Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sull famigerata Mafia di San Gallo, il consesso di prelati modernisti che cercò di influenzare il Conclave del 2005. Buona lettura e condivisione.
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Ai sostenitori della sede impedita di Benedetto XVI non va giù il beneficio del dubbio, ovvero che si possa dubitare di una teoria che loro considerano indiscutibile, quasi un dogma di fede. Una teoria che, come abbiamo più volte sostenuto non ci convince minimamente e che a nostro giudizio è smentita dai fatti.
Come poteva essere considerato in sede impedita un papa emerito che per dieci anni ha potuto parlare, scrivere, rilasciare interviste, assumere posizioni controcorrente rispetto al pontificato di Bergoglio, scrivere prefazioni a libri di cardinali conservatori che riconfermavano la dottrina tradizionale della Chiesa contro Amoris Laetitia, mandare addirittura a “quel paese” il responsabile della comunicazione vaticana che pretendeva una recensione ai libri sulla teologia di papa Francesco.
Un papa talmente in sede impedita da permettersi non soltanto di rifiutare la recensione, ma di criticare i teologi di più stretta osservanza bergogliana che avevano contributo a pubblicare quei volumi, e a far trapelare la sua irritazione per la manipolazione del testo da parte dello stesso responsabile della sala stampa provocandone le dimissioni.
E se non fosse stato impedito cosa avrebbe fatto? Ma oltre questo, ciò che fa crollare una narrazione complottista è proprio la ragione stessa che avrebbe portato Benedetto XVI ad orchestrare la sede impedita, ovvero il colpo di stato della cosiddetta “mafia di San Gallo” che è diventata un po’ come la Banda della Magliana che viene tirata puntualmente in ballo su ogni vicenda di malavita romana, ad iniziare dalla scomparsa di Emanuela Orlandi.
Il gruppo di San Gallo, poi definito mafia da uno dei suoi stessi componenti, il cardinale belga Danneels in senso ironico senza sapere che sarebbe diventato il termine in uso dai tradizionalisti, ha avuto un ruolo senza dubbio importante nell’ultima fase del pontificato di Giovanni Paolo II, quando i cardinali e vescovi che vi facevano parte si riunivano per discutere di riforme nella Chiesa e per arginare il potere che Joseph Ratzinger, in qualità di Prefetto dell’ex Sant’Uffizio esercitava sul papa polacco.
Ed è confermato che il gruppo lavorò attivamente per preparare la successione a Wojtyla, puntando soprattutto sulla candidatura di Carlo Maria Martini in alternativa a Ratzinger. Ma è ormai appurato che a favorire l’elezione di quest’ultimo sia stato proprio Martini. Infatti, quando il gruppo comprese l’impossibilità di far passare la candidatura dell’ex arcivescovo di Milano, avrebbe deciso di puntare su Bergoglio, convinti di poter ottenere i voti anche dei cardinali moderati e centristi che ritenevano Ratzinger troppo conservatore.
Ma Martini non era affatto d’accordo con questa candidatura soprattutto perché Bergoglio, all’interno della Compagnia di Gesù era stato molto distante dall’ex preposto Pedro Arrupe al quale Martini era invece profondamente legato, e che aveva avuto più di qualche problema con il porporato argentino. Di fronte allo stallo che si creò con la candidatura di Bergoglio contro quella di Ratzinger, si palesò concreto il rischio della caduta di entrambi e dell’avanzata di un outsider che pare fosse stato individuato nel cardinale Dionigi Tettamanzi, successore di Martini alla cattedra di Sant’Ambrogio ma che in passato aveva avuto con lui diversi scontri.
Tettamanzi era infatti di tendenze progressiste, ma era stato sempre vicino a Giovanni Paolo II e a lui profondamente ossequioso e obbediente, al punto da intervenire in più di un’occasione come segretario della Cei a correggere e criticare certe posizioni di Martini chiaramente in opposizione al pontefice. Ed era profondamente stimato da GPII che lo volle al posto di Martini proprio per riportare l’arcidiocesi ambrosiana nel recinto dell’obbedienza al sommo pontefice. Martini a quel punto preferì sostenere l’avversario di sempre. Ratzinger, piuttosto che far vincere Bergoglio o Tettamanzi, anche per far pesare poi i suoi voti e condizionare il pontificato di Benedetto XVI.
La mafia di San Gallo dopo il conclave del 2005, come confermato da diversi suoi esponenti, in pratica andò sfaldandosi e finì con il ridursi all’osso, considerando che lo stesso Martini sembrò poco interessato a tenere in piedi l’organizzazione.
Ora, evocare complotti della mafia di San Gallo dietro le dimissioni di Benedetto XVI appare una teoria francamente complottista e molto lontana dalla realtà. Come detto il gruppo non era più operativo come nel 2005, Martini era morto e al conclave del 2013 che elesse Bergoglio erano presenti soltanto tre cardinali, Kasper, Danneels e Lehmann non così forti da poter pilotare l’elezione di un papa in un conclave composto in maggioranza da cardinali legati al vecchio corso wojtyliano e ratzingeriano. Certamente Walter Kasper giocò un ruolo importante nell’elezione di Bergoglio, ma non come rappresentante del gruppo, ma come capofila dei progressisti, fra le cui fila rientravano anche diversi cardinali che non avevano mai partecipato alle riunioni e mai avevano avuto contatti con San Gallo. Ed è ormai evidente che l’elezione di Bergoglio fu il prodotto di accordi trasversali che servirono a bloccare l’elezione del cardinale Angelo Scola e che videro in campo il segretario di Stato di Ratzinger Tarcisio Bertone deciso ad ostacolare l’ascesa del candidato di Ruini e Bagnasco. Ci si è dimenticati che prima del conclave del 2013 si svolsero le congregazioni generali e da parte della stragrande maggioranza dei cardinali prevalse una linea di discontinuità rispetto agli scandali dell’ultimo periodo.
Fu proprio in quelle riunioni che prevalse in molti cardinali la volontà di puntare su un profilo meno teologico e più pastorale. Il bello è che quel conclave era composto dai cardinali che oggi, secondo i teorici della sede impedita, dovrebbero votare il successore di Benedetto e restituire alla Chiesa un vero papa, gli stessi insomma che a larga maggioranza hanno votato Bergoglio.
Benedetto XVI si è dimesso non per colpa dei “mafiosi” di San Gallo, ma del suo principale collaboratore, l’ex segretario di Stato Bertone che aveva creato nella Chiesa un clima da “guerra civile” sfociato con la fuga dei documenti segreti e riservati dalle stanze papali, che confermavano le tensioni e le lotte di potere interne al Vaticano.
A ciò si aggiunga l’opposizione del mainstream con gli attacchi sistematici sugli scandali della pedofilia e dello Ior, certamente alimentati dalla saldatura fra i circoli cattolici modernisti, la sinistra obamiana e sorosiana, i media laicisti, decisi a bloccare l’azione di un papa che non era allineato al nuovo ordine mondiale. Benedetto, grande teologo e profondo studioso, ha così preferito tornare alla sua attività, rinunciando a guidare una Chiesa che aveva affidato totalmente nelle mani di un collaboratore, Bertone, che riteneva fidato, ma che essendo totalmente estraneo alla Curia romana era finito con lo scontrarsi con il blocco di potere costituito nel precedente quindicennio wojtyliano, blocco che era riunito intorno all’ex segretario di stato Angelo Sodano.
Un segretario di Stato, Bertone, che spendeva il nome del papa per operazioni che vedevano invece Ratzinger assolutamente estraneo (vedi le manovre sull’Istituto Toniolo, o il trasferimento di Viganò negli Stati Uniti per liberare il Governatorato da un segretario che sembrava voler smantellare i centri di potere economici finanziari).
Tutti fattori contingenti che hanno spinto Benedetto XVI a ritirarsi.
Senza dubbio il gruppo di San Gallo ha contribuito a diffondere molte idee sbagliate che sono circolate in epoca bergogliana ad iniziare dalla sinodalità, ha avuto come protagoniste figure molto controverse come Ivo Furer, Karl Lehmann e lo stesso Kasper che hanno propalato enormi errori dottrinali, ma al di là di questo si sta forse riconoscendo a questo gruppo un’importanza molto più grande di quella che ha effettivamente avuto, colorando la teoria delle non dimissioni di Benedetto XVI con copioni degni dei romanzi alla Dan Brown.
Americo Mascarucci
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1 commento su “Vita, Miracoli (Pochi) e Morte (dopo il 2005…) della “Mafia” di San Gallo. Americo Mascarucci.”
Signor Americo Mascarucci, abbia la gentilezza di rispondermi:
“Se è vero, come insegna il Catechismo della Dottrina Cristiana di S. Pio X n. 105, la Chiesa Unam et Sanctam di Gesù Cristo é costituita solo dai veri cristiani che obbediscono al legittimo Vicario di Cristo da Lui stabilito”, lei chi riconosce come ultimo papa infallibile stabilito da Cristo?
https://youtu.be/a3ElxcvTAaw?is=nI1jYPELNeqOJDaC