Attacchi contro i Cristiani in Israele: oltre 80 Casi in tre Mesi. Vatican News.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da Vatican News, che ringraziamo per la cortesia. Difficilmente vedrete pubblicate sui grandi giornali notizie come queste, o le vedrete sulle TV di regime. Chiedetevi perché…buona lettura e diffusione.

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Attacchi contro i cristiani in Israele: oltre 80 casi in tre mesi

 

Il rapporto diffuso dal Religious Freedom Data Center (Rfdc) documenta i soprusi e le aggressioni contro i cristiani in Israele nel trimestre aprile-giugno 2026. Episodi che spesso avvengono alla luce del sole, talvolta perpetrati da minori, talvolta incoraggiati dai propri con genitori. E a farne le spese sono le comunità cristiane residenti

Davide Dionisi – Città del Vaticano

Ottantatré atti di molestia in novanta giorni. Di questi, la maggior parte si è verificata a Gerusalemme, per lo più nella Città Vecchia. Si tratta soprattutto di sputi, aggressioni fisiche, minacce e abusi verbali, atti vandalici, lancio di rifiuti e oggetti nei cortili di monasteri, oltre che provocazioni online (recensioni su Google Maps di siti cristiani con versetti biblici che invocano la distruzione di luoghi di culto non ebraici). È quanto emerge dal rapporto, diffuso nei giorni scorsi, del Religious Freedom Data Center (Rfdc) sugli incidenti contro i cristiani in Israele nel trimestre aprile-giugno 2026, curato da Yisca Harani, direttrice dello stesso organismo di ricerca. Si tratta di episodi che spesso avvengono alla luce del sole, in modo dimostrativo, talvolta con genitori che incoraggiano i figli a imitarli. E a farne le spese sono le comunità cristiane residenti.

La suora aggredita sul Monte Sion

 

“Il 28 aprile scorso una suora è stata spinta a terra sul Monte Sion, ma il picco è stato registrato durante Shavuot, Yom Yerushalayim e la Flag March, oltre che durante la processione d’ingresso del nuovo nunzio apostolico” rivela il report, che segnala una crescente spavalderia e arroganza degli autori, che agiscono apertamente senza timore di conseguenze. “Registriamo una assenza di rappresentazione simbolica cristiana nello spazio pubblico di Gerusalemme (a differenza della forte presenza di simboli ebraici)” continua lo studio di Yisca Harani che raccoglie informazioni dalle istituzioni religiose e dalle comunità cristiane con cui mantiene contatti regolari attraverso una rete di volontari. “Il nostro compito è assistere le vittime nella presentazione di denunce alla polizia e alle autorità competenti, oltre che nella documentazione e nella raccolta delle informazioni relative a ciascun caso. I volontari incaricati dei contatti sul territorio si occupano anche dei casi di deturpazione della segnaletica pubblica, graffiti o atti di vandalismo: seguono la vicenda fino al completamento delle riparazioni, continuando a monitorarla in collaborazione con le autorità competenti. Gli stessi — continua lo scritto — vengono impiegati, in particolare, durante le festività religiose e le processioni cristiane nella Città Vecchia di Gerusalemme, con l’obiettivo di osservare, documentare e contribuire a prevenire gli incidenti”.

Cristiani invisibili nella Città Vecchia

Proprio in seguito all’aggressione subita dalla religiosa sul Monte Sion, è stato attivato un servizio di accompagnamento protettivo per il clero e i religiosi nella Città Vecchia. Il servizio si avvale del supporto dell’Irac (Israel Religious Action Center) che fornisce assistenza legale per le denunce presentate alla polizia per conto dell’Rfdc e del Jppi (Jewish People Policy Institute). “Esortiamo il Comune di Gerusalemme a riconoscere che l’assenza di una rappresentazione visibile e simbolica della presenza cristiana nella sfera pubblica contribuisce direttamente alle manifestazioni di ostilità da parte di cittadini ebrei nei confronti dei cristiani. Dal complesso municipale fino a Porta Jaffa, lo spazio pubblico riflette in modo evidente la presenza ebraica, attraverso manifesti su temi ebraici, auguri per le festività e proiezioni di immagini e filmati legati alla storia e alla tradizione ebraica sulle mura della città” rileva lo studio e poiché la Città Vecchia comprende due quartieri cristiani “sarebbe altrettanto opportuno che anche la presenza cristiana trovasse una rappresentazione visibile nello spazio pubblico” continua.

Simboli religiosi profanati

Ma gli attacchi ai simboli religiosi riguardano anche siti fuori confine: “Ricordiamo la distruzione della statua di Gesù e la profanazione di una statua della Vergine Maria nel Libano meridionale. Le Forze di Difesa Israeliane hanno la responsabilità di educare i propri soldati e di stabilire standard di condotta di base nei confronti delle comunità religiose e dei luoghi sacri. Ci auguriamo che questi episodi vengano affrontati adeguatamente all’interno delle forze armate”. Da qui l’intervento dell’organismo diretto da Yisca Harani: “A seguito di segnalazioni relative a soldati che deridevano o mostravano mancanza di rispetto verso i cristiani durante una visita a Gerusalemme, ci siamo rivolti all’Ufficio del Responsabile dell’Istruzione delle Forze di Difesa Israeliane. Siamo lieti che ne sia scaturita una cooperazione educativa costruttiva: un documento informativo, predisposto dalla Hotline per le guide che accompagnano i gruppi militari a Gerusalemme, è stato accolto e diffuso nell’ambito competente. Il documento è disponibile sul nostro sito web”.

Serve uno sforzo educativo nei confronti dei più giovani

 

Dalle aggressioni non sono esenti le visite scolastiche e i viaggi didattici: “Negli ultimi anni migliaia di gruppi scolastici hanno visitato Gerusalemme nell’ambito di programmi promossi e finanziati dai ministeri governativi. Come accade spesso anche per i gruppi militari, la maggior parte degli studenti riceve una preparazione minima o nulla riguardo alla presenza cristiana viva nella città. Di conseguenza, l’incontro con i cristiani si rivela talvolta una sorpresa e può dar luogo a reazioni ostili. In assenza di un’adeguata preparazione, gli studenti hanno manifestato ostilità nei confronti di luoghi e persone cristiane anche durante gite didattiche in altre zone del Paese. È dunque necessario uno sforzo educativo coordinato che coinvolga gli organizzatori delle gite scolastiche e le guide turistiche, in particolare per le visite a Gerusalemme” conclude il report.

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