Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, ci ha scritto questo messaggio che portiamo alla vostra attenzione. Buona lettura e diffusione.
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Caro Marco
Ho l’onore di essere il nipote del professor Mario Fontana che fu medico personale di sua santità Paolo VI. Il professor Fontana era infatti il fratello del mio nonno materno e nella mia famiglia è stata sempre molto sentita la devozione verso questo pontefice, che si è trovato a gestire una fase molto delicata della storia della Chiesa.
Montini era stato un eccellente diplomatico in Vaticano, stretto collaboratore di Pio XII, dal quale si separò nel 1954 per andare a ricoprire l’incarico di arcivescovo di Milano. In famiglia nessuno sosteneva la tesi dell’allontanamento dal Vaticano a causa dei dissidi emersi con Pio XII in merito alla politica italiana. In realtà, come ha poi confermato monsignor Rino Fisichella nel suo libro “Ho conosciuto Paolo VI”, Pio XII inviò Montini a Milano proprio per consentirgli di maturare una solida esperienza pastorale, considerando che fino ad allora aveva svolto incarichi esclusivamente all’interno della Segreteria di Stato.
E’ vero che c’erano state divergenze fra Pacelli e il suo collaboratore a causa della troppa vicinanza del futuro Paolo VI alla Democrazia Cristiana e ad Alcide De Gasperi, ma se davvero il trasferimento aveva intenti punitivi, è credibile che Pio XII inviasse Montini a guidare un’arcidiocesi importante, vasta e complessa come quella di Milano?
Ma c’è poi tutto il capitolo su Paolo VI papa, che raccolse l’eredità di Giovanni XXIII e soprattutto il difficile compito di portare avanti il Concilio Vaticano II che tanti, dopo la morte di Roncalli, avrebbero voluto far naufragare. Il pontefice con grande forza e determinazione riprese e proseguì il lavoro del predecessore e riuscì a concludere e ad attuare il Concilio. Ma l’impresa più difficile per Montini, fu sicuramente quella di gestire il post concilio, ed è purtroppo su questa capacità che si è concentrato maggiormente il giudizio degli storici.
Per i conservatori Paolo VI è colpevole di aver fatto entrare il “fumo di Satana” nella Chiesa e aver creato il caos: per i progressisti invece ha finito con il tradire il Concilio, soffocando l’impeto riformatore e riportando indietro la Chiesa soprattutto sui temi della morale sessuale con la pubblicazione dell’ Humanae Vitae, enciclica che ha confermato la dottrina tradizionale sul matrimonio e ha ribadito l’illiceità dell’utilizzo dei metodi contraccettivi, nel momento stesso in cui anche dentro la Chiesa era prevalente la richiesta di un’apertura. Fu accusato di essere comunista dai partiti di destra quando promulgò la Popolorum Progressio che in pratica sembrò legittimare la Teologia della Liberazione e le ragioni delle lotte sociali, e di essere reazionario quando appunto con l’Humanae Vitae stroncò ogni tentativo di legittimare il controllo delle nascite attraverso la contraccezione o peggio ancora l’aborto. I conservatori non gli perdonano di essere stato troppo morbido con i teologi filo modernisti come Rahner e Schillebeeckx e di non essere intervenuto con sufficiente durezza contro il Nuovo catechismo olandese, contribuendo alla diffusione dei molti errori in esso contenuti; i progressisti invece di eccessiva durezza nel punire l’abate Giovanni Franzoni, fino a ridurlo allo stato laicale per il suo impegno in favore della legge sul divorzio, per aver contrastato i tentativi riformatori nella Compagnia di Gesù da parte dell’ex preposto generale Pedro Arrupe, per non aver assecondato i fermenti conciliari, lasciando campo libero ai vescovi conservatori di fermare l’azione dei preti che sulla scia del Concilio sostenevano le ragioni di un ritorno alla radicalità evangelica come don Enzo Mazzi a Firenze.
In realtà Paolo VI ha cercato di coniugare tradizione e rinnovamento, ben consapevole di come non fosse possibile un’interpretazione del Concilio in chiave di rottura della tradizione. Come Ratzinger, De Lubac, Von Balthasar e altri protagonisti del rinnovamento conciliare comprese perfettamente i rischi connessi ad una lettura modernista del Concilio e soprattutto al tentativo di luteranizzare il cattolicesimo seguendo le teorie di Rahner, Kung e dell’italiano Dossetti convinti che il Concilio dovesse rappresentare l’inizio di una nuova era, una sorta di rifondazione della Chiesa su basi nuove e ancorate nella contemporaneità, fino ad adattare il Vangelo stesso allo spirito dei tempi. Come ha giustamente evidenziato più volte il teologo Giovanni Cavalcoli non fu un errore il Concilio, ma il clima ideologico del post concilio e che spinse molti teologi, in testa a tutti Rahner, a deviare da quelli che erano stati gli orientamenti conciliari, favorendo lo sviluppo di un’interpretazione sempre più filo protestante e sempre meno cattolica. Ma non fu colpa di Paolo VI, che cercò di tenere unita la Chiesa, dialogando con tutti, da Lefebvre ai vescovi olandesi, ottenendo dall’uno e dagli altri, la stessa ostilità di segno opposto e contrario.
Certamente quel papa soffrì molto, soffrì l’incomprensione di chi leggeva i suoi pronunciamenti e le sue posizioni con i paraocchi dell’ideologia e nell’ambito dello scontro fra tradizione e modernità, e soffrì soprattutto nel vedere lo spirito conciliare deformato e trasformato spesso in uno strumento di ribellione verso la gerarchia e il primato stesso del papa. Avvertì il peso e la responsabilità di guidare la Chiesa nella tempesta e lo fece con grande umiltà e con il coraggio di chi, per un bene supremo, è costretto ad assumere anche scelte impopolari.
La grandezza di questo papa alla fine stava proprio in quella che tanti storici e teologi hanno invece evidenziato come una sua grande debolezza, ovvero nel cercare sempre la soluzione più giusta agli occhi di Dio e non dell’opinione pubblica, una saggezza scambiata con la paura di cambiare. A lui è stata attribuita la frase: “Ci aspettavamo la primavera ed è arrivata la tempesta” una tempesta che l’ha travolto costringendolo a governare le conseguenze. Una cosa è certa: se il Concilio non è degenerato del tutto travolto dai molti errori interpretativi dei rahneriani il merito è stato anche di Paolo VI e del suo coraggio, al netto degli errori che quel papa ha probabilmente commesso in assoluta buona fede, dimostrando forse poca determinazione nel condannare quegli stessi errori come farà in seguito Giovanni Paolo II, ma resistendo eroicamente alle pressioni interne ed esterne alla Chiesa e ai tentativi di omologare la Chiesa al mondo.
Americo Mascarucci
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4 commenti su “Paolo VI, il Concilio: è Necessario un Giudizio Equilibrato su un Grande Papa. Americo Mascarucci.”
Mi sa che don Luigi Villa si rivolta nella tomba…
Claudio Gazzoli
Signor Luca Bianchi, che lei sia vittima della potenza d’inganno di Satana, al punto di accusare Cristo che nella persona di papa Paolo VI ha guidato in modo infallibile la Sua Chiesa…
Lo dimostra il fatto che lei, anziché riconoscere BXVI ultimo legittimo Vicario di Cristo…..
riconosce “papa” il vicario di satana Prevost e si ostina a far parte parte della chiesa lucifero-massonica progay. 🙈
Ma attraverso Don Stefano Gobbi, la Madonna ai Sacerdoti Suoi figli prediletti così ribadiva nel lontano 10 febbraio 1978.
🌟 Soltanto allora si comprenderà.
«… Ora la Luce ovunque si andrà spegnendo. Coloro che Io ho chiamato si stanno rifugiando nel mio Cuore Immacolato. Qui sarà il luogo ove
ancora potrete vedere; qui il rifugio ove potrete essere raccolti; qui la strada che vi condurrà
a Dio.
◾La TENEBRA scenderà nella CHIESA e diventerà ancora più fitta dopo che la Tua Mamma Celeste avrà raccolto l’anima del Mio primo figlio prediletto, IL PAPA PAOLO VI, CHE SULLA CROCE STA
CONSUMANDO IL SUO ESTREMO SACRIFICIO.
◾Finché vivrà, per il suo doloroso martirio, Io potrò ancora trattenere il braccio della Giustizia di Dio.
◾Dopo la sua morte invece tutto precipiterà.
La Chiesa sarà come sommersa dall’errore che verrà accolto e propagato e così giungerà al culmine l’apostasia che già da ora si diffonde a macchia d’olio.
Saranno colpiti i Pastori e il gregge a loro affidato; per un momento il Signore permetterà che
la Chiesa sia come da Lui “ABBANDONATA”.
La TENEBRA si addenserà sul mondo, che giungerà all’estremo della sua perversione.
Quanto più si pervertirà, tanto più procederà con ostinazione sulla strada della ribellione a Dio, dell’IDOLATRIA, della bestemmia e dell’empietà.
Così si attirerà da se stesso quanto la divina GIUSTIZIA ha decretato per la sua totale purificazione con la tenebra, con il fuoco e con il sangue.
Sarà il momento dei martiri che, in gran numero, verseranno il loro sangue, e dei rimasti che
invidieranno coloro che vedranno perseguitati e uccisi.
Soltanto allora si comprenderà tutto quanto Io ho fatto per voi».
Non si può parlare di Paolo VI senza aver letto con attenzione questo breve articolo.
Davvero ILLUMINANTE sul personaggio!
https://www.radiospada.org/2021/10/quel-paolo-vi-segreto-che-faceva-paura-a-jean-guitton/
Paolo VI un “grande Papa”?
Follia.
Paolo VI “santo”?
Ciò fa dubitare della infallibilità delle canonizzazioni pontificie.
In realtà fu un Papa debole, depresso, scosso dai dubbi e dai sensi di colpa. Grandi le sue responsabilità sia per atti che per omissioni. Basti vedere come concluse il Concilio.
Non è questione di giudizio conservatore o progressista, parlano da sé i fatti, registrati dalla storia. Mascarucci comunque può tenersi la sua opinione, motivata dal fatto che ha l’onore di essere nipote del medico personale di Montini.
Io non ho questo onore ma ero bambino in tempi paolosesteschi, e già – per quel poco che sapevo e potevo capire – mi risultava odioso e lontano dalla immagine di un vero Papa. Esultai dunque quando, dopo la brevissima parentesi lucianesca, venne eletto Giovanni Paolo II, un vero uomo, tutto d’un pezzo, avvezzo a combattere i comunisti.
Fin qui i gusti personali, ma poi si prendano in considerazione i fatti, non interpretati con gli occhiali dalle lenti rosa…