Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mscarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste ulteriori riflessioni sulla figura di Paolo VI. L’articolo precedente lo trovate a questo collegamento. Buona lettura e diffusione.
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l mio recente articolo su Paolo VI ospitato da Stilum Curiae ha dimostrato la sussistenza di un forte pregiudizio nei confronti del pontefice che guidò la Chiesa dal 1963 al 1978 e che condusse in porto il Concilio Vaticano II, governando poi lo sviluppo. Purtroppo di quel pontefice, come dimostrato dai commenti che hanno accompagnato l’articolo, si evidenziano spesso soltanto gli aspetti negativi, con l’accusa assolutamente ingiusta di aver portato il disordine nella Chiesa, attuando le riforme conciliari e introducendo il Novus Ordo che i tradizionalisti lefebvriani non a caso chiamano “messa di Lutero”.
Mentre invece non si analizza a sufficienza il contributo che quel papa ha dato nel fermare gli errori conciliari e nell’impedire la degenerazione di un’idea di rinnovamento intesa come rottura totale della tradizione. Temi come il superamento dell’obbligo del celibato sacerdotale, l’ordinazione delle donne, l’apertura ai metodi contraccettivi per garantire il controllo delle nascite e la revisione della dottrina sulla famiglia e il matrimonio, sono state bloccate da Paolo VI che ne comprese chiaramente i caratteri filo protestanti e del tutto estranei alla tradizione della Chiesa.
Recentemente il teologo Giovanni Cavalcoli ha ricordato come una delle accuse più ricorrenti mosse nei confronti di Montini, fu di non aver condannato Karl Rahner e di aver lasciato diffondere le sue tesi. Effettivamente Paolo VI non ruppe mai con il contestato teologo gesuita e non criticò mai apertamente le sue tesi, nemmeno quando favorivano letture fortemente distorte del Concilio. Ma Cavalcoli non condanna per questo Paolo VI, ricordando che anche il giudizio su Rahner, per quanto negativo, non possa essere indirizzato a senso unico. Infatti Rahner va analizzato in due tempi, il tempo del Concilio e quello del post concilio.
Il Rahner del Concilio è infatti il teologo che, insieme a Ratzinger, Congar, De Lubac ed altri padri del fronte cosiddetto progressista, ha offerto un contributo fondamentale e prezioso al dibattito conciliare, e ha contribuito alla definizione dei più importanti documenti, ad iniziare da Nostra aetate, ovvero il documento che disciplina i rapporti con le altre confessioni religiose, cristiane e non. Un Rahner dunque che opera nel solco della tradizione e con l’obiettivo di indicare strade nuove alla Chiesa nei rapporti e nel dialogo con il mondo e le altre religioni. Poi c’è il Rahner del post concilio che purtroppo, trascinato dal furore e dai fermenti “rivoluzionari” interni ed esterni alla Chiesa, si presta a favorire la lettura filo modernista dei testi conciliari, veicolando lo sviluppo degli errori, ed entrando apertamente in contrasto con Ratzinger, De Lubac, Von Balthasar.
Paolo VI fu perfettamente consapevole degli errori di Rahner, che preferì assumere il ruolo di leader della ribellione interna alla Chiesa anziché difendere la coerenza del Concilio rispetto alla tradizione, ma non ne prese mai ufficialmente le distanze, né pronunciò contro di lui esplicite condanne, proprio in ossequio al suo ruolo di padre conciliare e al contributo importante che comunque aveva fornito nel Concilio. E nessun papa, nemmeno Giovanni Paolo II o Benedetto XVI, ha mai condannato pubblicamente Rahner, che continua a dimorare nel pantheon dei teologi che, nel bene o nel male, sono stati protagonisti della stagione conciliare.
E va detto che, lo stesso Francesco, pur avendo ripreso durante gli anni del pontificato molti temi di stampo rahneriano, non ha mai esaltato il suo illustre confratello tedesco, anzi ha sempre ribadito l’attualità della Teologia Scolastica rispetto alla svolta antropologica di Rahner. Per molti un evidente segnale di ambiguità e contraddizione bergogliana, ma provenendo dall’interno della Compagnia di Gesù, il papa argentino sapeva perfettamente quanto Rahner rappresentasse un campo minato e di come fosse opportuno utilizzare certi aspetti della sua teologia (vedi il cristianesimo anonimo o il concetto della salvezza attraverso le opere e la retta coscienza) ma senza apparire rahneriano.
Paolo VI quindi ha cercato di tenere unita la Chiesa in un momento difficile e tormentato, stretto fra la morsa dei tradizionalisti da una parte e dei progressisti dall’altra, restando coerente con la verità. Come sull’Humanae Vitae, enciclica che riconfermò l’indissolubilità e la finalità procreativa del matrimonio, bocciando il ricorso ai metodi contraccettivi come forma di controllo delle nascite, nonostante fosse molto forte nella Chiesa la volontà di apertura al mondo sui temi della sessualità, con tanto di parere favorevole della Commissione teologica all’utilizzo moderato della pillola. Un altro al suo posto si sarebbe attenuto all’orientamento dei teologi e agli applausi del mondo, ma lui preferì restare coerente al Vangelo pur sapendo che quella scelta lo avrebbe esposto alle critiche e agli attacchi della società, compresi i cattolici progressisti, come è poi puntualmente avvenuto.
Così come sapeva perfettamente che in campo sociale, le sue posizioni in favore dei diritti dei lavoratori, per altro già evidenziate negli anni dell’episcopato milanese con le visite nelle fabbriche e con le messe celebrate nelle baraccopoli, lo avrebbero esposto all’accusa di filo comunismo da parte dei settori più conservatori della Democrazia Cristiana e dei giornali di destra. Non se ne curò e seguì sempre la strada che riteneva più giusta e coerente con il Vangelo.
La Chiesa con la canonizzazione ha riconosciuto la grandezza di questo papa, smontando le accuse di immobilismo, di indecisione, di debolezza che sono piovute sulla testa di Montini, accusato dai conservatori di aver introdotto il caos e dai progressisti di aver tradito le aspettative di rinnovamento e riforma. Accuse che si fecero ancora più violente dopo lo scontro fra Paolo VI e l’arcivescovo di Bologna Giacomo Lercaro, guida spirituale e politica insieme a Giuseppe Dossetti della cosiddetta “scuola di Bologna” che coniugava cristianesimo e socialismo e soprattutto interpretava il Concilio in discontinuità con la tradizione. Scontro che portò Lercaro a dimettersi dalla cattedra di San Petronio e che portò i cattolici di sinistra ad accusare il pontefice di collateralismo con l’imperialismo americano (un paradosso visto che contemporaneamente le destre lo accusavano di filo marxismo).
E’ arrivato il momento di una lettura serena e obiettiva di un pontificato complesso, sgomberando il campo dai pregiudizi che accompagnarono la stagione del post concilio e prendendo atto di come grazie a Paolo VI dopo il Concilio, al netto degli aspetti negativi, la Chiesa è rimasta sostanzialmente “cattolica”, fedele a Cristo e non al mondo. Ciò che è venuto dopo, specie con il pontificato bergogliano, non può essere certamente attribuito alle responsabilità di San Paolo VI come molti, nel campo tradizionalista, si ostinano a sostenere.
Americo Mascarucci
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14 commenti su “Paolo VI: Pontificato Complesso, Merita Esame Sereno e Obiettivo. Americo Mascarucci.”
El artículo realiza un buen comentario de la época. Siempre es muy fácil juzgar y condenar desde afuera de los acontecimientos a los que intervinieron en ellos. La realidad heredada por Pablo Vl era complicadisima. La comisión para tratar el tema de paternidad responsable la hizo Juan XXlll y Pablo Vl la aumento. Las encíclicas sobre el celibato sacerdotal y la Humanae vitae son complementos del Concilio Vaticano ll. Por eso quienes se jactan de aceptar el Concilio pero rechazan esas encíclicas están rechazando el concilio mismo, postura que se dió en la mayoría de la Iglesia. Además recordemos que hubo teólogos peores que Rahner que tampoco fueron condenados ,pienso que hacerlo les hubiese dado más tribuna.
Gentile Mascarucci, sono rimasto piuttosto colpito da una frase del Suo articolo:
“grazie a Paolo VI dopo il Concilio, al netto degli aspetti negativi, la Chiesa è rimasta sostanzialmente “cattolica”.
Ma come?
La Chiesa ha indetto un Concilio Ecumenico col bel risultato di ritrovarsi, al suo termine, ancora abbastanza cattolica?
Si renderà conto che nella loro crudezza le Sue parole equivalgono alla campana da morto per il Concilio, rappresentano cioè un giudizio tombale su una Assemblea che si era proposta come una “nuova Pentecoste” e ha avuto come esito una Chiesa che a fatica è rimasta, “al netto degli aspetti negativi” sostanzialmente cattolica.
Mi riferivo al fatto che Paolo VI ha arginato le derive filo protestanti, c’era chi voleva i preti sposati, le donne prete, l’autonomia degli episcopati, persino il superamento dei dogmi non condivisi dai protestanti iniziando con il culto mariano. Paolo VI lo ha impedito
Non sono all’altezza di discutere su questo argomento. Vedo che, grazie a Dio, su Stilum Curiae il dibattito avviene tra persone che leggono, che quindi sanno, e che quindi possono giudicare secondo il loro punto di vista. Vedo, però, che nella base dei fedeli lo sfacelo è visibile e che i pastori non danno risposte a ciò che i fedeli chiedono. Tipo: sono una persona normale che cerca di fare il bene, ma capitano i dolori, la mancanza di soldi, tutti a me. Mentre invece altri che cristianamente sono dei cessi fanno la bella vita… Perchè Dio mi ha fatto nascere in quella famiglia degradata, povera, che ha determinato il mio destino, e non in una famiglia “ricca e pia”?
Ornai non ce la caviamo più con “è un mistero che solo Dio sa”… Internet svela ormai tutto.
Stiamo discutendo sul Concilio Vaticano II e sui successivi Papi, quando, a mio modesto potere, dovremmo ripartire dalla via e dalla Storia della Chiesa, dagli Apostoli in poi; di ciò che la Chiesa ha fatto per avere potere e con quali metodi; dei crimini commessi che tutti conoscono, per meglio comprendere la diversità dei crimini di allora con quelli di oggi e comprendere, che anche per la Chiesa esiste la legge divina del karma (se semini vento raccogli tempesta; chi di spada ferisce di spada perisce, eccetera…) La religione cristiana e cattolica sta finendo come è capitato alle tante religioni della Storia.
Quella fiumana di genere senza “assoluzione” che fa la Comunione, perchè il Sangue di Cristo è stato versato per “tutti”, con i Sacramenti spesso dati a capocchia, con l’assenso dei Vescovi, e così via, e senza più dire che il male che si commette è opera di Satana-Arimane e di Lucifero, e che ci sono invece psicologi e psichiatri e pillolette per sistemare la mente, quando l’olio santo per i malati potrebbe fare miracoli a livello mentale, con la mente resa aggrovigliata (tanto per dire) dal peccato, poichè ha il potere di cancellare i peccati, come è chiaramente scritto da Giacomo, che ha così ripetuto ciò che ha inteso dal Cristo stesso.
Su ciò che fa il sacerdote nelle sue funzioni potremmo chiamarla “magia cristiana”, poichè usa tecniche proprie della magia tradizionale… Con la differenza abissale che passa tra lui e Aleister Crowley, non per la bravura tecnica, ma perchè il primo permette la discesa del Cristo nelle Sacre Specie, mentre il mago inglese, maneggia roba pesante, ma inferiore al Cristo, poichè è “roba” creata, mentre il Cristo sappiamo già che cosa è…
Ricordo a Mascarucci che sulla contraccezione Paolo VI non pronunciò subito parole di condanna (come avrebbe dovuto) ma istituì una Commissione che lo consigliasse in materia, dando già così l’impressione che sull’argomento la Chiesa e il Papa in particolare non avesse certezze e risposte sicure. E dopo questo passo falso (che non può essere attribuito all’ingenuità, dato che Montini era un sottile intellettuale e teologo), quando giunse la risposta della Commissione che la contraccezione era da sdoganarsi, Paolo VI approntò la Humanae Vitae per condannarla. Ma tale documento è di fatto abbastanza debole, già di per sé. Il Papa inoltre avrebbe dovuto scomunicare quei vescovi, conferenze episcopali e teologi che si ribellarono al documento magisteriale… E non lo fece.
Lo stesso dicasi per la Nota Previa fatta inserire in un documento conciliare, per precisare quanto vi era di ambiguo in esso. Perché una Nota Previa? Meglio sarebbe stato imporre una riformulazione dei concetti ambigui, in senso ortodosso. Riformulazione che non ci fu… Perché? Il Papa ne aveva il potere.
Eccetera eccetera, si potrebbe continuare la lista delle ambiguità, indecisioni e connivenze con il male di questo “Santo Padre” ben oltre i due esempi citati.
Dunque, quando Mascarucci parla di pregiudizi verso Paolo VI nei commenti al suo articolo precedente, si sbaglia di grosso. Consideri i fatti, TUTTI i fatti, e forse si accorgerà che i pregiudizi stanno al contrario nelle lenti rosa degli occhiali con cui giudica Montini, “Papa Tentenna”.
Si rilegga il volume sul Vaticano II di deMattei, insieme allo Iota Unum dell’Amerio, che documenta tutti i cambiamenti della Chiesa post-conciliare soprattutto – ma non solo – durante il pontificato montiniano (e di cui tale pontefice non può che essere ritenuto quantomeno corresponsabile)… E poi ne riparliamo.
Da un esame sereno dalle Sue parole spunta sempre il trio : tesi, antitesi, sintesi. Sono indice d’ un problema piuttosto grave nella Chiesa. Ai Suo interno non dovrebbe funzionare così , le differenze sono fra verità e menzogna. Viceversa se sì usa il metodo Hegel, il Papa diventa il presidente della Repubblica Vaticana , il Collegio Cardinalizio i partiti e i Vescovi rappresentanti locali degli stessi. In questa situazione possiamo parlare tranquillamente di sistema ” politico ” . E Cristo ? E la fede ? Relegati in un angolo ?
Montini attraversò un momento assai agitato nel post concio, ma il suo atteggiamento, oltre che complice, fu degno di don Abbondio e per questo verrà giudicato
Montini visse un pontificato assai convulso post conciliare, ma governò la Chiesa come un don Abbondio e come tale andrà giudicato
Ho letto con interesse l’articolo, che condivido nell’intento di offrire una lettura meno ideologica del pontificato di Paolo VI. Mi permetto soltanto una riflessione sul passaggio dedicato a Rahner.
Quando si afferma che Paolo VI fosse “perfettamente consapevole degli errori di Rahner”, si attribuisce al Pontefice un giudizio molto preciso che, a mio avviso, richiederebbe un adeguato riscontro documentale. Se esistono elementi storici che lo dimostrano, sarebbe opportuno richiamarli; diversamente, si rischia di presentare come fatto ciò che appare piuttosto un’interpretazione.
Forse è più prudente limitarsi a dire che Paolo VI era certamente a conoscenza del vivace dibattito teologico suscitato da Rahner e che non ritenne opportuno intervenire con una condanna pubblica. Quali siano state le ragioni di questa scelta, tuttavia, non possiamo affermarlo con certezza.
Per il resto, condivido il richiamo a una valutazione storica equilibrata. Paolo VI non merita né di essere trasformato nel capro espiatorio di ogni crisi successiva al Concilio, né di essere giudicato attraverso categorie ideologiche. Una figura così importante per la storia della Chiesa merita di essere studiata con serenità, attenendosi ai fatti documentati e distinguendo sempre ciò che è storicamente accertato da ciò che appartiene all’interpretazione.
Riporto qui quanto scritto da padre Cavalcoli:
“Credo che il Papa abbia vissuto questa drammatica circostanza rendendosi conto di tutto, e quindi con immensa sofferenza, nel dubbio angoscioso su cosa era meglio fare per il bene della Chiesa e l’onore dell’autorità pontificia, per il bene dello stesso Rahner e dei suoi seguaci, per proteggere la riforma conciliare e per non mancare alla giustizia salvando la misericordia. Era chiaro ed era noto che Rahner aveva dato al Concilio un importante contributo ed esercitato un ruolo da protagonista. Censurare Rahner, – probabilmente pensò il Papa – quali conseguenze avrebbe potuto suscitare? Non avrebbe scatenato e apparentemente giustificato la reazione contro il Concilio da parte dei lefevriani? Non avrebbe finito col fermare o frenare l’opera riformatrice del Concilio? Paolo VI probabilmente deve aver fatto questo calcolo.
Egli attraverso la CDF non trascurò di condannare alcuni degli errori di Rahner, ma non se la sentì mai di fare il suo nome. D’altra parte è estremamente significativo che non l’abbia mai pubblicamente lodato, come ha fatto invece con Maritain, il quale, benché non abbia mai criticato Rahner, indubbiamente aveva profeticamente proposto ancor prima del Concilio quella riforma che il Concilio stesso aveva attuato.
Durante il pontificato di Paolo VI la CDF ha lavorato per correggere errori e denunciare deviazioni che potevano riallacciarsi alle idee di Rahner, ma il suo nome non è mai venuto fuori, cosicchè i rahneriani hanno potuto prosperare adducendo il motivo che i provvedimenti e i richiami del Papa e della CDF non si riferivano a loro, facendosi forti del fatto che Rahner era stato il grande protagonista del Concilio e traendo da ciò una conclusione più ampia delle premesse, secondo la quale Rahner era il maestro da seguire in tutto per chi vuole il progresso della Chiesa e l’attuazione del Concilio”
Ciò conferma che Paolo Vi era consapevole degli errori di Rahner ma che non se la sentì di affrontarlo direttamente proprio per timore di danneggiare il contributo da lui offerto al Concilio
Caro don Pietro Paolo, le prove del fatto che Paolo VI fosse consapevole degli errori di Rahner sta nelle sue azioni. Ne è una prova l’Humanae Vitae, lo è la riduzione allo stato laicale di dom Franzoni e i monaci di San Paolo sostenitori della legge sul divorzio e vicini al Pci, lo è la severità esercitata contro Pedro Arrupe che fu duramente rimproverato per il tentativo di riformare la Compagnia di Gesù su impulso stesso di Rahner per incentivare l’impegno dei gesuiti in campo sociale e politico (“non mi interessa quello che vuole dirmi si sieda e scriva ciò che le detterà monsignor Benelli” disse in tono minaccioso al preposto che uscì in lacrime dall’incontro), l’impegno della Chiesa nel referendum sul divorzio e contro i cattolici per il No , tutte prese di posizione che chiaramente andavano a contrastare gli errori rahneriani e il principio dell’ abbraccio al mondo e del cristianesimo militante che erano i pilastri dell’ ideologia rahneriana
Mi chiedo: quale attività umana non è complessa, specie quando si tratta di scegliere tra obiettivi diversi eppure astrattamente meritevoli di tutela? Forse educare un figlio è semplice? Ed essere fedeli alvincolo matrimoniale “nella buona e nella cattiva sorte? Ecco, la serenità nel metodo, a cui è giusto tendere ma certo non può essere rilevata in modo oggettivo, giustifica un parlare che sia diverso quei “si” e quei” no” chiari e netti propri dell’insegnamento evangelico?
Poichè in questa fase della vita sto dedicando crescenti attenzioni ai fiori desidero utilizzare questa metafora: Il Concilio vaticano II ha piantato il seme della modernità che col tempo è cresciuto. Altrimenti non si spiegherebbe l’improvvisa comparsa dell”‘infestante” Bergoglio e sopratutto l’evaporazione del sensus fidei nella vita sociale e politica dell’Italia, chiaramente osservabile almeno dagli anni settanta, come risulta da numerosi indicatori.
Egregio dott. MASCARUCCI, non crede che per i veri veri cristiani questo sia il momento di smettere di riconoscere legittimi pontefici i due antipapi eretici luterani e idolatri prolgbtq stabiliti dalla massoneria ecclesiastica per distruggere Cristo e la Sua Chiesa?
Dott. Mascarucci,
i veri cristiani, oggi sono solo quelli che, in obbedienza ai Sacri Can. DIRITTI E DOVERI DEI FEDELI, esortano in massa quei pochi cardinali di S. Roma Chiesa rimasti, ad assolvere il loro primo dovere di dichiarare la Sede Petrina “LEGITTIMAMENTE” vacante “solo” dalla morte dell’ultimo vero papa che mai ha abdicato: “VERE PAPA BXVI MORTUUS EST!”
E questo in OBBEDIENZA agli art. 37 – 9-33 Universy Dominici Gregis
Così che, dopo 20 gg. da tale “legittima” proclamazione ufficiale, sarà possibile indire un Valido Conclave, laddove sarà Cristo stesso a stabilire il legittimo Petrus Romanus attraverso il quale tornare a governare visibilmente la Sua Chiesa e liberarla dalle mani dei nemici.
Ma fare silenzio significa dare a satana il potere di continuare a governare in Vaticano.
Non abbia paura di essere censurato.
Io sono certa che anche il dott. Tosatti ha capito bene che per salvare la Chiesa dalla impostura religiosa in atto, l’unica soluzione è quella ribadita da Papa Leone III in Satis Cognitum:
“La Salute della Chiesa dipende dalla DIGNITÀ che si dà al Sommo Sacerdote!”
Tradotto:
“La Salute della Chiesa dipende dal riconoscere BXVI ultimo legittimo Vicario di Cristo ed eleggere il suo legittimo successore”.
Giusto?
” …una lettura serena e obiettiva”:
CHI ne è in grado?
CHI ha l’occhio di Dio?