Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, nelle settimane passate Stilum ha trascurato molte notizie. Una di queste ve la presentiamo adesso, con notevole ritardo. Buona lettura e diffusione.
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COMUNICATO STAMPA
Esce il nuovo saggio dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò:
LO SCISMA CAPITALE
Quando il Papa è il primo nemico del Papato
Viterbo, 29 Agosto 2026 – “Lo Scisma Capitale” è un saggio incisivo e profondo dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò, che affronta la crisi senza precedenti che la Chiesa Cattolica sta attraversando, ponendo interrogativi cruciali sul rapporto tra l’istituzione divina del Papato e chi siede sul Soglio di Pietro.
In quest’opera fondamentale per il dibattito contemporaneo, l’Autore analizza il paradosso di una gerarchia ecclesiastica che, a partire dal Concilio Vaticano II, si allontana drammaticamente dalla Tradizione per abbracciare derive moderniste, sinodali e globaliste.
I punti chiave del volume:
- La distinzione tra Papato e Papa: Il saggio chiarisce la differenza fondamentale tra il Papato come istituzione divina e roccia incrollabile, e la persona del Papa, che può farsi custode fedele o, per permissione divina, ostacolo e avversario di quell’
- Lo scisma capitale: Viene esaminata la profonda separazione tra l’ufficio petrino e chi lo esercita, un “colpo da maestro” con cui la rivoluzione conciliare e sinodale ha sovvertito l’autorità legittima per servire fini opposti a quelli voluti da Nostro Signore Gesù Cristo.
- La crisi della formazione e il Modernismo: L’opera denuncia l’impoverimento intellettuale, filosofico e teologico dei seminari e del corpo docente, contaminato alla radice dal Modernismo e incapace di professare la Fede cattolica integrale.
- Lo stato di necessità e la resistenza filiale: Attraverso un’analisi illuminata dalla Fede e dalla retta ragione, il testo giustifica la resistenza ai comandi illeciti e difende la posizione di quanti — come la Fraternità Sacerdotale San Pio X — custodiscono la Santa Messa e la dottrina cattolica di sempre, anche contro la Gerarchia stessa.
- La dimensione escatologica: Richiamando la Seconda Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi e il concetto del katechon, l’Autore mostra come il tradimento di chi siede sul Soglio di Pietro e l’apostasia nella Chiesa vadano letti in chiave escatologica.
Un appello accorato e coraggioso rivolto a tutti i Cattolici in difesa del Papato contro chi ne usurpa illegittimamente le funzioni e l’autorità.
Un testo illuminante per chiunque desideri comprendere la radice profonda della crisi ecclesiale odierna e mantenere intatta la propria fedeltà a Cristo, alla Sua Sposa e al Papato.
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Il saggio è disponibile su Amazon in formato digitale e cartaceo in italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco.
Il video dell’intervento è pubblicato qui: https://youtu.be/guMUQKmahiA

5 commenti su “Scisma Capitale. Quando il Papa è il Primo Nemico del Papato. Nuovo Saggio di Mons. Viganò”
Caro Mons Viganò,
Non leggerò il suo libro perché le tesi che vi espone le conosco a memoria, molte condivisibili, poche altre no, anche se farne un sunto può essere utile per qualcuno…
In particolare, fra le non condivisibili, il suo “appiattimento” sulle tesi della FSSPX che si può notare da qualche tempo, e che non fa onore ad un uomo intelligente come Lei. Ma forse si è stancato di lottare da solo, o in compagnia della quasi invisibile “resistenza” del compianto Mons Williamson che a quanto si dice l’avrebbe ri-ordinata?
Forse vuole ritagliarsi un ruolo più importante oltre quello limitatissimo di “cappellano” di Familia Christi in quel di Viterbo?
E crede che i lefebvriani l’accoglierebbero a braccia aperte? Tutto fa presagire di no. In ogni caso, diventerebbe suddito di un semplice prete, don Pagliarani, a cui i presuli della Fraternità devono rispondere.
Un caro saluto e una preghiera
Mons. Viganò’ traccia il futuro prossimo dell’ attuale percorso Ecclesiale, al lordo di una solenne correzione che Cristo potrà apportarvi. Probabilmente le Sue parole sono ispirate proprio dal Maestro. E forse sono l’ ultimo avvertimento o uno degli ultimi prima della correzione.
Lo stesso titolo di questo ‘saggio’ (ma sarebbe meglio definirlo per quello che è: un pamphlet anticattolico vergato da un subdolo traditore della Chiesa) è un’affermazione che nega di fatto — contro il diritto umano e divino e contro la verità — la promessa di Cristo:
“E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.” (Matteo 16, 18-19)
Se Cristo ha mentito (mettendo la Chiesa nelle mani di Pietro ‘primo nemico’) allora Viganò dice il vero, o viceversa.
Tertium non datur.
Mescolare verità, mezze verità e menzogne per costruire un falso paradigma nel tentativo di disperdere il gregge contro la volontà del legittimo Vicario di Cristo:
https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome
è un grave peccato.
Viganò persevera nel rifiuto di distinguere tra la Chiesa autentica — quella edificata su Pietro e i suoi legittimi successori — e la chiesa antipapale, edificata su chiunque altro (anche se questo governo illegittimo è temporaneamente legittimato dal Papa vero per contenere i danni dell’inevitabile usurpazione in corso). Mettere sullo stesso piano Papi e antipapi è una grave offesa a quello stesso Papato che Viganò ipocritamente finge di difendere. Nelle attuali circostanze la diserzione dalla Chiesa visibile è proprio quello che il Papa legittimo vorrebbe evitare, anche a costo di grandi sacrifici.
Nel suo ostinato rifiutarsi di fare le opportune distinzioni Viganò mostra tutta la sua malafede, dato che non può non essere al corrente di come stanno davvero le cose.
Per un cattolico abbandonare la ‘chiesa conciliare’ equivale ad abbracciare uno scisma che porta all’apostasia, dato che la fedeltà al legittimo Sommo Pontefice è uno dei capisaldi della Fede cattolica e dato che Pontefici pienamente legittimi hanno presieduto e promulgato il Sacro Concilio Vaticano II.
Premetto che non ho ancora letto il saggio di Vigano e quindi mi limito ai punti chiave della presentazione.
1. Papa e Papato. Distinguere è corretto; separare no. Il Papato non è un’idea astratta sopra il Papa concreto. Cristo ha affidato a Pietro e ai suoi successori il compito di confermare i fratelli e pascere il gregge. Se ciascuno può decidere quando il Papa è davvero fedele al Papato, il criterio ultimo non è più Pietro, ma chi lo giudica.
2. “Scisma capitale”. Se si sostiene che chi occupa la Sede di Pietro sia sostanzialmente separato dal vero ufficio petrino, si pone un problema enorme di indefettibilità della Chiesa. Una Chiesa che per decenni riconoscesse universalmente un’autorità sostanzialmente deviata non sarebbe più un criterio affidabile di cattolicità.
3. Crisi e modernismo. Che vi siano abusi, confusioni, secolarizzazione e autentico modernismo è innegabile. Ma da questo non segue che il Vaticano II o la Chiesa postconciliare siano globalmente apostati. Il modernismo è una categoria teologica precisa, non un’etichetta da applicare a tutto ciò che non coincide con il proprio modello ecclesiale.
4. Tradizione e Magistero. La Tradizione non può essere trasformata in un tribunale esterno alla Chiesa docente. Se un gruppo stabilisce autonomamente quando Roma è fedele alla Tradizione e quando non lo è, allora quel gruppo si pone di fatto sopra il Magistero.
5. Qui sta il nodo della FSSPX. La Fraternità afferma di riconoscere il Papa, ma al tempo stesso si attribuisce il diritto di decidere quando obbedirgli, quando disobbedirgli, quando rifiutare un Concilio, quando rifiutare una disciplina, quando rifiutare un rito e quando considerare la Gerarchia contaminata dal modernismo. In pratica, riconosce l’autorità finché questa coincide con il proprio giudizio sulla Tradizione.
Ma questa non è la concezione cattolica dell’obbedienza. È un’obbedienza condizionata dal giudizio del suddito.
Il problema è semplice: chi giudica chi?
Se Roma deve essere giudicata dalla FSSPX per stabilire se è ancora cattolica, allora il criterio ultimo della cattolicità non è più la Sede Apostolica, ma la FSSPX stessa.
6. Lo “stato di necessità”. Può giustificare atti eccezionali; non può diventare una patente permanente di autonomia ecclesiale. Altrimenti il ragionamento diventa circolare: «Posso disobbedire perché c’è necessità; e so che c’è necessità perché giudico Roma infedele». Così chi disobbedisce diventa anche il giudice della causa che giustificherebbe la propria disobbedienza.
7. La contraddizione più grave. La FSSPX sostiene di difendere la costituzione tradizionale della Chiesa, ma nella pratica introduce un principio che la Tradizione cattolica non ha mai conosciuto: una parte del clero si attribuisce stabilmente il diritto di vagliare l’autorità universale della Chiesa e di accettarla soltanto quando la ritiene conforme alla propria lettura della Tradizione.
È un paradosso notevole: si combatte il soggettivismo modernista, ma si finisce in un soggettivismo ecclesiologico.
8. Resistere non significa costruire un’autorità parallela. San Paolo corregge Pietro, ma non fonda una struttura ecclesiale indipendente da Pietro. Un cattolico può resistere a un singolo comando illecito; non può trasformare la resistenza in un sistema permanente nel quale la Gerarchia viene continuamente sottoposta al giudizio di un gruppo.
9. Apostasia e katechon. San Paolo parla dell’apostasia e del katechon, ma non identifica il katechon con il Papato né insegna che il Papa debba diventare capo dell’apostasia. Applicare con certezza 2Ts 2 alla situazione attuale è un’interpretazione, non un dato rivelato.
Il punto finale è questo: se il Papa, i vescovi, il Concilio e la Gerarchia non sono più criteri affidabili per riconoscere la Chiesa, chi decide dove si trova la vera Chiesa?
Se la risposta implicita è: «noi, perché custodiamo la Tradizione», allora si è già compiuto il passaggio decisivo: dalla Tradizione cattolica a una tradizione giudicata privatamente.
E qui sta la vera contraddizione della FSSPX: pretende di salvare l’autorità della Chiesa sottraendosi stabilmente all’autorità della Chiesa.
Un opuscolo semplicemente IMPERDIBILE!
Eccetto, ovviamente, per chi non vuole usare l’intelletto, dono dello Spirito; che deve servire anzitutto a riconoscere gli alberi cattivi (il Vaticano Ii) in base ai frutti (marci e velenosi). E a riconoscere i falsi profeti, con lo stesso criterio.
Criterio insegnatoci dal Signore, semplice per i semplici, giacché anche i semplici, non solo i dotti “cavillieri”, debbono aver modo di distinguere le vie del Signore da quelle del demonio e dei suoi servi.
Grazie, Eccellenza, il Signore la conservi!