Vescovi e Scomuniche. Dove Hanno Sbagliato i Lefebvriani. Americo Mascarucci.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione questo commento sulle recenti vicende lefebvriane. Buona lettura e diffusione.

§§§

 

La vicenda della scomunica della Fraternità San Pio X comminata da papa Leone XIV in seguito alle consacrazioni episcopali da parte dei lefebvriani, ha scatenato un dibattito che non sembra destinato a placarsi.

Tutti abbiamo sperato in una risoluzione positiva della vicenda che purtroppo non c’è stata.

I lefebvriani purtroppo hanno sbagliato sin dall’ inizio. Se davvero volevano mantenere la comunione con il papa e la Chiesa avrebbero dovuto tentare un approccio diverso.

Ribadire obbedienza a Leone e poi aprire il dialogo sulle consacrazioni, cercando una mediazione con il Vaticano e lavorando con umiltà per ottenere il riconoscimento del loro stato di necessità, con pazienza, prudenza e obbedienza.

Non è stato né corretto, né  tantomeno saggio, aver annunciato la nomina di nuovi vescovi per poi dirsi disponibili al confronto con la Santa Sede, quasi mettendo il papa di fronte al fatto compiuto e spingendolo ad accettare una decisione già assunta. E qui dispiace, ma non c’ azzecca nulla il paragone con la “papessa” anglicana.

Accusare Leone di aver ricevuto con tutti gli onori l’ arcivescovessa di Canterbury e di non aver invece voluto incontrare i lefebvriani non ha senso.

Personalmente non stimo la signora in questione e mi ha dato molto fastidio vederla in San Pietro, soprattutto perché è stata eletta dai settori più progressisti della Chiesa d’ Inghilterra e le sue posizioni sono molto lontane dalla tradizione cattolica.

Gli stessi anglicani conservatori sono molto critici con le sue posizioni fortemente laiciste e mondialiste, e c’è stato chi ha evidenziato come questa nomina comprometta la possibilità di un positivo dialogo fra cattolici e anglicani.

Ma gli anglicani non sono in comunione con Roma, perché la comunione con il Papa si è rotta con lo scisma di Enrico VIII e di Elisabetta I. La  “papessa” d’Inghilterra non fa parte della Chiesa e non è tenuta all’ obbedienza verso il Santo padre.

Si può discutere sull’opportunità o meno dell’ incontro, ma questo rientra nell’ ambito del dialogo interreligioso in corso da anni e rivolto a favorire l’unità dei cristiani. Dialogo che a me sinceramente non entusiasma e mi trova in parte scettico perché, pur essendo devotissimo a San Giovanni Paolo II, non sono stato mai un fan dei raduni di Assisi, al pari del compianto cardinale Giacomo Biffi e di don Gianni Baget Bozzo (questo per dire che si può amare un papa senza condividere necessariamente tutto del suo pontificato).

I lefebvriani invece ambiscono a fare parte della Chiesa cattolica, hanno chiesto a più riprese di essere riammessi giurando obbedienza al papa e ottenendo da Benedetto XVI la revoca della scomunica per i vescovi consacrati illecitamente da Lefebvre nel 1988.

Proprio in obbedienza al papa avrebbero dovuto condividere un percorso, cercare un dialogo ed una piena riconciliazione, e non avrebbero dovuto forzare la mano sulle consacrazioni episcopali, obbligando Leone a procedere con l’inevitabile scomunica, proprio come fece Wojtyla con Lefebvre.

È stato così tradito anche il grande gesto compiuto da Benedetto XVI che oggi purtroppo tanti nel campo progressista stanno accusando di aver sbagliato nel dar loro fiducia, di fronte al rifiuto di condividere i documenti del Concilio Vaticano II e di disobbedienza al papa. Leone, ricevendo l’arcivescovessa inglese, non ha riconosciuto giuste e valide le posizione degli anglicani, ha soltanto portato avanti un dialogo iniziato e proseguito dai suoi predecessori, da Giovanni XXIII a Francesco, e che punta a fare prevalere gli elementi di unità e condivisione  rispetto alle tante divergenze.

Ma la Chiesa resta cattolica mentre gli anglicani ne restano fuori. Piegarsi ai desiderata dei lefebvriani, e magari assecondare le consacrazioni, avrebbe certamente scongiurato la rottura ma avrebbe messo pesantemente in discussione il primato del romano pontefice sulla nomina dei vescovi, che non può avvenire senza imprimatur papale. Non lo ha permesso San Giovanni Paolo II con Lefebvre e non poteva permetterlo oggi Leone XIV. La ricerca dell’ unità nella Chiesa non può giustificare la messa in discussione dell’ autorità del papa quale successore di Pietro e capo supremo dell’ episcopato. Purtroppo i lefebvriani, dopo aver vanificato gli sforzi di Benedetto XVI ostinandosi nel rifiuto ideologico del Concilio nonostante le positive evoluzioni e le correzioni operate da Wojtyla e Ratzinger contro le interpretazioni e le deformazioni rahneriane, hanno oggi buttato al vento la possibilità di una ritrovata unità con un papa che sta riportando Cristo al centro del suo pontificato. Non si tratta di essere conservatori e progressisti, ma come ha giustamente detto il cardinale Muller ( non certo un nostalgico bergogliano) di restare cattolici. Ma questo può soltanto avvenire rispettando l’ autorità del papa e restando in comunione con lui, evitando un tradizionalismo ideologico molto lontano dall’ amore per la tradizione.

10 commenti su “Vescovi e Scomuniche. Dove Hanno Sbagliato i Lefebvriani. Americo Mascarucci.”

  1. Ottima riflessione di don Brogi, vero sacerdote di S. Romana Chiesa perché fedele a Cristo e al Suo ultimo legittimo Vicario BXVI:
    https://youtu.be/2CSlRBDrFVw?is=dgOLHiRwV3xhHND3

    E che siano SCISMATICI = FUORI DELLA CHIESA non solo i sacerdoti della FSSPX ma anche tutti quelli che si rifiutano ostinatamente di riconoscere BXVI ultimo papa stabilito da Cristo che mai ha revocato il Munus Petrino.. (invalidando le elezioni di Bergoglio e del suo successore Prevost) lo ribadisce papa S. Pio X nel suo Catechismo Maggiore al n. 230. Chi sono gli SCISMATICI ?

    ▪️Gli scismatici sono i cristiani che, pur non negando esplicitamente alcun dogma, SI SEPARANO volontariamente dalla Chiesa di Gesù Cristo, ossia DAI LEGITTIMI PASTORI.

  2. Relativo all´argomento (pensieri composti velocemente non formulati facendomi assistere da alcuna IA, per cui in caso di domande, vanno da me precisati).

    Leggo:

    “Eravamo tutti bagnati fradici ma nessuno si è mosso fino al termine della lunghissima cerimonia. Riferisco solo un particolare che mi ha colpito quando è scoppiata la tempesta. Si era al momento della Transustanziazione quando un fulmine violento ha squarciato il cielo. A me ha ricordato lo squarcio del velo del Tempio, al momento del grido di morte del nostro Salvatore e Signore. Non sembri esagerato questo paragone, ma mi è parso come il segno che voleva ricordarci in modo impressionante ed evidente che quello che si stava celebrando in quel momento era proprio il sacrificio incruento del Golgota.”

    https://www.aldomariavalli.it/2026/07/02/dal-nostro-inviato-a-econe-ho-visto-un-popolo-fedele-e-felice-desideroso-di-amare-cristo-e-la-chiesa/ leggo:

    E subito mi sono ricordato di quanto scritto della Valtorta in occasione della nascita di Maria, la Corredentrice del genere umano (L´Evangelo come mi è stato rivelato – Libro I Capitolo V):

    “Per quanto l’orto sia ombroso, pure l’aria vi è rovente, pesante. Un’aria da tagliarsi come
    una pasta molle e calda, tanto è densa, sotto uno spietato cielo di un azzurro che la polvere
    sospesa negli spazi fa lievemente fosco. Da molto deve esservi siccità, perché la terra, dove
    non è irrigata, è letteralmente ridotta a polvere finissima e quasi bianca.
    …..
    Si affrettano perché le nubi, spinte da un vento alto, galoppano e crescono per il cielo, e la
    pianura si fa scura e rabbrividisce per un avviso di temporale. Quando giungono alla soglia di
    casa, un primo lampo livido solca il cielo e il rumore del primo tuono pare il rullare di un’enorme grancassa che si mesca all’arpeggio delle prime gocce sulle foglie arse. Entrano tutti e Anna si ritira, mentre Gioacchino, raggiunto dai garzoni, parla, sulla porta, di questa tanto attesaacqua, che è benedizione per la terra sitibonda. Ma la gioia si muta in timore, perché viene un temporale violentissimo con fulmini e nubi cariche di grandine.
    «Se la nube rompe, l’uva e le ulive saranno frante come da mola. Miseri noi!».
    Un’altra ansia ha poi Gioacchino, per la sposa a cui è giunta l’ora di dare alla luce il figlio. La
    parente lo rassicura che Anna non soffre affatto. Ma egli è in orgasmo, e ogni volta che la pa-
    rente o altre donne, fra cui la mamma di Alfeo, escono dalla stanza di Anna per poi tornarvi
    con acqua calda e bacili e lini asciugati alla fiamma, che splende ilare sul focolare centrale in
    un’ampia cucina, va e chiede, e non si placa per le loro rassicurazioni. Anche l’assenza di gridi
    da parte di Anna lo preoccupa. Dice: «Io sono uomo e non ho mai visto partorire. Ma mi ricordo d’aver sentito dire che l’assenza di doglie è fatale…»
    Viene la sera, anticipata dalla furia temporalesca che è violentissima. Acqua torrenziale,
    vento, fulmini, vi è di tutto, meno la grandine che è andata ad abbattersi altrove.
    Uno dei garzoni nota questa violenza e dice: «Sembra che Satana sia uscito coi suoi demoni
    dalla Geenna. Guarda che nubi nere! Senti che fiato di zolfo è nell’aria, e fischi e sibili e voci di lamento e maledizione. Se è lui, è furente questa sera!».
    L’altro garzone ride e dice: «Gli sarà sfuggita una grande preda, oppure Michele lo ha per-
    cosso con nuova folgore di Dio, e lui ne ha corna e coda mozze e arse».
    Passa di corsa una donna e grida: «Gioacchino! Sta per nascere! E tutto fu svelto e felice!»
    e scompare con un’anforetta fra le mani.
    Il temporale cade di colpo, dopo un ultimo fulmine così violento che sbatte contro le pareti i
    tre uomini; e sul davanti della casa, nel suolo dell’orto, resta a suo ricordo una buca nera e
    fumante. E mentre un vagito, che pare il lamento di una tortorina che per la prima volta non
    pigoli più ma tubi, viene da oltre la porta di Anna, un enorme arcobaleno stende la sua fascia a semicerchio su tutta l’ampiezza del cielo.”

    Mio commento:

    da un cielo sereno in entrambi i casi (Gerusalemme e Acone) si passa ad una tempesta/acquazone e poi di nuovo al cielo tranquillo.
    In entrambi i casi il fulmine avviene in uno dei momenti più significativi del rispettivo avvenimento: il momento della nascita di Maria Corredentrice e nell´esatto momento della Transustanziazione. Ma mentre nel primo caso il fulmine cade a terra rivelando così chi sia stato l´artefice, nel secondo caso il fulmine non si abbatte a terra dove stanno i partecipanti ma squarcia solo il cielo.
    Per cui si apre l´interrogativo: se si ammette che sia stato un evento soprannaturale chi potrà essere mai stato l´autore?
    Io a differenza del sig. Avanzini do un`altra interpretazione di quanto lui ha assistito ad Acone: è mio parere che l´autore di tale temporale, fulmine compreso, non sia stato Dio ma la stessa Persona che scatenò l´acquazzone duemila annni fa in occasione della nascita di Maria, e cioè il Diavolo.
    E questo perchè, secondo me, il Diavolo non ha potuto trattenere la sua rabbia per il fatto di non aver potuto impedire la continuità della Chiesa cattolica, fondata da Cristo ed affidata originariamente a Pietro, nella Fraternità di San Pio X; esprimo la mia supposizione in altre parole e cioè che il piano satanico che prevedeva la morte della Fraternità di Pio X attraverso la mancanza di nuovi sacerdoti fedeli alla Tradizione è fallita miseramente grazie alla determinazione di mons. Lefevre prima e di don Pagliarani ora, di servire prima Dio e poi gli uomini.
    Quindi ben dice secondo me il sig. Avanzini che è possibile che abbia assistito ad una sorta “squarcio del velo del tempio”, avvenuta simbolicamente in altra maniera. Solo che per me l´autore del fulmine non è stato Dio ma è il Diavolo
    E questo perchè faccio questa considerazione: nel caso che l´autore fosse stato Dio perchè fortemente contrario all´ordinazione dei sacerdoti e quindi ad un atto che ha rotto l´unità cattolica, Questi non avrebbe avuto nessuna difficoltà ad abbattere il suo fulmine fra i partecipanti con tanto di feriti e forse morti. Così ha fatto, secondo me, infatti nel caso del giorno dell´elezione di papa Francesco quando un fulmine ha colpito la cupola di San Pietro. E nel caso di Acone, se ciò fosse avvenuto, il messaggio sarebbe stato chiarissimo (del tipo): “State sbagliando … tornate indietro”.
    Ma se invece Dio non ha fatto questo, allora vi è da presumere che era d´accordo. E quindi Lui si è certamente attivato ma la sua azione è stata, secondo me, quella di impedire che il Diavolo facesse cadere la sua ira sui partecipanti: per questo il fulmine si è perso nel cielo: Dio stesso ha impedito che fosse diversamente.
    E se tutto questo è spiritualmente pausibile … infatti non mi aspetto assolutamente che qualche campione del pensiero spirituale orizzontale che pontifica in SC lo capisca minimamente, il velo inconsutile di Gesù di cui ha parlato papa Leone, è sì stato rotto ma secondo me, il responsabile di tale strappo per Dio, è stato proprio lui e il suo Prefetto per la Fede. E questo perché egli non ha voluto cedere alle fraterne suppliche della Fraternità Pio X di ritornare alla Tradizione così come Cristo l´ha voluta intoccata per i quasi primi due millenni, ma ha preferito pronunciare un: “Mi dispiace. Ma noi dobbiamo andare avanti”.

    Per cui a seguito di queste considerazioni la domanda che mi pongo è: “Nel giorno del Sacro Cuore di Gesù, Dio ci ha forse fatto capire di aver rigettato la chiesa di Roma così come si è trasformata oggi e ha ribadito la Sua incondizionata benevolenza alla Chiesa Tradizionale di cui attualmente la manifestazione più vicina e visibile è proprio la Fraternità di Pio X?”
    Ad ognuno la propria risposta.

  3. Don Pietro Paolo

    Condivido pienamente la riflessione di Americo Mascarucci.

    Aggiungerei però una domanda che finora è rimasta senza risposta.

    Chi ha scelto i quattro nuovi vescovi della Fraternità San Pio X? Con quale autorità? E secondo quale criterio?

    Se è stato don Davide Pagliarani, da dove gli viene il potere di designare dei successori degli Apostoli contro l’esplicita volontà del Papa? Ha ricevuto una rivelazione privata? Un mandato speciale? Oppure basta ritenersi in uno “stato di necessità” per attribuirsi prerogative che nella Chiesa spettano al Romano Pontefice?

    Se questo principio fosse valido, chiunque potrebbe scegliersi i propri vescovi e dichiararsi custode della vera Tradizione. E allora, con quale coerenza si criticano esperienze come quella di Minutella, che pure rivendica un’autorità straordinaria per giustificare le proprie scelte? Cambiano i protagonisti, ma la logica rischia di essere la stessa: sostituire all’autorità della Chiesa il proprio convincimento personale.

    La Tradizione non consiste nel decidere autonomamente ciò che è bene per la Chiesa, ma nel custodire la comunione con il Successore di Pietro. Altrimenti non è più la Tradizione a guidare le scelte, ma sono le proprie scelte a pretendere di giudicare la Chiesa.

    Resta poi un’ultima domanda, forse la più importante. Una volta consacrati, a chi obbediranno concretamente questi quattro vescovi? Al Romano Pontefice, che ha espressamente proibito quelle consacrazioni, oppure a don Pagliarani, che le ha volute?

    Nel rito di consacrazione hanno professato l’obbedienza al Papa. Ma l’obbedienza non si misura dalle formule pronunciate: si verifica nei fatti. Se un domani dovesse sorgere un contrasto tra le disposizioni del Papa e quelle del Superiore della Fraternità, quale autorità prevarrà?

    È questa la domanda che nessuno, finora, ha davvero affrontato.

    1. “Se un domani dovesse sorgere un contrasto tra le disposizioni del Papa e quelle del Superiore della Fraternità, quale autorità prevarrà?”

      Domanda retorica o inutile. La risposta è già stata data con le consacrazioni. Obbediscono a don Pagliarani, un semplice prete, il che è già di per sé un fatto che confligge con la Tradizione. E in futuro faranno lo stesso, a meno di non fuoriuscire dalla Fraternità per ritornare a Roma oppure per raggiungere gruppi più radicali della San Pio X. Oppure a meno che non ne vengano buttati fuori, come successo a Mons. Williamson…
      Ma entrambe le possibilità sono alquanto remote. Don Pagliarani è stato ben attento a scegliere quattro candidati dalla personalità debole, scodinzolante, in modo da prevenire defezioni, alzate d’ingegno e dissensi interni.
      Può anche darsi che abbiano dovuto firmare un “contratto” che li lega alla Fraternità a vita, con clausole che impediscano loro di esprimere pubblicamente opinioni contrarie alla linea ufficiale della Fraternità.

    1. Don Pietro Paolo

      Pietro è rimasto papà anche quando Gesù lo ha chiamato satana perché la pensava come gli uomini. Non gli ha ritirato il primato

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