Pronto il Decreto di Scomunica per la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Life Site News.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo articolo di Life Site News, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.

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Il cardinale Fernández ha preparato l’ordine di scomunica della Fraternità Sacerdotale San Pio X: lo rivela un rapporto.


Martedì Diane Montagna ha riferito che il cardinale Fernández ha già preparato un ordine di scomunica per la Fraternità Sacerdotale San Pio X nel caso in cui questa consacrasse nuovi vescovi a luglio.
Immagine in evidenza Il cardinale Victor Fernández parla ai media, 30 settembre 2023. Michael Haynes/LifeSiteNews
Mercoledì 29 aprile 2026 – 12:19 EDT

LifeSiteNews ) — La giornalista vaticana Diane Montagna ha riferito martedì che il cardinale Victor Manuel Fernández ha già preparato un ordine di scomunica per la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) qualora questa consacrasse nuovi vescovi a luglio.

Nel suo articolo del 28 aprile, Montagna ha scritto che il giornalista italiano Nico Spuntoni, noto per la sua accuratezza nel riportare le notizie prima dei canali ufficiali, le ha confermato che il Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF), guidato dal Cardinale Fernández, ha già preparato una dichiarazione di scisma per la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) nel caso in cui l’ordine consacri nuovi vescovi il 1° luglio come previsto. Spuntoni ha anche riferito a Montagna che il DDF sta attualmente predisponendo l’accoglienza pastorale per i fedeli che dovessero lasciare la FSSPX dopo le consacrazioni.

— L’articolo continua sotto la petizione —
Impegno a pregare per un esito positivo dei colloqui tra Vaticano e Fraternità Sacerdotale San Pio X.
 Mostra il testo della petizione

La notizia giunge a pochi giorni di distanza dalle indiscrezioni secondo cui Papa Leone XIV avrebbe deciso di seguire l’esempio di Papa Giovanni Paolo II e di dichiarare scomunicati i vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X che parteciperanno alle prossime consacrazioni episcopali della Fraternità, previste per il 1° luglio.

«Fonti ben informate sulla questione mi hanno confermato che il Dicastero per la Dottrina della Fede è già preparato a uno scenario di scisma in seguito alle probabili nuove consacrazioni», ha dichiarato Spuntoni a Montagna.

Spuntoni ha osservato che la DDF afferma di essere stata “indulgente” nei negoziati con la SSPX, ma intende essere “ferma” nella sua risposta qualora le consacrazioni dovessero procedere.

LEGGI: ​​Il vescovo Schneider esorta Papa Leone XIV: Concedi ‘le consacrazioni episcopali della FSSPX’

Il giornalista ha inoltre sottolineato che, secondo le sue fonti, la DDF “è preoccupata per la cura pastorale delle persone (cioè del clero) legate alla Compagnia che non intendono rimanervi dopo un’ulteriore rottura con Roma”.

La scorsa settimana, Rorate Caeli ha riferito che Papa Leone avrebbe già preparato un decreto “simile, per tono e contenuto, a quello promulgato da Papa Giovanni Paolo II tramite il cardinale Bernardin Gantin, prefetto della Congregazione per i Vescovi, il 1° luglio 1988”.

LEGGI: ​​Papa Leone sta pianificando la scomunica della Fraternità Sacerdotale San Pio X: la notizia

Come Giovanni Paolo II, Leone avrebbe dichiarato scomunicati ipso facto i vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X – sia quelli consacranti che quelli neo-consacrati – il che significa che sarebbero stati automaticamente scomunicati e considerati colpevoli di un “atto scismatico” per aver partecipato a consacrazioni episcopali senza l’approvazione papale.

La scorsa settimana, il corrispondente vaticano Niwa Limbu ha affermato che, secondo le sue fonti, la DDF “sta preparando la possibilità di una scomunica dell’intera Fraternità Sacerdotale San Pio X”, intendendo tutti i sacerdoti della Fraternità, non solo i vescovi. Non è chiaro se intendesse includere in questa affermazione anche i laici sostenitori della Fraternità.

Lo stesso vescovo della Fraternità Sacerdotale San Pio X, Bernard Fellay, in una recente omelia a St. Mary’s, in Kansas, ha affermato che tali scomuniche imminenti sono molto probabili.

«Preferisco non fare il profeta, ma sono abbastanza sicuro che ci sia un’enorme probabilità che tutti voi, noi compresi, possiate essere scomunicati, dichiarati scismatici, c’è un’altissima probabilità perché lo hanno già detto pubblicamente. Quindi, per così dire, si stanno costringendo a farlo. Ma comunque, Dio può fare miracoli. Non è la fine», ha detto Fellay.

Spuntoni ha inoltre sottolineato a Montagna che le sue fonti non hanno specificato se le scomuniche previste dal Vaticano riguarderanno solo i vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pietro che partecipano alle consacrazioni o anche gli altri membri.

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14 commenti su “Pronto il Decreto di Scomunica per la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Life Site News.”

  1. Scomunica ai consacrati, nuova scomunica ai consacranti (proprio quelli a cui Papa Benedetto ha tolto la scomunica nel 2009), dichiarazione di scisma da parte del “dicastero” della Fede tuchiana…
    Tutte misure e strategie per spaventare a morte una buona fetta dei lefebvriani, preti e fedeli, e “ricondurli all’ovile” tramite per esempio l’erezione di un Ordinariato apposito.
    Ma sono misure e strategie che funzionano e funzioneranno in quanto la Fraternità stessa, tramite la strategia suicida del fare annunci, chiedere permessi, dialogare, abortire il dialogo, si è messa sulla strada scivolosissima del dibattito pubblico e oggigiorno social sulla sua stessa natura, sui suoi sacramenti, sulla “necessità” della sua esistenza, sulle consacrazioni, sul ruolo dei suoi vescovi ecc. Tutte materie in cui le risposte possono non essere univoche. A volte o spesso gli articoli del buon padre Gleize, teologo ufficiale della Fraternità o di chi per lui, sono superficiali nelle risposte ai dubbi, poco approfonditi, ripetitivi ad libitum di argomenti non dirimenti, dimostrando così una scarsa conoscenza proprio di quella Tradizione che si vorrebbe difendere. Un vero peccato, potrebbero sicuramente fare di meglio, uscendo però dagli schemi e dagli slogan ed anche dai ristretti territori in cui si muovono a loro agio.
    Ovviamente tutto questo disastro non sarebbe successo se avessero seguito la strada dell’ottimo, più coraggioso e più lungimirante Mons. Williamson, che è andato per la sua strada senza compromessi e tentennamenti. L’unica strada da seguire, ripercorsa al presente dall’ottimo Mons. Viganò.

  2. Il processo di separazione tra la Chiesa cattolica e la lobby begoglian-prevostiana è irreversibile.
    E produrrà le relative conseguenze.
    Inutilissimo affannarsi nello schierarsi dall’una o dall’altra parte.
    Ciò che deve accadere accadrà con precisione matematica.
    E nessuno, proprio nessuno, ne conosce la fatale modalità.

    1. Don Pietro Paolo

      Perdindirindina!

      Enrico Nippo mostra oggi di avere una vocazione profetica. Mancava solo questa.

      “Processi irreversibili”, “precisione matematica”…
      più che profezia, sono sue deduzioni forzate: affermazioni perentorie costruite ad hoc.

      Fede? No: determinismo da bar, condito di apocalisse fai-da-te.

      Nessuna meraviglia: a forza di farsi propagatore pubblicitario di Alessandro Minutella, il contagio è evidente — stessa sicurezza assoluta, stesso vuoto di fondamento.

      1. DON Alessandro Minutella. E’ e resta Sacerdote malgrado la panzana bergogliana del “todos, todos, todos”.
        Ma, caro don P.P., ce la farà a rispondere SENZA TERGIVERSARE, a quelle che lei definisce le mie profezie, ma che invece sono semplici osservazioni di buon senso? Ovvero:
        lei sa cosa accadrà e come accadrà quel che deve accadere?
        Per favore, risponda con un sì o con un no, se ne ha, è il caso di dirlo, il coraggio.

        1. Don Pietro Paolo

          Caro Nippo,

          no, non so cosa accadrà né come accadrà ciò che deve accadere.
          E non ho alcuna pretesa di saperlo.

          So però una cosa — e mi basta:

          la Chiesa non appartiene a noi, ma a Cristo.
          E Cristo non ha detto che sarebbe stata perfetta, ma che non sarebbe stata vinta. Lui ci penserà.

          Lei insiste su Minutella. Bene: anche Martin Lutero era sacerdote.
          E secondo una visione della beata Maria Serafina Micheli, si trova all’inferno.
          Questo per dire che non basta essere o dirsi sacerdoti per essere nella verità.

          La storia della Chiesa è piena di “riformatori” che si sono costruiti una loro chiesa:
          tutti, prima o poi, sono naufragati.

          La Roccia invece resta. Sempre.
          Perché è fondata su San Pietro, non sulle opinioni del momento.

          Il buon senso — quello vero — dice una cosa semplice:
          un sacerdote scomunicato può guidare il suo gruppo, chiamarlo come vuole…
          ma non è, né sarà mai, la Chiesa di Cristo.

          Il resto, caro Nippo, non è profezia.
          È propaganda che svia ed ostinazione.

          1. Come volevasi dimostrare: lei non ha saputo trattenersi dopo aver risposto alla domanda.
            Ha dovuto sciorinare come al solito le sue impressioni … rendendo vana la risposta.

          2. Don Pietro Paolo

            Caro Nippo,

            capisco che le mie “impressioni” le risultino scomode.
            Il punto, però, è un altro: non sono affatto impressioni.

            Sono il riflesso di ciò che la Chiesa ha sempre insegnato.

            Quando ricordo che la Chiesa è fondata su San Pietro e non sulle iniziative personali, non esprimo un’opinione: richiamo un dato costitutivo della fede cattolica.

            Quando dico che la scomunica non è un dettaglio folkloristico ma una ferita reale della comunione ecclesiale, non sto “sciorinando”: sto semplicemente prendendo sul serio la Chiesa.

            E quando faccio notare che anche figure come Martin Lutero erano sacerdoti ma si sono posti fuori dalla comunione, non è retorica: è storia.

            Lei può liquidare tutto come “impressioni”.
            Io, più semplicemente, continuo a chiamare le cose con il loro nome.

            Il resto — mi permetta — non è chiarezza: è il tentativo di svuotare il discorso evitando il merito.

            Don Pietro Paolo

          3. Ci sono molti, ma molti preti che interpretano la Dottrina in modo diverso da lei.
            Non dovrò essere io a farle l’elenco.
            Sulla (falsa) scomunica in discorso è infinito. E questo non me lo invento.
            Si metta l’anima in pace: lei , come ognuno, non ha a verità in tasca.

          4. Don Pietro Paolo

            Caro Nippo,
            La faccio contento:
            anche stavolta ha ragione: io non ho la verità in tasca.
            Infatti non è mia.

            È della Chiesa — e, a differenza delle opinioni, non cambia a seconda di chi la commenta.

            Che poi molti preti dicano cose diverse, non mi stupisce affatto:
            la confusione, purtroppo, non è un argomento teologico.

            Altrimenti dovremmo concludere che ogni divergenza crea una nuova verità.
            E a quel punto, più che cattolici, saremmo semplicemente… pluralisti devoti.

            Quanto alla scomunica “falsa”, mi permetta un sorriso:
            quando un atto ecclesiale non piace, lo si dichiara inesistente.
            Un metodo rapido, ma poco convincente.

            Già Martin Lutero, a suo tempo, percorse una strada simile:
            anche allora si parlava di coscienza, interpretazione, contestazione dell’autorità.
            Sappiamo bene dove ha portato.

            Io, più modestamente, continuo a restare dove la Chiesa è visibile e riconoscibile.

            Il resto, più che teologia, somiglia a un’opinione ben difesa.

          5. Lei, come al solito, usa la dialettica per girare la frittata.
            Mi dica: lei dice di non avere la verità in tasca perché non è la sua ma della Chiesa.
            Bene … ma anche altri ecclesiastici dicono la stessa cosa ma in disaccordo con lei?
            E allora se ne deve dedurre che solo lei ripete la verità della Chiesa?
            Non è che sotto sotto si è auto eletto ad alter ego di don Minutella?

        2. Don Pietro Paolo

          Caro Nippo,

          “girare la frittata” è un’arte che lei pratica con una certa costanza: sposta il problema e poi finge che sia lo stesso.

          No, non sono “io” a garantire la verità.
          Ed è proprio qui che lei continua ostinatamente a non capire — o a far finta di non capire.

          La verità della Chiesa non si misura contando quanti ecclesiastici dissentono, ma verificando chi resta in comunione con ciò che la Chiesa insegna e con la sua autorità visibile.

          Se dieci preti dicono cose diverse, non nasce una “democrazia della verità”.
          Nasce, molto più semplicemente, confusione.

          E la confusione — glielo ripeto — non è mai criterio teologico.

          Quanto al suo tentativo un po’ maldestro di accostarmi a Don Alessandro Minutella, stia sereno:
          la differenza è piuttosto evidente.

          C’è chi si pone contro la Chiesa visibile, dichiarandola deviata o addirittura inesistente.
          E c’è chi, pur tra limiti e fatiche, rimane dentro, riconoscendo che Cristo non ha fondato una realtà invisibile e mutevole, ma una Chiesa concreta, storica, riconoscibile.

          Se per lei questa distinzione è irrilevante, il problema non è la “dialettica”.
          È la categoria di Chiesa che si è costruito.

          Il resto — mi permetta — non è teologia:

          1. La teologia non può essere usata come un potere, come fa lei.
            Il potere dei preti: storia vecchia!
            La teologia è una delle tante discipline, non l’unica.
            Le sgattaiola come al solito: se dieci preti dicono cose diverse vuol dire
            che tra i dieci solo lei è l’eletto? Solo lei predica la Verità?
            Per fare un solo esempio: perché lei fa le bucce e mons. Viganò, che, ovviamente
            parla anche in lui in nome della Verità e della Chiesa?
            Ci pensi: lei si presenta come l’alter ego di don Minutella e non se ne accorge.

    2. precisione matematica…… forse coincide con la scomunica di chi è decisamente cattolico e l’accoglienza di ogni stramberia. Se ad essere scomunicati sono i cattolici allora chi è che commina la scomunica?. Lì in alto mancano di Carità non sappiamo in cosa hanno fede e cosa sperano. Bisogna essere comunque grati agli scomunicandi anche se non se ne condividessero tutti gli atteggiamenti. Pongono una qustione vitale per la Chiesa ; la gerarchia è eretica?

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