Evola Neocon? Occam, l’Individualismo Liberale Britannico ed Evola. Don Curzio Nitoglia.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da don Curzio Nitoglia, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.

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di Don Curzio Nitoglia

Julius Evola

Occam, l’individualismo liberale britannico ed Evola

Sembrerebbe impossibile, anzi assurdo, ma ci sono alcuni testi (che cito sotto) di Julius Evola (1898 – 1974) in cui il filosofo della cosiddetta “Tradizione primordiale” s’esprime chiaramente a favore dell’individualismo capitalista britannico, nato metafisicamente con il frate francescano del Regno Unito Guglielmo Occam (1287 –1347), padre dell’Idealismo filosofico dell’Umanesimo/rinascimentale (il culto dell’Uomo, di Pico, Ficino e Lorenzo il Magnifico), del Cartesianismo che è sfociato  nell’Hegelismo (anche se Evola si rifaceva piuttosto a Schelling); politicamente con (Machiavelli).
Insomma, è la solita storia della Massoneria anglo/americana, conservatrice, di destra e, quindi, buona; che sarebbe ben diversa da quella latina, illuminista, di sinistra e, perciò, cattiva.
Ma, veniamo ai testi filoliberali di Evola:
I – Evola, “I due volti del liberalismo”
Evola in un articolo intitolato “I due volti del liberalismo”, pubblicato sul Borghese, scrive: «Il primo liberalismo inglese ebbe un carattere aristocratico (“di destra”, ndr): fu un liberalismo del gentleman, un liberalismo di classe. Non si pensò alla libertà che ognuno potesse rivendicare (come il secondo liberalismo democratico e rivoluzionario o di “sinistra”, ndr). Sussiste tutt’ora in Inghilterra questo aspetto sano (…) del liberalismo: il liberalismo (…) come l’esigenza che (…) il singolo possa godere di un massimo di libertà (…) che nella sua vita personale e privata (…) venga evitata l’intromissione di un potere estraneo (quello dello Stato, ndr)» (Il Borghese, n. 41, 10 ottobre 1968).
II – Evola, “Sulle premesse spirituali dell’Impero”
In un secondo articolo postumo sostiene che “Sulle premesse spirituali dell’Impero” raccolte postume nel libro intitolato Saggi di dottrina politica, a cura di Renato Del Ponte, Sanremo – Imperia, Edizioni Mizar, 1979, scrive: «Oggi, sarebbe molto più anacronistica l’idea di un’organizzazione super-nazionale (l’Impero, ndr) basata sull’affermazione di una particolare idea religiosa, sia pure quella cristiana (la Cristianità medievale, che si è perpetuata sino alla fine del Sacro Romano Impero Germanico, nel 1918 con la fine della Prima Guerra Mondiale, ndr). Non vi è chi possa pensare sensatamente oggi all’attualità o al ritorno di un Impero sul tipo di quello spagnolo, super-cattolico e inquisitoriale di Carlo V» (p. 162 ss.).
Individualismo o Sensismo britannico
Il liberalismo o l’illuminismo fenomenista e sensista britannico del XVIII secolo sta all’origine pure della morale relativistica, individualistica e soggettivistica anarchica. Quindi, l’anarchismo è l’estrema propaggine del liberalismo e non il suo contrario.
Il neoconservatorismo di Burke e de Maistre
Anche il neoconservatorismo, che discende da Joseph de Maistre ed Edmund Burke, cerca di far passare l’illuminismo o il liberalismo britannico, la Massoneria anglo/americana, la rivoluzione inglese per un pensiero di “destra”, conservatore; quindi, sostanzialmente contrario all’ideologia di “sinistra”, progressista e socialista, alla Massoneria latina, alla rivoluzione francese e al razionalismo illuministico francese. Invece, tra di loro vi è solo una differenza accidentale quanto al modo o all’intensità; mentre quanto alla sostanza esse sono identiche, come un vino rosso, forte e corposo e un vino bianco, frizzante e leggero o un cavallo bianco, che trotta velocemente, ed uno nero, che galoppa velocissimamente.
Quest’approccio di Evola alla Massoneria non può non farci pensare a quello (di matrice conservatrice) di Edmund Burke e a quello (di matrice tradizionalista/esoterica) di Joseph de Maistre. Infatti, per Evola, come per i due Autori succitati, la Massoneria moderna sta all’origine della Rivoluzione francese, razionalista e sovversiva a differenza di quella inglese conservatrice e tradizionale. Per Evola gli antenati sani della Massoneria tradizionale sono la Cabala ebraica, il libro dello Zohar (F. Venzi, p. 64), i Templari (cit., p. 63) e i Rosacroce (ivi).
Per Evola la Massoneria moderna (illuminista, rivoluzionaria e di “sinistra”) è una degenerazione negativa di quella originaria e tradizionale (simbolica, esoterica, operativa o teurgica), che era sommamente positiva. Per il pensatore siciliano la Massoneria operativa ha realmente la capacità di “operare” una trasformazione “alchemica” della realtà, mediante una “catena di iniziati” che evocano forze preternaturali (F. Venzi, cit., p. 12).
Ancora nel suo ultimo saggio sulla Massoneria nel 1974 intitolato La Massoneria moderna e l’Inversione di Polarità (Roma, Mediterranee) Evola distingueva la Massoneria moderna nata in Inghilterra nel 1717, che è speculativa ossia politicizzata, razionalista, illuminista e sovversiva, da quella tradizionale che è operativa poiché opera la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme e la trasmutazione dell’Individuo Assoluto “indiandolo”, ossia rendendolo “Dio”. Venzi commenta: “Il metodo evoliano porta l’uomo a farsi Dio nella realtà concreta” (cit., p. 22).
L’Individualismo accomuna anarchismo, liberalismo e comunismo
L’errore che accomuna l’anarchismo, il liberalismo e il comunismo è proprio l’individualismo o il valore assoluto della persona umana (tanto caro a Evola). I primi due errori esaltano immediatamente la singola persona e tendono a minimizzare quasi totalmente la società familiare e civile, mentre il terzo inizialmente fa dello Stato un assoluto per poter poi arrivare alla società senza classi ove l’individuo è re. Ora, per combattere queste tre deviazioni occorre andare alla loro radice: l’individualismo fosse pur anche evoliano.
La Massoneria e Julius Evola
Fabio Venzi è stato Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia dal 2001, inoltre è autore di numerosi libri e si è specializzato – alla luce del pensiero massonico – sul neoplatonismo, Gioacchino da Fiore, Raimondo Lullo e la psicoanalisi, infine è Direttore della Rivista massonica De Hominis Dignitate.
Nel 2010 ha scritto un libro molto interessante, ben documentato e oggettivo intitolato Julius Evola e la Libera Muratorìa. Una verità scomoda, pubblicato dall’Edizioni Settimo Sigillo – Libreria Europa di Roma (Casa Editrice e Libreria vicine alla Fondazione Julius Evola), in cui affronta il problema della vicinanza di Evola alla Massoneria (naturalmente di “destra”).
Evola fu con la Massoneria “di destra” sino alla fine
Infine, Evola si è costantemente espresso in maniera positiva ed elogiativa sulla Massoneria operativa (buona, elitaria, gerarchica, austera, sacrale e tradizionale) e, invece, in maniera negativa e critica, su quella speculativa (cattiva, di massa, democratica, lasciva, profana e rivoluzionaria) sino a pochi mesi prima di morire (Roma 19 maggio 1898 – Roma 11 giugno 1974). Infatti, in un’intervista rilasciata a Gianfranco De Turris il 27 dicembre del 1973 il filosofo siciliano, rispondendo alla domanda del De Turris se la Massoneria sia l’unica organizzazione iniziatica rimasta in occidente, dice: “Questo è fuor di dubbio… ma per i tempi moderni tutto il potenziale operativo [magico e auto-divinizzante, nda] della Massoneria tradizionale operativa è passato allo stato latente [in potenza o virtualmente, ndr]. Dire latente non significa inesistente; esistono capacità di rivificazione”.
Insomma, la Massoneria può passare dalla potenza all’atto, dal Gran Maestro materialiter al Gran Maestro formaliter, dalla Loggia virtuale alla Loggia attualmente esistente con tutte le sue capacità operative e divinizzanti, ma solo quando essa si converta dalla modernità in cui è sprofondata con l’Illuminismo alla cosiddetta “Tradizione primordiale” insegnata dalla Cabala, dagli Egizi, dai Templari, dai Rosacroce e da Evola. Quindi, non è esatto dire che, per Evola, la Massoneria non è più esistente per nulla (“massoneria/vacante” totalmente), ma è più corretto asserire che per lui essa esiste solo in potenza e non ancora in atto (“massoneria/vacante” in atto o formalmente, ma non in potenza o materialmente).
Evola e la magia
Venzi dimostra, con citazioni molto esatte e particolareggiate di Evola stesso o di Autori a lui vicini e molto bene addentro al suo pensiero, che Evola è essenzialmente “un mago nato”;  che la parola “magia” è un concetto qualificante l’uomo e lo studioso Julius Evola;  infine, se si va al cuore del pensiero evoliano la magia ne è il cardine. Ora, la magia

è una delle componenti della Cabala ebraica che è l’anima della Massoneria.
Ma, cos’è la magia per Evola? Marcello De Martino nell’Introduzione al libro di Fabio Venzi (cit., p. 6) cita gli articoli di Evola apparsi sulle riviste Ur e Krur dal 1927 sino al 1929. In essi Evola parla della sua partecipazione attiva ai rituali magici (le “catene magiche”), che sarebbero stati capaci d’influenzare fattivamente la realtà, ossia non solo di “crearla” col pensiero come voleva l’Idealismo filosofico hegeliano, ma addirittura di renderla realmente esistente mediante la magia.
Occamismo nominalista
Il nominalismo inizia sistematicamente con Roscellino († 1125), continua con Abelardo († 1160), viene ripreso e sviluppato da Guglielmo Occam († 1349).
Esso ritiene che i concetti universali e la natura o essenza reale (generica e specifica) non hanno nessuna realtà oggettiva fuori della mente pensante; l’unica realtà extra-mentale è la cosa singolare, l’individuo (per esempio, Antonio): “Nihil est praeter individuum” è l’assioma che riassume e definisce il nominalismo.
In breve, gli universali logici (nomi) e ontologici (essenze o nature) sono soltanto “pure voci”, senza consistenza ontologica né logica, di cui ci serviamo per indicare gli individui reali, che si assomigliano tra di loro (Antonio, Marco, Giovanni…).
 Se, Abelardo riteneva che l’universale fosse almeno un concetto o un’idea, Occam addirittura nega anche l’oggettività e la realtà del concetto, che secondo lui esiste solo soggettivamente o logicamente nel pensiero dell’individuo e non ha nessun fondamento nella realtà, aprendo, così, le porte al soggettivismo del cogito di Cartesio e al criticismo delle categorie soggettive di Kant.
Padre Carlo Giacon scrive: “Leggendo il Leviatano di Tommaso Hobbes e il Saggio sulla conoscenza umana di Locke, si riscontrano facilmente le ispirazioni al nominalismo di Occam. […]. Hume non fece che condurre sino alle ultime conseguenze i princìpi nominalistici elaborati da Hobbes e da Locke […] sicché la filosofia moderna poggia sulle stesse basi su cui era poggiato il nominalismo occamistico” (Occam, Brescia, La Scuola, II ed., 1945, p. 137).
Il nominalismo radicale di Occam riduce la metafisica alla logica e l’essere al pensiero, deprime la capacità della ragione umana di conoscere la realtà e spalanca la via allo scetticismo e all’agnosticismo posteriori. Purtroppo, vi sono molti altri errori nell’occamismo (per esempio, la negazione della distinzione reale tra sostanza e accidenti prepara la negazione luterana della transustanziazione sostituita dalla companazione), ma qui tratto solo quelli metafisici e logici sugli universali, che preludono all’empirismo e al soggettivismo, i quali, assieme al kantismo e all’hegelismo, sono le basi del modernismo, come ha spiegato S. Pio X e dell’evolismo, come dimostrano i due lavori (che cito sotto) di Evola (I  due volti del liberalismo, 1968; Sulle premesse spirituali dell’Impero, postumo 1979): “De ore tuo te judico!”.
Il nominalismo, spiega l’eminente studioso di Occam padre Carlo Giacon, è erede della sofistica greca antica, combattuta da Socrate, Platone e Aristotele. Successivamente, è stata ripresa dall’empirismo o sensismo inglese, secondo cui la conoscenza umana non è razionale, ma solamente sensibile. Il nominalismo è all’origine dell’individualismo sensista filosofico, del liberalismo politico e del liberismo economico e quindi del libertarismo morale. Infatti, secondo il nominalismo si può conoscere solo il fatto e il singolare nella sua singolarità sensibile. Quindi, esso è l’apoteosi dell’individualismo e la negazione della metafisica, della speculazione intellettuale, della sana ragione e del senso comune.
Guglielmo Occam (1300-1349) è il re del nominalismo. Egli ha voltato le spalle alla scolastica medievale e ha aperto la via alla filosofia moderna e soggettivista. Infatti, rifiuta la metafisica in nome della logica e concede, con 300 anni di anticipo su Cartesio, un primato al pensiero sulla realtà. Si oppone al realismo della conoscenza in nome di una sorta di criticismo prekantiano. Non edifica ancora la filosofia moderna, ma demolisce quella perenne e da questa dissoluzione della scolastica medievale nasce la modernità filosofica nella sua pars construens.
Padre Carlo Giacon scrive: “Occam col suo nominalismo logico, che nega il valore oggettivo della conoscenza razionale, e con il suo pre-agnosticismo metafisico, che sopprime le basi razionali della fede e porta al soggettivismo e allo scetticismo, […] influì sulla formazione della filosofia moderna” (Occam, Brescia, La Scuola, II ed., 1945, p. 120).
In metafisica, Occam nega la distinzione reale tra essenza ed essere (Summa logicae, III, 2, 27), tra atto e potenza, tra sostanza e accidenti e afferma che la conoscenza razionale non può arrivare a dimostrare l’esistenza di Dio (Quodl., I, q. 1), l’esistenza di qualsiasi relazione tra ragione e fede.
In breve, per Occam la ragione non può conoscere le essenze delle cose e neppure il Trascendente, la logica non è una conoscenza oggettiva e reale del mondo extramentale (In Ium Sent., dist. 3, q. 8). L’uomo ha solo una conoscenza sensibile del singolare, del fenomeno che cade sotto i sensi, di ciò che è sperimentabile (Quodl., I, q. 13; In IIIum Sent., dist. 9, q. unica).
In ciò, egli è un precursore del sensismo empirista dell’illuminismo inglese del XVIII secolo in quanto lo stesso Occam “riduce la realtà solo a ciò che è empiricamente verificabile”. Quindi, “dalla posizione occamista al soggettivismo moderno non c’è che un passo brevissimo”.
Le conseguenze morali del nominalismo
La conclusione pratica e morale del nominalismo, negando filosoficamente che ogni uomo mantiene la stessa essenza o natura di essere umano (animale razionale e libero) nelle situazioni particolari e concrete in cui si trova a vivere, è che la situazione soggettiva ha il primato sulla legge morale e diventa, così, la regola dell’agire etico dell’uomo. È la situazione soggettiva che rimpiazza la legge e la morale oggettiva.
È per questo che Occam nega la moralità intrinseca delle azioni umane, poiché nominalisticamente il criterio della moralità è estrinseco all’oggetto dell’azione umana (G. Occam, In IV Sent., q. 9; Centiloqium theologicum, conclusione 7, B, F).
La malizia dell’epoca moderna
Padre Gabriele Roschini scrive: «L’età moderna, iniziatasi con l’umanesimo, è una marcia verso la conquista dell’io, che il Medio Evo aveva mortificato in omaggio a Dio. Per riconquistare quest’io, mortificato da Dio, l’uomo si mise a percorrere freneticamente le vie dell’emancipazione. Venne Lutero col Protestantesimo, e si ebbe l’emancipazione dell’io dall’autorità religiosa. Venne Cartesio e col suo famoso metodo filosofico segnò l’emancipazione dell’io dalla filosofia tradizionale, ossia dalla filosofia perenne che è l’unica vera; emancipazione filosofica poi agli ultimi termini da Kant, da Hegel, ecc. … Venne Rousseau e con i suoi principi sociali rivoluzionari segnò l’emancipazione dell’io dall’autorità civile. Questa continua, progressiva emancipazione dell’io ha poi culminato nella divinizzazione dell’io medesimo e nella conseguente umanizzazione, o meglio, distruzione di Dio. Si è avuta così l’uccisione nicciana di Dio in omaggio all’io. Dio è luce, amore, letizia, ha cantato il Poeta: “luce intellettual, piena d’amore; / amore di vero ben, pien di letizia; / letizia che trascende ogni dolzore” (Paradiso, XXX, 40-42). Tolto di mezzo Dio, si son tolti di mezzo la luce, l’amore e la letizia; e si è avuto tutto l’opposto, vale a dire: tenebre, odio, tristezza. Si è avuto, così, l’uomo finito, ossia un cadavere ambulante, cui quadra a pennello l’epitaffio che aveva preparato il Papini per se stesso, prima che fosse risollevato dalla fede di Cristo: “L’ascensione metafisica di me stesso è fallita. Sono una cosa e non un uomo. Toccatemi! Sono freddo come una pietra, freddo come un sepolcro. Qui è sotterrato un uomo che non poté diventare Dio”. La conquista si è mutata in disfatta».
Conclusione
Difronte a queste asserzioni ci si domanda, se Evola abbia spinto i giovani ingenui (come eravamo noi negli anni Settanta) al massacro reciproco, facendoli scannare apertamente tra “destri” e “sinistri”, diretti occultamente o  esotericamente da servizi segreti (naturalmente “deviati”); da malavita organizzata (che a Roma imperava alla Magliana); da Massoneria (naturalmente di “destra” o “P2”); tutte realtà che – evolianamente – hanno “cavalcato la tigre” e massacrato la gioventù, di “destra” e di “sinistra” per far governare la “balena bianca democristiana”, diretta dalla Cia e dalla Nato, che oggi (gennaio 2026) ci stanno portando sull’orlo della terza guerra mondiale atomica.
Mi sembra che si possa dire che il problema non nasce con Almirante o Rauti, Fini e Meloni, ma lo ritroviamo già in Evola, anche se espresso da lui con un acume che manca agli altri.
Attenzione ai falsi maestri, che vengono ancor oggi a noi “vestiti da agnelli, ma dentro sono lupi rapaci” (Mt., VII, 15).
La Cristianità resta sempre l’ideale della Società civile e dell’uomo “animale sociale”
La retta ragione, contro l’evolismo, insegna con Aristotele (Politica, V) e San Tommaso D’Aquino (De regimine principum, lib. I, cap. 14) che 1°) l’uomo per natura è socievole o “animale sociale”, il quale è fatto per vivere non da solo, “silvestre e solivago” e 2°) neppure come “individuo assoluto”, ma 3°) in società α) prima imperfetta (la famiglia) e β) poi perfetta (lo Stato).
Infine, se per natura – che è creata da Dio – l’uomo è socievole, la Società familiare e civile sono creatura e opera di Dio. Quindi, anch’esse devono adorarlo e prestargli il culto col quale Lui vuole essere adorato. Perciò, la famiglia e lo Stato devono – con l’aiuto della Chiesa che rappresenta Dio in terra – tendere a formare la Cristianità, che non è mai sorpassata come ideale cui occorre sempre aspirare.
d. Curzio Nitoglia

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6 commenti su “Evola Neocon? Occam, l’Individualismo Liberale Britannico ed Evola. Don Curzio Nitoglia.”

  1. Dai frutti potrai risalire all’ albero ed essi non cadono lontano dallo stesso…..e si possono osservare tutti
    nella società d’ oggi. Marci. Ottimo il lavoro di Don Curzio, non e’ semplice riannodare i fili d’un pensiero che, cambiando d’ abito, ha attraversato tutto il medioevo fino alla fruttificazione finale.

  2. Antonio de Felip

    Io sono tornato alla Fede Cattolica anche grazie alla lettura di Evola, che mi ha ispirato una “voglia di Sacro” che ha potuto dissetarsi solo nel Cattolicesimo (ovviamente quello della Tradizione, non quello traditore del cvii). E non sono il solo. Luca Gallesi, intellettuale ed editore cattolico, ha scritto su Studi Cattolici nel 2015 che Evola: “contribuì più di ogni altro pensatore “di destra” alla conversione al Cattolicesimo di moltissimi neofascisti”. Pensatori cattolici come Primo Siena, Fausto Gianfranceschi, Pino Tosca devono molto a Julius Evola che, se fu certamente anticattolico nella sua fase giovanile, con la maturità stemperò molto questo pregiudizio, fino a dispiacersi, in un articolo sul Borghese, degli esiti infausti del concilio. Scrive ancora Gallesi in un altro articolo: “Evola non si sarebbe stancato di suggerire, a molti discepoli assetati di spiritualità, di seguire la religione cattolica, molto più vicina a quella che chiamava Tradizione di quanto non fossero le logge massoniche o i gruppi teosofici, liquidati dallo stesso Autore come inutili quando non addirittura diabolici”. Un grande intellettuale cattolico, Attilio Mordini, lesse e apprezzò Evola.
    Ultimo appunto: l’astio intellettuale di Nitoglia verso Joseph de Maistre, manifestato anche in altri suoi scritti, è veramente incomprensibile.
    Antonio de Felip

    1. stefano raimondo

      Commento molto bello che mi sento di condividere in pieno (anche come esperienza personale).

  3. Tutto questo lungo discorso di don Nitoglia:
    A) Mi sembra prescinda da una necessaria premessa didattica: quella di spiegare che cosa, per Evola ( ma non per la maggior parte degli storici ) si intenda per ” M. Speculativa ” e ” M. operativa “. Di norma, infatti, la prima è intesa come quella dagli intenti spirituali “nobili”, la seconda, da quelli materiali “ignobili”: ossia il contrario di quanto affermato dal Barone Siciliano.
    La M. speculativa fu cmq. -per lui- quella che “operò” socialmente e politicamente, (ad alto livello), dandosi alla creazione di una ideologia
    ( razionalistica, deistica, liberistica) che fosse base per una comunità di uomini di buona volontà, senza distinzione di mestiere, di razza, di religione e nazione.
    B) Infine il testo di don Nitoglia mi pare ricalchi un po’ troppo la ideologia univoca e antisemita dello storico francese antimassonico Bernard Fay. Nel caso della Rivoluzione Francese bisognerebbe dimostrare che l’azione assolutistica dei Re di Francia (che contribuì a formare una nobiltà debole, facile preda della M.) fosse stata ispirata dall’Ebraismo.
    C) In questo articolo si sostiene (più o meno implicitamente) l’arduo assunto che gli antecedenti ideologici e preparatori della Rivoluzione intellettuale massonica
    – il protestantesimo e il pensiero ( a suo modo) illuministico della Rinascenza- siano anche essi, “fenomeni ebraico-cabalistici” ( di cui Evola sarebbe un cripto-cultore, e a cui don Nitoglia attribuisce la colpa di tutte le “malefatte” dei personaggetti politici a lui successivi ). ###
    Se la Religione sostiene l’esistenza del miracolo- ossia di una palese contraddizione nei confronti delle leggi naturali -, che differenza c’è tra essa e la Magia che sostiene la medesima cosa?
    Infine: “Che cosa è la filosofia perenne” per cui la “materia grigia” degli umani deve essere messa in moto?
    E’, forse, la Dogmatica della Chiesa Cattolica?

  4. Attenzione ai falsi maestri, che vengono ancor oggi a noi “vestiti da agnelli, ma dentro sono lupi rapaci” (Mt., VII, 15).

    Chiunque può riempirsene la bocca.

    Ma la Parola è equivoca, divinamente equivoca.

    Se fosse univoca sarebbe umanamente univoca.

    E dell’univocità ne fanno un’arma anche gli auto-supposti veri maestri e gli auto-supposti agnelli.

    Si faccia avanti chi può affermare “io sono un vero maestro”, “io sono un agnello”.

I commenti sono chiusi.

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