25 Aprile, 1° Maggio, Feste da Baruffa. Festeggiamo invece Giovannino Guareschi. Matteo Castagna.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul 25 aprile e il 1° Maggio, e su Giovannino Guareschi. Buona lettura e condivisione.

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di Matteo Castagna

25 aprile e 1 maggio hanno in comune il fatto di essere feste assolutamente anacronistiche, mistificate, manipolate, esaltate dal comunismo italiano, che si è appropriato della Liberazione al punto da litigare fra gruppi dalle tonalità diverse di rosso: chi più acceso, chi più sbiadito, come se la guerra fosse finita ieri. Gli Alleati, vincitori della II Guerra Mondiale, hanno sempre riso e, certamente anche quest’anno, chi in “british style”, chi in “Trump style” avranno sganasciato sulle italiche miserie di piazza, persino sulla cacciata dal corteo della Brigata Ebraica, come fosse responsabile dell’attuale politica di Netanyahu.

Sceneggiate da commedia dell’arte si sono viste anche il 1° maggio, ove a Torino un gruppo di bandiere rosse ha intonato cori per cacciare il Pd dal corteo, con qualche grido, spintone e parapiglia, che si sono tragicomicamente visti altrove. Immancabile sciopero generale indetto da Landini in giorno già festivo, probabilmente per mantenere la tradizione del “venerdì” e non far perdere un giorno di retribuzione ai suoi tesserati. Ma sarà un maggio con ben 9 scioperi già programmati per diverse categorie.

Il Primo Maggio a Marghera «è una grande mobilitazione contro il dumping contrattuale e le paghe da fame, contro il lavoro precario e povero, contro un modello economico che scarica sui lavoratori il costo delle crisi» – dichiarano i segretari locali Daniele Giordano (Cgil), Michele Zanocco (Cisl) e Giuliano Gargano (Uil). Ed è anche una manifestazione «per chiedere il rilancio dell’industria, politiche pubbliche vere, investimenti, innovazione, formazione e buona occupazione».

La Festa dei lavoratori “è la festa di chi ogni giorno, con impegno, sacrificio e dignità, manda avanti l’Italia”. A dirlo, in un post su X, è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a seguito dell’approvazione in Consiglio dei Ministri del decreto lavoro e in occasione del Primo Maggio. “Abbiamo aggiunto un altro tassello importante: affermare il principio del salario giusto. Significa una cosa molto semplice: le risorse pubbliche devono andare a chi rispetta i lavoratori, non a chi sottopaga, sfrutta o usa contratti pirata”, ha ribadito il premier. Per Meloni, il salario giusto “non si difende con slogan o scorciatoie, ma valorizzando la contrattazione di qualità e colpendo chi fa concorrenza sulla pelle delle persone”.

La presidente del Consiglio ha poi sottolineato che “c’è ancora molto da fare” perché “il lavoro deve essere sempre più stabile, sicuro, ben retribuito e capace di dare futuro, soprattutto ai giovani, alle donne ea chi vive nelle aree più fragili della Nazione”. Ma, ha aggiunto Meloni, “sappiamo anche che la strada intrapresa è quella giusta”. Poi ha concluso: “Per noi il lavoro non si difende con la propaganda, ma con misure concrete, diritti veri e rispetto per chi ogni giorno manda avanti questa Nazione”.

Per l’ennesima volta, non abbiamo letto di tavoli di concertazione, di confronti concreti tra governo e rappresentanti delle imprese e dei lavoratori. Il sindacato chiede quello che il governo garantisce di voler mettere in campo. Anche in questo caso, qualche collega del Financial Times ha un po’ sorriso perché il ruolo di sindacato e politica dovrebbe essere costituito da uno scambio costruttivo di idee per implementare e migliorare il lavoro. Invece, nel Belpaese ci sono due parlamenti; uno tra partiti e uno tra Palazzo Chigi e sindacati, speculari tra loro. Nel casino, il lavoratore rimane sempre a guardare, un po’ stupito e un po’ amareggiato, in attesa di comprendere cosa cambierà per il suo stipendio.

Perciò è difficile mettersi a festeggiare due feste di baruffa che all’estero, come minimo, deridono. Inopportuno mantenere la data del 25 aprile per evitare figure barbine, meglio spostare la festa nazionale il 4 novembre, com’era fino al 1977. E il 1 maggio sarebbe meglio sostituire propaganda e ipocrisia con la festa dell’informazione indipendente e libera, in onore di Giovannino Guareschi, che nacque il 1 maggio del 1908 e rimane lo scrittore e giornalista italiano più letto e tradotto al mondo, celebre soprattutto per aver creato i personaggi di Don Camillo e Peppone, che, sembrerebbero restare immortali dal dopoguerra.

Guareschi fu sempre uno scrittore controcorrente, libero e indipendente. Ebbe una vita segnata da forti prese di posizione politiche, che lo portarono a scontare dure pene:
La prigionia nei lager perché si rifiutò di collaborare con la Repubblica di Salò e i tedeschi, trascorrendo due anni nei campi di concentramento in Germania e Polonia, da anticomunista e conservatore.

Il carcere in Italia: fu l’unico giornalista dell’Italia repubblicana a scontare interamente una condanna per diffamazione a mezzo stampa (oltre un anno nel carcere di Parma tra il 1954 e il 1955) per aver pubblicato lettere attribuite ad Alcide De Gasperi. Rifiutò di chiedere la grazia per coerenza con le proprie idee. Oltre alla scrittura, Guareschi coltivò passioni per la terra e la cucina, aprendo persino un ristorante a Roncole Verdi, oggi sede dell’Archivio Guareschi.

E’ un vero peccato che una personalità simbolo dell’italianità, anche per il suo umorismo ed ecletticità artistica, venga ricordato il Primo Maggio solo a Coenzo, Comune di Sorbolo Mezzani (PR) e poi,
il 16 maggio alle ore 18 al Circolo Unificato dell’Esercito, (Via Marsala, 12) di Bologna Alessandro Ferioli terrà la conferenza “Dalla Resistenza nei lager a Mondo piccolo: l’opera letteraria, giornalistica e artistica di Giovannino Guareschi, nel suo tempo e per ogni tempo” all’APE Parma Museo (Strada Farini, 32 A) aperta fino al 28 giugno la mostra “Giovannino Guareschi fotografo. Uno sguardo d’autore in bianco e nero.

Sarebbe uno spaccato di storia che va dalla Seconda Guerra Mondiale, alla resistenza, agli accadimenti, anche nella Chiesa Cattolica, fino al 1966, data della morte di Giovannino Guareschi, che rappresenta in maniera completa, un’intera epoca, valori quale il senso dell’onore, l’amor patrio, la religiosità, l’amore per le cose semplici di tutti i giorni, nel tipico carattere mediterraneo e romagnolo, fatto di generosità e scorza dura, di identità e vitalità.

Perché voglio proporlo alla premier Giorgia Meloni quale giorno della libertà nazionale? Perché una sua frase raccoglie la vera eredità di quegli anni tormentati: “io sono tra i pochi ad aver vinto la guerra, perché non ho mai odiato nessuno”, nemmeno di fronte alle tragedie della guerra e alla perdita della casa. Questa attitudine è considerata un pilastro della sua visione del mondo, che potrebbe essere insegnata a tutti affinché la recepiscano in molti.

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1 commento su “25 Aprile, 1° Maggio, Feste da Baruffa. Festeggiamo invece Giovannino Guareschi. Matteo Castagna.”

  1. Davide Scarano

    Sarebbe troppo sperare in quanto afferma Matteo Castagna. Del resto l’Italia è uno Stato giovane, privo di una storia condivisa, ad eccezione della cultura classica e dell’identità cristiana, che si stanno progressivamente sgretolando. Credo pertanto possibile affermare che la memoria collettiva, specie nel secondo dopoguerra, sia stata scritta dai vincitori, diversi nel colore delle bandiere, ma uniti dalla volontà di spingere l’Italia verso la modernità. Non mi rimane che ricordare quanto diceva il mio Maestro, a cui mi lega non solo lo studio scolastico, ma anche la condivisione di importanti vicende personali, che per il 25 aprile amava ricordare “S. Marco evangelista”.

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