Naza: la Vergogna delle Reazioni in I$r@ele e della Stampa Sionista Nostrana. Lavinia Marchetti.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione qualche elemento di valutazione su quanto sta accadendo intorno al docufilm “Naza” (Vittime collaterali), delle reazioni che ha provocato nell'”Unica democrazie del Medio Oriente” (aridatece er Puzzone, si diceva a Roma…), con esortazioni – in televisione! – a rendere la vita un inferno ai registi,  partendo dai vergognosi tentativi di inficiarne la credibilità compiuti da alcuni “giornalisti” sulla stampa nostrana. Buona lettura e diffusione.

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La stampa sionista davanti all’orrore di NAZA (e di Gaza)
Qui trovate il mio articolo e anche gli articoli (terribili) dei pro-gen: https://laviniamarchetti.substack.com/…/la-stampa…
Ho deciso, andandomela controintuitivamente “a cercare”, di avventurarmi nell’abisso, laddove negazione, denegazione, rimozione politica e una forma assai sublime, quasi subliminale, sub-liminale, di fedeltà ideologica e ignoranza storica, finiscono per incontrarsi al crocevia del sionismo italiano. L’esperimento, lo ammetto, prima di tutto a me stessa, richiede una certa dose di resistenza. Ho letto molti editoriali, recensioni, commenti, post, ricostruzioni e interviste pubblicati nelle ore successive alla presentazione di NAZA a Venezia, cercando di capire che cosa succede allorquando un film realizzato da due israeliani e costruito sulle testimonianze di persone provenienti dall’esercito e dall’intelligence israeliana porta dentro una sala cinematografica, in uno dei festival del cinema più importanti al mondo, l’accusa più intollerabile possibile per l’autorappresentazione di Israele, ovvero ciò che negano almeno dal 1948, e cioè l’esistenza di procedure attraverso le quali la morte di civili palestinesi sarebbe stata non solo prevista, ma anticipatamente quantificata e incorporata nel processo decisionale e operativo degli attacchi su Gaza (e non solo).
E la risposta? Non una parola su Gaza. Si discute dell’anonimato dei testimoni, della faccia dei registi (a quanto pare “anemica”), della loro “qualità morale”, di Fauda (serie TV israeliana), di Stalin, di Goebbels, delle leggi razziali del 1938, pur di non nominare i corpi sepolti sotto le macerie e i soldati che contano i civili morti accettabili. Un documentario sul genocidio riesce nel miracolo osceno di far riemergere l’intero Novecento europeo, purché nessuno guardi ciò che Israele sta facendo, ora, ai palestinesi di Gaza.
Ciò che tiene insieme questi testi e il sionismo è spostare sempre il luogo della prova, per non dover mai guardare il cadavere. Una lettura sgradevole.
(Vi consigliamo di andare a vedere l’articolo originale di Lavinia Marchetti, che offre anche alcuni screenshot di quelle che si potrebbero definire le vergogne del giornalismo nostrano. Che pena).

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Poi c’è questo post su Instagram:

 

L’israeliano Channel 14 “giornalista” @yehuda_shlezinger ha chiesto che i direttori del documentario sulla Gaza NAZA vengano “cacciati, inseguiti, non concedere loro un momento di pace, se mettono il loro sporco piede in Israele”.

Schlesinger ha sostenuto che anche i registi Yuval Abraham e Rachel Szor dovrebbero essere impediti di tornare in Israele, sostenendo che l’omaggio di 25 minuti che il loro film ha ricevuto al Festival del Cinema di Venezia dovrebbe costare “un prezzo pesante”.

Il documentario “Naza”, è basato su testimonianze di 24 soldati dell’IDF che descrivono come Israele abbia utilizzato sistemi assistiti dall’intelligenza per gli attacchi a Gaza, spesso coinvolgendo civili.

Schlesinger ha precedentemente chiesto la violazione sistematica degli operativi terroristici palestinesi e si è volontariamente rifiutato di abusare dei detenuti.

Il documentario ha causato un clamore in Israele tra le persone peggiori di questo pianeta, quindi questo è un documentario che sicuramente devi guardare.

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E poi c’è questo articolo di Independent Catholic News:

I registi di “Naza” e le loro famiglie subiscono minacce e vessazioni

Dan Bergin, 18 settembre 2026

 

I registi di “Naza”, Yuval Abraham e Rachel Szor, insieme alle loro famiglie, sono stati oggetto di gravi minacce legali, ritorsioni politiche e vessazioni aggressive da parte dell’estrema destra in Israele. Questa reazione violenta è scoppiata subito dopo che il loro documentario, che utilizza interviste a membri dell’esercito israeliano per denunciare gli attacchi contro civili a Gaza basati sull’intelligenza artificiale, ha vinto il Premio Speciale della Giuria alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Attivisti israeliani di estrema destra si sono radunati davanti alla casa dei genitori di Rachel Szor nella città di Savyon, chiedendo che la famiglia venisse espulsa dal Paese e che le loro abitazioni venissero sigillate.

I manifestanti hanno intonato slogan come «pena di morte per i traditori» e hanno chiesto che i registi fossero processati e giustiziati.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha denunciato il film come incitamento antisemita. A seguito di ciò, il ministro della Cultura Miki Zohar ha accusato i registi di «tradimento» e ha avviato immediatamente le procedure per valutare la revoca della cittadinanza israeliana di Abraham e Szor.

Netanyahu sta ora portando avanti due disegni di legge specificamente mirati a punire le persone accusate di diffamazione nei confronti dei soldati israeliani.

L’esercito israeliano sta valutando la possibilità di intraprendere azioni legali contro i registi e chiunque sia coinvolto nella produzione.

Il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ) ha lanciato un appello urgente alle autorità israeliane affinché mettano fine a questa retorica, avvertendo che l’incitamento ufficiale da parte del governo ha messo in pericolo imminente la vita di Abraham, Szor e delle loro famiglie.

Oltre 700 registi israeliani e personalità internazionali hanno firmato una petizione in segno di solidarietà con i registi, avvertendo che la campagna guidata dallo Stato si sta avvicinando pericolosamente al punto di «sancire di fatto la violenza» contro di loro.

La Federazione Internazionale dei Giornalisti riferisce che, dal 7 ottobre 2023, sono stati uccisi oltre 267 giornalisti e operatori dei media. (Si stima che durante la Seconda guerra mondiale siano stati uccisi tra i 67 e i 69 giornalisti)

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