Breve Lezione Introduttiva alla Teologia Biblica. Amedeo Zerbini.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, l’ing. Amedeo Zerbini, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla Teologia Biblica. Buona lettura e diffusione.

§§§

 

Breve lezione introduttiva alla Teologia Biblica.

Mi rendo conto dell’arditezza del compito. Parlare di Teologia Biblica richiede molta competenza in materia, competenza che io non sono certo di avere essendo soltanto un amatore non professionista, un semplice battezzato laico, che ha la bella abitudine di rileggere la Bibbia tutti i giorni. Ma ci provo, spronato dalla venerazione della Parola di Dio, che ho maturato nel corso  degli anni, e dalla triste constatazione della enorme ignoranza diffusa tra i cattolici di ieri e di oggi, che riducono tutta la loro fede alla sola partecipazione alla Messa domenicale, a prendere l’Eucaristia e a recitare qualche Rosario. Ma, come affermava San Gerolamo ( colui che tradusse la Bibbia dal greco al latino ) :- L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Dio e di Cristo-

Ci sono, per noi laici, diversi modi di leggere la Bibbia.

Il primo e più semplice, praticato dalla stragrande maggioranza, per non dire la quasi totalità,  dei cattolici, è quello di non leggerla personalmente, accontentandosi dei brandelli citati nelle letture della Messa domenicale, in generale mal commentate da sciatte omelie, e subito dimenticati.

Il secondo è quello di iniziare a leggerla, magari anche più volte nella vita, fermandosi, scoraggiati dalla difficoltà di capire, dopo aver letto la prima quindicina di pagine, per non riprovarci mai più.

Il terzo è quello di credere di conoscere la Bibbia per il solo fatto di aver letto uno dei quattro Vangeli, o una lettera di San Paolo o l’Apocalisse.

Il quarto, quello che per mia personale esperienza mi sento di suggerire, è quello di leggerla tutta tre volte nella vita. La prima lettura deve essere veloce, senza la preoccupazione di capire tutto, al solo scopo di afferrare il contenuto nel suo insieme. La seconda deve essere più lenta, accompagnata dalla lettura di Commenti dei Padri e di tanti Santi che nel corso dei secoli hanno messo per iscritto il frutto delle loro meditazioni.  La terza lettura è una lettura “per argomenti” che deve accompagnarci ogni giorno della nostra vita per cercare di capire l’oggi alla luce di un ieri che avrà valore per sempre.

La Teologia Biblica è una disciplina relativamente recente.

La Bibbia è sempre stata letta in ambito cattolico, soprattutto dai sacerdoti e dai consacrati, ma veniva letta allo scopo di una maggior conoscenza, o di “edificazione “ spirituale, senza un preciso metodo. La regola della Lectio Divina era espressa dalle quattro parole – lectio, meditatio, oratio, contemplatio – fidando nella ispirazione dello Spirito, che attraverso la Sacra Scrittura, parla al nostro cuore.

La proposta di una lettura più analitica si ha a partire da un’opera di W.J. Christmann nel 1629. In quest’opera di cui oggi non c’è più traccia viene usata per la prima volta la dizione “Teologia Biblica”. Successivamente tale dizione viene ripresa da Henricus che nel 1643 pubblicò un’opera  intitolata Theologia Biblica.

Queste date fanno pensare che la riforma luterana col principio della “Sola Scriptura” abbia avuto una influenza determinante sulla nascita di questa nuova disciplina.

Un primo grande impulso allo sviluppo della Teologia Biblica come metodologia e come finalità si ebbe nel XVIII secolo con la nascita dell’Illuminismo. Divenne allora importante sia per i cattolici sia per i protestanti proporre una lettura razionale della Bibbia tesa a dimostrare la compatibilità tra Fede e Ragione.

Più recentemente in ambito ecclesiale una forte spinta allo “studio” e alla “ricerca” orientata, fra l’altro, ai “generi letterari” è venuta dal CVII con la pubblicazione della Costituzione Dei Verbum tutta dedicata alla funzione di sottolineare l’importanza, anzi la necessità, della conoscenza della Sacra Scrittura per una vita di Fede piena e matura.

Quando si parla di Teologia, il pensiero corre subito a San Tommaso d’Aquino e alla sua Summa theologiae.  Ma la teologia biblica è tutta un’altra cosa. Mentre la Teologia Sistematica segue un processo logico, di tipo filosofico per ragionare su Dio e sulla Fede, la Teologia Biblica parte dalla Bibbia e la esamina, per far emergere tutto quanto è possibile conoscere di Dio dalla lettura della Bibbia.

Definizione e metodi.

A quanto mi consta, a tutt’oggi non esiste una definizione “ufficiale” della Teologia Biblica. Ogni autore in materia ha una sua idea e propone una sua definizione. Una proposta che a me sembra valida è quella espressa alla fine del secolo scorso da Giuseppe Segalla (professore di Nuovo Testamento e membro della Pontificia commissione biblica): – la comprensione unitaria espressa in una sintesi dottrinale , critica, organica e progressiva della rivelazione storica della Bibbia, attorno a categorie proprie,  alla luce della fede personale ed ecclesiale.-

Così come non esiste una definizione ufficiale, non esiste una metodologia ufficiale. Nel tempo però si sono venuti a creare metodi specifici divenuti linee guida comuni ai diversi ricercatori ed autori di opere di Teologia Biblica. Qui di seguito ne indico alcuni ritenuti fra i più importanti.

Qui entriamo nel difficile terreno dell’esegesi e dell’ermeneutica. Esegesi ed ermeneutica sono due termini poco usati e poco conosciuti, che, peraltro, molti confondono tra loro usando uno per l’altro o addirittura considerandoli sinonimi. Invece sono due cose ben diverse. L’esegesi, in parole povere, consiste in una attività di ricerca riguardante il testo, fino alla singola parola, risalendo attraverso la storia alla sua versione più antica per scoprire eventuali cambiamenti avvenuti nelle diverse trascrizioni e traduzioni, o addirittura aggiunte posteriori al testo originale. Inoltre ricerca la radice di ogni parola per capire il suo originale significato, anche cercando di risalire a dove, da chi, in quale momento storico quel testo o quella parola sono stati usati o scritti per la prima volta . Il Metodo storico critico è quindi fondamentale con l’apporto di discipline scientifiche come la filologia, l’archeologia, la storia. L’ermeneutica invece consiste nella interpretazione del testo una volta che l’esegesi ne abbia definito tutte le proprietà. L’interpretazione del testo richiede non solo la conoscenza del significato originale delle parole ma la capacità di comprenderne tutte le possibili connotazioni esaminando il contesto dal più ristretto al capitolo per giungere al libro o all’intera Bibbia. Compito dell’ermeneutica è anche quello di proporre il significato o i significati che quel testo o quella parola possono avere oggi in riferimento all’attualità nei suoi diversi aspetti soprattutto culturali, sociali, religiosi.

Riassumendo possiamo dire che i due metodi che vanno per la maggiore sono il Metodo storico-critico e quello dei generi letterari.

A questo punto si potrebbe scendere ad ulteriori dettagli distinguendo tra metodi preferibilmente usati per l’Antico Testamento (descrittivo, dogmatico-didattico, diacronico ecc.) e metodi usati per il Nuovo Testamento (Kerigmatico, Storico della Salvezza, Storico positivo ecc.) , ma non ritengo necessario farlo qui dove è sufficiente capire la complessità della  Teologia Biblica.

Gli esponenti

La bibliografia relativa alla Teologia Biblica è molto folta anche se ricopre soltanto il XVIII , il  XIX e il XX secolo. Sarebbe inutile riportarla qui. Mi limiterò a segnalare

  1. Ph. Gabler ( 1753 – 1826 ) e G. L. Bauer (1755 – 1806) considerati da molti come i veri iniziatori degli studi teologici biblici con l’applicazione del metodo storico-critico ( soprattutto da parte del secondo). Del primo mi pare importante citare questo famoso passo: — La Teologia Biblica ha carattere storico in quanto tramanda ciò che gli agiografi hanno pensato sulle cose divine; la teologia dogmatica ha invece carattere didattico, in quanto insegna ciò che ogni teologo secondo le sue capacità o la cultura del tempo, secondo le circostanze, il tempo, il luogo, le sette, la scuola e altre cose del genere filosofa sulle cose divine–.

Rudolph Bultmann (1884-1976) protestante, certamente il più noto e influente teologo biblico del XX secolo. Grande specialista del Nuovo Testamento egli propose e sostenne la demitizzazione della figura di Gesù storico e l’esaltazione del Kerigma, cioè del suo messaggio salvifico.

La pratica quotidiana per noi laici: la Teologia Biblica come guida ad una lettura consapevole della Sacra Scrittura. Infatti per suo mezzo possiamo avere una visione d’assieme di tutta la Bibbia, di tutto l’Antico Testamento, separatamente dal Nuovo, di ognuno dei nove grandi raggruppamenti (Pentateuco, Libri Storici, Libri Poetici e Sapienziali, Libri profetici, Vangeli, Atti degli Apostoli, Lettere di San Paolo, Lettere Cattoliche, Apocalisse) e, infine, di ogni singolo libro.

Ma non meno importante ed utile è quella tematica riguardante i grandi personaggi (Abramo, Mosè ecc, ) termini religiosi specifici ( Redenzione, Salvezza, Grazia ecc. ) e termini comuni che nella Bibbia assumono significati particolari (Tempo, Amore, Uomo, Donna, Cielo, Terra ecc. ). E’ questo l’aspetto che io preferisco e credo di averlo chiaramente mostrato in alcuni miei scritti precedenti.

Ripromettendomi di tornare presto con qualche nuovo argomento, ringrazio fin d’ora chi vorrà formulare commenti e integrazioni. Le persone capaci di farlo non mancano in questo blog.

§§§

Aiutate Stilum Curiae

IBAN: IT79N0200805319000400690898

BIC/SWIFT: UNCRITM1E35

ATTENZIONE:

L’IBAN INDICATO NELLA FOTO A DESTRA E’ OBSOLETO.

QUELLO GIUSTO E’:

IBAN: IT79N0200805319000400690898

***

33 commenti su “Breve Lezione Introduttiva alla Teologia Biblica. Amedeo Zerbini.”

  1. Proverbio del giorno:

    Tra la “pratica del dubitare” e la pratica dell’insinuare, c’è di mezzo il mare!!!

    😉

  2. “per il quale mi permetto di esigere il medesimo rispetto”…????!!!!

    Rispetto rispetto rispetto, “enorme rispetto”, capisce carissimo don Pietro Paolo?

    Ma che fine ha fatto er Nippomatto? Quello vero?

    “Fijoli cari”, eddai, diteme che l’avete sgamato anche voi…in verità qui ce sta er…NIPPOTELLA…😂🤣
    Perch’er Minù c’ha ‘r potere der gran p(r)elato 😂: ve fà todos todos todos a sua spiccicata immagine…

    Oh basta là. Mi scompiscio. Ogni tanto mi pare occorra sdrammatizzare.

      1. Spiegare a lei, qualcosa? Sarò mica (il)…MATTO? 😂

        Ci hanno provato in tanti, carissimo Nippo:

        Roberto Zani, Stilobate, Agostino Nobile, don Pietro Paolo etc…solo per citare i nomi più incisivi.
        Dunque, “per gentilezza”, rinuncio a questa titanica impresa: in merito a lei, preferisco, dopo anni di sincere espressioni postate nei commenti, continuare ad ascoltare e a pregare. Senza contare che quando lei usa il trabocchetto delle domande, ogni volta mi stupisco dell’ingenuità dei tanti che le rispondono…

        Probabile che in futuro NIPPOTELLA darà il via a una nuova rubrica. Titolo: “Katana & Hojicha”. 😂😂😂
        E allora, senza bisogno di fare domande, ormai, sapremo ben farcene una ragione…

        La Regina del Santo Rosario, sia con lei, Nippo carissimo. 🙏

        1. Carissimo Occhi Aperti,

          io mi limito a proporre quello che mi detta la mia esperienza di vita, senza la pretesa di “spiegare” niente a nessuno, vizietto che, al contrario, lei ed altri, di cui ha accennato la lista, esercitano nei miei confronti.

          Forse le sfugge che su questo blog (ma anche in senso lato) nessuno può “spiegare ” niente a nessuno. Ognuno esprime il proprio pensiero ed il gioco è fatto. Non c’è altro. D’altra parte nel pluralismo dei pensieri che si avvicendano dove sta la “verità”? Chi può dire “io sto nel vero”?

          Il suo sfottò circa “Nippottella” e “Katana & Hojicha” non sembra molto felice. Sa di presa per i fondelli. Allo stesso modo potrei dire che il suo pseudonimo è un tantinello presuntuoso. Cosa vuol sottintendere? Che a lei no la si fa? Che il suo sguardo su ciò che succede è infallibile? Che lei inquadra oggettivamente ogni situazione?

          Per sua informazione: la Regina del Santo Rosario è con me più di quanto lei possa immaginare. Anzi: non lo può proprio immaginare.

          Pace e bene. Sempre.

          1. Don PietrO Paolo

            “ la Regina del Santo Rosario è con me più di quanto lei possa immaginare. Anzi: non lo può proprio immaginare”, mamma mia? Immaginiamo allora se non lo fosse …

          2. Don P.P. come il prezzemolo 😄

            Ma lei, caro don, che cavolo (oltre al prezzemolo) ne sa di me? Si dia una calmata, tanto non cambia niente 😇

          3. Don Pietro Paolo

            Matto, vedo che si sta scaldando troppo… capisco che è matto , ma si dia una calmata 😀

  3. Non intendo giudicare l’autore dell’articolo, ma mi viene sempre l’orticaria quando ho il sentore che si cada nella bibbiolatria … Certo non sarà il caso del Sig. Zerbini. Ma quando nel discorso si parte con il sottolineare l’ignoranza cattolica con i loro rosari, ecco che mi inizia l’orticaria. Sicuramente è bene conoscere le Scritture, ma non dimentichiamo che Dio si è fatto uomo, non carta! Ho visto più fedeltà alla Parola di Dio in alcune vecchie analfabete e “sgrana rosari” che in certi professori biblici. (mi viene in mente mia nonna analfabeta sgrana rosari che in tempo di guerra prese a curare mettendosi contro tutti, un ferito fascista, in una casa di comunisti, perché : “l’è un poro fiol anca lui”, e nonostante che i fascisti gli avevano fatte delle chiamiamole eufemisticamente angherie). Penso ai protestanti che con la “loro” Bibbia in mano costruivano Stati in cui le leggi razziali sono state in vigore fino agli anni ’60 e 90 del ‘900. Ma poi, mi chiedo, su quale bibbia studiate? Su quale testo spendete il vostro tempo e la vostra energia? Sul testo masoretico vocalizzato in modo “creativo” dagli ebrei dove molti passi Cristologici sono stati “edulcorati”? Il cattolico deve sapere che il vero testo sacro da leggere per l’antico testamento è la Septuaginta! Il vangelo e le lettere citano la Bibbia dei 70 non il testo masoretico taroccato! Questo dato di fatto sancisce la 70 come canonica. Questa si dovrebbe leggere e venerare, non la masoretica.

    1. stilumcuriale emerito

      Ma quale bibbiolatria? Ma mi faccia un piacere, legga tutto bene e poi commenti. Saluti . A. Zerbini

      1. Anche lei deve leggere bene i commenti, difatti dico che la bibbiolatria non è il suo caso…
        Certo continuare con la filastrocca dei cattolici ignoranti non lo trovo corretto, difatti portavo l’esempio di mia nonna per dire che anche se si era analfabeti, si viveva Cristo, in quell’italia cattolica analfabeta, e lo si viveva sinceramente meglio di tanti dottori laureati in bibliolatria stile protestante!
        Lo so benissimo che ignorare le Scritture è ignorare Cristo.
        Peggio è conoscere le Scritture e ignorare ugualmente Cristo!

    2. stilumcuriale emerito

      Oggi per la Chiesa Cattolica è il giorno in cui si fa memoria di San Girolamo, autore della VULGATA. Nell’Ufficio delle Letture di oggi è riportato il seguente brano:
      .Dal «Prologo al commento del Profeta Isaia» di san Girolamo, sacerdote
      (Nn. 1. 2; CCL 73, 1-3)
      L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo

      Adempio al mio dovere, ubbidendo al comando di Cristo: «Scrutate le Scritture» (Gv 5, 39), e: «Cercate e troverete» (Mt 7, 7), per non sentirmi dire come ai Giudei: «Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture, né la potenza di Dio» (Mt 22, 29). Se, infatti, al dire dell’apostolo Paolo, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio, colui che non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo.
      Perciò voglio imitare il padre di famiglia, che dal suo tesoro sa trarre cose nuove e vecchie, e così anche la Sposa, che nel Cantico dei Cantici dice: O mio diletto, ho serbato per te il nuovo e il vecchio (cfr. Ct 7, 14 volg.). Intendo perciò esporre il profeta Isaia in modo da presentarlo non solo come profeta, ma anche come evangelista e apostolo. Egli infatti ha detto anche di sé quello che dice degli altri evangelisti: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi, che annunzia la pace» (Is 52, 7). E Dio rivolge a lui, come a un apostolo, la domanda: Chi manderò, e chi andrà da questo popolo? Ed egli risponde: Eccomi, manda me (cfr. Is 6, 8).
      Ma nessuno creda che io voglia esaurire in poche parole l’argomento di questo libro della Scrittura che contiene tutti i misteri del Signore. Effettivamente nel libro di Isaia troviamo che il Signore viene predetto come l’Emmanuele nato dalla Vergine, come autore di miracoli e di segni grandiosi, come morto e sepolto, risorto dagli inferi e salvatore di tutte le genti. Che dirò della sua dottrina sulla fisica, sull’etica e sulla logica? Tutto ciò che riguarda le Sacre Scritture, tutto ciò che la lingua può esprimere e l’intelligenza dei mortali può comprendere, si trova racchiuso in questo volume. Della profondità di tali misteri dà testimonianza lo stesso autore quando scrive: «Per voi ogni visione sarà come le parole di un libro sigillato: si dà a uno che sappia leggere, dicendogli: Lèggilo. Ma quegli risponde: Non posso, perché è sigillato. Oppure si dà il libro a chi non sa leggere, dicendogli: Lèggilo, ma quegli risponde: Non so leggere» (Is 29, 11-12).
      (Si tratta dunque di misteri che, come tali, restano chiusi e incomprensibili ai profani, ma aperti e chiari ai profeti. Se perciò dai il libro di Isaia ai pagani, ignari dei libri ispirati, ti diranno: Non so leggerlo, perché non ho imparato a leggere i testi delle Scritture. I profeti però sapevano quello che dicevano e lo comprendevano). Leggiamo infatti in san Paolo: «Le ispirazioni dei profeti devono essere sottomesse ai profeti» (1 Cor 14, 32), perché sia in loro facoltà di tacere o di parlare secondo l’occorrenza.
      I profeti, dunque, comprendevano quello che dicevano, per questo tutte le loro parole sono piene di sapienza e di ragionevolezza. Alle loro orecchie non arrivavano soltanto le vibrazioni della voce, ma la stessa parola di Dio che parlava nel loro animo. Lo afferma qualcuno di loro con espressioni come queste: L’angelo parlava in me (cfr. Zc 1, 9), e: (lo Spirito) «grida nei nostri cuori: Abbà, Padre» (Gal 4, 6), e ancora: «Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore» (Sal 84, 9).

      Anche lui era un bibbiomane?

      1. Caro Amedeo,
        forse le note della Bibbia di Gerusalemme ( testo ufficiale curato dai Domenicani ) ti sarebbero utili,…almeno nello smettere di credere che quel passo di Isaia su -almah contraria a betulàh- sia una profezia.

        1. stilumcuriale emerito

          Le note della Bibbia di Gerusalemme sono un aiuto per i lettori ma non fanno testo. Vabbé che tu sei un genio incompreso e sai tutto ma mi credi proprio così ignorante e così un povero diavolo da non avere, tra l’altro, anche la Bibbia di Gerusalemme? Pensa che ce l’ho anche qui nella RSA dove in tutto ho potuto portare tre libri .

        2. stilumcuriale emerito

          PS – E poi guarda bene che la citazione di Isaia non è mia ma di San Girolamo (347 – 420 d.C) , Dottore della Chiesa e autore della prima Vulgata .

          1. Caro Amedeo: lo sapevo. Ma, allora, perchè vai dietro alla traduzione di Gerolamo e non al testo ebraico?

        3. Don Pietro Paolo

          Caro Amedeo,

          non si lasci confondere da ciò che qualcuno vorrebbe suggerire. Quando insinua che Isaia 7,14 non sia affatto una profezia messianica e che il termine ‘almāh non significhi “vergine”, trascura due fatti fondamentali.

          Il primo è storico-tradizionale: già due secoli prima di Cristo, i traduttori ebrei della Settanta — quindi molto prima della nascita del cristianesimo — hanno reso ‘almāh con παρθένος (parthénos), cioè “vergine”. Se quella parola fosse stata intesa come “ragazza qualsiasi”, non avrebbero scelto un termine così preciso. Questo dimostra che la tradizione ebraica pre-cristiana leggeva in quel passo un annuncio straordinario, non un evento ordinario.

          Il secondo è teologico: Matteo, scrivendo sotto ispirazione, riporta proprio quella profezia per mostrare il suo compimento nella nascita di Cristo da Maria. negando la dimensione profetica di Isaia, finisce negando anche la coerenza interna della Rivelazione e il modo stesso in cui il Nuovo Testamento interpreta l’Antico.

          In altre parole, non è la Chiesa che “ha forzato” il testo: è la Parola stessa che, letta nel suo contesto storico e salvifico, punta al mistero dell’Incarnazione. ‘Almāh non è un “contrario” di bətûlāh: semplicemente mette in luce un altro aspetto — la giovane età e la condizione nubile — senza escludere affatto la verginità, che anzi nel contesto è presupposta e confermata dalla tradizione.

          Dunque sì, quel versetto è una profezia — e una delle più luminose — che trova la sua pienezza proprio nel Bambino nato da Maria.

      2. Bibliolatra è colui, e nel mio commento specifico che “non sarà il caso del Sig. Zerbini” (si prega di rileggere il mio commento se è sfuggita la precisazione!) è colui che fa della sacra scrittura unico riferimento di giudizio delle persone e delle società.
        Ribadisco, non sarà il caso del Sig. Zerbini, ma il suo riferimento all’ignoranza dei cattolici sgrana rosari e mangia particole mi ha ricordato insulti ricevuti da protestanti e pure dal pulpito da alcuni sacerdoti, che invitava il fedele a finirla di essere dei, testuale: sgranarosari!

        Chi conosce di più le Scritture nella parabola del buon samaritano?
        Luca 10:29-37
        Il sacerdote? Il lievita?

        Chi conosce le Scritture oggi, dove sentiamo e vediamo video in cui alcuni rabbini dicono che noi goym non siamo esseri umani?
        Chi conosce le Scritture quando con la Bibbia in mano i protestanti costruivano stati dove trovavano consenso Le leggi razziali o L’apartheid… USA e Sudafrica stati notoriamente cattolici vero?

        Nell’Italia analfabeta ( e qui NON giustifico l’analfabetismo) si trovava più conoscenza delle Scritture che altrove perchè si viveva la Tradizione, l’esempio pratico dei Santi, la comunione con Cristo!
        Dio si è fatto carne (usiamo il greco σάρξ Così facciamo contenti gli eruditi) non carta.
        Detto questo ben venga la conoscenza biblica… Quella vera greca! Visto che anche il buon Don Pietro Paolo è stato costretto a ricorrere alla 70 per correggere il bibiolatro sulla questione del termine vergine!
        Ecco un esempio di bibbiolatria!
        Faccio un bel applauso a don Pietro Paolo che ha dimostrato nei fatti cosa intendo.

    3. Don Ettore Barbieri

      Tra l’altro il Rosario, se ben recitato e compreso, è una grande meditazione biblica, perché ripercorre gli episodi della vita di Gesù e di Maria.. è il breviario per tutti..

      1. stilumcuriale emerito

        Infatti Paolo VI lo definì il “Salterio” dei poveri. Ma si tratta pur sempre di un rielaborato esclusivamente mario-crisrologico.

    4. stilumcuriale emerito

      Ancora per ZARA.
      Lei parlando di sua nonna fa riferimento ad una situazione di ottanta anni fa. Allora c’erano persone analfabete che recitavano non solo il Rosario ma anche il Salmo 50(51), il Miserere, in latino e capivano quello che dicevano perchè fin da bambine ogni domenica pomeriggio andavano a lezione di catechismo e lì avevano imparato tutto. Oggi le cose non stanno più così. Ci sono persone laureate che si dicono cattoliche e che delle Scritture non sanno nulla, per non parlare delle preghiere in latino.

      1. Per STILUMCURIALE EMERITO
        Appunto! Oggi tutti istruiti e superbi!
        Riportando l’episodio di mia nonna (sapeva il catechismo, le preghiere, il vangelo, ma non era certo bibbblista) volevo ribadire che “ignoranza” delle Scritture, non è mancanza di conoscenza spirituale.
        Quello che mi ha dato “fastidio” nell’articolo è sempre quel rimando all’ignoranza cattolica! Quel vedere il rosario come roba da vecchie ignoranti. Il riduzionismo della spiritualità Mariana che è sotto sotto, riduzionismo della Theotokos. Quel dire : si limitano all’eucaristia… Come fosse… Solo pane! Come se nell’Eucaristia Cristo non ti assimila a Lui al pari delle Scritture!
        Quella sufficienza nel parlare della NOSTRA cultura!… Cattolici… Tsè! Ignoranti! Tsè!

        E ripeto non sarà il caso del Sig. Zerbini, ma quel suo incipit mi ha fatto ricordare certi insulti protestanti,che sicuramente non lo intendeva.
        Comunque, ribadisco, ben venga più conoscenza delle Scritture, intese bene però, perché è un attimo cadere nella superbia protestante.

  4. Caro SE fai benissimo leggere la Scrittura, ha sempre qualcosa di nuovo da proporci che precedentemente non e’ stato colto ( a me succede spesso ) . La nostra mente e’ limitata e quelle semplici ma sapienti parole, hanno la chiave di lettura di questo mondo. Un fortissimo abbraccio.

  5. stilumcuriale emerito

    @ Marco Tosatti.
    Grazie per la pubblicazione. Faccio notare la mancanza dei tag. Penso sia per caso e non voluta.

    1. Caro Amedeo,
      pare che la pratica del dubitare qui sia peccato…e mortale!
      Come fai a non saperlo, visto che manifesti anche tu questo convincimento “dogmatico”?

  6. Don Pietro Paolo

    Carissimo Amedeo,

    la ringrazio per il suo contributo: si avverte chiaramente la passione sincera per la Sacra Scrittura e la volontà di trasmettere ai lettori un amore più vivo per la Parola di Dio. Questo è già un merito grande: non ci si improvvisa teologi, ma ogni battezzato ha il diritto e il dovere di accostarsi con serietà alla Bibbia, perché lì è custodito il cuore della nostra fede.

    Vorrei però integrare alcune osservazioni, per aiutare a collocare meglio ciò che lei ha scritto.
    1. La Teologia Biblica non è semplice “leggere la Bibbia bene”.
    Ha ragione: è disciplina recente, con origini nel XVII secolo e sviluppo nel XVIII-XIX, specie in ambito protestante. Ma oggi, in ambito cattolico, la teologia biblica non si riduce al metodo storico-critico: indica piuttosto lo sforzo di ricavare, a partire dall’insieme della Scrittura, una comprensione organica del disegno di Dio. La definizione di Segalla che lei cita va in questa direzione: non solo analisi storica, ma sintesi di fede.
    2. Esegesi ed ermeneutica.
    È importante la distinzione che lei fa. L’esegesi si concentra sul testo, la sua lingua, la sua storia. L’ermeneutica riguarda il significato attuale, per noi. Tuttavia, la Chiesa insiste che entrambe devono restare unite nella fede viva: non basta il metodo filologico, occorre anche la lettura spirituale, “secondo lo stesso Spirito che ha ispirato la Scrittura” (Dei Verbum 12).
    3. Il rapporto con la Tradizione.
    Lei mette giustamente in guardia dal ridurre la fede a qualche preghiera e alla Messa domenicale. Però bisogna sottolineare che la Bibbia non è mai isolata: va letta nella Chiesa, con i Padri, con il Magistero, con la Liturgia. Altrimenti la “teologia biblica” rischia di trasformarsi in una semplice analisi personale dei testi.
    4. L’unità della Scrittura.
    Il suo suggerimento di lettura triplice (veloce, lenta con i commenti, tematica) è molto bello. Aggiungerei solo che l’unità di Antico e Nuovo Testamento è decisiva: non due libri accostati, ma un’unica storia di salvezza che culmina in Cristo. Questa è la vera chiave di volta della Teologia Biblica.
    5. La finalità pastorale.
    La Teologia Biblica non è un lusso per specialisti: ha una ricaduta concreta sulla predicazione, sulla catechesi, sulla vita dei fedeli. Benedetto XVI ricordava che essa deve sempre condurre a una lectio divina più profonda, dove la Parola diventa nutrimento di preghiera e vita.

    In conclusione: il suo scritto ha il merito di stimolare i lettori a prendere sul serio la Bibbia. Forse andrebbero evitate alcune contrapposizioni un po’ drastiche (per esempio verso i fedeli che si accontentano del Rosario o della Messa domenicale: anche in quei gesti, se ben vissuti, la Parola di Dio è presente e operante). Ma come introduzione divulgativa, semplice e appassionata, è un buon incoraggiamento.

    La invito a continuare su questa strada: un laico che legge quotidianamente la Scrittura e cerca di trasmettere questo amore fa già un servizio prezioso alla Chiesa.

    Con stima e benedizione,
    don Pietro Paolo

    P.S. Chissà…ma . Sì, Posso solo immaginare cosa pensano Rolando, Adriana e …

    1. Caro don P.P.,

      lei immagina male, o, in altri termini, crede che il suo immaginare sia infallibile.

      Per quanto mi riguarda, er sor Amedeo (mi esprimo affettuosamente in dialetto romanesco) fa quello che crede di fare e gode del mio massimo rispetto.

      Preciso, però, che non esiste solo la via della lettura reiterata e particolareggiata della Bibbia. Per esempio, a me attrae il metodo aforismatico-apofatico, per il quale mi permetto di esigere il medesimo rispetto.

      1. Don Pietro Paolo

        Caro Nippo,

        per quanto mi riguarda, lei può certamente essere attratto dal metodo aforismatico-apofatico… o anche dalle fiabe dei fratelli Grimm, se lo desidera: la libertà del pensiero umano è ampia. Tuttavia, se vuole rimanere all’interno della fede cristiana – cosa che, mi permetta, dai suoi scritti appare piuttosto distante – non può in alcun modo porre tali approcci a corredo, integrazione o complemento della Sacra Scrittura.

        Per la Chiesa infatti la Parola di Dio resta il fondamento unico e infallibile, e ogni altro metodo o strumento può al massimo servire a farne risplendere meglio la luce, mai a sostituirla o a ridimensionarla. È questa la differenza tra un esercizio intellettuale e la fede: la prima gioca con le idee, la seconda si sottomette con umiltà alla Rivelazione.

        Pietro Paolo

        1. E’ la capacità di porre ( e porsi ) domande che rende nobile l’uomo. ( Schopenhauer )

          1. stilumcuriale emerito

            Rende l’uomo nobile e alimenta il progresso. E chi non lo sa? Occorreva proprio scomodare Schopenhauer ?

I commenti sono chiusi.

Se hai letto « Breve Lezione Introduttiva alla Teologia Biblica. Amedeo Zerbini. » ti può interessare:

Torna in alto