Siamo Stanchi: è la Prova della Croce. Continuiamo a Credere il Credo dei Padri. Mons. Viganò.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione l’omelia pronunciata da mons. Caro Maria Viganò per la festa dell’Ascensione. Buona lettura e diffusione.

§§§

Stemma Piccolo

Mons. Carlo Maria Viganò

Modicum

Omelia nell’Ascensione del Signore

Modicum et jam non videbitis me,
et iterum modicum et videbitis me,
quia vado ad Patrem.

Jo 16, 16

 

Durante il canto del Vangelo abbiamo visto spegnersi il Cero pasquale, a simboleggiare l’ascesa di Cristo al Padre, quaranta giorni dopo la Resurrezione. Alcuni dipinti rappresentano la scena dell’Ascensione mostrandoci gli Apostoli che guardano verso l’alto, dove talvolta si vede la figura intera del Signore e talaltra si vedono solo i Suoi piedi; in altri, è come se vedessimo ciò che vedeva il Signore ascendendo, ossia i propri piedi e più sotto le facce assorte degli Apostoli. Sono due prospettive differenti della medesima scena, ed è proprio su questa diversa prospettiva che vorrei soffermarmi con voi a meditare il Mistero dell’Ascensione.

Il motivo per cui credo che una meditazione su questo tema possa essere spiritualmente utile è che tutta la realtà, nell’eternità immutabile di Dio e nel frenetico divenire del tempo, mostra l’ordine divino che unisce il Padre Creatore alle creature, il Figlio Redentore ai redenti, lo Spirito Santificatore ai credenti santificati. E questo intreccio mirabile tra cose soprannaturali e cose terrene, tra spirito e corpo, è stato sancito definitivamente dall’Incarnazione della Seconda Persona della Santissima Trinità, che in Nostro Signore Gesù Cristo vede unita la natura umana e la natura divina nel compimento della Redenzione. Cristo Uomo intercede per gli uomini peccatori, Cristo Dio Si offre al Padre per infinitamente riparare le infinite offese all’infinita Maestà di Dio. Non possiamo concepire Redenzione senza Incarnazione, né Incarnazione senza Carità verso Dio e verso il prossimo. Ed è questa perfezione della nostra Santa Religione che la mostra indubitabilmente come divina: solo un Dio che è Amore (1Gv 4, 16) può concepire la follia di incarnarSi per redimere la creatura che Gli si è ribellata. Solo un Dio incarnato può degnarSi di rimanere tra i Suoi, quaranta giorni dopo essere risorto, rinviando il ritorno corporeo alla gloria del Cielo.

Noi guardiamo l’Ascensione dal basso come i discepoli, e vediamo il Signore che se ne va, dopo avere promesso agli Apostoli l’invio dello Spirito Santo, che irromperà nel Cenacolo di lì a dieci giorni. Vediamo i Suoi piedi, i panni della veste, le nubi che si aprono mostrando la Corte celeste. Noi consideriamo l’Ascensione come un momento di separazione e privazione, perché vediamo ascendere il Signore e lasciare questo mondo in una sorta di lunga parentesi tra la partenza e il ritorno glorioso alla fine dei tempi. Noi ci vediamo come combattenti di una guerra lunga e logorante, nella quale siamo stati lasciati senza Re e con generali fiacchi o addirittura traditori. Siamo come gli Ebrei lasciati ai piedi del Sinai da Mosè, tentati di costruirci un vitello d’oro.

Dovremmo invece saper guardare l’Ascensione dall’alto, come la vedeva il Signore: gli Apostoli che si fanno sempre più piccoli, i loro tratti che diventano sempre più indistinti, mentre si avvicina sopra di noi la luce sfolgorante del Paradiso, e si fanno più chiare le lodi dei Cori angelici; mentre si aprono le porte della Gerusalemme celeste non solo per il Re dei re, ma anche per le anime sante dell’Antica Legge, liberate dal Limbo la vigilia di Pasqua. Dovremmo considerare l’Ascensione come la necessaria premessa della Pentecoste, e la Pentecoste come l’indispensabile veicolo della Grazia che ci prepara a combattere, a vincere e a meritare la palma della vittoria. L’assenza del nostro Re e Signore ci dà modo di testimoniarGli la nostra fedeltà: non quando Egli vince e trionfa sui Suoi nemici; ma quando tutti, anche i Suoi generali Lo tradiscono e passano all’avversario. E come tra gli Ebrei vi furono quanti seppero attendere il ritorno di Mosè con le tavole della Legge senza costruirsi idoli rassicuranti, così – e a maggior ragione – nella Chiesa vi sono stati, vi sono tuttora e sempre vi saranno quanti tengono a mente le parole del Salvatore: Ancora un po’ e non mi vedrete più; ancora un po’ e mi rivedrete, perché vado al Padre (Gv 16, 16). Ancora un po’ e mi rivedrete: non saprete né il giorno né l’ora, perché il padrone verrà come un ladro nella notte, come lo Sposo atteso dalle vergini.

Dovremmo, carissimi fedeli, capire che siamo noi a dover raggiungere il Signore in Cielo, perché è quella la nostra vera Patria: Quæ sursum sunt quærite, ci ha detto il divin Maestro: Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra (Col 3,1-2). In questa luce, le contingenze umane acquisiscono il loro giusto peso, perché sono ricondotte in quel κόσμος di cui Nostro Signore è vero e assoluto Pantocratore, Signore di ogni cosa, Padrone del tempo e della storia. Instaurare omnia in Christo (Ef 1, 10) significa proprio questo: ricapitolare, riportare al proprio principio primo, riconoscere la Signoria di Cristo. E dunque, poter leggere la promessa divina del Non prævalebunt (Mt 16, 18) nella consapevolezza tanto della Croce quanto della Resurrezione, della necessaria battaglia come della indefettibile vittoria.

Se comprendiamo che le vicende terrene che coinvolgono l’umanità intera e ciascuno di noi singolarmente sono indefettibilmente intrecciate all’eternità di Dio; se capiamo che la nostra Fede non è la risposta umana e immanente al bisogno di credere, ma l’adesione fiduciosa e consapevole all’opera perfetta di un Dio che ci vuole salvi e santi; se contempliamo l’Ascensione come speculare al ritorno glorioso del Rex tremendæ majestatis del Giudizio Universale, allora ci rendiamo anche conto che si tratta davvero di un modicum, di poco tempo. E con la Speranza teologale dell’aiuto di Dio, possiamo affrontare questa parentesi, questo modicum, con rinnovato vigore.

Cari fedeli, sappiamo bene che questi sono giorni difficili: le recenti vicende, la morte di Jorge Bergoglio, la convocazione del Conclave, l’elezione di papa Leone giungono in un momento in cui siamo logorati da decenni di crisi, con gli ultimi terribili anni di usurpazione, eresie, scandali, e l’apostasia della quasi totalità della Gerarchia cattolica. A questi eventi si aggiunge il colpo di stato globalista, la sempre più evidente ostilità dei governanti nei confronti dei governati, l’incombente instaurazione della tirannide del Nuovo Ordine Mondiale con la sua agenda diabolica. Siamo tutti stanchi e provati. Stanchi di combattere contro palesi menzogne spacciate per verità. Stanchi di dover giustificare l’ovvio, quando l’intero sistema propaganda l’assurdo. Stanchi di doverci difendere da coloro che dovrebbero invece soccorrerci. Stanchi di doverci proteggere da medici che vogliono avvelenarci, da giudici che vogliono incarcerare gli onesti mentre liberano i delinquenti, da maestri che insegnano errori, da sacerdoti e vescovi che diffondono l’eresia e l’immoralità. Non siamo fatti per questo: non sta al gregge comandare ai pastori, all’allievo insegnare al maestro, al malato dare lezioni al medico. Per questo esiste l’autorità: perché come espressione vicaria dell’unica Autorità di Gesù Cristo Re e Pontefice essa governi per il Bene, e non per distruggere l’istituzione entro cui essa è esercitata e per disperderne i membri.

La nostra stanchezza, l’amarezza nel vedere così spesso frustrate le occasioni che la Provvidenza ci offre, il logorio di un combattimento snervante con un nemico infido e senza validi alleati: tutto questo fa parte del tempo della prova. È la nostra croce, una croce che il Signore ha sapientemente calibrato perché con la Sua Grazia siamo in grado di portarla fino in fondo, una croce individuale e collettiva che nessun potere terreno potrà mai mutare né cancellare. È la croce che la Chiesa deve abbracciare, perché essa è la sola speranza – spes unica – per uscire vittoriosi da questa battaglia epocale: senza la passio Ecclesiæ è impossibile che il Corpo Mistico possa trionfare con il suo Capo divino. E né pace, né concordia, né prosperità saranno mai possibili, dove le speranze umane non riposano sull’osservanza della Santa Legge di Dio e non riconoscono l’universale Signoria di Gesù Cristo.

Non sta a noi – a nessuno di noi – dare soluzioni ordinarie in circostanze del tutto uniche e straordinarie. A noi è richiesto – e qui ci soccorre la saggezza della regula Fidei – di non mutare nulla di ciò che il Signore ha insegnato alla Chiesa e che la Chiesa ci ha fedelmente trasmesso. Continuare a credere ciò che credevano i nostri padri non ci priverà della gloria eterna, solo perché rifiutiamo le novità introdotte da falsi pastori e da mercenari. Il giorno del Giudizio particolare al momento della nostra morte e il giorno del Giudizio Universale alla fine dei tempi non saremo giudicati sulla base di Amoris Lætitia o di Nostra Ætate, ma del Vangelo.

Viviamo dunque ogni istante della nostra vita sapendo che questo è il tempo della prova; e che quanto più infurierà la battaglia, tanto più si moltiplicheranno le Grazie che Nostro Signore ci concederà per combattere e vincere. E se è vero che il Signore si trova ora fisicamente in Cielo, è altrettanto vero che Egli ha voluto concedere ai Suoi Ministri di renderLo ancora presente nel Santissimo Sacramento dell’Altare. Ogni tabernacolo, per quanto abbandonato e negletto dall’insipienza degli uomini, riporta in questa valle di lacrime la gloria del Cielo, l’adorazione degli Angeli e dei Santi, la Presenza Reale del Dio incarnato. È vero: si spegne la fiamma del Cero pasquale, ma rimane viva e ardente la fiammella della lampada rossa che onora il Re eucaristico. Risplenda anche la fiamma di Carità che arde in ognuno di noi, perché la nostra anima possa essere meno indegna di farsi dimora della Santissima Trinità. E così sia.

 

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

29 Maggio MMXXV
in Ascensione Domini

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17 commenti su “Siamo Stanchi: è la Prova della Croce. Continuiamo a Credere il Credo dei Padri. Mons. Viganò.”

  1. OT, ma non troppo.
    Chissà se il (fino a prova contraria) Papa statunitense farà finalmente beatificare Fulton Sheen – la cui causa è stata vergognosamente bloccata -, il quale affermò in una delle sue “profezie” che la Chiesa sarebbe stata salvata dai laici.
    Per il nostro don Pietro Paolo: chiedo se cortesemente può rispondere a questa domanda: i cardinali vengono nominati e creati dal Papa in quanto Vescovo di Roma o in quanto Vicario di Cristo? Many thanks, anche da parte di Leone.

  2. La Signora di tutti i popoli

    Espongo il mio pensiero da aggiungere a quello intelligente e giusto di ANDREOTTIANO. Nella bella omelia di Viganò mi sembra che egli abbia perso, forse di proposito, la testa fra le nuvole, dimenticando che -obtorto collo- siamo nel mondo e qui e non altrove ci dobbiamo “sbattere”, in onestà di intenti e con occhi ben aperti senza invischiarci nel male, per riuscire poi ad elevarci.
    “L’assenza del nostro Re e Signore ci dà modo di testimoniarGli la nostra fedeltà”, Sì, ma al paese mio letto sul Vangelo, si testimonia dicendo la verità e poi su questa, nel nostro status e nei nostri ambiti, testimoniamo con la vita la fedeltà.
    “Non siamo fatti per questo: non sta al gregge comandare ai pastori, all’allievo insegnare al maestro, al malato dare lezioni al medico. Per questo esiste l’autorità: perché come espressione vicaria[…]” In tempo di inganni e di falsi maestri non ci può bastare questo paternalismo da preti pietri e paoli che ci fa più succubi di quello che siamo: Non esiste ancora in Prevosto l’ “espressione Vicaria” di Cristo, in un anti-papa nominato da anti-elettori. Dunque Viganò ci vuole inerti, zitti e muti mentre un anti-vicario si fa nostro maestro? No!! Non finchè non ci sarà un vero papa canonico.
    “le recenti vicende, la morte di Jorge Bergoglio, la convocazione del Conclave, l’elezione di papa Leone [.]”
    Noto che dice “Bergoglio” a posto di “Francesco” negando quindi che sia mai stato papa, mentre accetta stranamente, ipocritamente, il nome di “Leone” appellandolo come papa mentre dovrebbe chiamarlo “Prevost, uno qualunque”. Dunque cosa è questo di Viganò? Un voltafaccia, un rinnegare ciò che il 9.8.24 ha detto a Taylor Marshall? Che Bergoglio ha fatto: “nulli tutti i suoi atti di governo, quindi anche tutte le nomine del Sacro Collegio”?? (cit.)
    Dunque a chi è rivolta questa omelia? …ai fessi forse, forse a chi vola zitto e muto con la testa tra le nuvole dalla parte opposta al Cristo: non a me, non a chi come noi, amici, ha i piedi ben piantati per terra.

    1. Basta con le porcherie minutelliane. Prevost e’ vero Papa. Punto. Gli si deve obbedienza e riverenza, altrimenti uscite dalla Chiesa e andatevene fra i protestanti, vi accoglieranno a braccia aperte. Anche cosi’ la pula si separa dal grano buono.

      1. La Signora di tutti i popoli

        Ehh no, sig. Mayer le cose che lei dice si dimostrano con fatti e ragionamenti non con asserzioni senza argomentazione. Sono diversi anni che Tosatti permette che io scriva sul blog e MAi ho fatto asserzioni senza aver analizzato fatti, magistero e canoni e se lei non ha i mezzi mentali e culturali non può uscirsene su un Blog a respiro internazionale con delle banali affermazioni indimostrate. Ma analizziamo la sua profondità intellettiva in quello che riesce a scrivere:
        [Basta con le porcherie minutelliane.] Quindi don Minutella fa cose da porci? In cosa consistono?
        [Prevost e’ vero Papa] Da che cosa lo ricava: dal fatto che da prosecuzione alle eresie di Bergoglio, oppure ha promosso l’atto di amore letale ammazzando cattolici peruviani, o è stato eletto da anti-cardinali, o non ha eliminato un solo [Punto] della monnezza dottrinale emessa in 12 anni, o ha mantenuto tutte le cariche eretiche che girano nella Curia e nella gerarchia, o sta promuovendo l’agenda climatica? Per quali di questi talenti, evidentemente alimentati dal Munus divino, si può dire che il Prevosto è un vero papa? Forse si intede dire “vero” come era vero Bergoglio?
        [Per questo deve Gli si deve obbedienza e riverenza]. Mai, ma per questa obbedienza e riverenza c’e lei con gli altri fessi (dal latino = persone vuote).
        [altrimenti uscite dalla Chiesa e andatevene fra i protestanti, vi accoglieranno a braccia aperte] Eh, no! Se ce ne andiamo anche noi non credo che ci accogliereste fra voi scismatici.
        [Anche cosi’ la pula si separa dal grano buono.] No, così si separano i fedeli a Benedetto ultimo papa buono e vero da chi manca di discernimento e buon senso seguendo vane parole di un anti-papa.

        1. Don Pietro Paolo

          “Signora di tutti i Popoli” — o forse sarebbe meglio dire: don Alessandro travestito da commentatrice indignata?

          Non ci vuole molta perspicacia per riconoscere, dietro al suo tono livoroso e insistente, non una semplice difesa teologica, ma una maldestra autodifesa. Lo stile, le espressioni, la retorica: tutto rimanda a chi è solito attaccare la Chiesa visibile dal suo pulpito virtuale. Ma poco importa chi lei sia realmente: le parole tradiscono l’intento.

          Lei scrive con toni sferzanti che chi non la pensa come lei “non ha i mezzi mentali e culturali” per esprimersi su questo blog. Un’affermazione tanto rozza quanto sprezzante, che rivela molto di più su di lei che su chi attacca.

          Il vero problema, infatti, non è la presunta ignoranza altrui, ma il disprezzo sistematico che riserva a chi non si piega alla linea settaria che lei e il suo “maestro” propagate. Per voi, chi non aderisce allo scisma mascherato è “vuoto”, “fesso”, “pula”.
          Ma questo non è pensiero cattolico: è ideologia militante travestita da zelo profetico.

          Lei rigetta il Papa, il conclave, la Curia, il Magistero, la gerarchia, la comunione ecclesiale — e poi ha l’ardire di accusare gli altri di scisma? Ma mi faccia il piacere.

          Citi pure i canoni, interpreti i Concili, evochi i profeti: senza obbedienza e senza carità, anche l’ortodossia — che, per inciso, vi manca — diventa bestemmia.

          Quanto alle sue insinuazioni sulle “porcherie minutelliane”, è bene ricordare che a gettare fango ha cominciato lei. Se qualcuno ha usato quella parola, è perché il comportamento pubblico di chi guida certi movimenti ha dato scandalo: volgarità, invettive, disprezzo, accuse temerarie contro papi e vescovi.
          Se Minutella è davvero un uomo di Dio, lo dimostri nel silenzio, nell’umiltà e nella croce, non nella divisione, nell’accusa e nell’autocelebrazione.

          Il Magistero della Chiesa — quello vero, visibile, e non sognato nelle cantine della contestazione — ha sempre insegnato:
          “Ubi Petrus, ibi Ecclesia”.
          Non “ubi Minutella”.
          E nemmeno “ubi la Signora che risponde al posto suo”.

          Ribadisco: Prevost è il Papa. A lui si deve obbedienza e riverenza, non perché sia perfetto, ma perché è il successore di Pietro.
          Lei, invece, ha scelto di costruire una “chiesa” parallela, che si nutre di blog, video, rancori e narrazioni paranoiche.

          Si tenga pure il suo disprezzo. Noi teniamo la Chiesa.
          Perché i cattolici che restano uniti alla Rocca di Pietro — anche tra fatiche, ferite e oscurità — non la abbandonano, ma la sorreggono.
          Non la insultano, la amano. Non la separano, la custodiscono.
          Non la giudicano dall’esterno, ma vi restano dentro con fedeltà, perché sanno che solo nella comunione con Pietro vive la vera Chiesa di Cristo.

          1. La Signora di tutti i popoli

            @ don Pietro Paolo.
            Lei, don P.P. come il Sig.Mayer prima del suo “Punto” non ha avuto la capacità di dire niente e di dimostrare niente. Dunque nè io nè chi vi legge può aderire all’obbedienza e alla riverenza richiesta.
            Lei caro don, invece, avrebbe tutta la capacità di dire qualcosa, ma non può non potendo dimostrare perchè il Prevosto è papa valido, allora difende le altre “fessure” che, dopo non aver scritto nulla di argomentato, senza avere raziocinio di dimostrare le “porcherie Minutelliane”, offrono pure una debolezza, una calunnia indimostrata che sarebbe difficile difendere in tribunale. Ora anche lei calunnia don Minutella e lì, in tribunale, vorrei vederla giustificarsi del suo odio verso un consacrato e fratello nella missione. Veda lei, ma io la rigetto.
            Ora mi chiederà se anche lei ha una fessura, si è un fesso cioè un essere vuoto, una fessura non come quella del Sig. Mayer che è vacuità di contenuti, ignoranza e pigrizia di informarsi o saper di dottrina e non come una di quelle della Adry, che è piena di una malefica voglia di portare le persone verso la morte spirituale in complicità con un “matto” che cerca di farle abboccare per portarle al dubbio della fede. Ma lei grazie a Dio non ha abboccato!
            Però la sua don P.P. è peggio: una composita carenza di amore e di dovere morale, detta “tradimento” del Cristo. Lei innanzitutto si è preso un idolo, la prima fessura che le offre un falso conclave e se l’ha posta a suo capo, senza neanche chiedersi se tutto avviene per il bene o per la sconfitta del bene e in base a questa scelta, di moda per i consacrati senza fede vera, lei propaga la anti-fede.
            Ora le faccio una profezia d. P.P. Come da un bel po’ che non la si leggeva sul Blog poichè non poteva difendere l’indifendibile Argentino per la enormità delle sue eresie (poca cosa rispetto alla enormità del suo esser anti-papa, ma gìa, lei non lo ammise) e fino ad oggi ci ha graziato dalla sua prosopopea scismatica, ora sembra ritornato ringalluzzito dalla speranza di un bravo papa. Ma non lo è fratello mio P.P., non lo è e non può esserlo, anche se Prevosto fosse angelicamente in buona fede e santo per vocazione. Allora, quando questo felino dimostrerà le sue unghie e le dimostrerà di non essere all’altezza del suo Ufficio lei sparirà di nuovo dal Blog e ciò vorrà dire che si renderà conto di avere fatto ancora cilecca poichè è stato cieco con a capo un altro cieco e… se sarà sincero soffrirà per il male fatto a se stesso e agli altri. Attento però P.P. caro, che ancora lei continua ad ingannare le pecore del suo gregge e di questo, oltre che della sua larga fessura morale, lei risponderà, e pur tornando nell’ombra non potrà nascondersi un giorno dalla sua pertinace iniquità. Ci pensi su.

        2. A prescindere dai suoi contenuti, cara Donna,
          “fesso” non significa vuoto in latino, bensì “tagliato”. Si informi perchè.

          1. Don Pietro Paolo

            Cara Adriana, gli sproloqui pseudoprofetici, deliranti, minacciosi e indimostrabili di quest’essere – che lei ironicamente chiama “donna” ( uso la “d” minuscola perché per me “Donna”, con la “D” maiuscola, ce n’è una sola – cosa che questo essere blasfemo vorrebbe fare icredere ) – mi sembrano provenire da qualcuno che un tempo era un “don “ in servizio, ma ora è semplicemente un “don” scomunicato.

          2. Don Pietro Paolo

            @Signora – o meglio: al travestimento pseudo-femminile di un’identità evidentemente “minutelliana”

            Rispondo una sola volta, come si risponde alle provocazioni che non cercano il confronto, ma solo l’insulto e la demolizione personale. Lei non pone una domanda, non offre un ragionamento, non formula un’obiezione dottrinale: compone invece un monologo livoroso, che mescola frasi da santona da social network, accuse da inquisizione privata e sentenze apocalittiche spacciate per “profezie”.

            Lei mi accusa di “tradire Cristo” perché non ho aderito alla setta di don Minutella, il quale – sia chiaro – ha scelto di uscire dalla Chiesa, e non è stato cacciato. Ha deciso di non rispondere, non di combattere. Non per mancanza di occasioni, ma per un rifiuto deliberato del principio stesso di comunione.

            Giudichi lei. Aggiungo ora una nota – che forse molti ignorano, ma che lei certamente conosce meglio di me – e che merita di essere riportata per amor di verità: da fonti affidabili- non avrei motivi per dubitarne- risulta che il cardinale Raymond Leo Burke, uomo ben noto per la sua ortodossia e per la sua strenua difesa della verità cattolica, offrì a don Minutella – il quale aveva chiesto un incontro personale – un aiuto concreto e canonico per ricorrere contro il decreto di scomunica presso la Signatura Apostolica. Si dice che gli offrì, oltre alla propria competenza giuridica, anche un sostegno economico per affrontare il procedimento, in uno spirito di autentica carità ecclesiale. Ma “don” Minutella rifiutò. Rifiutò il diritto, rifiutò la comunione, rifiutò una via possibile per una reintegrazione reale. Preferì il ruolo del “martire”autoproclamato alla via della giustizia ecclesiale. Scelse la protesta invece della verità, il clamore invece del diritto, la setta invece della Chiesa. Che cosa le frulla in testa, a questa persona? Qual è il suo progetto?”

            E oggi? Chi può dire se lo stesso cardinale Burke sarebbe ancora disponibile a tendergli la mano, dopo un simile rifiuto?

            Io non odio nessuno. Nemmeno Minutella. Ma distinguo bene tra rispetto per la persona e adesione a un delirio ecclesiologico. Viene chiamato “pastore coraggioso”: ma un vero pastore non abbandona il gregge visibile della Chiesa per guidare un branco disperso verso una visione privata, senza autorità, senza sacramenti legittimi, senza comunione. Il pastore che si fa scisma non è più pastore: è un lupo travestito da agnello.

            Quanto alla mia coscienza, risponderò di ogni parola detta e taciuta. Ma mi consola sapere che non sarò mai io a dover rendere conto dell’anima di chi ho spinto fuori dalla Chiesa nel nome di una “verità” scollegata dall’obbedienza, dal sacramento e dalla carità ecclesiale.

            E lei, cara “signora” o caro don, si tenga pure le sue fessure. Ma non si illuda di poter spacciare per rivelazione quello che è soltanto rancore vestito da zelo.

            don Pietro Paolo

  3. Mons. Viganò è uno dei pochi o forse l’unico prelato che ha il coraggio di denunciare il NOM. Che anche il Leone sia ruggente e non una femminuccia leonina o un leoncino…

  4. Nel 1992 sul piroscafo Britannia la festa della Repubblica era diventata far la festa alla Repubblica.
    I soliti noti avevano progettato come papparci con il concorso di statisti celebrati quali Draghi, Amato, Ciampi e il PCI poi DS poi PD e dei vari partiti dal basso, prima i radicali al soldo di Soros e poi i verdi e più tardi i pentastellati per non dirsi stella a cinque punte. Furono eliminati gli statisti tacciandoli di malaffare, mentre Falcone e Borsellino morivano avendo scoperto la vera mafia. Pochi anni ed eccoci nell’Euro, con Prodi presidente UE è un Berlusconi alternativo utile fino a quando fu ritenuto troppo indipendente e astuto: meglio toglierselo di torno andando sul sicuro di tipi alla Monti.

    Che cosa c’entra? Che Mons. Viganò tutte queste cose le sa, ma ha preferito sparare sui Papi postconciliari, mentre certe teste coronate e certe oligarchie non le ha nominate se non genericamente, purtroppo screditando con loro chi le ha combattute veramente.

    LAscensione e la visione dall’alto renderanno giustizia di tante visuali meschine, che non solo del Signore han guardato i piedi dal basso, ma spesso han tenuto gli occhi bassi sui propri piedi, attenti a non pestare certi calli, pestando le piaghe aperte dei martiri di una stagione coloniale tuttora in auge.

    Confondere i Bergoglio e i santi è come ritenere il deep state e gli statisti ugualmente disonesti: ogni uomo ha le sue pecche, ma dall’alto si distingue bene quale odio o amore può indurre in tentazione.

  5. Sempre molto profonde e toccanti le Omelie di Mons. Vigano. Vero balsamo per l’anima.

  6. Ottimo articolo spiritualmente ricco di spunti Cattolici.

    Nella Santa Chiesa Cattolica, Dio ha validi alleati, i fedeli che credono nella Signoria e nella Divina Maesta di Gesù Cristo il Figlio di Dio che si è Incarnato, ed è morto in Croce per Amore ed è Resuscitato ed Asceso al Cielo per poi tornare nella Gloria, e questi che vogliono compiere la Sua Volontà vivendo per servire e compiacere Dio e per cercare la Sua Gloria, e sono quelli con il cuore aperto.

    Non sono tra quelli, ma devo ripagar d’amore del Grande Amore e combattere anche io.

  7. Bene mons. Viganò: guardiamo anagogicamente il tutto.
    Non stiamo con il naso all’insù verso i piedi di Cristo.
    Sentiamoci trascinati con Lui nella gloria dei beati.
    E sentiamoci guardati, come da chi è lì, e ritorna.
    Il giovedì dell’ascensione è 42 giorni dopo quello santo.
    Quarantadue come le tappe nel deserto dopo il Mar Rosso, come i mesi di prova che troviamo in Apocalisse.
    E’ intrinsecamente un binomio eucaristico: il primo termine apre il sacrificio e il secondo celebra la salita al cielo, come il Signore dice a chi l’incontra il mattino di Pasqua.
    Anagogicamente il tempo si fa breve, perchè nell’eternità di Dio il tempo sfuma.
    Anche la prova è un travaglio che genera la vita, le doglie del parto dell’intera creazione ricapitolata in Cristo. Nel tempo della prova la Chiesa è indefettibile.
    Abbiamo sbagliato in tanti a dubitare della santità dei veri vicari di Cristo, equiparandola alla falsità del profeta del mondo, secondo le visioni dal basso, che di Gesù può vedere solo la pianta dei piedi.
    L’Eucaristia è sacrificio e non mensa: perciò è presenza del divino soprasostanziale e non una mera dispensa.

  8. Molto bello , degno di un grande Pastore , come mons Viganò è sempre stato . Anche quando rimproverava altri pastori che tradivano il gregge . Anche quando correggeva il pastore capo del gregge e lui lo scomunicava. Oggi quasi tutti i pastori si son pentiti , nella forma e nelle parole , naturalmente . Ma chi ha tradito una volta e’ pronto a tradire ancora . Perciò è bene che il gregge pretenda di riconoscere la voce del suo unico padrone , e ritrovarla in quella dei suoi pastori . Amen. Don GT

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