Assisi, Quarant’Anni dopo. Tornare allo Spirito Originario, senza Manipolazioni. Americo Mascarucci.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla v ostra attenzione queste riflessioni sui quarant’anni dal famoso incontro delle religioni ad Assisi. Buona lettura e diffusione.

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Il 27 ottobre prossimo ricorreranno quarant’anni dal grande incontro interreligioso di Assisi convocato da Giovanni Paolo II nell’ormai lontano 1986.

Nel salutare tutti gli intervenuti Wojtyla disse: “Come capi religiosi, voi non siete venuti qui per una conferenza interreligiosa sulla pace, in cui prevarrebbero la discussione o la ricerca di piani di azione a livello mondiale in favore di una causa comune. Il trovarsi insieme di tanti capi religiosi per pregare è di per sé un invito oggi al mondo a diventare consapevole che esiste un’altra dimensione della pace e un altro modo di promuoverla, che non è il risultato di negoziati, di compromessi politici o di mercanteggiamenti economici. Il fatto che noi siamo venuti qui non implica alcuna intenzione di ricercare un consenso religioso tra noi o di negoziare le nostre convinzioni di fede. Né significa che le religioni possono riconciliarsi sul piano di un comune impegno in un progetto terreno che le sorpasserebbe tutte. Né esso è una concessione a un relativismo nelle credenze religiose, perché ogni essere umano deve sinceramente seguire la sua retta coscienza nell’intenzione di cercare e di obbedire alla verità”.

E poi ancora: “Andremo da qui ai nostri separati luoghi di preghiera. Ciascuna religione avrà il tempo e l’opportunità di esprimersi nel proprio rito tradizionale. Poi dal luogo delle nostre rispettive preghiere, andremo in silenzio verso la piazza inferiore di San Francesco. Una volta radunati in quella piazza, ciascuna religione avrà di nuovo la possibilità di presentare la propria preghiera, l’una dopo l’altra. Dopo aver così pregato separatamente, mediteremo in silenzio sulla nostra responsabilità di operare per la pace. Esprimeremo poi simbolicamente il nostro impegno per la pace. Alla fine della Giornata, io cercherò di riassumere che cosa questa celebrazione che non ha precedenti avrà suggerito al mio cuore, come un credente in Gesù Cristo e come primo servitore della Chiesa cattolica”.

Da quella storica giornata è nato il cosiddetto “spirito di Assisi” che purtroppo nel corso degli anni è stato spesso manipolato e ha aperto la strada ad interpretazioni molto distorte della reale volontà di quell’iniziativa.

Wojtyla riunì tutte le religioni ad Assisi nel nome di San Francesco perché insieme pregassero per la pace, ma sottolineando come non vi fosse in quell’iniziativa alcuna volontà di uniformare le religioni. Proprio sull’esempio del patrono d’Italia, che di fronte al Sultano si presentò come orgogliosamente cristiano e “soldato di Cristo”.

Lo spirito di Assisi non è però unanimemente accettato nel mondo cattolico, e tante voci critiche si sono levate in direzione di Giovanni Paolo II per quella giornata che è stata definita contraddittoria ed ambigua, nel momento stesso in cui è sembrata favorire una mescolanza di culture e tradizioni incompatibili fra loro. Critiche verso lo spirito di Assisi arrivarono dall’ex arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi, dall’ex vescovo di Como Alessandro Maggiolini, dal sacerdote e politico don Gianni Baget Bozzo, dallo stesso Vittorio Messori che pure fu legato a Wojtyla da un rapporto di grande stima personale; proprio Messori raccontò di come, in quella giornata storica, furono impediti numerosi eccessi da parte dei fedeli delle altre religioni grazie all’intervento di Ratzinger, all’epoca Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che tuttavia non riuscì ad impedire lo sgozzamento di polli da parte degli animisti nella cripta di Santa Chiara, o le danze tribali dei pellerossa nella Basilica di San Francesco sotto gli affreschi di Giotto.

Poi è arrivato Papa Francesco, che ha sottoscritto nel febbraio 2019 presso gli Emirati Arabi il documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, noto anche come Dichiarazione di Abu Dhabi, un accordo siglato fra il capo della Chiesa cattolica  e il Grande Imam di al-Azhar Ahmad al-Tayyb.

L’immagine di San Francesco proposta da Bergoglio non ha minimamente rispecchiato  il personaggio delle fonti francescane. Al punto che il metodo di dialogo suggerito da papa Francesco, appariva più sincretista che cattolico, dal momento che sembrava fondarsi proprio su un equivoco di fondo, ovvero che tutte le religioni fossero uguali perché uno è Dio e quindi tutte le fedi conducendo a lui, conducono indiscutibilmente alla salvezza. Ma San Francesco non disse questo al sultano, difese comunque Cristo come unica via per la salvezza.

Sia chiaro, nessuno auspica le guerre di religione, e ben vengano i tentativi di pace e di dialogo. Ma San Francesco non può essere un santino “progressista”, è il rappresentante più autentico e vero di un cattolicesimo identitario e militante, un cattolicesimo rigorosamente cristocentrico. Ha ragione Vittorio Messori nel denunciare come anche i frati di Assisi, nel tentativo di fare del Sacro Convento in cui è custodito il corpo del patrono d’Italia un luogo di incontro fra culture diverse nel nome della pace, abbiano contribuito a deformare l’immagine storica di San Francesco e a diffondere il mito del santino protestante creato dal calvinista e modernista Paul Sabatier per trasformare Francesco in una sorta di Lutero ante litteram. Un santo che invece è oggi a pieno titolo il massimo rappresentante della nostra identità cattolica, quell’identità che San Giovanni Paolo II orgogliosamente rivendicava di fronte ai rappresentanti delle altre religioni riunite ad Assisi, seppur nella ricerca di un dialogo e di una collaborazione rivolta a tarpare le ali ai fondamentalisti (tentativo che oggi, di fronte alla tragedia dell’11 settembre 2001 e alle numerose guerre che ne sono seguite con scia di attentati terroristici in Europa e nel mondo, può considerarsi profetico ma in larga parte non riuscito). Un San Francesco che non può appartenere in alcun modo alla sinistra e ai suoi filoni culturali ed ideologici.

Per questo va salvaguardato lo spirito di Assisi nel suo significato originale ed autentico, quel richiamo alla preghiera come principale strumento di unione e superamento dei conflitti etnici e religiosi, ma allo stesso modo va salvaguardato anche il grande richiamo del compianto Giacomo Biffi all’inizio del nuovo millennio, quel richiamo a riscoprire e difendere l’identità cristiana dell’Occidente, di fronte all’acuirsi di un radicalismo islamico ad opera delle terze e quarte generazioni di immigrati: esempio lampante del fallimento totale di quell’ideologia dell’integrazione e del multiculturalismo frutto della diabolica saldatura fra le sinistre laiciste europee e il peggior cattocomunismo nostrano.

Americo Mascarucci

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5 commenti su “Assisi, Quarant’Anni dopo. Tornare allo Spirito Originario, senza Manipolazioni. Americo Mascarucci.”

  1. Buongiorno Emerito, nel merito non conosco la dottrina di Valdo, so però che S. Francesco ha ricevuto le stigmate, quindi evidentemente la sua opera è risultata gradita a Dio. Quanto alla responsabilità di Chiesa e papi, ci saranno anche state, ciò però non toglie le motivazioni economiche dei principi tedeschi e l’odio verso la Chiesa di Roma di Lutero. Ritengo che, qualsiasi male abbia commesso la Chiesa di Roma, anche la vendita della indulgenze, non giustifichi la rinuncia alla verità presente nella Chiesa di Roma, resa visibile nella bellezza delle cattedrali medievali, nella teologia di Tommaso d’Aquino e nella “commedia” di Dante.

  2. Assisi 1986, nonostante forse le buone intenzioni e dai frutti possiamo ricordare quanto profferito da Gamaliele : badate di non trovarvi a combattere contro Dio. Beninteso Cristo e la Scrittura vengono porti e mai imposti. È un regalo Divino la Vita Eterna, si può accettare o meno liberamente ed è subordinata alla Via, Verità e Vita. La vera Pace è in Cristo.

  3. stilumcuriale emerito

    Questo articolo molto interessante mi ha fatto ripensare ad un inquietante fatto storico riguardante il diverso trattamento riservato dalla Chiesa a San Francesco e a Pietro Valdo.
    Quasi contemporanei, Francesco nato in Italia, Pietro Valdo nato in Francia, entrambi di famiglia facoltosa, dopo una gioventù dissoluta si convertirono al Vangelo della povertà cedendo tutti i loro beni per beneficare i poveri, diventando e vivendo da poveri entrambi. Entrambi crearono attorno a loro delle fraternità costituite da persone che condividevano i loro ideali. A questo punto diventa inquietante constatare che mentre la Chiesa ha santificato Francesco d’Assisi, ha invece scomunicato Pietro Valdo divenuto per conseguenza capostipite e fondatore della chiesa valdese successivamente confluita nella grande comunità delle chiese protestanti.
    Questo unitamente a quanto accadde ai tempi di Lutero mi fa pensare che molti uomini della Chiesa (Papi compresi ) abbiano una buona dose di corresponsabilità nella nascita e nella crescita del protestantesimo.

    1. Caro stilumcuriale emerito, il parallelo tra Francesco e Valdo è suggestivo, ma va precisato.

      Nel 1184 Lucio III condannò i “Poveri di Lione”, cioè il movimento valdese, nel quale Valdo era coinvolto come fondatore e guida. In precedenza, però, Alessandro III aveva accolto favorevolmente il loro ideale di povertà, chiedendo che la predicazione avvenisse con l’autorizzazione ecclesiastica.

      Il punto, dunque, non è che Francesco sia stato canonizzato perché povero e Valdo condannato perché povero. Entrambi cercavano una radicalità evangelica. La differenza decisiva fu nel rapporto con la Chiesa: Francesco volle vivere il proprio carisma dentro l’obbedienza e la comunione ecclesiale; Valdo e i suoi continuarono invece a predicare anche contro il divieto dell’autorità. Da qui le due strade finirono per separarsi.

      Questo non significa assolvere gli uomini di Chiesa dalle loro responsabilità. La storia conosce rigidità, incomprensioni, abusi e autentiche necessità di riforma; e anche nella crisi che condurrà a Lutero tali responsabilità non possono essere negate. Ma sarebbe altrettanto riduttivo attribuire la nascita del protestantesimo soltanto agli errori dei Papi o della gerarchia: intervennero anche scelte dottrinali ed ecclesiologiche che produssero una vera rottura dell’unità.

      Ed è qui che Francesco offre una lezione sorprendentemente attuale anche a certe pretese “riformatrici” , O proteste rivoluzionarieche talvolta leggiamo su questo blog. Vide i mali degli uomini di Chiesa, ma non si proclamò giudice della Chiesa; volle riformarla senza delegittimarla, richiamarla al Vangelo senza separarsene. Soprattutto, non pensò di abbandonare la Chiesa visibile, ritenuta ormai corrotta, per costruire altrove una Chiesa dei “puri” e dei “veri cattolici”.

      La grandezza di Francesco sta anche qui: non fondò un’altra Chiesa, ma contribuì a rinnovare dall’interno quella di cui era figlio. Una lezione che forse dovremmo ricordare ogni volta che lo zelo per la purezza della fede rischia di trasformarsi nella pretesa di decidere chi sia ancora Chiesa e chi non lo sia più.

  4. Nel complesso, Mascarucci richiama opportunamente alla necessità di recuperare l’autentico spirito di Assisi, che può essere compreso pienamente proprio alla luce del Vaticano II. La giornata del 1986 tradusse infatti sul piano dell’incontro e della preghiera per la pace quell’atteggiamento indicato da Nostra aetate: riconoscere e rispettare quanto di vero e santo è presente nelle altre religioni, promuovendo il dialogo, senza per questo rinunciare all’annuncio di Cristo, «via, verità e vita» (Gv 14,6).

    Per questo Giovanni Paolo II volle che ad Assisi le religioni fossero insieme per la pace, ma pregassero distintamente, escludendo esplicitamente tanto la ricerca di una religione comune quanto il relativismo. Non una confusione delle fedi, dunque, ma l’incontro tra credenti che rimanevano fedeli alla propria identità.

    Se negli anni successivi lo “spirito di Assisi” ha conosciuto talvolta interpretazioni o manifestazioni eccessive, molto discutibili, capaci di dare l’impressione di un indifferentismo religioso, è giusto tornare alla sua sorgente: non meno Vaticano II, MA il Vaticano II rettamente inteso.

    Dialogo senza sincretismo, rispetto senza equiparazione, collaborazione per la pace senza mettere tra parentesi la verità della fede: questo fu l’equilibrio conciliare che Giovanni Paolo II volle rendere visibile ad Assisi e che oggi merita di essere custodito

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