Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il nostro Matto offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul silenzio, e la sua potenza. Buona lettura e meditazione.
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IL SILENZIO CHIUDE LE PORTE E FA APRIRE LA PORTA
«I pazzi osano dove gli angeli temono d’andare».
Alexander Pope
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Chiedo scusa – fino a un certo punto – ai Sani di mente e cattolici tutti d’un pezzo se ancora una volta faccio l’ecumenico. Precisando: ecumenico e non ecumenista. E tenendo presente che “ecumene” vale “terra abitata”, essendo vissuti e tuttora vivendo (oggi pochi) per tutto l’orbe coloro che si sono riferiti e si riferiscono al Medesimo Significato per mezzo di differenti espressioni, dacché la Luce del Significato è Una e nascosta nell’ombra delle molteplici definizioni significanti atrraverso cui non finisce di trapelare. Il tutto restando convinto che anche qualche Sano di mente possa essere sfiorato da un (inconfessabile?) desiderio di follia, lasciando cortesemente alle sue spalle i pullulanti cattedratici e guru in pubblica combutta reciproca, e chiedendo con gentile rispetto agli angeli di lasciarlo passare.
E, d’altra parte, Erasmo da Rotterdam non esita ad affermare che
«Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia».
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Hanshan (1546 – 1623), monaco cinese dell’era della Dinastia Ming:
«Quindi smisi di parlare. Sedetti in silenzio guardandomi intorno attentamente. Non avevo idea di dove fossi né da dove ci fossi entrato. Rividi la vita nelle montagne e la strada che avevo percorso a piedi, ma era come se avessi sognato tutto. Cercai [di ricordarmi] ma non ci riuscii; il passato era come un grande vuoto tutto confuso. Proprio come quando la pioggia finisce e le nuvole si disperdono, e il vasto cielo è come lavato, tutto era calmo, senza nessuna immagine. La mia mente era vuota e il mondo silenzioso. Provavo una gioia indescrivibile».
– Sedetti in silenzio (mozuo, giapp. mokuza),
– Tutto era calmo (jiran, giapp. jakunen),
– La mia mente era vuota e il mondo silenzioso (xinkong jingji, giapp. shinku kyōjaku).
Per ogni Coscienza-Luce Individuale, la Coscienza-Luce Universale riserva il godimento di Sé, cioè la Gioia, secondo un processo mistico e perciò umanamene incatalogabile date le sue nascoste ed imprevedibili modalità. La Luce illumina come dice Lei, non come presumono gli uomini.
«Provavo una gioia indescrivibile»,
dice infatti Hanshan, riferendosi evidentemente a qualcosa di non umanamente definibile in maniera esaustiva, giacchè ogni definizione circoscrive e quindi limita, ritrovandosi qui il motivo ecumenico giovanneo, scomodo per il fondamentalismo, dello Spirito che come il vento soffia dove vuole e non si sa donde venga e dove vada. Spirito Universale le cui intenzione e modalità d’azione non possono essere previste e cristallizzate in alcun sistema filosofico o teologico, che altrimenti se ne arrogherebbero il potere assoluto di “gestione”.
«Smisi di parlare e sedetti in silenzio»:
condizione imprescindibile per far prire la Porta della Gioia, ciò esigendo la preventiva chiusura di tutte le altre porte, illusorie poiché fatte di materiale concettuale tanto meticoloso e raffinato quanto logorroico, e … solido. Sì: lo “spaccare il capello in quattro”, inevitabilmente fazioso poiché inevitabilmente soggettivo, è terriccio che nell’uomo intorbida l’Acqua cristallina dello Spirito (Fons vivus) che, è bene ribadire, scorre dove e come vuole.
Simone Weil conferma:
«Noi siamo nell’irrealtà, nel sogno. Rinunciare alla nostra illusione di essere situati al centro, rinunciarvi non solo con l’intelligenza, ma anche con la parte immaginativa dell’anima, significa aprire gli occhi alla realtà, vedere la vera luce, sentire il vero silenzio. Allora si produce una trasformazione alla radice stessa della nostra sensibilità … Sono gli stessi colori, gli stessi suoni, ma li vediamo e li sentiamo in modo diverso».
Si noti: «l’illusione di essere situati al centro», mentre invece si è (s)regolarmente aggrappati ad un punto di vista che proprio perché tale non può collocarsi al centro e dunque non può cogliere la Verità in Sé, o, meglio, non può lasciarsi cogliere dalla Verità in Sé. Inoltre, c’è da notare che circa «la radice stessa della nostra sensibilità», la «trans-formazione» si dà per … dis-informazione, ovvero per liberazione da ogni forma di sillogismo, cioè dal Linguaggio, che si presenta sempre come strumento del Potere. Di fatto, forma e punto di vista sono inscindibili, mentre l’assenza di forma coincide con il centro e la circonferenza, quindi senza il minimo turbamento: «tutto era calmo, senza nessuna immagine», dice Shiran.
Nessuna delle porte fatte di linguaggi è la Porta Centrale che permette di «vedere la vera luce, sentire il vero silenzio», di «provare una gioia indescrivibile». Per vedere la Luce occorre diventare ciechi ad altre luci; per sentire il suono del Silenzio occorre diventare sordi ad altri suoni. Per udire la Parola occorre rinunciare alle parole. Soltanto l’occhio della Coscienza purificato, soltanto «se il tuo occhio è limpido (simplex)», può tornare e vedere altre luci, a sentire altri suoni, a udire – e pronunciare – altre parole. Dice «limpido»: latino limpidus, connesso al greco lampein: rilucere, splendere, brillare, coinvolgente il corpo: «tutto il tuo corpo sarà nella luce (lucidum)»; ed è qui che si tocca il Vertice Operativo Mariano Teandrico.
Vale la pena di notare: limpido è traduzione di simplex, semplice, SINE PLICA, non piegato in concetti e immagini che invece pretendono, invano, di s-piegarlo. Spiegare non è togliere dalle pieghe bensì proprio il contrario: è complicare, da CUM assieme e PLICARE avvolgere. Semplice, uno-in-sé, intero, vuoto: «centro che è dappertutto e circonferenza che è in nessum luogo» recita il Libro de ventiquattro filosofi, di cui si trova conferma in Giordano Bruno:
«L’universo è tutto centro e tutto circonferenza». Interezza inconcepibile ed inimmaginabile».
Charles Baudelaire conferma il ritorno alle altre luci e agli altri suoni:
«In certi stati d’animo quasi sovrannaturali la profondità della vita si rivela interamente nello spettacolo, per quanto ordinario esso sia, che abbiamo davanti agli occhi».
Perciò, le porte preventivamente chiuse possono (dovrebbero) essere riaperte dopo l’apertura della Porta della Gioia, circa la quale Hanshan dice: «non avevo idea di dove fossi né da dove ci fossi entrato», ossia, seduto in silenzio, egli aveva lasciato andare ogni pretesa di surrogata comprensione razionale, ogni curiosità, ossia ogni fantasticheria concettuale e immaginativa: «la mia mente era vuota e il mondo silenzioso».
Stupendo e poetico, poi, il messaggio per chi lo può intendere: «Proprio come quando la pioggia finisce e le nuvole si disperdono, e il vasto cielo è come lavato, tutto era calmo».
Paramahansa Yogananda (più cristiano di molti Cristiani?) dice della Coscienza dis-informata, cioè liberata da ogni forma, dunque da ogni fondamentalismo:
«Nella coscienza di coloro che sono immersi nell’amore di Dio non esistono falsità, pregiudizi di casta o credo, limitazioni di alcun genere. Quando conoscerete l’amore divino, non vedrete più nessuna differenza fra un fiore e un animale, fra un essere umano e un altro. Sarete in sintonia con tutta la natura e amerete tutti gli esseri umani allo stesso modo».
Vale la pena di sottolineare: «amerete tutti gli esseri umani allo stesso modo». Quindi, anche i nemici, soprattutto i nemici, poiché:
«se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete?».
Ritorna qui il motivo, da me proposto a più riprese, dello Stato Interiore di Non Belligeranza, la vera inespugnabile Roccaforte.
Di più, Cristo dice «Io sono la porta», e nessun umano può presumere di stabilire infallibilmente chi sono coloro che si rendono – si rendono! – degni di varcarla. Essendo la Parola che sostiene l’Universo, perciò di una potenza – magnifica e terribile – umanamente inconcepibile, Cristo non può essere ridotto ad un modello confezionato dagli umani. Come lo Spirito soffia dove vuole, la Porta si apre per chi vuole, in barba ad ogni sfrontato legalistico giudizio umano. E infatti, se agli umani fosse possibile conoscere integralmente Cristo vorrebbe dire che il Sacro Mistero sarebbe del tutto svelato cessando di essere tale, ed ammesso che ciò non sia già sciaguratamente accaduto, visti i molteplici, faziosi e al fine patetici accaparramenti della Verità, anzi della “verità”. Vale a dire che la Ri-velazione è arrogantemente intesa come totale S-velazione, ciò che ha sottratto all’uomo il Sacro Dubbio quale indispensabile incentivo per lo slancio apofatico verso il Mistero umanamente irraggiungibile.
Il Sacro Dubbio nasce dalla sentita e sincera indeguatezza al Mistero di ogni tentativo congetturale umano, per quanto dotto e meticolosamente eretto a sistema, «da SYN con, insieme, e STEMA stare, collocare. Aggregato di proposizioni su cui si fonda una dottrina» (etimo.it).
Pertanto, chi può escludere che la Porta si sia aperta anche per Hanshan?
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10 commenti su “Il Silenzio Chiude le Porte e Fa Aprire la Porta. Il Matto.”
Il vuoto è una creatura: non esiste il vuoto come assoluto.
Dio è l’Essere per se stesso: non è un Dio che crea in un centro circondato dal vuoto.
Quindi il vuoto di cui si parla è uno svuotarci come nel diminuire perchè Lui, L’essere che ci crea adesso, cresca consapevolmente in noi.
La fede teologale (Dio) è l’abbandono fiducioso del fidarsi, assolutamente, lasciata ogni paura e ogni velleità di controllo creaturale.
Questo l’ha rivelato Dio, in Cristo. Questa è la grazia, il fascino, che affascinando trascina l’affascinato, perchè ci si fida.
Per questo è sbagliato chiedere a Dio (a Gesù, vero uomo e vero Dio) “di accrescere la nostra fede”.
La fede è Dio, che si dà assolutamente tutto intero: siamo noi a non fidarci. E se non ti abbandoni (svuotandoti) quel fascino non è attraente.
Non è qualcosa che puoi prendere, comprendendola calcolando: la si può intuire, contemplandola e gustandola abbandonandovisi fiduciosi.
Giovanni 10, 22-30:
In quel tempo, Gesù disse; “In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante”.
Viva la limpida semplicità del Vangelo!
Per questo ormai introvabile in “evolute” società contemporanee!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
Il “Matto” non perde occasione per farci la morale, arrivando perfino a sostenere che il Papa non sarebbe cattolico e quindi non sarebbe Papa. Ma poi è lo stesso che esordisce con argomentazioni che non sono affatto cristiane né cattoliche.
Considerazioni:
1. Il silenzio non sostituisce la Rivelazione
Il silenzio viene elevato a soglia ultima, quasi a luogo in cui ogni parola debba dissolversi. Ma nella prospettiva cristiana il silenzio non è mai vuoto: è ascolto di una Parola già pronunciata.
Dio non si è rivelato nel silenzio indistinto, ma parlando, entrando nella storia, assumendo la carne. Quando il silenzio diventa lo spazio in cui la Parola perde consistenza, si smarrisce il cuore stesso della fede.
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2. Il Mistero non legittima l’indeterminatezza
Affermare che Dio supera ogni concetto è corretto. Ma dedurne che ogni affermazione sia relativa o superflua è un passaggio arbitrario.
Il Mistero, nella fede cattolica, non annulla la verità: la trascende senza contraddirla.
Qui, invece, il limite umano nel comprendere Dio viene trasformato nell’inutilità di ciò che Dio ha rivelato.
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3. Il linguaggio non è dominio, ma dono
La riduzione del linguaggio a strumento di potere comporta una conseguenza inevitabile: la messa in discussione della Rivelazione stessa.
Dio ha parlato.
E parlando ha voluto essere conosciuto.
Se ogni parola è sospetta, allora lo è anche il Vangelo. E se il Vangelo diventa sospetto, la fede perde il suo contenuto.
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4. Cristo non è un simbolo universale
Nel testo si assiste a uno slittamento progressivo: Cristo non viene negato, ma reinterpretato fino a diventare un principio indistinto.
Ma Cristo non è:
* un archetipo
* un simbolo del “Centro”
* una forma tra le altre
Cristo è la Porta (cfr. Gv 10,9), in senso reale e personale.
Ridurlo a espressione simbolica significa negarne l’unicità.
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5. Lo Spirito non è sganciato dal Figlio
L’invocazione di uno Spirito libero e imprevedibile viene utilizzata per svincolarlo dalla Rivelazione.
Ma lo Spirito Santo non opera in modo autonomo rispetto al Figlio:
* non relativizza il Vangelo
* non apre vie parallele
* non sostituisce Cristo
Pensarlo diversamente significa introdurre una spiritualità senza fondamento trinitario.
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6. Il dubbio non è principio della fede
Il dubbio viene elevato a condizione permanente e quasi normativa.
Nella fede cattolica, invece:
* il dubbio può accompagnare il cammino
* ma non può costituirne il fondamento
La fede è adesione, affidamento, certezza radicata in Dio.
Trasformare il dubbio in sistema significa dissolverla.
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7. L’esperienza non è criterio di verità
Le esperienze interiori, anche intense, non costituiscono automaticamente un criterio di verità.
Il cristianesimo non nasce da uno stato di coscienza, ma da un evento storico:
* Dio ha parlato
* Dio ha agito
* Dio si è fatto uomo
Sostituire l’evento con l’esperienza equivale a spostarsi dal piano della fede a quello della soggettività.
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8. L’universalismo indistinto non è cattolico
Il discorso tende a dissolvere le differenze in una unità superiore in cui tutto si equivale.
Ma la fede cattolica:
* riconosce elementi di verità anche altrove
* senza mai rinunciare all’unicità salvifica di Cristo
Quando tutto è equivalente, nulla è più vero.
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Conclusione
Ci si trova di fronte a una costruzione che:
* valorizza il silenzio, ma lo separa dalla Parola
* esalta il Mistero, ma relativizza la verità
* richiama l’universalità, ma dissolve Cristo
Non si tratta di un approfondimento della fede cristiana, ma di una sua trasformazione sostanziale.
Non è chiudendo le parole che si apre la Porta.
È riconoscendo Colui che ha parlato
e che, anche nel silenzio, continua a chiamare.
Se lei la vede così, non sarò certo io a tentare la benché minima replica.
Ribadisco: ognuno segue il suo sentiero.
Spero che si renda conto di come né lei né io abbiamo la possibilità di far sì che il mondo giri come giri.
Ciò che deve accadere accadrà e chi vivrà vedrà.
Di conseguenza, tutti i nostri scambi non sono che giochetti bambineschi.
Io mi ci diverto. E lei? 🤠
Questa settimana ho fatto un’esperienza davvero speciale.
Invitati da persone care, con mia moglie siamo stati a casa di una di loro, dove abitano i suoi genitori all’estero.
Appena arrivati, chi ci ha invitati doveva assolutamente allontanarsi per tutto un giorno, dopo due ore che si conosceva.
Così siamo rimasti in quattro, di due lingue molto diverse (non ad esempio come l’italiano e il francese) e l’inglese inservibile come ponte.
Tanta è stata l’ospitalità e la disponibilità e necessità di ridurre a zero i ragionamenti e i discorsi, che siamo riusciti a familiarizzare.
Ha fatto più il silenzio a volte forzato di tante parole spesso vuote. Hanno fatto di più lo sguardo e la cura di una condivisione di idee.
Certo: c’era un motivo a monte per essere lì e c’è stato il giorno dopo la possibilità di riallineare tutto alla normalità.
Però quelle tante ore speciali non le dimenticheremo facilmente.
Dimenticavo: c’era presente Gesù. Siamo andati alla santa messa perchè sapevamo che era l’anniversario della morte di un nonno.
Anche là noi due italiani non abbiamo compreso quasi nulla, seguendo il rito a memoria. Come si faceva una volta.
Perchè tante chiacchiere anche a messa non servono proprio a niente. Fa tutto Dio. L’uomo deve soltanto starci.
Ma allora è Dio che fa o l’uomo? Fa tutto Dio, al 100%, ma l’uomo deve starci al 100%. Non è fifty-fifty. E’ sempre tutto intero, nel vero.
Fuori dal sacramento c’è la grazia? Sarebbe come chiedersi se c’è l’acqua fuori dal canale… certo che sì, se Dio fa piovere.
E se non piove mai? Se ci si lamenta anche della pioggia? Se ci fanno schifo i canali? Se il vento che soffia le nuvole ci disturba?
Si secca…
“E se non piove mai? Se ci si lamenta anche della pioggia? Se ci fanno schifo i canali? Se il vento che soffia le nuvole ci disturba?
Si secca…”.
Le dispiacerebbe esplicare? Per miei limiti non riesco a capire.
La Grazia non è mensurabile perché Dio e’ incommensurabile.
La mens umana non può risolvere il mistero, ma il mistero si da’ in dono.
L’acqua divina in Cristo spegne definitivamente la sete, può tramutarsi in vino, ci si può immergere per morire e risorgere con lui, si può camminarci sopra…
L’acqua potabile nelle nostre case arriva dai tubi… quella non potabile, ma preziosa, scorre nei fiumi e nei canali… altra ne piove dal cielo, che lo si voglia o no.
La mens prova a capacitarsi, ma alla fine siamo capaci solo in quanti recipienti.
E se il recipiente non trattiene nulla o evita di riempirsi, esiste una realtà separata dalla Grazia. Secco…
Grazie.
Soltanto un’osservazione: se il recipiente non è vuoto non può riempirsi.
E allora sì che rimane a secco.
Un cordiale saluto.
Il recipiente è vuoto se si lascia riempire: altrimenti non è recipiente, perchè si riempie di/da sè.
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