Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione relativi al dramma che si sta compiendo in Medio Oriente. Buona lettura e diffusione.
§§§
Il primo è questo post su Instagram di Jewish Voice for Peace:

Il piano per il cessate il fuoco di Trump sta aprendo la strada al trasferimento di massa di popolazione palestinesi a Gaza e al massiccio furto di terreni da parte del governo israeliano. Gli USA, in coordinamento con il governo israeliano, stanno attuando il controllo illegale e l’annessione a lungo termine di Gaza, imponendo punizioni collettive ai palestinesi, violando il loro diritto all’autodeterminazione e sfollando con la forza le famiglie.
Attualmente, le forze militari statunitensi e israeliane stanno operando fuori dal cosiddetto Centro di Coordinamento Civil-Military (CMCC), situato in cima ai villaggi dell’Iraq al-Manshiyya e al-Faluja/Kiryat Gat. Stanno imponendo un sistema di separazione che divide Gaza in aree concentrate di popolazione e zone militari chiuse, chiamate “rosso e verde zone” – suddivise da una “linea gialla” in rapida espansione, dove l’esercito israeliano sta applicando una politica spara per uccidere. L’esercito israeliano sta descrivendo questa linea gialla come il suo nuovo “confine”, violando direttamente il diritto internazionale.
La zona rossa copre il 90% della costa di Gaza e il 47% della sua terra, dove ora si rifugia la maggior parte dei palestinesi, ma è esclusa dai piani di ricostruzione palestinese. Invece, sarà sotto la diretta sicurezza israeliana e il dominio economico. Le acque di pesca, i giacimenti di gas e le infrastrutture costiere di Gaza cadranno sotto il controllo militare israeliano.
La zona verde militarizzata, controllata dai militari israeliani, impone il controllo della popolazione e limita severamente il movimento palestinese attraverso posti di blocco invasivi, screening e torri di guardia, e limita illegalmente aiuti e servizi ai palestinesi per costringere il trasferimento, secondo @euromedhr. Una volta trasferiti, i palestinesi non possono tornare a casa.
Il piano di Trump si fonda su una discriminazione sistematica, trasformando i bisogni fondamentali dei palestinesi — alloggio, cibo e assistenza sanitaria — da diritti universali a strumenti di coercizione e controllo. Confina i palestinesi in un contesto politico e operativo che, sotto le pretese di misure di sicurezza e umanitarie, trincea l’occupazione israeliana, l’annessione di fatto e lo sfollamento forzato.
Il nostro governo e i nostri militari sono direttamente responsabili di questa atrocità e la complicità degli Stati Uniti crescerà solo se non facciamo tutto il possibile per fermarla.
***
Il secondo è questo post di InsideOver:

Il parlamento israeliano ha approvato un disegno di legge che permettere di chiudere i media stranieri in Israele, senza essere vincolata allo stato di emergenza.
Con 22 voti favorevoli e 10 contrari, la Knesset ha dato il via libera a un provvedimento che estende fino alla fine del 2027 i poteri del governo di chiudere i media stranieri operanti in Israele per motivi di sicurezza nazionale, anche in assenza di uno stato di guerra o di emergenza.
La norma, conosciuta come “Legge Al Jazeera”, rende permanente un insieme di poteri introdotti nell’aprile 2024 come misura temporanea durante il genocidio a Gaza.
Fu in quel contesto che il governo israeliano ordinò la chiusura dell’emittente qatariota Al Jazeera, con l’accusa di copertura “ostile, di sostegno a Hamas e facilitazione del terrorismo”.
Al Jazeera respinse allora le accuse, definendo la chiusura dei propri uffici un “atto criminale”, mentre opposizione, giuristi e organizzazioni per i diritti civili parlarono di un “giorno buio per la democrazia”.
In base alla nuova legge, il ministro delle Comunicazioni, con l’approvazione del Primo Ministro, potrà ordinare la sospensione delle attività di un media straniero se i suoi contenuti verranno ritenuti una “minaccia concreta alla sicurezza nazionale”.
Le misure previste includono la chiusura delle redazioni, il sequestro delle apparecchiature, il blocco dei siti web e la sospensione delle trasmissioni, comprese quelle in diretta sulle piattaforme digitali.
Gli esponenti del partito di governo hanno difeso la norma come uno strumento indispensabile per contrastare quella che definiscono “una minaccia informativa diretta contro Israele”.
Etan Nechin, corrispondente da New York per il giornale israeliano Haaretz, ha commentato così la decisione su X: ““Il governo fascista israeliano ora può chiudere qualsiasi testata giornalistica straniera che non gradisce. Ha ucciso oltre 200 giornalisti a Gaza, ma sta anche uccidendo il giornalismo in patria”.
Con la nuova legge poteri straordinari permettono all’esecutivo di decidere quali voci debbano essere messe a tacere.
Credits foto: @Reportersansfrontiers
***
Poi c’è questo post di Radio Popolare:

Londra, gli attivisti di Palestine Action in carcere in sciopero della fame stanno morendo
“Gli attivisti in sciopero della fame stanno morendo.” Queste sono state le parole di James Smith, medico e docente universitario, durante una conferenza stampa a Londra ieri. Gli attivisti in sciopero della fame in questione, tutti giovani di venti, trent’anni al massimo, sono membri del gruppo Palestine Action, attualmente detenuti in custodia cautelare in Regno Unito. Centinaia di medici hanno firmato una lettera per il Segretario alla Giustizia David Lammy denunciando come questi attivisti non stiano ricevendo le cure mediche adeguate e avvertendo che alcuni di loro rischiano di morire. La ventenne Qesser Zuhrah è stata portata in ospedale questa settimana, dopo 46 giorni di sciopero della fame. Per dare una vera idea di quanti siano 46 giorni, il Guardian fa notare che 46 sono anche i giorni dopo i quali Martin Hurson, un volontario dell’Esercito Repubblicano Irlandese (IRA) che faceva lo sciopero della fame, morì senza mangiare nel 1982. Sono tantissimi giorni. Per capire questa forma estrema di protesta, bisogna capire che cos’è Palestine Action. Il gruppo di attivisti pro-palestina si è differenziato dagli altri per la sua caparbia e per i suoi metodi descritti da alcuni, in primis dal governo britannico, come violenti. Palestine Action non cerca il dialogo, cerca una rottura che apra gli occhi, e i suoi attivisti hanno sabotato fabbriche collegate alla guerra a Gaza e danneggiato proprietà private nel Paese. Il risultato è che il gruppo è stato dichiarato un ente terroristico. Molte organizzazioni, come Amnesty International, hanno difeso Palestine Action e criticato le leggi sul terrorismo del Regno Unito, dicendo che rappresentano un attacco alla libertà di espressione e che sono leggi troppo generali, che definiscono terrorismo anche ciò che non lo è. […]
Leggi l’articolo completo di Elena Siniscalco su radiopopolare.it
#londra #palestineaction #scioperodellafame
***
E poi c’è questo post relativo a Medici senza Frontiere:

Le nuove norme introdotte da Israele per la registrazione delle organizzazioni non governative internazionali rischiano di avere conseguenze drammatiche sulla popolazione palestinese.
A lanciare l’allarme è Medici Senza Frontiere (MSF), che in una nota avverte: “senza un ripensamento immediato, centinaia di migliaia di persone a Gaza potrebbero restare senza accesso a cure mediche salvavita già a partire dal 2026”.
Secondo l’organizzazione umanitaria, i nuovi requisiti imposti dalle autorità israeliane minacciano di revocare la registrazione delle Ong internazionali dal 1° gennaio, rendendo di fatto impossibile la prosecuzione delle attività sul campo.
La mancata registrazione, sottolinea MSF, impedirebbe a organizzazioni mediche indipendenti ed esperte di fornire servizi essenziali non solo a Gaza, ma anche in Cisgiordania.
Un rischio che arriva in un contesto già al collasso. Il sistema sanitario di Gaza è stato in gran parte distrutto e opera in condizioni estremamente precarie. Il 96% degli ospedali è stato distrutto e le forniture mediche in ingresso sono bloccate da Israele.
A testimoniare l’impatto concreto del lavoro svolto sul campo è Pascale Coissard, coordinatrice delle emergenze di MSF: “Nell’ultimo anno le nostre équipe hanno curato centinaia di migliaia di pazienti e distribuito centinaia di milioni di litri d’acqua”. Numeri che raccontano non solo l’ampiezza dell’intervento, ma anche quanto esso sia vitale per la sopravvivenza quotidiana della popolazione.
Nel 2025, Medici Senza Frontiere ha dovuto chiudere o sospendere temporaneamente due sedi operative a Gaza City e in tutta la Striscia di Gaza a causa dei bombardamenti, delle incursioni terrestri e le restrizioni ai movimenti che hanno reso impossibile garantire la protezione del personale sanitario e dei pazienti.
#gazagenocide #msf #medicisenzafrontiereitalia #palestine #israel
***
E infine questo articolo de L’Indipendente online:

Dal cessate il fuoco del 10 ottobre, Israele ha costruito almeno 13 nuovi avamposti militari all’interno della Striscia di Gaza, situati principalmente lungo la linea gialla, nella parte orientale di Khan Younis e vicino al confine, ampliando i 48 già esistenti. Sono state poi costruite nuove strade e ampliate le infrastrutture militari, sottraendo ulteriori proprietà ai palestinesi. Lo rivelano le immagini satellitari analizzate da Forensic Architecture e pubblicate da Drop Site News. L’inchiesta documenta una sistematica riorganizzazione della geografia di Gaza, volta a consolidare la presenza militare israeliana a lungo termine. Così, mentre la fase 2 della tregua stenta a decollare, Tel Aviv contraddice gli impegni di ritiro dichiarati a ottobre, affiancando l’occupazione permanente alle continue violazioni del cessate il fuoco.

Israele mantiene attualmente 48 avamposti militari a est della linea gialla. Immagine di Forensic Architecture.
Le fotografie dallo spazio fornite da satelliti commerciali e analizzate da Forensic Architecture mostrano una graduale e incessante trasformazione del paesaggio gazawo. Oltre alla costruzione di nuovi avamposti, sono state identificate reti stradali che attraversano l’area orientale della Striscia, collegando i punti di controllo interni a infrastrutture israeliane al di fuori dei confini. Queste vie non seguono percorsi precedenti, ma sembrano progettate per un uso prolungato e consolidato. Nell’area di Khan Younis, proseguono i lavori di costruzione, iniziati nel settembre 2025, di una nuova strada che devia il corridoio di Magen Oz per farlo passare all’interno dell’area sotto il controllo di Israele. Le immagini satellitari mostrano lo spostamento di materiali, la creazione di strutture difensive e di nuovi avamposti militari e la demolizione sistematica di edifici residenziali palestinesi, spesso non precedentemente danneggiati dai combattimenti. La risultante rete fisica delinea un controllo che va oltre la semplice sicurezza militare di breve periodo.

Come parte della fase iniziale dell’accordo di cessate il fuoco, l’esercito israeliano si è ritirato solo parzialmente lungo la cosiddetta “linea gialla”, mantenendo il controllo di oltre metà della Striscia di Gaza. La linea, prevista dal piano in 20 punti di Donald Trump, avrebbe dovuto segnare un ritiro graduale. Il punto 16 del piano americano afferma esplicitamente che «Israele non occuperà né annetterà Gaza. Man mano che la [Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF)] stabilirà il controllo e la stabilità, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) si ritireranno in base a standard, traguardi e tempistiche legate alla smilitarizzazione». Il presidente americano aveva pubblicato una mappa che mostrava la linea di ritiro iniziale, che lasciava a Israele il controllo del 58% di Gaza. Dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco, un portavoce militare israeliano ha pubblicato un’altra mappa con la linea gialla che mostrava Israele con il controllo del 53% di Gaza.

L’analisi delle immagini satellitari e i riscontri sul terreno indicano che la linea di controllo è stata progressivamente spinta più a ovest rispetto agli accordi iniziali, attraverso l’installazione di 27 blocchi di cemento gialli e nuovi posti di controllo a ovest, oltre il tracciato previsto. A Jabaliya un nuovo avamposto militare è sorto dopo lo smantellamento di un’area di tende sovraffollata e la demolizione degli edifici vicini. Al loro posto sono state scavate strade, realizzati terrapieni e costruite strutture militari, con berme fino a 75 per 65 metri. L’avamposto, edificato su un’altura, è visibile da ovest della linea gialla, oltre una fascia di territorio devastato da cui i palestinesi sono stati forzatamente allontanati. Questi elementi materiali di separazione, accompagnati da sbancamenti e lavori di ingegneria militare, mostrano come una linea dichiarata provvisoria stia di fatto assumendo il ruolo di confine stabile, con oltre la metà della Striscia sottoposta a controllo diretto israeliano.

Parallelamente, migliaia di palestinesi restano esclusi dal rientro nei propri quartieri, in particolare nelle aree orientali e meridionali, dove si concentra l’espansione delle infrastrutture militari. In questo contesto, si inseriscono i piani dell’amministrazione Trump per la creazione di “comunità alternative sicure” a est della linea gialla, destinate ad accogliere decine di migliaia di persone, mentre a ovest ogni nuova costruzione verrebbe interdetta. Una strategia che non solo cristallizza la frammentazione interna di Gaza, ma normalizza un’occupazione che si sta trasformando apertamente in un progetto di controllo permanente e neocoloniale.
Enrica Perucchietti
Laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.
§§§
Aiutate Stilum Curiae
IBAN: IT79N0200805319000400690898
BIC/SWIFT: UNCRITM1E35
***


1 commento su “Annessione Illegale di G@z@, Politica dello “Spara per Uccidere”, Legge che Vieta i Media Stranieri.”
Il Governo israeliano si sta “intenerendo”. Prima uccidevano i giornalisti senza preavviso…del resto il loro Elohim personale ha suggerito- pare- di far fuori tutti i nemici assimilati agli antichi Amaleciti; diversamente, come Saul, potrebbero perdere il potere.
I commenti sono chiusi.