I Novissimi: l’Anima Umana e l’Aldilà. Don Curzio Nitoglia.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo articolo di don Curzio Nitoglia, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.

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l’anima umana e l’aldilà

parte quattordicesima
Il Cielo
terza sezione
L’eccellenza e la natura della visione beatifica
di Don Curzio Nitoglia
Psiche: personificazione dell’anima
Essa è Intuitiva e immediata
La Visione Beatifica (cfr. S. Th., I, q. 12), come insegna il Magistero della Chiesa (Papa Benedetto XIII, DB, 530), è un atto dell’intelletto umano; esso consiste nella visione della natura di Dio, chiara, intuitiva e immediata.
Tuttavia, non è onnicomprensiva; ossia, non ci fa conoscere tutta l’essenza di Dio e totalmente, ma è pur sempre una visione che ci fa conoscere Dio come Egli è; ossia, nella sua essenza.Tuttavia, non è onnicomprensiva; ossia, non ci fa conoscere tutta l’essenza di Dio e totalmente, ma è pur sempre una visione che ci fa conoscere Dio come Egli è; ossia, nella sua essenza.
Mentre con la ragione, possiamo conoscere e dimostrare con certezza l’esistenza di Dio e soltanto qualche attributo della sua essenza; inoltre, con la Fede conosciamo, in maniera chiaroscura, ciò che Dio ci ha rivelato di Se stesso.
Perciò, la Visione Beatifica, per il suo carattere intuitivo e immediato, è molto superiore a ogni altra conoscenza razionale o di fede. Infatti, essa è l’intuizione immediata di Dio com’è in Sé.
Ebbene, noi siamo stati creati per vedere Dio immediatamente e senza l’intermediario di nessuna creatura. Allora, Dio, essendo purissimo Spirito sarà presente intimamente nel nostro intelletto, lo illuminerà e lo fortificherà, così da renderlo capace di vedere la Sua natura.
San Tommaso (S. Th., I, q. 12, a. 2) spiega che tra Dio e il nostro intelletto non vi sarà neppure l’intermediario di un’idea, poiché “Colui che è l’Essere stesso sussistente”, come è in se stesso, ossia la Verità infinita, non può essere contenuto nelle idee del nostro piccolo cervello, proprio come il bicchiere di un fanciullo non può contenere tutta l’acqua dell’oceano intero (Sant’Agostino, Le Confessioni).
Inoltre, l’uomo non sarebbe capace di esprimere l’idea che ha raggiunto della natura di Dio, poiché il nostro concetto, essendo creato e quindi finito, non potrebbe esprime l’infinito tale quale è in se stesso.
Perciò, la contemplazione immediata, tramite la Visione Beatifica, della natura divina ci assorbirà talmente in Dio da lasciarci senza parole atte a esprimere la sua natura di Verbo infinito e consustanziale al Padre eterno.
Per fare un esempio; quando osserviamo uno spettacolo meraviglioso, su questa terra (il Monte Rosa …) non riusciamo a trovare le parole adatte a esprimerlo in tutta la sua pienezza, diciamo che è inenarrabile, inesprimibile, indicibile. La stessa cosa avverrà, anche in maniera maggiore, quando vedremo Dio faccia a faccia.
Occorre insistere bene sul fatto che la Visione Beatifica, pur essendo immediata e intuitiva, non può essere totalmente comprensiva, come quella che solo Dio ha di Sé. Infatti, solo un Dio infinito può conoscere totalmente la Sua natura infinita.
I Santi del Cielo vedranno Dio, ma, mai profondamente ed esaustivamente (“totus sed non totaliter”) come fa Dio stesso, il quale, solamente, conosce Se stesso, tanto quanto è conoscibile in tutto ciò che Egli è (S. Th., I, q. 12, a. 6 e 7).
Il “Lumen Gloriae” è il principio della “Visio Beatifica”
La Visione Beatifica coglie l’oggetto della Visione increata che Dio ha di Sé; certamente, lo coglie molto meno perfettamente di quanto Egli colga Se stesso. Tuttavia, lo attinge realmente, intuitivamente e immediatamente.
Ora, tutto ciò sarebbe impossibile per tutte le intelligenze create (angeliche e umane), lasciate alle sole forze naturali, che sono proporzionate soltanto al loro oggetto naturale, che è infinitamente inferiore all’oggetto proprio dell’intelligenza divina/infinita.
Perciò, ogni intelligenza creata – per quanto alta essa possa essere – ha bisogno di una luce soprannaturale che la elevi e la fortifichi, affinché diventi capace di vedere Dio qual è in Se stesso; altrimenti, l’intelligenza creata sarebbe davanti a Lui come la civetta davanti alla luce del sole in pieno giorno. Questa luce ricevuta in maniera stabile e permanente nell’intelletto dei Beati del Paradiso è chiamata Lumen Gloriae. Il Concilio di Vienna (DB, 475) riafferma tale dottrina e anatemizza coloro che la negano.
E’ per questo motivo che la grazia santificante merita di essere chiamata “partecipazione della natura divina”, perché essa è un principio radicale di operazioni, che ci rende capaci di vedere Dio come Egli si vede.
L’oggetto della “Visione Beatifica”
L’oggetto primo ed essenziale della Visio Beatifica è Dio medesimo; l’oggetto secondario sono le creature conosciute in Dio.
Perciò, i Santi del Paradiso vedono chiaramente e intuitivamente Dio stesso, “sicuti est”; ossia la sua essenza, la Trinità delle Persone e l’Unità della Natura divina (cfr. Conc. di Firenze, DB, 693). Perciò, la Visione Beatifica sorpassa immensamente non soltanto la conoscenza filosofica, ma anche la conoscenza angelica. Questo è il primo oggetto della Visione Beatifica.
Inoltre (cfr. S. Th., I, q. 12, a. 10), i Santi vedono – per mezzo d’idee create – quelli che sono ancora sulla terra o nel Purgatorio e che hanno avuto con essi un rapporto speciale (i parenti, gli amici, i confessori, i fedeli …). Per esempio, Sant’Ignazio da Loyola, il fondatore dei Gesuiti, conosce tutto ciò che riguarda la sua famiglia religiosa (la “Compagnia di Gesù”) e le preghiere che i suoi figli gli rivolgono. Un padre o una madre di famiglia conoscono i bisogni spirituali dei loro figli che sono ancora su questa terra. Questo è l’oggetto secondario della Visione Beatifica.
Nella Visione Beatifica tutto s’armonizza; non si dà troppa attenzione al secondario e all’accidentale, perdendo così di vista il principale. Le cose materiali le vediamo dall’alto, ossia in rapporto alle cose spirituali. I mezzi sono visti solo in rapporto al Fine ultimo.
Nella prossima puntata vedremo l’amore beatifico e la gioia che ne risulta.
continua

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2 commenti su “I Novissimi: l’Anima Umana e l’Aldilà. Don Curzio Nitoglia.”

  1. È sempre piacevole leggere gli approfondimenti di Don Curzio, Sacerdote fedele e grande ricercatore storico. Grazie per i Suoi contributi a questo insostituibile blog.

  2. 🔴 Documento eretico dell’illegittimo Cardinale Fernández, in cui afferma di non credere nell’INFERNO.

    E mentre il 24 giugno 2026, la falsa chiesa prevostiana ha (illegittimamente) ridotto allo stato laicale Padre Francisco José Vegara Cerezo, perché fedele a Cristo e alla Sua dottrina…. e per aver disconosciuto Francesco come papa, in quanto ERETICO e invalidamente eletto…

    Il giorno dopo… ( fatalità?) è apparsa sui media la notizia di un articolo teologico scritto nel 1995 dal “Porno-cardinale”, alias Víctor Manuel Fernández, scritto 30 anni fa e intitolato Romani 9–11: “Grazia e Predestinazione”, laddove dichiara di non credere nell’INFERNO:

    «Credo fermamente che TUTTI saranno SALVATI; 🙈 una credenza che non si basa su desideri irrealizzabili, né sulla mia compassione per gli uomini, ma su ciò che so di Dio e dei suoi piani concreti grazie alla sua Rivelazione.»

    E questa è solo un’ ulteriore prova che la falsa chiesa di JMB-PREVOST ha nominato Fernandez come prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, non per salvaguardare la “dottrina cattolica”, ma per DISTRUGGERLA.
    https://www.areamsuam.net/fr/un-documento-di-30-anni-riemerge-per-perseguitare-il-cardinale-fernandez-e-prova-ancora-una-volta-che-e-un-eretico
    —–
    CATECHISMO della Chiesa Cattolica – Credo la vita eterna
    IV. L’INFERNO

    1033 Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: « Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna » (1 Gv 3,14-15). Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli. 628 MORIRE IN PECCATO MORTALE SENZA ESSERSENE PENTITI e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere SEPARATI PER SEMPRE DA LUI per una nostra LIBERA SCELTA.
    Ed è questo stato di DEFINITIVA AUTO-ESCLUSIONE dalla COMUNIONE CON DIO e con i beati che viene designato con la parola « INFERNO».

    1034 Gesù parla ripetutamente della «geenna», del «fuoco inestinguibile», che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l’anima che il corpo. 
    630 Gesù annunzia con parole severe: « Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno […] tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente » (Mt 13,41-42), ed egli pronunzierà la condanna: « Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno! » (Mt 25,41).

    1035 La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’ INFERNO e la sua ETERNITÀ.
    Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, « il fuoco eterno ». 631 La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira.

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