La “Tregua Immobiliare” a Gaza. Perché Netanyahu Ha Perso. Finkelstein sull’Olocausto Palestinese.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione qualche elemento di valutazione sulla situazione in Medio Oriente. Buona lettura e diffusione.

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C’è questo post di Francesco Agnoli su Facebook:

 

Netanyahu HA PERSO
Come dopo le elezioni, chi ha perso dice di aver vinto, così Netanyahu spiega al mondo la sua vittoria e radicali, renziani e improvvisati o interessati commentatori applaudono e certificano.
Però in Israele la folla applaude Trump e FISCHIA Netanyahu.
Netanyahu che voleva la guerra anche all’ Iran, ed è stato fermato ( e ora l’ Iran è chiamato dagli Usa a sedere al tavolo della pace!), che credeva nel regime change in Iran, ed ha fallito. Netanyahu che ha bombardato il Qatar, che fungeva da mediatore, perché non voleva alcuna soluzione; Netanyahu che è stato costretto a chiedere scusa al Qatar; Netanyahu che aveva promesso di distruggere Hamas (dopo averla favorita), per prendersi tutta Gaza; Netanyahu che voleva buttare fuori da casa loro due milioni di persone per farne una ” miniera d’ oro” ( parole di un suo ministro) e ha dovuto fermarsi; Netanyahu che minacciava l’ Egitto e ora deve fare buon viso a cattiva sorte; Netanyahu che aveva respinto tutte le proposte di Hamas, nonostante i consigli in senso contrario di molti in Israele, e che ora è costretto a trattare con Hamas…
Sì, è vero, i gazawi non hanno vinto in senso assoluto, ma questo era impossibile.
Quello che è certo è che il criminale Netanyahu ha perso: in Israele lui viene fischiato e Trump applaudito.
Lui viene considerato quello che se ne fregava degli ostaggi, perché erano solo un pretesto per le sue guerre, mentre Trump colui che ha liberato gli ostaggi.
Il potente genero di Trump, l’ ebreo Kushner, può dire pubblicamente, a Tel Aviv, il contrario di quello che ha sempre detto Netanyahu, e cioè che la gran parte dei gazawi non sono “nazisti”, ” terroristi” ( compresi i bambini) ma innocenti nati in condizioni terribili ( per causa di chi?).
Alcunì media possono anche presentarla come una vittoria ( di Pirro) ma SE continua così è un’evidente sconfitta. Assistere ad un altro capo di Stato che viene a casa tua, alla Knesset, non tanto come ospite, ma per raccontare la sua vittoria, non è esattamente ciò che uno come Netanyahu auspicava.
Preferiva, come ha fatto per decenni, essere applaudito lui al Congresso americano. Preferiva andare lui negli Usa a chiedere guerre (ad Arafat, all’ Iraq, alla Libia, a Gaza..) che firmare una pace, costretto in casa sua…

 

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Poi c’è questo post di Alessandro Volpi su Facebook:

 

A proposito di esiti della “pace”.

Uno degli artefici delle trattative Israele-Hamas è il “delegato” di Trump per il Medio Oriente Steve Witkoff.

Ma chi è Steve Witkoff? E’ un grande amico di Trump, che non ha mai avuto esperienze in diplomazia ma è a capo di una grande compagnia immobiliare, Witkoff Group, fondata nel 1997, dopo aver lavorato a lungo in un altro fondo immobiliare, Stellar Management Company e dopo essersi fatto le ossa in vari studi legali specializzati in questioni immobiliari.

Dunque siamo di fronte ad immobiliarista di primo piano che trae buona parte dei finanziamenti per il suo gruppo da fondi sovrani arabi, a cominciare, dal Qatar e dalla grandi banche Usa, a cominciare da JP Morgan.

Guarda caso il settore immobiliare nel quale il gruppo di Witkoff è specializzato è quello dei grandi alberghi di lusso e delle “riconversioni di aree molto degradate”.

Forse, tutto ciò a qualcosa a che vedere con Gaza?

Aggiungo due particolari. Il primo: i due figli di Witkoff hanno creato una società che si occupa di criptovalute e di stable coin, in cui hanno già investito il fondo sovrano di Abu Dhabi e quello del Qatar.

Il secondo, Witkoff, che ha conosciuto Trump quando il presidente di occupava di immobili, ha legami stretti con l’altro delegato al Medio Oriente, Jared Kushner, marito di Ivanka Trump, e fondatore nel 2021, sulle orme del padre, di Affinity, una società di investimenti finanziata, di nuovo, dai fondi sovrani arabi, e dedita in gran parte a operazioni immobiliari.

Verrebbe da dire che la “pace”, dopo il genocidio, è avvenuta grazie agli immobili.

Una pace immobiliare.

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E infine questo commento di Mauro De Mauro:

Lo storico e politologo EBREO americano Norman G. Finkelstein, in una bellissima intervista con traduzione in italiano, spiega dettagliatamente che a Gaza è in corso un GENOCIDIO VOLONTARIO con RAPPORTO 1:240 (un morto israeliano ogni 240 MORTI PALESTINESI).
Finkelstein ha anche definito, in numerose occasioni, Israele come uno “uno Stato suprematista ebraico” che perpetua un apartheid spietato contro i palestinesi, arrivando a parlare di “soluzione finale” del “problema palestinese”.
Ha scritto un libro, L’industria dell’Olocausto, in cui evidenzia che i sionisti sfruttano la memoria dell’Olocausto come “arma ideologica”per garantire a Israele “l’immunità dalle critiche”.
Sostiene inoltre un parallelismo tra l’olocausto perpetrato dai nazisti contro gli ebrei e quello perpetrato dai sionisti contro i palestinesi.
Durante i bombardamenti sionisti del 2006 contro il Libano, ha affermato che “Hezbollah rappresenta la speranza. Combattono per difendere la propria terra e l’indipendenza della propria nazione; difendono se stessi dai predatori, dai vandali, dagli assassini stranieri”.
In quanto voce ebraica LIBERA E AUTOREVOLE, RADICALMENTE CONTRARIA ALLO STATO SIONISTA, è stato dichiarato “persona non grata” in Israele e dunque non può entrare nel paese.

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3 commenti su “La “Tregua Immobiliare” a Gaza. Perché Netanyahu Ha Perso. Finkelstein sull’Olocausto Palestinese.”

  1. Non Metuens Verbum

    Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant.

    Genocidio è un gentile eufemismo. Il vero nome è Odium Humani Generis, e l’autore è satana in persona.

  2. Il sionismo non e’ finito affatto, forse ha imboccato una strada diversa per raggiungere il medesimo fine. Questa s’era mostrata troppo lunga e sanguinosa , nonostante la protezione accordata in ogni ambito. Vedremo il seguito…..

  3. Simone Torreggiani

    In realtà lo sterminio è sia mezzo che fine: la ‘riduzione della popolazione’, in questo travagliato ‘inizio della fine dei tempi’, è l’obiettivo che accomuna tutti i ‘servi di satana’:

    https://sfero.me/article/apocalisse-punto-siamo-cosa-sta-accadere-1749645515994

    Molti sono gli ‘attori’ che concorrono a questa spietata ‘logica del genocidio’…
    In primis chi finanzia le fazioni belligeranti (e tutti gli altri attori).
    Chi diffonde falsità strumentali.
    Chi pianifica attentati terroristici per fomentare l’odio.
    Chi fornisce le armi.
    Chi attua materialmente le violenze.
    Chi fornisce una giustificazione pseudo-religiosa (all’esproprio di terre e beni a danno dei presunti ‘animali-umani’ per inseguire la chimera del ‘grande Israele’ — o inneggiando al martirio per ‘santificare’ il massacro del Popolo palestinese, ma di fatto usandolo come sacrificabile pedina geopolitica).
    Chi offre appoggio politico a Israele (con la retorica del ‘diritto alla difesa’ ecc.).
    Chi spaccia ai Palestinesi il ricorso alla resistenza armata come valido strumento per far valere i propri diritti, senza però considerare la macroscopica sproporzione di forze tra Hamas e l’IDF. L’assenza di adeguato sostegno rende (di fatto) suicida tale via.
    Chi reprime le manifestazioni di dissenso nel mondo.
    Chi condivide tecnologie e intelligence con Israele.
    Chi ne organizza la logistica.
    Chi obbedisce a ordini criminali.
    Chi con l’indifferenza.
    Chi con la rassegnazione.
    Chi omette di fare il necessario (e il possibile) per fermare le atrocità.
    […]
    Una speciale menzione la merita l’Egitto, il cui governo blocca ai Gazawi la via d’uscita dal ghetto di morte in cui sono stati rinchiusi, con il pretesto di ‘non darla vinta ai sionisti’.
    Quindi, piuttosto che minacciare un intervento militare congiunto (assieme a Turchia e Iran, ad esempio) contro Israele per imporgli il rispetto del diritto internazionale, si usa l’esercito per minacciare i Palestinesi inermi alla frontiera e impedirgli così di sfuggire al genocidio… i Gazawi restano così schiacciati tra l’incudine e il martello. Considerato che fu la ‘Fratellanza Musulmana’ egiziana a creare Hamas (poi fu Israele a finanziarla), la collaborazione di Israele ed Egitto al genocidio palestinese è, ancora una volta, confermata.
    Una sola nazione, l’Iran, nella ‘guerra dei 12 giorni’, inflisse a Israele una sofferenza tale da far desistere l’aggressore, con gli USA che dovettero intervenire in fretta e furia per ‘chiudere il sipario’. Non è quindi impossibile ‘far ragionare’ Israele con la forza, evidentemente — a patto che tale forza costituisca un deterrente credibile.

    Ci sono quindi gradi di responsabilità molto diversi per il protrarsi di questa follia disumana.

    Questa temporanea tregua soddisfa alcuni obiettivi politici e pratici di vari ‘stakeholder’. Tuttavia su alcuni punti chiave del piano di Trump (completo disarmo, esilio ecc.) Hamas è in palese disaccordo. Resta quindi da capire come e quando chi sostiene le varie fazioni intenderà servirsi di tale ‘seme della discordia’ — e con la collaborazione di chi… — sperando che i governanti delle varie nazioni si scuotano dal loro torpore, prendano le distanze da questo folle piano di sterminio e facciano tutto il possibile per una pace duratura, in Palestina come nel resto del mondo.

I commenti sono chiusi.

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