Verifica dei Fatti sul “Papa Emerito”. Nicholas Owen.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Louis Lurton, che ringraziamo di cuore offre alla vostra attenzione la sua traduzione di questo articolo di Nicholas Owen su Benedetto XVI. Mi sembra comunque importante ricordare che il Codice di Diritto Canonico  al canone 412 stabilisce che una sede episcopale si intende “impedita” quando il Vescovo diocesano è totalmente impossibilitato a esercitare il suo ufficio pastorale a causa di prigionia, esilio, confino o inabilità fisica, risultando incapace di comunicare nemmeno per lettera con i suoi fedeli.  E oggettivamente non mi pare che questo, in tutto o in parte. potesse applicarsi a Joseph Ratzinger. Che parlava al pubblico, scriveva, concedeva interviste, riceveva visite. Buona lettura e meditazione.

§§§

Verifica dei Fatti sul “Papa Emerito”

L’Abile Mossa Canonica di Benedetto XVI per Sconfiggere l’Anti-Chiesa

Più fatti, solo fatti. Perché la fede cattolica si fonda sui fatti – l’Incarnazione, la Resurrezione, l’Ascensione – e se prestiamo attenzione ai fatti, potremo udire ciò che lo Spirito Santo dice alle Chiese (Ap 3:13).

Ciò che i fatti dimostreranno:

 

Il termine non canonico “papa emerito” fu un’eufemismo brillante utilizzato da Benedetto XVI per ingannare i nemici della Chiesa e permettere all’anti-Chiesa nascosta di rivelarsi, affinché possa essere sconfitta. Il termine canonico per la situazione in cui si trovò Benedetto è quella di una sede impedita, che il cardinale Ratzinger aveva a lungo previsto e si era preparato ad affrontare rivedendo il diritto canonico.

Considerate la situazione di Benedetto XVI nel 2012 e comprendete la sua brillantezza nell’agire con decisione e creatività per salvare la Chiesa, separandola dall’anti-Chiesa proprio mentre la Mafia di San Gallo sferrava il suo ultimo attacco al papato.

 

Fatto: Dal 2005 al 2013, Benedetto XVI fu circondato da nemici all’interno della Chiesa e comprese che la sua autorità pratica per “risolvere” la situazione era gravemente limitata, se non inesistente.

Già nel 2005, Benedetto aveva confidato al vescovo Fellay: “La mia autorità si ferma sulla soglia del mio ufficio”. Durante il conclave del 2005, la “Mafia di San Gallo” voleva far eleggere Bergoglio come papa, ma non aveva abbastanza voti per realizzare il loro piano. Così gettarono i loro voti su Ratzinger come un “papa transitorio” dopo Giovanni Paolo II, ma con il piano di rimuoverlo non appena fosse stato opportuno. Questo fu il commissum per manus cardinalium o crimine di una banda di cardinali di cui Ratzinger parlò nella sua Declaratio del 2013.

 

Fatto: All’inizio degli anni ’80, come cardinale incaricato della riforma del Codice di Diritto Canonico sotto Giovanni Paolo II, Ratzinger aveva previsto la possibilità di un futuro papa circondato dai suoi nemici e aveva accuratamente preparato le basi canoniche per affrontarla.

Nel suo libro-intervista del 2016 con Peter Seewald, Benedetto XVI parlò di come Giovanni Paolo II gli avesse dato pieni poteri per creare “nuove norme e strutture legali” nel diritto canonico per affrontare la straordinaria quantità di abusi e male all’interno della Chiesa (Ultime Conversazioni, p. 188). Questo sviluppo fu successivo al tentativo di assassinio del 1981 contro la vita di Giovanni Paolo II, che aveva portato Papa Wojtyla a esaminare attentamente il dossier che Paolo VI gli aveva lasciato riguardante la massoneria ecclesiastica e il suo attacco alla santità della Chiesa dall’interno.

Fu Ratzinger a rivedere il canone che governava la rinuncia del Romano Pontefice in modo tale che, per la prima volta, richiedesse che un papa in rinuncia rinunciasse specificamente al suo munus o ufficio.

Nel Codice di Diritto Canonico del 1917, il canone 221 stabiliva:

Si contingat ut Romanus Pontifex renuntiet, ad eiusdem renuntiationis validitatem non est necessaria Cardinalium aliorumve acceptatio.

Se dovesse accadere che il Romano Pontefice rinunci, per la validità della sua rinuncia non è necessario che essa sia accettata dai Cardinali o da altri.

Tuttavia, nel Codice di Diritto Canonico del 1983 riveduto da Ratzinger, il canone 332.2 contiene una nuova distinzione:

Si contingat ut Romanus Pontifex muneri suo renuntiet, ad validitatem requiritur ut renuntiatio libere fiat et rite manifestetur, non vero ut a quopiam acceptetur.

Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo munus [ufficio], si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti.

La novità del canone 332 è che richiedeva la rinuncia specifica del munus papale per una rinuncia valida. Perché questa distinzione tra munus e ministerium è importante? Continuate a leggere.

 

Fatto: La distinzione tra munus e ministerium è presente nel diritto dinastico germanico come strumento utilizzato dal monarca per proteggere il trono dall’usurpazione.

Le indagini senza pari del giornalista italiano Andrea Cionci su queste questioni hanno portato alla luce l’importanza di questa nuova distinzione canonica ratzingeriana tra il titolo al potere (munus) e l’esercizio del potere (ministerium): è una caratteristica distintiva del Furstenrecht o diritto principesco nei paesi germanici che consente al monarca di proteggere il regno dall’usurpazione in tempi di estrema necessità. Cionci cita il dottor Andrea Borella, esperto di diritto dinastico, che spiega la tradizione centroeuropea del Furstenrecht come segue:

“All’interno del contesto delle Case Reali, siano esse sovrane o deposte, e in particolare nel contesto germanico (specificamente in ciò che viene definito Fürstenrecht – diritto principesco – nei paesi di lingua tedesca), esiste precisamente questo dualismo tra il titolo al potere e l’esercizio del potere; anzi, è noto da secoli. All’interno delle Case Principesche, è possibile rinunciare al Trono, o all’esercizio dei diritti politici, pur rimanendo membro della Casa Reale e, in alcuni casi (a seconda della specifica dinastia, poiché ognuna possiede il proprio diritto dinastico distinto), mantenendo il titolo reale o i diritti dinastici. In pratica, questa distinzione esiste fin dai tempi più antichi, proprio come nel caso della figura del Papa, che serve come sovrano di una monarchia assoluta, teocratica ed elettiva: una forma di governo che, in sé, è estremamente rara. […] Tutto ciò che ho detto dimostra ancora una volta la superiore, eccezionale attitudine mostrata, nella sua qualità di giurista di altissimo livello, dal cardinale Ratzinger, sia nel prevedere i futuri fatti ed eventi, sia nell’adattare alla natura unica del Trono di Pietro una specifica variante delle varie leggi dinastiche e di successione originariamente concepite per troni secolari nei secoli passati.”

Un esempio significativo di un monarca che impiegò questo unico Furstenrecht germanico è Beato Carlo I d’Austria, che, mentre il suo Impero crollava nel 1918, annunciò di “rinunciare a ogni partecipazione all’amministrazione dello Stato” ma senza abdicare.

Karol Wojtyla fu specificamente chiamato così in onore di Carlo I d’Austria, che beatificò nel 2004, e conosceva bene come il monarca eroico affrontò una situazione impossibile rinunciando all’esercizio del potere sovrano ma senza abdicare – cioè, mantenendo il suo munus mentre rinunciava al suo ministerium.

 

Fatto: Benedetto XVI conosceva bene la distinzione tra munus e ministerium come parte fondamentale della riforma della Curia Romana.

Nel suo libro-intervista del 2020 Ein Leben, Benedetto XVI parlò anche della Costituzione Apostolica Pastor Bonus di Giovanni Paolo II come fondamento per la riforma della Curia Romana:

“Sapevo che il mio pontificato non sarebbe stato lungo, che non potevo intraprendere progetti a lungo termine o realizzare iniziative spettacolari. […] Né era necessario, poiché la riforma della Curia desiderata da Giovanni Paolo II e stabilita attraverso la Costituzione Apostolica Pastor Bonus era appena entrata in vigore.”

Già dai primi paragrafi, Pastor Bonus parla del munus dell’ufficio petrino e del suo ruolo nel sostenere “il compito (munus) e il ministero (ministerium) degli altri apostoli” (Pastor Bonus 3).

Non è plausibile suggerire che Ratzinger/Benedetto fosse ignaro degli aspetti linguistici e canonici raffinati di una distinzione legale specificamente germanica che egli stesso aveva contribuito a introdurre nel suo ruolo cruciale sotto Giovanni Paolo II.

 

 

Fatto: Nel 2013, Benedetto XVI creò inaspettatamente il titolo di “Papa Emerito”, un titolo che non esiste nel diritto canonico.

Il 26 febbraio 2013, padre Federico Lombardi annunciò che Benedetto XVI avrebbe portato il titolo di “Papa Emerito” e avrebbe continuato a indossare il suo talare bianco, senza la mantellina o mantello, e che sarebbe stato ancora chiamato “Sua Santità”.

All’epoca, fu naturalmente assunto dalla maggioranza degli osservatori – compresi i nemici massonici di Benedetto all’interno del collegio cardinalizio – che lo status di “papa emerito” di Benedetto fosse qualcosa di simile alla rinuncia di un vescovo diocesano, che nel diritto canonico è chiamato “vescovo emerito”. Ma quella supposizione era errata, perché c’è una differenza fondamentale tra un papa che rinuncia e un vescovo che rinuncia.

 

Fatto: Un “vescovo emerito” esiste nel diritto canonico perché un vescovo può rinunciare al suo ministerium mantenendo il suo munus.

Il diritto canonico è semplicemente la teologia applicata, secondo ciò che crediamo riguardo al Sacramento dell’Ordine Sacro: chi è ordinato vescovo riceve il segno indelebile del livello più alto dell’Ordine Sacro; egli è permanentemente un vescovo.

Così, un ordinario in carica detiene sia l’ufficio/munus che il ministero/ministerium del vescovo.

Il canone 401.1 richiede ai vescovi di presentare la loro rinuncia alla Santa Sede quando raggiungono i 75 anni. Il canone 402 stabilisce che una volta accettata la rinuncia di un vescovo “mantiene il titolo di emerito della sua diocesi.”

Il titolo “vescovo emerito” dimostra così che un vescovo ritirato conserva il suo munus – rimane ontologicamente un vescovo – e ha così un certo legame spirituale con il gregge che un tempo servì come Ordinario o pastore capo. Ma un vescovo ritirato non possiede più il suo ministerium, la sua autorità pratica come vescovo.

E così, la stessa possibilità sembrerebbe essere vera anche per il papa – ma chiunque sia familiare con il latino e il diritto canonico sa che non è così.

 

Fatto: Un papa non può mai essere “emerito” – si è oppure non si è papa, punto.

Il merito di questa osservazione piuttosto ovvia eppure molto acuta va alla canonista Geraldina Boni dell’Università di Bologna. Il papa non è “ordinato” oltre il livello ontologico di vescovo quando diventa papa. Non ha un’età di pensionamento obbligatoria. Nel caso decidesse di dimettersi, non presenta le sue dimissioni a nessuno. Il munus del papa non è un sacramento. Il papa non può quindi essere un “emerito” nel senso in cui un vescovo diocesano può diventare “emerito.” Il papa non può volontariamente scegliere di “rinunciare” al suo ministerium mantenendo il suo munus.

Un papa non può mantenere un certo status ontologico come “papa ma ritirato.” Un uomo è il papa o non lo è.

 

 

Fatto: Dal 2013 al 2022, Benedetto XVI ha ripetutamente detto, “C’è un solo papa” – senza mai specificare chi fosse.

Nel 2020, Benedetto XVI è stato interrogato da Peter Seewald in Ein Leben (p. 1205) sul significato del termine “emerito” applicato a un papa. Benedetto XVI ha detto:

“La formula tiene conto con successo di entrambi gli aspetti: da un lato, l’assenza di qualsiasi mandato legale concreto; dall’altro, un carico spirituale che persiste, anche se invisibilmente. È proprio questo status legale e spirituale dell’“emerito” che serve ad evitare anche la mera nozione di due papi coesistenti.”

Così, Benedetto ha chiaramente detto che non può mai esserci due papi (questo dovrebbe essere ovvio per qualsiasi cattolico).

C’è, inoltre, come mostrato sopra, nessuna possibilità che un papa possa essere “ritirato” eppure possedere ancora una connessione speciale con la Sede di Roma come “papa emerito” – il concetto di un “papa ritirato” è completamente non canonico/inesistente.

Eppure, Benedetto XVI non era uno stupido, quindi cosa intendeva quando nel 2020 ha detto che c’era “l’assenza di qualsiasi mandato legale concreto”???

Si riferiva a una situazione canonica poco conosciuta e raramente invocata che può essere imposta involontariamente a un vescovo, quella della sede impedita – quando un vescovo ha perso la sua concreta capacità legale di governare a causa di qualche forza esterna. Nel suo commento a Seewald sull’“assenza di qualsiasi mandato legale concreto,” Benedetto stava dicendo che LUI non aveva nessuna capacità concreta di governare nonostante il suo carico spirituale invisibile che persisteva – era impedito dal governare e quindi era ostacolato.

 

Fatto: Il canone 412 definisce la situazione di una sede impedita.

Canone 412: “La sede episcopale si intende impedita se il Vescovo diocesano è totalmente impedito di esercitare l’ufficio pastorale nella diocesi a motivo di prigionia, confino, esilio o inabilità, non essendo in grado di comunicare nemmeno per lettera con i suoi diocesani.”

Il canone 412 è stato largamente trascurato nella discussione americana sulla questione delle presunte dimissioni di Benedetto, ma è di importanza fondamentale. Il canone prevede una situazione in cui un vescovo è “impedito dall’adempimento della sua funzione pastorale.”

In questa unica situazione canonica, un vescovo rimane vescovo della sua sede – cioè, conserva il suo munus – ma a causa di qualche forza esterna non è in grado di esercitare la sua autorità di governo – perde il suo ministerium.

 

Fatto: Alla sua ultima Udienza Generale del 27 febbraio 2013, Benedetto XVI ha specificamente affermato che la decisione presa il 19 aprile 2005 era “sempre e per sempre.”

Un giorno prima di salire sull’elicottero per andare a Castel Gandolfo, Benedetto ha detto con sorprendente chiarezza: “Qui permettetemi di tornare ancora una volta al 19 aprile 2005. La gravità della decisione è stata proprio anche nel fatto che da quel momento in poi ero impegnato sempre e per sempre dal Signore.”

Ha poi ripetuto le parole “sempre” e “per sempre” e ha ulteriormente specificato esattamente cosa stava rinunciando:

“Il “sempre” è anche un “per sempre” – non c’è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo.”

Rinuncerebbe al suo ministerium ma in nessun modo perderebbe il suo munus, che il 19 aprile 2005 aveva accettato sempre e per sempre.

 

Basandosi su tutti i fatti sopra citati, possiamo ora collegare i puntini e capire che:

Perché Benedetto XVI non era in grado di comunicare liberamente a causa del crimine commesso contro di lui da una banda di cardinali ostili, ha creato il titolo non canonico di “papa emerito” per ingannare i suoi nemici che si era “ritirato” affinché l’anti-chiesa potesse prendere il potere/ministerium e rivelarsi in modo che potesse essere infine sconfitta.

Benedetto era “impedito dall’adempimento della sua funzione pastorale” – il requisito canonico per una sede impedita – proprio a causa della convocazione del conclave del 2013 che ha messo in atto il crimine di una banda di cardinali – per manus Cardinalium commissum – il piano di mettere Jorge Bergoglio sul Trono di Pietro che era stato ordito al conclave del 2005.

Nel momento esatto in cui è stato convocato il conclave del 2013, Benedetto è stato posto involontariamente in una situazione in cui non poteva esercitare il suo ministerium come Vescovo di Roma. Il suo ministerium è stato preso dalla banda di cardinali che ha chiamato il loro conclave illegittimo. Questo è il significato preciso di una sede impedita – l’unica situazione in cui un papa può perdere il suo ministerium ma conservare il suo munus.

Benedetto non si è chiamato “papa emerito” – cioè, annunciare che si trovava in una sede impedita – fino all’ora precisa in cui era stato convocato il conclave illegale del 2013, l’hora vigesima del 28 febbraio 2013 (ne parleremo nel nostro prossimo articolo).

 

Fatto: Benedetto sapeva che c’era un gruppo di cardinali determinati a eleggere Bergoglio come papa e Benedetto sapeva che se fosse morto in carica come papa questa elezione non avrebbe potuto essere fermata.

Considerate che Benedetto ha fatto ciò che ha fatto per salvare la Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica.

Perché pensateci: se fosse morto prima del prossimo conclave – sia per cause naturali o per essere stato assassinato dai suoi nemici – allora Bergoglio sarebbe stato validamente eletto come papa.

Invece, Benedetto ha attirato i suoi nemici a convocare un conclave illegittimo e solo allora si è dichiarato in una sede impedita, mantenendo così il suo munus come papa fino alla sua morte il 31 dicembre 2022.

Ed è per questo che per oltre nove anni, Benedetto XVI ha ripetutamente detto al mondo, “C’è un solo papa” – una brillante riserva mentale poiché non era in grado di comunicare liberamente con il suo gregge.

Nota che questa unica situazione canonica spiega anche il famoso commento fatto dall’Arcivescovo Ganswein nel 2021 sul “ministero ampliato” di avere un membro attivo e contemplativo della papalità – una combinazione di un papa impedito (che “sempre e per sempre” ha conservato il suo munus ma ha perso il suo ministerium, come un vescovo emerito) e un antipapa usurpatore che regna attivamente ed esercita illegalmente il ministerium. Ma tutto il tempo, come è stato chiaramente e ripetutamente detto da Benedetto, c’era un solo papa.

Ganswein ha anche detto il 6 ottobre 2022 all’Università LUMSA, “Prima di venire qui ho pregato con Papa Benedetto, come ogni sacerdote cattolico fa, i vespri. E questo dice tutto.”

Un chiaro indicazione, per chi ha orecchie per sentirlo, dello status di Benedetto come unico vero papa.

In quelle stesse dichiarazioni, Ganswein ha anche detto che Benedetto XVI gli aveva detto, “Ci crediate o no; se non ci credete, leggete Geremia o Isaia. Non dirò quale verso o quale capitolo, ma la risposta è lì.’ Cionci fa notare che troviamo nel profeta Geremia 36:5 queste parole: “Così Geremia ordinò a Baruc: “SONO IMPEDEITO e non posso entrare nel tempio del Signore.”

Il profeta comunica attraverso il suo segretario in un momento in cui è gettato in un pozzo a causa dell’apostasia del popolo.

Geremia 36:5 è l’unico posto nella Scrittura dove appare l’affermazione “Sono impedito”.

 

Fatto: Se è vero che Benedetto era l’unico e solo papa in una sede impedita fino alla sua morte nel 2022, allora né Jorge Bergoglio né Robert Prevost hanno alcuna pretesa legittima come vero papa; sono antipapi.

Questa realizzazione è allo stesso tempo rassicurante e disturbante, consolante e irritante.

“Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.” – Apocalisse 3:13

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29 commenti su “Verifica dei Fatti sul “Papa Emerito”. Nicholas Owen.”

  1. Réponse au commentaire de Louis Lurton
    https://marcotosatti.com/2026/05/21/verifica-dei-fatti-sul-papa-emerito-nicholas-owen/#comment-277172
    Cher Louis,
    Merci pour votre réponse qu’à regret je découvre seulement ce 26 mai à 20.00 hr. J’espère que quelqu’un pourra vous faire parvenir ma présente suite.

    Il est toujours réconfortant d’apprendre qu’un message lancé à la mer dans une bouteille a été récupéré quelque part par quelqu’un qui saura lui donner une suite réelle.
    Nous nous sommes déjà croisés à l’occasion d’autres commentaires et, à chaque fois, avec la même unité de cœur, d’âme et d’esprit pour une même défense de la thèse de l’usurpation du trône pontifical qu’occupait Benoît XVI.
    Comme vous, je suis fermement convaincu que Benoît XVI est le dernier vrai pape de cette époque et je suis fermement convaincu que tout ce qui se passe révèle de plus en plus l’imposture mise en place pour l’écarter du trône pontifical.
    Dès le §1 de sa première encyclique, le prétendu pape Léon XIV stipule que : “Cette magnifique humanité devient en Jésus-Christ le Chemin, la Vérité et la Vie, ouvrant à chacun de nous la voie vers la plénitude.”
    Il y a donc de quoi se poser la question bien légitime de savoir qui est vraiment le Chemin, la Vérité et la Vie : Jésus-Christ, roi de l’univers, ou bien cette magnifique humanité ?
    La vraie foi dit selon le vrai Évangile : ”Jésus lui dit : ” Je suis le Chemin, la Vérité et la Vie. Nul ne vient au Père que par moi.” (Jn 14/6)
    Cela donne d’emblée l’impression de ramener Dieu à l’humain, le Ciel à la terre, le surnaturel au naturel, le spirituel au matériel, l’éternel au temporel.
    Les propos de cet homme révèle qu’il tente de nous faire croire qu’il croit en Jésus-Christ. Mais l’analyse de ses propos fait apparaître qu’il croit plus en l’ONU et à l’agenda 2030 qu’en notre Seigneur Jésus-Christ, roi de l’univers. Déjà, on trouve sur le Web plusieurs articles qui sont une critique acerbe de sa première encyclique qui ne reprend que trois citations de Léon XIII. Et on trouve aussi plusieurs articles soutenant que la DECLARATIO de Benoît XVI n’était pas du tout une déclaration d’abdication ou de renonciation à son statut de pape.
    Nous pouvons donc vivre de plus en plus dans la certitude que cet édifice maléfique (l’Église synodale de Bergoglio) va imploser car elle n’est faite que de mensonges, d’hypocrisie et de négation de la réalité.
    Bien à vous dans la vive espérance en Jésus-Christ.

  2. Ma … come stanno davvero le cose?
    Ognuno ni si pone il Maigret di turno e il risultato?
    Una nebbia fitta fitta che si traglia con il coltello.

    1. Simone Torreggiani

      La coerenza intrinseca fa la differenza: la dove non ci sono contraddizioni ma tutti i gesti, le parole e i comportamenti puntano nella stessa, identica direzione, lì si trova la verità su quanto è accaduto.
      Papa Benedetto XVI fu un uomo profondamente spirituale, ma anche molto intelligente e razionale. Egli fece del suo meglio per riconciliare fede e ragione. Dunque da lui ci si può aspettare che non agì irrazionalmente, lasciandosi alle spalle una situazione caotica, ma che abbia meditato bene prima di fare ciò che ha fatto, dire ciò che ha detto, e che anche il ‘non detto’ e il ‘non fatto’ abbia una sua solida ragion d’essere.

  3. Primo commento spammato… ritento sperando in una miglior sorte.

    I fatti sono i seguenti:
    -nel 1978-1981 il Papato fu soggetto ad attentati sospetti e certi e Giovanni Paolo II decise di porvi rimedio.
    -incaricò il Card. Ratzinger di trovare un sistema canonico di garanzia e ne discese la UDG.
    -il meccanismo prevede la specificità di munus e ministerium a futura garanzia di manovre illegittime sul Papato.
    -quando nel 2012 Benedetto XVI -di fatto inascoltato e boicottato dal 2005- vede profilarsi l’assalto, lui è il più titolato a disinnescarlo.
    -non solo è un Papa, ma un Papa che sa di avere contro molti lupi, conosce a menadito la UDG e conosce benissimo il latino.
    -nel 2013 gli chiudono i conti, ma lui non si fa intimidire; non è il debole e pavido che si vuol far credere e difende il Papato.
    -con normas nonnullas impacchetta ulteriormente un Papato canonicamente solido a danno di lupacchiotti bramosi di papparselo.
    -pronuncia la declaratio e a) gliela manipolano (è palese, inutile far finta o negarlo) b) dicono che è ignorante in latino.
    -ne discende un conclave invalido che produce Bergoglio come titolare del ministerium (il munus resta a Benedetto XVI).
    -poi muore Benedetto XVI e passano più di due anni prima di avere Leone XIV, eletto apparentemente da cardinali di nomina bergogliana.
    -nulla impedisce che sia eletto dai soli cardinali non bergogliani, visto il plebiscito di cui si vocifera.
    -comunque sarà necessario fare chiarezza sull’accaduto, invece di insistere negando i fatti.
    -Leone XIV è circondato come e più di Benedetto XVI dal gruppo di lupi e cinghiali che infesta la Chiesa da decenni.
    -la sede impedita è un’ipotesi logica e legittima, configurabile non solo come se la immaginano i più riluttanti a farlo.
    -è bene che se ne parli: finora è stata negato ogni contraddittorio e quando si esagera è sospettabile la malafede.
    -chi non ha nulla da nascondere sa ammettere di aver manipolato (sulla declaratio): se non lo fa c’è sotto qualcosa di brutto.

    1. Simone Torreggiani

      L’affermazione ‘il munus resta a Benedetto XVI’ implica che egli fosse un mentitore seriale o che non sapesse quel che diceva, perché in svariate occasioni affermò che la sua rinuncia al ministero petrino fu piena e valida (v. più sotto il mio primo commento in ordine cronologico).
      Tuttavia concordo sul fatto che, da un punto di vista prettamente legalistico, la rinuncia di Papa Benedetto risulta ad oggi irricevibile in quanto effettivamente non pervenuta — in quanto (molto plausibilmente) segretata (e per ottime ragioni).

      Dunque:

      – chi si fida di Papa Benedetto deve supporre che abbia rinunciato validamente — ma in segreto — se ammette che la declaratio non può essere considerata un valido atto di rinuncia (per solide ragioni che abbiamo già ampiamente discusso in precedenza); chi invece non lo ammette darà fiducia all’autorità ufficiale (per quanto assai ‘bizzarra’, da Bergoglio in poi…) mantenendo (in qualche maniera…) la Chiesa unita attorno a quel ‘Papa’ visibile che nessuna Eminenza ha mai messo in discussione (chi per nobili, chi per meno nobili ragioni…)

      – chi NON si fida di Papa Benedetto, ritenendo che abbia più volte dichiarato pubblicamente il falso tenendosi per sé il munus, sulla base di questa sfiducia può effettivamente ipotizzare un Papa Emerito a cui la Sede fu impedita.

      È vero che, ad oggi, mancano all’appello sia l’atto di rinuncia sia il resoconto di due testimoni della stessa, dunque non si può ancora affermare, con prove concrete alla mano, che Benedetto disse sempre e solo il vero.

      E tuttavia… chi non si fida della parola di colui che riconosce come il legittimo Vicario di Cristo può dirsi in tutta sincerità cattolico?

      Dal canto mio, pur non essendo cattolico in senso stretto, mi fido di Papa Benedetto. Sulla base di questa fiducia confido che egli abbia rinunciato con tutti i crismi e (dopo una breve vacanza della Sede) abbia provveduto a una legittima successione petrina — che per altro era suo preciso dovere e prerogativa garantire alla Chiesa — considerata però l’infedeltà (denunciata con quel ‘commissum’) di un’ampia parte del Collegio Cardinalizio, che avrebbe inevitabilmente adulterato il risultato del successivo Conclave. Occorreva quindi trovare un’alternativa all’elezione tramite Conclave.
      Può il Romano Pontefice cambiare le regole per la successione petrina?
      Sì.
      E allora: che cosa rimaneva da fare se non procedere in questo modo?

      Allo stesso tempo occorreva proteggere il legittimo successore dai tanti nemici del Papato, dentro e fuori la Chiesa, quindi era assolutamente necessario porre sotto il sigillo del segreto pontificio la rinuncia; agendo pubblicamente il suo legittimo successore sarebbe finito in pasto ai lupi golpisti in men che non si dica… quegli stessi lupi che avevano prima minacciato (fine 2011), poi attentato alla vita di Papa Benedetto (Messico e Cuba, marzo 2012), dando prova di essere molto determinati ad estromette il legittimo Vicario con qualunque spietato mezzo a loro disposizione, per rimpiazzarlo con il loro prescelto.
      Il segreto e il nascondimento sono ad oggi la protezione migliore per preservare il seme della speranza in vista del sempre più prossimo riscatto della Chiesa, secondo la volontà del Signore e il nostro sottometterci ad essa, anche fidandoci della guida del Vicario di Cristo, che non si oppone ma ad oggi riconosce il ‘Papa’ visibile per tenere unita la Chiesa.

  4. Verifica dei Fatti sul “Papa Emerito” –

    🔥 L’Abile Mossa Canonica di Benedetto XVI per sconfiggere L’ANTI-CHIESA.

    Fin dal 2013  Benedetto XVI ha ripetutamente detto:
    “C’è UN SOLO PAPA” – senza mai specificare chi fosse.

    Nel 2020, Benedetto XVI è stato interrogato da Peter Seewald in Ein Leben (p. 1205) sul significato del termine “emerito” applicato a un papa.
    Benedetto XVI ha risposto:

    “La formula tiene conto con successo di entrambi gli aspetti: 
    🔹 da un lato (Jmb), l’assenza di qualsiasi mandato legale concreto;
    🔹 dall’altro (BXVI), un carico spirituale che persiste, anche se invisibilmente”. 
    È proprio questo status legale e spirituale dell’“emerito” che serve ad evitare anche la mera nozione di due papi coesistenti.”

    https://share.google/xdihidixNjwPAVNHD

    PIÙ CHIARO DI COSÌ❓

    1. Simone Torreggiani

      Se è vero (come è vero) che ‘c’è un solo Papa’ a capo della Chiesa — e lei crede che tale rimase il Papa Emerito Benedetto XVI, fino alla fine dei suoi giorni terreni — come mai il Papa Emerito non disse mai: “Sono io il solo e unico Papa”, neppure una volta, neanche in punto di morte?!
      Gli mancò forse il coraggio di dire due parole di verità (‘sono io’) per la salvezza della Chiesa?
      O forse non specificò mai chi fosse il vero Papa per proteggere il suo legittimo successore dai nemici senza scrupoli infiltratisi nella Chiesa, che già avevano (plausibilmente) tentato di assassinare Papa Ratzinger durante il suo viaggio apostolico in Messico e a Cuba nel 2012, proprio come avevano minacciato di fare (con una lettera anonima privata, poi pubblicata sui giornali) solo qualche mese prima?
      O forse stabilì che sarebbe divenuto Papa ‘Emerito’, vestito di bianco, conservando il nome pontificale, continuando a firmarsi PP, ecc. per RAPPRESENTARE pubblicamente, di fronte ai fedeli e al mondo, il suo successore legittimo, facendo da contraltare all’impostura dell’antipapa usurpatore: ‘Papa’ Bergoglio, il prescelto della massoneria ecclesiastica, eletto illegalmente per mezzo di quel ‘commissum’ già denunciato nella declaratio?
      Il ‘pontificato allargato’ fu dunque quello del Papa emerito (pontificato ‘passivo’, ma visibile) in rappresentanza e a fianco del solo Papa legittimo (pontificato ‘attivo’, ma invisibile, in quanto segretato per ragioni di sicurezza).
      Invece il Papa Emerito — divenuto ‘sacrificabile’ (perdonate l’espressione…) dopo la rinuncia e la trasmissione del munus — pur ‘non portando più la potestà dell’ufficio’ avrebbe rappresentato in prima linea quello che invece tuttora la porta a pieno titolo, ma è impedito (ad oggi) dall’inevitabile usurpazione del Papato, che lo costringe a mantenere intatto il sigillo del segreto pontificio restando celato, da qualche parte, nelle ‘retrovie dell’episcopato’, per così dire.
      Il Papa Emerito sarebbe quindi rimasto ‘nel recinto di San Pietro’ proprio perché il suo ruolo, dopo la rinuncia e fino alla morte (e in spirito anche oltre la morte fisica: ‘per sempre’, quindi — come giustamente disse), sarebbe stato quello di rappresentare e sostenere con la preghiera, il saggio consiglio, il santo esempio, l’obbedienza, la lealtà, la fedeltà ecc. il suo legittimo successore: un seme di speranza realistico e reale (a Dio piacendo) per il futuro della Chiesa.

  5. Grazie di cuore dott. Tosatti per aver postato questo importante articolo, che mette in luce la grave realtà di una chiesa priva del legittimo successore dell’ ultimo Vicario di Cristo BXVI,
    Mi permetta di pubblicare questo mio Appello ai cardinali di S Romana Chiesa, nella speranza che altri cristiani cattolici seguano il mio esempio. Grazie:

    APPELLO AI CARDINALI DI SANTA ROMANA CHIESA :
    OGGETTO:
    Papa Leone XIII – Satis Cognitum insegna:
    “La salute della Chiesa dipende dalla DIGNITÀ che si dà al Sommo Sacerdote”.
    Ergo: per liberare la Chiesa dalla grande impostura in atto è necessario dichiarare:
    “VERE PAPA BXVI MORTUUS EST”❗
    Ed eleggere il suo legittimo successore.

    Alla cortese attenzione di S.E.R. Card. TARCISIO BERTONE del Cardinale Vescovo FRANCIS ARINZE e del Collegio dei cardinali di Santa Romana Chiesa.

    Em. Reverendissima, a causa della grande impostura religiosa predetta in Apocalisse 13, da Leone XIII e dalla Madonna di Fatima, che da 13 anni occupa illegittimamente la Cattedra di S. Pietro, noi fedeli del gregge di Cristo, da quasi tre anni e mezzo erriamo come pecore disperse senza Pastore, il legittimo successore dell’ultimo vero papa BXVI e quindi, privati anche della S.S. Eucaristia “validamente” celebrata in comunione con lui. (Il Primato del successore di Pietro nella Chiesa di Ratzinger e Bertone _  Ecclesia de Eucharistia 39 di S.GPII”)
    Ma, come ribadiva il nostro Santo Padre Benedetto XVI citando i Martiri di Abitene:
    “SINE DOMINICO NON POSSUMUS❗️

    Ecco perché, in obbedienza ai s. Can. 212§2-3, ci rivolgiamo a Lei con fiducia, certi che, per la Sua fedeltà a Cristo e al Suo ultimo Vicario BXVI, assolvera’ l’importante compito da Lui affidatoLe quale ultimo legittimo card. Camerlengo di S. Romana Chiesa, di dichiarare ufficialmente la Sede Apostolica LEGITTIMAMENTE Vacante dalla morte dell’ultimo vero papa Papa BXVI (37 UDG) e organizzare il corretto svolgimento di un nuovo Valido Conclave. 

    Appello accorato che Le rivolgiamo uniti a quello di papa Benedetto XVI:
    https://youtu.be/INlKsPcx2uA?is=1x6yTEuA8pC1V5nU

    E del grande soldato di Cristo Mons. René Henry Gracida salito in Cielo lo scorso 30 aprile 2026.
    https://share.google/Jd1IWZD2gk72K4HQv
    che già il 5 sett. 2017 così
    dichiarava:
    “A mio modesto parere, per quel che vale, Jorge Bergoglio è un antipapa e Papa Benedetto è ancora il pontefice regnante. Tutto ciò, unito ai dubbi sulla validità delle dimissioni di Papa Benedetto XVI, giustifica i dubbi sul fatto che Francesco sia IL papa. … Se le dimissioni di Papa Benedetto sono state forzate, sono invalide ed egli rimane il Papa della Chiesa, ma con la cattedra di San Pietro occupata da un antipapa.

    Il 19 marzo 2019 rivolse una lettera aperta ai cardinali pre 2013 per dichiarare nulle le elezioni di Bergoglio; 
    proclamare un INTERREGNO; e CONVOCARE UN NUOVO VALIDO CONCLAVE:
    Credo che Papa Benedetto XVI sia stato costretto CRIMINALMENTE (commissum) a dimettersi dalla carica di Papa e che lo abbia fatto mediante una lettera letta a un’assemblea di cardinali, non riunita in Conclave, e che le dimissioni non fossero valide.
    https://share.google7/X8hbQL8qA6TdIIGXz

    🙏 Eminenza Reverendissima, che papa Benedetto parli dal Cielo al Suo cuore e rinnovi su di Lei la Sua Santa Benedizione, affinché, illuminato dallo Spirito Santo, possa adempiere fedelmente l’importante missione di ridare alla Santa Romana Chiesa il suo legittimo successore, attraverso il quale, Gesù possa tornare a governare VISIBILMENTE la Sua Chiesa e liberarla dalle mani dei nemici.
    Come da Lui promesso in questo messaggio dato a Renato Baron a S. Martino di Schio – Vicenza nel 1992:
    https://youtube.com/shorts/_M9f-O1dgBc?si=5tWTEnYi0blm0L6v

    Con fiducia e devozione filiale

    Firma

    1. Simone Torreggiani

      Appello alle reverendissime volpi di salvare il pollaio… da loro stesse usurpato a larga maggioranza.
      Crede davvero che Papa Benedetto XVI non abbia predisposto un piano migliore per la salvezza della Chiesa?
      Se e quando sarà disposta a fare i conti con TUTTI i fatti e le evidenze (non solo quelli che confermano la sua forte convinzione pregressa, ma anche quelli che chiaramente la confutano), legga con attenzione il mio lungo commento più sotto (soprattutto il contenuto del link finale) e ci rifletta con calma.

  6. Angela Piampiani

    Vorrei rivolgere un paio di domande al Dottor Tosatti: se la rinuncia è stata valida, secondo Lei, per quale motivo nel testo originale latino Benedetto risulta non avere rinunciato al MUNUS bensì al solo MINISTERIUM? E per quale motivo, ha pronunciato (vivae vocis oraculum) la parola COMMISSUM durante la lettura della famosa Declaratio, – che a questo punto è in realtà una Declaratoria di decisio, ovvero la promulgazione di un decreto penale contro i Cardinali che si erano coalizzati per portare sul trono di Pietro Bergoglio già nel Conclave del 2005?

    1. Simone Torreggiani

      1) perché non fosse possibile confondere il semplice ANNUNCIO della rinuncia (la declaratio) con il vero e proprio ATTO di rinuncia — quello valido: vergato, presumibilmente, il 28 febbraio poco prima delle ore 20:00, ma ad oggi segretato
      2) perché occorreva fornire pubblicamente la motivazione fondamentale della sua prossima (e quanto mai ‘peculiare’) rinuncia al Pontificato
      Ulteriori chiarimenti li può trovare nel mio commento più sotto.

    2. la signora di tutti i popoli

      Io credo che questo blog NON debba chiedere al nostro ospite: in pratica da che parte stai?” È una questione di sensibilità e rispetto non portare qualcuno a rivelare cose che non ha voluto fare da sempre, lasciandoci peraltro sempre liberi nelle nostre scelte e nei nostri commenti, e purtroppo anche certi articolisti penosi che lui li pubblica senza critiche o censure.
      Quante stupidaggini personalmente ho scritto e Tosatti non ha mai voluto confrontarle alle sue idee, ma le ha pubblicate egualmente! Vedendo il suo modo di fare passato dobbiamo regolarci e rispettarlo anche per il futuro, perchè Tosatti tiene per sè le sue idee, non per nascondercele o per indifferenza vs. le nostre , ma per modus operandi vuole gestire un Blog piu da moderatore, che come fautore di una idea o come simpatizzante di una corrente di idee. Lui qui non rappresenta sè stesso e nessuna idea particolare ma rappresenta ciascuno di noi per farci parlare in autonomia e libertà.

      1. Concordo, anche perché anche ogni articolista e commentatore – non solo su questo blog –
        assume una propria visione soggettiva schierandosi dalla parte che crede.

  7. Simone Torreggiani

    Citazione dall’articolo: “Il papa […] Nel caso decidesse di dimettersi, non presenta le sue dimissioni a nessuno.”

    No: se il Papa non presentasse le sue dimissioni a nessuno esse non avrebbero alcun valore. Vedi:

    Can. 332 §2. Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti.

    Can. 189 – §1. La rinuncia, perché abbia valore, sia che necessiti di accettazione o no, deve essere fatta all’autorità alla quale appartiene la provvisione dell’ufficio di cui si tratta, e precisamente per iscritto oppure oralmente di fronte a due testimoni.

    Dunque a ‘qualcuno’…
    [ma evidentemente non al Collegio Cardinalizio — che ordinariamente detiene la ‘provvisione dell’ufficio’ — dato che esso è sprovvisto del vero e proprio atto di rinuncia; tuttavia il Romano Pontefice ha piena facoltà di cambiare le regole per l’elezione del suo successore, quindi di designare (anche segretamente) un’altra autorità per la ‘provvisione dell’ufficio’, incluso il futuro ‘Papa Emerito’]
    … deve averle presentate le dimissioni, perché…

    Fatti:
    Benedetto XVI affermò più volte, e con la massima chiarezza, sia la sua intenzione di rinunciare sia che la sua rinuncia al ministero petrino fu valida dopo la rinuncia stessa.

    Dalla traduzione in italiano della declaratio di Papa Benedetto XVI dell’11 febbraio 2013 (secondo la versione basata sul testo originale non editato):

    ‘Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero [ministerio] di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a causa del misfatto [commissum] di un manipolo di Cardinali nel giorno 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.’ [per acquisire questa ‘competenza’ il Collegio Cardinalizio avrebbe dovuto accertare la validità della rinuncia del 28 febbraio 2013 — le cui evidenze invece mancano all’appello in quanto, ad oggi, segretate]

    Dal pubblico congedo di Papa Benedetto XVI il 28 febbraio 2013 ( https://www.youtube.com/watch?v=0aHlaSq3_wU ) riporto queste testuali parole:
    “Voi sapete che questo giorno mio è diverso da quelli precedenti. Non sono più Pontefice Sommo della Chiesa Cattolica: fino alle otto di sera [lo] sono ancora, poi non più.”

    Nel febbraio del 2014 Benedetto XVI inviò una lettera a un giornalista del quotidiano La Stampa, che la pubblicò ( https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2014/02/27/news/ratzinger-la-mia-rinuncia-e-valida-assurdo-fare-speculazioni-1.35929571/ ) e da cui riporto le seguenti citazioni testuali:
    “Non c’è il minimo dubbio circa la validità della mia rinuncia al ministero petrino”.
    “Unica condizione della validità è la piena libertà della decisione. Speculazioni circa la invalidità della rinuncia sono semplicemente assurde”.

    Dal libro ‘Ultime Conversazioni’ (il cui testo fu sottoposto e approvato dal Papa Emerito prima della pubblicazione) di Peter Seewald (giornalista scelto da Papa Ratzinger come suo biografo ufficiale) riporto la seguente citazione:

    “Ho scritto io il testo della rinuncia”, spiega Joseph Ratzinger. “Non si è trattato di una ritirata sotto la pressione degli eventi o di una fuga per l’incapacità di farvi fronte. Nessuno ha cercato di ricattarmi. Non l’avrei nemmeno permesso. Se avessero provato a farlo non me ne sarei andato perché non bisogna lasciare quando si è sotto pressione. E non è nemmeno vero che ero deluso o cose simili. Anzi – continua -, grazie a Dio, ero nello stato d’animo pacifico di chi ha superato la difficoltà. Lo stato d’animo in cui si può passare tranquillamente il timone a chi viene dopo”.

    Dalla lettera di Benedetto XVI a don Bux (scritta nell’agosto 2014 ma pubblicata solo 11 anni dopo, https://lanuovabq.it/it/la-lettera-inedita-di-benedetto-xvi-la-mia-rinuncia-e-piena-e-valida ) riporto la seguente citazione testuale:

    «Dire che nella mia rinuncia avrei lasciato “solo l’esercizio del ministero e non anche il munus” è contrario alla chiara dottrina dogmatica-canonica (…) Se alcuni giornalisti parlano “di scisma strisciante” non meritano nessuna attenzione».

    Come risolvere queste enormi (ma solo apparenti) contraddizioni?
    Solo così:

    https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome

  8. giorgio rapanelli

    L’autore di un articolo su Stilum Curiae cita il mistico sufi musulmano Jalal ad-din Rumi che scrisse: “La Verità era uno specchio che, cadendo, si ruppe. Ciascuno ne prese un pezzo e, vedendovi riflessa la propria immagine, credette di possedere l’intera Verità”…
    La Verità è stata scritta in quattro Vangeli, in cui erano riportati gli insegnamenti e le “tecniche” con cui vengono amministrati i Sacramenti; “tecniche” che influenzano i corpi invisibili dell’individuo e i piani di evoluzione spirituale che l’individuo percorre – se ce la fa in base al suo karma – per giungere in quello che chiamano il Nirvana. Dove vedi SOLO un piccolo riflesso di Dio. Come una cellula del corpo umano ha solo la consapevolezza di fare parte di un Tutto. E al piano di un Tutto, o del Tutto.
    Oggi, “lo specchio di Verità” datoci dal Cristo è stato gettato in terra, frantumato in parecchi pezzetti – come racconta il mistico sufi Jalal ad-din Rumi – e quindi ogni cardinale e vescovo e parroco e sacerdote ne ha preso un pezzetto. E specchiandoci la sua menta fallace, ci dice “questa è la “verità”. Pensando che il “supplet Ecclesia” faccia poi
    funzionare i meccanismi dei Sacramenti…
    Per cui ciò che ha detto il Cristo nell’Ultima Cena “questo è il calice del mio Sangue per la nuova ed eterna Alleanza versato per voi e per MOLTI…” è diventato “per voi e per TUTTI”. Ossia, non solo per i cani e i porci che non si pentono, che assumono il Corpo e il Sangue di Cristo senza la preventiva assoluzione; ma pure per i satanisti, i materialisti atei che si sono infiltrati nella Chiesa. Diventata a loro immagine e somiglianza.
    Io so che se la tradizionale magia non viene data per come è scritta, con le sue parole d’ordine e i suoi segni e i suoi simboli, questa non funziona. O funziona in modo errato…
    Sono da tempo nella Notte Oscura al punto che ho annullato tutta la Conoscenza e le
    esperienze esoteriche che mi facevano sentire forte.
    Sono al Capitolo XVIII nello “spiritus vertiginis”, ossia nello “spirito di smarrimento” per come me lo dice San Giovanni della Croce… Ho scoperto la verità su cosa sia quel “non ci indurre in tentazione” del Padre Nostro dato dal Cristo, che avete cambiato, mettendo in dubbio la parola del Cristo. So solo che, prima o poi, le Potenze Metafisiche solari interverranno e faranno piazza pulita di tutti gli accoliti di Satana, laici e in tonaca. E, magari, lo Spirito Santo darà ordine all’Islam di tenere alto il Nome di Dio in una società europea e occidentale, che ha tradito quella civiltà giudaico cristiana che Carlo Magno, ispirato dallo Spirito Santo, aveva imposto in tutto il suo impero, e che ci aveva fatto diventare eccellenti nel Pensiero, nella Cultura e nell’Arte.

  9. Vorrei fare alcune domande provocatorie e condividere una riflessione.

    Gesù, una volta arrestato ingiustanente ( in Mt. 27,18 è detto che Pilato sapeva che glielo avevano consegnato per invidia), era impedito o no? È rimasto Dio o no?
    Eppure non aprì bocca ma si sottomise al potere giuridico del tempo in vista di un bene più grande.
    In maniera analoga non potrebbe avere Benedetto XVI con la sua declaratio avere indotto una situazione del genere? (Gesù con le parole dette a Giuda: “Quello che devi fare fallo presto” non portò allo svelamento di ciò che albergava nel cuore dell’ Apostolo e che ebbe come conseguenza la morte redentiva di Cristo?)

    Io ritengo che ciò che ha ipotizzato Andrea Cionci sia ragionevole in quanto sovrapponibile ai Vangeli.
    E se è così si lascia capacità di agire ad uno che si faceva/fa chiamare Papa a scapito di uno che era Papa così come allora si lasciò libero uno che si chiamava figlio del padre (significato aramaico del nome Barabba) lasciando ingiustamente in carcere UNO che era ( e che è ) Figlio del Padre.
    Ritengo tuttavia che se la tesi di Andrea Cionci fosse corretta, il diritto canonico attesterebbe l’ingiustizia perpetrata allorquando qualcosa di sovrannaturale (come allora la resurrezione) imporrà a tutti una rilettura dei fatti accaduti.

  10. la signora di tutti i popoli

    Orazio: “Mutato nomine de te fabula narratur”.
    “Per amore della Chiesa sarebbe ora di finirla con queste costruzioni fantasiose”
    Come si applicano bene allo stesso don PP. le sue battute di humor nero tipo “inferno”!! Mette i FATTI come gli convengono e, nella sua cattiva costruzione logica in italiano o si spiega male o dice le bugie!!  In tema di dimissioni qualunque papa, SEMPRE, deve renderle “erga omnes”, che non significa necessariamente in TV davanti al pubblico dei fedeli, ma in modo che questi ne vengano a conoscenza e poi sappiamo che la sua DECLARATIO é stata fatta direttamente ai membri del concistoro.
    SIA CHIARO: non si trattava di una “abdicatio”. Infatti anche si sta parlando di un atto amministrativo che promana da un papa, quella di BXVI fu una “dichiarazione” (di intenti e di volontá) che é differente da una “dimissio muneris”!
    E, se non fu una “accusatio” diretta al gruppo mafioso di Cardinali e una contestuale sentenza, una “decisio”, contro gli stessi, benché lo ATTESTINO traduttori ben piú validi della poca conoscenza del latino di don PP.,  É CERTO che non fu una abdicazione perché nel testo non solo non vi era l’espressa rinuncia al Munus, ma era attestata la perdita del Ministerium, obbligata evidentemente da un “impedimento”. Il carissimo don PP. che elude con furbizia spicciola pure la questione Munus/ministerium, non ci inganna e, se può riferire una idea dettatagli da chi lo paga, deve però supportarla con i FATTI e quando mai??. E I FATTI CONCRETI che lui legge nell’articolo non basta negarli con il solita vuota tiritera: bisogna dimostrare che non sono veri, altrimenti è il suo commento che non lo è, come sempre.
    L’amico Mario ha ben spiegato il significato di “impedimento” ed il modo di intenderlo su Benedetto, poichè si deve andare oltre l’aspetto di remora fisica alla mobilitá o all’autonomia decisionale, per quanto tutto questo sia importantissimo per una persona. L’impedimento di cui trattasi é quello sulla “Potestas primaziale”: infatti riguarda tutto il complesso di funzioni essenziali inerenti l’Ufficio collegato col titolare dell’Ufficio, il papa, in particolare concerne i doveri di conferma nella fede e la facultas di intervenire in materia di fede e di morale. Una pressione esterna psicologica o morale non provoca alcuna mancanza di titolarietà delle funzioni accennate ma ne impedisce l’esercizio pieno e soprattutto libero, anche se non si vedono catene o si sentono continue ed espresse minacce.
    È più di una disabilità fisica che limita e che costringe ad una riduzione, per certi versi, delle azioni di una persona; ci può essere un altro tipo d’impedimento, imposto occultamente perchè non deve essere percepito né rivelato all’opinione pubblica, ma che egualmente realizza una violenza o almeno una forza che volle e ebbe lo scopo di contrastare la volontà del papa. Dunque Benedetto, sempre possessore di Munus, era in sede impedita e se aveva una certa libertà esteriore, di facciata, probabilmente era sotto stretto controllo sulle sue funzioni da papa ben prima della Declaratio e anche dopo! …e soprattutto certi argomenti e azioni per lui furono proibiti o tabù.  Dunque era in un carcere, forse senza sbarre ma pieno di catene morali e psicologiche e forse minacce fisiche. Pena perchè no(?) anche la morte, se Benedetto tirava troppo la breve corda concessagli. E chissá se non fu davvero così! Ma non ho elementi, a parte il “testamento Omega” colombiano.
    Sull’argomento del sacerdozio femminile col libro “Dal profondo del nostro cuore” di fatto Benedetto intervenne per “stato di necessitá” della Chiesa, perchè vero e unico papa, col Munus” (altro che stato di necessità della FSSPX, che non è niente!!) e Bergoglio dovette ricordargli che rischiava molto…
    Ecco che Benedetto, pur contando sulla limitatezza mentale dei suoi carcerieri e di Bergoglio, doveva adoperare mezzi indiretti e la “reservatio mentalis” per evadere un po’ dalla sua prigionia, che era tutt’altro che virtuale.

    E che don PP., col solito suo gioco delle tre carte, ora confuti questo fatto vero avvenuto dopo ben 3 anni di papato bergoglifero:
      Peter Seewald: “Lei conosce la profezia di Malachia, che nel medioevo compilò una lista di futuri pontefici, prevedendo anche la fine del mondo, o almeno la fine della Chiesa. Secondo tale lista il papato terminerebbe con il suo pontificato. E se lei fosse effettivamente l’ultimo a rappresentare la figura del papa come l’abbiamo conosciuto finora?”.
    Benedetto: “Tutto può essere!”
    E così è tuttora!!

    1. Don Pietro Paolo

      Signora del regno della contraffazione e della ribellione (chi ha orecchi per intendere…),

      più che una riflessione ecclesiale, il suo commento è il solito racconto apocalittico costruito su supposizioni elevate arbitrariamente a “fatti”.

      Perché i suoi “fatti” sono questi:
      “forse minacce”,
      “probabilmente controllato”,
      “chissà se rischiava la morte”,
      “forse carcere morale”.

      Mi perdoni, ma questi non sono fatti:
      sono congetture di una mente ormai incapace di distinguere tra realtà e costruzione ideologica.

      E da queste ipotesi lei pretende addirittura di demolire la certezza giuridica e visibile della successione petrina riconosciuta dalla Chiesa universale.

      Poi accusa don P.P. di “bugie”, “furbizia”, “gioco delle tre carte”, ma evita accuratamente il punto decisivo che distrugge tutta la vostra costruzione:
      Benedetto XVI dichiarò pubblicamente vacante la Sede Apostolica e autorizzò la convocazione del conclave.

      Punto.

      Perché un Papa realmente impedito non dichiara vacante la Sede.
      Un Papa impedito resta Papa impedito.

      E soprattutto Benedetto:
      parlava pubblicamente,
      scriveva,
      riceveva visite,
      pubblicava libri,
      rilasciava interviste,
      riconosceva il successore,
      prometteva obbedienza
      e visse nella comunione ecclesiale fino alla morte.

      Altro che “carcere invisibile”.

      Lei poi continua a usare “munus” e “ministerium” come formule magiche da iniziati, come se tutta la Chiesa per dieci anni non avesse capito nulla e soltanto pochi “illuminati” del fantomatico “Codice Ratzinger” avessero finalmente decifrato il mistero nascosto.

      Ma non esiste nella teologia cattolica una figura ordinaria di Papa che rinunci volontariamente al ministerium conservando però il munus.

      Un Papa che lascia liberamente l’esercizio del papato dichiarando vacante la Sede perde anche il munus petrino.

      Diverso è il caso della sede impedita, dove il Papa non rinuncia affatto, ma è realmente ostacolato nell’esercizio dell’autorità. E questo schema semplicemente non è applicabile a Benedetto XVI.

      Qui siamo oltre il diritto canonico:
      siamo nella mitologia ecclesiastica.

      E trovo sinceramente grave anche il modo in cui attribuite a Benedetto XVI un comportamento fondato sulla dissimulazione continua, sulla “reservatio mentalis”, sui messaggi obliqui e sugli enigmi.

      In pratica un Papa che avrebbe lasciato volutamente milioni di fedeli nell’ambiguità ecclesiale mondiale, affidando la verità a giochi linguistici, allusioni e codici segreti.

      Altro che santo.

      No, signora minutelliana:
      questo non eleva Benedetto XVI.
      Lo trasforma nel protagonista involontario di un thriller esoterico.

      Ma del resto, a lei di Benedetto interessa relativamente poco.
      Questa costruzione serve soprattutto a giustificare la pretesa del “guru di Carini” e del suo sistema parallelo.

      Infine, la frase “Tutto può essere!” detta a Seewald non dimostra assolutamente nulla.
      Era una risposta ironica a una suggestione giornalistica sulle pseudo-profezie di Malachia, non una confessione criptica dell’esistenza di un antipapa.

      Ma nel vostro sistema ogni frase vaga diventa “indizio”, ogni gesto “messaggio”, ogni parola “codice”.

      E così il cattolicesimo viene ridotto a una continua decodifica paranoica della realtà.

      La Chiesa cattolica romana, quella retta dal Vescovo di Roma, non vive di sospetti, romanzi interpretativi o chiavi segrete.

      Vive della fede, dei sacramenti e della comunione visibile.

      Il resto — “bergoglifero”, “codici”, “sede impedita”, “messaggi cifrati”, “carceri invisibili” — non appartiene alla teologia cattolica.

      Appartiene ormai a una setta con una ossessione autoreferenziale che si alimenta da sola.

    2. Signora del regno della contraffazione e della ribellione (chi ha orecchi per intendere…),

      più che una riflessione ecclesiale, il suo commento sembra una sceneggiatura apocalittica costruita su supposizioni, insinuazioni e fantasie elevate a sistema.

      E colpisce una cosa:
      lei continua a parlare ossessivamente di “FATTI”, ma poi i suoi “fatti” sono quasi sempre deduzioni psicologiche, ipotesi indimostrabili e interpretazioni arbitrarie trasformate in certezze assolute.

      “Probabilmente era sotto controllo”.
      “Forse minacce fisiche”.
      “Forse rischio di morte”.
      “Forse carcere morale”.
      “Chissà se non fu davvero così”.

      Mi perdoni:
      questi non sono fatti.
      Sono congetture di una mente sospettosa che ha ormai trasformato il sospetto in metodo teologico.

      E da queste congetture lei pretende addirittura di demolire la certezza giuridica e visibile della successione petrina riconosciuta dalla Chiesa universale.

      Quanto poi alle sue continue accuse personali verso don P.P., il livello è ormai piuttosto rivelatore:
      si parla di “gioco delle tre carte”, di persone “pagate”, di “furbizia spicciola”, di “bugie”, ma si evita accuratamente il punto decisivo.

      Benedetto XVI dichiarò pubblicamente che la Sede Apostolica sarebbe stata vacante e che si sarebbe dovuto convocare il conclave.

      Questo resta il fatto fondamentale che tutta la vostra costruzione tenta disperatamente di aggirare.

      Perché se Benedetto avesse davvero voluto dire:
      “rimango Papa impedito”,
      non avrebbe dichiarato vacante la Sede Apostolica.
      E soprattutto non avrebbe riconosciuto pubblicamente il successore, promesso obbedienza e vissuto nella comunione ecclesiale fino alla morte.

      Lei continua poi a usare “munus” e “ministerium” come formule magiche da iniziati, come se tutta la Chiesa per dieci anni non avesse capito ciò che invece avrebbero finalmente decifrato pochi interpreti illuminati del fantomatico “Codice Ratzinger”.

      Ma nella teologia cattolica non esiste una figura ordinaria di Papa che rinunci liberamente al ministerium conservando però il munus.

      Un Papa che lascia volontariamente l’esercizio del papato, dichiara vacante la Sede Apostolica e permette la convocazione del conclave, perde anche il munus petrino.

      Diverso è il caso della sede impedita:
      lì il Papa non rinuncia affatto, ma è realmente impossibilitato nell’esercizio dell’autorità.

      Ma proprio questo schema non si applica a Benedetto XVI.

      Perché Benedetto non era prigioniero, non era isolato, non era incapace di comunicare.
      Parlava pubblicamente, scriveva, riceveva visite, pubblicava libri, rilasciava interviste.

      Francamente qui siamo oltre il diritto canonico:
      siamo nella mitologia ecclesiastica.

      E trovo sinceramente grave anche il modo in cui attribuite a Benedetto XVI un comportamento fondato sulla dissimulazione continua, sui messaggi obliqui, sulla “reservatio mentalis” e sugli enigmi.

      In pratica un Papa che avrebbe lasciato volutamente milioni di fedeli nell’ambiguità ecclesiale mondiale, affidando la verità a frasi criptiche, allusioni e giochi linguistici.

      No, signora minutelliana:
      questo non eleva Benedetto XVI.
      Lo trasforma nel protagonista involontario di un thriller esoterico.

      Ma, in fondo, a voi di Benedetto XVI interessa ben poco.
      Questa costruzione serve piuttosto a dare una base pseudo-teologica alla pretesa del sedicente “successore”: il guru di Carini.

      Perfino la frase “Tutto può essere!” detta a Seewald viene trasformata in “indizio”.
      Quando invece era semplicemente una risposta ironica e aperta a una suggestione giornalistica sulle cosiddette profezie di Malachia.

      Nel vostro sistema ogni parola vaga diventa “codice”, ogni gesto “messaggio”, ogni frase “chiave segreta”.

      E così il cattolicesimo finisce ridotto a una continua decodifica paranoica della realtà.

      Mi permetta allora una conclusione semplice:
      la Chiesa cattolica romana, quella retta dal vescovo di Roma, non vive di sospetti, romanzi interpretativi o codici nascosti.

      Vive della fede, dei sacramenti e della comunione visibile.

      Il resto — “bergoglifero”, “sede impedita”, “messaggi cifrati”, “codici”, “carceri invisibili” — assomiglia sempre meno alla teologia cattolica e sempre più a un’ossessione autoreferenziale travestita da resistenza spirituale.

  11. il canone 412 non dice cosi come riportato da Tosatti. Ecco la dicitura: Can. 412 – La sede episcopale si intende impedita se il Vescovo diocesano è totalmente impedito di esercitare l’ufficio pastorale nella diocesi a motivo di prigionia, confino, esilio o inabilità, NON ESSENDO IN GRADO di comunicare nemmeno per lettera con i suoi diocesani.

    Non essere in grado non vuol dire essere incapaci vuol dire non poterlo fare a un grado sufficiente. Ecco perché Benedetto si esprimeva in restrizione mentale larga vulgo Codice Ratzinger. Peraltro Pio VII che era impedito, allora siccome mandava i pizzini tramite l’ortolano e la lavandaia non era impedito?

    1. Andrea, perdonami, ma fra scrivere libri intervista fare dichiarazioni e i pizzini della lavandaia c’è differenza…

    2. Andrea, vous êtes dans la logique et la raison de la foi. Le proche avenir va vous donner raison et vous justifier, tout autant que la FSSPX qui dénonce les hérésies des deux derniers prétendus papes et qui révèle ainsi ce qu’ils sont : des usurpateurs du trône pontifical.

      L’article de Nicholas Owen stipule bien que Benoit XVI n’avait pas d’autre choix que d’agir comme il l’a fait pour éviter que l Église ne tombe dans les mains du diable. Et tout son comportement est l’expression d’un grand message qui tente de nous faire réaliser la supercherie dont l’Église a été victime.

      Il est regrettable que, dans l’analyse de cette phase d’histoire de la Sainte Église catholique, on oublie presque systématiquement que les prétendus papes Bergoglio et Prévost ont été des fervents promotteurs des campagnes de vaccination covid19 dont il est factuellement avéré qu’elles ont occasionné intentionnellement des millions de blessés, de handicapés et de décès ainsi qu’une baisse significative de la natalité dans les pays les plus traités.

      Et l’Évangile de Notre Seigneur Jésus-Christ devrait nous suffire pour choisir notre camp :

      Jn 10/10-11 : ”Le voleur ne vient que pour voler, égorger et faire périr. Moi, je suis venu pour qu’on ait la vie et qu’on l’ait surabondante. Je suis le bon pasteur ; le bon pasteur donne sa vie pour ses brebis.”

      Bergoglio, Prévost et Eijk ont fait tout le contraire, ils ont poussé les brebis à se faire égorger, ils ont été des égorgeurs. Le bon pasteur ne ferait jamais cela. N’oublions pas : au moins 17 millions de morts enterrés par le silence ”omerta” de la hiérarchie ecclésiastique catholique vaticanesque.

      Forcément :
      Mt 7/18 : ”Un bon arbre ne peut porter de mauvais fruits, ni un arbre gâté porter de bons fruits.”

      Les nombreux mauvais fruits de Jorge Bergoglio et de Robert Prévost, alias Léon XIV, révèlent qu’ils sont de mauvais pape, de faux papes illégitimes.
      Il est de plus en plus évident que ce qu’ils ont fait subir à Benoît XVI est en train de se retourner contre eux. Ceux qui ont abandonné Benoît XVI à son martyr vont être confondus et tournés en dérision par l’action de l”esprit Saint. C’est écrit ”dans le ciel” depuis presque 2000 ans.

      1. Grand merci pour ce commentaire à un veilleur francophone qui a tout compris, alors que les églises francophones restent dans leur torpeur.

        Ce qu’a fait Benoît XVI est historique, salvateur, et… conforme aux évangiles : il a ordonné que l’on n’arrache pas l’ivraie semée dans le champ de l’église, mais qu’on la laisse pousser de façon évidente jusqu’au temps de la moisson. C’est alors que la purification atteindra son terme.

        En attendant, eh bien c’est à qui veut ouvrir les yeux !

        Les mauvais fruits sont là, évidents.

        Et ceux qui s’opposent à l’action décisive (decisio) de Ratzinger s’opposent, sans le savoir, à l’action de l’Esprit-Saint.

        La qualité de votre plume mériterait que l’on vous lise plus souvent. A moins que l’on puisse déjà vous lire dans d’autres médias ?

    3. Don Pietro Paolo

      Caro Cionci,

      il problema è sempre stato che lei legge il diritto canonico come un romanzo di spionaggio.

      “Non essere in grado” diventerebbe allora qualunque difficoltà soggettiva, qualunque prudenza comunicativa o perfino una presunta “restrizione mentale larga”.

      Ma il canone 412 parla di una sede realmente impedita:
      prigionia, esilio, confino, grave impedimento.

      Non di un Papa che vive in Vaticano, parla pubblicamente, scrive libri, riceve visite, concede interviste e dichiara esplicitamente vacante la Sede Apostolica.

      Il paragone con Pio VII poi è quasi grottesco.

      Pio VII era prigioniero di Napoleone.
      Benedetto XVI no.

      Pio VII non convocò alcun conclave mentre era vivo.
      Benedetto invece dichiarò che la Sede sarebbe stata vacante e che si sarebbe dovuto eleggere il successore.

      E questo da solo abbatte tutta la sua costruzione.

      Quanto al suo “Codice Ratzinger”, non c’è dubbio che siamo davanti ad una fantastica mitologia ecclesiastica:
      frasi cifrate, allusioni, messaggi nascosti, restrizioni mentali, indizi sparsi da decodificare.

      Il suo più che diritto canonico è un Dan Brown in versione vaticana.

      E il punto più incredibile è questo:
      pur di sostenere la teoria dell’antipapa, si finisce per attribuire a Benedetto XVI un comportamento ambiguo, volutamente equivoco e perfino manipolatorio verso la Chiesa universale.

      Davvero vorrebbe far passare un Papa come un uomo che avrebbe lasciato milioni di fedeli nell’equivoco per anni affidando la verità a giochi linguistici e messaggi obliqui?

      No.
      Molto più semplicemente Benedetto rinunciò, dichiarò vacante la Sede e la Chiesa elesse il successore.

      Il resto lo avete costruito voi, lei e un prete scomunicato che pretende di essere il suo legittimo successore

  12. Don Pietro Paolo

    Per amore della Chiesa sarebbe ora di finirla con queste costruzioni fantasiose che trasformano il papato in un rebus da decifrare e la fede cattolica in una caccia ai codici segreti.

    Si continua a forzare il diritto canonico pur di sostenere una tesi già decisa in partenza.

    Il canone 332 §2 richiede che il Papa rinunci liberamente e manifesti debitamente la rinuncia. Benedetto lo fece pubblicamente, dichiarando inoltre che dal 28 febbraio 2013 la Sede sarebbe stata vacante e che si sarebbe dovuto convocare il Conclave. Se uno afferma che la Sede è vacante, non sta dichiarando una sede impedita. Sta dichiarando precisamente ciò che il diritto richiede per procedere all’elezione del successore. Questo, da solo, distrugge tutta la teoria della “finta rinuncia”.

    Così come non regge l’uso arbitrario del canone 412, come giustamente scrive Tosatti, sulla “sede impedita”. Quel canone parla di un vescovo impossibilitato perfino a comunicare con i fedeli per prigionia, esilio o grave impedimento. Benedetto invece parlava, scriveva, riceveva visite, pubblicava libri, concedeva interviste e partecipava pubblicamente alla vita ecclesiale.

    Dire poi che Benedetto avrebbe “ingannato” i nemici della Chiesa con una raffinata strategia canonica significa attribuire a un Papa teologo e mite un comportamento fondato sull’ambiguità deliberata, sulla doppiezza comunicativa e sull’inganno.
    Ma la Chiesa non si salva con codici cifrati, messaggi esoterici e indovinelli su Geremia. Dunque applicare a lui il canone 412 è una forzatura evidente.

    Fra l’altro, il canone 335 dice che, mentre la Sede romana è vacante o totalmente impedita, non si modifichi nulla nel governo della Chiesa universale e si osservino le leggi speciali previste. Non dice affatto che si possa creare una specie di papato sdoppiato, con un Papa “contemplativo” e un antipapa “attivo”.

    La Chiesa non vive di messaggi cifrati, allusioni esoteriche o interpretazioni creative di “munus” e “ministerium”.

    E soprattutto non vive del principio protestante del libero esame applicato al papato:
    “io decido chi è il vero Papa contro la Chiesa visibile”.
    Perché alla fine il punto è tutto qui.

    La distinzione tra “munus” e “ministerium” viene usata qui come un grimaldello. Ma , Benedetto, nella Declaratio, afferma chiaramente di non avere più le forze per esercitare il ministero petrino e, soprattutto ripeto, dichiara che la Sede di Pietro sarà vacante e quindi indire un nuovo conclave. È questa frase che abbatte tutta la costruzione.

    Il dichiararsi “papa emerito” può essere stato un titolo infelice, ambiguo o bisognoso di migliore disciplina giuridica. Ma da qui a dire che Benedetto fosse rimasto Papa regnante e che Francesco, poi Leone XIV, siano antipapi, il salto non è canonico: è ideologico.

    L’argomento “Benedetto ha detto: c’è un solo Papa, ma non ha specificato chi” è inconsistente. Nella Chiesa cattolica non si fonda la certezza del Papa su mezze frasi, silenzi interpretati o presunti messaggi in codice. La certezza ecclesiale nasce dall’elezione accettata, dal riconoscimento pacifico della Chiesa e dalla comunione visibile.

    Benedetto ha riconosciuto il Conclave.
    Ha promesso obbedienza al successore.
    Ha parlato più volte di un solo Papa nel contesto della vita ecclesiale concreta.
    È morto nella comunione della Chiesa.

    Il resto sono costruzioni ideologiche che finiscono soltanto per alimentare sospetto, spirito settario e disgregazione ecclesiale.

    E colpisce il paradosso:
    si accusa continuamente Roma di aver creato caos, ma poi si alimenta un sistema parallelo fondato su interpretazioni private, “indizi”, frasi isolate, simbolismi e deduzioni personali elevate a dogma.

    No.
    La Chiesa non si salva trasformando il cattolicesimo in un romanzo apocalittico.

    Per amore della Chiesa, della verità e delle anime, sarebbe davvero ora di finirla.

  13. A parte che sarebbe interessante sapere chi è Nicholas Owen , aver citato ampiamente l’ex
    Segretario di Papa Ratzinger come ispirazione per intendere ciò che successe, svilisce totalmente la tesi portata.

  14. “…una sede episcopale si intende “impedita” quando il Vescovo diocesano è totalmente impossibilitato a esercitare il suo ufficio pastorale a causa di prigionia, esilio, confino o inabilità fisica, risultando incapace di comunicare nemmeno per lettera con i suoi fedeli. E oggettivamente non mi pare che questo, in tutto o in parte. potesse applicarsi a Joseph Ratzinger. Che parlava al pubblico, scriveva, concedeva interviste, riceveva visite.”

    Caro Tosatti, mi permetta di dissentire. Anche i carcerati possono (dietro permesso della direzione del carcere e secondo quanto stabilito o accordato dal giudice) parlare al pubblico, scrivere, concedere interviste e ricevere visite.
    Ratzinger faceva tutto ciò, ma non liberamente e ogni volta che gli venisse il ghiribizzo.
    Però il punto del canone da lei citato non è esattamente questo, quanto l’essere “totalmente impossibilitato a esercitare il suo ufficio pastorale”. Cosa che successe a Benedetto, ancora prima delle supposte dimissioni, vedasi la vicenda SWIFT. E che poi, dal suo Monastero nei giardini vaticani, divenne uno stato di fatto incontrovertibile.
    Mi capitò di recarmi in Vaticano per delle questioni, e ricordo con orrore il percorso verso il rifugio di Benedetto: telecamere ovunque, un gendarme letteralmente ogni venti metri… Insomma l’impressione che Benedetto fosse ospite non di un monastero ma di un moderno “castello di Fumone”.
    Con stima,
    Mario

  15. Benedetto avrebbe fatto una mossa canonica ,rinunciando , per sconfiggere l’anti chiesa , permettendo all’anti chiesa di regnare per 12 anni ??
    Che fantasia !
    Vada poi anche a rileggersi Geremia e la storia del’ ingresso impedito al Tempio.
    Don CFK

  16. Molto suggestivo e ben concepito . Ma la conclusione quindi è che Benedetto per ordire questo tranello a lungo termine , permette a Bergoglio di salire al soglio pontificio e cercare di distruggere la chiesa di Cristo per 12 anni ??
    Non lo trovate un po’ contraddittorio ? Permette un conclave illegittimo ove però il Papa”!illegittimo” pubblica doc di Magistero a dir poco “ confondenti? Che condizionano persino il successore Leone ?
    Lasciate poi stare il segretario , che è meglio…che pubblica un libretto e lo fa uscire subito dopo il decesso di Benedetto , pieno di inesattezze che esaltano solo lui . Andiamo , Owen , ma lei che fonti ha ?
    Ma chi è questo Owen?

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