Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questo commento alla decisione di papa Leone XIV di non permettere ai cattolici che si riuniscono sotto le insegne di Summorum Pontificum non solo di celebrare messa a San Pietro, ma neanche di accedere in processione alla basilica. Lo stesso papa che riceve con tutti gli onori la “vescovessa” abortista di Canterbury e si fa fotografare dopo l’udienza personale con il propagandista LGBTQ James Martin sj, mentre rifiuta la richiesta reiterata più volte di un’udienza con il rappresentante della Fraternità Sacerdotale San Pio X, don Pagliarani. Che infinita tristezza. Buona lettura e diffusione.
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Il Sig. Christian Marquant, Presidente dell’Associazione francese Paix Liturgique, ha lamentato lo scandalo della proibizione della Messa tradizionale in San Pietro e, addirittura l’accesso alla Basilica da parte dei fedeli che volevano pregare, a seguito del pellegrinaggio annuale. E’ comprensibile lo sgomento. La rabbia, per un fine di per sé giusto, non sarebbe da considerare peccato d’ira, come insegna San Tommaso d’Aquino. Il cattolico sincero, che si vede chiudere in faccia la porta del fulcro della cristianità, è umiliante e incredibile, se non si ha una chiara visione ecclesiologica dell’ora presente.
Ho piena comprensione dello stato d’animo, disorientato e incredulo, perché più di vent’anni fa andai al pellegrinaggio Bevagna-Assisi con i sacerdoti della Fraternità San Pio X, e ci fu precluso l’ingresso in chiesa per un Rosario. All’epoca, mi pare fosse il 2004 o giù di lì, iniziai a interrogarmi sui motivi, che, nel 2006, divennero le risposte dottrinali mature, che mi allontanarono dai lefebvriani di stretta osservanza.
Ho avuto modo di comprendere che nei Sacri Palazzi conoscono molto bene i tradizionalisti e, forse, molto più di quello che pensiamo, perché leggono e seguono coloro che hanno addosso questa etichetta. Non hanno paura di noi, perché siamo relativamente pochi, nonostante in Francia vi siano numeri molto più importanti rispetto all’Italia.
Ma, è forse la quantità a fare la Verità? La storia del cattolicesimo dimostra che la Rivelazione converte le moltitudini dal sangue dei martiri che, inizialmente, si contavano sulle dita delle mani. Una convinzione non diventa vera soltanto perché è condivisa dalla maggioranza: per secoli, quasi tutti hanno creduto a idee poi smentite. La maggioranza misura il consenso, non la corrispondenza ai fatti.
I numeri contano le opinioni, ma non dimostrano la verità. Tuttavia, nemmeno una minoranza diventa vera, solo perché si considera più lucida della massa: anche chi dissente deve portare argomenti e prove.
La Tradizione apostolica non può essere modificata per adattarsi allo spirito del tempo. La dottrina può svilupparsi e diventare più chiara, ma senza contraddire ciò che la Chiesa ha insegnato stabilmente.
Da qui, nasce il criterio della continuità: una novità è legittima se approfondisce la fede precedente, non se la rovescia. I drastici cali vocazionali e di assistenza alla Messa domenicale, negli ultimi
sessant’anni sono fatti impressionanti, che nessuno può negare. L’esistenza dei tradizionalisti dimostra che la verità cristiana assimilata alla cultura dominante è il colpo da maestro di Satana, non a caso principe di questo mondo.
Eppure, si è fatto un Concilio ecumenico, il Vaticano II (1962-1965) che è stato “il 1789 della Chiesa”, come disse trionfalmente il padre conciliare card. Suenens, noto modernista progressista. Ovvero la rivoluzione con cui, col pretesto pastorale, si è rotto con la Tradizione.
La Chiesa non è una democrazia fondata sulla sovranità dell’opinione pubblica. Possiede una costituzione sacramentale e gerarchica: papa, vescovi e sacerdoti esercitano responsabilità differenti. Com’è possibile che sia diventata collegiale in quell’assise e sinodale nel tempo? Il Papa deve custodire il deposito della fede e rimanere vincolato alla legge divina e alla Tradizione. Il tradizionalista denuncia la banalizzazione e desacralizzazione liturgica,
l’individualismo e la riduzione della religione a sentimento privato.
Il cattolico, di fatto, è una spina nel fianco di coloro che siedono a fianco dei mussulmani, lodano Budda, abbracciano Caifa, riabilitano Lutero e si prostrano davanti alla Pachamama. Lo è anche di chi presiede il Novus Ordo Missae, che si allontana sensibilmente dalla teologia della Messa, così come espressa solennemente dal Concilio di Trento. (cfr. Breve esame critico del Novus Ordo Missae (1969), presentato a Paolo VI dai cardinali Alfredo Ottaviani e Antonio Bacci).
A Roma, non possono dire che i tradizionalisti non sono cattolici per un motivo razionale, ovvero perché scomunicherebbero i secoli pre-conciliari. Dunque, si inventano una serie di sofismi per marginalizzarli e dividerli, fino ad ostacolarli in ogni modo. Per un certo periodo, si è cercato di normalizzarli, subordinando la Messa tridentina alla celebrazione montiniana, ma poi si è vista l’incompatibilità tra quelle che sono sempre state due fedi diverse: quella cattolica e quella modernista. Perciò, il motto “lex orandi, lex credendi” è sempre più valido di fronte a tutti i tentativi delle “autorità conciliari” di limitare o abrogare la Messa celebrata da innumerevoli santi e santificato generazioni di fedeli.
Nel mio ultimo libro “All’estrema destra del Padre” (ed. Solfanelli, 2025, pag. 158) mi sforzo di spiegare che il cattolico tradizionalista è chiamato a scelte radicali, perché più le rovine aumentano nel tempo e più la fermezza deve prevalere. Per la salvezza della nostra anima dobbiamo essere disposti ad accettare che, comprensibilmente a causa dei peccati, dopo due secoli di infiltrazione modernista, Roncalli venne eletto per indire il “Congresso della nuova Chiesa”, che andava a sostituire quella di Tradizione apostolica. Montini lo portò a termine, ponendo le basi del cambiamento del rito in senso ecumenico.
La nuova liturgia appare prevalentemente come una cena o assemblea comunitaria, anziché come la rinnovazione sacramentale del sacrificio della Croce. L’ambiguità di alcune formule, le numerose possibilità di scelta e l’avvicinamento esteriore alle cerimonie protestanti sono elementi che il teologo riformato Max Thurian, cofondatore e vice priore della comunità di Taizè, commentando il nuovo rito sul quotidiano francese La Croix del 30 maggio 1969, scrisse che “uno dei suoi frutti sarà forse che comunità non cattoliche potranno celebrare la Santa Cena con le stesse preghiere della Chiesa cattolica. Teologicamente è possibile”.
Il modernismo codificato dal Vaticano fu volutamente la reinterpretazione del cristianesimo alla luce della filosofia moderna, della critica storica e delle nuove scienze. Infatti, la Chiesa ufficiale considera la fede soprattutto come esperienza interiore,legge i dogmi come formulazioni storiche, quindi modificabili, sottopone la Bibbia alla critica storico-scientifica, ridimensiona miracoli, autorità ecclesiastica, primato petrino e carattere soprannaturale della Rivelazione, adatta la dottrina alla sensibilità dei tempi.
San Pio X, però, con grande lungimiranza, lo condannò infallibilmente e con effetto costante, nell’enciclica Pascendi dominici gregis del 1907, definendolo la “sintesi di tutte le eresie”: se i dogmi esprimessero soltanto esperienze mutevoli, la verità rivelata perderebbe ogni stabilità. Quando la verità della fede viene ridotta a un prodotto mutevole della coscienza e della storia, non c’è più niente di cattolico e le autorità vengono meno, poiché insegnano un altro Vangelo.
Finché Dio lo permetterà, si deve accettare la realtà per quello che è e non per ciò che si vorrebbe e, quindi, perseverando nell’immutabile Tradizione, si è costretti a dire che è assolutamente logico che i modernisti neghino le chiese, anche la Basilica di San Pietro, per la Messa. In un certo senso è pure giusto, perché marcano la differenza e, soprattutto, la discontinuità, tra loro e noi cattolici, che abbiamo il compito di riconoscerli come nemici di Cristo e della Fede, occupanti senza titolo dei Sacri Palazzi, cui è doveroso disobbedire per restare cattolici, apostolici, romani.
Non chiediamo né pretendiamo nulla da chi crede all’eresia modernista, a costo delle catacombe! Sub Christi Vexilli Regis militare gloriamur, consapevoli che il Cuore Immacolato di Maria trionferà e le porte degli Inferi non prevarranno.
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1 commento su “San Pietro Negata ai Cattolici della Tradizione. Spina nel Fianco dei Modernisti. Matteo Castagna.”
Attenzione! c’è don P.P. in agguato!
Si può criticare ma niente di più.
Meno che mai dubitare che Prevost
sia davvero papa (come il suo padrino Bergoglio),
invece che un eretico modernista.
Insomma il classico “un colpo al cerchio e uno alla botte”.