano più con Lui.
È uno dei passaggi più drammatici del Vangelo.

Gesù non rincorre coloro che se ne vanno.

Non attenua le Sue parole. Non cerca compromessi.
Si volta invece verso i Dodici e pone una domanda che attraversa i secoli:

«Volete andarvene anche voi?» (Gv 6,67).

È la stessa domanda che risuona oggi nella Solennità del Corpus Domini.

Davanti all’Eucaristia non basta essere simpatizzanti di Gesù.

Non basta apprezzarne l’insegnamento morale.
Non basta ammirarne la figura storica.
Occorre scegliere se credere o no alla Sua Parola.

Credere che nell’Ostia consacrata non vi sia semplicemente un simbolo, un ricordo o un segno della presenza di Cristo, ma Cristo stesso: vero Dio e vero Uomo, con il Suo Corpo, il Suo Sangue, la Sua Anima e la Sua Divinità.

Lo stesso Gesù nato da Maria Vergine.
Lo stesso Gesù che percorse le strade della Galilea.
Lo stesso Gesù crocifisso sul Calvario.
Lo stesso Gesù risorto il mattino di Pasqua.
Lo stesso Gesù glorioso che siede eternamente alla destra del Padre.

L’Eucaristia è infinitamente più grande della leggenda, ma il pio pellicano ci aiuta a comprendere questa verità:

Cristo non offre un simbolo del Suo Sangue, ma il Suo vero Sangue. Non offre un’immagine della Sua Vita, ma la Sua stessa Vita.

Non offre un ricordo del sacrificio della Croce, ma rende presente sacramentalmente l’unico Sacrificio del Calvario. Ad ogni Santa Messa il  Pellicano divino continua a nutrire i suoi figli.

L’uomo ha fame di amore, di verità, di pace, di eternità.
Cerca nutrimento nelle cose del mondo e spesso rimane insoddisfatto.
Solo Cristo può saziare la fame più profonda del cuore umano.

(…) il Corpus Domini non è soltanto una festa liturgica: È un esame di coscienza!

– Credo davvero che Gesù sia presente nel Santissimo Sacramento?
– Mi accosto alla Comunione come a un incontro reale con il Signore?
– Dedico tempo all’Adorazione Eucaristica?
– Entro in chiesa consapevole di trovarmi davanti al Re dei re?

Le processioni del Corpus Domini, gli altari adornati, gli incensi, i fiori, i canti e le genuflessioni non sono semplici tradizioni.

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Le processioni del Corpus Domini, gli altari adornati, gli incensi, i fiori, i canti e le genuflessioni non sono semplici tradizioni.
 
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Sono l’omaggio della Chiesa al suo Signore nascosto sotto i veli eucaristici.
Davanti al Mistero eucaristico non tutto può essere compreso, ma tutto può essere creduto, perché lo ha detto Cristo.
In questo Corpus Domini contempliamo dunque il divino Pellicano che continua ad aprire il Suo Cuore per i figli degli uomini.
 
Accostiamoci a Lui con fede viva, con amore riconoscente e con adorazione profonda.
E mentre il mondo cerca altrove il pane che non sazia, noi riconosciamo nel Santissimo Sacramento il Pane vivo disceso dal cielo, il tesoro della Chiesa, il cuore della Santa Messa, la presenza reale di Gesù Cristo che rimane con noi:
 «tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Don Giuseppe M.

7 giugno a. D. 2026 Solennità del Corpus Domini

Fonte

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