Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Giulio Ferri, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul grande mistero di Dio che si fa uomo. Buona lettura e meditazione.
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IL DOGMA DELL’INCARNAZIONE
Quando Dio si fece uomo: il mistero di Cristo, vero Dio e vero uomo
di Giulio Ferri
1. IL DIO CHE ENTRA NELLA STORIA
Dopo aver contemplato il mistero della Santissima Trinità, ci troviamo davanti al secondo grande cuore della fede cristiana: l’Incarnazione del Verbo. Se nella Trinità la Chiesa contempla ciò che Dio è eternamente in se stesso, nell’Incarnazione contempla ciò che Dio ha liberamente scelto di compiere per noi. Il Figlio eterno del Padre entra nel tempo, assume la nostra natura e diviene uomo senza cessare di essere Dio.
Non siamo dunque davanti a una semplice manifestazione di Dio all’umanità, come accade nella parola dei profeti. Non è nemmeno un uomo particolarmente santo attraverso il quale Dio si sarebbe fatto conoscere. Il cristianesimo proclama qualcosa di infinitamente più grande e, umanamente, quasi vertiginoso: Dio stesso si è fatto uomo.
San Giovanni lo esprime con una semplicità che nessuna filosofia avrebbe potuto raggiungere: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio». E poche righe dopo arriva l’affermazione che contiene tutto il cristianesimo: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,1.14).
Quel «si fece carne» è una delle espressioni più sconvolgenti dell’intera Sacra Scrittura. Il Verbo non assume un’apparenza umana, non recita la parte dell’uomo, non si limita ad abitare simbolicamente fra gli uomini. Assume veramente una natura umana. Nasce, cresce, lavora, conosce la fatica, la fame, la sete, il dolore, l’amicizia, l’abbandono. E infine muore.
Qui si comprende perché la storia della Chiesa dei primi secoli sia stata attraversata da dispute cristologiche tanto drammatiche. Non erano sottigliezze riservate agli specialisti. Era in gioco una domanda decisiva: chi è veramente Gesù Cristo?
Se Cristo fosse soltanto uomo, non potrebbe salvarci nel senso pieno in cui la Chiesa intende la salvezza. Se fosse soltanto Dio apparentemente rivestito di umanità, allora non avrebbe veramente assunto ciò che noi siamo. In entrambi i casi, il cristianesimo perderebbe il proprio centro.
La Chiesa dovette quindi difendere contemporaneamente due verità apparentemente impossibili da conciliare: Gesù Cristo è veramente Dio ed è veramente uomo. Il Concilio di Nicea del 325 aveva già confessato la sua piena divinità contro l’arianesimo. Costantinopoli avrebbe confermato e precisato quella fede. Efeso, nel 431, avrebbe difeso l’unità della persona di Cristo e la legittimità del titolo attribuito a Maria: Theotókos, Madre di Dio.
Ma la grande formulazione cristologica arriverà a Calcedonia, nel 451. Il Concilio proclamerà che Cristo è «uno e medesimo Figlio», vero Dio e vero uomo, riconosciuto in due nature, senza confusione, senza mutamento, senza divisione e senza separazione.
Quattro negazioni che valgono quasi quanto una definizione positiva. Non confondere Dio e uomo. Non trasformare una natura nell’altra. Non dividere Cristo in due persone. Non separare ciò che nell’unica persona del Verbo è realmente unito.
Ed è proprio questa la grandezza della fede cristiana: non elimina il paradosso, ma lo custodisce. La Chiesa non pretende di spiegare Dio fino a renderlo una formula possedibile dalla ragione. Stabilisce piuttosto i confini oltre i quali la ragione non può andare senza tradire il mistero.
Calcedonia, infatti, non dice come sia possibile l’Incarnazione. Dice ciò che dobbiamo assolutamente affermare per non falsificarla: Cristo è uno, ma le sue nature sono due; è pienamente Dio e pienamente uomo. La distinzione rimane, l’unità è reale.
E qui la storia diventa teologia.
2. IL MISTERO: VERO DIO E VERO UOMO
Che cosa significa, precisamente, dire che il Verbo si è fatto carne?
Significa anzitutto che nell’Incarnazione non nasce una nuova persona. Il soggetto che nasce da Maria è la persona eterna del Figlio. Il bambino che Maria stringe fra le braccia è il medesimo Verbo che «era presso Dio» prima di ogni tempo. La natura umana viene assunta dalla persona divina del Figlio.
Questo punto è essenziale. Gesù non è una specie di fusione fra un Dio e un uomo. Non abbiamo un cinquanta per cento di Dio e un cinquanta per cento di uomo. Non abbiamo neppure due soggetti, uno divino e uno umano, che abitano lo stesso corpo. Abbiamo una sola Persona divina che possiede pienamente due nature.
La natura risponde alla domanda: che cosa è? La persona risponde alla domanda: chi è? Gesù è che cosa? Dio e uomo. Ma è chi? Il Figlio eterno di Dio. La riflessione filosofica diventa qui uno strumento prezioso per custodire con precisione ciò che la Rivelazione ha consegnato alla Chiesa.
Il Catechismo riassume questa fede affermando che tutto ciò che appartiene all’umanità di Gesù — compresi i suoi miracoli, la sua sofferenza e la sua morte — appartiene alla sua unica persona divina.
Questo significa che quando diciamo «Dio ha sofferto», dobbiamo comprendere correttamente l’espressione. La natura divina, in quanto tale, non può soffrire. Ma colui che soffre nella natura umana è realmente il Figlio di Dio. Non abbiamo due Cristo: uno che soffre e uno che non soffre. Abbiamo un solo Cristo, il Figlio, che soffre secondo la natura umana che ha assunto.
Qui si comprende anche la profondità di una frase paolina apparentemente semplice: «Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini» (Fil 2,6-7).
Il termine «svuotò» non significa che il Figlio abbia smesso di essere Dio. Significa che ha assunto ciò che prima non era: la nostra natura umana, la condizione del servo, l’umiltà della carne. L’Incarnazione non diminuisce la divinità del Verbo; manifesta invece la libertà con cui l’amore divino si dona.
E qui compare una verità decisiva: Dio non salva l’uomo rifiutando la sua umanità, ma assumendola.
Per questo la Chiesa ha sempre considerato l’Incarnazione inseparabile dalla redenzione. Il Figlio viene «per noi uomini e per la nostra salvezza», come professiamo nel Credo. Non è un dettaglio marginale della storia di Gesù. È il principio stesso attraverso cui la natura umana viene introdotta, in Cristo, in una relazione nuova con Dio.
Sant’Atanasio lo aveva intuito con una formula rimasta celebre: Dio si è fatto uomo perché l’uomo potesse partecipare alla vita di Dio. Non significa che l’uomo diventi Dio per natura. Significa che, mediante la grazia, viene chiamato a partecipare alla vita divina.
Ecco perché l’Incarnazione possiede una conseguenza antropologica immensa. Se Dio ha assunto realmente la natura umana, allora quella natura possiede una dignità che nessuna ideologia può attribuirle e nessuna ideologia può toglierle.
Il cristianesimo non disprezza il corpo, non considera la materia un carcere dal quale liberarsi, non contrappone semplicemente spirito e carne. Il Verbo ha assunto la carne. Il corpo umano è stato assunto dal Figlio di Dio.
E tuttavia proprio qui occorre evitare un equivoco moderno. L’Incarnazione non significa che l’uomo, da solo, sia già divino. Non significa che ogni desiderio umano sia buono perché Dio ha assunto una natura umana. Cristo è vero uomo, ma «come noi in tutto, escluso il peccato» (Eb 4,15). La natura umana è assunta, elevata e redenta; non viene proclamata autosufficiente.
È questo il punto nel quale la teologia dell’Incarnazione diventa anche una critica radicale di ogni umanesimo che voglia costruire l’uomo senza Dio.
Perché il cristianesimo non dice semplicemente che l’uomo è grande. Dice qualcosa di infinitamente più impegnativo: l’uomo è stato amato da Dio fino al punto che il Figlio ha voluto diventare uomo.
E questa verità conduce direttamente alla filosofia.
3. L’INCROCIO FRA DIO E UOMO
L’Incarnazione è forse il punto nel quale la filosofia cristiana raggiunge una delle sue intuizioni più profonde: Dio e uomo non sono due realtà poste sullo stesso piano. Dio è l’Essere infinito, l’uomo è creatura. Eppure, senza confusione né annullamento, il Creatore entra nella storia della creatura.
La filosofia greca aveva raggiunto altissime vette parlando dell’Essere, del Primo Motore, del Bene, dell’Assoluto. Aristotele aveva pensato Dio come atto puro e pensiero di pensiero. Platone aveva cercato il mondo intelligibile oltre il mondo sensibile. Ma nessuno di questi percorsi filosofici avrebbe potuto arrivare da solo all’affermazione cristiana: l’Assoluto ha un volto umano.
Questa è la novità sconvolgente del cristianesimo. Non è semplicemente l’uomo che cerca Dio. È Dio che viene a cercare l’uomo. Non è la creatura che sale faticosamente verso l’Assoluto: è l’Assoluto che, senza cessare di essere Assoluto, entra nella storia.
Per questo l’Incarnazione non distrugge la ragione, ma la conduce davanti al suo limite. La ragione può comprendere che Dio esiste, può riflettere sull’essere, sulla causalità, sull’ordine del mondo. Ma non può dedurre che il Verbo si sarebbe fatto carne. Questo non è il risultato di un ragionamento filosofico: è un evento rivelato.
La ragione, però, può chiedersi se ciò che la fede proclama sia coerente. Ed è qui che la filosofia cristiana diventa preziosa. La distinzione fra persona e natura, sviluppata attraverso i grandi dibattiti cristologici, non è un artificio escogitato per salvare una contraddizione. È lo strumento concettuale attraverso cui la Chiesa riesce a dire contemporaneamente due cose: Cristo è veramente Dio e Cristo è veramente uomo.
In questo senso, il dogma di Calcedonia è anche una straordinaria lezione filosofica. La realtà è più ricca delle nostre categorie quando queste vengono usate in modo semplicistico. L’unità non implica necessariamente confusione; la distinzione non implica necessariamente separazione.
È un principio che oggi abbiamo particolarmente bisogno di riscoprire.
Viviamo infatti in un’epoca nella quale si tende continuamente a ridurre tutto a una sola dimensione. O l’uomo viene assolutizzato, fino a trasformarlo nel proprio creatore; oppure viene ridotto a materia, biologia, psicologia, economia. L’Incarnazione impedisce entrambe le riduzioni.
Cristo ci rivela che l’uomo non è Dio, ma ci rivela anche che l’uomo è così prezioso agli occhi di Dio che Dio stesso ha voluto assumere la sua natura. L’uomo non è autosufficiente, ma non è nemmeno insignificante.
Qui appare il vero significato cristiano della dignità umana. Essa non nasce dall’autodeterminazione assoluta dell’individuo. Non nasce dal consenso sociale. Non dipende dalla capacità produttiva, dal successo, dalla salute, dall’intelligenza o dall’autonomia.
La dignità dell’uomo ha una radice più profonda: l’uomo è creato da Dio e, nella pienezza dei tempi, il Figlio di Dio ha assunto la natura umana.
Per questo l’Incarnazione illumina anche il mistero della sofferenza. Dio non ha salvato l’uomo rimanendo estraneo alla sua condizione. In Cristo ha conosciuto, secondo la natura umana assunta, la fame, la stanchezza, il tradimento, l’ingiustizia, il dolore e la morte.
«E il Verbo si fece carne» significa allora anche questo: non esiste più una sofferenza umana che Cristo non abbia voluto attraversare dall’interno.
Ma l’Incarnazione non termina a Betlemme. Il bambino che Maria depone nella mangiatoia è il medesimo Cristo che morirà sulla Croce e risorgerà. La mangiatoia conduce al Calvario; il Calvario conduce alla Risurrezione. E tutto appartiene all’unico mistero del Figlio incarnato.
Per questo San Giovanni può arrivare a dire: «Abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14).
La gloria non appare nonostante la carne. Appare attraverso la carne.
Ed è forse questa la provocazione più grande dell’Incarnazione per l’uomo contemporaneo: Dio non ha scelto di salvarci cancellando la nostra umanità, ma entrando in essa. Non ci ha detto di fuggire dalla realtà, ma l’ha visitata. Non ha disprezzato la materia, ma l’ha assunta. Non ha semplicemente parlato dell’amore: ha preso un corpo, una storia, un volto e un nome.
Quel nome è Gesù.
E allora il dogma dell’Incarnazione non è una formula antica da ripetere nel Credo. È la risposta cristiana alla domanda più radicale che l’uomo possa porsi: chi è Dio e che cosa significa essere uomo?
La risposta è una Persona.
Dio è venuto incontro all’uomo in Gesù Cristo. E nell’uomo Gesù Cristo l’uomo può finalmente comprendere, senza più separare le due cose, chi è Dio e quale grandezza Dio ha pensato per l’uomo.
Il Verbo si è fatto carne. E da quel momento la storia dell’umanità non è più la stessa.
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1 commento su “Quando Dio si Fece Uomo: il Mistero di Cristo, vero Dio e vero Uomo. Giulio Ferri.”
C.M. di S Pio X:
197 Il Papa non può errare nell’ammaestrare la Chiesa, ossia è infallibile nelle definizioni che riguardano la fede e i costumi.
198. Il Papa è infallibile per la promessa di Gesù Cristo e per la continua assistenza dello Spirito Santo.”
Ne consegue che un eretico non può essere considerato il legittimo papa stabilito da Cristo.
In questo video solo alcune delle bestemmie-eresie di antipapa Bergoglio contro la Divinità di Gesù e l’Immacolata Concezione di Maria, Sua Santissima Madre. Gravi eresie mai condannate e supportate dal suo successore Prevost:
https://youtu.be/5fPyn_imYAg?si=d_gHHgVTO5Y68aih
◾nelle vene di Gesù scorre SANGUE PAGANO
◾La via crucis di Gesù è il FALLIMENTO di Dio.
◾Si al peccato impuro contro natura.
◾Si alla nuova religione modiale che accomuma tutte le religioni meno quella dell’unico vero Dio uno e trino.
◾Maria S.S. non è CORREDENTRICE.
◾Si al vaccino assassino e prodotto con feti abortiti.
◾Si alla comunione agli adulteri (Amoris Laetitia)
◾Benedizione alle coppie gay “impenitenti” (Fiducia Supplicans)
◾Tutte le religioni sono uguali…
Etc…
◾ Ma già sarebbe sufficiente la gravissima “ERESIA-BESTEMMIA” da lui pronunciata il 21-12-2018 durante l’udienza Vaticana in sala Paolo VI, quando ha detto che anche LA MADONNA NON È NATA SANTA! (orrore)
E perciò, non solo ha negato pubblicamente il DOGMA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA ma, di conseguenza, anche il DOGMA DELLA DIVINITÀ DI SUO FIGLIO E NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO.
https://youtu.be/TG-qeDMie18?si=SguqL3mI7-rv4wM4