Bollori Bellici di Ursula, Dareste la Vostra Vita per questa Europa? Lavinia Marchetti.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzionequesto commento di Lavinia Marchetti, che ringraziamo di cuore, agli ultimi sviluppi di propaganda del complesso militar-finanziario-industriale che gestisce la Nato e quella dittatura malamente mascherata che l’Unione Europea. Buona lettura e diffusione.

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Dareste la vostra vita o quella dei vostri figli per le valutazioni strategiche di Kaja Kallas, Ursula von der Leyen e Friedrich Merz? La dareste per Emmanuel Macron, Keir Starmer, Mark Rutte, Donald Tusk e Giorgia Meloni? Sareste disposti a consegnare un figlio a una guerra decisa da questo condominio di statisti, persuasi che il confronto con una potenza dotata di migliaia di testate nucleari possa essere tranquillamente amministrato con una riunione a Bruxelles? Quale fiducia riponete in persone che hanno assistito alla distruzione di Gaza continuando ad armare Israele e che adesso chiedono di essere credute quando parlano di bambini ucraini e diritto internazionale? Io, sinceramente, nessuna.

Perché mai la Russia dovrebbe attaccare la NATO?

La «nuova normalità» di Ursula von der Leyen appare incomprensibile per Mosca e straordinariamente redditizia per chi vende all’Europa armi e dipendenza

Ho ascoltato due volte il breve video pubblicato da Repubblica. Ursula von der Leyen, accanto al segretario generale della NATO Mark Rutte, annuncia agli europei una «dura verità»: l’irresponsabilità russa sarebbe ormai la nostra «nuova normalità» e l’Unione dovrebbe prepararsi a rispondere con maggiore rapidità. Le parole nascono dopo il ritrovamento di un drone carico di esplosivo all’aeroporto di Lipsia-Halle, scalo civile utilizzato anche dalla logistica NATO. Il governo tedesco ne ha attribuito la responsabilità a Mosca. La Russia ha respinto l’accusa. Per quanto mi riguarda, non so se la Russia abbia la necessità di fare operazioni clandestine in Europa. Sappiamo bene che il Cremlino ha, da molti decenni, un sistema molto performante di propaganda e pratica la guerra informativa con grande competenza. Washington possiede una tradizione perfino più estesa, raffinata attraverso colpi di Stato, guerre costruite su prove false e decenni di egemonia culturale (ci siamo ancora dentro… per inciso). Israele ha addirittura costruito un ministero sulla manipolazione bellica. Dobbiamo fidarci di qualcuno di questi strateghi della disinformazione? Voi credete a tutto quello che leggete? Io no. Però mi resta questa sensazione di essere presa per i fondelli dalla mattina alla sera e mi chiedo: per quale dannata ragione la Russia dovrebbe attaccare militarmente la NATO?

Dalla prima volta che ho aperto un manuale scolastico di storia ho appreso che una guerra possiede sempre un obiettivo politico. L’invasione dell’Ucraina ne aveva molti, su cui si può discutere all’infinito sulle ragioni dell’uno e dell’altro. In ogni caso, le motivazioni russe ufficiali sono quelle di impedire l’integrazione militare di Kiev nell’Alleanza Atlantica, conservare influenza sullo spazio post-sovietico e controllare territori considerati strategici. Possiamo indubbiamente giudicare tale progetto come imperialista e condannarne i mezzi, ma possiamo vederne la logica.

Ora, un attacco russo alla NATO produrrebbe l’effetto opposto. Ricompatterebbe l’Alleanza, offrirebbe agli Stati Uniti una piena legittimazione militare sul continente e aprirebbe alla Russia un secondo fronte contro trentadue Paesi. Quale sarebbe il premio? Tallinn? Un tratto di frontiera finlandese? Qualche chilometro della Polonia orientale? Il debito pubblico di Italia e Germania? Qual è la logica? La prima guerra ibrida senza logica. Vedere se e quando gli europei reagiscono? Per scatenare così una guerra nucleare? L’assenza di un movente strategico viene colmata attraverso l’attribuzione a Putin di una volontà espansionistica virtualmente illimitata. Se il presidente russo ci viene descritto (ormai da anni e anni) come un folle puro che agisce senza alcuna logica (come se poi agisse da solo…), l’analisi diviene superflua. Il folle può fare tutto. Anche l’intero bilancio militare europeo può dunque diventare ragionevole.

Il 30 agosto una fonte NATO ha dichiarato a Reuters che l’Alleanza, pur rilevando un aumento delle attività ibride russe, vedeva in quel momento «nessuna minaccia imminente di attacco». Il giorno precedente il presidente finlandese Alexander Stubb, uomo difficilmente sospettabile di indulgenza verso Mosca, aveva detto alla Bild di scorgere «né prove né fatti» a sostegno delle previsioni su una futura aggressione russa. Attaccare la più potente alleanza militare del pianeta, ha aggiunto, «non avrebbe alcun senso». Lo ha detto lui. Tra «nessuna minaccia imminente» e «nuova normalità» sono trascorse poche ore. Dev’essere stata una settimana geopoliticamente molto intensa.

Cui prodest?

Gli studi politici e storici mi hanno lasciato soprattutto un’abitudine. Davanti a una campagna politica (o a minacce) mi chiedo chi ne ricavi un vantaggio. Cosa vedo io? Vedo che nel 2026 la spesa militare dei Paesi dell’Unione dovrebbe raggiungere 454 miliardi di euro, con un aumento del 75,3 per cento rispetto al 2021. Gli investimenti militari, calcolati separatamente dalle spese correnti, sono cresciuti del 158,7 per cento. Sono cifre del Consiglio dell’Unione Europea, dunque non proprio propaganda del Cremlino, che però osserva che i suoi vicini stanno affamando la propria popolazione per armarsi. Il piano Readiness 2030 punta a mobilitare fino a 800 miliardi. La NATO ha assunto l’impegno di portare entro il 2035 al 5 per cento del PIL le spese per la difesa e la sicurezza collegata. Nel luglio 2026, al vertice di Ankara, gli alleati hanno inoltre promesso 70 miliardi di euro di assistenza militare all’Ucraina per l’anno in corso e almeno la stessa cifra per il 2027.

Chi vende le armi?

Fra il 2021 e il 2025 le importazioni dei membri europei della NATO sono aumentate del 143 per cento. Gli Stati Uniti ne hanno fornito il 58 per cento. Nello stesso periodo Washington ha raggiunto il 42 per cento dell’intero commercio mondiale di grandi armamenti. Per la prima volta in vent’anni, la quota principale delle esportazioni statunitensi è finita in Europa. Anche la nostra “emancipazione” (qualcuno la chiama regressione) energetica possiede un curioso accento americano. Nel primo trimestre del 2021 gli Stati Uniti fornivano il 24 per cento del gas naturale liquefatto importato dall’Unione. Nel primo trimestre del 2026 la quota era arrivata al 57,4 per cento. Gli Stati Uniti vendono dunque all’Europa il combustibile reso necessario dalla separazione energetica con Mosca e la maggior parte delle grandi armi importate per proteggerci da Mosca. È un risultato commerciale talmente felice che sarebbe scortese porre domande.

Anche le industrie europee guadagnano. La Germania è salita al quarto posto fra gli esportatori mondiali; l’Italia al sesto, con un incremento delle esportazioni del 157 per cento. La Francia occupa il secondo posto. La paura russa distribuisce dividendi su entrambe le sponde dell’Atlantico e offre ai governi una giustificazione permanente per sottrarre alla discussione democratica decisioni enormi.

Chi è veramente sotto attacco?

Quando guardo l’Europa vedo un continente che ha rinunciato a una parte della propria autonomia energetica e affida agli Stati Uniti la componente decisiva della propria sicurezza. Vedo governi disposti a espandere la spesa militare fino a cifre che pochi anni fa avrebbero giudicato deliranti, mentre presentano il processo come fosse la cosa più “naturale” di questa terra. La Russia ha tutto da perdere da una guerra diretta con la NATO. Le popolazioni europee hanno ancora di più da perdere. I vantaggi misurabili si concentrano invece nelle industrie militari, nei governi che accrescono i propri poteri e in una leadership statunitense che trasferisce agli europei una quota crescente dei costi dell’Alleanza conservandone la direzione strategica. Insomma, sembra che gli USA ci comprino i politici affinché i popoli europei comprino dagli USA. Questa distribuzione dei rischi dovrebbe occupare il centro della discussione. Nei telegiornali compare appena.

Von der Leyen definisce tutto questo «nuova normalità». Io invece vedo nelle parole di questo personaggio rivoltante sotto ogni punto di vista, Ursula von der Leyen, la trasformazione della guerra da eventualità da scongiurare a presupposto della politica europea. Come funziona la guerra? A proposito dei manuali di storia del liceo, sappiamo che prima arrivano le previsioni di militari e governi, poi si chiedono gli stanziamenti. Alla fine serviranno esseri umani abbastanza impauriti e lobotomizzati da credere che morire per von der Leyen e magari un Mario Draghi di turno significhi morire per l’Europa.

Io lascio ancora due domande.

Perché la Russia dovrebbe farlo?

E soprattutto: chi sta già guadagnando dalla nostra risposta a un attacco forse mai avvenuto?

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