Reportage da Sassari(gi). Terza Puntata. Benedetta De Vito.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, la nostra Benedetta De Vito, offre alla vostra attenzione la terza puntata del suo reportage da Sassari(gi). Le prime due puntate le trovate a questo collegamento e a questo. Buona lettura e diffusione.

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Un bel sole d’oro prende la via del tramonto nelle fertili pianure del Logudoro e noi, lasciata Sassari alle spalle, stiamo tornando verso la Gallura e verso casa. Sono tante le belle chiese sassaresi che ho visitato volando, ma mi porto nel cuore, oltre a San Pietro, la Cattedrale, il Duomo candido, con la sua facciata d’una bellezza maestosa e innocente, che compare, improvviso, tra i vicoli, in un impeto bianco e che mi ha lasciato con la parola mozza nella strozza: si slancia verso il cielo, portando la mia anima lassù! Addio Sassari, addio! Ora siamo dirette, in rapida guida tra i campi sconfinati e le creste delle colline, che hanno la strana forma di piramidi e di ziggurat, verso la Basilica di Saccargia. Prima di continuare, però, fermiamoci e  facciamo una piccola pausa per ricordare Gavino, Gianuario e Proto, i tre martiri di Thorres, che dall’alto della Cattedrale dedicata a San Nicola, ci osservano, eternamente giovani, innocenti, puri, come bianca è la pelle del Duomo…

Ora via siamo già nei pressi della Basilica della Santissima  Trinità di Saccargia, che, pisana, medievale, arricchita da una splendida torre campanaria,  s’innalza, bianca e nera, in calcare e basalto, in un contorno bucolico che la fa splendere ancora più radiosa. Che strano proprio oggi, siamo qui nella Sardegna pisana, ed è il giorno (17 giugno) della nascita al cielo di San Ranieri che di Pisa è il patrono. Scendiamo dall’automobile e l’erba secca punge le caviglie mentre un girotondo di gattini ci dà il benvenuto, giocando di fronte alla porta d’ingresso del gioiello pisano. Siamo arrivate appena in tempo perché la Basilica è già in chiusura. Entriamo dunque, prima di raccontare la sua storia e la stupenda leggenda che l’avvolge. Solenne ed essenziale la chiesa ci accoglie in gran frescura. Affrescati sull’abside dell’altar maggiore stanno gli apostoli e Maria, e in alto, vittorioso, uno stupendo Cristo Panthocrator. Il gusto è decisamente orientale e orientaleggiante è l’elegante statua di una Madonna con armatura d’argento che pare, nel gesto, taumaturga e quasi guerriera…

D’un tratto un viso noto! E’ una piccola effige di Elisabetta Sanna, la beata pallottina sarda, nata a Codrongianos, morta a Roma, che è entrata nella mia vita qualche anno fa in una domenica di luglio a Budoni. Oh la cara Elisabetta! Proprio grazie a lei venni a conoscere la leggenda della Basilica di Saccargia (che le era tanto cara) e quante volte, nel sogno, ho desiderato visitarla! E ora sono qui, nella solitudine e nell’incanto, in un luogo denso di devozione, silenzio e preghiera. Vorrei inginocchiarmi come fece la vacca pezzata che indicò il luogo dove costruire la Basilica ai benedettini camaldolesi che ebbero l’incarico dal giudice di  Thorres. La dolce mucca è raffigurata nei capitelli all’ingresso e con lei ci sono anche degli orrifici gargoiles per scacciare gli spiriti impuri. Tutto è infinito stupore e meraviglia, tutto è fermo, immerso nella vita vera. Respiro, prego tra me sola.

Presto, presto, è tempo di ripartire. Ci attende un’altra meraviglia del Logudoro: il nuraghe Sant’Antine, una misteriosa torre nuragica alta ben 18 metri. Quando arriviamo, tutto è sprangato, solo il bar è aperto. Il sole è ora sceso sul filo dell’orizzonte e, nelle fiamme del suo tramontare, splende il mistero nuragico, su cui tutto e il contrario di tutto si è detto. La Piera mi spiega che dall’alto della torre si vedono  altri nuraghe più piccoli sparsi per la campagna. “Forse – dico – si parlavano accendendo dei fuochi lassù…”. E lei mi spiega che per alcuni le torri erano collegate alle stelle, alle Pleiadi, e che i nuragici erano astronomi e mille altre cose ancora. Chissà. La luce pian piano si colora d’arancio, i campi sono ora pieni di ombre e noi torniamo  alla cena, al riposo e io a mio marito, che, a malincuore, mi ha lasciato andar via con le amiche…

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