Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, il nostro Matto, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni che prendono spunto e pretesto da quell’elemento incredibile e stupendo che il mare. Buona lettura e meditazione.
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UN SALTO NEL MARE
Lama Ole Nydahl: «Ogni atomo che vibra dentro di te è in connessione con ogni atomo che vibra dentro di me. Siamo l’oceano di una mente collettiva, anche se esistono molte onde e correnti all’interno di questo oceano. Lo spazio libero della mia mente e lo spazio libero della tua mente sono perfettamente uguali. Loro stessi sono l’oceano. Quando te ne accorgerai, sarai libero».
E se la Verità che libera secondo che dice Cristo combaciasse con l’accorgersi di cui dice il Lama? La Coscienza onnicomprensiva non è la Coscienza Cristica che trascende infinitamente religioni, dottrine e diritti canonici?
camminarenelsole.com: «Il Cristo è una coscienza, è il Tutto, è il modo di vedere la Vita e il mondo con gli occhi di Dio, come se in quello stato di coscienza la personalità individuale non esistesse più; o meglio, la personalità al completo servizio del Tutto, cioè di Dio».
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Dal Post Longebility * (Facebook) traggo sia l’immagine di un’eloquenza straordinaria sia il testo che propongo qui appresso quale appendice ai miei due articoli di Ottobre 2025 intitolati Nulla può darsi fuori della coscienza.
* «Longebility è l’abilità di vivere bene una vita lunga, sana, saggia e felice. Non riguarda solo l’allungare gli anni di vita, ma il dare qualità, senso e pienezza ad ogni giorno che viviamo. È un modo di pensare, di agire e di essere che nasce prima di tutto nella mente». (longebility.com/coaching).
L’argomento, indipendentemente da religione o ateismo, riguarda ogni essere umano, poiché ogni essere umano è dotato di consapevolezza, cioè dell’acqua di mare nel contenitore, ma, ancorchè non lo sospetti, anche e soprattutto di coscienza, cioè dell’acqua del mare nel quale il contenitore è immerso e dalla quale è riempito. È opportuno ribadire: ogni essere umano è in primo luogo coscienza e, soltanto di conseguenza, consapevolezza; sennonchè (a)normalmente s’inverte il rapporto credendo che la preminenza spetti alla consapevolezza che è personale e soggettiva. Nella sua onnicomprensività e come mostra l’immagine, il mare della coscienza è comune a tutti gli esseri umani, quindi unitivo, ed eccede infinitamente – rendendoli possibili – i contenitori delle singole consapevolezze.
Premessa riguardo all’immagine proposta:
– per “mare” o “coscienza onnicomprensiva” s’intende l’ambiente universale avvolgente l’esistente, o, se si vuole, lo specchio in cui l’esistente si riflette venedo alla luce con distinzione ma senza separazione, quindi secondo il principio olistico per quale tutti i particolari, compresi gli esseri umani, sono interconnessi;
– per “contenitore” o “livello di consapevolezza” s’intende la porzione della coscienza personale, ovvero di “acqua” in cui fluttuano nozioni di varia specie che contribuiscono ad “accreditare” il contenitore, cioè la consapevolezza personale del singolo, ciò comportando, da parte del medesimo, non solo la dimenticanza del “mare”, ma il considerarsi esclusivo e quindi con la certezza della verità del proprio limitato contenuto, ovvero della propria limitata forma mentis.
Ma ora passiamo al testo.
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«Il mare è già lì.
La vera domanda è: quanto sei disposto ad accoglierlo?
COSCIENZA e CONSAPEVOLEZZA: due parole, una grande differenza.
Viviamo sempre immersi nella coscienza. Che tu sia una pietra, una formica, un asino o un essere umano, la coscienza è sempre presente. La differenza non è se c’è coscienza. La differenza è quanta coscienza siamo in grado di contenere e riconoscere. Qui entra in gioco la consapevolezza. Immagina la coscienza come il mare: immenso, infinito, sempre presente.La consapevolezza, invece, è come un contenitore. È ciò che ci permette di accorgerci di una parte di quel mare.
– Una pietra è immersa nella coscienza, ma non ne è consapevole. – Una formica ha un livello minimo di consapevolezza. – Un animale ne ha uno più ampio. – Un essere umano ha il potenziale di un contenitore molto più grande.
Compito fondamentale: INGRANDIRE IL CONTENITORE.
Ma attenzione: il potenziale non è automatico. Molti esseri umani vivono con un contenitore piccolo, spesso più limitato di quanto credano. Vivono im automatico, identificati con il corpo, i pensieri, le abitudini, le paure. Espandere la consapevolezza significa:
– comprendere meglio chi siamo, – smettere si identificarci solo con il corpo, – vivere con più lucidità, senso, libertà e pienezza, – evolvere come esseri umani, non solo “invecchiare”.
Longebility non è vivere più a lungo. È vivere a un livello di coscienza più alto».
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L’immagine e il brano mi danno lo spunto per notare che – e qui parlo in seguito alla mia personalissima esperienza – «un livello di coscienza più alto» resta pur sempre limitato se, per quanto lo si possa ingrandire, lo si realizza nel contenitore della consapevolezza personale, che proprio in quanto contenitore cm gà considerato, costituisce una forma e quindi un limite.
Per quanto i rispettivi contenitori di un rozzo ignorante e di un raffinato acculturato possano essere di notevole differenza riguardo all’ampiezza e contenuti, entrambi costituiscono pur sempre un limite. L’acqua che è nel contenitore è la medesima del mare, ma il contenitore è saturato e personalizzato dai contenuti che lo riempiono, costringendolo, lo si ribadisce ancora, in una forma e quindi in un limite.
Proverbio zen: «La conoscenza è imparare qualcosa ogni giorno. La saggezza è lasciar andare qualcosa ogni giorno».
Proverbio giapponese: «Una rana in un pozzo non ha conoscenza del grande oceano».
Pertanto, più che continuare a stipare il contenitore aumentando la conoscenza, cioè la consapevolezza personale, anzi personalistica, che così diventa sempre più fondamentalista e perciò sempre più limitata, è (sarebbe) opportuno, a mio avviso, uscire dal contenitore spiccando UN SALTO NEL MARE, cioè nella Coscienza. Che in ogni caso è già lì.
Per Marina Cvetaeva, in Preghiera al mare, l’oceano diventa quasi un’immagine dell’Assoluto terapeutico: «Il mio dolore infantile assopisci, sana, dissolvi».
Il mare comune e unitivo è la Coscienza Cristica cui è intimamente connessa la Coscienza Mariana, mentre il contenitore è la consapevolezza del Cristiano indottrinato, legittima ma limitata (e perciò conflittuale). È possibile tentare il SALTO APOFATICO dal contenitore della consapevolezza finita al Mare della Coscienza Infinita, ove singolarità e pluralità si amalgamano nell’«ut unum sint».
Salto apofatico, ovvero l’uscita da sé, l’evangelico rinnegamento di sé, che troviamo ancora in Marina Cvetaeva: «Io, la pagina per la tua penna. / Tutto ricevo. Io, una pagina bianca. / Io coltiverò e farò rendere in centuplo. / Io, la campagna, la terra nera. / Tu per me, il raggio e l’umida della pioggia. / Tu il Signore e Padrone / e io, terra nera e carta bianca».
Ancora il potere terapeutico del mare in Nikola Tesla: «Quando l’anima diventa un mare calmo, inizia la guarigione. Ricorda, questa è la regola d’oro. La fonte della maggior parte delle malattie è nella mente, quindi la mente può superare la maggior parte delle malattie».
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1 commento su “Un Salto nel Mare. Il Matto.”
Considerazioni di un prete CATTOLICO.
Il problema di questo testo non è l’uso di immagini suggestive come il mare, il contenitore o il salto nell’oceano. Il problema è che, sotto un linguaggio apparentemente spirituale, si propone una visione incompatibile con la fede cattolica.
Quando si afferma che la “Verità” di cui parla Cristo potrebbe coincidere con una generica “coscienza onnicomprensiva”, si svuota il cristianesimo del suo centro. Per la fede cattolica la Verità non è uno stato di coscienza, non è un risveglio interiore, non è la scoperta di essere parte di un tutto cosmico. La Verità è una Persona: Gesù Cristo.
Ancora più grave è l’identificazione del Cristo con una “coscienza cristica” che trascenderebbe religioni, dottrine e diritto canonico. Questo non è cattolicesimo: è un miscuglio di buddhismo, new age, gnosticismo e spiritualismo contemporaneo. Cristo non è una energia universale né un livello superiore di consapevolezza. È il Figlio di Dio fatto uomo, morto e risorto per la nostra salvezza.
Anche l’idea che il dogma, la dottrina e la fede della Chiesa siano soltanto un “contenitore limitato” dal quale occorre liberarsi con un “salto apofatico” è profondamente errata. Nella tradizione cristiana l’apofasi non consiste nel superare la Rivelazione, ma nel riconoscere che Dio è infinitamente più grande di ciò che possiamo comprendere, senza mai negare ciò che Egli stesso ha rivelato.
In questo testo il peccato scompare, la grazia scompare, la Croce scompare, i sacramenti scompaiono, la Chiesa scompare. Rimane soltanto l’uomo che cerca dentro di sé una presunta coscienza universale nella quale dissolvere la propria identità.
È esattamente il contrario del Vangelo. Il cristiano non si salva immergendosi in una coscienza cosmica. Si salva incontrando Cristo, convertendosi, ricevendo la grazia e vivendo nella comunione della Chiesa.
Il mare di cui parla il Vangelo non è l’oceano indistinto della coscienza universale. È l’oceano infinito dell’amore di Dio che si è rivelato in Gesù Cristo. E tra il Cristo della fede e la “coscienza cristica” dei movimenti new age c’è la stessa differenza che esiste tra la Rivelazione divina e una suggestiva fantasia spirituale