Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sullo scandaloso, a nostro avviso, comportamento del Vaticano nei confronti del pellegrinaggio Summorum Pontificum, un comportamento che ripropone, dopo la scomunica alla Fraternità sacerdotale San Pio X molte perplessittà sulla reale capacità di papa Prevost di gestire la complessità della Chiesa. Buona lettura e diffusione.
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La mancata autorizzazione a celebrare la messa vetus ordo all’ interno della basilica di San Pietro ai gruppi del cattolicesimo tradizionalista rappresenta senza dubbio una ferita profonda che non fa che acuire le divisioni nel mondo cattolico. Divieto ideologico come hanno scritto i blog ultra tradizionalisti, o divieto esclusivamente motivato da ragioni organizzative come hanno invece scritto altri?
Al di là delle reali motivazioni la polemica è inevitabilmente montata. Ha certamente pesato nell’alimentare sospetti sul divieto, la recente scomunica della Fraternità San Pio X con la consacrazione dei vescovi senza il mandato pontificio. I tradizionalisti cattolici intervenuti a San Pietro hanno precisato di non avere legami con la Fraternità ma è stato quasi inevitabile collegare questi gruppi ai lefebvriani, laddove si persegue nella critica al Concilio Vaticano II e si definisce eretica la messa conciliare istituita da San Paolo VI.
È auspicabile che la frattura si ricomponga al più presto, il che però rischia di rivelarsi molto difficile fino a quando la messa tridentina sarà utilizzata dai tradizionalisti cattolici come un marchio identitario e una forma di dissociazione dal resto della Chiesa cattolica.
Purtroppo certo tradizionalismo cattolico ha creato le condizioni per vanificare il grande lavoro fatto da Benedetto XVI con il Summorum Pontificum che aveva liberalizzato il rito tridentino, e ha offerto il pretesto ai nemici della tradizione per cancellare il lavoro di Ratzinger attraverso la pubblicazione di Traditionis Custodes di Bergoglio che ha invece limitato al massimo le possibilità di celebrare le messe in latino. Benedetto non voleva riportare indietro la Chiesa ma creare le condizioni per una convivenza fra vetus e novus orso intorno all’ unico pane spezzato, non voleva certo che i tradizionalisti rigettassero la liturgia conciliare per ritornare totalmente al rito tridentino. Si è invece assistito ad uno scisma di fatto con numerosi gruppi tradizionalisti che hanno di fatto imposto alle proprie comunità l’esclusività del vecchio rito rigettando totalmente il Concilio e le sue innovazioni.
Ma la legittima critica agli errori conciliari che ci sono stati e purtroppo persistono ancora (vedi le deviazioni dottrinali seguite alla pubblicazione del nuovo catechismo olandese e alla diffusione delle teorie di Rahner, Schillebeeckx, Kung ecc.) non può diventare un pretesto per dividere il corpo mistico di Cristo creando una Chiesa “dei perfetti”, ovvero chi si ritiene legato alla tradizione, e un’altra “degli eretici” vale a dire chi segue il Concilio.
Il modernismo è un male come lo è certo progressismo sul modello del sinodo tedesco, ma è sbagliato anche un tradizionalismo estremo che rilascia patenti di ortodossia cattolica e commina scomuniche ritenendo il Concilio stesso una grande eresia. In questo clima, aggravato dalla rottura dei lefebvriani, è maturato probabilmente il divieto di celebrare il Vetus ordo in San Pietro, scelta che fa soffrire, ma che allo stesso tempo dimostra l’esigenza di un ritorno ad un dialogo fraterno.
Papa Leone deve favorire la massima inclusione per i fedeli tradizionalisti e rigettare i tentativi censori dei vari Roche che vorrebbero vietare totalmente le messe in latino, inasprendo le misure già fortemente limitative di Traditionis Custodes: ma i tradizionalisti devono capire che sono maturi i tempi per un esame obiettivo del Concilio Vaticano II e per una lettura dei testi conciliari in continuità con la tradizione come ha insegnato Ratzinger.
Soltanto così sarà possibile ritrovare l’unità intorno all’ eucaristia, pur nella legittima diversità della forma liturgica, senza mai dimenticare che al centro di tutto c’è sempre e soltanto Cristo, che va oltre la formalità dei riti.
Americo Mascarucci
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2 commenti su “San Pietro Negata ai Pellegrini della Tradizione. Papa Leone Favorisca l’Inclusione. Americo Mascarucci.”
Caro Mascarucci,
ma lei sa chi è Prevost?
E quelli come lei sanno chi è Prevost?
“Papa Leone deve favorire la massima inclusione per i fedeli tradizionalisti …”
Ora è lei e quelli come lei che dettano l’agenda a Prevost?
Ma davvero ancora sperate?
Forse non serve ma è meglio ripetere: CHI E’ PREVOST?
“favorire l’inclusione” tipica espressione della neolingua. Al Papa chiediamo di essere Padre, di abbracciare i suoi figli e benedirli. Punto.