Inverecondo Spettacolo (e Menzogne). Roberto Speranza in Commissione Covid. Benedetta De Vito.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo di tutto cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sullo spettacolo offerto davanti alla Commissione che dovrebbe indagare sulla vicenda Covid da Roberto Speranza, Ministro della Salute all’epoca (non che quello attuale sia meglio…). Buona lettura e condivisione.

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S’agita, freme, parla addosso a tutti quanti, straparla, per rispondere a una domanda parte dalle guerre puniche, ritorna sulla scoperta dell’America e poi, splash, finisce in una pozzanghera fatta di nulla.

L’ex ministro della tachipirina e vigile attesa (col genitivo nascosto “della morte”) è tornato, convinto di aver salvato vite e Paese.

Sì, è tornato senza gloria, in commissione covid, il tribunale parlamentare che dovrebbe far luce sulla psicopandemenza. Sì, c’era proprio lui, con la barbetta di tre giorni, palliduccio, eppure arrogante come sempre. Pensate che la sua relazione fiume, quella in cui si vantava di essere la nostra ancora (ahahah), prima di essere pronunciata davanti ai colleghi parlamentari, è andata diritta alle agenzie di stampa… Che roba, che scorrettezza. Bel rispetto delle istituzioni! Sì, la miglior difesa è l’attacco, come sa bene il nostro Bob. Ma avanti e un poco di cronaca perché non ho mai visto un “audito” comportarsi come lui.

S’aprono dunque le danze e quindi via con le domande. Una parlamentare meloniana ha la parola e chiede all’ex ministro se ha fatto pressioni sul comitato scientifico, che ha denunciato “pressioni e intimidazioni ministeriali”. Non sia mai, risponde Speranza e poi chiedetelo a loro. Che lo hanno già detto chiaro e palese, visto che hanno parlato di pressioni ministeriali e lui era il ministro, cioè il responsabile. Due più due fa quattro. Subito dopo arriva la domanda consequenziale: ha fatto indagini per sapere chi ha fatto tali pressioni? Dopo tre giri in Alaska, balbettamenti vari e toccatine alla cravatta come Ollio, arriva la risposta: no. Bè, lo credo…

La signora domanda all’ex responsabile della sanità se si vergogna di aver chiamato “criminale” un ragazzo reso disabile dal siero genico (mi ricordo benissimo il caso, perché andò in televisione).

Freme, perde la calma l’audito (che glissa, ma io ricordo bene la scena trasmessa in tivvù) e dopo uno scilinguagnolo in latinorum degno del peggior Azzeccagarbugli, dichiara che lui è dalla parte di tutti quelli che hanno avuto effetti indesiderati. Già, ma allora il vax, il sacro vax, poteva creare problemi seri e gravissimi?

“Ohimè – risponde lo Speranza – tutti i medicinali hanno effetti avversi”. Quell’ohimè iniziale (o forse era ahimè, ma non cambia) suona davvero come una presa in giro perché durante la “campagna vaccinale” tutti, lui compreso, dissero che il vaccino era sicuro, non aveva effetti collaterali ed era efficace. L’efficacia si smentì da sola. Ora sappiamo che sapevano anche degli effetti collaterali. Avanti.

Ora, tenetevi la pancia, perché c’è davvero da ridere: l’audito dichiara, con serietà in agitazione da polipo, che il binomio tachipirina-vigile attesa è stato inventato dai perfidi no vax e dalla loro propaganda.

Oh davvero? E allora perché mi ricordo bene il nostro in tivvù a ripetere a macchinetta quelle due infami parolette?

Perché una dottoressa del sistema, alla mia richiesta di che cosa fare avendo io preso l’influenza chiamata covid, mi rispose: “Che cosa devo dirti Benedetta, tachipirina e vigile attesa, sono le direttive ministeriali?”.

Forse spera, lo Speranza, che noi siamo come lo smemorato di Collegno… Quanto alla propaganda, bè, tutti, calciatori, divi, divetti, presentatori, giornalisti, cantanti, politici, imbonitori vari ed eventuali, facevano quell’orrido gesto di tocchettarsi una spalla con due dita. Uno dei tanti fingeva, ridendo, di avere degli effetti collaterali. Sai che risate. E chi si può dimenticare l’infame “jingle bells” cantato da tre “scienziati-vaccinatori”.

E taccio per non dire altro.  Sì, Speranza, senza speranza, se la vedrà con l’Altissimo.

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