La Profanazione del sesto Comandamento. Convegno Vaticano su Amoris Laetitia. Antonio Romano.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Antonio Romano, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su Amoris Laetitia e il convegno vaticano ad essa legato. Buona lettura e condivisione.

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La profanazione del sesto Comandamento
Il card. Caffarra scrisse una lettera a Lucia di Fatima solo per chiederle preghiere per il nascente Pontificio Istituto Teologico “Giovanni Paolo II” per le Scienze del matrimonio e della famiglia, che il Papa polacco aveva consacrato alla Madonna di Fatima. Con grande sorpresa il cardinale ricevette una risposta dalla mistica portoghese, che tra l’altro scriveva: «verrà un tempo in cui lo scontro decisivo fra Satana e il Regno di Cristo accadrà nel matrimonio e nella famiglia; chi difenderà il matrimonio e la famiglia avrà grandi persecuzioni; ma non abbia paura, Nostra Signora gli ha già schiacciato la testa».
Questa premessa proveniente direttamente dal Cielo, è propedeutica al tema che segue.
Maestro dell’inganno, nell’esortazione apostolica (con le iniziali minuscole) Amoris laetitia Francesco non ha esplicitamente scritto che sarebbe stato lecito dare la comunione ai divorziati risposati, ma lo ha lasciato intendere. Nei confronti di questo sotterfugio bergogliano, i vescovi argentini mostravano dei dubbi, e chiedevano se fosse lecita questa loro interpretazione riguardo ai divorziati risposati: «Amoris laetitia apre la possibilità dell’accesso ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia (cfr. nota 336 e 351)»; Bergoglio rispondeva prontamente lo stesso giorno con una lettera: «Il testo è molto buono e spiega in modo eccellente il capitolo VIII di Amoris laetitia. Non c’è altra interpretazione. Sono sicuro che farà molto bene».
Mons. Bruno Forte è un teologo che è stato molto apprezzato da Bergoglio, al punto di essere nominato segretario speciale del Sinodo sulla famiglia, ma un giorno ha smascherato Francesco, riferendone le parole: Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fa in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io. Il commento di Forte: “Tipico di un gesuita”, ha mandato su tutte le furie chi sedeva abusivamente sulla Cattedra di Pietro.
Ma non è finita qui! Per capire la misura della falsità dell’Argentino, riporto un altro episodio indicativo. Al ritorno da Lesbo un giornalista domanda: «Non si è capito perché lei ha scritto questa famosa nota nella Amoris laetitia sui problemi dei divorziati e risposati, la nota 351. Perché una cosa così importante in una piccola nota? Lei ha previsto delle opposizioni o ha voluto dire che questo punto non è così importante?». Essere al servizio di Satana gioca anche brutti scherzi, e dopo aver proferito frasi totalmente fuori contesto, Bergoglio risponde: “Io non ricordo quella nota, ma sicuramente se una cosa del genere è in nota, è perché è stata detta, credo, nell’Evangelii gaudium. Sicuro! Dev’essere una citazionedell’Evangeliigaudium. Ma non ricordo il numero, ma sicuro”.
Leone XIV non poteva che osannare l’eresia del suo spirito guida, e in un solenne messaggio del 19 marzo ha scritto: «Il 19 marzo 2016, Papa Francesco ha offerto alla Chiesa universale un luminoso messaggio di speranza riguardo all’amore coniugale e famigliare: l’Esortazione apostolica Amoris laetitia, frutto di tre anni di discernimento sinodale». Con una spettacolare disonestà intellettuale e spirituale, Leone accostava AL all’Esortazione di Giovanni Paolo II Familiaris consortio, che invece vieta tassativamente la comunione ai divorziati risposati: «La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati» (84). Nella stessa occasione Prevost aggiungeva: «ho deciso di convocare nell’ottobre 2026 i Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo, al fine di procedere, nell’ascolto reciproco, a un discernimento sinodale sui passi da compiere per annunciare il Vangelo alle famiglie oggi, alla luce di Amoris laetitia e tenendo conto di quanto si sta realizzando nelle Chiese locali». Si noti bene che il plurale «famiglie di oggi», allude a qualsiasi tipo di convivenza. Nel discorso del 7 ottobre Prevost ha pronunciato per quattordici volte la parola «famiglie».
Quando la premiata ditta “Ciccio & Tucho” già progettava Fiducia Supplicans, al n. 297 di AL scriveva: «Si tratta di integrare tutti […] Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo! Non mi riferisco solo ai divorziati che vivono una nuova unione, ma a tutti, in qualunque situazione si trovino». In sintonia con questo numero, dove per «qualunque situazione si trovino» si sottintendono anche le coppie omosessuali, il vescovo Heiner Wilmer, presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, per testimoniare la nobiltà del matrimonio omosessuale prometteva di portare all’incontro delle coppie gay.
Il 2 ottobre si svolgeva la conferenza stampa di presentazione dell’incontro fissato da Leone dal 7 al 14 ottobre, “A dieci anni da Amoris laetitia: annunciare il Vangelo con le famiglie oggi”; uno dei relatori era padre Giacomo Costa che diceva: “Nei gruppi di lavoro utilizzeremo la Conversazione nello Spirito, alternando parola, ascolto e silenzio… Non si tratta di un nuovo Documento finale che sostituisce l’esortazione apostolica, ma di una restituzione di quanto l’Assemblea avrà riconosciuto attraverso l’ascolto e il discernimento”. Questo linguaggio – ormai decisamente stantio – non faceva presagire nulla di buono; infatti Leone XIV invitava all’incontro ospiti ragguardevoli dell’agenda LGBT, tra cui Fernández, Cupich, McElroy, Tobin, Cobo, Hollerich e Tagle, escludendo tutti quelli che si erano opposti al documento eretico. Alla luce di queste premesse, con le quali Prevost faceva esplicitamente capire le proprie intenzioni, è ovvio che la Conversazione nello Spirito, rigorosamente condotta a porte chiuse per non suscitare troppi scandali, sarebbe avvenuta solo tra persone che la pensano allo stesso modo, assicurando così il trionfo dell’ascolto e del discernimento.
È interessante sapere che mentre Leone aveva dato ordine di blindare l’incontro per non far trapelare nulla di troppo sconveniente, il giorno 8, in occasione dell’inizio dell’anno accademico delle università pontificie, ha detto: “Carissimi, stimate lo studio come servizio alla fede e alla verità… coltivate l’amicizia, dono prezioso, tanto più quando è vissuta nella comune ricerca della verità in Cristo… apriamo la porta, non chiudiamoci… non limitatevi a sedervi accanto: incontratevi, parlatevi, ascoltatevi, raccontatevi le vostre esperienze di Chiesa”. Questo è lo spessore della coerenza di Leone XIV, che parla in continuazione di “verità” e di “ascolto”, e poi fa tutto il contrario… ma pochi ci fanno caso.
Il discorso introduttivo di Prevost del giorno 7, già faceva presagire l’esito scontato dell’evento; la parola “peccato” era essente, e tutta la prolusione aveva come riferimento l’idolo della Fragilità, capace di giustificare Tutto:
AL ha suscitato “storie di conversione, di frutti inaspettati e delle relazioni che Dio ha intessuto all’interno delle famiglie”. In ascolto e guidati dallo Spirito Santo affrontiamo l’“esperienza della fragilità”, segnata da “limiti, ferite e apparenti fallimenti”. Attenti ai suggerimenti dello Spirito Santo… Chiedo al Signore di aiutarci a raccogliere i frutti che Amoris laetitia ha portato nelle nostre Chiese locali, affinché possano nutrire l’intera Chiesa.
Non sono sorpreso per queste fallaci espressioni, che non rappresentano una novità, ma per il coraggio di dirle senza pudore e senza alcun timor di Dio!
Dopo Leone è intervenuta suor Helen Alford, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, la quale ha rassicurato tutti i partecipanti, sostenendo che AL è in continuità con la dottrina e la prassi precedente della Chiesa.. Durante il discorso dell’8 ottobre, il cardinale Filipe Neri Ferrão, arcivescovo di Goa e Daman e presidente della Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia, ha affermato che la Chiesa deve essere pronta ad accogliere “nuove forme di unione e convivenza”, anziché insistere su un modello di “famiglia ideale”; ha inoltre aggiunto che, invece di insistere su norme morali immutabili, è necessario accogliere i moderni modelli relazionali e renderli partecipi della missione evangelizzatrice della Chiesa. Il prof. Vincenzo Rosito, vicepreside del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia, ha lodato AL perché ha permesso ai divorziati risposati di fare la comunione; ha poi invitato a riflettere sui possibili nuovi modi di essere “famiglia”.
Il giorno 9, il vescovo ausiliare di Bombay, Stephen Fernandes, ha invitato a scorgere cosa c’è di buono nelle coppie conviventi e i segni della grazia. In nome della parola magica accompagnamento, il vescovo ha citato a suo favore la Familiaris Consortio, dimenticando che Giovanni Paolo II ha pubblicato l’Esortazione nel 1981, quando i parroci non erano stati ancora contaminati e intossicati da AL e dall’ideologia LGBT imperante nella falsa chiesa fondata da Jorge Mario Bergoglio. La domanda che sorge spontanea anche a un cristiano di cultura media, è questa: i parroci di “oggi” sono capaci di accompagnare i conviventi in conformità al vangelo di Gesù Cristo? Nello stesso giorno, la sala stampa vaticana annunciava il ritiro del Decano del Collegio Cardinalizio, Giovanni Battista Re, che veniva sostituito da un tifoso di AL del calibro di Luis Antonio G. Tagle.
All’Angelus Leone dava una notizia che il TG5 definiva «shock», e cioè il suo prossimo ricovero al Gemelli per un nodulo al polmone. Quando mai un’operazione chirurgica mininvasiva, che non richiedeva alcuna urgenza, veniva decisa per un papa nell’arco di pochi giorni e durante un importante incontro ecclesiale? Ricordo le parole di Prevost del giorno 7: “Ho desiderato convocare questo incontro a dieci anni dalla pubblicazione di Amoris laetitia, e vi ringrazio per aver riorganizzato i vostri impegni in modo da poter trascorrere questi giorni insieme”. Verificate le sue premure per l’evento di Roma, che si sarebbe concluso il giorno 14 con la messa da lui presieduta, questa fretta di operarsi, al di là delle chiacchiere dei mezzi di comunicazione, non solo genera seri sospetti, ma assomiglia più che altro a un allontanamento forzato. Prevost si è ricoverato nella tarda mattinata del 13; che cosa avrebbe impedito di posticipare il ricovero di un giorno? Nel fondato timore che il decantato luminoso documento potesse gettare le sue fosche ombre anche sulla chiesa sinodale, Leone dava ordine di non rendere noto il Rapporto di sintesi se non dopo averlo esaminato lui stesso.
Per coprire la “fuga” di Leone, qualcuno ordinava alla Rai e a Mediaset di dare ampio risalto a questo intervento chirurgico, amplificandolo al massimo con interviste a vari medici sulle possibili implicazioni future, prospettando l’ipotesi di annullare il viaggio previsto in Sudamerica.
A questo punto cosa ci si poteva aspettare dal briefing del giorno 12? Una sagra di concetti stereotipati per non dire niente. Lo stimolante interrogativo che si è posto padre Costa è questo: “Dopo dieci anni di Amoris laetitia la domanda è, effettivamente, quanto è diventata vita ordinaria delle nostre comunità e non qualcosa rilegato (?) a un settore. Rileggere questi anni permette di riconoscere questi frutti, queste fatiche; alcune intuizioni trovano conferma, altre ancora attendono di diventare pratica ordinaria e condivisa”. Naturalmente l’assenza di Leone imponeva un cambio di atteggiamento e di linguaggio, che Costa rivelava con queste parole: “implica (il ricovero) dei cambiamenti anche nel modo di concepire lo sviluppo del nostro incontro”, e aggiungeva: “Il Santo Padre aveva il desiderio di ascoltare, e dire poi la sua parola su quello che ha ascoltato”.
Il 13 sera il bollettino vaticano informava: «L’esame istologico estemporaneo ha confermato la diagnosi di un adenocarcinoma polmonare, come sospettato dagli esami pre-operatori», ma questo risultato non modifica la mia analisi. Nella messa conclusiva di oggi (14), il card. Tagle ha letto l’omelia di Leone XIV, un testo asettico, indolore e codardo, tutto incentrato sulla carità vissuta in famiglia, senza affrontare minimamente il putiferio suscitato dal documento eretico: “È questa la carità che Amoris laetitia ci invita a porre a fondamento delle nostre famiglie… Così la carità domestica, concreta, non priva di momenti di fatica, di errori e di cadute. Per confermare la benedizione su AL, il “Santo Padre Francesco” veniva celebrato dall’inizio alla fine dell’omelia, un vero concentrato di aria fritta.
La strategia improvvisata da Leone, non solo ha spiazzato lo scrivente, ma anche tutti coloro che si occupano della sede impedita. Nella situazione che si è creata, rimane un gagliardo dubbio: è Leone che ha scelto di «difendersi» da Amoris laetitia, oppure è stato costretto da qualche circostanza che non conosciamo? La seconda ipotesi mi sembra la più credibile. In ogni modo, qualunque sia l’esito dell’urgente ricovero al Gemelli, questo summit ha sancito la canonizzazione di AL; e adesso cosa succederà? Succederà che i vari Müller, Viganò, Strickland, Schneider, Mutsaerts e affiliati continueranno a lamentarsi, ponendosi inquietanti e vani interrogativi, senza però avere il coraggio di gridare al mondo che Leone XIV non è il Papa, ma il naturale prolungamento dell’antipapa Francesco. Nonostante queste gravi inadempienze della gerarchia cattolica, non escluderei un prossimo scisma, che tuttavia potrà generare solo ulteriore confusione, senza risolvere nulla. Dobbiamo esserne certi: risolverà tutto l’ONNIPOTENTE dopo la «Grande purificazione» che è già in atto, anche se siamo ancora all’aperitivo.
Stiamo vivendo l’attualizzazione della profezia di Lucia. La chiesa sinodale, apostata e sacrilega, ha profanato il sacramento del matrimonio, ha sdoganato il peccato di adulterio, e benedicendo i matrimoni gay ha elevato a virtù il peccato di sodomia. Allo stesso modo del suo predecessore, tra i vari reati di cui dovrà rendere conto davanti al tribunale di Dio Robert Francis Prevost, ci sarà anche quello di crimini contro il sesto Comandamento.
Antonio Romano
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14 commenti su “La Profanazione del sesto Comandamento. Convegno Vaticano su Amoris Laetitia. Antonio Romano.”

  1. La Signora Di Tutti I Popoli

    Sono citati fatti e testi: eppure d.pp ne nega gravitá, malvagità e l’incoerenza con la Dottrina Cattolica!
    Adriana ha evidenziato l’eresia di A.L.: non solo fa passare il peccato grave ad una giustificabile fragilità umana, dimenticandone la morte spirituale se l’impenitente muoia, ma elimina la pena eterna all’Inferno. Gravissimo è: “Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo! Non mi riferisco solo ai divorziati [.] ma a tutti in qualunque situazione si trovino”.
    È questa l’eresia di Apocatastasi per cui Dio libera i dannati dalla loro condanna eterna (vds. artt. 633, 634 Catechismo), tanto che le anime di morti mai pentiti non sono dannate eternamente ma salvate.
    Dunque tutti: adulteri, sodomiti e malvagi si salvano poichè si nega loro la punizione eterna, immutabile e irreversibile. Negando poi il domma dell’eternità dell’Inferno e del Giudizio divino, si dipinge un Inferno vuoto o in attesa di esser vuotato; in più (come fa notare Adriana) A.L. fa arguire che pure il Paradiso sia un luogo “a tempo determinato” aperto ad accettare anime dall’inferno.
    Ma c’è dell’altro più che conferma ciò che dice Adriana: Prevost nell’Ud.Gen. del 24.9.25, ha commentato la discesa “una tantum” agli Inferi di Gesù come un viaggio all’Inferno organizzato per liberar tutti i dannati, senza loro consenso o richiesta.
    Con una piccola formazione esegetica, che d.pp non ha, si puó smentire la satanica omelia di Prevost costruita ad arte da esperti per convincere gli uomini dell’inutilità del pentimento pei peccati commessi, poichè esisterebbe una Redenzione post mortem. Prevost dice:
    1- “[Dio] non si ferma davanti al nostro peccato”.
    Dio invece si ferma davanti all’arbitrio umano: la Misericordia agisce sui pentiti non su irriducibili. La volontà degli impenitenti ferma la Misericordia e la Giustizia viene con verdetto eterno e inappellabile.
    2- “[Gesu] non salva solo sè stesso” ;
    Gesù non ha bisogno di essere salvato nè salva i morti! Gli Inferi non contengono anime da salvare: Egli ci va per portare le anime dei GIUSTI in Paradiso. Gesú NON passa dall’Inferno!
    3-“non torna alla vita da solo, ma trascina con sè tutta l’umanità”.
    Ma che “umanitá trascinata”!! Gesù prende solo le anime dei Giusti e (secondo alcuni) anche dal Purgatorio, ma nessuno torna alla vita. Le anime erano già salve nel Giudizio particolare, ma con il Paradiso chiuso dal peccato di Adamo stazionavano negli Inferi (non nell’inferno, che é un luogo degli Inferi riservato ai dannati).
    4- “Cristo entra in tutte queste realtà oscure [Inferno] per testimoniarci l’amore del Padre. Non per giudicare, ma per liberare. Non per colpevolizzare, ma per salvare [.] se Cristo ha potuto scendere fino a lì, nulla può essere escluso dalla sua Redenzione.”
    Prevost spinge diabolicamente a credere che Dio non tiene conto dell’impenitenza finale, non condanna più, ma salva lo stesso le anime. Si può peccare tranquillamente tutta la vita e, se in punto di morte non ci si pente, un Dio incoerente e sciocco salva lo stesso!!

    1. signor#,
      Non vorrei risponderLe; ma poiché, più che fare esegesi, Lei fa ventriloquismo teologico, mettendo nei testi ciò che essi non dicono, intervengo soltanto perché qualche lettore potrebbe prenderla sul serio.

      Nell’Udienza del 24 settembre 2025 Leone XIV non ha mai insegnato che Cristo sia sceso nell’inferno dei dannati per svuotarlo, né che esista una salvezza post mortem degli impenitenti. Parla della discesa agli inferi, richiamando 1Pt 3,19, cioè il mistero professato nel Credo. E inferi e inferno non sono sinonimi: gli inferi indicano biblicamente la dimora dei morti; l’inferno è invece lo stato della dannazione definitiva. Cristo discese agli inferi, non per liberare i dannati, ma per manifestare ai giusti che lo avevano preceduto il compimento della Redenzione.

      Quando afferma che Cristo «trascina con sé tutta l’umanità», sta commentando l’icona dell’Anastasis, nella quale il Risorto afferra Adamo ed Eva: è il linguaggio dell’universalità della Redenzione, non dell’apocatastasi. Cristo è morto per tutti; ciò non significa che tutti siano automaticamente salvati indipendentemente dalla loro libera risposta alla grazia.

      E quando dice che Cristo entra nelle nostre «realtà oscure», il Papa stesso parla delle «nostre notti», delle «nostre colpe», dei «legami spezzati»: applica il mistero degli inferi alle profondità del peccato e della sofferenza umana. Non sta facendo uscire i dannati dall’inferno.

      Dunque: nessun inferno svuotato, nessuna abolizione del giudizio, nessuna autorizzazione a peccare senza pentimento.

      Lei prima costruisce l’eresia, poi la mette in bocca al Papa e infine la condanna. Questo non è fare esegesi: è, appunto, come dicevo, ventriloquismo teologico.

      1. D. P. P. sarei curiosa di sapere quante menti dei lettori lei è riuscito a manipolare anche oggi, con queste sue diaboliche risposte ad Adriana e alla Signora di tutti i popoli, laddove riesce a negare con molta eleganza le innumerevoli ERESIE di Bergoglio e di Prevost contrarie ai 10 comandamenti, e in particolare contrarie alla VERITÀ dell’INFERNO ETERNO espresse al Capitolo 8 dell’Esortazione Anti-apostolica AMORIS LAETITIA n. 297, il 19 marzo 2016.
        “Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo!
        Non mi riferisco solo ai divorziati [.] ma a tutti in qualunque situazione si trovino”.

        Dottrina eretica condannata dalla Chiesa Cattolica, eppure tanto esaltata da Prevost anche nel recente raduno a Roma, ma delle cui direttive ANTICRISIANE nessuno ne parla… con la scusa del suo ricovero in ospedale.
        E così gli astuti nemici che occupano il Vaticano continuano indisturbati a condurre le anime all’inferno.

        Mi chiedo come mai lei d P. P. possa avere ancora credito in questo blog (cattolico) e pure tanti seguaci, nonostante lei stesso ammetta di far parte della chiesa lucifero-massonica di JMB e Prevost.

        Mi dica d. P. P. :
        “È con la comunione “sacrilega” agli adulteri e agli omosessuali che lei e il suo capo Prevost portate le anime in paradiso?
        O non piuttosto all’inferno?

        1. Gentile Gabriela Danieli, prima di distribuire patenti di eresia, apostasia, massoneria e dannazione eterna, mi permetta una domanda molto semplice: lei con quale Papa è in comunione?

          Mi risponderà forse: con Benedetto XVI? Se non l’ha capito, Le ricordo che Benedetto XVI è MORTO. Anch’io sono stato pienamente in comunione con lui quando esercitava il ministero petrino, fino alla sua rinuncia. Oggi sono in comunione con il Romano Pontefice e con la Chiesa cattolica nella quale sono stato battezzato e ordinato sacerdote.

          E ancora: con quale Vescovo cattolico lei è in comunione? Perché la Chiesa fondata da Cristo non è una comunità invisibile composta da coloro che autonomamente si dichiarano custodi della “vera fede”. Nel Credo professiamo la Chiesa «una, santa, cattolica e apostolica». La comunione ecclesiale è anche comunione visibile con Pietro e con i Vescovi in comunione con lui.

          Se lei sostiene che il Papa, i Vescovi uniti a lui e quanti rimangono nella loro comunione appartengano a una «chiesa lucifero-massonica», dovrebbe allora spiegare dove si trovi oggi la Chiesa cattolica visibile, chi ne siano i legittimi Pastori e da quale autorità abbiano ricevuto la loro missione.

          Quanto ad Amoris laetitia 297, glielo ripeto: «Nessuno può essere condannato per sempre» in quel contesto non significa negare l’eternità dell’inferno. Il testo sta parlando dell’integrazione ecclesiale delle persone nelle cosiddette situazioni «irregolari», non della durata delle pene escatologiche. Trasformare quella frase in «l’inferno non è eterno» significa attribuire al testo ciò che il testo non dice.

          La smetta di scrivere scemenze. E, per favore, lasci stare le accuse di «manipolazione diabolica», di «chiesa lucifero-massonica» e di anime che noi sacerdoti condurremmo all’inferno. Chi l’ha costituita giudice della fede altrui, dell’ortodossia della Chiesa e perfino della destinazione eterna delle anime?

          La Sacra Scrittura e la dottrina cattolica meritano argomenti, testi e competenza, non anatemi lanciati da una tastiera. Se invece ha già stabilito che Papa, Vescovi e sacerdoti in comunione con Roma appartengono alla falsa Chiesa, allora il problema non è più la mia appartenenza alla Chiesa cattolica: è capire a quale Chiesa appartenga lei e da chi abbia ricevuto l’autorità per dichiarare falsa quella visibile e apostolica.

    2. Non avrei voluto rispondere, signor#, ma poiché, più che fare esegesi, Lei fa ventriloquismo teologico, mettendo nei testi ciò che essi non dicono, intervengo perché qualche lettore potrebbe crederLe.

      Ho riletto l’Udienza di Leone XIV del 24 settembre 2025. Le frasi che cita ci sono; non c’è invece l’interpretazione che Lei ne ricava.

      1. «Dio non si ferma davanti al nostro peccato» non significa che Dio salvi l’impenitente contro la sua volontà: significa che il peccato non impedisce a Dio di cercare e offrire la salvezza al peccatore. Altrimenti Cristo sarebbe venuto per i giusti e non per i peccatori.
      2. «Non salva solo sé stesso» è detto commentando l’icona dell’Anastasis, nella quale Cristo risorto afferra Adamo ed Eva. È evidente che il Papa non sostiene che Gesù avesse bisogno di essere salvato: sta dicendo che la Risurrezione di Cristo è principio della nostra risurrezione e salvezza.
      3. «Trascina con sé tutta l’umanità» esprime l’universalità della Redenzione rappresentata da Adamo ed Eva. Cristo è morto per tutti; non significa che tutti siano automaticamente salvati. Confondere redenzione universale e salvezza automatica significa confondere due cose teologicamente diverse.
      4. Infine, nel Suo «Cristo entra in tutte queste realtà oscure [Inferno]», quella parola tra parentesi — Inferno — ce l’ha messa Lei, non il Papa. Leone XIV aveva appena spiegato quali fossero queste «realtà oscure»: solitudine, vergogna, abbandono, male e peccato. Da qui il «non per giudicare, ma per liberare».

      E soprattutto: inferi e inferno non sono sinonimi. Il Credo professa che Cristo «discese agli inferi»; non che scese nell’inferno dei dannati per liberarli. Il Papa richiama infatti 1Pt 3,19 e il mistero del Sabato Santo.

      Dunque nessuna apocatastasi, nessun inferno svuotato, nessuna salvezza degli impenitenti dopo la morte. Queste cose nell’Udienza non ci sono.

      Lei prima aggiunge «Inferno» dove il Papa non lo ha detto, poi interpreta «tutta l’umanità» come «tutti i dannati» e infine condanna come eresia il risultato della propria interpretazione.

      Ecco perché parlavo di ventriloquismo teologico: la voce sembra quella del Papa, ma le parole che gli si fanno dire sono di un altro, le sue.

  2. Grazie Antonio per questa sua “ottima” analisi sulla grande impostura religiosa in corso dal 2013.
    Tuttavia, mi permetta di dissentire dalla sua conclusione quando afferma:
    Purtroppo, sappiamo già che i vari Muller, Viganò, Strickland Shneider e affiliati continueranno a lamentarsi, senza però avere il coraggio di gridare al mondo che Bergoglio e Leone XIV sono due impostori privi del MUNUS Petrino.
    ◾ Non escluderei un prossimo SCISMA che però non risolverebbe nulla. (???)
    NO ANTONIO.
    Per la Dottrina Cristiana, rei di SCISMA sono tutti coloro che si ostinano a rimanere nella chiesa massonica di JMB e Prevost.
    Non i veri cristiani che si lasciano privare di tutto pur di rientrare nella Chiesa catacombale di Cristo che riconosce BXVI Suo ultimo Vicario che mai ha revocato il Munus Petrino.
    Purtroppo, sembra che alcuni buoni Cardinali sappiano che gli ultimi due conclavi erano invalidi, ma ancora non riescano a comprendere cosa fare al riguardo;
    Ecco perché, noi cristiani dobbiamo essere uniti nel pregare e incoraggiare questi Cardinali indecisi (che costituiscono un autentico Collegio Elettorale), ad obbedire all’ultimo vero papa BXVI che, assieme a S.GPII, ha indicato loro la via da seguire attraverso la Cost. Ap. Universi Dominici Gregis:
    Convocare al più presto una Congregazione Generale per dichiarare l’illegittimo ‘INTERREGNO in corso dal marzo 2013 e PORVI FINE, attivando pienamente un “governo INTERREGNO funzionante della Santa Sede” e un rinnovato processo per un vero Conclave, che sia puramente pio, sacramentale, segreto e profondamente spirituale. Così che, “in vista della sacralità dell’atto di elezione”, “accolgano i movimenti interiori dello Spirito Santo” e donino alla Santa Madre Chiesa un vero Successore di San Pietro. Attraverso la cui persona, Gesù possa tornare a governare visibilmente la Sua Chiesa.
    https://youtu.be/8rFjZKvoST0?is=ab_O2ip_KJjINu9b

    Se mi sbaglio correggetemi, ma, a mio avviso, affermare che i cardinali di S. R. Chiesa non interverranno mai è un peccato contro lo Spirito Santo, il quale non si è illuso quando, attraverso gli ultimi due veri papi, ha indicato ai pochi veri Cardinali rimasti, la via da seguire nella Cost. Ap. UDG.

  3. Difendere il matrimonio e chiedere chiarimenti sui passaggi controversi di Amoris laetitia è legittimo. Anch’io ritengo che i punti deboli e le difficoltà interpretative, segnalati anche dai cardinali dei dubia, debbano essere chiariti alla luce della dottrina e della vita della Chiesa di sempre. Ma distinguere la gravità oggettiva del peccato dalla responsabilità personale non significa rendere lecito l’adulterio; né Fiducia supplicans autorizza matrimoni omosessuali.

    Anche le parole di suor Lucia riferite dal card. Caffarra meritano rispetto, ma non autorizzano a identificare nei Papi i protagonisti dell’opera di Satana: una comunicazione privata non sostituisce il discernimento della Chiesa.

    L’autore, inoltre, omette che proprio Amoris laetitia 297 esclude di presentare il peccato come ideale cristiano e richiama alla conversione. Passa poi alle accuse di satanismo e illegittimità dei Papi, interpretando persino un ricovero oncologico come una fuga o un complotto, senza fornire prove.

    Difendere il sesto comandamento non dispensa dal rispettare l’ottavo: i dubbi chiedono risposte, ma i sospetti non diventano certezze per la veemenza con cui vengono proclamati.

  4. Mt. (25,46) ” E questi andranno via in punizione eterna; ma i giusti in vita eterna “.
    Inoltre abbiamo Mt. (18, 8-9) e Mc. (9, 43-48) a proposito della “fiamma che non si spegne” e del “verme che non muore”.
    Viceversa, la nota 297 di “Amoris laetitia” afferma: ” Nessuno può essere condannato per sempre, perchè questa NON è la logica del Vangelo. Non mi riferisco solo ai divorziati, ma a tutti in qualunque situazione si trovino “.
    Anche se la nota faceva riferimento alla “gestione” dell’amore (ma quale?), mi pare di essenziale importanza la negazione papale di un castigo eterno per tutti gli umani, come sottolinea la specificazione finale: “TUTTI, in qualunque situazione si trovino”.
    Questa potrebbe essere una “simpatica” notizia, però “contraria” alla logica del Vangelo, specie là dove Matteo ci informa che il Maestro equipara l’Eternità dell’Inferno a quella del Paradiso e come, quindi, entrambe siano inscindibilmente connesse.
    Se cade l’eternità dell’uno, cade anche quella dell’altro.
    Con una cinquantina d’anni di ritardo siamo tornati all’epoca dei “Figli dei fiori”?

    1. Gentile Adriana, i passi evangelici che cita sono inequivocabili, ma non contraddicono ciò di cui parla Amoris laetitia. Il n. 297 — un paragrafo, non una nota — tratta della partecipazione alla vita della Chiesa, non del giudizio eterno di Dio.

      L’espressione «nessuno può essere condannato per sempre», isolatamente, può prestarsi a equivoci e avrebbe meritato maggiore precisione. Nel contesto, però, significa che nessuna persona va considerata definitivamente irrecuperabile ed esclusa da ogni cammino di conversione e integrazione ecclesiale. «Tutti, in qualunque situazione si trovino» indica i destinatari della cura pastorale, non afferma la salvezza eterna di tutti.

      Lo conferma il seguito dello stesso paragrafo: chi ostenta il peccato come ideale cristiano ha bisogno di ascoltare nuovamente il Vangelo e l’invito alla conversione. È dunque legittimo chiedere chiarezza espressiva; attribuire al testo la negazione dell’inferno significa fargli dire ciò che non sta insegnando.

    2. Perfettamente inutile, Adriana, provare a far ragionare dei personaggi che per tutta evidenza sono incaricati di presidiare il blog solo per tentare di nascondere la luna dietro un dito!

      1. Gianfranco caro,
        in effetti mi sembra che la risposta di don Pietro Paolo assomigli al tentativo di far entrare forzatamente una sagoma quadrata in un foro triangolare di pari dimensioni. Ciò mi sembra un “pio” adeguamento alla concezione del mondo secondo Bergoglio ( ed i suoi numerosi seguaci ). Un mondo che si presenta come un poliedro, non più come la storica sfera dotata di centro: peccato che quel Papa non abbia mai chiarito se lo riteneva “poliedrico” in senso geometrico, filosofico, sociologico, astronomico o religioso. E’ dietro a queste continue imprecisioni, vaghezze, fantasie- derivanti da una scienza malamente orecchiata e, comunque, fraintesa- che si cela la palese intenzione della Gerarchia di mutare la narrazione evangelica- su cui fondava il proprio potere e la propria autorità- adeguandola al mutevole costume dei tempi, puntellandosi- in mancanza di meglio- su alcune interpretazioni teologiche “possibilistiche” alla Balthasar, l’ epigono moderno di Origene.

        1. Adriana, la metafora della sagoma quadrata nel foro triangolare è spiritosa. Peccato che descriva meglio la Sua operazione che la mia.

          Lei prende una frase di Amoris laetitia 297, la separa dal contesto, le attribuisce il significato di «negazione dell’Inferno» e poi vi costruisce sopra Bergoglio, il poliedro, la Gerarchia che vorrebbe «mutare la narrazione evangelica», Balthasar e infine Origene. Più che un’argomentazione, è una processione di associazioni.

          La questione è molto più semplice. Mt 25,46 insegna inequivocabilmente l’eternità della pena, e non l’ho mai negato. Ma Amoris laetitia 297 non sta parlando dell’Inferno: parla dell’integrazione ecclesiale di persone in situazioni irregolari e, nello stesso paragrafo, richiama espressamente «l’annuncio del Vangelo e l’invito alla conversione».

          Le avevo persino riconosciuto che «nessuno può essere condannato per sempre» è un’espressione infelice e, isolata, equivoca. Ma un’ambiguità linguistica non autorizza ad attribuire a un testo la dottrina che si desidera poi condannare.

          Quanto a Balthasar, sperare nella salvezza di tutti e affermare l’apocatastasi sono due cose teologicamente diverse. Confonderle non è difendere l’ortodossia, ma confondere le categorie.

          Lasciamo dunque stare quadrati, triangoli e poliedri. Per discutere seriamente basta una geometria più elementare: leggere ciò che è scritto e non aggiungervi ciò che serve alla propria tesi.

          Il problema non è nascondere la luna dietro un dito. È disegnarsi la luna sul dito e poi accusare gli altri di non volerla vedere.

          1. Caro don,
            non sono io ad aver utilizzato l’apologo della luna e del dito. Quanto alla “concessione” di aver ammesso che si tratta di una frase “infelice”, non è un merito da parte sua dal momento che non poteva fare altro che riconoscerne la blasfemia -secondo dottrina-.
            “Conceda” piuttosto che TUTTA la dottrina ecclesiastica si fonda sull’analogia. Che altro rappresenta la “Sequela Christi” se non un’accettazione passiva di ogni sciagura e sofferenza che ci mandi il cielo, così come si dice che fece Cristo? Che altro rappresenta il modello di Maria se non un invito a modularsi sulla sua castità e sottomissione?
            A che scopo? Quello di sperare di ottenere una Eternità beata.
            A questo proposito ripropongo le parole “alate” dello stesso Ratzinger per cui la “garanzia” dell’Eternità poggia tutta sulla “speranza” cristiana di essere fatti “per il granaio dell’Eternità (dove) tuffarsi nell’Oceano dell’infinito amore nel quale il tempo (passato e futuro)…non esiste più. Possiamo solo cercare di pensare che questo momento sia la vita in senso pieno…mentre siamo sopraffatti dalla gioia”. (“Spe salvi”).
            E’ la medesima gioia desiderata intensamente dai maltrattati bambini di Hamelin al seguito del Pifferaio magico…
            Ci viene, qui, delineato un “Paese dei Balocchi” per bambini, quelli del “Sinite parvulos…”: all’opposto, Bergoglio insisterà fino all’esasperazione sull’invito/ordine ai suoi fedeli di farsi “cristiani adulti”. Qualunque cosa significhi questa arcana definizione. Messaggi contradditori…
            La dottrina cristiana ha spostato il baricentro dell’esperienza umana dal presente immanente a un futuro trascendente cercando di dare -con ogni mezzo dialettico a disposizione- un senso ultimo al dolore terreno. Nel suo evolversi ha fatto nascere una weltanschauung che pone la vittima al centro della sua morale e che esige una empatia illimitata per chiunque sia classificato- o si classifichi- come vittima. Una grande rivoluzione, ma, senza la dovuta promozione della responsabilità personale, del buon senso, del desiderio naturale di proteggere i propri cari ( figli e parenti ) o chi ci sia veramente vicino, si trasforma in qualcosa d’altro: nell’aspirazione al suicidio di chi disprezza con insofferenza una esistenza pienamente, coraggiosamente e scientemente vissuta.
            Termino qui: le lungaggini in -sciatto- linguaggio curiale ( come quello di “Amoris laetitia”) hanno la caratteristica di trasformare ogni messaggio in un soliloquio stilato in grigio e arido burocratese.
            Cari saluti, A.

      2. Gianfranco, «incaricato di presidiare il blog» è un’ipotesi lusinghiera: purtroppo mi pagano esattamente quanto valgono i suoi argomenti, cioè nulla. Quanto alla luna dietro il dito, il Suo problema è ancora più serio: guarda il dito, non vede la luna e conclude che qualcuno gliel’abbia nascosta.

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