Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da Radio Spada, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.
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Sulla Corredentrice, una dichiarazione di Mons. Tommaso d’Aquino O.S.B.

A proposito della dichiarazione della Santa Sede e dei titoli mariani di Corredentrice e Mediatrice
Come Dio diede ad Adamo, nella persona di Eva, un aiuto a lui simile, così Dio diede al nuovo Adamo, Nostro Signore Gesù Cristo, Maria, la nuova Eva, come aiuto a Lui simile. La Santissima Vergine è quindi l’ausiliatrice simile a Nostro Signore: adjutorium simile sibi (Gn 2, 18), e partecipa all’Opera della Redenzione, come insegna il Magistero della Chiesa.
La Chiesa ha raccolto le testimonianze dei Padri e dei Dottori e si è già pronunciata più volte su questa prerogativa. Tuttavia, il privilegio della Corredenzione, come quello della mediazione di tutte le grazie, non è stato ancora proclamato dogma. Senza dubbio, il Concilio Vaticano II è stato il maggior ostacolo a tale dichiarazione.
La Chiesa conciliare continua a frapporre ostacoli alla vera dottrina, perché è una nuova Chiesa, una nuova religione che ha preso il posto di quella vera. Finché durerà questa situazione, sarà difficile ottenere vere definizioni dogmatiche, poiché i liberali e i modernisti hanno corrotto l’eterna nozione di verità, come insegna San Pio X.
Chiediamo a Nostra Signora, Corredentrice del genere umano, di venire in aiuto della Santa Chiesa.
+ Tommaso d’Aquino O.S.B.
Fonte: https://fr.mosteirodasantacruz.org/post/à-propos-de-la-déclaration-du-saint-siège-et-des-titres-mariaux-de-corédemptrice-et-médiatrice. La traduzione non è verificata dagli autori del testo originario.
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5 commenti su “Sulla Corredentrice, una Dichiarazione di Mons. Tommaso d’Aquino O.S.B. Radio Spada.”
Maria è diversa da tutte le altre persone, è Madre di Dio, ma il Redentore è uno.
Caro monsignore, dal nome così significativo ! alla luce di queste poche ma chiare parole si capisce subito il carattere eretico ed apostatico di molti documenti vaticani, più e meno recenti, a partire dai testi del nefasto CV II; in particolare, però, risulta chiarissimo che documenti come Amoris Laetitia, Laudato sì, Fratelli tutti, Traditiones Custodes e Mater Populi fedeli traggono origine da una diversa religione, che nulla ha a che vedere con Santa Romana Chiesa e il Cattolicesimo bimillenario; che poi si tratti dell’ennesima setta protestante, o dei prodromi della religione unica mondiale, altra faccia del governo unico mondiale (entrambi di origine luciferina), poco importa, sempre menzogne spudorate sono, ammannite per ingannare le masse, che ancora credono che le autorità, civili e religiose, lavorino per il loro bene.
Come diceva Mark Twain, “è più facile ingannare le masse che far loro capire che le stanno ingannando, o che le hanno ingannate”; ed ancora, come scriveva mons. Marcèl Léfèbvre, Satana è riuscito a intrufolarsi nella Chiesa, corrompendo e assicurandosi una buona fetta della gerarchia, fino al suo vertice, con un vero “colpo da maestro”, per distruggere la Chiesa di Cristo dall’interno,per mezzo dei suoi stessi massimi esponenti (cfr “Il colpo da maestro di Satana”, di M. Léfèbvre).
Il testo proposto sui titoli mariani di Corredentrice e Mediatrice richiede una chiarificazione netta, perché — pur utilizzando un linguaggio apparentemente tradizionale — introduce affermazioni che non sono per niente cattoliche.
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Anzitutto, sul piano cristologico.
È vero che la Tradizione riconosce una cooperazione della Vergine Maria all’opera della salvezza, e il parallelismo Eva–Maria è antico e legittimo. Tuttavia, affermare che Maria sia per Cristo un “aiuto simile” (adjutorium simile sibi) è teologicamente scorretto.
Cristo non ha un aiuto simile nell’opera della Redenzione.
Egli è l’unico Redentore e l’unico Mediatore. La sua opera è perfetta e sufficiente. Maria coopera, ma:
• in modo subordinato,
• dipendente,
• partecipato.
Non è sullo stesso piano del Figlio,
non è “simile” a Lui nell’atto redentivo,
non è co-principio della salvezza.
Qualsiasi formulazione che anche solo suggerisca una simmetria introduce una grave ambiguità cristologica.
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Ma il punto più grave è ecclesiologico.
Affermare che la cosiddetta “Chiesa conciliare” sia una “nuova Chiesa” che avrebbe preso il posto di quella vera non è una posizione cattolica.
La Chiesa è una, e permane nella storia in continuità.
Sostenere il contrario significa negare:
• l’indefettibilità della Chiesa,
• l’assistenza dello Spirito Santo,
• la fedeltà di Cristo alle sue promesse.
Non si tratta di una semplice opinione discutibile:
si tratta di una visione incompatibile con la fede cattolica.
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È legittimo approfondire, discutere, anche criticare formulazioni teologiche o scelte pastorali.
Non è legittimo dichiarare che la Chiesa avrebbe smarrito se stessa o tradito la verità.
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In conclusione, queste affermazioni:
• non custodiscono adeguatamente l’unicità salvifica di Cristo,
• rompono la continuità della Chiesa,
• e per questo non sono per niente cattoliche.
Proprio per rispetto della Vergine Santissima e della verità della fede, è necessario mantenere insieme entrambe le certezze:
Cristo unico Redentore
e la Chiesa una, visibile, sempre identica a se stessa nella sua sostanza.
Senza ambiguità.
Mi sembra che un po’ di confusione sia in entrambi.
Che la Madonna abbia partecipato similmente con Gesù alla salvezza del genere umano mi sembra incontrovertibile.
Simile non è UGUALE e ciò è decisamente scontato. Maria non è la REDENTRICE, ma il suo ruolo di IMMACOLATA (potremmo dire SCELTA prima del tempo) e di MADRE di DIO pur ponendola sicuramente uno scalino (grande o piccolo è insignificante. È comunque inferiore, e ciò la rende simile, non uguale) al di sotto di GESÙ.
Pensare che Gesù possa essere geloso di Sua Madre è una conclusione aberrante e orribile. Certamente non credibile e sostenerla mi offende e rattrista.
E allora quale sarebbe l’eventuale errore nel definire Maria Corredentrice?
Maria ha risposto con un SÌ che non era scontato. Altrimenti sarebbe stata la prima creatura a non avere il libero arbitrio che era stato già concesso all’inizio dei tempi ad Adamo ed Eva.
Il libero arbitrio non è la conseguenza del peccato, ma dell’amore del Creatore per le sue creature. Forse il dono più grande, che se vogliamo è la madre della Grazia e della Misericordia di DIO. Infatti se l’uomo non fosse libero di peccare non avrebbe alcun senso la Misericordia e la Grazia che gli vengono elargiti in abbondanza.
E mi pongo una domanda semplicissima. E se Maria avesse risposto di no?
Lei parla di l’indefettibilità della Chiesa, di assistenza dello Spirito Santo, di fedeltà di Cristo alle sue promesse.
Poiché a volte la confusione è tantissima, mi chiedo e Le chiedo, ma gli uomini di Chiesa l’ascoltano lo Spirito Santo?
Un esempio su tutti.
Non riesco a cancellare dalla mente quel deretano coperto da un saio prostrato alla pachamama.
Eppure mi sembra che il comandamento più importante, ribadito da Gesù, il numero 1, dichiara “Non avrai altro Dio all’infuori di me”.
Io non credo che sia lo Spirito Santo ad aver suggerito di prostrarsi alla pachamama.
Non credo neanche che sia stato lo Spirito Santo ad ispirare un papa a portare la pachamama nei giardini vaticani.
Ma se Lei crede il contrario evidentemente dobbiamo porci la domanda chi tra di noi è “fuori” dalla Chiesa: io o Lei? E non è che per il solo fatto che Lei indossa un abito sacerdotale allora è sicuro che abbia ragione Lei.
Santa Caterina non indossava nessun abito sacerdotale eppure è andata a RIMPROVERARE il Papa. E guarda caso è riconosciuta dottore della Chiesa.
(Non si allarmi a me non sfiora neanche l’idea di essere paragonato alla Santa! Troppo grande per me.)
Rifacendomi agli insegnamenti di Papa Bergoglio vorrei aggiungere un piccolo dettaglio.
Visto che anche la Trinità a volte bisticcia, lo Spirito Santo fa sempre la volontà del Padre?
Non lo dico per ironia ma mi piacerebbe sapere se il capo della Chiesa rispetta i punti da Lei sollevati (giustamente).
IO CREDO CHE LA MADONNA SIA CORREDENTRICE perchè ha partecipato attivamente alla salvezza dell’umanità con il suo SÌ e ha accompagnato SUO FIGLIO fin sotto la Croce.
Mi scusi se faccio queste considerazioni ad un sacerdote, ma a volte mi pare che anche i sacerdoti diverse corbellerie le dicano (Tele 2000 ore 7.30: Il Vangelo del giorno. Ovviamente parlo del commento)
Torquemada,
leggo il Suo intervento con attenzione, e proprio per questo Le rispondo con chiarezza. Mi scuso per la lunghezza della mia risposta.
Anzitutto una premessa necessaria: io non ho affatto “accettato” certe scene indegne viste in Vaticano, e ne sono rimasto disgustato anch’io, forse più di lei o di qualche altro. Né ho mai pensato che certe ambiguità, certi gesti impropri o certe battute infelici di papa Francesco fossero edificanti. Anzi: proprio un Papa dovrebbe evitare accuratamente espressioni grossolane o uscite ambigue, perché poi si prestano a interpretazioni altrettanto grossolane, e si crea solo maggiore confusione nei fedeli. Comunque, ho sempre rispettato la sua persona
Questo però va detto con lucidità: l’inopportunità di alcuni gesti o parole non intacca l’indefettibilità della Chiesa. Mostra semmai i limiti e la debolezza degli uomini di Chiesa, non il fallimento della promessa di Cristo.
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Lei mescola tre piani distinti:
• la devozione mariana,
• la precisione teologica,
• la crisi ecclesiale concreta.
Ma il fatto che vi siano stati gesti discutibili o perfino scandalosi o inopportuni (secondo le varie letture interpretative) non autorizza a deformare la teologia per reazione.
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Veniamo al punto centrale: il “simile”.
Lei dice che Maria ha partecipato “similmente” con Gesù alla salvezza, aggiungendo che “simile non è uguale”. Sembra una precisazione corretta, ma in realtà non risolve il problema.
Perché il punto non è solo evitare l’uguaglianza.
Il punto è evitare una falsa somiglianza.
Se con “simile” si intende solo che Maria ha cooperato in modo subordinato, dipendente da Cristo, allora il contenuto può anche essere accettabile — ma il termine resta infelice, perché fa pensare a due realtà dello stesso tipo: una più grande (Cristo) e una più piccola (Maria).
Come se fossero sullo stesso piano, a livelli diversi.
Ma non è così.
La differenza è molto più profonda:
• Cristo è il Redentore divino: salva con una azione propria, unica
• Maria non salva come Cristo: coopera perché è stata salvata per prima e riempita di grazia
Dunque:
• Cristo è la fonte della salvezza
• Maria è colei che riceve e partecipa a questa salvezza
Non è una differenza di “grado”, ma di ordine ontologico.
Cristo agisce come causa della salvezza.
Maria partecipa come creatura.
Per questo dire “simile” è fuorviante.
Il modo corretto di parlare è un altro:
Maria è associata in modo unico a Cristo,
ma sempre dipendente da Lui,
mai paragonabile a Lui nell’atto redentivo.
In una frase:
non è che Maria fa la stessa cosa di Cristo, ma un po’ meno —
è che fa qualcosa di totalmente diverso, perché tutto viene da Cristo.
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Lei pone poi la domanda: “E se Maria avesse detto di no?”
Domanda comprensibile sul piano meditativo, ma teologicamente mal posta se diventa decisiva.
Maria ha detto un sì libero, vero.
Ma è un sì già pienamente dentro la grazia di Dio, “piena di Grazia”, è Immacolata fin dal suo concepimento in vista della Maternità divina, non una variabile incerta da cui dipenderebbe il piano della salvezza.
Non siamo davanti a un equilibrio fragile tra Dio e la creatura.
Siamo dentro un disegno divino che include la libertà, senza esserne messo in crisi.
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Quanto al titolo di “Corredentrice”, bisogna essere seri.
Può essere inteso in senso ortodosso, se il “co-” significa “con” e non “alla pari”.
Ma proprio perché si presta a equivoci, la Chiesa è stata prudente. E ha fatto bene.
Non per “gelosia” verso Maria — questo è un fraintendimento sentimentale —
ma per custodire senza ambiguità l’unicità della mediazione di Cristo.
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Lei richiama poi santa Caterina da Siena. Giusto. Ma santa Caterina rimproverava il Papa da figlia della Chiesa, non contro la Chiesa; richiamava il Papa alla sua missione, non negava il papato; soffriva per la Chiesa, non si costruiva una contro-Chiesa interiore. Questo è il punto decisivo.
Si può rimproverare un Papa.
Si possono giudicare inopportuni gesti, parole, scelte prudenziali.
Si può essere scandalizzati da scene penose, e io lo sono stato.
Si può dire che certe battute di papa Francesco era meglio non farle, perché hanno dato occasione a interpretazioni sciocche e dannose.
Ma da tutto questo non segue affatto che la Chiesa venga meno, che lo Spirito Santo abbia abbandonato la Chiesa, o che l’indefettibilità sia crollata. Il Papa non è la Chiesa,
L’indefettibilità non significa che ogni parola di un ecclesiastico sia sapiente.
Non significa che ogni gesto pastorale sia felice.
Non significa che ogni epoca ecclesiale sia limpida.
Significa che la Chiesa, pur ferita dai peccati, dalle goffaggini, dalle ambiguità e perfino dagli scandali dei suoi membri, non cessa di essere la Chiesa di Cristo, non perde la sostanza della fede, non viene sostituita da un’altra.
Lei mi chiede, in sostanza, se gli uomini di Chiesa ascoltino sempre lo Spirito Santo.
La risposta è ovvia: no, purtroppo; non sempre lo ascoltano docilmente come dovrebbero e, aggiungo, come dovrei fare sempre io. Ma questo è vero da duemila anni. Basta leggere san Paolo che resiste a Pietro ad Antiochia, o le crisi dei secoli passati. Il punto non è se ogni uomo di Chiesa ascolti perfettamente lo Spirito; il punto è che Cristo non revoca per questo la sua promessa alla Chiesa.
Ed ecco perché il Suo ragionamento, pur partendo da un disagio reale, finisce per slittare.
Lei vede incoerenze, scandali, perfino cose disgustose — e alcune lo sono davvero.
Ma poi usa tutto questo per mettere sotto sospetto la struttura stessa della fede ecclesiale.
una cosa è denunciare errori,
altra cosa è negare la Chiesa.
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E torno infine alla Madonna.
Se Lei ama davvero Maria, non la difenda male.
Non la innalzi usando formule ambigue che sembrano onorarla ma in realtà confondono Cristo.
La Vergine non ha bisogno di essere spinta troppo in alto a forza di imprecisioni.
La sua grandezza è immensa proprio perché è tutta relativa a Dio, tutta aperta al Figlio, tutta trasparenza della grazia.
Maria è la piena di grazia.
La nuova Eva.
La Madre di Dio.
La Madre della Chiesa.
La creatura perfetta.
La cooperatrice singolarissima all’opera del Figlio.
La donna del fiat, del Calvario, del Cenacolo (la MIA tenerissima Madre).
E proprio per questo non va collocata come un quasi-doppione subordinato del Redentore, ma contemplata nel suo posto vero: unico tra le creature, ma sempre creaturale; altissimo, ma sempre dipendente; materno, ma mai parallelo all’unica causalità salvifica di Cristo.
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In sintesi:
io non ho affatto approvato certe pagliacciate vaticane, né mi sono edificato di certe uscite papali; ne sono rimasto disgustato anch’io. Ma le miserie, le imprudenze, le battute goliardiche e perfino le bassezze degli uomini di Chiesa non toccano la promessa di Cristo.
Quanto a Maria, la sua cooperazione alla salvezza è verissima, ma non nel senso confuso che Lei propone. Non basta dire “simile non è uguale”, perché tra Cristo e Maria non c’è solo una differenza quantitativa: c’è una differenza di ordine ontologico. Lui è il Redentore (l’unico in quanto Dio che Salva, Gesù = “YHWH salva”); Lei è la creatura redenta e associata in modo unico all’opera del Redentore.
Questa è la dottrina cattolica.
Ed è proprio custodendola senza sentimentalismi né reazioni polemiche che si onora davvero la Madonna, si difende la fede e si resta nella Chiesa.
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