Trump, Il Crollo, e l’Abbraccio Mortale con Tel Aviv. Gli Tornerà la Ragione? Americo Mascarucci.

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla sconfitta repubblicana alle elezioni di midterm. Condividiamo, senza molta speranza, la speranza di Americo che la botta subita renda più ragionevole il gangster ricattato, anche se ci sembra purtroppo difficile. E comunque al Congresso sono entrati candidati Dem, ma quasi tutti sul libro finanziamenti AIPAC, la potente lobby sionista USA…Buona lettura e condivisione.

§§§

 

La sconfitta di Trump alle elezioni di medio termine era quasi scontata alla luce dei fallimenti di questo secondo mandato presidenziale, iniziato sotto i migliori auspici.
La vittoria di Trump era stata salutata da molti, compreso chi scrive, come l’alba di una nuova stagione capace di archiviare definitivamente l’era di Biden segnata dalla tensione internazionale con la Russia.
In tanti auspicavano che Trump, in virtù dei buoni rapporti sempre intrattenuti con Putin, riuscisse a chiudere definitivamente il conflitto in Ucraina, cosa che invece non è avvenuta.
Ma non soltanto il presidente Usa ha fallito sul fronte russo-ucraino non cavando un ragno da un buco, ma ha aperto nuovi e ben più disastrosi teatri di guerra.
Il peggiore è stato quello iraniano che ha messo in ginocchio l’economia occidentale con i governi costretti a fare fronte all’aumento vertiginoso dei costi energetici e dei carburanti.
Un fallimento totale sia all’interno dell’Iran che fuori. All’interno l’intervento militare Usa non ha fatto che rafforzare il regime teocratico che si voleva abbattere, in barba alla tanto decantata rivoluzione popolare che avrebbe dovuto dare la spallata finale.
L’uccisione della guida suprema Khamenei, non soltanto non ha dato la spinta ad alcuna rivoluzione progressista ma al contrario, ha rafforzato il potere dei pasdaran a scapito del clero sciita aumentando l’azione repressiva.
La guida suprema infatti era da sempre il principale argine al potere dei pasdaran che con la sua morte hanno potuto assumere il controllo delle istituzioni e delle forze militari. Le immagini delle piazze in rivolta dopo l’assassinio di Khamenei sono durate il tempo necessario a far credere ai media occidentali che la fine del regime fosse vicina, quando invece l’attacco Usa non ha fatto che sortire l’effetto esattamente contrario, quello di ricompattare l’opinione pubblica iraniana intorno al regime.
Altro fronte caldo il Medio Oriente dove Trump ha concesso carta bianca alla politica criminale di Netanyahu, trasformando la guerra di difesa di Israele contro il terrorismo di Hamas in una guerra di sterminio contro il popolo palestinese.
E tutto ciò non ha fatto che indignare un’opinione pubblica, americana ed internazionale, niente affatto antisemita o antisionista, ma non disposta a giustificare i massacri dei palestinesi in nome del diritto alla sicurezza di Israele.
Perché non esistono ragioni di sicurezza tali da poter derogare al rispetto dei diritti umani legittimando il ricorso ad azioni di rappresaglia contro civili, donne e bambini.
Infine ha pesato senza dubbio lo scontro con il Vaticano, quegli attacchi sgradevoli nei confronti di Leone XIV con i richiami ad Avignone, quasi nel tentativo di ridurre la Chiesa al silenzio o sottometterla come ai tempi appunto di Filippo il Bello di Francia e Clemente V.
Un attacco quello di Trump contro il pontefice, per altro primo papa statunitense della storia, nato dalla legittima e doverosa presa di posizione della Santa Sede contro gli attacchi all’Iran avvenuti in violazione del diritto internazionale, che non ha fatto altro che avvalorare le posizioni più anti-trumpiane della Chiesa americana, capeggiata dalla triade dei cardinali filo dem Cupich-Tobin – McElroy, nemici giurati del presidente Trump, che era stato invece votato dalla maggioranza degli elettori cattolici.
Del resto la scelta di Prevost nell’ultimo conclave è apparsa anche legata all’esigenza di eleggere un papa dal profilo moderato, non apertamente anti-trumpiano, evitando il muro contro muro con la Casa Bianca, pur senza alcuna subalternità o sudditanza nei confronti del tycoon.
Un papa insomma capace di portare avanti l’opposizione di Bergoglio alle politiche anti immigrazione del presidente Usa, ma senza la faziosità tipicamente bergogliana  e riconoscendo anche quegli aspetti positivi del trumpismo che hanno attirato il voto dei cattolici conservatori e tradizionalisti.
Insomma, un disastro su tutti i fronti che il presidente Usa ha pagato a caro prezzo. Ora c’è solo da sperare che la prospettiva più che concreta di perdere la Casa Bianca fra due anni non lo spinga ad intensificare le tensioni internazionali con l’Iran, la Russia, la Cina, oltre alla fallimentare politica dei dazi, aggravando una situazione già terribilmente disastrosa a livello economico e geopolitico.
Speriamo insomma che la sconfitta lo porti a recuperare  un minimo barlume di  ragione e prudenza e gli faccia comprendere soprattutto che è arrivato il momento di liberarsi dall’abbraccio mortale del criminale di Tel Aviv.
Americo Mascarucci 
§§§

Aiutate Stilum Curiae

IBAN: IT79N0200805319000400690898

BIC/SWIFT: UNCRITM1E35

***

Stilum Curiae lo trovate anche qui:

https://www.instagram.com/sanpietrotos/

https://vk.com/stilumcuriae

https://www.facebook.com/marco.tosatti/

https://www.facebook.com/profile.php?id=100063593462822

https://t.me/marcotosatti

www.linkedin.com/in/marco-tosatti-77b42a21

https://x.com/MarcoTosatti

***

banner pro vita

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Se hai letto « Trump, Il Crollo, e l’Abbraccio Mortale con Tel Aviv. Gli Tornerà la Ragione? Americo Mascarucci. » ti può interessare:

Torna in alto