Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sull’ennesimo attacco portato verso Maria Goretti, questa volta ad opera di teologhe tedesche…cattoliche, dicono. Buona lettura e diffusione.
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Lo ammetto, non mi ha affatto stupito la presa di posizione delle teologhe tedesche Philippa Haase, Judith König e Ute Leimgruber su Santa Maria Goretti. Non mi ha stupito la loro richiesta di rimettere in discussione il concetto di Maria Goretti come “martire della purezza” e “martire della verginità”, perché in fondo è la prova provata di come ormai non c’è più limite alla dittatura del politicamente corretto.
Perché Maria Goretti farebbe passare un messaggio sbagliato, ovvero che la vittima di uno stupro deve resistere fino alla morte per difendere l’inviolabilità del proprio corpo e se non lo fa sbaglia, commette peccato dovendosi poi sentire in colpa per non aver resistito. E cosa ancora più grave sta nel fatto che Maria Goretti il suo stupratore, che vistosi respinto l’ha uccisa, Alessandro Serenelli, lo ha pure perdonato quasi a voler giustificare l’istinto maschilista e comunicare alle donne di oggi che devono comprendere e perdonare l’uomo, che in fondo risponde ad un istinto sessuale spesso difficile da controllare o reprimere. Follia alla stato puro.
Non è la prima volta che si tenta di mettere in discussione la santità di Maria Goretti. Ci provò molti anni fa Giordano Bruno Guerri raccontando di come la vicenda del tentato stupro da parte di Serenelli e l’uccisione della ragazza, fosse il prodotto della miseria in cui versavano le famiglie dei protagonisti, e di come in Maria Goretti non ci fosse alcuna effettiva traccia di santità, ma soltanto l’ignoranza di una ragazzina allevata nelle paure religiose dell’epoca e in una concezione del peccato tipico proprio delle comunità rurali, dove imperversavano analfabetismo e superstizione fondata sulla paura del diavolo e dell’inferno.
Fu dura all’epoca la reazione della Chiesa, che smontò totalmente la narrazione di Guerri. Oggi l’attacco arriva da tre teologhe che sembrano più imbevute di ideologia femminista che di cristianesimo. Perché Maria Goretti dovrebbe essere un esempio negativo per le ragazze di oggi? Lei ha preferito morire piuttosto che perdere la purezza e questo, piaccia o no, è senza ombra di dubbio un gesto di grande eroismo, in una vita comunque che già aveva manifestato segnali di profonda fede e devozione.
Maria Goretti era “innamorata” di Gesù al punto da desiderare ardentemente l’incontro con lui ricevendo la prima comunione. Si spendeva con grande spirito cristiano per aiutare gli altri, si prendeva cura della mamma e dei fratellini dopo la morte del padre, divideva quel poco che aveva con i bisognosi, e di fronte alle difficoltà che la famiglia quotidianamente incontrava non si perdeva d’animo ma invitava ad affidarsi al Signore con fiducia. Quindi il suo desiderio di difendere la propria verginità è stato il tragico epilogo di una breve vita vissuta con grande coerenza cristiana.
Una coerenza che naturalmente non poteva che prevedere anche il perdono per il suo assassino, un perdono che ha poi portato al rimorso e alla conversione del Serenelli. Quindi, di cosa parlano le tre teologhe? Dove sarebbe il messaggio sbagliato? Nel fatto che Maria Goretti abbia preferito il martirio alla violenza sessuale che le avrebbe fatto perdere la purezza? Ma allora tutti i martiri sarebbero esempi negativi nel momento in cui invitano a mettere la propria vita al servizio del Vangelo e a morire per testimoniare e difendere la propria fede. Peccato che la santità si conquisti proprio andando contro il politicamente corretto, l’omologazione culturale, andando controcorrente rispetto alle ideologie dominanti. Ovvero testimoniando con la propria vita l’amore e la fedeltà a Cristo e al Vangelo, nei contesti più ostili e pericolosi.
Forse la santità dei monaci di Tibhirine è negativa perché farebbe sentire in colpa quei religiosi che magari, in contesti pericolosi, preferiscono mettersi in salvo invece di restare al loro posto e rischiare il martirio come hanno fatto i frati trappisti sequestrati in Algeria dai fondamentalisti islamici e decapitati? Maria Goretti dunque non avrebbe dovuto resistere al suo aggressore, (ma la resistenza non è proprio la massima forma di ribellione contro tutto ciò che riteniamo ingiusto e che quindi ci rifiutiamo di assecondare?) e soprattutto non avrebbe dovuto farlo con l’intento di difendere la propria purezza (ma questo non vuol dire difendere la dignità della donna?).
Poi il gesto del perdono è proprio il massimo grado della santità ed è normale che ciò risulti assurdo secondo il pensiero odierno: perdono inteso come sentimento opposto alla vendetta, ma che non può e non deve sottrarre il colpevole alla giustizia, come dimostra la vicenda stessa di Serenelli che è finito in carcere, è stato condannato per l’omicidio e ha scontato la pena per il crimine commesso. Ma quando è uscito di galera era un uomo diverso, che grazie al perdono di Maria Goretti, ha poi concluso cristianamente la propria esistenza. Tutto ciò è straordinariamente cristiano ma politicamente scorretto, in un mondo in cui oggi la santità è quanto di più lontano possa esistere dal pensiero contemporaneo.
Ed è ovvio che l’esempio di Maria Goretti possa dare molto fastidio. Ciò che è inaccettabile è che certe riletture arrivino da parte di teologhe che sembrano più interessate a piegare la fede alle ideologie laiciste e mondialiste e al pensiero unico che a riaffermare l’unicità e la scomodità di essere cristiani nel mondo moderno. Ma come detto non stupisce che ancora una volta certe posizioni abbiano come epicentro quella Germania dove la gerarchia ai massimi livelli è impegnata nell’opera di luteranizzazione del cattolicesimo, attraverso un percorso sinodale che assomiglia ogni giorno di più ad un cavallo di Troia costruito per demolire la Chiesa dall’interno e rileggere il Vangelo in chiave modernista e protestante.
Ci conforta sapere che papa Leone, a differenza di Francesco, è molto attento alle posizioni critiche che si stanno muovendo contro i tentativi riformatori del Sinodo, con l’auspicio che anche questa infelice uscita delle suddette teologhe, lo convinca a correggere un percorso molto pericoloso sfuggito di mano al suo predecessore e che è ora più che mai necessario ricondurre sul giusto binario.
Americo Mascarucci
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3 commenti su “L’Ennesimo Attacco a Maria Goretti. Tre Teologhe Tedesche. Ci Stupiamo? Americo Mascarucci.”
Ottimo articolo.
Giusto ribellarsi e difendere la propria vita ed integrità morale e fisica quando minacciata ed attaccata, giusto perdonare il peccatore pentito, che tra l’altro poi diventò santo.
Il perdono crea Luce, la Luce più potente dell’amore, l’uomo è stato creato simile a Dio, Dio è amore, presso di Lui vi è la Misericordia, e la Giustizia e la Misericordia spetta a Dio, ma la misericordia è anche un Dono un privileggio che spetta anche all’uomo quando quando è un altro a chiedere perDono.
Santa Maria Goretti non si tocca! E nemmeno Santa Caterina che protesse santa Giovanna D’arco, e Sant’Agata! Si vergognino i pseudoteologi e le pseudoteologhe.
Non è la prima volta che la dottrina dell’attuale falsa chiesa ai vertici, tenta di mettere in discussione fin’anche la Santità di Maria SS. fin dal Suo concepimento..
Ci provò il 21-12-2018 il signor Bergoglio, quando proferi quella gravissima “ERESIA-BESTEMMIA” durante l’udienza Vaticana in sala Paolo VI, affermando che anche LA MADONNA NON È NATA SANTA!
E perciò, non solo ha negato pubblicamente il DOGMA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA ma, di conseguenza, anche il DOGMA DELLA DIVINITÀ DI SUO FIGLIO E NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO.
https://youtu.be/TG-qeDMie18?si=SguqL3mI7-rv4wM4
E manco è stato difficile per il suo successore Prevost riuscire a continuare a travestirsi da papa, pur NON SMONTANDO MAI tali bestemmie…
https://youtu.be/5fPyn_imYAg?si=d_gHHgVTO5Y68aih
E come sappiamo, non stupisce che certe posizioni della loro chiesa sinodale, abbiano tutt’oggi come epicentro quella Germania guidata dal Card. REINHARD MARX membro della Mafia S. Gallo, dove la gerarchia ai massimi livelli è impegnata nell’opera di LUTERANIZZAZIONE del cattolicesimo, attraverso un percorso sinodale che intende demolire la Chiesa dall’interno rileggendo il Vangelo in chiave protestante.
Solo un esempio recente:
La chiesa di Torino che accoglie sacerdoti scismatici protestanti per celebrare l’eucaristia invalida e sacrilega secondo il CULTO LUTERANO 🤬
– INFOVATICANA https://share.google/g5rBmXfUJGqGRlpOy
https://youtu.be/O6rDh-l4fv8?si=Gekn-WbfBoLTzykL
Ma si rendono conto gli una cum antipapa Prevost, che di questo “abominio” ne risponderanno tutti, siano essi modernisti che tradizionalisti?
Comprendo la preoccupazione di evitare che una donna vittima di violenza possa sentirsi colpevole per non essere riuscita a resistere al proprio aggressore. Ma proprio su questo la Chiesa è sempre stata chiarissima: chi subisce una violenza non commette alcun peccato e non perde la propria dignità.
Proprio per questo ritengo un errore mettere in discussione il titolo di martire della purezza attribuito a santa Maria Goretti. La Chiesa non l’ha mai proclamata martire per affermare che la verginità valga più della vita o per giudicare chi, vittima di una violenza, non abbia potuto opporsi. L’ha riconosciuta martire perché, sostenuta dalla grazia di Dio, scelse liberamente di rimanere fedele a Cristo fino al dono della vita. Il suo martirio non è un’accusa contro altre vittime, ma il riconoscimento di una testimonianza eroica.
Maria Goretti, inoltre, non è stata canonizzata solo per quel gesto estremo, ma per l’insieme delle sue virtù: la fede, la carità, la purezza vissuta come dono a Cristo, la fortezza e il perdono concesso al suo assassino. Anche quel perdono non significò giustificare il delitto, tanto è vero che Alessandro Serenelli fu processato e condannato; significò invece vivere fino in fondo il Vangelo, aprendo la strada alla sua conversione.
Il vero rischio, oggi, è quello di giudicare i santi con le categorie culturali del nostro tempo. Ma la santità non consiste nell’adeguarsi alla mentalità dominante: consiste nel seguire Cristo fino in fondo, anche quando questo appare incomprensibile al mondo. Maria Goretti non fa sentire in colpa le vittime della violenza; continua semplicemente a ricordarci che il Vangelo può condurre a un eroismo e a un perdono che superano ogni logica umana. Togliere o ridimensionare il suo martirio per evitare possibili fraintendimenti non aiuterebbe le vittime, ma finirebbe per impoverire una delle testimonianze più luminose della santità cristiana.