Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo articolo di Investigatore Biblico, che ringraziamo di cuore. Buona lettura e condivisione.
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“Altare o Aula Protestante? Don Locatelli e la liquidazione del Dogma della Transustanziazione.
E il Vescovo di Bergamo? Tutt’appost’???” di IB
Ringrazio sentitamente un Lettore (sei un GRANDE!) che mi ha inviato il video con la relativa trascrizione della parte importante, dove un sacerdote, don Luciano Locatelli della diocesi di Bergamo afferma (e soprattutto-cosa più grave- insegna) che la transustanziazione sarebbe una “teoria” e che, parole sue “Gesù è vero che offre ai suoi il suo Corpo e Sangue (il suo offrirsi come dono), ma in quella cena non è che hanno mangiato il Corpo di Gesù o bevuto il suo Sangue: pane e vino, dopo le parole di Gesù restano tali..”.
Il mio amico Lettore ha fatto anche la trascrizione della parte che ci interessa, che vi ripropongo. Se volete ascoltarlo con le vostre orecchie, il video è questo Corpus Domini 2025 – YouTube e dovete andare dal minuto 11’.25’’ in poi. A seguire poi il mio commento.
Le parole di don Locatelli
“L’ultima provocazione la prendo dalla cosiddetta presenza reale. L’unicità, la particolarità dell’eucaristia è quella che ha fatto scivolare un po’ questa realtà dalla simbolica alla fisica, nel senso “questo è il mio Corpo questo è il mio Sangue” sono stati intesi in senso proprio, ammettendo e annettendo piena identità tra pane-corpo e vino-sangue; quindi nel corso dei secoli questo passaggio da un’identità pane all’altra identità corpo (così come per vino e sangue) è stato compreso e proposto in varie modalità, fino alla cosiddetta teoria della transustanziazione, dove la materia pane viene trasformata nella materia Corpo di Gesù. Ora, Gesù è vero che offre ai suoi il suo Corpo e Sangue (il suo offrirsi come dono), ma in quella cena non è che hanno mangiato il Corpo di Gesù o bevuto il suo Sangue: pane e vino, dopo le parole di Gesù restano tali, ma acquistano un significato nuovo che il pane e il vino comunemente non hanno. Acquistano un significato ulteriore e questo non per qualche virtù magica, ma in funzione del memoriale: è la vita di testimonianza di chi si accosta e accoglie quel pane a rendere presente e attuale la presenza di Gesù, non in senso fisico ma in quanto testimone del messaggio che egli ha portato del suo stile di vita. Ecco perché partecipare all’eucarestia significa accettare di partecipare a costruire il vero Corpo di Gesù che è la comunità, la Chiesa. Quando ci rechiamo a condividere il pane (la cosiddetta Comunione) il sacerdote o chi per lui ci presenta l’ostia con le parole “il Corpo di Cristo” e noi gli rispondiamo “amen”. Ora, amen può essere tradotto “così è” o “così sia“: quando dico “amen” di fronte a quel pezzo di pane che mi viene presentato, dico “è così, ci credo che questo rappresenta la portata della vita e del messaggio di Gesù”, ma dico anche “così sia”, cioè non guardo solo quel pane davanti a me, ma mi rendo cosciente di chi sta dietro a me per ricevere quel pane, per costruire con lui o con lei il Corpo di Gesù dentro la storia attuale, dentro il mondo attuale attraverso, una comunità che vive e rende presente il messaggio di Gesù dentro la storia.”
Il commento dell’Investigatore Biblico
Ho letto e ascoltato con attenzione e rispetto le parole di don Luciano Locatelli a proposito dell’Eucaristia (a cui suggerirei di leggersi questi articoli “La Presenza Vera Reale e Sostanziale di Gesù Cristo nell’Eucaristia. Studio biblico sulla “Anamnesis” : dove sbaglia la teologia protestante” di IB – Investigatore Biblico, “Teologia Eucaristica: dall’Anamnesi Biblica alla Transustanziazione tomistica” – Investigatore Biblico), e in particolare la sua riflessione sulla cosiddetta “presenza reale”. È evidente il suo desiderio di proporre una visione accessibile e coinvolgente, che sottolinei la responsabilità comunitaria del celebrare, l’impegno di vita che deriva dal partecipare alla Messa, e l’importanza di tradurre il sacramento in uno stile concreto di testimonianza cristiana. Tutto questo è nobile e condivisibile.
“Per la consacrazione del pane e del vino si opera una conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo nostro Signore e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue. Questa conversione la santa Chiesa cattolica ha convenientemente e appropriatamente chiamata transustanziazione.”
Il concilio prosegue dicendo che chi nega questa verità “sia anatema”, cioè si pone fuori dalla comunione con la Chiesa. Non è una proposta accademica, né una scuola interpretativa. È una verità di fede: nel momento della consacrazione, per la potenza della Parola di Cristo e l’azione dello Spirito Santo, tutta la sostanza del pane si trasforma nella sostanza del Corpo di Cristo, e tutta la sostanza del vino nella sostanza del Suo Sangue. Le specie esteriori restano — il colore, il gusto, la consistenza — ma la realtà profonda, ciò che quel pane e quel vino sono, cambia ontologicamente. Questo è ciò che la Chiesa crede e professa da secoli.
Don Luciano afferma che “pane e vino restano tali” e che “acquistano un significato ulteriore”, ma queste parole non sono compatibili con la fede della Chiesa. Egli dimentica che la formula di Gesù riportata nei Vangeli e nella Prima Lettera ai Corinzi non lascia spazio a interpretazioni puramente simboliche. Gesù non dice “questo rappresenta” o “questo evoca”, ma “questo è il mio corpo” (Mt 26,26; Mc 14,22; Lc 22,19; 1Cor 11,24). Il testo greco utilizza il verbo ἐστίν (estin), che è il presente del verbo “essere” e ha valore identitario e non metaforico. Nella lingua greca del tempo, e nel contesto cultuale ebraico, quella dichiarazione non può essere intesa come un semplice segno. È un’affermazione reale, concreta, e performativa: la Parola di Gesù compie ciò che dice.
Negare questo significa porsi fuori dalla comunione con la fede cattolica. È una questione molto seria. Non si tratta di un’opinione personale che può essere messa in circolazione come un semplice spunto di riflessione, ma di una verità essenziale, da accogliere con obbedienza del cuore e della mente. Ogni sacerdote, al momento della sua ordinazione, ha promesso di custodire, insegnare e trasmettere fedelmente la dottrina della Chiesa. La transustanziazione è parte integrante di questa dottrina. Chi non crede in essa — e soprattutto chi insegna pubblicamente qualcosa di contrario — viene meno a quella fedeltà, e dovrebbe con coerenza interrogarsi se il ministero sacerdotale sia ancora per lui la strada giusta.
San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi, ammonisce con forza: “Chi mangia e beve senza riconoscere il Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna” (1Cor 11,29). Non dice: “chi non riconosce il significato comunitario” o “il simbolo della condivisione”, ma il Corpo del Signore. È un linguaggio forte, ma necessario, perché è in gioco la verità stessa della nostra fede.
I Padri della Chiesa, già nei primi secoli, non ebbero dubbi nel parlare di presenza reale. Sant’Ignazio di Antiochia chiama eretici coloro che “non confessano che l’Eucaristia è la carne di Cristo”. Sant’Ireneo, Tertulliano, Ambrogio, Agostino, tutti affermano che ciò che si riceve è il Corpo di Cristo, non un simbolo, ma una realtà che salva. Questa è la fede della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Non una costruzione medievale, non una formula scolastica da archiviare, ma una verità viva, sorgente di speranza e di salvezza.
Dire “Amen” davanti all’Ostia non significa semplicemente “accetto che questo ha un significato bello”. Significa: “Io credo che qui è presente il Signore, il Risorto, il Figlio di Dio vivo”. È un atto di fede profonda, e insieme una chiamata alla conversione e alla comunione con tutta la Chiesa.
Se davvero vogliamo costruire la comunità come Corpo di Cristo, dobbiamo partire da Lui, realmente presente nel sacramento. È l’Eucaristia che edifica la Chiesa, non il contrario. È Cristo che ci unisce nel Suo Corpo, non la nostra capacità di essere solidali. La carità non nasce dal simbolo, ma dalla Presenza. Una Presenza che ci precede, ci plasma e ci invia nel mondo.
Chi ha ricevuto il dono e la responsabilità di predicare deve custodire con fedeltà questa verità. Non come un peso, ma come una grazia. Perché dove c’è l’Eucaristia c’è la Chiesa. Dove c’è il Corpo di Cristo, lì c’è la vita eterna.
In tutto questo: il Vescovo di Bergamo (diocesi di don Locatelli) non ha nulla da dire? Tutt’appost’?? Ci sono preti che sono stati relegati in “sgabuzzini” per molto meno. E don Locatelli può realmente continuare a predicare pubblicamente queste cose?
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19 commenti su “A Bergamo un Prete in Omelia Nega la Transustanziaione. E il Vescovo, Muto? Investigatore Biblico.”
Questo fatto mi intristisce molto. Se un Sacerdote non riconosce la Presenza Reale e di fatto nega la transustanziazione, dovrebbe avere almeno la coerenza di lasciare la conduzione del suo gregge e, se proprio non cambiare mestiere, almeno ritirarsi per riflettere sulle sue convinzioni e la saldezza della sua Fede.
A maggior ragione, se ignori tutti i Segni che Nostro Signore Gesù ci invia tramite i miracoli eucaristici, che periodicamente si verificano anche in tempi recenti. Miracoli autentici e non presunti, con tanto di certificazioni ufficiali.
Forse ai cattolici non è stato spiegato che quel che si vede non è tutto che è mentre nel’ epoca attuale, para scientifica, quel che vedi è.
Il dogma è un dono rivelato.
Gesù anticipa l’ultima cena a Cafarnao: infatti l’evangelista Giovanni non ripete il concetto nel giovedì santo, presentando in aggiunta ai sinottici la lavanda dei piedi e quindi la compassione di Dio che nella vera umanità di Cristo si fa corpo e sangue dandosi in sacrificio per darci la vita eterna…
Questo non è prerogativa di nutrimenti terreni (la manna) o di semplici servizi filantropici: c’è un salto decisivo nel soprannaturale! Affaccia il credente sul mistero della croce che è anche quello della transustanziazione, del vero significato del pane spezzato, la particola, capace di contenere l’intera divinità e di sfamare la moltitudine, principalmente nelle anime.
Se un sacerdote cattolico preferisce ridurre tutto a simbolo e il vescovo non ha nulla da dire, beh ha proprio ragione Gesù a dire che ci sono falsi profeti, ma anche a spronarci a restare con Lui, senza andarcene pure noi!
ma i fedeli presenti, che hanno detto ? Lo hanno chiamato eretico e apostata ? E che hanno fatto ? Lo hanno preso a calci ?
Cari amici,
è giusto e doveroso reagire con fermezza di fronte alle gravi affermazioni pronunciate da don Luciano Locatelli sull’Eucaristia. Quando un sacerdote nega – anche solo implicitamente – la Presenza reale, vera e sostanziale di Cristo sotto le specie del pane e del vino, si pone oggettivamente fuori dalla fede cattolica, come definita dal Concilio di Trento e confermata ininterrottamente dal Magistero.
Questa non è una questione secondaria, né una differenza interpretativa: è un punto centrale, che tocca il cuore del mistero cristiano.
Chi celebra l’Eucaristia senza professare con fede ciò che realmente accade sull’altare, offende la verità del sacramento, tradisce la propria vocazione e mina la fede del popolo di Dio.
Su questo, la denuncia dell’Investigatore Biblico è limpida, necessaria e condivisibile.
Detto questo, sento il dovere – da sacerdote – di richiamare anche alla prudenza, alla carità e alla lucidità, perché non si risponde all’eresia con il disordine, né all’errore con la rabbia generalizzata.
Troppo spesso nei commenti – lo dico con franchezza e senza voler offendere nessuno – si scivola in un clima da caccia alle streghe, dove si indicano “colpevoli” su base ideologica, dove si insinua che questo o quel vescovo sia complice, o si accusa tutta la Chiesa di essere “massonica” o “eretica”, lasciando intravedere una visione scismatica mascherata da zelo.
Ma la colpa dell’eresia non è collettiva. È personale.
Il colpevole è chi ha detto l’eresia, chi l’ha insegnata, chi l’ha diffusa.
È giusto chiedere all’autorità competente – in questo caso il Vescovo di Bergamo – di intervenire, come è suo dovere, per custodire l’unità e la verità della fede. Ma non è giusto attaccare a casaccio, come se ogni singolo pastore o fedele portasse su di sé il peso delle colpe altrui.
Alcuni commenti – come quelli che ironizzano sulla “Loggia Ecclesia” o parlano di “Chiesa massonica” – non aiutano la causa della verità, ma creano solo confusione e sfiducia, fomentando il sospetto generalizzato, che è sempre un veleno per la fede.
Chi ama davvero la Chiesa, la corregge da dentro, nella verità e nella carità, senza avvelenarla con il risentimento o con profezie private che sostituiscono il Magistero.
La Chiesa è ferita? Sì. Ma è ancora la Sposa di Cristo, santa nel suo fondamento, anche se peccatrice nei suoi membri.
E noi, se vogliamo essere fedeli, non possiamo sostituirci a Pietro, né separarci da lui nel nome della “vera Chiesa” che ciascuno si costruisce a immagine delle proprie convinzioni.
Quindi:
– sì, denunciamo l’errore.
– sì, invochiamo chiarezza.
– sì, chiediamo che i pastori custodiscano la fede.
Ma no a processi sommari, no a giustizialismi ideologici, no a generalizzazioni che fanno più danni dell’eresia stessa.
Cristo è presente. Realmente. E ci chiama ad amarlo anche nella sua Chiesa, ferita ma viva.
Con fraterna franchezza,
don Pietro Paolo
Anche dentro la Chiesa Santa Cattolica Romana non luterana, fedeli inclusi ovviamente, ci sono dei malati: ma, mentre i peccatori ci sono sempre stati
(e continueranno ad essercene)
i malati di protestantesimo sono una novita’ terrificante; e in questo Bergoglio centra fino ad un certo punto, a mio parere; guardiamo piuttosto ai vescovi: quanti vescovi sono sufficientemente dotati per curarla? Affidiamoci a Dio, e preghiamo per papa Prevost affinche’ trovi la forza per utilizzare la medicina giusta una volta per tutte nei confronti dei vescovi incapaci pilateschi incalliti.
Gesù parlò dell’Eucaristia a Cafarnao (Gv 6) esattamente un anno prima della pasqua dell’anno 33, a motivo del primo miracolo dei pani e dei pesci: parla della sua carne da mangiare, parla del suo sangue da bere, parla di un pane disceso dal cielo, pane per la vita eterna.
I discepoli, ancora entusiasti per il miracolo e sospinti dall’entusiasmo popolare che invoca Gesù come re, restano sconcertati: di fronte alla realtà dell’Eucaristia mormorano e in gran parte si scandalizzano.
Gesù lo sa e dice loro: “Questo vi scandalizza”?
“Tra voi ci sono alcuni che non credono”.
Il mistero dell’Eucarestia svela l’esistenza o meno della fede. Si può seguire Gesù che accontenta tutti, ascoltare commossi i suoi insegnamenti di Gesù, ammirarlo e fin lì non ci sono problemi; molti accettano le privazioni, la povertà, la castità per il regno dei cieli… Eppure si può essere discepolo di Gesù… ma non credere: l’Eucarestia è il setaccio che vaglia la fede dei discepoli.
Gesù da subito sa chi sono quelli che non credono e si lascia seguire anche se non credono. Sapeva chi era colui che lo avrebbe tradito.
Allora Gesù spiega: “vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre”. E’ una Grazia!
Va chiesta con fede, avendone fede.
Gesù non fa sconti. La sua parola è dura. Profila la croce. Da quel momento preciso, da questo discorso, (Gesù non ammorbidisce nulla e nemmeno insiste perchè non è ancora l’ora) molti se ne vanno. Noi ci illudiamo che con maggiori spiegazioni sarebbero rimasti. No: senza fede non resti.
O, se resti, stai lì solo a mormorare, scandalizzato.
Per chi capisce è una Grazia, un dono!
Basta quello che Gesù ha detto. E’ il Padre a concederlo.
A causa della realtà eucaristica molti dei suoi discepoli se ne vanno. Gesù cosa fa? Si gira verso i dodici e dice:
“Volete andarvene anche voi?”
A Gesù non interessano le statistiche o il gradimento.
Due o tre riuniti nel Suo Nome bastano e avanzano.
La fede non è questione di numeri o di maggioranze!
Se volete andare, prego, fate pure.
La verità rende liberi. Gesù (come vero uomo) è l’uomo più libero mai esistito; nessuno l’ha mai potuto ricattare in nessuna maniera. Gesù non scende a compromesso e non fonda una Chiesa politically correct!
Simon Pietro per Grazia risponde con questa espressione, che famosissima: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”…
Vita ETERNA.
…e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio.
Ottimo Miserere, illuminante anche per i tempi che percorriamo. Nessuna costrizione, libero l’ arbitrio, ognuno sceglie, Cristo non bada ai numeri.
Un prete sveglio.
Sarà un gesuita, probabilmente.
Non un credulone come voi, quindi.
Si direbbe che l’Arcivescovo (ex cattolico) Cranmer stia vincendo- sia pure in ritardo- la partita con la Chiesa di Roma. D’altra parte ebbe molto coraggio e affrontò una morte eroica per sostenere le sue convinzioni: tutta roba che alle Gerarchie cattoliche ormai non serve più.
Che dire? Leggendo le parole con attenzione le parole di quel sacerdote sembra che sia “la Chiesa”, intesa come istituzione che salva, e non Gesù Cristo. Sembra inoltre evidente lo sforzo per desacralizzare e contestualizzare quello che è il centro del messaggio cristiano nell’aspetto teologico, liturgico e metafisico. Osservo inoltre l’inversione di ruoli tra il Creatore e la creatura. Rileva in particolare questo passaggio: “è la vita di testimonianza di chi si accosta e accoglie quel pane a rendere presente e attuale la presenza di Gesù, non in senso fisico ma in quanto testimone del messaggio che egli ha portato del suo stile di vita”, che, in sintesi, è come dire: “Gesù c’è perchè ci credo, anzi perchè lo manifesto”. C’ è molto da riflettere e pure da preoccuparsi, anche perchè, molto probabilmente, questo caso non è così isolato.
Mi è stato detto che il vescovo di Bergamo mons Beschi e’ un buon pastore . Vedrà che sto Locatelli ha i giorni contati ….
Scusi . La chiesa di Prevost scomunica ? Non si sta confondendo ?
Un sondaggio americano di qualche anno fa rivelò che il 31% dei cattolici non crede alla Presenza Reale, tra questi è probabile ci siano molti preti, visti certi atteggiamenti che tengono quando celebrano. Tante persone difendono don Locatelli sui suoi social, dicono di non ravvisare alcuna eresia in ciò che ha detto, lo approvano in pieno, ed è gente di una certa età, vuol dire che il catechismo di prima comunione e cresima è già da molto tempo che non funziona: per non rendersi conto dell’enormità che ha detto don Locatelli, bisogna avere una cultura religiosa cattolica prossima allo zero. Io venticinque anni fa conobbi delle giovani catechiste molto impegnate in una delle parrocchie più importanti della diocesi, che sostenevano che per la Messa non era necessaria la presenza del sacerdote, il quale secondo loro aveva solo il compito di presiedere la celebrazione, ma in sua mancanza si poteva dire messa mettendo uno qualsiasi a leggere le sue parti. C’è anche da notare che se don Locatelli non ha alcun timore ad esporsi predicando quella che sicuramente sa essere un’eresia colossale (è un uomo colto, in più la teologia eucaristica la conosce perfettamente perché ha studiato nella Congregazione del Santissimo Sacramento di San Pier Giuliano Eymard), vuol dire che sa di avere le spalle coperte (il vescovo di Bergamo lo conosce bene, perché questo sacerdote è da tempo noto per essere un tipo “sui generis”) e che la Chiesa Cattolica è da molto tempo in preda ad un’ anarchia totale dove preti e vescovi sanno che possono dire e fare qualunque cosa in nome della “originalità” con la certezza che nessuna autorità interverrà a sanzionarli.
Ma dove li allevano questi: nella Loggia Massonica Ecclesia? Ma QUANTE SEDI HA? Siamo certi che non sia il dottor Pike a condurre le scuole teologiche e le nostre università cattoliche? E perchè non vengono licenziati e sospesi a divinis come Viganò? Chissà se riuscite a postare questo scritto personale? Chissà….
Salutare sferzata
https://gloria.tv/post/CGADiQ4VmsS437qjozgUdwKFf
Parlare in nome di Dio è profetico.
La parola è dura…
Todos, todos todos? No!
Vade retro…
Volete andarvene anche voi?
Perfavore, qualcuno mi può rispondere? :
Come mai la chiesa di Prevost scomunica e non riabilita sacerdoti santi e fedeli alla dottrina di Cristo e al suo ultimo vicario BXVI, ( vedi ad es. don Cornet o p. Natale Santonocito)?
Epperò conferma le centinaia, per non dire migliaia in tutto il mondo di vescovi e sacerdoti eretici come don Luciano Locatelli?
Ma addirittura ne nomina altri che portano avanti la stessa dottrina massonica di Bergoglio contraria al vangelo di Cristo ? (Vedi gli obiettivi massonici del sinodo che mirano ad eliminare Cristo, la santa messa e la Sua Chiesa?)
Ma S. Giovanni, nella sua seconda lettera, così ammonisce:
“Chi saluta l’eretico è complice delle sue opere inique”.
Vedi l’ultima legge sul SUICIDIO ASSISTITO che anche l’Italia, sede della cattedra di s Pietro, sta per approvare con la collaborazione della falsa chiesa che comanda in vaticano dal 2013.
E questo nella generale indifferenza dei vescovi e cardinali che, invece di abbaiare forte contro questa legge iniqua che giustifica il primo peccato in abominio Dio, tacciono e acconsentono.
Ma Dio chiama cani muti quei pastori che del gregge dilaniato e disperso di Cristo non importa nulla.
E pertanto, giusto sarà il Suo castigo su costoro che, per vile interesse tradiscono Cristo, impedendoGli di liberare la Sua Chiesa dagli astuti nemici attraverso il legittimo successore dell’ultimo Pietro Benedetto ⬇️
1992 _ Gesù a Renato Baron veggente di s Martino Schio, ricevuto molte volte da Ratzinger e da Papa S. GPII:
“Miei cari, non si arresta l’opera rovinosa degli astuti nemici contro la Mia Amata Chiesa. Continuerà fino al giorno io cui IO (Gesù) INTERVERRO’ per mezzo del Mio VISIBILE RAPPRESENTANTE IN ROMA, ad esprimere IL GIUSTO GIUDIZIO.
Fino a quel giorno il veleno della DISTRUZIONE dell’ ABBERRAZIONE opererà incontrastato.”
https://youtube.com/shorts/_M9f-O1dgBc?si=5tWTEnYi0blm0L6v
Tutto questo scempio è frutto del predecessore di Papa Leone . Io credo che la prima persona da “redarguire” sia questo Antonio Spadaro esaltatore di Papa Francesco e compagnia .
Come disse il card Martini nel 2005 : con uno come Bergoglio , I gesuiti saranno vituperati per altri cento anni ….
No P. Osvaldo,
Lei sa bene che tutto questo scempio è frutto dei pastori mercenari che, anziché riconoscere BXVI quale ultimo legittimo Vicario di Cristo ed eleggere il suo Successore, riconoscono il burattino Prevost, successore e seguace dell’antipapa massone luterano Bergoglio, stabilito dalla massoneria ecclesiastica per portare a termine il suo diabolico obiettivo di distruggere Cristo e la Sua Chiesa.
Ma tranquillo Don.
La giustizia di Dio sugli astuti nemici della Sua Chiesa è ormai prossima.
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