Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo testo e video dell’intervento pronunciato a Livorno dal dott. Mariano Amici. Ringraziamo di cuore Cinzia Notaro per il lavoro di trascrizione del documento.
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Il presente testo è tratto dal video “Salute e consapevolezza: un dibattito necessario”, disponibile su YouTube.
Propone un intervento del Dott. Mariano Amici dedicato al tema.
Fonte originale: https://www.youtube.com/watch?
v=Lq3gAPSbUpg
La salute è uno dei beni più preziosi dell’essere umano e non riguarda soltanto la medicina, ma anche la libertà di scelta, l’informazione, la responsabilità individuale e il rapporto tra cittadini e istituzioni.
In questo incontro, il Dott. Mariano Amici invita a riflettere sulle questioni che interessano il mondo sanitario e il valore di un’informazione chiara, accessibile e verificabile.
Vaccini, governi e interessi economici
Il mio argomento, in particolare, dovrebbe essere quello dei vaccini e del possibile controllo da remoto delle funzioni vitali dell’organismo.
Voglio farvi riflettere su quello che la propaganda vi racconta ogni giorno.
Per esempio, vi dicono sempre che i vaccini sono qualcosa di miracoloso e che, se non ci fossero stati, l’umanità sarebbe scomparsa.
Migliaia e migliaia di anni fa eravamo in pochi; oggi siamo diventati miliardi. I vaccini sono comparsi circa duecento anni fa. Se il nostro problema fosse quello di difenderci, attraverso i vaccini, dalle malattie tradizionali, come la peste nera, l’umanità, nel corso delle migliaia e migliaia di anni precedenti, sarebbe già dovuta scomparire. Non è stato così: l’uomo non è scomparso, ma è sempre cresciuto di numero.
Si parla tanto di miracoli, ma nessuno va a verificarli. Se vogliamo verificare questi risultati, bisogna che il governo e lo Stato osservino le leggi. La legge stabilisce che, per mettere un prodotto sul mercato, chi lo produce deve dimostrarne l’efficacia e l’innocuità. È quindi necessario un tempo di sperimentazione adeguato, condotto correttamente, per dimostrare che quel prodotto è innocuo ed efficace.
Tutto questo, al di là delle chiacchiere, non è mai stato fatto come si dovrebbe e continua a non essere fatto.
Non è tollerabile che lo Stato acquisti farmaci e vaccini, ingrassando l’industria farmaceutica, senza preoccuparsi di avere documenti certi che dimostrino che quei prodotti siano innocui ed efficaci. Si consente addirittura l’immissione sul mercato di prodotti sperimentali, la cui sperimentazione, poi, non viene comunque completata. Si arriva persino a rendere obbligatoria la somministrazione di determinati farmaci.
A questo punto, bisogna chiedersi: il governo sta lì come un fantoccio, obbedendo a strutture private sovranazionali che esercitano un forte potere a livello mondiale?
Si fanno leggi a favore di quella che chiamo la dittatura del privato sovranazionale. Le volontà di queste strutture vengono trasformate in leggi dai governi, che definisco fantocci, perché non obbediscono al popolo che li ha eletti, ma a queste strutture. Invece di occuparsi dell’interesse della collettività, tali leggi finiscono per colpire e danneggiare gravemente la collettività stessa.
Quindi il governo del popolo non esiste: esiste il governo del privato sovranazionale, che rappresenta una dittatura molto più grave di quella dello Stato.
La dittatura dello Stato, sia essa di destra o di sinistra, deve comunque dare ascolto a una parte della popolazione. La dittatura del privato sovranazionale, invece, con il denaro ha comprato tutto.
Ormai, secondo quanto sostengo, dieci o dodici famiglie a livello mondiale detengono pacchetti di controllo delle multinazionali di ogni settore: dalla moneta all’energia, fino ad arrivare, oggi, alla possibilità di intervenire anche sulla nostra vita attraverso l’industria farmaceutica.
Sono questi soggetti a dettare le regole. I governi, a mio parere, non esercitano una piena sovranità sulle proprie decisioni, perché, se lo facessero, dovrebbero pretendere da chi fornisce farmaci, vaccini e qualsiasi altro materiale la dimostrazione della loro sicurezza ed efficacia.
Peraltro, questi prodotti vengono pagati dai contribuenti. Non è lo Stato a pagare con denaro proprio: le casse dello Stato le riempiamo noi. E con i nostri soldi vengono acquistati prodotti che, secondo la mia tesi, non tutelano la nostra salute e il nostro interesse.
Le multinazionali, che governano il mondo facendo capo a pochi soggetti, hanno pianificato una strategia basata su tre elementi: paura, povertà e malattia.
Quando sei malato, sei anche più vulnerabile e rischi di impoverirti. Ma, quando ti trovi in queste condizioni, quanto è probabile che tu reagisca contro chi ti opprime? È proprio questo il meccanismo che viene utilizzato.
Esiste una strategia per impoverirvi e per farvi ammalare. Non mi dilungo su tutto, ma voglio soffermarmi sul modo in cui le multinazionali, a partire dall’industria farmaceutica e sempre riconducibili, secondo la mia tesi, agli stessi soggetti, vengono favorite dai governi e dallo Stato.
Cercano di curare i sani facendoli ammalare fin da bambini. Per farlo, promuovono un’alimentazione inadeguata.
Se una persona mangia come dovrebbe e conduce uno stile di vita sano, riduce il rischio di ammalarsi. Se si ammala, può anche arrivare alla guarigione senza necessariamente dover ricorrere a una quantità elevata di farmaci.
Secondo il mio ragionamento, per impedire che le persone arrivino alla guarigione, si finisce per somministrare loro farmaci.
Si parte dall’alimentazione inadeguata. Ottant’anni fa si mangiava ancora in modo diverso e non venivano criminalizzati i grassi animali, le uova, le carni e altri alimenti a favore dei carboidrati. Anche questi ultimi, peraltro, venivano ricavati da alimenti e sementi che allora si consideravano sani.
Oggi, invece, utilizziamo sempre più sementi ibride che non si rigenerano e non consentono di ottenere nuove coltivazioni utilizzando i semi del raccolto precedente. Bisogna quindi rivolgersi nuovamente alle aziende che li vendono. In questo modo, il monopolio delle sementi finisce nelle mani di chi le produce e le commercializza.
Se pianti sementi ibride che non puoi riutilizzare l’anno successivo, devi tornare dalla multinazionale che te le vende. Queste sementi, inoltre, sono legate, secondo quanto sostengo, all’utilizzo di organismi geneticamente modificati e di pesticidi. Di conseguenza, ingeriamo sostanze come il glifosato, che possono avere conseguenze sulla nostra salute.
Ci fanno ammalare attraverso un’alimentazione inadeguata, sia per quello che contengono gli alimenti immessi oggi sul mercato, sia per il sistema di produzione e distribuzione che li porta nei supermercati.
Nel frattempo, i piccoli agricoltori vengono messi in difficoltà, fino al punto di rischiare di perdere le proprie attività e di essere costretti a vendere le loro proprietà alle multinazionali.
Non è soltanto questo il problema. A mio avviso, queste strutture detengono ormai un potere enorme e contribuiscono a impoverire la popolazione in maniera progressiva e, in alcuni casi, irreversibile.
Si vuole rendere le persone sempre più vulnerabili economicamente e favorire condizioni che le espongano alle malattie, anche attraverso un’alimentazione inadeguata.
Quando vi ammalate, poi, non sempre ricevete una cura che risolva la causa del problema. Con i vostri soldi acquistate medicinali che, secondo la mia opinione, non curano realmente la malattia, ma si limitano ad attenuarne i sintomi.
Mi riferisco ai farmaci allopatici, che definisco derivati dal petrolio. Il sintomo, però, non è necessariamente qualcosa di negativo: può essere anche un meccanismo di difesa dell’organismo. Se lo attenuiamo, possiamo avvertire meno il fastidio o il disturbo, ma questo non significa automaticamente che la malattia sia scomparsa.
La malattia può cronicizzarsi e progredire. Inoltre, un farmaco assunto per attenuare un determinato sintomo può provocare altri effetti indesiderati, che a loro volta richiedono l’assunzione di ulteriori medicinali.
Si crea così un circolo vizioso: si assume un farmaco per trattare un problema, se ne manifestano gli effetti indesiderati e si ricorre a un altro farmaco per contrastarli. Si può arrivare, in questo modo, a cinquant’anni, sessant’anni o settant’anni assumendo dieci o quindici medicinali al giorno.
Questi farmaci finiscono per contrastare gli effetti indesiderati gli uni degli altri, senza risolvere necessariamente tutti i problemi di salute. Si continua ad assumere medicinali, a consumare prodotti alimentari trasformati e a stare male. Nel frattempo, anche l’ambiente viene contaminato da queste sostanze, con una serie di conseguenze negative.
In questo modo, sostengo che si favorisca la malattia anche attraverso la promozione di un’alimentazione inadeguata.
Ottant’anni fa, secondo quanto affermo, le malattie cardiovascolari non rappresentavano un problema paragonabile a quello attuale e se ne parlava molto meno. Oggi, in Italia, si registrerebbero circa 280.000 decessi all’anno per malattie cardiovascolari, riconducibili a una cattiva alimentazione.
Questi decessi rappresenterebbero il 35% della mortalità totale. Eppure, per lo Stato, questo problema non riceve la stessa attenzione riservata all’emergenza sanitaria legata al Covid.
Confronto questi dati con la percentuale dello 0,14%, che attribuisco alla mortalità per Covid. Contesto inoltre l’attendibilità delle diagnosi basate sui tamponi e sostengo che i dati utilizzati durante l’emergenza non siano stati interpretati correttamente.
Queste sono le ragioni per cui, a mio avviso, lo Stato non soltanto non tutela adeguatamente la collettività, ma utilizza anche il denaro dei contribuenti per favorire gli interessi economici dell’industria farmaceutica, a discapito della salute pubblica.
Arriviamo così al ruolo del governo. Non soltanto le autorità non pretendono che i prodotti immessi sul mercato siano verificati in modo da dimostrarne l’innocuità e l’efficacia, ma hanno anche introdotto disposizioni che limitano la responsabilità civile e penale dei produttori in determinate circostanze.
In altre parole, mi chiedo: se un’azienda mi vende un prodotto che ritengo dannoso e io subisco un danno, perché dovrei trovarmi nell’impossibilità di ottenere un risarcimento?
Queste norme finiscono per tutelare i produttori, lasciando i cittadini in una posizione di debolezza.
Bisogna però chiarire un punto: lo Stato siamo noi, i cittadini che lavorano e pagano le tasse. Se si verifica un danno e la responsabilità ricade sullo Stato, la questione del risarcimento deve essere affrontata secondo le regole applicabili. Il problema è che dimostrare il rapporto causale tra un prodotto e un determinato danno può essere molto difficile, soprattutto quando non vengono condotte indagini adeguate.
In diversi casi i cittadini non hanno ottenuto il riconoscimento delle proprie ragioni, né sul piano civile né su quello penale. Contesto inoltre il ricorso al cosiddetto consenso informato quando la somministrazione di un prodotto viene imposta.
Se mi obblighi ad assumere un prodotto, perché dovrei essere io a firmare un consenso che sembra esonerare da ogni responsabilità chi me lo impone? Se sei tu a imporre quel trattamento, devi anche assumerti le responsabilità previste dalla legge per ciò che potrebbe accadermi.
Tutto funziona al contrario. Noi cittadini stiamo davanti alla televisione e prendiamo per buono tutto quello che ci viene raccontato. Ci dicono che fanno tutto per il nostro bene, ma io mi domando: quale bene? Quale interesse dei cittadini viene realmente tutelato?
Chi prende decisioni che danneggiano consapevolmente la salute delle persone dovrebbe essere chiamato a risponderne davanti alla giustizia. È questo il punto che voglio sottolineare.
I vaccini: sperimentazione, sicurezza ed effetti avversi
Veniamo, quindi, ai vaccini, che vengono presentati come prodotti miracolosi.
Innanzitutto, siamo arrivati ai giorni nostri con una popolazione mondiale in continua crescita, e non possiamo attribuire automaticamente questa crescita ai vaccini, che sono comparsi soltanto circa duecento anni fa.
Si parla di prodotti miracolosi, ma io mi chiedo se chi li promuove conosca davvero a fondo il loro funzionamento e i loro limiti. Non si possono mettere tutti i vaccini sullo stesso piano senza esaminare le caratteristiche specifiche di ciascun prodotto.
Quando la ricerca veniva condotta seriamente, erano stati realizzati studi che confrontavano soggetti vaccinati e non vaccinati. Da questi studi, sarebbe emerso che i soggetti non vaccinati risultavano più sani di quelli vaccinati.
Sostengo inoltre che quegli studi siano scomparsi e che oggi vengano spesso presentati studi scientifici che considero poco attendibili.
Inoltre, si effettuano sperimentazioni su un numero molto limitato di cavie e poi si dichiara che il prodotto è sicuro ed efficace, per arrivare successivamente a somministrarlo a milioni, o addirittura miliardi, di persone.
In questo modo, gli eventuali effetti avversi che si manifestano nella popolazione potrebbero non essere individuati adeguatamente.
Vi spiego perché ritengo importante distinguere la sperimentazione dagli studi osservazionali.
Quando una persona assume un prodotto ed è un mio paziente, posso osservarne nel tempo le condizioni di salute. Avendo quarantasette anni di carriera professionale, nel corso della mia attività ho condotto numerose osservazioni: i miei pazienti non vaccinati risultavano generalmente più sani di quelli vaccinati.
Il mio punto è che non basta affermare che un prodotto è sicuro ed efficace sulla base di una sperimentazione limitata. Occorre continuare a studiarne gli effetti nel tempo e verificare i risultati attraverso dati adeguati.
Quello che sta accadendo con i vaccini a mRNA è particolarmente scandaloso.
Durante l’emergenza Covid, nonostante la percentuale di mortalità che ho citato in precedenza, pari allo 0,14%, si è dichiarata un’emergenza sanitaria, dimenticando che le malattie cardiovascolari rappresentano una quota molto più elevata della mortalità complessiva.
A quel punto, si è sostenuto che fosse necessario immettere sul mercato il vaccino, presentandolo come lo strumento in grado di salvarci. Ma come è stato possibile farlo in tempi così rapidi? Si è ricorso a procedure d’urgenza, senza attendere il completamento di tutti i percorsi di valutazione che, a mio avviso, sarebbero stati necessari per dimostrarne pienamente la sicurezza e l’efficacia.
Si diceva che fosse urgente, altrimenti sarebbero morti tutti e l’umanità sarebbe scomparsa. Ma come si può giustificare una simile affermazione richiamando una percentuale dello 0,14%?
Secondo la mia interpretazione, la paura è stata alimentata anche attraverso la diffusione di immagini e notizie sui morti per Covid. Io contesto il modo in cui quei decessi sono stati classificati e sostengo che, in molti casi, le persone siano morte a causa di trattamenti inadeguati, e non esclusivamente per il Covid. Ho scritto anche un libro su questo argomento.
Ritengo inoltre che questi prodotti avrebbero dovuto essere sottoposti a sperimentazioni molto più lunghe. A mio avviso, per valutare pienamente eventuali conseguenze genetiche e gli effetti sulle generazioni successive, sarebbe stato necessario osservare almeno tre generazioni.
Gli effetti di determinati prodotti potrebbero manifestarsi non soltanto nella persona che li riceve, ma anche nei suoi figli o persino nei nipoti.
Perché dovrei essere obbligato ad assumere un prodotto se, per dimostrarne pienamente l’innocuità e l’efficacia, sarebbero necessarie verifiche che richiedono tempi molto lunghi?
E come si può imporre un prodotto dopo una sperimentazione di appena sessanta giorni? Che tipo di sperimentazione è stata effettuata in questo modo?
Chi vuole vaccinarsi, a mio avviso, dovrebbe poterlo fare liberamente, dopo aver ricevuto informazioni complete. Non dovrebbe essere necessario imporre l’obbligo e far ricadere sulla collettività il costo di una scelta che dovrebbe essere consapevole e individuale.
La sperimentazione non può considerarsi conclusa soltanto perché il prodotto è stato somministrato a un gran numero di persone e perché, almeno inizialmente, sono stati segnalati pochi effetti avversi.
La legge, secondo quanto sostengo, prevede strumenti di farmacovigilanza e la ricerca del nesso di causalità tra la somministrazione di un farmaco o di un vaccino e gli eventuali effetti indesiderati.
Per questo motivo, ritengo che sia necessario richiamare i pazienti per controlli successivi alla somministrazione: dopo un mese, tre mesi, sei mesi, un anno e dopo cinque anni. In questo modo si potrebbero osservare nel tempo le loro condizioni di salute e verificare l’eventuale comparsa di effetti avversi.
Quando si manifestano effetti indesiderati, inoltre, occorre indagare per stabilire se esista un rapporto causale con il prodotto somministrato. Non si può semplicemente ignorare il problema o rinunciare a svolgere le verifiche necessarie.
Gli effetti avversi di cui si parla sono numerosi e l’argomento è ormai presente anche sui giornali. Si sentono raccontare episodi di persone che muoiono improvvisamente e di altri eventi che, secondo me, meriterebbero un’indagine approfondita per verificare un eventuale collegamento con la vaccinazione.
Tuttavia, sostengo che i casi di cui siamo a conoscenza rappresentino soltanto una piccola parte degli eventi effettivamente verificatisi. La ragione, secondo la mia tesi, è che la farmacovigilanza passiva, basata sulle segnalazioni spontanee di chi ha subìto un effetto avverso, registrerebbe soltanto una minima parte dei casi che potrebbero emergere attraverso una farmacovigilanza attiva.
Quest’ultima consiste nel seguire sistematicamente le persone vaccinate nel tempo, raccogliendo informazioni sulle loro condizioni di salute e verificando gli eventuali eventi avversi.
Se non si procede in questo modo, come si può valutare adeguatamente la sicurezza di un prodotto? Come si può dimostrare che sia efficace se non si svolgono controlli sufficienti e non si indaga sul possibile nesso di causalità?
A questo punto, mi domando: chi tutela noi cittadini? Dove sono i governi? A servizio di chi operano? Del popolo oppure di quei soggetti che esercitano un potere economico e politico enorme a livello globale?
Sostengo che molti governi non agiscano realmente nell’interesse dei cittadini, ma siano subordinati a strutture economiche e finanziarie che esercitano una forte influenza sulle loro decisioni.
Per questo motivo, dobbiamo cominciare a dire basta a queste imposizioni e a quelle che considero decisioni ingiustificate.
Governo, economia e interessi internazionali
Pensiamo, per esempio, ai problemi che vengono presentati come emergenze. Quando si parla della chiusura dello Stretto di Hormuz, si arriva a giustificare un raddoppio del costo del gasolio. Eppure, se la quota di approvvigionamento interessata fosse soltanto il 5%, perché il prezzo dovrebbe raddoppiare?
Dobbiamo riflettere anche sulle conseguenze delle sanzioni contro la Russia. Noi europei, e in particolare noi italiani, ci troviamo a sostenere costi elevati per l’energia e, nello stesso tempo, ci viene detto che non possiamo acquistare determinate forniture russe a causa delle sanzioni legate alla guerra in Ucraina.
Poi arriva Trump, incontra Putin e può discutere direttamente con lui di accordi e forniture. Noi europei, invece, dovremmo continuare a sostenere i costi delle decisioni politiche che ci vengono imposte.
Nel frattempo, utilizziamo il denaro dei contribuenti anche per inviare armi a Zelensky. Siamo davvero governati nell’interesse dei cittadini?
Non voglio parlare di destra e sinistra, perché ritengo che queste distinzioni ideologiche abbiano ormai perso gran parte del loro significato. A mio avviso, molti esponenti politici, indipendentemente dallo schieramento, finiscono per servire interessi diversi da quelli della popolazione.
Il punto centrale, quindi, riguarda noi contribuenti: siamo noi a finanziare queste decisioni con il nostro lavoro e con le tasse che paghiamo.
Tornando ai vaccini, ribadisco che non li considero prodotti miracolosi. Gli studi osservazionali che ho citato indicherebbero una condizione di salute migliore nei soggetti non vaccinati rispetto ai vaccinati. Questa è la conclusione che traggo dalle mie osservazioni professionali, pur ritenendo necessario esaminare attentamente i dati e i metodi utilizzati negli studi.
In Italia abbiamo dieci vaccinazioni obbligatorie e altre quattro fortemente raccomandate. Mi domando se sia normale che il nostro Paese preveda un numero così elevato di vaccinazioni obbligatorie rispetto ad altri Stati.
Secondo voi, siamo davvero il Paese più virtuoso al mondo sotto questo profilo?
Non bisogna credere a tutto quello che viene raccontato senza verificarlo. La maggior parte dei Paesi del mondo non prevede lo stesso numero di vaccinazioni obbligatorie dell’Italia. Anche in Europa sono pochi i Paesi che adottano un sistema analogo, mentre altri non prevedono vaccinazioni obbligatorie o ne prevedono un numero inferiore.
Eppure, noi dovremmo essere i più bravi, i più virtuosi. Io, invece, ritengo che il nostro Paese sia stato spesso portato ad adottare decisioni che considero dannose, anche a causa di governanti che hanno svenduto gli interessi nazionali per favorire i propri interessi e quelli dei loro interlocutori.
Non si tratta di servire il padrone politico di turno, ma di servire il popolo, che dovrebbe essere il vero titolare del potere. Siamo noi cittadini a mettere il denaro necessario per finanziare tutto questo, mentre alcuni soggetti ne traggono vantaggio per compiacere chi esercita il potere economico.
Per questo dobbiamo aprire gli occhi.
Quando ci troviamo di fronte a situazioni che consideriamo ingiuste, non possiamo più pensare di risolvere tutto ricorrendo alla violenza o imbracciando un fucile. Non serve neppure distruggere i negozi o le vetrine.
Secondo me, possiamo imparare a dire di no e a esercitare una forma di protesta pacifica.
Prendiamo l’esempio dei trasportatori: non basta che siano pochi a scendere in strada e a protestare, perché sono numericamente inferiori rispetto a tutti coloro che continuano a pensare che qualcun altro risolverà i loro problemi.
Se ognuno di noi decidesse di fermarsi pacificamente per un mese, restando a casa e senza ricorrere alla violenza, il sistema economico e politico potrebbe trovarsi in seria difficoltà. Mi domando che cosa accadrebbe se una parte consistente della popolazione decidesse davvero di non collaborare.
Bisogna imparare a dire no. È chiaro che siamo ancora pochi a farlo, mentre la maggioranza delle persone continua a pensare che qualcuno arriverà dall’esterno a risolvere i loro problemi, quasi fosse una soluzione che scende dal cielo.
Ma, se non siamo noi a risolverli, chi lo farà al nostro posto?
Rischiamo di rimanere sempre subordinati a decisioni prese da altri. Anche coloro che si ritengono più consapevoli e che vedono i problemi prima degli altri non hanno, da soli, la forza necessaria per cambiare le cose.
Dobbiamo capire che oggi siamo ancora in tempo per fermarci. Quando, invece, i danni saranno diventati irreversibili, potrebbe non essere più possibile intervenire efficacemente.
Intelligenza artificiale, alimentazione e salute
Uno degli elementi che mi preoccupa maggiormente è l’intelligenza artificiale. Ritengo che si stia andando verso un sistema in cui potrebbero bastare pochi individui selezionati per svolgere le attività considerate necessarie, mentre una parte consistente della popolazione rischierebbe di essere considerata superflua.
È questa la direzione verso cui, secondo me, ci stiamo muovendo, anche se molte persone non se ne rendono ancora conto.
La maggioranza della popolazione è talmente condizionata dal sistema, dalla propaganda e dai mezzi di comunicazione che finisce per concentrarsi soltanto sul divertimento e sulle abitudini quotidiane. Pensa al sabato sera, a mangiare una pizza e a guardare una partita, senza dedicare sufficiente attenzione ai problemi più importanti.
I giovani, a loro volta, sono sempre più distratti dalla tecnologia. Arrivo persino a sostenere che alcuni abbiano progressivamente sostituito i rapporti sessuali reali con interazioni attraverso il telefono.
Anche l’alimentazione avrebbe conseguenze sullo sviluppo fisico e sulla sessualità.
Si osservano casi di pubertà precoce: alcune bambine possono avere la prima mestruazione già a otto anni. In passato, invece, il menarca arrivava generalmente intorno ai tredici o quattordici anni.
Secondo quanto sostengo, queste bambine, arrivate a trentacinque anni, potrebbero avere problemi di fertilità, perché il tipo di alimentazione non consentirebbe loro di mantenere una normale funzionalità sessuale. Ritengo inoltre che potrebbe compromettere il desiderio sessuale e l’ovulazione, rendendo più difficile avere figli.
I maschi, secondo la mia tesi, non solo diventano impotenti e, quindi, non si accoppiano, ma tutto il loro apparato genitale viene completamente alterato.
Oggi si dice che un ragazzo debba riconoscere se si sente donna o uomo.
Il ragazzo oggi si sente donna. Perché, secondo me, l’alimentazione odierna è fatta tutta di porcherie, dai glifosati agli estrogeni. Il maschietto e la femminuccia possono raggiungere la pubertà a otto anni.
Il maschietto, secondo quanto sostengo, non ha più desiderio sessuale, non ha più potenza sessuale e non prova più piacere a toccarsi i genitali.
Di contro, però, prova piacere quando si fa il bidet, si mette il dito nell’ano e sente piacere in quella zona. Allora comincia a domandarsi: «Ma io sono uomo o donna? Nel pene non sento piacere, mentre nell’ano sì».
Secondo la mia interpretazione, questo non sarebbe dovuto al fatto che quella persona sia nata o cresciuta male, ma alle sostanze contenute negli alimenti che mangia.
Quando assumiamo sostanze estrogeniche attraverso gli alimenti che compriamo al supermercato, dobbiamo chiederci da dove provengano quei prodotti e come siano stati realizzati.
Prendiamo, per esempio, il pollo. Io l’ho visto personalmente e ci sono andato. Macellano cinquantamila pulcini al giorno, la quantità complessiva di intere strutture produttive. Li chiamo pulcini perché vengono macellati all’età di tre mesi, quando non sono ancora polli adulti.
Secondo quanto affermo, vengono trattati con estrogeni, sviluppano un petto molto grande e arrivano a pesare sette o otto etti, ma le gambe non riescono a sostenerli. Rimangono quindi a terra, con le ali allargate, nutriti con mangime composto da organismi geneticamente modificati e contenente sostanze estrogeniche per essere venduti come polli adulti.
Si sono inventati anche la sperimentazione sui polli per combattere l’influenza aviaria attraverso i vaccini, compresi quelli a mRNA. Questa è la situazione che considero una delle tante porcherie del mondo.
Scie chimiche, ambiente e riscaldamento globale
Passiamo alle cosiddette scie chimiche.
Per decenni ci hanno detto che quelle scie fossero semplicemente fenomeni di condensazione. Secondo questa spiegazione, il calore dei gas di scarico degli aerei, a sette o ottomila metri di quota, incontrerebbe temperature molto basse e il vapore acqueo si condenserebbe, formando la scia bianca.
Ma ciò che vediamo oggi non sarebbe sempre riconducibile a questo fenomeno, perché la normale scia di condensazione scompare rapidamente.
Quello che osserviamo, secondo la mia interpretazione, non sarebbe semplice condensazione, ma deriverebbe da altre sostanze, tra cui bario, alluminio e altri metalli pesanti, che considero neurotossici.
A che cosa servirebbero queste sostanze? Perché i governi delle diverse nazioni consentirebbero simili pratiche senza pretendere dimostrazioni della loro innocuità? E quale sarebbe la loro utilità, se non servissero neppure a far piovere?
Chi le utilizza sa bene a cosa servono.
Anche questi fenomeni e il 5G possono avere un ruolo nel riscaldamento globale. Ma vogliamo parlare davvero di riscaldamento globale?
Se nelle città abbattiamo gli alberi e ricopriamo il terreno con grandi superfici di cemento e asfalto, la temperatura aumenta o diminuisce?
Questo è un problema che riguarda ormai molte aree del mondo.
Gli alberi, infatti, offrono ombra e frescura e contribuiscono alla permeabilità del terreno. Grazie alle radici, l’acqua piovana può infiltrarsi nel suolo e alimentare le falde idriche.
Senza alberi e senza radici, il terreno può diventare meno permeabile e aumentare il rischio di alluvioni. A questo si aggiunge il disboscamento degli argini dei fiumi e di altre zone verdi: quando mancano gli alberi e le loro radici, anche i terreni possono diventare più instabili, aumentando il rischio di frane.
Tutti questi fattori agiscono insieme e producono conseguenze che si sommano.
Il riscaldamento globale esiste. Ma non è prodotto soltanto dal ciclo naturale: sarebbe influenzato anche da soggetti che, attraverso diversi mezzi, cercano di alterare la natura e l’ambiente in cui viviamo.
Tali interventi non sarebbero finalizzati al bene della collettività. Per comprendere queste dinamiche, ritengo che si debba parlare anche di geoingegneria.
Biolaboratori e guadagno di funzione
E poi ci sono i biolaboratori, finanziati sempre dalla collettività. Che cosa fanno questi laboratori?
Servono a ingegnerizzare i virus per consentire loro il cosiddetto guadagno di funzione.
Faccio un esempio, anche se non è del tutto calzante, per farvi capire: immaginiamo un virus che oggi non sia in grado di danneggiare un bicchiere. Attraverso determinate modifiche, si potrebbe cercare di conferirgli la capacità di farlo.
A che serve potenziare un virus attraverso il guadagno di funzione? Perché dobbiamo spendere soldi pubblici per finanziare queste ricerche? Sono soldi che escono dalle nostre tasche.
E a che serve mandare miliardi e miliardi di euro all’estero per finanziare una guerra e inviare armi contro la Russia, con il rischio che la situazione si aggravi ulteriormente?
La Russia, a un certo punto, perché è entrata in guerra? Tutto è cominciato anche con le esercitazioni militari e le tensioni ai suoi confini. Putin avrebbe detto chiaramente che si potevano fare determinate cose nel resto del mondo, ma non avvicinarsi ai confini russi. Eppure si è arrivati persino a organizzare esercitazioni militari in quelle aree.
Ma non vi sembra scandaloso quello che sta accadendo? E perché vengono alimentati tanti conflitti nel mondo?
Perché sono stati distrutti governi e Paesi che vivevano in condizioni diverse e nei quali anche le imprese italiane riuscivano a lavorare?
Perché sono stati abbattuti quei sistemi politici? Erano forse un esempio scomodo per chi voleva imporre un diverso modello economico?
Pensiamo, per esempio, al governo di Gheddafi. Secondo quanto ricordo e sostengo, in Libia la popolazione beneficiava di determinate forme di sostegno pubblico: non doveva sostenere alcuni costi per l’elettricità e l’acqua e lo Stato finanziava anche gli studi di alcuni giovani che andavano a studiare all’estero.
Queste sono le ragioni per cui mi domando quali interessi ci siano dietro determinate guerre e quali conseguenze producano sulla popolazione.
Voglio ricordare anche Enrico Mattei, allora presidente dell’ENI, che cercava di rendere l’Italia più autonoma dal punto di vista energetico, anche attraverso la ricerca petrolifera sul territorio nazionale.
Quando andava all’estero per acquistare petrolio trattava con i fornitori per ottenere condizioni vantaggiose. Il suo obiettivo era tutelare gli interessi italiani e distribuire il petrolio a costi più bassi.
Guarda caso, l’aereo su cui viaggiava precipitò. Mi domando ancora quali circostanze abbiano portato a quella tragedia.
La plasmaferesi
Voglio passare anche a un altro argomento, quello della plasmaferesi, una procedura conosciuta da decenni e utilizzata in determinati contesti clinici.
Questa procedura è stata impiegata anche in pazienti colpiti da gravi complicazioni, tra cui alcune forme di polmonite interstiziale e condizioni caratterizzate da alterazioni della coagulazione. In determinati casi, avrebbe rappresentato una possibilità terapeutica da valutare.
Mi chiedo perché, invece di valutare tutte le possibilità terapeutiche disponibili, in determinate circostanze si sia scelto di procedere diversamente.
Di Donno, il medico che aveva utilizzato questa procedura si è suicidato… ci si chiede perchè.
Questo è il mondo in cui viviamo: un mondo nel quale alcune persone prendono decisioni che possono avere conseguenze gravissime sulla vita degli altri.
Ma ora ho divagato abbastanza. Cerco di tornare all’argomento principale e di concludere con alcune considerazioni sui vaccini.
Tipologie di vaccini e poliomielite
I vaccini non sono tutti uguali. Esistono vaccini tradizionali, compresi quelli proteici, che contengono il patogeno in forma attenuata oppure inattivata. Questi sono alcuni dei tipi di vaccino che conosciamo.
Dobbiamo distinguere, inoltre, tra i vaccini diretti contro virus relativamente stabili, che cambiano poco nel tempo, e quelli diretti contro virus che mutano frequentemente.
Nel caso dei virus più stabili, una vaccinazione può offrire una protezione prolungata, mentre per quelli che cambiano frequentemente può essere necessario aggiornare la formulazione e valutare richiami periodici.
Oggi si parla persino di richiami ogni sei mesi e, in futuro, si potrebbe arrivare a intervalli ancora più brevi. Vi sembra normale tutto questo?
I vaccini diretti contro virus stabili possono avere una loro utilità, ma non sono miracolosi e devono essere valutati caso per caso.
Prendiamo, per esempio, il vaccino contro la poliomielite. In passato si utilizzava il vaccino orale con virus attenuato; successivamente si è diffuso anche il vaccino inattivato.
A questo proposito, sostengo che il processo di attenuazione o di inattivazione non sia sempre perfetto e che, in determinate circostanze, possa rimanere del virus attivo nel prodotto.
Se ciò accadesse, il vaccino potrebbe provocare la malattia che dovrebbe prevenire.
Un mio parente si è sottoposto alla vaccinazione antipolio e ha successivamente contratto la poliomielite. Attribuisco questo episodio alla possibile presenza di virus ancora attivo, perché ritengo che il processo di attenuazione o inattivazione non sia sempre perfetto.
Mi domando, quindi, perché la vaccinazione antipolio sia ancora obbligatoria.
Se, come credo, il rischio di contrarre la poliomielite senza vaccinazione fosse di un caso su dieci milioni, mentre quello di contrarla dopo la vaccinazione fosse di un caso su mille, perché dovrei essere obbligato a vaccinarmi?
Vi sembra normale una situazione del genere?
Difterite e obblighi vaccinali
E vi sembra giusto che si debba vaccinare contro la difterite che oggi non dovrebbe spaventare nessuno?
La diagnosi di difterite può essere effettuata in maniera semplice e la malattia può essere trattata con gli antibiotici.
Invece, cosa succede? Si arriva al caso della bambina di quattro anni di Palermo e si parla di denunciare i genitori perché non l’avevano vaccinata. Eppure, secondo me, non è ancora stato chiarito con certezza se la bambina sia morta effettivamente di difterite.
Io ritengo che la sua morte possa essere stata provocata da altre cause. Se fosse stata difterite, la bambina non avrebbe dovuto effettuare tre accessi al pronto soccorso prima che venisse riconosciuta la malattia.
Quando arriva una bambina con sintomi sospetti, il medico deve esaminarla. Se sospetta una difterite, può osservare il faringe e verificare la presenza delle caratteristiche membrane grigiastre. Queste possono essere riconosciute anche a occhio nudo, senza strumenti particolari.
Successivamente, si deve prelevare un campione dalle mucose e inviarlo al laboratorio. L’esame può aiutare a identificare il batterio responsabile e a distinguere la difterite da altre patologie.
Se la diagnosi viene confermata, bisogna intervenire immediatamente. Il problema, infatti, non è soltanto il batterio: è anche la tossina che esso produce. Il batterio può essere trattato con gli antibiotici, mentre per la tossina può essere necessario un trattamento specifico, come la somministrazione di antitossina.
Allora mi chiedo: a cosa serve tutto questo? Perché dobbiamo vaccinare?
Il vaccino contro la difterite agisce contro la tossina, ma non impedisce necessariamente la diffusione del batterio. Di conseguenza, il batterio potrebbe continuare a circolare e a essere trasmesso.
Perché dobbiamo affrontare tutte queste complicazioni, quando sarebbe sufficiente riconoscere tempestivamente la malattia, formulare la diagnosi e curare il paziente?
Non dobbiamo continuare a dire che stiamo facendo prevenzione con il vaccino senza valutare attentamente ogni aspetto. E non possiamo neppure affermare che la difterite sia scomparsa esclusivamente grazie alla vaccinazione senza considerare altri fattori.
In quarantasei anni di professione non ho mai visto un solo caso di difterite. Ho visitato una ventina di pazienti al giorno per quarantasei anni: moltiplicate questo numero per i giorni di lavoro e vi renderete conto di quante persone ho incontrato.
Purtroppo, devo dirlo: secondo me, oggi, su cento medici, novantotto dovrebbero fare i commercianti di medicinali anziché i medici. Gli altri due sono persone preparate. Ma anche tra questi due, uno può essere davvero interessato alla salute del paziente, mentre l’altro può utilizzare le proprie conoscenze per speculare su di lui.
Io vedo le ricette di tutti e capisco subito chi specula e chi, invece, sa fare il medico. Capisco chi vende medicinali e chi esercita davvero la professione medica.
Purtroppo siamo ridotti così. Questa è la percentuale che, secondo me, descrive la situazione.
Dico provocatoriamente che novantotto medici su cento dovrebbero andare a spaccare le pietre. Ma, a pensarci bene, anche per fare un lavoro manuale bisogna avere delle capacità. Per coltivare la terra, per esempio, bisogna sapere quello che si fa. Non è sufficiente assegnare un lavoro a qualcuno senza considerare le sue competenze.
Il problema è che ormai si studia sui libri dell’industria e si finiscono per assecondare interessi economici.
Ricordo di aver letto in un libro di scuola media una spiegazione secondo cui piove perché passano le scie chimiche. Per me, questa è una cosa gravissima, perché significa insegnare ai bambini una spiegazione sbagliata dei fenomeni naturali.
Bisogna distinguere la pioggia naturale dai fenomeni che, secondo questa interpretazione, sarebbero provocati artificialmente. La pioggia naturale deriva dal ciclo dell’acqua: l’acqua del mare evapora, il vapore si condensa e, quando si verificano determinate condizioni atmosferiche, cade sotto forma di precipitazione.
Un conto è quindi il fenomeno naturale della pioggia, un altro è un eventuale fenomeno artificiale. Non possiamo presentarli come se fossero la stessa cosa. Dobbiamo insegnare ai bambini a distinguere i fenomeni naturali da quelli che vengono descritti come artificiali.
Altrimenti, quando crescono, ci ritroviamo con medici, ingegneri e professionisti che non hanno ricevuto una formazione adeguata. Questa è la triste realtà.
Valutazione individuale dei vaccini
Torniamo ai vaccini contro i virus stabili. Questi possono avere una loro utilità, ma prima di somministrarli bisogna valutare il singolo paziente e il rapporto tra rischi e benefici.
Se, per quel paziente, i benefici della vaccinazione superano i rischi, allora si può procedere. Se, invece, i rischi sono maggiori, non si dovrebbe vaccinare a tutti i costi. Deve prevalere il principio di precauzione.
Altrimenti, si finisce per somministrare vaccini anche a chi non ne avrebbe bisogno, magari per ottenere un guadagno economico.
E allora, dopo aver fatto la vaccinazione a qualcuno, si va persino a cercare la mamma anziana o la vecchietta a casa per proporle un’altra vaccinazione. Ma quando state male e chiamate il medico al telefono, spesso non vi risponde neppure. Non vi risponde!
Questa è la triste realtà.
Adesso, invece, voglio parlare dei vaccini contro i virus che mutano frequentemente.
Vaccino antinfluenzale
Per prima cosa, dobbiamo partire da un dato: soltanto il dieci per cento delle sindromi influenzali sarebbe costituito da vera influenza. Quando vi raffreddate, state male e manifestate sintomi simili a quelli dell’influenza, non è detto che abbiate effettivamente contratto il virus influenzale.
Nel novanta per cento dei casi si tratterebbe di altre sindromi caratterizzate da sintomi simili. Quando il medico vi dice che avete l’influenza, senza aver effettuato gli accertamenti necessari, a mio avviso, sta formulando una diagnosi che non è stata confermata.
Per diagnosticare l’influenza, infatti, non basta osservare i sintomi: bisogna identificare il virus attraverso gli esami appropriati. E allora, di quale influenza stiamo parlando? A mio giudizio, sono affermazioni ripetute da persone influenzate dalla propaganda dell’industria farmaceutica.
Se il vaccino antinfluenzale funzionasse come viene presentato, bisognerebbe comunque considerare che si rivolgerebbe soltanto alla quota di casi effettivamente causati dal virus influenzale. Ma funziona davvero come ci viene raccontato?
Il virus cambia. Se è cambiato negli ultimi sei mesi, cosa facciamo? Prepariamo il vaccino utilizzando una variante precedente e lo somministriamo prima della stagione invernale. Ma il virus che circolerà nei mesi successivi potrebbe essere diverso da quello utilizzato per preparare il vaccino.
Come possiamo essere certi di essere protetti contro un virus che deve ancora arrivare? Il vaccino potrebbe essere diretto contro una variante che circolava mesi prima, o addirittura l’anno precedente.
Questo è il problema che pongo.
In passato, alcuni vaccini antinfluenzali venivano realizzati utilizzando virus attenuati; oggi si utilizzano anche altre formulazioni. In ogni caso bisogna valutare attentamente gli effetti indesiderati.
Quando vi dicono che, dopo la vaccinazione, potreste avere mialgie, malessere e febbre, mi chiedo: che cosa significa? Perché dovremmo accettare questi effetti senza valutare attentamente i benefici attesi?
Eppure i medici invitano le persone a vaccinarsi contro l’influenza e sostengono che sia necessario farlo perché la malattia può provocare molti decessi.
Io, invece, voglio proporre un’altra interpretazione. Secondo me, una parte dei decessi attribuiti all’influenza potrebbe riguardare persone che erano state vaccinate.
Pensiamo a una persona anziana con più patologie, che si vaccina contro l’influenza. Si vaccina prima dell’arrivo della nuova stagione influenzale, ma il vaccino è stato preparato sulla base delle varianti individuate in precedenza.
La persona non viene messa in quarantena e continua a uscire normalmente. Nel frattempo, l’organismo deve sviluppare la risposta immunitaria, un processo che richiede tempo e che, negli anziani, può essere influenzato dalle condizioni di salute individuali.
Se quella persona entra in contatto con una variante diversa, come reagirà? Sarà colpita in maniera più lieve oppure più grave, soprattutto se presenta già diverse patologie?
Questo aspetto dovrebbe essere valutato attentamente prima di attribuire tutti i decessi all’influenza senza ulteriori approfondimenti.
Si parla di decine di migliaia di morti ogni anno, ma bisogna chiedersi chi siano queste persone, quali patologie avessero e quali fattori abbiano contribuito al decesso. Non si può stabilire automaticamente una relazione causale senza effettuare le verifiche necessarie.
Eppure si continua a proporre la vaccinazione senza affrontare adeguatamente queste questioni. Adesso, addirittura, si sta parlando anche di vaccini a mRNA contro l’influenza.
A questo punto, voglio affrontare il tema dei vaccini a mRNA.
Il possibile controllo remoto delle funzioni vitali
Non vi ho detto tutto sui vaccini. C’è anche il problema della possibilità di controllo. Perché alcuni vogliono essere padroni non soltanto del mondo, ma anche della vostra vita.
Con i vaccini ci sarebbe la possibilità di introdurre nell’organismo materiali biocompatibili e autoassemblanti, che potrebbero essere pilotati dall’esterno, da remoto, attraverso il 5G.
Mi ricordo che, quando ero medico militare e dirigente del servizio sanitario a livello del Centro di informazione e difesa elettronica, studiavamo queste cose. Allora, però, non c’era il 5G e pilotare determinate cose da remoto non era semplice. Adesso, invece, il 5G permette di fare molte più cose.
Non sto dicendo che si facciano i vaccini per introdurre nell’organismo questi materiali. Assolutamente no. Però, secondo me, la combinazione tra il 5G e l’introduzione nell’organismo di materiali biocompatibili potrebbe consentire determinate possibilità.
Mi chiedo perché non ci abbiano detto che cosa contengono questi prodotti e perché i governi non pretendano maggiore chiarezza. Non sono attrezzato e non ho a disposizione le apparecchiature necessarie per effettuare queste verifiche. Ma chi dispone degli strumenti per farlo dovrebbe essere in grado di fornire spiegazioni chiare.
Chi mi garantisce che non venga introdotto nell’organismo qualcosa che possa essere controllato da remoto? Chi mi garantisce che, un giorno, qualcuno non possa intervenire sulle mie funzioni vitali? Se un’azienda mette in commercio qualcosa, deve spiegare che cosa contiene e dimostrarne la sicurezza.
Mi pongo domande analoghe anche riguardo alle cosiddette scie chimiche. Perché vengono prodotte? A che cosa servono? Quale sarebbe la loro utilità? E perché si dovrebbe intervenire sulla natura e sul clima in determinate zone?
Alcuni materiali potrebbero rimanere nell’atmosfera per un certo periodo ed essere attivati in qualche modo attraverso il 5G, producendo effetti anche sul riscaldamento di determinate aree. Mi domando perché si voglia esercitare tutto questo controllo sui fenomeni naturali.
Questa è la realtà che vedo: persone che, a mio giudizio, sono vendute e mercenarie. Non si comportano come governanti al servizio del popolo, ma come servitori di coloro che esercitano il potere economico.
Per me, non fa differenza che siano di destra o di sinistra. Il problema è che non sembrano agire nell’interesse dei cittadini.
È quindi possibile, secondo il mio ragionamento, che attraverso i vaccini si possano introdurre nell’organismo materiali biocompatibili e autoassemblanti, potenzialmente capaci di consentire un controllo remoto delle funzioni vitali. In teoria, mi domando se si possa arrivare persino alla possibilità che qualcuno intervenga da remoto per interrompere determinate funzioni dell’organismo.
Non sto affermando che questo venga certamente fatto. Mi pongo una domanda sulla base delle possibilità che ritengo possano derivare dall’innovazione tecnologica.
È come nel caso del nucleare, che avrebbe dovuto essere utilizzato per scopi benefici, ma che è stato impiegato anche per costruire bombe atomiche e uccidere persone.
Per questo motivo, le innovazioni devono essere controllate. Non si possono sviluppare nuove tecnologie senza chiedersi a che cosa servano, quali conseguenze possano avere e quali limiti debbano essere stabiliti.
Mi domando a che cosa servano determinate ricerche nei laboratori e perché si debbano finanziare studi finalizzati a ingegnerizzare i virus attraverso il cosiddetto guadagno di funzione.
Mi chiedo anche perché si siano sviluppati i vaccini a mRNA presentandoli come strumenti capaci di salvare l’umanità, quando non avrebbero impedito la malattia né la diffusione dell’infezione.
Questi sono i problemi che pongo e sui quali, a mio avviso, bisognerebbe riflettere maggiormente.
Dobbiamo imparare a dire di no e a non accettare passivamente tutto ciò che ci viene imposto.
Dobbiamo trovare il modo di fermarci e di sottrarci, almeno per un periodo, a questo sistema. Anche restare a casa per un mese, senza partecipare alle consuete attività economiche, potrebbe essere una forma di protesta pacifica.
Arrivo persino a proporre di andare nel bosco per almeno un mese, vivendo con ciò che la natura offre, come erbe e funghi.
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