O Sinagoga! Appello di Alessandro Orsini. Dal 2023 più di 2000 Bambini Palestinesi in Carcere I$r@eliano.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione due elementi utili a capire il tipo di deformazione della conoscenza della realtà operata da chi la realtà non vuole vederla, riconoscerla e accettarla; per spirito di gruppo, tribale, interesse, condizionamento culturale o tutti questi motivi insieme. Buona lettura e condivisione.

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Il primo è questo post pubblicato su Facebook da Alessandro Orsini:

 

O Sinagoga.
In una sinagoga ho sentito dire che i bambini palestinesi odiano gli israeliani perché gli adulti palestinesi insegnano loro a odiarli; cioè, e sono serio, non sto scherzando, nella gentile sinagoga, è stato detto, ed è partito pure l’applauso, che gli adulti palestinesi, che sono cattivi, educano i bambini palestinesi, che sono buoni, a odiare gli israeliani, che sono buonissimi.
Fatemi dire una cosa gentilmente alla gentile sinagoga.
Gentile sinagoga, la cosa è questa.
Facile, facile.
Ma facile parecchio.
Alcuni bambini palestinesi, o forse molti, odiano gli israeliani perché Israele, o Stato ebraico, uccide i loro padri, massacra le loro madri e distrugge le loro case. Il meccanismo è radicato nella normalità umana.
Gentile sinagoga, il meccanismo può essere spiegato in tre fasi.
Fase uno: il bambino palestinese vede gli israeliani mentre uccidono il papà.
Fase due: il bambino palestinese ci rimane un po’ male.
Fase tre: il bambino palestinese sviluppa un sentimento di odio istintivo, non mediato né dai libri né dai racconti altrui.
Gentile sinagoga, l’odio non deve necessariamente essere appreso attraverso la socializzazione: può anche svilupparsi attraverso l’esperienza diretta della violenza.
Il bambino osserva un evento traumatico e associa gli autori della violenza alla sofferenza subita. È una socializzazione attraverso l’esperienza: il bambino costruisce la propria rappresentazione del mondo anche sulla base di ciò che vive, non soltanto di ciò che gli viene raccontato. Attribuire l’ostilità dei bambini palestinesi esclusivamente all’educazione impartita dagli adulti significa trascurare il ruolo delle esperienze vissute.
Volevo chiedere, gentilmente, se posso essere invitato in sinagoga per spiegarlo. Il 17 ottobre sarò alla Feltrinelli di Roma Largo Argentina per presentare questo libro: https://www.amazon.it/dp/B0GP2J4PKW/?bestFormat=true&k=orsini%20alessandro%20nato&ref_=nb_sb_ss_w_scx-ent-bk-v2_k2_1_6_de&crid=FZWMPXBCPECI&sprefix=orsini
Nella foto Hind Rajab, 6 anni, bambina palestinese uccisa da sadici israeliani con una divisa.

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E poi c’è questo articolo di Al Jazeera, che sottolinea una realtà fattuale e che Israele può continuare a realizzare in spregio dei diritti umani, e nel silenzio dei governi occidentali.

 

Le forze israeliane hanno arrestato più di 2.000 bambini palestinesi dall’ottobre 2023, secondo quanto riferito dalla Palestinian Prisoner’s Society.

In un rapporto pubblicato mercoledì, l’organizzazione per i diritti dei palestinesi ha affermato che le autorità israeliane continuano a intensificare le azioni mirate contro i bambini palestinesi. Almeno 350 bambini palestinesi si trovano attualmente a dover affrontare “condizioni difficili” nelle carceri israeliane.

 

Martedì, secondo il rapporto, le forze israeliane hanno arrestato almeno sei bambini di Hebron, nella Cisgiordania occupata.

L’organizzazione ha affermato che le informazioni relative al numero di bambini arrestati a Gaza non sono chiare, date le migliaia di persone scomparse nella Striscia di Gaza assediata, tra cui bambini, e la politica in atto di sparizioni forzate.

Il gruppo ha affermato che la politica israeliana di detenzione senza accuse né data di rilascio costituisce «un’ulteriore violazione e un crimine che lascia i bambini di fronte all’ignoto e li priva della stabilità familiare e scolastica».

Casi di bambini palestinesi in carcere

Il rapporto descrive le pratiche israeliane che partono da «intimidazioni e arresti» e si estendono fino a «tortura, privazione del cibo e negazione dell’assistenza sanitaria».

Il gruppo ha evidenziato il caso del quindicenne Mohammed Hamid, che ha contratto la scabbia, un’infestazione cutanea contagiosa, mentre era detenuto nel carcere di Ofer, dove le organizzazioni per i diritti umani documentano da tempo gli abusi. Ha sofferto di gravi infezioni, è stato sottoposto a un intervento chirurgico al cuore ed è stato ricoverato in terapia intensiva in condizioni critiche. Successivamente gli è stata amputata una gamba.

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