Perché Leone XIV Deve Ristabilire un Giusto, Equo Processo per il Card. Becciu. Americo Mascarucci.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste rfilessioni sul caso del cardinale Becciu. Buona lettura e diffusione.

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C’è una vicenda che insieme a tante altre dimostrerà la reale discontinuità del pontificato di Leone rispetto a quello di Francesco. Il 29 ottobre si riaprirà il processo nei confronti del cardinale Angelo Becciu condannato in primo grado per la nota vicenda del palazzo di Londra e altri reati finanziari.

La Corte d’appello vaticana nei mesi scorsi aveva chiesto il rinnovamento del dibattimento riformando parzialmente la sentenza di condanna, obbligando il promotore di giustizia a depositare gli atti integrali dell’accusa, senza gli omissis che avevano impedito ai difensori dell’imputato di poter svolgere il proprio lavoro in condizioni di parità. Francesco aveva concesso al suo promotore di fiducia Alessandro Diddi (ovvero colui che secondo qualcuno oggi dovrebbe indagare per stabilire se Bergoglio era davvero il papa) poteri straordinari di indagine attraverso l’emanazione di specifici rescripta, che però non essendo stati comunicati nei tempi dovuti alle difese, sono stati dichiarati dagli stessi giudici in parte inefficaci.

Un modo di procedere che ha dimostrato la volontà di colpire Becciu, limitando l’azione difensiva a tutto vantaggio dell’accusa. Non abbiamo elementi per stabilire se Becciu sia o meno colpevole dei reati contestati e non è nostro interesse difenderlo, anche perché chi scrive non ha mancato di esprimere in passato critiche anche dure nei suoi confronti.

Ma ciò detto, Becciu ha tutto il diritto di essere giudicato nell’ambito di un giusto processo, permettendo che accusa e difesa possano dibattere ad armi pari, senza alterare le regole del gioco a vantaggio di una squadra contro l’altra. Becciu è stato vittima di un processo che definire sommario è un eufemismo.

Oltre ad aver visto limitata la propria capacità difensiva, si è visto condannato preventivamente da un papa che improvvisamente, dopo averlo inserito nel suo cerchio magico e aver premiato la sua fedeltà con il cardinalato, lo ha privato di tutti gli incarichi negandogli persino il diritto di partecipare al conclave che ha eletto Leone XIV.

Un modo di procedere decisamente discutibile e che è stato criticato nelle congregazioni generali preparatorie del conclave, dove più di qualche cardinale ha evidenziato come non fosse legittimo escludere un cardinale dal voto soltanto perché questo era il desiderio del defunto pontefice.

E mentre sembrava far di tutto per incastrare il suo ex collaboratore, Bergoglio andava a celebrare con lui la messa nell’ abitazione privata rilasciando dichiarazioni in cui augurava a Becciu l’assoluzione. Un’assoluzione decisamente impossibile da ottenere se nel frattempo il papa stesso ampliava il potere di indagine del promotore limitando l’azione delle difese. Un processo che oggi è in parte da rifare, ma che rischia di essere ancora troppo sbilanciato in favore dell’accusa.

L’’ufficio del promotore infatti ha depositato integralmente soltanto una parte degli atti richiesti, continuando a mantenere gli omissis su altri, come i contenuti dell’interrogatorio di monsignor Alberto Perlasca principale teste dell’accusa. E questo perché, secondo l’accusa, svelare gli omissis potrebbe arrecare grave danno al bene e all’interesse pubblico. E perché mai?

Non entriamo nel campo delle dietrologie, come chi addirittura si è spinto a sostenere l’esistenza di una guerra sotterranea tra il papa e il segretario di Stato Pietro Parolin che impedirebbe la produzione integrale degli atti sempre per via della sede impedita di Benedetto XVI che ormai entra dappertutto, come il cacio sui maccheroni.

Ma certo è che il mancato rispetto integrale delle richieste dei giudici di appello da parte degli inquirenti apre uno scontro tutto interno alla Giustizia vaticana, fra dei giudici intenzionati a far rispettare le regole e l’ufficio del Promotore che invece sembra voler salvaguardare l’intera strategia d’indagine dell’epoca bergogliana e che i giudici di secondo grado hanno in parte demolito.

Comunque spetta ai magistrati fare chiarezza sulla vicenda, non certo alla stampa, anche perché come premesso non abbiamo alcun interesse a che Becciu venga condannato o assolto; ma ciò che ci si aspetta da papa Leone è che ristabilisca le condizioni di un giusto processo dove a contare siano le prove e dove il contraddittorio si svolga in condizioni di assoluta parità. Se Becciu è davvero colpevole la sua colpevolezza dovrà essere accertata oltre ogni ragionevole dubbio senza omissioni o vantaggi concessi all’accusa: altrimenti dovrà essere assolto con buona pace del compianto papa Francesco e delle sue molteplici ambiguità e contraddizioni. Ne va della credibilità della giustizia vaticana, anche questa uscita gravemente compromessa dal pontificato bergogliano.

Americo Mascarucci

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1 commento su “Perché Leone XIV Deve Ristabilire un Giusto, Equo Processo per il Card. Becciu. Americo Mascarucci.”

  1. Non leggo più gli articoli di Mascarucci, ormai.
    Ma il titolo mi basta per commentare quanto segue.
    Sembra proprio che Mascarucci pensi: “Poiché Prevost è uomo dabbene e timorato di Dio,…”.
    Ma è proprio lì l’errore clamoroso: in questa folle premessa!

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