La Seduzione del Male Minore (Trump & Friends) e il Macigno del Caso Epstein. Luca Foglia.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, riceviamo da Luca Foglia, che ringraziamo di cuore, questa ampia analisi sulle vicende geopolitiche recenti, e i loro principali protagonisti. Buona lettura e condivisione.

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Intra muros quid agitur?

Buongiorno Marco,

chiarita la cornice esterna nel primo intervento (qui) passo ora ad analizzare cosa avviene dentro la Chiesa. L’approfondimento di oggi, fornito un quadro generale, si sofferma in particolare sulla reazione di noi “cattolici tradizionali” a questo passaggio da fuori a dentro le mura ecclesiali.

Su un punto siamo tutti d’accordo: il clero è in uno stato di crisi, e con esso una buona parte dei fedeli. Più incerta appare l’origine delle derive odierne; per alcuni è il Concilio Vaticano II, per altri non è tanto il Concilio quanto l’interpretazione data ai suoi assunti nei decenni successivi, mentre non mancano le voci che attribuiscono l’incipit all’abdicazione di Benedetto e al successivo pontificato di Francesco.

Molti articoli del blog hanno affrontato questi argomenti, non mi soffermerò oltre, come detto qui interessa come noi portiamo all’interno della Chiesa la nostra visione del mondo, spesso dimenticandoci proprio della tradizione e di quanto essa comporta: accettazione dei Vangeli e delle verità rivelate, infallibilità dei dogmi e dei sacramenti, osservanza del magistero, fedeltà agli oltre due mila anni di storia.

Le guerre e la negazione delle proprie radici

Iniziamo dai due conflitti menzionati nel primo articolo: un confronto diretto con la Russia non farebbe certo piacere alla Vergine Maria che a partire dalle apparizioni di Fatima del 1917 ci ha esortato a una unione spirituale con Mosca. La devastazione dei luoghi santi in Medio Oriente e la decimazione delle comunità cristiane là presenti non può di certo far piacere a Gesù Cristo, né agli Apostoli, e tanto meno a San Paolo.

Non possiamo quindi rimanere indifferenti, altrimenti rischiamo di contribuire alla scristianizzazione dell’Europa e alla negazione delle nostre radici. Un aspetto, questo, che va al di là della fede: la cultura, l’arte, la filosofia, l’economia, la geografia delle nostre città sono intrise di cristianesimo; non riconoscerlo ci indebolisce nei confronti del resto del mondo.

Cina, Iran e Russia, giusto per fare degli esempi, sono tornate prepotentemente sugli scenari internazionali sì grazie alla tecnologia, a politici capaci e a programmi autoritari, ma soprattutto alla coesione dei propri popoli che tentano di opporre all’omologazione occidentale (sarebbe meglio dire anglosassone) le proprie culture e la propria storia.

La deriva modernista/globalista

Qui c’è poco da dire, mentre è apprezzata dalle gerarchie ecclesiastiche, da noi legati alla tradizione trova poco spazio sul piano della condivisione, mentre ne trova molto (forse anche troppo) sul piano della denuncia. Il vero pericolo viene dal paragrafo successivo, a molti farà storcere il naso, ma è proprio quello l’intento.

La seduzione del male minore (Trump & friends)

Gli anni 20 del duemila sono stati una bella botta per i cattolici “vecchio stile”: Unione Europea, Organizzazione Mondiale della Sanità, varie agenzie internazionali e legislatura democratica negli Stati Uniti a fare il bello e il cattivo tempo. Insomma, i modernisti/globalisti in tutto il loro splendore.

Da qui la fervida attesa per un cambiamento, sfociato nell’elezione di figure nuove (come Giorgia Meloni) o portatrici di messaggi dirompenti (come il MakeAmericaGreatAgain e il “drain the swamp” (fare piazza pulita) di Trump).

Come è ben noto, la delusione è sempre proporzionale all’illusione; i due (e con loro altri meno noti e con maggioranze più risicate) ci han messo poco a tradire le attese di molti. La prima col sostegno di fatto alle politiche europee, il secondo con un’agenda estera degna dell’amministrazione Biden.

Noi cattolici, e non solo, siamo quindi passati alla modalità “sì, ma è l’opzione migliore, gli altri sono peggio”. Un po’ perché riconoscere i propri errori è sempre dura, un po’ perché ne siamo davvero convinti e un po’ perché su alcune questioni è vero.

Allora vediamolo questo male minore, soprattutto in riferimento a The Donald, uno dei protagonisti principali del primo articolo, e sovente applaudito nei nostri ambienti.

Il male minore in politica interna (non tutto sommato sì)

Il presidente ha iniziato subito alla grande, non appoggiando la mano sulla Bibbia durante il giuramento (qui), giuramento al quale erano presenti nelle prime file tutti i suoi principali finanziatori, tra cui gli amministratori delle big tech tanto criticati durante l’era Biden e Miriam Adelson, una delle donne più ricche del mondo e grande sostenitrice della linea dura del governo Netanyahu (lo dice apertamente).

Trump ha poi proseguito con una immensa campagna mediatica a sostegno del DOGE (Department of Government Efficiency), un organismo affidato all’intelligenza artificiale e al team di Elon Musk con lo scopo di ridurre gli sprechi e la burocrazia al minimo. Ha lodevolmente tagliato i fondi a quelle agenzie in mano ai democratici/neoconservatori come la USAID e la NED (attraverso cui finanziavano cambi di governo, propaganda e censura, laboratori biologici), purtroppo solo per riallocarli ad altre agenzie sotto il suo controllo; il deficit continua ad aumentare al ritmo di due mila miliardi all’anno, soprattutto a causa delle spese militari e di quelle legate agli interessi sul debito, vale a dire i due pericoli apocalittici descritti nel primo articolo.

Due importanti promesse le ha però mantenute, questo bisogna riconoscerglielo. La prima è l’uscita dalla Organizzazione Mondiale della Sanità e l’affidamento della salute al duo Robert Kennedy Junior – Dottor Oz, un netto taglio rispetto al periodo Fauci che, non a caso, rischia di essere incriminato per quanto fatto prima e durante la pandemia.

La seconda è la tutela della famiglia tradizionale, grazie anche alla difesa della differenza tra uomo e donna su base biologica e genetica (si è maschio o femmina alla nascita) e al divieto di transizioni di genere per i minori. Temi molto importanti per noi altri.

E fino a qui potremmo anche registrare un buon passo in avanti rispetto al precedente inquilino della Casa Bianca.

 

Purtroppo, c’è una vicenda che oscura tutto, e si chiama caso Epstein. Trump aveva promesso chiarezza sul fatto, scegliendo tre funzionari (due dei quali non sono più in carica) altrettanto decisi a rivelare la verità sull’accaduto; ad oggi, a parte la conferma delle demoniache atrocità commesse e di qualche nome già più o meno noto, si sa molto poco. È una situazione che, come cattolici, non potevamo accettare sotto Biden così come non dobbiamo accettare sotto Trump: “chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, è meglio per lui che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato negli abissi del mare.” (Matteo 18,6)

Il male minore in politica estera (un disastro)

Chi ha letto il pezzo precedente conosce la situazione attuale, il fatto di perseguire una politica estera interventista, ipocrita, spregiudicata e dal doppio standard è comune a tutti i mali minori.

Il problema anche in questo caso è l’illusione che ci siamo creati nel corso del 2024. Sulla guerra in Ucraina direi legittimamente; Trump ha più volte dichiarato che avrebbe posto fine al conflitto in 24 ore e, pensando anche alle altre sfide che lo attendevano in Medio Oriente e in Asia, la dichiarazione aveva una sua credibilità; certo, con le solite esagerazioni del personaggio, ma era più che lecito aspettarsi un riavvicinamento alla Russia, cosa che sarebbe stata molto utile agli Stati Uniti per trattare con Iran, Cina e Nord Corea, tutti partner di Mosca. Così non è stato.

Riguardo alle incursioni (semi reali) in Venezuela e (verbali) a Cuba, paesi a maggioranza cattolica (non tradizionale d’accordo) chi si è stupito ha peccato di ingenuità; una volta scelto Marco Rubio (neocon figlio di immigrati cubani) come Segretario di Stato era scontato attendersi una aperta ostilità verso i governi di sinistra radicale dell’America Latina, anzi, possiamo tranquillamente affermare che senza i problemi in Europa e in Iran, un tentativo di cambio di regime sarebbe già accaduto all’Avana.

Per ciò che concerne il Medio Oriente, ho letto diversi cattolici tradizionali approvare quanto sta avvenendo, alcuni per interesse (mi riferisco ad altri siti), altri per poca conoscenza della storia e della geografia. Consiglio di ascoltare il cardinale Pizzaballa in merito, e magari di seguirlo sui social mentre porta aiuto alle popolazioni che soffrono e celebra il vero ecumenismo assieme ai rappresentanti dei riti cattolici orientali presenti in Terra Santa (melchiti, maroniti, siriaci, armeni e caldei).

Diversi tra noi si sono illusi e continuano a farlo, sostenendo che Trump non è influenzato dal governo israeliano o dalle potenti lobby presenti negli Stati Uniti e che fa il suo solito cinema per raggiungere i suoi scopi e fregare tutti. In politica contano i fatti più che le intenzioni, e i fatti dicono che le politiche del governo Netanyahu a Gaza e in Cisgiordania non sono cambiate rispetto all’era Biden così come non è cambiato il sostegno finanziario e militare americano.

Il duo Bibi-Donald si è spinto dove nessuna precedente amministrazione aveva osato, e cioè ad attaccare direttamente l’Iran e a proclamare distruzioni di popoli e civiltà.

 

Come sta andando lo sapete, resta il fatto che per un cattolico fedele alla tradizione sono accadimenti inaccettabili, anche dopo il nefasto 7 ottobre. Un esempio che chi ha vissuto negli anni ’90 può facilmente capire: dopo le stragi di mafia non è che lo stato italiano ha raso al suolo Palermo o Trapani, oppure Agrigento e Catania perché alcuni corleonesi vivevano o si rifugiavano in quei luoghi.

I fatti dicono anche che tutti gli uomini chiave della politica estera e di sicurezza sono legati anche personalmente ai membri del governo israeliano: il duo di “negoziatori” Witkoff e Kushner, l’inviato speciale Boehler, il Segretario di Stato Rubio, l’ambasciatore Huckabee, il vice segretario alla difesa Feinberg, il capo della CIA Ratcliffe.

Basti pensare che quando è stato deciso l’attacco all’Iran, il direttore del Mossad dava ordini da remoto ai vertici del Pentagono, mentre Trump sedeva nella Situation Room di fronte a Netanyahu invece che a capotavola come da protocollo, con “Bibi” chiaramente al comando delle operazioni.

Il tutto dopo una campagna elettorale spesa a dire mai più guerre infinite e a presentarsi come il pacificatore.

Non a caso, la direttrice dell’Intelligence Nazionale e il direttore del Controterrorismo, due figure di gran spessore, si sono recentemente dimessi. Inoltre, parte del movimento MAGA, capeggiato dal giornalista Tucker Carlson (amico di Trump) e dagli ex membri del Congresso Taylor Greene e Massie si sta organizzando per creare un terzo partito alternativo a democratici e repubblicani.

Il male minore in economia (non un granché) e in finanza (meglio delle aspettative)

In economia il più che condivisibile mantra di Trump è rendere di nuovo grande l’America, riportare le aziende manufatturiere sul suolo statunitense, non dipendere più dalle importazioni, ridare lavoro e speranza all’industria locale. Purtroppo, i dati dicono che al momento non c’è stato alcun cambiamento rispetto ai periodi precedenti: crescita, deficit, occupazione e inflazione rimangono più o meno costanti, è diminuito il disavanzo con la Cina, ma è aumentato con altri paesi asiatici; in compenso la caotica politica sui dazi ha fatto perdere credibilità al governo USA in tre quarti di mondo, ha visto la Corte Suprema intervenire e ha finito per scaricare i costi sui consumatori. Del resto, la storia insegna che i dazi funzionano nella fase iniziale, espansiva di una economia e non quando comincia il declino.

Di contro, il settore finanziario ha performato ben oltre le più rosee aspettative, considerato anche l’ambientino geopolitico a dir poco frizzante, ne abbiamo già parlato nel primo articolo. Due indizi, a ben guardare, si potevano scorgere. Il primo la storia di Trump ante prima elezione.

  • le società di Trump sono fallite 21 volte con o senza procedura formale tra la fine degli anni ’80 e il 2014 provocando circa 2 miliardi di dollari di perdite dopo forti ristrutturazioni dei debiti che ammontavano quasi a 3 volte tanto
  • le grandi banche sono sempre intervenute a suo favore, anche quando aveva precedenti fallimenti; assieme a loro nomi grossi di Wall Street e un principe saudita
  • I debiti maggiori sono confluiti in una società quotata in borsa nel 1995, la Trump Hotels & Casino Resorts, fallita e poi divenuta Trump Entertainment Resorts, fallita due volte; chi ha voglia si legga la storia, è pubblica
  • È solo con la trasmissione The Apprenticedel 2004 che Donald ha dato il via alla sua sfolgorante carriera che lo ha portato a essere due volte un ricco presidente degli Stati Uniti d’America
  • Questo nonostante durante il primo anno di trasmissione arrivò il 14esimo fallimento di una sua società mentre sugli schermi veniva dipinto come il re degli imprenditori
  • In realtà è sempre stato il re del marketing con una incredibile forza interiore e una fisicità e un atteggiamento da vincente

Il secondo la sua storia recente.

  • I suoi proventi maggiori, oltre a quelli legati ai grattacieli e ai resort di lusso, derivano dalle criptovalute e dalla quotazione sul Nasdaq della Trump Media
  • I due terzi dei suoi finanziatori sono legati a Wall Street, l’altro terzo è costituito per lo più da piccoli finanziatori
  • L’importante incarico di governatore della banca centrale è stato affidato a Kevin Warsh, allievo e cliente dell’ex socio di Soros Druckenmiller e genero di Ronald Lauder, magnate dei cosmetici e presidente del Congresso Ebraico Mondiale
  • I due ruoli chiave per i flussi di denaro (Tesoro e Commercio) sono stati affidati a uomini di finanza in entrambi i mandati, il duo Mnuchin Ross nel primo e la combo Bessent Lutnick (anche loro allievi di Druckenmiller) nel secondo
  • La promessa mai mantenuta di verificare la quantità di oro presente a Fort Knox dopo oltre 70 anni dall’ultima apertura del forziere, salvo un frettoloso audit effettuato pochi giorni fa dal senatore Rand Paul, il quale ha affermato di aver verificato gli oltre 368 mila lingotti in meno di due ore. Semplicemente impossibile. È una credenza abbastanza diffusa a Wall Street che quell’oro non ci sia più in quelle quantità, ma se si venisse a sapere potremmo immaginare le reazioni disastrose dei mercati.

 

Il contrasto con Papa Leone XIV

Altro tema controverso tra i cattolici tradizionali.

Le prime schermaglie si sono avute sul Venezuela a fine 2025 inizio 2026, quando il papa invitava gli Stati Uniti a rispettare la sovranità del Paese sudamericano.

Ad aprile si arriva allo scontro dopo che Leone condanna pubblicamente l’attacco all’Iran. Trump risponde col solito post su Truth criticando il Papa politico e affermando che è stato lui a farlo eleggere, forse per via di quei 14 milioni di dollari arrivati a rimpinguare le casse del Vaticano di cui tanto si parla (preferisco non commentare, basterebbe mettere un po’ di ordine nei conti). Non contento, forse memore delle parole della sua consigliera spirituale Paula White (qui e qui), pubblica una sua immagine fatta con l’intelligenza artificiale in cui si sostituisce a Gesù mentre cura un infermo.

Al che il successore di Pietro replica che non ha paura dell’amministrazione Trump e, per i mesi successivi, continua a parlare di pace e a criticare le guerre in corso fino al messaggio nella solennità dell’Assunta in cui Leone XIV prega per la Terra Santa, il popolo russo e ucraino, i cristiani perseguitati.

Ovviamente il premier Netanyahu non poteva essere da meno e citando uno storico americano ha affermato la superiorità di Gengis Khan su Gesù Cristo per giustificare la prevalenza della forza sulla morale. Del resto, uno dei motivi, forse il principale, per cui Gesù venne crocifisso fu proprio perché non si presentò come un leader militare, un generale invincibile in grado di sconfiggere i Romani e ridare la piena libertà a Israele. Sembra cambiato poco da allora.

Alcune ulteriori considerazioni.

  1. Per quanto non sia il nostro vicario di Cristo ideale, noi cattolici tradizionali abbiamo il dovere si sperare, di credere e di pregare affinché il papa possa capire i suoi errori in materia di fede e dottrina con l’aiuto dello Spirito Santo.
  2. La frase io non ho paura, pronunciata in inglese, è importantissima perché giunge in un momento storico in cui tra sanzioni e attentati alla vita dei leader, le amministrazioni USA non si sono fatte mancare niente. Benedetto XVI ebbe paura, tanto per rimanere in tema. Non vedo altre letture se non atte alla difesa di Trump.
  3. La “svolta” politica di Leone (sulla falsa riga di Francesco) potrebbe avere un nome e un cognome: Jeffrey Sachs, il celebre professore che da anni consiglia i pontefici oltre che i politici di tutto il mondo (a partire da Eltsin negli anni 90). È un “globalista” sulle cui conclusioni a noi cattolici tocca spesso dissentire, però sulle analisi e sulla profondità storica dei suoi ragionamenti, soprattutto delle guerre in atto, gli va fatto un plauso.

Conclusioni

Sono stato volutamente duro perché ho l’impressione che tra noi si ponga una attenzione al limite del “gossip” alle storture progressiste/moderniste, in opposizione alla quali si celebra chiunque le critichi. La realtà è più complessa, il cattolicesimo è sotto attacco da entrambi i lati, gli scenari apocalittici sono concreti, non possono lasciare spazio al tifo.

Ci sono sicuramente delle scusanti, soprattutto per il presidente degli Stati Uniti d’America. Il cosiddetto stato profondo, ovvero la stretta alleanza tra uomini chiave della burocrazia, degli apparati militari e del potere economico finanziario, è un osso duro da sconfiggere.

Si guardi alla vicenda Epstein, da quando è iniziata la guerra all’Iran è sparita dalle cronache, mentre prima venivano utilizzati ad arte nei momenti di indecisione da parte di Trump, specialmente con il coinvolgimento della sua terza moglie Melania. Non pare un caso che i paesi più coinvolti nel bombardare Teheran abbiano loro funzionari citati più volte negli Epstein files. Su vicende così gravi non bisogna speculare, serve quindi chiarezza, occorre rivelare i nomi e fare piazza pulita, non possiamo rischiare delle guerre nucleari per vicende personali in Russia come in Medio Oriente.

Quanto a noi cattolici tradizionali, vorrei che fossimo più capaci non dico di pietà, ma di empatia e compassione verso il prossimo chiunque esso sia; troppo spesso i “nemici” vengono apostrofati come se non fossero degli esseri umani. Noi non abbiamo nulla a che fare col “cristianesimo” anglosassone o sionista, i nostri sguardi vanno rivolti a Oriente e al nostro passato, alle nostre tradizioni: “nessuno può servire due padroni” (Matteo 6,24).

Al punto cui siamo arrivati è una questione di coscienza, la ragione purtroppo si è persa da tempo.

Cosa fare concretamente lo vedremo nel terzo e ultimo episodio

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