Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Louis Lurton, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione questi pensieri di p. Julio Meinvielle sul nuovo ordine mondiale che si stava costituendo dopo il secondo conflitto Mondiale. Un testo incredibilmente profetico e attuale, di cui raccomandiamo un’attenta lettura. Buona lettura e meditazione.
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Pace e sicurezza globale nel 1945
Alcuni pensieri lucidi scritti subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale da p. Julio Meinvielle (1905‑1973)
Carlos Caso‑Rosendi, Quod Scripsi, Scripsi – 11 marzo 2026

Due giovani donne in piedi su Saint Catherine Street a Montréal leggono la prima pagina del Montreal Daily Star.
Il titolo “Germany Quits” annuncia la resa tedesca e l’imminente fine della Seconda guerra mondiale in Europa.
Wikimedia Commons con il cortese permesso e la collaborazione della Bibliothèque et Archives nationales du Québec e di Wikimedia Canada nell’ambito del Poirier Project.
Il testo qui sotto fu pubblicato all’indomani della Seconda guerra mondiale da p. Julio Meinvielle. Circa ottant’anni dopo, resta ancora una lettura molto valida. Sembra scritto oggi. Ai nostri giorni p. Meinvielle è stato falsamente accusato di essere un promotore del Nazismo. La sua penetrante analisi della realtà europea è passata sopra la testa dei suoi critici. Una grossolana semplificazione delle sue idee è stata lo strumento usato dai suoi avversari per fuorviare l’opinione pubblica contro di lui. Il padre fu investito e ucciso da un’auto mentre attraversava un viale molto trafficato a Buenos Aires. Molti credettero che fosse stato assassinato. Visse in un’epoca in cui l’omicidio politico stava diventando cosa comune. Egli cercò la verità e disse la verità. Questo può spiegare la sua morte prematura.
Nostro Time Magazine, 1945
La guerra in Europa è terminata con il trionfo schiacciante delle cosiddette democrazie. La celebre affermazione di Napoleone, secondo cui l’oro vince le guerre, non è stata smentita nemmeno questa volta.
Da una certa prospettiva, e in una visione della storia eccessivamente provvidenzialista, si potrebbe pensare che non sia deplorevole la sconfitta di ciò che fu chiamato con tanto fanatismo nazismo‑fascismo. Perché, se è vero che esso era animato da una potente dinamica volta a smascherare i miti umanitari menzogneri sotto la cui protezione le forze del Denaro potevano esercitare impunemente il loro imperialismo oppressivo, non è meno vero che conteneva una forza tremendamente pagana ed espansionista, difficile da purificare.
Ma quale che sia il valore di questa considerazione ipotetica, resta il fatto che in questo momento il destino del mondo è alla mercé del dominio totalitario delle stesse forze — quelle del Denaro e del Risentimento — che da trecento anni stanno distruggendo l’Europa. Queste due forze hanno infatti lacerato l’essere stesso dell’Europa con divisioni religiose, economiche e politiche. E sono state le potenze antieuropee, essenzialmente divisive, come Inghilterra, Stati Uniti e Russia, che, fin dalla Pace di Westfalia, dopo il Congresso di Vienna e il Trattato di Versailles, hanno usato il denaro per finanziare intrighi e alimentare il risentimento.
Le nazioni che seminano la guerra difficilmente possono imporre la pace.
Qui sta la terribile crisi derivante dalla recente vittoria militare. Le nazioni vincitrici sono precisamente quelle dietro le quali si nascondono le forze internazionali: le stesse forze che stanno disgregando l’unità dell’Europa e del mondo. E questo trionfo ha messo nelle loro mani le fantastiche risorse tecniche e psicologiche che permettono a una minoranza strategicamente collocata di dirigere e regolare la vita di tutti gli uomini in tutte le nazioni dei cinque continenti.
Ma anche senza lasciarci guidare da un criterio così realistico, e supponendo caritatevolmente che nazioni come Inghilterra, Stati Uniti e Russia, che brandiscono i miti della pace e della sicurezza internazionale, fossero disposte a deporre i loro ben noti istinti di imperialismo totalitario — asiatico in un caso, ipocrita ed evangelico nell’altro — dobbiamo chiederci: quali soluzioni reali per la convivenza umana possono offrire ai popoli europei stanchi, disillusi e lacerati?
Forse uno Stato di polizia della “sicurezza perfetta”?
E che cos’è questo progetto di “sicurezza perfetta” se non un sistema di schiavitù internazionale nelle mani di pochi padroni onnipotenti? Così, dopo aver smantellato gli organi vitali dell’unità europea, lo scopo ora, in questa fase finale, è ridurla alla servitù.
L’analisi del processo storico dell’Europa negli ultimi trecento anni non può che riempirci di angoscia quando pensiamo ai giorni oscuri che, sotto l’ingannevole veste di Libertà e Democrazia, incombono sui popoli un tempo liberi e grandi.
La marcia verso la schiavitù
Il mondo non può essere soggetto a due padroni. Prima o poi, sia perché uno gioca meglio le sue carte diplomatiche e finanziarie, sia perché i due arrivano allo scontro diretto con uno vincitore e uno sconfitto, il fatto è che il mondo sembra marciare inesorabilmente verso il dominio di un padrone universale.
Fino al 1929 il mondo aveva vissuto sotto il dominio del mercante internazionale, che, in cambio del controllo degli affari del mondo, concedeva ai popoli un certo grado di libertà mentale, politica ed economica. Ma le terribili crisi che hanno mandato in bancarotta quel mondo hanno dimostrato che senza regolamentazione la sicurezza è compromessa. Ora stiamo entrando nell’era della sicurezza: della sicurezza negli affari.
Quel mercante internazionale che, in un mondo di affari casuale, poteva realizzare enormi profitti per poi cadere vittima del destino, ora vuole regolare tutto affinché la sicurezza sia perfetta.
La guerra è stata vinta dalla sicurezza, cioè dalla meccanizzazione minuto per minuto di immense masse umane. Perciò anche la pace sarà vinta dalla sicurezza.
Quando si considera la precisione meravigliosa con cui gli Stati Uniti concepirono e realizzarono il gigantesco programma di produzione di materiale bellico per terra, mare e aria, trasportandolo poi in tutte le zone di combattimento sparse nei cinque continenti e utilizzandolo in modo sincronizzato sui fronti di battaglia — una colossale macchina di guerra progettata negli uffici degli ingegneri e poi scatenata su tutte le rotte del pianeta — si può immaginare quali risultati di sicurezza infallibile si potrebbero ottenere pianificando tutta l’attività mentale, economica e politica di tutti i popoli della terra.
Chi sarà capace di disturbare una sicurezza meccanicamente garantita?
Dall’applicazione rigorosa di questi piani, elaborati dai gestori, nascerà la città universale della sicurezza, la città paradisiaca dove godremo di ogni bene senza traccia di male. E quel male sarà eliminato fino ai suoi ultimi e più nascosti residui.
Niente più pensiero tradizionale, che sarebbe regressione e barbarie; niente più costumi familiari, locali o nazionali, considerati atavismi anacronistici; niente più economia nazionale o politica di sovranità, perché ciò sarebbe nazionalismo esagerato, razzismo, fascismo o nazismo.
No. Tutte le nazioni aperte, in fraternità universale, affinché entrino abbondanza, prosperità e progresso. Tutto questo però nel quadro della sicurezza: sicurezza nella produzione e distribuzione delle materie prime, dei beni manufatti, dei trasporti, del commercio, dell’immigrazione e del lavoro; sicurezza nella diffusione delle idee e dei sentimenti attraverso stampa, radio e cinema; sicurezza nella direzione politica delle nazioni.
Sicurezza per il bene di tutti, nelle mani di uno solo, che, per il bene di tutti, disporrà della forza necessaria a garantire tale sicurezza.
La schiavitù sarà perfetta. Ma sarà liberamente accettata e consentita. E le masse si muoveranno in questo ambiente viscoso e regolato senza violenza, perché avranno tutto ciò che serve per non pensare; perché lì nessuno sentirà il bisogno di conoscere la Verità e di amarla. Ognuno avrà tutto ciò che è necessario per restare eternamente nella condizione di un essere inferiore.
È verso questo che l’umanità sta entrando, sotto la maschera di Libertà e Democrazia: la schiavitù universale sotto un unico padrone.
In realtà, questa mentalità da ingegnere, con cui si pretende di risolvere i problemi umani, conduce al crimine di ridurre i popoli in schiavitù e alla menzogna di narcotizzarli con una propaganda sistematica affinché credano di essere liberi.
Le nazioni avranno sicurezza, ma non avranno pace.

- Julio Meinvielle.
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2 commenti su “Pace e Sicurezza Globale dopo il 1945. L’Oro Vince le Guerre. P. Meinvielle: “La Schiavitù Sarà Perfetta”.”
Riletto anche stamattina, poiché un testo del genere deve essere davvero meditato.
Che pensieri puntuali, che sguardo penetrante su una realtà che è concreta oggi, che precisione incredibile nell’ inquadrare i mali del mondo, l’ azione malefica dell’eterno nemico che lo governa! Schiavi inconsapevoli prefigurati da uno spirito scelto fra pochi solo per grazia, perché non si dica che Dio possa abbandonarci, possa non avvisarci. Un vero uomo di Dio, tolto di mezzo da una morte sospettissima. Non può passare inosservato.
Impressionante. Uno sguardo profetico ben oltre l’ orizzonte di quel tempo.
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