“Nostra Aetate” e la Nuova Chiesa Nata dal Concilio Vaticano II. Matteo Castagna.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su “Nostra Aetate”, il famoso documento conciliare sul dialogo religioso. Buona lettura e condivisione.

§§§

 

di Matteo Castagna

Vatican News ha riportato la notizia della ricorrenza di uno dei documenti del Concilio Vaticano II più controversi, dibattuti, oggetto di studi e profonde critiche: la “Nostra Aetate”.  Nel sessantesimo anniversario dalla promulgazione, Prevost  ha firmato la nota “Un cammino di speranza”, alla presenza dei prefetti e dei segretari dei Dicasteri per la Dottrina della Fede, per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e per il Dialogo interreligioso.

Nell’ufficio pontificio le più alte cariche vaticane hanno voluto, in perfetta linea con tutti i predecessori fedeli al Concilio, hanno rilanciato il dialogo contro odio e divisioni. Nello spirito di Assisi, inaugurato in pompa magna da Wojtyla nel 1986 e poi replicato da Ratzinger, nell’ottobre 2011, proprio per ricordare il 25° dell’incontro interreligioso promosso dal suo amato predecessore.

Salvatore Cernuzio scrive sull’agenzia di stampa della Santa Sede che “oggi, sessant’anni dopo, la Dichiarazione conciliare Nostra aetate rimane un punto di riferimento per “rifondare quella speranza nel nostro mondo devastato dalla guerra e nel nostro ambiente naturale degradato”, oltre che un paradigma per orientare scelte pastorali e teologiche […]”.

Angelo Roncalli, il “papa buono”, nel celebre discorso d’apertura del Concilio del 1962 (Gaudet Mater Ecclesia), affermò che il magistero del Vaticano II doveva essere “prevalentemente pastorale di carattere”, come specificato dal vaticanista con quell’ “orientare scelte pastorali e teologiche”. Giovanni XXIII fu onesto nello specificare quel “prevalentemente”, che significa “non solo” pastorale, perché ogni Concilio ecumenico, se è della Chiesa Cattolica, è sempre stato sia dogmatico che pastorale.

Il sito del Cesnur ricorda che Giambattista Montini durante e dopo il Concilio, specificò formalmente la portata dottrinale dei testi. Nella notifica del 16 novembre 1964 (e in successive udienze generali, come quella del 12 gennaio 1966), confermò che il Concilio aveva solo evitato di pronunciare definizioni dogmatiche straordinarie, coperte dell’ infallibilità, presentandosi come un concilio pastorale. Ritenendo, perciò, definizioni dogmatiche “ordinarie”, coperte da infallibilità quelle uscite dai documenti dell’Assise.

Di fatto, Montini aveva utilizzato termini ambigui, ritenendo “ordinarie” le definizioni “rivoluzionarie”, oltre che “straordinarie”. Su questo equivoco si espressero mons. Brunero Gherardini, mons. Marcel Lefebvre e il card. Joseph Ratzinger al fine di cercare di convincere mons. Lefebvre a non consacrare vescovi nel 1988, per restringere l’ambito di obbedienza e la facoltà di obiezione.

Fu aria fritta, de iure e de facto. Il Codex Iuris Canonici del 1917, nelle norme sul Concilio Ecumenico, regolate dai canoni dal 222 al 229, non faceva la distinzione tra dogmatico e pastorale, perché ogni Concilio ha sempre posseduto intrinsecamente la duplice natura – dottrinale (dogmatica) e pratica (pastorale) – che deriva dall’analisi teologica della dottrina della Chiesa nella sua bimillenaria Tradizione.

Ad esempio, per i Padri tridentini, il dogma era il fondamento della pastorale. Non si poteva guidare il popolo cristiano (pastorale) senza indicare chiaramente la retta via della fede (dogma). Proteggere i fedeli dalle eresie era considerato il primo dovere di carità di un pastore. E così fu sempre, anche prima, per rigor di logica.

A maggior ragione, nel 1869 Papa Pio IX, osservando e subendo un mondo in rapido cambiamento, in cui le certezze politiche e sociali crollavano nella violenza e dentro la ghigliottina dei carnefici rivoluzionari di matrice massonico-liberale, dare alla Chiesa un punto di riferimento dottrinale infallibile (il Papa) serviva a custodire e rassicurare il gregge dei fedeli. La definizione del dogma serviva a evitare che i cattolici venissero confusi dalle filosofie illuministe, razionaliste, atee, anticristiane ed anticlericali dell’epoca, svolgendo una funzione di vera e propria “guida spirituale” universale.

Quanto al Vaticano II, solo un burlone, un inconsapevole o un imbroglione, a distanza di decenni potrebbe dire che nel 1965 non è nata una “nuova Chiesa”, che ha posto le basi teologiche e, di conseguenza, pastorali, di stampo comprovatamente modernista, alle riforme successive del 1968, tra cui la formula della consacrazione episcopale e il capovolgimento della Messa. L’adeguamento al mondo ed alle sue pompe è stato graduale, è non solo visto come un bene ma perseguito come nuova evangelizzazione.

I frutti dell’albero? Seminari vuoti, chiese vuote, protestantizzazione, soggettivismo, relativismo, apostasia. E non è finita, perché mezzo secolo è servito per cambiare la dottrina, altri 50 anni, se non di più, saranno necessari per completare l’opera per trasformare la morale, adeguandola ai tempi.

Si è iniziato con le chierichette, si finirà con le sacerdotesse e la Papessa, possibilmente lesbica, come la Pastora valdese che insegna nel Seminario diocesano di Verona. Del resto, erano così carini a pregare assieme e a scambiarsi sorrisi il 27/04/2026 Francis Prevost, in Vaticano, con Sarah Mullally, arcivescova di Canterbury,  che dal 1896, con la bolla Apostolicae curae, Papa Leone XIII stabiliva infallibilmente che la Chiesa cattolica considera le ordinazioni anglicane invalide per difetto di forma e intenzione sacramentale.

Il cardinale Giulio Mazzarino, nel suo libro “Breviario dei politici” elaborò, già nel 1684, un preciso concetto per spiegare come un leader o un negoziatore debba muoversi: “Al bisogno sappi essere ambiguo, dar ragione a tutti e a nessuno, tener aperta la possibilità di svicolare in un’interpretazione diversa delle tue parole”. Chiaro che se questo diventa anche il “Breviario dei preti”, si vanifica il celebre insegnamento di Gesù Cristo nel Discorso della Montagna: “Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”; “No, no”; il di più viene dal Maligno” (Mt. 5,37).

La pace non è venuta, le divergenze dottrinali (e pastorali) sono rimaste, le preghiere comuni con eretici e scismatici sono sacrilegi gravissimi, poiché si pongono Verità ed errore sullo stesso piano e si rende gloria, assieme, come si fosse in comunione, a chi crede e professa un altro Gesù Cristo o un altro Dio, anti-trinitario.

Avery Dulles (1918-2008) fu un gesuita statunitense, teologo e cardinale, noto soprattutto per gli studi sull’ecclesiologia, la rivelazione e la fede. Nel dibattito su Nostra aetate è importante perché formulò una critica teologica autorevole alla tesi secondo cui gli ebrei disporrebbero di una via salvifica autonoma, indipendente da Cristo e dalla Chiesa, mantenendo viva la dottrina della sostituzione, che risale alle parole di Gesù.

Il nuovo Israele è la Nuova Alleanza, con coloro che riconoscono il Messia. La Vecchia Alleanza col popolo eletto è stata superata nel Sinedrio. per cui non più la Sinagoga ma la Chiesa Cattolica conduce alla salvezza, almeno dall’anno 33 d.C. Non devono esserci fraintendimenti antisemiti, come sosteneva lo stesso Dulles, poiché il razzismo biologico è condannato e ogni ebreo desideri sinceramente diventare cristiano entra a far parte della Chiesa. A Nostra Aetate si critica aspramente la rinuncia alla missione principale della Chiesa, che è convertire, riportare nel suo seno chi se n’è allontanato, attraverso preghiera e proselitismo. Il dialogo promosso non ha portato, come prevedibile, a nulla di buono.

Manco la pace terrena si è ottenuta, perché per il cattolico vale la carità, non la filantropia umanista e la fratellanza come la propongono i liberali nelle logge, quanto la “Pax Christi in Regno Christi”. Dal 1965, infatti, abbiamo il record mondiale di conflitti stimati: 65 armati attivi nel 2025, 13 guerre; circa 60-70 conflitti oggi. Meglio che anziché continuare a “camminare insieme”, si fermino, riflettano e preghino. Si guardino attorno. Tornino al realismo aristotelico-tomista. Non si rendono conto che il Potere Temporale da almeno 40 anni decide e fa ciò che vuole, mentre la Chiesa ufficiale vengono lasciate le briciole e qualche fervorino di circostanza, senza capacità di incidere su nulla?

Nella prima fonte della Rivelazione, che è la Tradizione, e poi nella Seconda fonte ovvero le Sacre Scritture, tra le parole di Cristo e negli Atti degli Apostoli, infine nel Magistero Perenne della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, emergono due dati inconfutabili: “solo Gesù è la Via, la Verità e la Vita”. Poi: “Extra Ecclesiam, nulla salus”. Ricordiamo, comunque sempre, di non disperare, perché le porte degli inferi non prevarranno e Dio è sempre disponibile con la Sua Santa Madre Corredentrice ad accogliere i loro figli fedeli.

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11 commenti su ““Nostra Aetate” e la Nuova Chiesa Nata dal Concilio Vaticano II. Matteo Castagna.”

  1. Può essere utile ricordare che l’autore principale di Nostra Aetate (scrisse la prima bozza sostanziale, il cui nucleo non fu modificato dalle successive commissioni) fu Gregory Baum, un convertito ebreo che ammise che il suo primo atto omosessuale risaliva al1963, lo stesso anno in cui si trovava a Roma come consulente teologico del Concilio Vaticano II.

  2. Caro Fiorito, lasci pure perdere il «Don Pietro Paolo (mah)»: l’ironia sul mio nome non supplisce agli argomenti.

    Avevo chiesto di mostrare dove Nostra aetate affermi che tutte le religioni sono uguali, che tutte salvano o che Cristo non sia l’unico Salvatore. Lei non lo ha mostrato. Ha cambiato tesi: adesso la bestemmia consisterebbe nell’affermare che nelle altre religioni possa esservi qualcosa di «vero e santo».

    Ma qui l’errore è suo, ed è grossolano: riconoscere elementi di verità in una religione non significa dichiarare vera quella religione. Come riconoscere qualcosa di moralmente buono in un musulmano, in un ebreo o in un induista non significa affermare che islam, ebraismo e induismo siano vie salvifiche parallele a Cristo.

    San Paolo all’Areopago parte persino da ciò che trova di vero nella religiosità dei pagani per annunciare loro il Dio che non conoscono (At 17,22-31). Dunque anche san Paolo sarebbe caduto nell’“abominevole contraddizione” di Nostra aetate?

    E non occorrono equilibrismi conciliari: Dominus Iesus, con il cardinale Ratzinger alla Dottrina della Fede, ribadisce insieme due cose che lei considera incompatibili: possono esistere elementi di verità e di bontà nelle altre tradizioni religiose, ma Gesù Cristo rimane l’unico e universale Salvatore e la Chiesa da Lui fondata conserva la pienezza dei mezzi di salvezza.

    Quanto poi al Concilio che avrebbe «fallito», distinguiamo: si possono discutere risultati pastorali, abusi e crisi del post-Concilio. Ma dal fatto che dopo il 1965 sia esplosa una gravissima crisi ecclesiale non segue logicamente che il Vaticano II abbia insegnato un’eresia. La crisi ecclesiale sicuramente ci sarebbe stata , e forse con piu veemenza, anche senza Vat.II. E insinuare addirittura che qualcuno volesse deliberatamente «distruggere» la Chiesa, senza provarlo, significa sostituire i documenti con i sospetti.

    Perciò, dopo tante maiuscole e punti esclamativi, la mia domanda resta sorprendentemente intatta:

    dove insegna Nostra aetate che tutte le religioni sono uguali, che tutte salvano o che Cristo non è l’unico Salvatore?

    Non mi mostri ciò che secondo lei è accaduto dopo. Non mi dica ciò che pensa volessero ottenere.

    Mi mostri il testo.

    1. Caro Don Pietro Paolo senza “Mah” e senza ironia. Vogliamo partire anche qui da una citazione? Questa:

      “La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini”

      Ebbene, secondo lei, questa frase (anche se la Dichiarazione andrebbe letta ed analizzata parola per parola, in Latino, prima delle lingue vernacole, ma risparmiamo tutti da questa analisi, non è questo il luogo), non genera nulla. Afferma, anzi, solo leggendola, che no, non è vero che le Religioni si equivalgono, ma anzi, afferma che non solo sono diverse e false, ma che Cristo è l’unico Salvatore. Ovviamente, si torna al solito ritornello: non dice questo, ma nemmeno lo nega. Oppure: non lo afferma qua, ma dopo, c’è un frase in qui lo fa… In genere, le contraddizioni CONTINUE (!!!, mancavano i punti esclamativi) dei documenti del Vaticano II, sono sempre “supportate” da un bel “tuttavia”. Le religioni hanno Verità che la Chiesa rispetta, hanno precetti e dottrine che la Chiesa addirittura considera come riflettenti un raggio di Verità, che persino illumina gli uomini! Insomma, nelle Religioni non solo c’è il Vero e Santo: ma pure esse possono, con un raggio solo, per carità, mica con tutti raggi, illuminare gli uomini. Questo, TUTTVIA, non significa quello che si è appena detto, NO! Significa che Gesù Cristo è l’unico Salvatore del Mondo, che le Religioni non Salvano. Diciamo…che non Salvano del tutto… Salvano un po’, Salvano “un raggio”, Salvano con rispetto a quelle dottrine o quei precetti che… un poco, un tanto, una misura, hanno il Vero e Santo.
      Poi, il Vangelo ricorda tutta una serie di cose, contraddette frontalmente da questa frase, e non solo in questa Dichiarazione, dalla quale proviene lo scandalo della Nota che la celebra, e che scrive, citando un eretico, che il “Verbo si è fatto Carne ebrea” (!!!!!, non dimentichiamo i punti esclamativi)…ma questo è un dettaglio. Potrei dire: la Dichiarazione non dice… le Religioni sono uguali, e Cristo non è l’unico Salvatore, e la Chiesa non è l’unica Arca della Salvezza. No, non lo dice. Lo SOTTINTENDE e lo Implica. La contraddizione, non la nettezza, è la veste della Dichiarazione, e del Concilio Vaticano II. Magari fosse netto, in un senso o nell’altro. E’ la sua ambiguità assoluta a permettere tutto e il suo contrario.
      Sappiamo per Fede che la Verità non è “a raggi”. Non si può affermare Vero ciò che nega il Vero nel suo Essere, anche se qualcosa, un raggio, un poco, o un tanto, viene riconosciuto come Vero. La Verità è una persona: GESU’ CRISTO DIO. Per cui: chi lo nega, nega la Verità, tutta intera. E i raggi sono una ulteriore condanna. Non si può prendere un Raggio, e separarlo dal Sole. Se c’è il Raggio, c’è il Sole. Tertium non datur. E affermare che “un raggio può illuminare gli uomini”, significa dire: Non credono nel Sole, credono nel Raggio. Quindi, anche se non credono nel Sole, che è origine del Raggio, “implicitamente” hanno la Verità. Anche se non la riconoscono, anche se non ne sono consapevoli. Ci possono arrivare. Questo sottende a tutto il concilio, e, anche se non viene detto in modo chiaro (ed è il metodo scelto appositamente), questo ha permesso lo sfascio successivo. Negarlo e dire: “MOSTRAMI IL TESTO” aiuta lo sfascio e lo provoca. Il testo fa peggio che essere netto (sarebbe un bene): si contraddice… TUTTAVIA non è il Vaticano II il problema.
      Giusto?

      1. Simone Torreggiani

        Cristo, anche nella sua dimensione sia materiale sia spirituale di ‘Figlio dell’uomo’ (il Redentore), è imprescindibile per la Via cristiana. In questo senso possiamo affermare che il Figlio dell’uomo (Gesù di Nazareth) è ‘esclusivo’ dei cristiani rispetto alle altre religioni — anche se pure tale ‘esclusività’ andrebbe superata… per quanto possibile:

        «A chiunque parlerà male del Figlio dell’uomo [parla in terza Persona] sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro.» (Matteo 12, 32)

        Cristo, nella sua dimensione spirituale di ‘Figlio di Dio’

        «Io [parla in prima Persona] sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.» (Giovanni 14, 6)

        è il fulcro di TUTTE le vere religioni, lo è sempre stato e sempre lo sarà, anche se ciascuna di esse manifesta questa verità con parole diverse rispetto a quelle tipiche della Tradizione cristiana.
        Ma sulla Via cristiana non sono le parole in sé e i proclami (i vari ‘Signore, Signore!’) che salvano, quanto il fare la volontà del Padre Celeste

        «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.» (Matteo 7, 21)

        Lei vorrebbe che tutte le religioni esprimessero con le parole alle quali lei è avvezzo la Verità trascendente che è il Cristo, facendo per altro coincidere forzatamente il ‘Figlio dell’uomo’ con il ‘Figlio di Dio’ (che Gesù per primo distinse molto chiaramente). Ma questa imposizione sarebbe un errore e una violenza.
        Il Concilio Vaticano II ha (finalmente!) mosso i primi passi nella direzione della riconciliazione con le altre religioni a partire dalla Verità trascendente, Dio Amore, che unisce tutti i credenti (di tutte le religioni — compresi i non aderenti a una religione ‘istituzionale’) in un’unica ‘Chiesa delle anime che cercano redenzione in Dio/Amore’.
        In questo senso (e SOLO in questo senso) trova piena aderenza con la realtà la massima ‘extra Ecclesiam nulla salus’. È vero che per un certo tempo si è ‘semplificato’ facendo coincidere la Chiesa Cattolica Romana con ‘Ecclesia’, ma è vero anche che quando la semplificazione fa più male che bene è arrivato il tempo di andare oltre.
        Diversi Vicari di Cristo legittimi negli scorsi decenni hanno invitato i fedeli a superare questo questo limite…
        Sarà riconosciuta per tale la verità che proclamano?
        Sarà riconosciuta l’autorevolezza del loro Magistero, secondo l’autentica Tradizione cattolica?

  3. “SI MOSTRI IL TESTO”

    Don Pietro Paolo (mah), grida di “mostrare il testo” dove “Nostra Aetate” afferma che Cristo non è l’unico Salvatore, e la Chiesa non è necessaria alla Salvezza degli Uomini. Caro Sacerdote Anonimo, la Nostra Aetate fa peggio di affermarlo: si contraddice. Iddio ci ha insegnato che “un regno in sè diviso crolla”. Per cui, è il Concilio Vaticano II stesso, essendo quello che è, a “crollare”, come ha fatto e come dimostrano i suoi “frutti”. Infatti, se è vero che la crisi non è dovuta al Concilio Vaticano II, è verissimo che è il motivo per il quale è stato indetto, ed è altrettanto vero che il Concilio HA FALLITO. Paolo VI ha affermato che, aspettava la primavera, ma è venuto un inverno gelido. Quindi: la crisi è precedente (anche su questo ci sarebbe molto da dire), il Vaticano II è stato indetto perchè l’avrebbe risolta, con il suo ottimismo e la sua prostrazione all’era moderna, la quale avrebbe dovuto generare fiducia negli uomini, e la voglia di “Incontrare Dio” (quale Dio? E’ una domanda più che legittima…); invece ha fallito drammaticamente, aiutando la crisi a distruggere tutto. Questo, salvando la “buona fede” di chi l’ha indetto e concluso. Ma un’altra domanda è legittima: e se la volontà fosse stata proprio quella di distruggere? Allora i frutti di oggi sono esattamente ciò che si voleva ottenere! E la distruzione è il fine che stiamo osservando. Chi afferma che Nostra Aetate dice che le religioni sono tutte uguali, e che Cristo non è l’unico Salvatore? La Nota che la celebra: ha introdotto ormai ufficialmente il concetto teologico di “Primo testamento” (!!!!!!!), afferma una MENZOGNA plateale, ovvero che l’ebraismo moderno e il cristianesimo “contemporaneo” si baserebbero entrambi sulla Parola di Dio del “Primo Testamento”, mentre unicamente il Cristianesimo Cattolico Apostolico Romano si basa sulla Parola di Dio dell’ ANTICO Testamento, essendone il compimento, e che l’Antico Testamento, e solo l’Antico Testamento, conserva le prefigurazioni di Gesù Cristo SIGNORE, che Abramo ha Creduto nel Cristo Venturo, mentre gli Ebrei post biblici lo hanno rinnegato. Hanno rinnegato l’Antico Testamento, hanno fondato una nuova religione su un Messia inventato, hanno bestemmiato Dio, e lo hanno negato. Questo è il Dato di fatto negato da Nostra Aetate apertis verbis; quando afferma che le religioni hanno un raggio di Verità che la Chiesa proclama (!!!), affermando che esiste il Vero e il Santo anche nelle altre religioni! Non solo elevando l’Ebraismo a “fonte comune” della Fede in Dio (!!!), ma addirittura affermando che vi sarebbe del Vero e del Santo nelle altre Religioni! Le Religioni diverse dal Cristianesimo Cattolico, rigettano Gesù Cristo Dio, insieme con la sua Unica Chiesa Cattolica… questo però, non ostacolerebbe l’esistenza del Vero e del Santo, nelle altre religioni!!!!! Questa è una bestemmia orrenda, perchè non ci può essere nè Vero, nè Santo, in ciò che bestemmia Dio! Dio viene bestemmiato, ma l’Islamico può far del bene ed esser buono (e anche questo è falso! Perchè la bontà e la giustizia per un islamico, stanno nella lapidazione di un’adultera, nella uccisione di un “infedele”, e nella spoliazione di un cristiano)! Dio è bestemmiato, ma l’Ebreo può esser un “buon ebreo” (…non faccio esempi per carità di patria)! Dio è bestemmiato, ma l’Indù può esser buono con i suoi figli! Sono affermazioni abominevoli, false e orrende. Queste affermazioni non possono, in nessun modo, come affermato dai sostenitori dell’ “Ermeneutica della continuità nella Riforma”, essere coerenti con quelle secondo cui, “fuori dalla Chiesa Cattolica Apostolica non c’è nessuna Salvezza”. Che, come affermato Magisterialmente dal Pio XI, per esempio, l’unico ecumenismo Cristiano possibile è costituito dal ravvedimento dei malvagi e dal loro ritorno in seno alla Madre Chiesa, e che le religioni diverse da quella vera sono atti di ribellione all’Unico Dio, che NON VUOLE affatto che ci si divida in mille rivoli, ma vuole tutti Uniti, sì, MA NELLA CHIESA CATTOLICA. Poichè Dio è Cattolico!
    Ora: può essere lecito chiedersi se il dialogo può essere usato come metodo per arrivare poi ad Annunciare Gesù Cristo. E’ però impossibile, ripeto, impossibile, dogmatizzarlo e respingere chi non lo vuole usare. Questo è stato fatto dal Vaticano II in poi, e questo fa lei, Sacerdote Anonimo, che si permette di dire cosa è lecito dire o pensare e cosa no. E anche lei, come il Concilio Vaticano II afferma cose gravissime, dicendo che non sarebbe vero che Nostra Aetate afferma che le religioni sono uguali, quando subito dopo scrive che “nulla rigetta di quanto Vero e Santo sta in esse”. Queste contraddizioni sono abominevoli, è ora di finirla di negare quello che poco prima si afferma, non dando alle parole il senso che hanno! Se nelle religioni c’è del Vero e del Santo, cosa sigifica. Adesso mi metto a gridare io: SPIEGATE COSA SIGNIFICA “VERO E SANTO”, DIMOSTRATE, VOI (PERCHE’ SIETE VOI CHE AVETE IMPOSTO L’ASSURDO) CHE ESISTE LA CONTINUITA’ TRA IL MAGISTERO, PER ESEMPIO, DI PIO XI E QUESTI DOCUMENTI
    Grazie!

    1. Simone Torreggiani

      Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?”. Ma Gesù si voltò e li rimproverò. E si avviarono verso un altro villaggio. (Luca 9, 51-56)

      Se le interessa davvero comprendere la continuità tra l’antico e il nuovo Magistero rifletta sul mio commento più sotto; se invece vuole solo dar voce al suo pregiudizio si risparmi pure la lettura: non gioverebbe a nulla.
      Ripetere all’infinito le tradizioni dei padri non è la Via cristiana, che invece impone di mettere da parte il vino vecchio quando il nuovo diventa disponibile. Se lei si aggrappa al vino vecchio commette lo stesso errore di quegli ebrei che tanto critica, coloro che odiarono e perseguitarono il Messia perché l’avrebbero voluto ‘re del mondo’ secondo i loro gusti terreni e la loro limitata e distorta comprensione della tradizione, piuttosto che secondo lo Spirito.
      Ricordiamo che gli apostoli di Gesù, molti Suoi discepoli e Lui stesso erano ebrei, quindi non tutti gli ebrei sono da condannare a prescindere, oltre al fatto che non spetta al cristiano condannare il prossimo, ma piuttosto amare anche i suoi nemici e pregare per i suoi persecutori, secondo la Santa Parola e il Santo Esempio di Cristo.
      Chi non riconosce il Messia oggi (se non viene incenerito seduta stante…) potrebbe accettarlo e amarlo un domani non lontano…

  4. Poderoso articolo, denso di verità. I documenti conciliari, passati sotto la dizione pastorali, erano e sono dogmatici fino al punto che chiunque osa chiederne il riesame o criticarne i contenuti ambigui, viene fulminato dalla scomunica. Sono invalicabili segno di un ” accordo ” o meglio raccordo con la ” politica ” delle logge. E tutti i Papi postconciliari ne hanno curato l’ applicazione .

  5. La Signora Di Tutti i Popoli

    (Mt 28): “Euntes ergo docete omnes gentes, baptizantes eos in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti, docentes eos servare omnia, quaecumque mandavi vobis.”
    Non ho mai letto articoli di Castagna, con ogni probabilitá per motivi di decenza, perchè le castagne sono piene di amido e mi danno problemi di meteorismo.
    Non bisogna peró sottovalutare le sensazioni “astronomiche”, infatti questo articolo un po’ ferisce l’intelligenza di chi legge per la banale moda, in voga fra i conservatori e tradizionalisti, di parlare -spesso senza cognizione di causa- di papi e atti conciliari, obbedendo supinamente e senza ratio ad un ordine di scuderia. Tuttavia non puó esserci un minimo di contraddittorio in una discussione che non abbia riferimenti precisi nei documenti impugnati, peggio quando chi parla (o scrive) non conosce minimamente l’argomento. Quando si critica qualcosa occorre precisare ciò che é ritenuto erroneo… ma é impossibile criticare “Nostra Aetate” senza spiegare perché e dove questa sbagli, cioè dove si allontani dalla Dottrina, poichè trattasi di un documento che riguarda l”‘ecumenismo”, cioé un fondamentale aspetto della evangelizzazione.
    L’articolo non solo rivela la più completa ignoranza degli argomenti toccati dal Documento Conciliare “Nostra Aetate”, parlando male di cui non ha cognizione, ma l’autore stesso cita ma non conosce neanche il testo della recentissima “Nota dei Dicasteri della Dottrina della Fede e del Dialogo interreligioso” del 16 settembre u.s.. Infatti si sarebbe accorto che é su questa va rivolta la sua critica, poiché il testo é la giustificazione di 13 anni di imprese Bergogliane, definite eufemisticamente “dialogo interreligioso”. Tale “Nota” cerca di piegare e strumentalizzare “Nostra Aetate”, mentre negli ultimi anni si sono perseguiti fini che esulano dalla conversione dei popoli e dai temi di missionarietà ed evangelizzazione. Temi scomodi, la cui obsolescenza non é da addebitare al Concilio ma alla gerarchia con a capo Bergoglio e Prevost. Infatti, non dalla “Nostra Aetate”, ma da questa “Nota” ambigua cade ancora una volta la maschera di Prevost che predica: “la fratellanza tra credenti di diverse tradizioni religiose”, plagiando la mente dei cattolici, poco accorti e di relativa fede, non tanto ad equipararsi “fratelli” di coloro che tra parentesi rifiutano il Cristianesimo, quanto ad accettare una sottintesa (mai dottrinalmente accettabile) eguaglianza di fedi, che nega la redenzione di Cristo, unico mezzo per la Salvezza.
    C’è molto quindi da criticare e rifiutare in questa “Nota” ipocrita, che per questa sua piattezza spirituale ruba dalla sapienza straordinaria del “Discorso di Ratisbona” di Benedetto, solo per piegarlo ai fini di una nuova religione prevostian-sincretista, con la scusa di una convivenza pacifica e collaborativa fra persone di religioni differenti.
    Un ultimo appunto che questo articolo pietoso spinge a considerare che, non solo offende il Concilio V.II e ironizza scioccamente sui canonici papi conciliari (esclusi quindi Bergoglio e Prevost che sono antipapi), ma postula che gli insuccessi e le eresie riscontrate sul campo siano dovute al Magistero della Chiesa, intaccandone cosí la bontá della Dottrina, mentre riguardano solo la (scarsa) fedeltà a Dio e il (poco) valore degli attori al potere.
    La debolezza argomentativa dell’articolo é tale che qui sul Blog in un commento, un consacrato votato alla “Falsa” Sede, si è barricato dietro facili difese sulla scorta del testo in effetti molto bello di “Nostra Aetate”. A veder bene peró il vero scopo non é tutelare il Magistero. Queste difese non cercano affatto di ribadire la validità dottrinale del Documento conciliare “de quo”, quanto a proteggere i programmi sincretisti e le relative azioni truffaldine della falsa chiesa e dei due “sicari” di Cristo, Bergoglio e Prevost.

  6. Simone Torreggiani

    Quando Gesù affermò:

    “Io sono la la Via, la Verità e la Vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me conoscerete anche il Padre; fin da ora lo conoscete e lo avete veduto.” (Giovanni 14, 6-7)

    parlava forse in quanto Figlio dell’uomo (avete visto me, in carne e ossa… dunque sarete salvati per la carne e per le ossa dell’uomo che vi parla) oppure da Figlio di Dio (avete visto Me: Amore infinito incarnatoSi nel Figlio dell’uomo che vedete coi vostri occhi, e per questo Amore infinito, che santifica la Carne del Redentore, sarete salvati)?
    Ci risponde Gesù: “È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho detto sono spirito e vita.”
    Dunque le parole di spirito e vita di Gesù indicano la Via (cristiana) per lo Spirito, quella Via che (per un cristiano) è la sola che conduce alla salvezza.
    E tuttavia è vero anche che ‘le vie del Signore sono infinite’. Tali ‘vie alternative’ un cristiano le può giudicare valutando con cura (secondo verità — senza faziosità) la ‘compatibilità’ (con la parola e lo spirito della Bibbia e dei Vangeli) e i frutti che portano.

    Riflettiamo poi su “Extra Ecclesiam, nulla salus”.
    Se per ‘Ecclesia’ si intende la Chiesa Cattolica Romana in quanto istituzione, questa massima è palesemente smentita dall’esperienza quotidiana di chiunque veda anche solo un briciolo di bene al di fuori del ‘recinto dei battezzati’…
    Quindi qui i casi sono due: o tale affermazione è palesemente falsa e iniqua, oppure è tempo di ‘espandere’ il concetto di ‘Ecclesia’, proprio come fu necessario (a un certo punto) espandere il concetto di ‘Israele’, di ‘Popolo Eletto’, che tradizionalmente era determinato principalmente da un legame di sangue umano… ma che ora invece si intende (più propriamente) come legame di spirito, una ‘comunità dei credenti nell’Amore di Dio’, ossia di una comunione spirituale tra tutti coloro che sinceramente credono in Dio, rispettano la Sua Legge e fanno del proprio meglio per servire il Signore.

    Dunque…

    Tutte le (vere) religioni conducono a Dio.
    Vero.
    [Se non conducessero a Dio lo stesso termine ‘religioni’ sarebbe inappropriato].

    Senza l’Amore di Dio (proclamato da tutti i Suoi molteplici Messaggeri ma in particolare, per noi cristiani, dal Suo Verbo: l’Io vero, il Figlio di Dio incarnatoSi nella persona di Gesù di Nazareth) nessuno, di qualunque religione, si potrà mai salvare.
    Vero.
    [tutte le vere religioni, sia pur con immagini e parole diverse, portano a riconoscere questa verità]

    Al di fuori del ‘Popolo dei credenti in Dio/Amore’ (Ecclesia) nessuno può trovare salvezza.
    Vero.

    Chi invece vuole iniquamente accaparrarsi ‘l’esclusiva della salvezza’ pretendendo di limitare Dio/Amore al recinto dei correligionari fraintende le parole del Messia e finisce per proclamare una falsa dottrina, piena di contraddizioni e di rigidità incompatibili con l’esperienza di ciascuno di noi (che non sia un negatore indefesso delle verità palesi…).
    Dunque il Sacro Concilio Vaticano II ha corretto, secondo verità, alcuni storici ‘fraintendimenti funzionali’ che però erano divenuti obsoleti e incompatibili con la missione della Chiesa nel mondo di oggi.

    La deriva della Chiesa contemporanea non è affatto imputabile al Sacro Concilio Vaticano II, ma piuttosto allo scatenarsi delle forze degli inferi già in ascesa; alla prossima culminazione seguirà la (temporanea) ‘decapitazione’ della prima bestia per il più volte annunciato (messaggi celesti di Avola, Garabandal, Antico e Nuovo Testamento ecc.) intervento divino:

    https://sfero.me/article/apocalisse-punto-siamo-cosa-sta-accadere-1749645515994

  7. Troppi sono oggi gli apostati scismatici che si permettono di accusare Cristo di aver mal governato visibilmente la Sua Chiesa nella persona dei Suoi legittimi Vicari come Paolo VI, GPII e BXVI.
    E manco si pentono di far ancora parte della chiesa massonica di satana e del suo attuale vicario Prevost che, in linea col suo predecessore JMB, impugna a sproposito le encicliche infallibili dei veri papi come “Nostra Etate”, per giustificare il “suo” falso ecumenismo; alimentare odio verso i legittimi papi conciliari e creare ulteriore odio e divisione nella Chiesa.

    Ma dopo 13 anni di evidente impostura massonica in vaticano, cosa aspettano i Cardinali di S. R. Chiesa (33 UDG) a riunirsi segretamente anche fuori della sede Apostolica “occupata” (9 UDG) per:
    🔹proclamare “invalida” la rinuncia di Benedetto XVI e la conseguente nullità del Conclave del 2013;
    🔹l’esistenza di un interregno illegittimo; 🔹e procedere, secondo le norme di Universi Dominici Gregis, ad un nuovo e legittimo Conclave?

    Se davvero vogliamo che Cristo torni a governare la Sua Chiesa e liberarla dalle mani dei nemici, spetta a noi fedeli ammonire in massa i cardinali DISERTORI.

  8. L’articolo di Matteo Castagna contiene critiche che possono essere discusse, ma attribuisce al Vaticano II e al Magistero successivo conclusioni che i testi non sostengono.

    Si può essere stanchi dell’inflazione ecclesiastica di parole come “dialogo”, “cammino”, “ponti” e “fraternità”. Lo sono anch’io quando diventano formule stereotipate. Ma da qui a sostenere che Nostra aetate abbia equiparato le religioni o oscurato l’unicità salvifica di Cristo ce ne corre.

    Nostra aetate non afferma che tutte le religioni siano vere o vie equivalenti di salvezza: dichiara che la Chiesa «nulla rigetta di quanto è vero e santo» in esse. È tutt’altra cosa. E riconoscere che lo Spirito possa operare nel cuore di uomini appartenenti ad altre religioni non significa attribuire a quelle religioni un’autonoma efficacia salvifica. Ogni salvezza viene da Cristo e soltanto da Cristo: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6); «in nessun altro c’è salvezza» (At 4,12).

    Anche sull’ebraismo occorre precisione. La Chiesa è il nuovo Popolo di Dio, ma san Paolo afferma che «i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili» (Rm 11,29). Questo non significa affatto ammettere due vie parallele di salvezza: Cristo rimane l’unico Redentore.

    Il richiamo ad Apostolicae curae è poi fuori bersaglio. Dialogare con gli anglicani non significa riconoscere valide le loro ordinazioni. Benedetto XVI dialogava con loro e contemporaneamente mantenne intatta la dottrina di Leone XIII. Incontrare qualcuno non significa approvarne la teologia: altrimenti Cristo stesso, che parlava con pubblicani, samaritani e peccatori, dovrebbe essere accusato di relativismo.

    Quanto ai “frutti del Concilio” — chiese vuote, seminari vuoti, apostasia — la crisi è reale, ma post hoc non significa propter hoc. Negli stessi decenni l’Occidente, cristiano e non cristiano, è stato travolto da secolarizzazione, rivoluzione sessuale, individualismo e crisi della famiglia. Attribuire tutto al Vaticano II non è una dimostrazione, è una tesi da dimostrare. E contare persino le guerre scoppiate dopo il 1965 per imputarle al dialogo interreligioso rasenta francamente il paradosso.

    Infine, parlare di una “nuova Chiesa” nata nel 1965 apre una voragine ecclesiologica: dov’è allora rimasta la Chiesa fondata da Cristo? Dov’è la sua gerarchia visibile e la successione apostolica? E che ne facciamo della promessa: «le porte degli inferi non prevarranno» (Mt 16,18)?

    Si critichino pure abusi, ambiguità pastorali e cattive applicazioni del Concilio: materia, purtroppo, non ne manca. Ma una critica cattolica deve distinguere gli abusi dalla dottrina e soprattutto non può attribuire ai documenti ciò che essi non affermano.

    Cristo è l’unico Salvatore: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6) e «in nessun altro c’è salvezza» (At 4,12). La Chiesa è il suo Corpo e extra Ecclesiam nulla salus. Ma proprio per questo non c’è alcuna contraddizione nel riconoscere che la grazia di Cristo possa raggiungere e muovere anche chi ancora non appartiene visibilmente alla Chiesa.

    Il vero nodo, dunque, è molto semplice: dove avrebbe insegnato Nostra aetate che tutte le religioni sono uguali, che tutte salvano o che Cristo non è l’unico Salvatore? SI MOSTRI IL TESTO. Perché una tesi così grave non si dimostra con le conseguenze che le si vogliono attribuire, ma con ciò che il Concilio ha realmente scritto.

    Altrimenti non siamo più davanti alla critica di un documento, ma all’accusa di una dottrina che quel documento non ha mai insegnato.

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