Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Ruggero Sangalli, che ringraziamo di tutto cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla nostra fede. Buona lettura e meditazione.
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LA KALENDA E GESU’
In occasione del santo Natale di Nostro Signore Gesù Cristo a qualcuno sarà capitato di udire le parole della Kalenda. In latino kalendae è il primo giorno del mese, pertanto il Natale è indicato come l’ottavo giorno prima della kalenda di gennaio.
I giorni dell’ottava del Natale sono propizi per meditare il componimento liturgico utilizzato per introdurre alla celebrazione natalizia, un po’ come l’Exultet lo fa nella Veglia pasquale.
Il testo della Kalenda è nel Martirologio, libro in cui sono elencati i santi di cui si fa memoria durante l’anno, quasi sempre nel giorno della loro morte, dies natalis, salvo eccezioni (ad esempio per Sant’Ambrogio il 7 dicembre è il giorno dell’ordinazione episcopale).
Il Martirologio costituisce una fonte di preziose notizie. In Oriente un corrispondente lo troviamo nel Sinassario e nel Menologio degli ortodossi. Si arricchisce dei nuovi martiri riconosciuti dalla Chiesa e oggi il Martirologio Romano contiene più di 6500 santi.
Per il giorno di Natale, l’inizio del mistero pasquale di Colui che è “causa e modello di ogni martirio”, il testo proposto dal Martirologio è quello della Kalenda. Il testo in italiano è:
Venticinque dicembre, luna quindicesima
Trascorsi molti secoli dalla creazione del mondo, quando in principio Dio aveva creato il cielo e la terra e aveva fatto l’uomo a sua immagine; e molti secoli da quando, dopo il diluvio, l’Altissimo aveva fatto risplendere l’arcobaleno, segno di alleanza e di pace;
ventuno secoli dopo la partenza da Ur dei Caldei di Abramo, nostro padre nella fede;
tredici secoli dopo l’uscita di Israele dall’Egitto sotto la guida di Mosè;
circa mille anni dopo l’unzione di Davide quale re di Israele; nella sessantacinquesima settimana, secondo la profezia di Daniele;
all’epoca della centonovantaquattresima Olimpiade;
nell’anno 752 dalla fondazione di Roma;
nel quarantaduesimo anno dell’impero di Cesare Ottaviano Augusto;
quando in tutto il mondo regnava la pace, Gesù Cristo, Dio eterno e Figlio dell’eterno Padre, volendo santificare il mondo con la sua venuta, essendo stato concepito per opera dello Spirito Santo, trascorsi nove mesi, nasce in Betlemme di Giuda dalla Vergine Maria, fatto uomo.
Natale di nostro Signore Gesù Cristo secondo la natura umana.
La struttura della Kalenda ricorda quella del Prologo del Vangelo di Giovanni, perché apre a uno sguardo ampio nel tempo, fino nell’eterno nel Prologo e su tutta la storia universale nella Kalenda. In entrambi i casi però punta a un luogo e un tempo precisi, quelli della nascita di Gesù Cristo nella carne. Vogliono introdurci a intuire qualcosa del mistero dell’incarnazione dentro la dinamica sacramentale della comunicazione e della partecipazione della Grazia soprannaturale di Dio che entra nella corporeità umana sensibile per condurre l’umanità dentro l’essenza divina. La liturgia trova nel Natale la struttura contemplativa dell’incarnazione che fonda i contenuti e la forza delle liturgie pasquali.
Il testo proposto omette gli anni dalla creazione, precedentemente espressi, ma soprattutto circostanzia una serie di date storiche verificabili, per ribadire che nella carne di Cristo non c’è spazio per lo gnosticismo sempre in agguato. Inoltre si ribadisce che tutta la storia, sacra e profana, trova senso in Cristo, suo fondamento, Signore del tempo e della storia al quale “appartengono il tempo e i secoli” come si recita nella Veglia pasquale. Il Natale di Cristo dice un senso preciso del tempo che attinge dall’eternità: la misericordia che Dio manifesta nella creazione diventa evidente e terribilmente reale prendendo carne per redimere l’umanità.
Nella parte conclusiva della Kalenda c’è il motivo dell’incarnazione: “volendo santificare il mondo”. La decisione di Dio è libera, è lui che vuole disporre tutto perché la pienezza dei tempi sia in quel punto. E’ così dall’eternità, proprio come l’Agnello che è immolato fin dalla fondazione del mondo. Non c’è nulla di imposto o di magico, è pura Grazia, come in tutti i Sacramenti, in cui Dio non è “rinchiuso”, ma distribuisce e partecipa alle anime la sua carità. La Kalenda aiuta a contemplare il mistero della misericordia di Dio che non ci abbandona mai ma sta provvidente nella storia. La santificazione del mondo è la ragione dell’incarnazione, perché l’uomo redento in Cristo (la verità rende liberi) possa rendere gloria a Dio (Gv 17,4).
Per quanto riguarda la cronologia, la Kalenda è precisissima.
La centonovantaquattresima Olimpiade dice di un quadriennio (iniziando dal luglio del 776 a.C.) che va dal 4 a.C. al 1 d.C. (l’anno zero non esiste). Gli anni olimpici sono sfasati di sei mesi rispetto al calendario giuliano, che inizia a gennaio. I mesi successivi a luglio del 2 a.C. sono nel terzo anno della centonovantaquattresima olimpiade.
Nell’anno 752 dalla fondazione di Roma: ab Urbe condita (AUC) si conta dal 21 aprile 753 a.C come stabilì Marco Terenzio Varrone. Roma fu fondata nell’anno terzo della sesta olimpiade. L’anno 752 è quello dall’aprile 2 a.C. al 1 a.C.
Nel quarantaduesimo anno dell’impero di Cesare Ottaviano Augusto… Gesù Cristo, Dio eterno e Figlio dell’eterno Padre, volendo santificare il mondo… concepito per opera dello Spirito Santo, trascorsi nove mesi, nasce in Betlemme di Giuda dalla Vergine Maria.
Ottaviano Augusto era nipote, per parte di madre, di Giulio Cesare che lo adottò nel 45 a.C. Nel 44 a.C., anno delle Idi di marzo, nominando i magistrati in anticipo com’era solito fare, incluse il nome di Ottaviano per il 43 a.C. L’omicidio di Giulio Cesare aprì una fase sanguinosa al cui termine Ottaviano Augusto si candidò al consolato. Al rifiuto del senato a causa della sua giovane età, si impose con i veterani fedeli allo zio. Con la Lex Titia del novembre del 43 sancì legalmente il proprio potere nel triumvirato.
Gli storici antichi sono concordi: Ippolito scrive che Gesù nacque nel 42° del regno di Augusto. Gesù nacque necessariamente a fine anno del 2 a.C.. Se si fosse trattato di ottobre o inizio novembre, Augusto (che compiva gli anni di regno a fine novembre) per Ippolito sarebbe ancora nel 41° anno di regno. Sant’Ireneo, coevo ad Ippolito, propone il 41° anno di Augusto. A Roma si usava contare come anno 1 il momento dell’accesso al regno e così mentre il 42° anno di Ippolito è certamente il 2 a.C., per Ireneo al modo orientale si conta l’anno 1 con un ritardo di poco più di un mese, ma il “suo” 41° anno è ancora il 2 a.C. Nei primi anni del terzo secolo scrive anche Tertulliano che, a scanso di equivoci, abbonda di riferimenti: Gesù è nato nel 41° anno di Augusto, 15 anni prima della sua morte (agosto del 14 d.C.) e 28 anni dopo la morte di Cleopatra (nel 30 a.C.): così non ci sono più dubbi che si tratti del 2 a.C.
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1 commento su “La Kalenda e Gesù. Natale del 2 D.C. Ruggero Sangalli.”
I santi sono obbedienti.
Nell’obbedienza alla volontà di Dio, che e’ la Verita’, c’è la vera libertà.
Diventare santi significa liberarci dal peccato, per la misericordia di Dio in cui sussiste e consiste l’efficacia della redenzione. Maria Santissima, la sempre vergine Madre di Dio, è la più libera, Immacolata piena di grazia, assunta in cielo in anima e corpo, regina degli angeli e di tutti i santi. In questa libertà obbediente sta il suo corredimere e mediare la grazia divina.
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